Ilaria Tuti “Ninfa dormiente” recensione di Salvina Pizzuoli

 

Al centro della trama ampia e complessa c’è un quadro e il suo ritrovamento, ma in esso e attorno ad esso un mondo, isolato ma pulsante, una natura rigogliosa e vitale ma inquietante, personaggi femminili custodi di conoscenze e usanze antiche, e la Storia come sfondo a vicende lontane: un mondo che vuole restare isolato e chiuso ma nel quale Teresa Battaglia, la commissario incaricata del caso, sarà portata ad entrare e a sconvolgerlo, alla ricerca di quel filo di segreti e verità mai indagate che lega il quadro ad un assassinio mai denunciato come tale e poi ad una serie di assassinii; un mondo che si svela lentamente perché è grande e profondo quanto custodisce. E Teresa il cui acume è proporzionato alle sensibilità umane che possiede, insieme alla sua squadra, tra ostacoli e minacce, saprà svelare non solo il mistero del quadro, ma saprà leggere se stessa e accettare la malattia degenerativa che l’accompagna insieme alle esperienze inconfessabili che attanagliano il suo secondo, l’ispettore Marini.

Un giallo sì, un poliziesco ben costruito, ma non solo: non mancano sfumature noir, è corposo ma sa avvinghiare il lettore nelle sue trame a cui non manca il respiro dei tanti personaggi che lo costellano insieme alle descrizioni di un mondo naturale con la sua vita e le leggi della sua vitalità, che indaga un sapere sciamanico ed esoterico che dà al complesso narrativo un tocco magico e nello stesso tempo sconcertante. Ingredienti giocati con maestria che fanno del romanzo una composizione non etichettabile perfettamente, dove anche il difficile tema del ciclo della vita fatto di nascita e di morte trova il suo spazio e il suo fascino misterico. E si conclude con una chiusura che non pare definitiva ma profilare un seguito.

S.P.

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Alice Munro “Nemico, amico, amante…”, Einaudi Super ET, 2014

Alice Munro, nata nel 1931 a Wingham, in Canada, è autrice di numerose raccolte di racconti come in Nemico, amico, amante…, che ne comprende nove a partire da Nemico, amico, amante che apre la raccolta   e le dà il titolo. In Italia è stata tradotta a partire dagli anni ’90 e i suoi scritti sono stati pubblicati da Einaudi. La sua intera opera consta al momento di tredici raccolte di racconti e un romanzo Lives of Girl and Women, “‘La vita delle ragazze e delle donne’, pubblicato per la prima volta in Canada nel 1971. Nel 2013 ha ricevuto il  Nobel per la letteratura perché “maestra del racconto breve contemporaneo”.

Per saperne di più: Alice Munro su mangialibri

Dalla Quarta di copertina:

Nove racconti perfetti: la musica del quotidiano, il gioco smorzato dei sentimenti e delle allusioni. […] La scrittura della Munro è aperta, lussureggiante, fatta di accadimenti e particolari necessari. Il paesaggio canadese, la natura selvaggia del Nord Ovest partecipano alle emozioni dei personaggi, integrano la loro storia, determinano le loro decisioni.

I temi indagano i legami familiari, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la quotidianità, vicende apparentemente normali, di cui discopre i lati oscuri e denuda i moventi psicologici, dove il tempo dell’azione e le parole giocano un ruolo essenziale. Nelle sue storie non lineari possono emergere all’improvviso verità o memorie “nascoste” tra le pieghe narrative o nel tempo della memoria dei protagonisti, tanto che, come scrive Fabrizio Coscia in “Alice Munro, cara vita ti scrivo”, portando ad esempio il racconto “Ortiche”, l’azione del racconto “viene spostata avanti e indietro” ed ha “un duplice scopo: quello di dilatare e potenziare i limiti intrinseci del genere racconto, assomigliandolo quanto più possibile al romanzo. Le digressioni, e il loro rapporto cronologico con l’azione del romanzo, svolgono un ruolo di fondamentale importanza, in quanto manipolano il tempo, lo dilatano, e lo riflettono nell’interiorità dei personaggi”.

 

S.P.

Elizabeth Strout “Olive Kitteridge”

Dalla Quarta di copertina, hanno scritto:

Alessandro Baricco: “Le fotografie raccolte in Olive Kitteridge non le si riesce a guardare senza commuoversi” (La Repubblica)

Daria Bignardi:

“Un romanzo delicato, sottile ma anche brusco e sensibile come la sua protagonista” (Donna Moderna)

Elizabeth Strout, autrice statunitense, con Olive Kitteridge ha vinto il premio Pulitzer nel 2009.

Un romanzo dalla struttura narrativa particolare, ambientato in un piccolo centro della provincia americana, sull’oceano Atlantico: Crosby, nel Maine. La narrazione, che scorre a racconti tra le esistenze degli abitanti del piccolo abitato, la cui collocazione geografica e paesaggistica gioca un ruolo importante nella relazione tra individuo comunità e ambiente, ha come filo conduttore Olive Kitteridge, un’insegnate in pensione, acuta nel cogliere e leggere le reazioni degli altri e che sa essere pungente, pur nella sua onesta sincerità di pensiero. Forse per questo incute timore? Un raccontato, quello della Strout, che lascia nel lettore la netta impressione di partecipare anche ad una spettacolazione più ampia, che prevarica gli angusti confini e familiari e della piccola città, e indaghi sulla condizione umana, tra conflitti gioie e tragedie, insieme alle risorse e alla forza che richiedono per superarle tutte, nel bene e nel male. In questo contesto Olive Kitteridge è un personaggio forte, coraggioso, resiliente e pertanto indimenticabile: con la stessa spietata onestà sarà in grado di leggere dentro se stessa e dentro la propria esistenza.

Salvina Pizzuoli

Leggi anche  la recensione su mangialibri

Alessandro Manzoni “I promessi sposi” un romanzo da non perdere…

Potrebbe sembrare anacronistico, per questo ci piace spiegare perché abbiamo inserito “I promessi sposi” tra i libri da non perdere.

Perché a nostro avviso è utile leggere e anche rileggere “I promessi sposi”?

Ad esclusione di pochissimi casi, oggi Alessandro Manzoni viene letto poco anche nelle Scuole. Eppure…

Ecco di seguito alcuni buoni motivi:

-è stato il primo modello di romanzo storico italiano ed ha fatto scuola per la moderna letteratura italiana;

-è scritto con quella lingua italiana che Manzoni coniò venendo a ”sciacquare suoi panni in Arno”;

-contiene pagine liriche di descrizioni e di paesaggi e di personaggi;

-alcuni protagonisti sono diventati delle icone: sei un Don Abbondio per dire pavido; un Renzo Tramaglino, intendendo un ingenuo; un Azzeccagarbugli a indicare un avvocato corrotto e inefficiente, tutti protagonisti di pagine da non dimenticare e da rileggere con l’occhio di chi guarda al presente in cui i potenti sono diversi perché gestiscono poteri in settori nuovi, ma restano fondamentalmente identici.

Un romanzo con pagine liriche dicevamo ma anche ironiche di quell’ironia sottile che nasce da un’accurata analisi e dei tempi e dei tipi umani. Quanti tipi umani si incontrano!

Sì, ci piace affermare con forza che è un romanzo di formazione  che i docenti dovrebbero reintrodurre tra le letture obbligatorie, magari snellendolo di quelle parti che potrebbero stancare, per chi non conosce bene la storia del periodo in cui è ambientata la vicenda o sopperendo con una buona lettura guidata, sottolineata da chi ne ha una conoscenza non di prima mano.

E per non dilungarci ma far parlare direttamente Manzoni alcuni stralci di quella prosa da “maestro” che sa conquistare. Se un tempo si imparavano a memoria pezzi e pezzi di prosa manzoniana oggi l’oblio e l’abbandono sono le due facce di una stessa medaglia, una scelta eccessiva in entrambe.

E poi potete scaricarlo gratis, ad esempio da Liber Liber, in audiolibro e in ebook.

Così conclude il suo articolo su I promessi sposi David Frati su mangialibri

[…] “riletta a quasi due secoli di distanza mantiene ancora una bella vitalità, malgrado ci si sia ormai del tutto disabituati alla tipica ingerenza del narratore ottocentesco nel plot, continuamente infarcito di considerazioni moraleggianti, meta-narrazioni e digressioni. Tra grand guignol (la peste, l’Innominato), feuilleton (Fra Cristoforo, la monaca di Monza) e commedia all’italiana ante litteram (Azzeccagarbugli, Don Abbondio) centinaia e centinaia di pagine volano via in fretta, spazzando via scorie e rancori dei tempi della scuola a colpi di trovate narrative e linguaggio scintillante”.

S.P.

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