Sfinge “La costola di Adamo”, presentazione

Romanzo di Eugenia Codronchi Argeli pubblicato nel 1918 con lo pseudonimo “Sfinge” oggi edito da Fernandel nella collana “Le oblique” curata da Jessy Simonini, archivista, paleografo, studioso di letterature comparate e in particolare di letteratura delle donne, cui si deve l’interessante Introduzione al romanzo sicuramente precursore di temi moderni e ambientato nella Ravenna della Settimana Rossa.

L’autrice come Sfinge pubblicò nel 1900 Il colpevole e nel 1901 il saggio biografico Femminismo storico, cui fecero seguito altri sei romanzi, numerosi saggi, raccolte di novelle e opere teatrali: fu quindi una protagonista della scena letteraria del primo novecento, autrice femminista che ebbe una relazione stabile con Bianca Bellinzaghi, anche lei scrittrice.

La costola di Adamo ha per protagonista Andrea Norbani, donna e medico: la stessa scelta del nome è emblematica. La vicenda è ambientata a Ravenna durante la “Settimana rossa”, un’insurrezione popolare antimilitarista che nel 1914 agitò le Marche e la Romagna. Attiva politicamente Andrea Norbani è una repubblicana e mazziniana, caratterizzata con aspetti mascolinizzanti anche esteticamente che, nella seconda parte la vicenda, evolve ricollocandosi nella norma e nelle scelte legate al genere.

La storia si ambienta a Ravenna, ai primi del Novecento: la giovane Andrea Norbani esercita la professione di medico, ed è una delle figure più in vista del Partito repubblicano. Si innamora del leader del partito rivale, il socialista Filippo Spada: la relazione fra i due si consuma in una Romagna segnata dalla violenza della Settimana rossa, in cui socialisti e repubblicani, anarchici e rivoluzionari si uniscono in una lotta comune.  

Eugenia Codronchi Argeli (1865-1934) ha pubblicato per tutta la vita con l’enigmatico nom de plume di Sfinge. Imolese d’origine, figlia del politico liberale Giovanni Codronchi, femminista ante litteram, Sfinge è stata una delle protagoniste del panorama letterario italiano dei primi decenni del Novecento, a partire dal suo romanzo d’esordio, Il colpevole, pubblicato da Zanichelli nel 1900, il primo di una lunga serie. La sua scrittura, già proiettata su un orizzonte novecentesco e modernista, è il riflesso di un’esperienza biografica originale e di una personalità libera ed emancipata.

Giuseppina Torregrossa “Stivali di velluto”, presentazione

Palermo vibra tra le pagine di questa storia, e da scenario si fa protagonista, svelandosi come una città languida e irresistibile, con lo sguardo rivolto al futuro ma le radici ben piantate nel terreno di antiche tradizioni. Un luogo dove solo l’amore può guarire tutte le ferite e dirci chi siamo davvero.(da Rizzoli Libri)

Giulia Vella è una profiler, specializzata quindi nella ricerca di serial killer, e da poco tempo presta servizio come ispettrice alla Squadra mobile di Palermo, nella Sezione delitti irrisolti, una sede che lei stessa aveva scelto, lei milanese, perché possibile trampolino di lancio per la sua carriera, lei sempre brava e a scuola e negli studi, voleva emergere. Purtroppo aveva dovuto constatare che di fatto, contro tutte le aspettative, era lì ad archiviare documenti.

È lei la protagonista del nuovo romanzo della Torregrossa: “Bella e intelligente, covava dentro di sé una profonda sofferenza, che nascondeva abilmente dietro un atteggiamento ruvido e scostante” tanto che i rapporti con i colleghi, per la maggior parte uomini, non erano dei migliori: era infatti chiamata non per nome ma “la milanesa” oppure “la raccomandata” proprio perché aveva chiesto l’intervento, pur di ottenere quel posto, del padre questore.

E poi un giorno la possibilità del riscatto, un vecchio caso irrisolto: “L’omicidio era avvenuto il 17 maggio 1977. La vittima, il direttore di un ufficio postale periferico, era stata trovata riversa in una pozza di sangue da un’impiegata appena tornata dalla pausa pranzo.

Saranno così proprio le indagini a far sì che Giulia impari a confrontarsi con la parte più oscura e rifiutata di sé, in quel contatto solidale con la nuova e diversa realtà umana che la circonda.

Giuseppina Torregrossa vive tra Roma e Palermo, ha tre figli e un cane. Il suo primo romanzo è L’assaggiatrice (2007), cui sono seguiti Il conto delle minne (2009), Manna e miele, ferro e fuoco (2011), Panza e prisenza (2013) e La miscela segreta di casa Olivares (2014). Per Rizzoli ha pubblicato Il figlio maschio (2015), disponibile in BUR.

Cristina Cassar Scalia “Il castagno dei cento cavalli”, presentazione di Salvina Pizzuoli

«La Boscaiola» era un tipo schivo, però non dava fastidio nessuno: una di quelle persone che non sembrano avere amici e nemmeno nemici. Eppure qualcuno l’ha uccisa. Poi ha infierito sul suo cadavere come se avesse un intento preciso. Un nuovo caso per Vanina Guarrasi (dal Catalogo Einaudi)

“In cima alla salita, recintato da una cancellata dipinta di verde, il Castagno dei cento cavalli si stagliava maestoso con i suoi tre tronchi e il cappello fitto di rami che in quel periodo erano particolarmente verdi. Il piú grande dei tre fusti, quasi un secolo prima, era stato in parte intaccato da un incendio doloso”.

Un cartello ne illustrava la storia

“Dai riconoscimenti di cui l’albero era stato insignito, alla leggenda da cui era derivato il nome: la storia della regina Giovanna che, arrivata dalla Spagna per visitare l’Etna con una vasta corte al seguito, aveva cercato riparo per sé e per i suoi accompagnatori sotto le fronde dell’albero che era riuscito a contenerli tutti”.

Il Castagno dei cento cavalli, riconosciuto dall’Unesco nel 2008  era un  «monumento messaggero di pace nel mondo», ma sotto le sue ampie fronde l’assassino aveva voluto seminare morte infierendo oltremodo sul cadavere. Un nuovo caso per Vanina, un caso complicato perché della vittima non si conosce il nome e quando le indagini risaliranno fortunosamente alla sua identità in effetti quest’ultima si rivelerà non effettiva. Un romanzo ancora una volta corale: tutta la squadra al completo collaborerà in modo indefesso alla soluzione: non manca nessuno all’appello nemmeno l’ormai ottantatreenne Patané, commissario in pensione, con i suoi vecchi metodi d’indagine sarà ancora una volta efficace e sempre in sintonia con le intuizioni di Vanina.

Non mancano i richiami e il continuo delle storie personali dei personaggi tutti, riallacciate agli avvenimenti pregressi che per chi ha letto tutti i romanzi sono conosciuti, ma servono al nuovo lettore per capire e condividere i nuovi sviluppi che ne fanno persone e non solo personaggi con problemi, difetti, umane debolezze. Non manca la cucina, i piatti, i dolci e le dolcezze cui Vanina non sa assolutamente rinunciare.

Una bella rimpatriata, sempre gradita e gradevole che dispiace concludere in attesa dei nuovi sviluppi che si dovranno attendere dei quali alcuni già chiari e i cui segni premonitori si ritrovano tra le righe di questo ultimo e avvincente giallo, che solo giallo non è, ambientato a Catania e a Palermo: amici ritrovati in una terra piena di sole e di mare, di bellezze, di tradizioni, di linguaggi, di efferati delitti, di antichi e nuovi problemi, ma anche di solide amicizie, amori, storie familiari, scelte, bizzarrie.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Sabbia nera

La logica della Lampara

Il talento del cappellano

L’uomo del porto

La salita dei saponari

La carrozza della santa

Il Re del gelato

La banda dei carusi

Scalia, De Cataldo, De Giovanni, Tre passi per un delitto

Le stanze dello scirocco

La seconda estate

Guillaume Musso “Qualcun altro”, presentazione

Traduzione di Sergio Arecco

Costa Azzurra, primavera 2023. Al largo di Cannes, uno yacht è ancorato nelle acque calme di un’insenatura. A bordo riposa Oriana Di Pietro, editrice ed erede di una famosa famiglia milanese. Sotto il sole, in quell’angolo di paradiso, viene aggredita selvaggiamente da un uomo e muore dopo dieci giorni di coma. Suo marito Adrien, un pianista jazz di fama mondiale, è il primo sospettato […] Sul caso, indaga l’ispettrice Justine Taillandier, una poliziotta eccezionale che sta però attraversando un periodo difficile […]( da La nave di Teseo)

In questo suo ventunesimo romanzo l’autore francese decide per una protagonista italiana, Oriana Di Pietro, e lo ambienta nella sua Francia del Sud.

Si apre con l’omicidio, prosegue riportando gli articoli comparsi sulla stampa: il caso ha suscitato un vero scalpore. Prosegue con la riapertura del caso ben un anno dopo, in seguito ad una telefonata anonima, e affidato a Justine Taillandier che  è una ispettrice davvero eccezionale ma il suo acume e la sua lucidità sono raffreddate da una storia personale che l’angustia, la distoglie al punto da diventare quasi una stalker nel seguire le vicende dell’ex marito: una separazione dolorosa che, come riporta l’Autore in una recente intervista, la rende molto umana e la sua tragedia personale colpisce e coinvolge il lettore

“Fatica a superare il divorzio, l’abbandono. Diventa una specie di stalker, segue ogni mossa dell’ex marito attraverso i social, per lei è una droga. Credo che la sua sofferenza sia toccante, si finisce per immedesimarsi in lei e nel suo dolore»”(da La Lettura del Corriere della sera 16 giugno 2024)

cui segue la risposta interessante alla domanda relativa alla frase in esergo

“La frase in esergo è di Milan Kundera: «Poter vivere una vita sola è come non vivere affatto». Perché l’ha scelta?

“Perché i miei personaggi, come tutti noi, si affannano a fare quello che sembra più ragionevole, o più giusto, ma non c’è mai la controprova, non sapranno mai se la strada che hanno intrapreso sia davvero la migliore. Kundera dice che dovremmo potere vivere una seconda volta per mettere a frutto gli insegnamenti della prima. Invece le nostre vite personali sono dominate dal caso, per quanto cerchiamo di controllarle e indirizzarle”

risposta che proietta una luce ben precisa sul contenuto del romanzo la cui conclusione, sempre nell’ultima pagina, è davvero inattesa e sorprendente anche se Musso ha abituato i propri lettori a veri coup de théâtre

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

La sconosciuta della Senna

Angélique

Eleonora Lombardo “Sea Paradise”, presentazione

Due donne si apprestano a salire sulla Sea Paradise, una nave da crociera capace di regalare un’esperienza unica e travolgente a migliaia di passeggeri.  Tutto luccica, abbaglia, seduce, nelle cabine curatissime, tra i ponti a picco sull’oceano, nei giardini sospesi sull’orizzonte. Ma dietro il sogno dorato e abbagliante c’è il buio: tutti sanno che prima o poi, in questo o nel viaggio successivo, l’oscurità arriverà.( Nadia Terranova,dal Catalogo Sellerio)

Una crociera, su una nave di lusso, dove tutto è concesso e possibile, unico limite le regole fissate nel protocollo sottoscritto dai viaggiatori, tutti appartenenti ad una precisa fascia di età, cui è consentito un massimo di 10 viaggi completamente gratuiti…

Tutto troppo perfetto o no?

Si apre subito nell’esergo indicandoci il tema con una poesia di Robin Morgan dedicata alla vecchiaia: “La nuova vecchia”, questo il titolo la cui prima terzina recita

“ La donna vecchia non è mai per intero colei che crede
perché è anche sempre tutte quelle che è stata –
sebbene mai davvero la donna che gli altri erano certi di conoscere.

Per concludersi

[…]blande superfici.
di pelle – tese un tempo a tamburo, che chiede colpi
per risuonare – libere finalmente di capire, ora,
ciò che il cervello sa da sempre: l’intelligenza cresce nelle rughe.

 In questo romanzo distopico ambientato in futuro non precisato ma perfetto anch’esso:  l’umanità è riuscita a combattere i suoi mali peggiori, come ad esempio l’emergenza climatica che tanto ci affligge, e dove un “bene comune” è un bene in cui credere; unico prezzo da pagare, quello delle Regole, durissime e una crociera forse senza ritorno. E così le due amiche di lunga data, diverse, ma unite, Amanda e Elvira, s’imbarcano perché non è possibile accettare altre strade fuori dal Protocollo se non difficili da percorrere.

“All’imbarco si occupa di noi un Impeccabile di nome Maurice, ha un sorriso seducente, illuminato come la sua uniforme.[…] è compiacente, ci fa sapere che alla reception, dentro la pancia brulicante di attività della Sea Paradise ci aspetta Thyco, il nostro impeccabile personale”

E più avanti è Thyco ad illustrare l’incredibile realtà sulla Sea Paradise che le aspetta “parla delle attività, dei massaggi con le pietre calde, dello yoga meditativo, “Non vi annoierete mai” continua a ripetere”…

E poi c’è subito Achille, così chiamato da Elvira per i suoi talloni scoperti dentro i sandali, come ha notato mentre sono in coda all’ingresso, che si manifesta sfacciato in accappatoio bianco e con una bottiglia di champagne e declama versi che Elvira riconosce subito senza citarne l’autore, ma riconoscibili anche per il lettore, sono di Johon keats, tratti da Ode su un’urna greca, una lirica romantica il cui tema lega arte, bellezza e verità, nel passato nel presente, senza tempo.

Ma non è l’unico viaggiatore che il lettore imparerà a riconoscere: personaggi protagonisti di questo viaggio particolare, tanti e ciascuno con le proprie peculiarità.

E la nave va…

Eleonora Lombardo è laureata in greco antico e ha conseguito il master in Teoria e tecnica della narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Ha lavorato come autrice in Rai e per il teatro. Giornalista, scrive di cultura e tiene corsi di scrittura creativa. Ha pubblicato vari racconti e il romanzo La disobbedienza sentimentale (2019).

Giancarlo De Cataldo “Il bacio del calabrone”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Una morte sospetta proietta un’ombra sinistra su una prima all’Opera.

Giancarlo De Cataldo compone con maestria una trama affascinante, dal sapore classico e dal ritmo serrato. Un mistero che porta il Pm Manrico Spinori a conoscere, molto da vicino, l’ambiente dell’alta moda internazionale.(dal Catalogo Einaudi)

Un nuovo caso per il pm Manrico Spinori, il contino, protagonista dalle caratteristiche particolari che oltre alla sequela di nomi propri che precedono il suo nobile cognome, sequela che mi ha sempre ricordato Il Cavaliere inestistente di Calvino, è alto, naturalmente elegante, nobile e bello, ed è anche un melomane convinto che la soluzione di molti delitti possa trovarsi tra le note di un’Opera lirica o che comunque su quella strada, appena intuita l’opera chiave, sarà possibile rintracciarla

“Era convinto che non esistesse situazione umana, incluso il delitto, che non fosse stata affrontata da un melodramma. Dinanzi al delitto, dunque, si trattava di individuare l’opera di riferimento. Era ungioco, e non lo era: in alcuni casi scottanti il meccanismo opera[1]crimine aveva funzionato. Perché nell’opera si annidano i moti profondi dell’animo, e i delitti, tutti i delitti, da quello dipendono, in ultima analisi: da un’alterazione dei moti dell’anima”.

 In questo nuovo caso la vittima è il titolare di una nota maison la cui morte è avvenuta  nel laboratorio dei costumi del Teatro Costanzi di Roma per la prima della Traviata, come dall’incipit

“ La serata era cominciata male per Manrico Spinori. Su invito del sovrintendente Luci, aveva assistito alla prima di una nuova edizione della Traviata di Giuseppe Verdi. La regia scolastica di un lituano che andava incomprensibilmente per la maggiore e l’intollerabile sovrabbondanza di pizzi, trine e crinoline lo avevano messo di cattivo umore. Nemmeno il cast, di buon livello, era riuscito a compensare la pretenziosità dell’insieme. Eppure, i battimani non erano mancati. Mentre cercava con fatica di guadagnare l’uscita del Teatro Costanzi, Manrico si domandava se non stesse diventando uno di quei melomani inaciditi ai quali non va mai bene niente. Era a due passi dalla sospirata libertà di una fresca sera di aprile quando Luci, distaccandosi da un gruppetto di entusiasti dall’inequivocabile aspetto di gentiluomini nordeuropei, lo prese sottobraccio.
– Manrico! Ti unisci a noi per la cena, naturalmente.
Non ebbe cuore di sottrarsi. Durante il tragitto verso la meta, fu costretto a mentire spudoratamente: sí, lo spettacolo gli era piaciuto, la messa in scena era entusiasmante, le voci impareggiabili…
L’espressione perplessa del sovrintendente, però, la diceva lunga sul suo talento di attore. E cosí, scortato da una hostess in tailleur nero e dal sorriso raggelato, si ritrovò a un tavolo rotondo da dodici, nell’immenso salone del Laboratorio del Teatro dell’opera. Da qualche anno, in occasione di eventi particolari, il Laboratorio veniva usato per la cena di gala, riservata a una ristretta selezione di invitati”.

Una morte cui Manrico occasionalmente sarà spettatore. Ma non sarà l’unica: riguarderà l’avvocato addetto alle trattative di vendita della maison e un ex modello. Affiancato dalla sua squadra investigativa e dalla insostituibile ispettrice Deborah Cianchetti, il nostro giungerà al fine ad avere ragione dei casi grazie anche alla lirica che nella finzione contiene e nasconde la verità.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Io sono il castigo

Un cuore sleale

Il suo freddo pianto

Colpo di ritorno

Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di giugno 2024

Salvatore Calvaruso “Il pungente scorpione tedesco. Porsche 356B 1600/2000 GS Carrera Gtl Abarth”NeP Edizioni

Massimo Carlotto “Trudy” recensione di Antonia del Sambro

Stefania Coco Scalisi “Un’insopportabile donna morta” Biblioteka Edizioni

Maria Parr “Oscar e io” Beisler Editore

Daniela Alibrandi “I delitti del Mugnone” , recensione di Salvina Pizzuoli

Simona Teodori “La cospirazione dei Cenci” , recensione di Antonia del Sambro

Marta Tropeano “I laboratori del cuore” NeP Edizioni

Silvio Governi “La lista di Greta”, recensione di Antonia del Sambro

Charlotte Perkins Gilman “La carta da parati gialla e altri racconti”, Lorenzo de’ Medici Press

Paolo Bertinetti “Agenti segreti.I maestri della spy story inglese” , presentazione di Salvina Pizzuoli

Clive Barker “Abarat”, Fanucci Editore

CLIVE BARKER, icona della letteratura, del graphic novel e del fantasy 

UNA SERIE CULT CON OLTRE 450.000 COPIE VENDUTE NEGLI STATI UNITI 150.000 COPIE VENDUTE IN UK.

Un fantasy dalle tinte dark, per chi ama le storie di magia popolate da creature fantastiche.
Una storia sulla lotta tra bene e male, luce e oscurità


Vol.1 della serie Abarat (vol 2 e 3 in uscita a luglio e agosto)

traduzione di Beatrice Masini

FANUCCI EDITORE

Clive Barker ci regala una storia sulla lotta tra bene e male, luce e oscurità, una battaglia epica piena di magia e avventura, un fantasy dalle tinte dark. Primo di una trilogia. “Abarat è una creazione intrigante, che merita di essere paragonata a Oz. Il regista e scrittore Clive Barker ha creato una fantasmagoria assoluta, governata dalla logica dei sogni… Con due sequel già annunciati, molti lettori, come Candy, vorranno ‘affidarsi a Mama Izabella’ per essere portati in un posto dove valga la pena di viaggiare.” Kirkus Reviews “Nonostante una calma tutt’altro che credibile, quasi soprannaturale, di fronte alle situazioni più bizzarre, Candy è un’ottima protagonista, che mostra forza, vulnerabilità e la mancanza della forzata spavalderia di alcune eroine avventurose. Questo primo libro della serie getta le basi per quella che sarà sicuramente un’avventura epica e avvincente.” School Library Journal

Sinossi 

Un viaggio al di là di ogni immaginazione sta per compiersi… Tutto ha inizio a Chickentown, negli Stati Uniti, una cittadina noiosa nel mezzo del nulla. Qui vive Candy Quackenbush, il cui cuore arde alla ricerca di qualche indizio su ciò che potrebbe riservarle il futuro perché è stufa di vivere in un luogo dove non succede mai nulla. Ma una sorpresa non tarda ad arrivare: spazzata via dal nostro mondo da un’onda gigantesca, si ritrova in un luogo completamente diverso… L’Abarat: un vasto arcipelago in cui ogni isola rappresenta un’ora diversa del giorno, dalle meraviglie illuminate dal sole di Three in the Afternoon delle Tre del Pomeriggio, dove si aggirano i draghi, agli oscuri terrori dell’isola di Midnight Mezzanotte, governata da Christopher Carrion. Approdata qui per aiutare a salvare questa terra straordinaria da forze oscure, più antiche del tempo stesso e più malvagie di qualsiasi cosa abbia mai incontrato, Candy si ritrova a essere un’improbabile eroina e lo sa bene. Ma dopotutto questo è un mondo insolito in cui tutto è possibile e presto sarà costretta ad affrontare le avventure che ha sempre desiderato vivere, per quanto pericolose possano essere. Un romanzo che mescola sapientemente diversi generi. Il secondo volume Abarat. Giorni di magia, notti di guerra è in uscita a fine luglio.

Nato a Liverpool nel 1952, Clive Barker è un’icona nel campo della letteratura e del graphic novel fantasy e horror. Ha vinto sia il British che il World Fantasy Award ed è stato nominato per l’ambito Booker Prize, il più alto riconoscimento letterario in Gran Bretagna. I suoi romanzi più venduti includono Gioco dannatoImagicaEverville e Vangeli di sangue. È anche il creatore di film divenuti classici come Hellraiser, Cabal e Il signore delle illusioni. Dopo i Libri di Sangue voll. 1-3, da cui è stato tratto un film per Hulu, e i Libri di Sangue voll. 4-6, Barker torna nel catalogo Fanucci Editore con Abarat, il primo volume dell’omonima serie e i due seguiti AbaratGiorni di magia, notti di guerra e Abarat. Assoluta mezzanotte, entrambi di prossima pubblicazione  in questa collana.

Marta Tropeano “I laboratori del cuore”, NeP Edizioni

Le emozioni rappresentano le fondamenta dello sviluppo individuale. Su di esse, infatti, si costruisce l’intera personalità del bambino, nei suoi aspetti cognitivi, sociali e comportamentali. Di conseguenza, occuparsi delle emozioni oggi rappresenta una sfida fondamentale per tutti coloro che si occupano di educazione.

È da questa convinzione che nasce “I laboratori del cuore” di Marta Tropeano, pubblicato da NeP edizioni.

Questo quaderno operativo è una raccolta di laboratori pedagogici ed emotivi per portare in classe e in famiglia un percorso di “educazione emozionale”.

Quando si parla di “didattica laboratoriale”, ci si riferisce ad una metodologia didattica che affonda le sue radici nel “learning by doing”, l’apprendimento attraverso il fare.

Il laboratorio pedagogico-emotivo non è un momento separato dalla realtà scolastica quotidiana ma una modalità e strategia didattica, attraverso cui il bambino assume un ruolo attivo nella costruzione della sua realtà.

L’insegnamento attraverso i linguaggi della filastrocca e del gioco diviene personalizzato e ad ogni bambino si attribuisce un’importanza primaria, con le sue potenzialità, risorse e motivazioni.

L’autrice, attraverso la sua esperienza pluriennale come pedagogista e progettista didattica, offre nel libro molti spunti per lavorare, attraverso il laboratorio, sulle emozioni, sulla gentilezza, sull’autostima, sull’importanza del rispetto delle diversità.

Le illustrazioni di Alessia De Falco accendono la fantasia e l’immaginazione dei bambini.

Un lavoro a quattro mani, dove le parole si sposano con le immagini, creando un pensiero per immagini giocoso ed emotivo. Teoria e pratica vanno così di pari passo, in uno stimolo continuo di ricerca e confronto con il mondo dei bambini e dei genitori.

Anteprima

Marta Tropeano ha 40 anni e vive a Parma, dove svolge consulenza pedagogica presso lo studio “Il filo rosso del cuore”.
La sua formazione umana e professionale riguarda diversi ambiti formativi. Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione, ha frequentato seminari, corsi di formazione e master e si è specializzata come pedagogista e progettista educativa.
Oltre ad essere insegnante di scuola primaria, è formatrice Miur e realizza progetti di educazione emotiva in diversi istituti scolastici.
Scrive favole e filastrocche per bambini e non solo e collabora con varie realtà associative, culturali ed educative attraverso progetti didattici e formativi.
Ha ideato laboratori pedagogici-emotivi in collaborazione con portalebambini.it e, insieme all’ illustratrice Alessia de Falco, ha creato le raccolte “Emozioni in festa” e “A scuola di empatia”.
Ha progettato e realizzato il marchio di giochi emotivi ed educativi “I giochi del cuore”. Per NeP Edizioni ha pubblicato “Una carezza nell’anima”, “La giostra magica delle emozioni” e “Musicar leggendo”.
I volumi fanno parte dell’omonima collana editoriale “Una carezza nell’anima”, che rappresenta un punto di riferimento per chi si occupa oggi di educazione emotiva e pedagogia delle emozioni; una guida emotiva e si rivolge ad autori, insegnanti, educatori, genitori che vogliano mettere in atto le loro capacità creative mettendo al centro il loro “cuore bambino”.

Roberto Soldatini “Alla ricerca dei porti romani. A vela lungo una rotta antica”, Mursia

Roberto Soldatini, velista e violoncellista, con Denecia – la sua barca-casa – ha girato il mondo e navigato la storia

Prefazione di Ammiraglio Vincenzo Leone, già Comandante del porto di Civitavecchia

Roberto Soldatini navigatore, ex solitario, alterna mesi di navigazione e mesi in cui sverna nella  barca-casa Denecia. Il suo compagno di viaggio è un violoncello del Settecento,  Stradi , che trasforma la pancia della sua barca in una cassa armonica della cassa armonica. Roberto Soldatini è direttore d’orchestra, violoncellista e scrittore che al giro di boa dei cinquant’ anni ha deciso di liberarsi di quei sassi dalle tasche che gli impedivano di fare un salto e di lanciarsi di bolina verso una nuova dimensione. Per fare il salto vive da tredici anni nella sua unica dimora, un Moody 44, liberandosi di tutti gli orpelli che appesantiscono la vita, alla ricerca dell’essenziale, di se stesso e dell’armonia. 

«Navigare è anche un mezzo per ripercorrere la storia, per andare alla ricerca delle nostre origini, per capire da dove veniamo e chi siamo, nella speranza di comprendere dove stiamo andando. Essere stati è una condizione per essere.»

Un itinerario lungo le coste italiane ripercorrendo una rotta dei Romani tramandata dall’Itinerarium maritimum e dal De reditu suo di Rutilio Namaziano, alla ricerca delle loro tracce, dei loro porti, di cosa ne è rimasto e di cosa c’è ora nell’epoca moderna. Un contrappunto tra passato e presente, due voci che si incontrano e si allontanano in un concerto senza fine. Una rotta di seicento miglia (oltre mille chilometri), da Roma ad Arles, con più di sessanta approdi, percorsa nel 2018, in parte in compagnia di un ospite d’eccezione, che alleggerirà la ricerca con un po’ di umorismo. L’Autore s’improvvisa ricercatore in questo diario di bordo, portolano, fatto di anfore, relitti, moli diroccati, storia, leggenda, arte, musica, amicizia, ricordi e soprattutto mare e vela. La rotta può essere seguita tutta o in parte, sia via mare che via terra, percorrendo la via Aurelia, e dà l’opportunità di approfondire il nostro Paese.

Dalla prefazione:

«Ma anche quando sembra che il nostro nocchiero narratore sia da solo in realtà non lo è. Egli è affiancato dal vento, è rassicurato dallo sciabordio dell’acqua lungo le fiancate della sua amata barca Denecia (sempre presente nel racconto) ma, soprattutto, il nostro scrittore non perde mai di vista la costa. Come per gli antichi naviganti la costa non è solo luogo di partenza e approdo ma punto di riferimento costante per una navigazione sicura e tranquilla. Un lungo e cangiante lembo di terra che, ai tempi di Rutilio Namaziano, certamente doveva apparire come un’interminabile porta verso un paradiso terrestre, fatto di terre lussureggianti e rifugi sicuri, ma che oggi all’autore di questo libro si presenta spesso offesa e in pericolo per una pressione antropica quasi insostenibile. La costa del Paese costiero per eccellenza – senza nulla togliere alla parte transalpina della navigazione, raccontata dallo scrittore con altrettanta passione – cui garantire attenzione e cura e, perché no, magari una giornata nazionale ad essa dedicata. Spiagge, calette, insenature e piccoli fiordi, falesie e scogliere infinite, città porto e porti incuneati nelle città “costrette ad esistere” a causa loro, approdi antichi e porti turistici (non sempre gentili con la costa, a cui hanno rubato il profilo). Navigare con Roberto Soldatini sembra essere davvero divertente e rassicurante, leggere questo libro è una carezza per l’anima. Guardare la terra dal mare: sognare al contrario».

Roberto Soldatini (Roma 1960) è direttore d’orchestra, compositore, violoncellista e scrittore. Ha guidato le orchestre di alcune delle maggiori istituzioni europee e americane. Dal 2011 vive sulla sua barca a vela Denecia II, alternando ogni anno sei mesi di navigazione in solitario e sei mesi in porto per svernare. Ha pubblicato La musica del mare (2014), Sinfonie mediterranee (2016) e, con Mursia, DeneciaAutobiografia di una barca (2018), Denecia. Approdi nella pandemia (2020), Ca’ DeneciaVivere a Venezia (2021) e Vivere in barca (2023). https://www.robertosoldatini.com/