Annuario della Poesia in Italia nel 2022

I LIMONI

A cura di Francesco De Nicola

Gammarò edizioni

Articoli di:

Danila Boggiano – Carla Boroni – Maria Teresa Caprile – Valentina Colonna – Fabio Contu – Francesco De Nicola – Giuseppe Grattacaso – Francesco Napoli

Recensioni di:

Domenico Adriano – Danila Boggiano – Paolo Bonini – Barbara Carle – Elvio Ceci – Mariella Cioffi – Valentina Colonna – Fabio Contu – Francesco Dalessandro – Francesco De Nicola – Gianluca Della Corte – Alessandro Franci – Giuseppe Grattacaso – Antonio Pane – Egidio Rocchetta – Arcangelo Tieri –

Dopo il primo numero di “I limoni” uscito nella primavera del 2022 e riferito all’anno precedente, ecco ora, sempre a cura di Francesco De Nicola ed edito da Gammarò, esce il secondo numero di questo originale – e probabilmente unico – annuario della poesia pubblicata in Italia nel 2022. Vi sono presentate circa 50 recensioni sulle raccolte liriche più importanti uscite negli ultimi dodici mesi, precedute da alcuni saggi relativi al mondo della poesia: dalla sua importanza per i bambini alle sue presenze nelle antologie scolastiche, dalle valutazioni sulla fortuna editoriale dei libri di poesia alla riflessione sulla sua funzione nella nostra società. Sono inoltre presentati due giovani poeti, a loro volta preceduti dal ritratto di un “grande” del passato, Dino Campana, e di un altro poeta non più tra noi, poco noto in quanto tale ma famoso e apprezzato come cantautore: Bruno Lauzi. Il volume è completato dal ricordo di due importanti poetesse scomparse nel 2022 – Patrizia Cavalli e Biancamaria Frabotta – e da un ampio notiziario su premi, convegni, traduzioni e saggi su importanti poeti.

Seguendo l’aureo principio secondo il quale “squadra che vince non si tocca”, ci siamo rimessi all’opera tutti e quattro, ricalcando l’impostazione di fondo del volumetto uscito nel 2022, ma pure introducendo alcune novità. Nella prima parte rimangono gli articoli su alcuni problemi legati al mondo della poesia: dei bambini e la poesia ha scritto Carla Boroni, la poesia nelle antologie liceali è stata esaminata da Fabio Contu, Francesco Napoli ha avanzato ben informate considerazioni sulla poesia oggi in relazione all’editoria italiana e Giuseppe Grattacaso ha ricordato Patrizia Cavalli e Biancamaria Frabotta; gli spazi per il recupero di poeti importanti non più tra noi sono stati dedicati al grande Dino Campana e al semisconosciuto a Bruno Lauzi ad opera rispettivamente di Maria Teresa Caprile e Francesco De Nicola, mentre Valentina Colonna ha presentato con i rispettivi testi in versi due giovani e promettenti poeti, Federica Imperato e Lorenzo Pataro. Rimane immutata la struttura delle recensioni di libri di poesia usciti nell’anno appena concluso e iniziata col recupero di un testo di primo Novecento di Mario Morasso; inoltre abbiamo aggiunto una sezione di Notizie – inevitabilmente incompleta – che presenta informazioni sia su volumi riguardanti la poesia o studi su autori ben noti, sia su traduzioni in italiano o dall’italiano di testi poetici, sia infine su premi letterari con i relativi vincitori. Andiamo avanti dunque nel nostro proposito, sperando con questo nostro lavoro di aumentare il numero di coloro nella cui vita esiste la parola “poesia” come occasione irripetibile di crescita interiore e di emozioni (La Redazione)

Giampiero Grasso “A un passo dalla vita”, presentazione

Casa editrice GDS, pagine 56, disponibile in versione cartacea e digitale.

Ad un passo dalla vita è la splendida raccolta di poesie dell’autore e Direttore editoriale Gianpiero Grasso.
Un inno alla vita, o meglio ancora un ringraziamento alla vita, alla famiglia e all’amore.
Gianpiero Grasso è un ciclone in piena evoluzione, ha sempre mille progetti in mente e travolge, in positivo,
tutti quelli che incontra
Con questo libro è tra i candidati al Premio Strega Poesie 2023.

Le poesie in questo volume sono intime ma per tutti.
Perché così come dice “i sentimenti sono di tutti e per tutti. L’amore non è mio, è degli altri”.
Sono rimasto affascinato dalla dedica, solitamente una dedica è verso qualcuno, lui scrive alla sua vita. “Un giorno c’incontreremo e ci metteremo a ridere, a piangere, e a capire di nuovo che saremo per sempre inseparabili”.
Non serve essere studiosi per capire che Gianpiero ringrazia la sua vita che ha reso così tanto bello tutto, anche le battaglie.
La sua dedica è per tutti coloro che lo hanno conosciuto da più vicino, dai suoi figli e sua moglie alle persone che lo amano.
Perché tutto è parte della vita stessa e saremo inseparabili. “A un passo dalla vita” è quell’incontro che ci rende uniti, come la poesia dedicata al padre, al figlio, alla moglie e al suo vivere semplice ad aspettarla senza soldi davanti alla scuola, o come la poesia “Oggi ho lavorato con te”. Tutte meritano attenzione, ad ogni riga ci dovremo soffermare e capire cosa sia la nostra vita e la sua vita.

Umberto Sala

“PIENO DI NOI
Io mi ricordo, dove cresceva il grano,
e noi ci rubavamo quello che si trovava, dentro il
tempo che cresceva in mezzo al bene, in mezzo
alle cose che abbiamo ora,
ma era lì dove non capivamo che
era tanto dentro il niente pieno

di noi,
noi così importanti”

Gianpiero Grasso nasce a Benevento nel 1976, è editore di diversi marchi, tra cui Gds, Gpm.
Appassionato di scrittura e poesia fin da adolescente, all’attivo ha diversi volumi e canzoni. Recensito da diverse testate nazionali, ha avuto negli anni molti riconoscimenti letterari, l’ultimo come candidato al Premio Strega Poesie 2023 con la raccolta di poesie “Ad un passo dalla vita”.
L’ultimo volume “Un sorriso guarisce”, della casa editrice GPM, entra a far parte della collana I DIAMANTI come i migliori libri del 2022.
Per l’anno 2023 sarà pubblicato in diverse lingue straniere per il mercato estero. In lavorazione un romanzo.


Piergiovanni Bernardon “Piccole cose”, Graphe.it

In libreria il 26 marzo

Graphe.it Edizioni

Prefazione Luisa Sparavier, illustrazioni Desideria Guicciardini

Pagine 50, prezzo 10 euro

All’interno della confusione mia

e del mondo che mi circonda

fortunatamente trovo

spazi silenziosi di contemplazione

ed è in questi spazi, in questi momenti

che nascono gli haiku

La forma poetica giapponese dell’haiku è ormai nota anche ai lettori italiani e talvolta, come in questo caso, felicemente praticata: adattata alla lingua e alla cultura occidentale, genera frutti ibridi dal gusto sempre nuovo. Il suo schema metrico preciso non costituisce una gabbia ma, come ogni struttura compositiva nell’arte o nella musica, diventa una cornice sottile all’interno della quale liberare un personale esercizio di creatività e pazienza. Nell’interpretazione che ne dà l’autore, il metodo dell’haiku conserva il carattere contemplativo delle sue origini. I brevi componimenti raccolti in questo libro restituiscono un’attitudine millenaria, eppure certo non obsoleta, verso l’osservare e registrare le Piccole cose: quasi un’espressività inversa, una direzione passiva, nella quale è l’animo del poeta a rimanere immobile e ricevere il mondo che intorno si muove.

PIERGIOVANNI BERNARDON nasce nove anni dopo la fine della seconda guerra mondiale a Udine, dove vive e dove ha lavorato come insegnante. Da adolescente ha iniziato a versificare e ha continuato. Naturalmente discontinuo e diviso, il suo simbolo sono due pesci che nuotano in senso opposto: tenta di dare continuità alle sue passioni e di far nuotare sulla stessa scia i due pesci, ovviamente rossi. Talvolta durante l’autunno e l’inverno dalla finestra cerca di cogliere un passero, una cornacchia, un merlo in cerca di cibo. A volte durante la primavera e l’estate ascolta e osserva il frenetico andirivieni dei balestrucci al nido sotto il tetto della sua camera.

Adelio Fusé “Mosaico del viandante”, Book Editore

“Siamo tutti ologrammi dell’uno plurimo che ha nome Tempo.”

Pagine 112, prezzo 18 euro

Book Editore

 immagini una pianura nella nebbia accoccolata

un lago di ghiacciato candore

un deserto delle stelle lo specchio

una spiaggia fra bagliori a mezz’aria assolati

 eppure il Tempo lí maschera ferma

pausa che non oscilla

ogni impulso e fremito ormai espunti

dal bluff si smuove e ancóra si riaffretta;

 conosci l’illusione che si fa inganno

ma ti serve lo sgomento

l’urto di rimando:

 la revoca della stasi nel ridestarsi

Terzo capitolo – dopo La veglia del sonnambulo (2016) e Tempo ventriloquo (2019) – di una trilogia dell’erranza, Mosaico del viandante mette in scena un tu – il viandante, appunto – meticolosamente seguito nei suoi continui quanto imprevedibili spostamenti e incontri dall’io del poeta. Ne deriva una sorta di diario in seconda persona, nel quale l’io è tutt’altro che assente: l’io e il tu sono ognuno l’ombra dell’altro. 

Il ‘tu viandante’, che evita gli itinerari lineari e precostituiti a vantaggio della pluralità, procede per libere associazioni e diramazioni, sia pure con la preoccupazione di rintracciare un filo conduttore via via che gli episodi-tasselli si accumulano. La sequenza cronologica è sovvertita dalle intromissioni della memoria. Il passato, benché intermittente, una volta recuperato si reclama come presente. L’andare del viandante nello spazio (spiagge solitarie, aree extraurbane con aeroporti e scali ferroviari, città dai grattacieli spettrali, la campagna dell’infanzia, fiumi in secca e altro ancora, sino a una pianura che sconfina nel mare) coincide allora, inevitabilmente, con un nomadismo nel tempo.

Passato, presente e futuro si fondono in un’unica dimensione temporale trasfigurando il reale, peraltro inscalfibile tanto nei suoi mali congeniti (il “dissesto diseguagliato del mondo”) quanto nella cronaca più negativa – la pandemia, l’emergenza climatica, la minaccia nucleare – che si fa Storia e insieme distopia (“il pianeta azzurro a catafascio / rigattieri a raccoglierlo nessuno”).

Protagonista di un viaggio in espansione costante e giocoforza incompiuto, il viandante si imbatte infine in un mosaico raffigurante un suo lontano omonimo, un “rabdomante di sentieri / nella geografia del tempo”. Lì il percorso non si conclude ma si rinnova.

Adelio Fusé (1958) vive a Milano, dove ha lavorato nell’editoria. Ha pubblicato saggi su Sade, Kafka, Sartre, Handke, Eno (Materiali Sonori-Auditorium, 1999), i romanzi North Rocks (Campanotto, 2001), L‘astrazione non è la mia passione principale e Le direzioni dell’attesa (Manni, 2018 e 2020). Per Book Editore, dal 2003 al 2019, sono usciti i libri di poesia Il boomerang non torna, Orizzonti della clessidra distesa, Canti dello specchio bifronte, L‘obliqua scacchiera, La veglia del sonnambulo (candidato al Premio “Camaiore” e finalista al Premio “Lorenzo Montano”, 2016), Tempo ventriloquo. Collabora con artisti, fotografi e musicisti. Cura una rubrica di musica e poesia sul sito altremusiche.it e scrive per varie riviste. Ha ottenuto un riconoscimento al Premio “Riccione per il teatro” (1981).

Roberto Ochi “Raccontami una storia”, presentazione

Raccontami una storia è imparare a credere, come da bambini sapevamo fare. È ricordarsi. È imparare ad ascoltare, a fare attenzione. È imparare a guardarsi allo specchio, a sorridersi, a piacersi. È imparare a scrivere la propria storia, rileggendola ogni sera, innamorandosi di essa per sempre. (la sinossi da BRÈ Edizioni)

Ho pubblicato la mia prima raccolta di poesie dal titolo “Raccontami una storia” anche se a me piace molto di più chiamarle storie brevi.

“Raccontami una storia” è la riposta ad una domanda: chi sono io?

Era il 2013, primavera, e io mi ero perso. Ero come un “risvegliato” che si trova di traverso in autostrada. È in confusione, non sa dove sta andando e non sa bene chi è. Si rende solo conto che lì non può restare e che deve spostarsi in fretta per salvarsi.

Era il 2013, primavera, e io fortunatamente non ero distante dal casello. Sono uscito da quell’autostrada e mi sono ricordato dello scrivere.

Lo scrivere mi ha salvato. Mi ha donato la capacità di disegnare la mia autostrada fatta di domande, elenchi, verbi.

“Raccontami una storia” sono io che imparo a raccontarmi bene, a vedermi bene, a non litigare con lo specchio, e infine, a piacermi.

“Raccontami una storia” sono io che rileggendomi mi perdono, lascio andare e mi innamoro di tutte le mie storie.

Roberto Ochi

La raccolta è suddivisa in tre sezioni di trentatré poesie ciascuna, “per immaginare e sentire”: Brevi Storie, Storie Note, Storie Amare.

La raccolta si apre con

Chi sono io?

Io sono il figlio di un tempo breve. Sono il punto

interrogativo. Sono l’ascolto, l’attenzione. Io sono

la consapevolezza.

Io sono il dire grazie e il chiedere scusa. Io sono

la gentilezza.

Io sono il silenzio al cospetto di nostra Madre

Natura. Io sono l’acqua e la terra.

Io sono l’abbraccio e il sorriso, la bellezza che

servo ai miei occhi. Io sono la compassione.

Io sono ciò che ricordo, ciò che resta, tutto ciò

che non ho perso. Io sono lo scrivere.

Io sono tutte le mie storie

Spigolando

Il sapere della lentezza

Dove corri mondo?

Ed è vero che bisogna correre?

Sedotto dal vento

Ho assaggiato la velocità

Il cambiamento sempre

Ma tutto questo

Sa di una menzogna

Che divora tante cose

Io voglio credere nella lentezza

Nel sapere delle piccole cose

Io voglio danzare

In un tempo lento

Attento

L’inizio di una bella storia

Quale è il tuo giorno preferito?

Il lunedì

Perché si ricomincia

È sempre un nuovo inizio

la Quarta di copertina

Brevi note biografiche

Roberto Ochi è nato a Parma il 25 Aprile 1982. Prima di arrivare a scrivere Raccontami una storia è andato nella direzione opposta. È divenuto ragioniere e si è laureato in economia. Ha consegnato fiori e ha danzato. Lavora presso un istituto di credito e pratica Yoga il lunedì. Tutto questo per arrivare fino a qui.

Cesare Viviani “Dimenticato sul prato”, presentazione

“Da molti anni Viviani è uno dei più significativi poeti italiani. Nella sua opera si sono alternate due istanze apparentemente contrastanti: la decostruzione dei valori e dei significati dati per acquisiti e la ricerca di una parola nuda, essenziale, concentrata in sentenze dal tono ieratico e sapienziale. La nuova raccolta di Viviani trova l’equilibrio tra queste due tensioni […] (dal Catalogo Einaudi)

Il lungo percorso compositivo di Viviani (nato a Siena nel 1947) ha attraversato varie fasi: dopo gli studi in giurisprudenza e pedagogia, ha lavorato nel giornalismo, successivamente come psicologo e psicanalista, esperienza che ha trovato spazio nelle sue opere poetiche e saggistiche.

“La poesia e la psicanalisi si incontrano nell’esperienza dell’uscita dall’onnipotenza e nell’accettazione del limite”(dall’intervista di Eleonora Rimolo del 07/10/18)

La sua produzione è stata inizialmente caratterizzata dalla sperimentazione linguistica, vicina alla neoavanguardia, una fase ‘dadaista’, (primi anni ’70) cui è seguita una riflessione sulla condizione umana (anni ’90). Ultimamente (2018) nel volumetto La poesia è finita. Diamoci pace. A meno che… esprime un doloroso rammarico per quanto il pensare attuale stia determinando nel leggere e scrivere poesia e dove espone le proprie asserzioni.

Alcune spigolature qui riportate:

[…] la poesia da sempre si caratterizza per ciò che in essa non è definibile[…] Resta limite muto e vertiginoso nell’esperienza del lettore. Resta esperienza senza oggetto, affascinante bagliore.

Se la poesia non si può spiegare, parafrasare, e non si può definire la sua specificità e la sua essenza – è presto detto : la poesia segna un limite alle capacità umane, ai poteri umani

È la percezione del limite

O si accetta questa condizione limitata, e allora si può scrivere e leggere poesia, oppure, se la si nega, non si può scrivere e nemmeno leggere poesia

In quanto accettazione dei limiti del possibile, la poesia rappresenta un passaggio – vertiginoso e vitale – necessario nella formazione umana e civile di ogni individuo. Il più profondo e luminoso impegno civile è la tolleranza del limite

Oggi non c’è più sentimento, ma solo comportamento; non c’è più poesia, ma solo scrittura in versi

La lentezza è la condizione necessaria alla scrittura e alla lettura della poesia. Con questa andatura le parole perdono tutte le caratteristiche di immediatezza comunicativa, di funzionalità e utilità, e si mostrano nude, espongono la loro fisicità […]

In quest’ultimo lavoro Dimenticato sul prato, scritto tra i primi mesi del 2018 e il settembre 2019, il titolo richiama una possibile apertura, come l’A meno che… del volumetto sopra citato che, nella parte conclusiva così esprimeva dubitando:

“La poesia, come l’abbiamo letta e amata noi, è finita. A meno che… Oppure c’è una “nuova” poesia, fatta di misture e innesti di ogni tipo di linguaggio a portata di mano, narrativo, giornalistico, pubblicitario, cinematografico, scientifico, saggistico, un vero minestrone condito con le migliori spezie?”

 Viviani torna quindi a fare poesia nell’unico modo in cui ciò è possibile e ampiamente enucleato ne La poesia è finita.

Non è scritta per chi può leggerla.

E sarà trascurata, ignorata.

O tanti la leggeranno,

Ma sarà come non l’avessero letta.

ma

La parola è più di ogni governo

E potere,

di ogni territorio,

di ogni abisso marino,

di ogni vetta altissima e ghiacciaio,

di ogni scoperta e fede,

di ogni medicina e filosofia,

arte e scienza.

Riccardo Renzi “ἀλήθεια”, presentazione

Prefazione a cura del prof.Alessandro Cesareo

Postfazione a cura di Luca Berdini

Edizioni La gru

Un sottile, ma non per questo poco duttile o poco visibile, fil rouge unisce e collega tra di loro le varie tematiche – e le varie modalità d’espressione delle stesse – che è possibile rinvenire in questa preziosa e raffinata silloge, ulteriore fatica di un giovane che, come Riccardo Renzi, dimostra un’altra volta di avere sviluppato una profonda e raffinata familiarità con l’arte della penna e con le infinite sfumature che la caratterizzano.(dalla Prefazione)

Spigolando:

La sera

Fredda l’anima
all’imbrunir del cielo,
flebile la voce
nell’oscura notte,
fermo il battito
nella tempesta.

Le nubi

Sparute
si condensano
goccioline
di rugiada,
una chiocciola
sinuosamente scivola
sull’erba bagnata,
un fiore si volta,
d’incanto
l’osserva

dalla Quarta di copertina: la sinossi e brevi note biografiche

Milena Ri “Ineluttabile incontro di sguardi”, presentazione

La silloge di poesie che Milena Risi regala al lettore è come un diario di bordo poetico, dove frammenti di vita e quotidianità si assemblano come in un puzzle. Il libro raccoglie anche la sfida, la consapevolezza di aver sempre una seconda possibilità per prendere in mano la nostra vita: unica e irripetibile. Ma anche l’unicità di essere sé stessi impastando la nostra vera essenza per renderla ricca, modellarla e trasformarla. Attraverso le parole c’è il rigenerarsi, un assaporare quei sentimenti che ci governano nell’intimo, spesso con l’amore che aleggia nell’aria con un vecchio ricordo quasi ad afferrarlo e riviverlo. 

Ineluttabile incontro di sguardi è un albero della vita che Milena Risi pianta per il lettore: ogni verso è un ramo rigoglioso.(da Perrone Editore)

Spigolando tra le pagine…

E brevi note biografiche dalla Quarta di Copertina

Giorgio Manganelli “Un uomo pieno di morte”, Graphe.it Edizioni

Collana Le Mancuspie diretta da Antonio Bux 

Pagine 64, prezzo 12 euro

Graphe.it 

La poesia come musa iniziatica e come rifugio dalla morte. Nel panorama letterario del Novecento, Giorgio Manganelli si è fin da subito imposto come figura autonoma e imprescindibile della narrativa italiana. La sua lingua, così caustica, irriverente, piena di inventiva ed eversione, ha eretto quest’autore a modello per tante generazioni a venire, specie quelle di certa neoavanguardia. 

A cent’anni dalla nascita, viene qui proposta una selezione delle migliori poesie scritte da Manganelli in tutto l’arco della sua vita. Il lettore potrà dunque trovare una voce “inedita”, un Manganelli dai toni più sublimanti e contenuti, sospeso sempre tra la certezza di una fine terrena e l’incertezza del vivere comune di tutti i giorni.

Giorgio Manganelli (1922-1990), scrittore e saggista, collaboratore di importanti quotidiani e periodici (tra cui Il corriere della sera, L’Espresso, Il Mondo), ha fatto parte del Gruppo 63 ed è considerato uno dei teorici di punta della neoavanguardia. Numerose le sue pubblicazioni che si caratterizzano per l’uso di un linguaggio sgargiante e una visione anticonformistica.

Su tuttatoscanalibri dello stesso autore:

“Notte tenebricosa”

Alda Merini “Ogni volta che ti vedo fiorire”, poesie inedite a cura di Alberto Casiraghy

Dicono che l’uomo/ non sa niente dell’amore/ e neanche dei traditori./ Però se questo fosse vero/ non strapperebbero questi cani /i tuoi baci dalle mie labbra, /che tu me ne dai mille/ e dopo cento/

ogni volta che ti vedo fiorire.

( da A. Merini Ogni volta che ti vedo fiorire, Manni Editori)

Il titolo di questa raccolta, curata dall’amico di Alda Merini Alberto Casiraghy, è tratto dall’ultimo verso di una delle molte composizioni che sono presentate in questo volume che è unico proprio perché propone opere inedite frutto di incontri, costanti e protratti nel tempo, tra due amici, due anime che si sono ritrovate e si raccontano, ciascuno con il proprio linguaggio, ciascuno con la propria creatività.

Cos’è poesia?

Così Casiraghy nell’Introduzione ne costruisce una magistrale immagine ricordando gli incontri con Alda:

“Spesso proprio al tavolino di quel bar, sempre lo stesso, mi dettava, magari anche con sofferenza ma con estrema facilità, versi e aforismi – bagliori, piccole luci che le attraversavano gli occhi e finivano sul foglio”.

Difficile infatti chiuderla dentro gli angusti e delimitati spazi di una definizione, Patrizia Cavalli ne indicò le qualità essenziali come parola che suona, a modo suo: un certo tipo di poesia più contemporanea va letta in chiave emozionale cogliendone le suggestioni suscitate dal suono associato alla porola, va assaporata trovandovi quel che si cerca anche senza la consapevolezza di ciò che davvero vogliamo o ci manca ma, accostandosi teneramente alla musica del cuore, ai moti impressi sulla carta, limati, integrati, corretti, proprio perché le parole spesso da sole non sono bastevoli a disegnare pensieri fugaci ma potenti, abissi o voli, afflizioni e affetti profondissimi tanto da non poterli tratteggiare a dovere, aprire orizzonti, finestre della mente, sussulti dell’anima, acquietarsi e rasserenarsi come per l’incontro con un amico speciale, per avervi colto un inno alla vita, comunque, anche quando ci sta giocando i suoi brutti tiri mancini.

Amore e passione, amicizia e pazzia, ironia, i temi che si incontrano nei testi raccolti nel volume e dediche intestate ai migliori amici, conoscenti, amanti, psichiatri, musicisti ed editori.

“Quando Alda è morta io ho raccolto tutte le nostre carte in tre scatoloni: c’erano le poesie che mi dettava al telefono, o quando andavo a trovarla a Milano, lettere, racconti, testi manoscritti o battuti a macchina da lei anni addietro che mi chiedeva di conservare. Su ogni foglio tornavamo, io rileggevo e lei correggeva, mi indicava la versificazione, cancellava, eliminava. Molte di quelle pagine sono diventate Pulcini*(1.189, per la precisione, usciti dal 1992 al 2009), altre sono finite in sue raccolte celebri, altre ancora erano esercitazioni, prove, musiche incompiute. Altre, perle di una collana infilata in quasi vent’anni di amicizia”.(dall’Introduzione di Alberto Casiraghy,)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri: “Vuoto d’amore”


*Pulcinoelefante è una casa editrice fondata da Alberto Casiraghy che usa i caratteri mobili su carta pregiata. Pubblica brevi testi (aforismi o versi) accompagnati da incisioni o disegni eseguiti da artisti.

Per saperne di più sulle edizioni Pulcinoelefante