Elisabetta Villaggio “Madeira. Storie d’amore in pieno oceano”, Bibliotheka edizioni

ELISABETTA VILLAGGIO RACCONTA STORIE D’AMORE AMBIENTATE NELL’ISOLA PORTOGHESE DI MADEIRA

Una galleria di personaggi più o meno famosi che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla

Dal 23 maggio in libreria

Bibliotheka

“Le più belle storie d’amore nascono in riva al mare. E se il mare e quello di un’isola, allora sono ancora più intense”. Elisabetta Villaggio, figlia di uno dei più originali e apprezzati comici italiani, dedica la sua nuova raccolta di racconti all’isola portoghese scoperta all’inizio del Quattrocento a circa mille chilometri dalla costa, in pieno oceano Atlantico.

I racconti sono frutto di fantasia, anche se alcuni si riferiscono a persone realmente esistite. Il denominatore comune è che sono tutti intrecciati e legati a Madeira. L’isola è una via di fuga lontana dalla terraferma, un luogo sicuro dove la fantasia e la concretezza di intrecciano e dove è possibile nascondersi o cominciare una nuova vita.  Proprio come i protagonisti delle storie di Elisabetta Villaggio, che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla. Persino riuscendoci, talvolta.

Dichiara l’Autrice
«Sono nata sul mare e il mare ha sempre esercitato un enorme fascino su di me. Potrei stare ore ad ammirare un tramonto sulla spiaggia oppure in cima ad una roccia o anche meglio da una barca. Qualche anno fa ho fatto un viaggio a Madeira, quest’isola europea che è il luogo più lontano dal suo continente ma che di fatto, geograficamente, si trova in Africa. Quindi un’isola piena di magia, di mistero, di luce, di una vegetazione imponente e un mare dai mille colori. Così al ritorno ho deciso di scrivere questa raccolta di racconti dove ognuno dei personaggi aveva, in un modo o in un altro, un rapporto con l’isola. C’è chi si è innamorato, chi ha trovato una pace, chi le proprie radici.»

(Dall’incipit di Christian, 1904 a pagina 33)

«Quel sorriso gli era rimasto impresso e non riu­sciva a pensare ad altro. Christian era affacciato alla finestra che guardava il mare dal suo albergo a Madeira, il Reid’s. Era una notte fresca di gen­naio, senza luna. L’aria era talmente limpida che le stelle sembravano vicine e si aveva la sensazione di poterle toccare con un dito. Lo scalo sull’isola non era previsto. Stava viaggiando da New York a Southampton per il suo lavoro, le stoffe e varie altre mercanzie. Di colpo si era alzato il vento. E la tempesta aveva impe­dito alla nave di proseguire. Subito era stato colpito dalla dolcezza dell’isola, dal profumo delle piante verdi e cariche di fiori anche se era pieno inverno

Elisabetta Villaggio ha studiato Filosofia all’Università̀ di Bologna e Cinema e Televisione all’ University of South California di Los Angeles. Insegna alla Rome University of Fine Arts e al Digital Art and Media. Ha lavorato in Tv come assistente alla regia, regista, autrice e consulente per programmi Rai, Mediaset e La7.
Il suo cortometraggio Taxi è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia, mentre il testo teatrale Marilyn, gli ultimi tre giorni ha vinto il premio “Donne e teatro” ed è stato portato in scena nella stagione 2011-2012. Autrice della mise en scene Io sono Virginia, in scena da maggio 2013, è autrice del romanzo Una vita bizzarra, pubblicato nel 2013 da Città del Sole Edizioni (Premio Anassilaos alla narrativa) e Fantozzi dietro le quinte, dedicato alla figura del padre ed edito da Baldini e Castoldi (premio Un mare di libri e premio Aracnea film and book festival). Ha co-sceneggiato il documentario Mostruosamente Villaggio, presentato al Bari International Film Festival e in onda su Rai3 nel marzo 2024, e ha collaborato alla sceneggiatura di Come è umano lei, in onda su Rai1 a maggio 2024.

Gerardo Passannante “Appunti di un colloquio interrotto”, NeP Edizioni

Una sera, un uomo che conduce da tempo una vita ritirata riceve la visita della donna che vent’anni prima aveva amato in maniera clandestina. Si innesca così un lungo e febbrile soliloquio, in cui a dare voce a emozioni contrastanti è la prospettiva di un io narrante, la cui memoria contrasta il fluire inesorabile del tempo, in un viaggio nelle profondità dell’animo umano.
Significativa è la struttura dell’opera, suddivisa in sei nastri, come quelli di una pellicola da avvolgere sull’onda della rimembranza.
Memoria e invenzione si intrecciano così in un romanzo sospeso nel tempo: rivolgendosi direttamente alla donna amata, il narratore porta avanti nel contempo un monologo e un dialogo tacito e silenzioso con la stessa.
L’amore è indagato con lucidità spietata: un’illusione, un pellegrinaggio senza meta, dove la verità sfugge perché forse non esiste. Non vi è soltanto la ricostruzione di un sentimento sul filo del ricordo, ma viene indagata parallelamente la crescita psicologica sia della ragazza amata che del protagonista, finendo così per interrogarsi sulla natura stessa dell’amore.
Con una narrazione intensa e stratificata, il romanzo indaga il desiderio, il disincanto e la lotta contro l’oblio, esplorando anche temi come turbolenze adolescenziali, l’emancipazione femminile e l’impatto di ipocrite convenzioni sociali sulla felicità.
Quella di Passannante è una prosa ricca di risonanze culturali variegate e di mezzi espressivi che oscillano dalla lingua colta a quella parlata, dando origine a una mescolanza verbale fatta di citazioni, termini di origine varia e neologismi. Talvolta ironia e punte di amaro sarcasmo colorano la pagina in quella che appare come una vera e propria resa dei conti
emotiva con un passato ancora sensibilmente presente. L’autore fa vibrare sensazioni, emozioni, paure e interrogativi scomodi a cui non sempre si è pronti a dare una risposta.

Gerardo Passannante è nato a Sicignanode gli Alburni (SA) nel 1951 e vive a Zurigo. È autore di vaste raccolte poetiche (“Canzoniere primo”, “Appunti di un colloquio interrotto”, “Ex Glebula Lux”, “Grumi”), romanzi, racconti, saggi, diari, aforismi, traduzioni dal francese e dal tedesco, e dell’opera teatrale “Sha Nagba Imuru” tratta dall’epopea di Gilgameš.
Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo la silloge poetica “Quasi un canzoniere” (Città del Sole Edizioni, 2017), i racconti “L’ora della mezzanotte” (Edizioni Minerva, 2018), i romanzi “Atto terzo” (Editrice Italia letteraria, 1981), “Atto gratuito” (Montedit, 2013) e i primi cinque libri del ciclo storico in sedici volumi “Il declino degli dèi”, comprendente: “Avvisaglie d’uragano”(2014), “Amore e disamore” (2015) e “Elogio della menzogna” (2017) pubblicati con Città del Sole Edizioni; “Costantino, l’infante di Naissus” (Il Seme Bianco, 2020) e “All’ombra della croce” (Armando editore, 2022).

Georgi Gospodinov “Il giardiniere e la morte”, Voland

“Di cosa parliamo quando parliamo della morte?
Della vita ovviamente, di tutta la sua incantevole fugacità.”

Un romanzo su quanto dobbiamo ai nostri padri, su cosa ci fa essere  quelli che siamo e una dichiarazione d’amore struggente: un figlio assiste il padre durante una lunga e crudele malattia. Lo ricorda lavorare in giardino, curare le piante da frutto, i fiori… pian piano il campo visivo si allarga ai vicini, ai conoscenti, all’intera Bulgaria povera e dignitosa.
Con l’abituale maestria Georgi Gospodinov ci racconta la vita di un uomo e le storie che compongono un’esistenza, ogni esistenza. Perché la fine dei nostri padri è la fine di un mondo.

L’autore 

GEORGI GOSPODINOV (Jambol, 1968), poeta, prosatore innovativo e raffinato, è lo scrittore bulgaro contemporaneo più acclamato a livello mondiale. Con il suo esordio narrativo, Romanzo naturale (Voland 2007), ha subito incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo. Con Fisica della malinconia (Voland 2013), finalista al Premio Von Rezzori e al Premio Strega Europeo, si è imposto sulla scena internazionale. Cronorifugio (Voland 2021) ha sancito la sua consacrazione e gli è valso il Premio Strega Europeo 2021 e l’International Booker Prize 2023.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Romanzo naturale

Cronorifugio Premio Strega europeo
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Veronica Galletta “Malotempo”, presentazione

[…]”Dopo Pelleossa, Veronica Galletta torna a Santafarra e, con la maestria che guida la sua penna, dà voce a un luogo martoriato da cui hanno origine tante delle crepe e storture di oggi, restituendoci una parte di Sicilia all’alba del terremoto del 1968″.(da minimum fax)

Paolino Rasura è tornato a Santafarra:  protagonista bambino di Pelleossa, ritorna adulto in Malotempo, ancora a Santafarra, il paesino siciliano, immaginario, dove è nato e cresciuto e da dove era scappato a Palermo per seguire la passione per l’arte e frequentare l’Accademia; una passione nata da una prova di coraggio e sfida dei suoi coetanei quando, entrando nel giardino segreto dell’anziano scultore Filippu, da tutti ritenuto pazzo, fra le sue teste in pietra di artisti, politici, scrittori, Paolino aveva trovato in lui un amico e scoperto la sua inclinazione.

Ora Filippu è morto e, nei giorni a cavallo fra la fine del 1967 e l’anno nuovo, alla vigilia del terremoto, Paolo torna per la prima volta al paese per il funerale dove il giardino e le opere dell’artista rischiano di fare spazio ad una moderna superstrada.
Paolo si aggira quindi per il paese tra vecchio e nuovo, tra sensi di colpa, rimorsi, rabbia tra ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Eppure Filippu ha lasciato proprio a lui foto e documenti preziosi…

Veronica Galletta è nata a Siracusa e vive a Livorno. Con Le isole di Norman (Italo Svevo Edizioni 2020) ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Con Nina sull’argine (minimum fax 2021) è stata finalista al Premio Strega e ha vinto il Premio Letteratura d’Impresa. Con il testo Pelleossa (minimum fax 2023) è stata finalista al Premio Neri Pozza per opere inedite.

Laura De luca “Ma l’amore no. Dialoghi con me stessa su mia madre”, Graphe.it

Un dialogo intimo e doloroso con la madre perduta, per ricucire i fili di un’esistenza spezzata. Un romanzo che ci invita a confrontarci con le nostre ferite più profonde e a trovare la forza di guarire.

Con un ritratto di Gianni De Luca

Graphe.it

Dal 26 aprile in libreria

Quando la madre, figura centrale nella vita di ogni individuo, viene a mancare, si spalanca una ferita profonda e si accende una ricerca di risposte che solo lei avrebbe potuto dare. Laura De Luca, in questo romanzo, intraprende un dialogo intenso con la sua memoria, dandole la forma di una conversazione tra la “Grande” e la “Piccola”, tra l’adulta e la bambina che un tempo era. La perdita diventa così l’occasione per esplorare il retaggio familiare, il rimpianto e l’amore perduto. Un percorso di riflessione che ci invita a rivedere il nostro rapporto con la crescita, la memoria e il dolore.

Una figlia unica con chi può condividere il dolore della perdita di una madre se non con se stessa, con quella se stessa di un tempo, che della cura e della confidenza della madre ha maggiormente beneficiato grazie alla limpidezza luminosa dell’infanzia?
All’indomani della morte di mia madre sono andata appositamente a cercare la me stessa piccola, ingenua e sapiente, fedele al ricordo e libera dai rimorsi. L’ho fatta parlare e poi maltrattata per gelosia, infastidita dalle sue contraddizioni e dalle sue ingenuità. Dalla sua voce infantile. Per capire alla fine che era molto più vicina di me alla verità. (Laura De Luca)

LAURA DE LUCA (Roma, 1957) radiogiornalista, conduttrice e autrice radiofonica, negli ultimi anni si è dedicata in particolare al recupero dello storico format delle interviste impossibili, sia come autrice che come regista, curandone diverse edizioni librarie e messe in scena teatrali. Ha siglato testi di saggistica, poesia e opere da lei illustrate. Sul sito www.lauradeluca.net firma il blog Cartoline da Marte. Questa qui pubblicata è forse l’intervista più impossibile di tutte: quella con se stessa sul tema irrisolto e struggente del rapporto con la madre.

Salvina Pizzuoli “L’altro giardino”, Edida

Nuova Edizione 2025

Dalla Quarta di copertina

Anche l’esistenza apparentemente più facile da descrivere è in realtà intessuta di una sostanza sfuggente, inafferrabile: è il tempo perduto, sparito nei gorghi della quotidianità. Ciò che chiamiamo la storia della nostra vita è solo ciò che emerge da questa massa informe: le parole nere che si stagliano sullo spazio bianco. È l’altro giardino della nostra esistenza, quello che non visitiamo mai.
Questo libro attraverso la sua originale struttura narrativa cerca di ricordarci che esiste, anche se non sempre ci pensiamo, segnalando con Spazio Bianco i momenti smarriti nell’abitudine quotidiana del vivere e riportando invece cronologicamente quanto resta nella memoria proprio perché inusuale, quindi immemorabile e dedicando ciascuna pagina ad ogni protagonista, evidenziando così il percorso personale di ciascuna.
Le storie sono quelle di nonne, madri, figlie, maestre, in una parola donne, alle prese con l’amore e con le sue infinite sfaccettature. Sono alla ricerca di una salvezza possibile, di un equilibrio praticabile, di un modo per affrontare l’eterno problema di vivere. Non tutte le soluzioni sono giuste; qualcuno riesce a trovare la sua via di fuga, altri si perdono.


“Nell’altro giardino” conclude la trilogia di Salvina Pizzuoli dedicata a protagoniste femminili che raccontano, composta da “Quattro donne e una cucina”, uno zibaldone di ricordi ricette curiosità e storia di alcuni ingredienti, e da “Il tempo smarrito. Memorie di un’ottuagenaria”, un romanzo breve ambientato storicamente nella Sicilia dei primi del Novecendo fino al dopoguerra in Puglia e in Toscana, un viaggio attraverso i ricordi tra storia e romanzo.

Dopo M. Magliani e D. Voltolini arrivano, nella collana Ronzinante, i nuovi titoli di Giorgio Vasta(Sicilia)Pasquale Vitagliano (Puglia)Giorgia Tribuiani (Abruzzo). OLIGO, dall’11 aprile in libreria

RONZINANTE: Tra narrazione e disegno, un modo nuovo per raccontare luoghi e territori nel cuore di grandi autori contemporanei

Giorgio Vasta Quartiere Libertà

Postfazione di Andrea Cortellessa

Disegni di Giulio Girondi

Collana: Ronzinante

OLIGO

 Palermo, di notte fermo a un incrocio, non lontano da dove viveva da ragazzino, l’autore rievoca i suoi incontri metaletterari con Sciascia e Pasolini, tra i ricordi dei palloni buttati nel cortile di un illustre vicino o i provini per fare la comparsa in un film. Poi, la notte diventa magica e i due grandi intellettuali si materializzano. Vivi, in carne e ossa, parlano di Palermo, di mafia, del non avere paura, in un dialogo surreale che trascende la verità tangibile.

Giorgio Vasta (Palermo, 1970) ha pubblicato Il tempo materiale (minimum fax 2008), Spaesamento (Laterza 2010), Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani (con Ramak Fazel, Humboldt/Quodlibet 2016), Tre orfani (Casagrande 2021), Palermo. Un’autobiografia nella luce (con Ramak Fazel, Humboldt), Come in sogno (con Michele Perriera, Glifo). Con Emma Dante ha scritto la sceneggiatura del film Via Castellana Bandiera (2013); sempre con Emma Dante ed Elena Stancanelli di Le sorelle Macaluso (2020) e di Misericordia (2023).

Giorgia Tribuiani Dissolvenza


Prefazione di Ezio Sinigaglia

Con disegni dell’autrice

OLIGO

Un racconto dedicato all’infanzia e alle vacanze estive, temi solo apparentemente sereni che possono in realtà celare un nodo di dolore, specie in chi resta, specialmente se si tratta di una bambina di soli otto anni; e nel vedere la dissolvenza del suo mondo felice si prefigurano già i riti di passaggio, la fine della fanciullezza e la disillusione dell’ingresso nell’età adulta. Così, nella scrittura di Giorgia Tribuiani, la voce malinconica di Gaia riesce, con poco e nella semplicità, a costruire un quadro complesso e coinvolgente.

Giorgia Tribuiani vive a Pescara e dirige con Giulio Mozzi la Bottega di Narrazione, per la quale ha ideato e conduce il Laboratorio del mistero. Dai suoi corsi di scrittura è nato il manuale Scrivere il perturbante (Dino Audino, 2023). Ha pubblicato i romanzi Guasti (Voland, 2018), Blu (Fazi, 2021) e Padri (Fazi, 2022), oltre ai racconti lunghi Binari (Hopefulmonster, 2022 – collana Pennisole, diretta da Dario Voltolini) e Superstar (Tetra, 2022). Il suo nuovo romanzo è in uscita nel 2025 per Il Saggiatore.

Pasquale Vitagliano A brulichio


Prefazione di Raffaele Nigro

Con disegni dell’autore

OLIGO

 In modo apparentemente agitato e confuso, questo significa a brulichio, Pasquale Vitagliano ci prende per mano e ci conduce in Puglia, nel cuore del Meridione, ma più propriamente nell’Oriente italiano. Tra santi e mafiosi, santuari e teatri, re che scappano, nuove province, arrivi e partenze, scopriremo una terra magica e dal fascino sempre nuovo. La Puglia, lo abbiamo detto, guarda ad oriente. Sarà per questo che non esiste ancora una linea ferroviaria diretta con Napoli. 

Pasquale Vitagliano, poeta e scrittore, è nato e vive in Puglia. Collabora con la “Gazzetta del Mezzogiorno”, “il Manifesto”, la rivista “Incroci” e con il blog La poesia e lo Spirito. Ha pubblicato numerose opere letterarie e saggi. Suoi racconti, articoli e poesie possono essere letti sul blog Nazione Indiana.

Della stessa Collana su tuttatoscanalibri

Dario Voltolini “Acqua chiusa”, Oligo Editore

AZUCAR la collana diretta da Davide Barilli  che rivela L’ALTRA FACCIA DI CUBA

Dal 4 aprile in libreria due nuovi titoli

Emerio Medina LA LUNGA NOTTE

OLIGO

Una città avvolta improvvisamente da un buio assoluto che la trasforma in una notte eterna e senza speranza. Una boscaglia misteriosa che diventa impervio confine con la libertà, da attraversare come via di fuga da una vita opprimente, seguendo una guida dagli occhi di cervo. Nei due racconti che compongono questo libro, La lunga notte e La partenza, Emerio Medina colloca i suoi personaggi in luoghi di Cuba di cui non conosciamo il nome. Metafore di una realtà distopica e oggettiva allo stesso tempo, tra percorsi inquietanti e incerti, in cerca di una salvezza che porta al Nulla, questi racconti ci immergono nella natura spettrale di una tenebra labirintica, in un viaggio denso di trappole ed enigmi, nella sensazione di essere separati dalla realtà convenzionalmente intesa. Due storie esemplari che riguardano la sopravvivenza della specie umana, il suo adattamento a un futuro poco promettente e la sua probabile evoluzione.

EMERIO MEDINA (Mayarí, Cuba, 1966) ha studiato ingegneria meccanica nell’ex URSS. Ha iniziato a scrivere tardi, nel 2003, ma ha ottenuto i più importanti premi letterari di Cuba, come il Casa de las Américas, nel 2011, con il libro di racconti La bota sobre el toro muerto. Tra i suoi libri ricordiamo Sarubí, el preferido de la luna (romanzo per bambini, 2009), Café bajo sombrillas junto al Senna (2010, Premio UNEAC per il racconto 2009), La línea en al mitad del vaso (2016, Premio Alejo Carpentier per il racconto), Los fantasmas de hierro (2015) e Los habaneros nunca invitan a comer (2024).

 Alberto Guerra Naranjo LINCON LA VOCE

OLIGO

Una spallata casuale davanti a una banca scatena un vero e proprio flashback tra due vecchi musicisti che non si vedevano da trent’anni. Di colpo, dalla cassaforte del tempo riemerge l’epoca di un’Avana stupefacente. La città delle grandi orchestre da ballo, delle folle oceaniche che riempivano cabaret e teatri. Un rincorrersi di memorie e vendette che dall’Avana di oggi ci immerge in quella negli anni Settanta, in un rutilante caleidoscopio di storie vere e ipotetiche. Un concerto di parole e immagini, tra miserie e ambizioni, sensi di colpa e storie individuali, intrecciate nelle tournée di un’orchestra habanera e dei suoi due protagonisti: Cuqui Sierra, pianista ambizioso e senza scrupoli, e Lincon, cantante dalla voce prodigiosa e dal destino infelice.

Alberto Guerra Naranjo (La Habana, 1963). Laureato in Storia e scienze sociali, è docente, regista e scrittore, nonché vicepresidente della sezione di narratori dell’UNEAC (Unione Nazionale Scrittori e Artisti Cubani). Fra i più conosciuti scrittori della Cuba contemporanea, ha pubblicato Disparos en el aula (1992), Aporías de la Feria (1994), Blasfemia del escriba (2000), La soledad del tiempo (2009) e Los conjurados (2022) e ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, fra cui per due edizioni quello de “La Gaceta de Cuba” (1997, 1999).

Della stessa collana su tuttatoscanalibri

AZUCAR: i primi due titoli

Alice Basso “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”, presentazione

[…]”ho ben ventisette sveglie ogni giorno per ricordarmi di lavorare, di mangiare, di andare a letto, di smettere di pensare. Soprattutto faccio troppe domande, dicono. Perché per me è essenziale che ogni cosa abbia una spiegazione. Per questo dirigo una rivista online di enigmistica dove ogni gioco, rebus o anagramma ha una soluzione univoca. Mi fa sentire al sicuro. So che siamo in pochi a ragionare così. Ora, però, è successo qualcosa che ha scombinato le carte”.[…] (da Garzanti Libri)

La colpa è tutta del fratello gemello, Febo, che dopo un rapido successo come giallista, al secondo best seller si è impantanato nel blocco dello scrittore che cerca di sciogliere riaccendendo l’ispirazione tra varie e disparate attività nella speranza di ritrovare l’ estro perduto o in pausa.
Ed eccolo quindi frequentare in  una scuola di magia un corso di prestidigitazione di cui ha però  intravisto risvolti sinistri: convince così la sorella a partecipare. Reputa infatti Atena in grado di aiutarlo a chiarire il mistero proprio perché fra le caratteristiche della sua personalità, che non sopporta le sorprese, con difficoltà gestisce le emozioni e ha problemi di relazioni sociali, tanto che conduce una vita solitaria scandita solo dai continui scambi con lui e tra i suoi giochi enigmistici, c’è una geniale capacità di cogliere e prestare attenzione ai più minuti dettagli, abilità che la rende una perfetta detective.
Dopo un’iniziale riluttanza Atena si farà incuriosire dai sospetti e  affiancherà il fratello e i compagni di corso

Nell’incipit due delle ventisette sveglie…

È lunedi 16 settembre, sono le 16.43, io alzo la testa di scatto e sento che devo chiamare mio fratello.
Sedici e quarantatré. Un vero peccato. Altri due minuti e sarebbe suonata la sveglia. Sarei arrivata giusta giusta alla fine dell’ora e mezza destinata alla costruzione del cruciverba crittografico settimanale. Pace: quando sento che devo chiamare, devo chiamare. […]
lo voglio bene a mio fratello, ho condiviso un utero per otto mesi e mezzo con mio fratello senza strangolarlo, ma nessuno sa esasperarmi quanto lui. E un eczema vivente, l’ortica del prato della mia vita. Sa sempre con precisione la cosa da dire più capace di farmi venire le bolle. Per esempio, adesso: “Facciamo un’oretta”.
Odio quando mi risponde cosi approssimativamente, cioè sempre. E lui lo sa. Non lo sapesse, ma lo sa. Da trent’anni, lo sa. Facciamo ventinove, ché il primo anno non è che abbiamo parlato molto.
Comunque: meglio che ci pensi io, tanto ho già ventisette sveglie impostate lungo il corso della giornata e una in più non mi cambia nulla, anzi, meglio, si avvicina di più alla cifra tonda. «Ti chiamo io, metto una sveglia fra un’ora e quindici minuti. Sehnò tu o ti dimentichi o mi chiami in ritardo, e io intanto non riesco a fare: niente.» […]
Mio fratello chiude la telefonata con un «Ora vado» e io subito subitissimo, come prima cosa sennò poi mi dimentico, imposto la sveglia. Apro quella già esistente genericamente etichettata Richiamare F., che oggi sarebbe dovuta rimanere silenziosa ma la vita sa sempre sorprenderti, la attivo e aggiomo l’orario a un’ora e quindici minuti da adesso.
Poi mi viene un sospetto e controllo. Merda: suonerà due minuti dopo la Sveglia Delle Ricerche, il che significa che m’interromperà proprio appena avrò iniziato a tentare di concentrarmi sulle ricerche online per la sezione Wunderkammer della mia rivista. Dunque riapro Richiamare F. e la cambio a un’ora e tredici minuti, cosi le due sveglie coincideranno. Ordine e rigore, che bello: tutto ciò che vorrei nella vita.

ALICE BASSO è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni, canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne. Con Garzanti ha pubblicato le avventure della ghostwriter Vani Sarca: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome (2015), Scrivere è un mestiere pericoloso (2016), Non ditelo allo scrittore (2017), La scrittrice del mistero (2018) e Un caso speciale per la ghostwriter (2019), più i racconti La ghostwriter di Babbo Natale (2017) e Nascita di una ghostwriter (2018). Con Il morso della vipera (2020), Il grido della rosa (2021) e Una stella senza luce (2022) ha inaugurato una nuova serie ambientata nell’Italia degli anni Trenta.

Maddalena Baldini “L’estate della pioggia”, Armando Editore

Armando Editore

prefazione di Alberto D’Atanasio

Un amore che stravolge la quotidianità, un’amicizia messa a dura prova dalla violenza dell’esistenza e una vita fragile, smarrita nei meandri di una mente difficile da decifrare. 

Il romanzo pone interrogativi universali: tutti amano e soffrono allo stesso modo? La protagonista si interroga su questo e molto altro, ripercorrendo i propri ricordi, innescati da un odore sgradevole e nauseabondo, simbolo di una pioggia che non porta sollievo.

Ecco quello strano odore nell’aria… Era talmente forte che entrava nel naso e stava lì, come a riposo, per ore intere e senza dare il minimo cenno di voler svanire. Lo trovava talmente pungente
e aguzzo – questo aggettivo non era proprio indicato per descrivere un odore ma rendeva bene l’idea – da percepirlo anche negli armadi del secondo piano di casa, tra le lenzuola e le coperte, sui
cuscini, tra le pieghe della vecchia poltrona e, inaspettatamente, faceva la sua comparsa anche durante l’ora del pranzo o della cena. Non voleva mai cedere il passo a qualche altra piacevole fragranza o… perché no? Magari anche a un altro ripugnante odore che, a confronto, sarebbe stato ben accetto

Maddalena Baldini, nata a Pontremoli (MS) e residente a Milano, è laureata in Lettere Moderne con indirizzo in Storia dell’Arte. Dopo un’esperienza iniziale come storica dell’arte, si è dedicata al giornalismo enogastronomico, conseguendo un master specifico nel settore. Attualmente collabora con diverse testate food and beverage, occupandosi anche di comunicazione ed eventi.