Leggi la recensione di Michele Lauro da Panorama Libri
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Alice Munro, nata nel 1931 a Wingham, in Canada, è autrice di numerose raccolte di racconti come in Nemico, amico, amante…, che ne comprende nove a partire da Nemico, amico, amante che apre la raccolta e le dà il titolo. In Italia è stata tradotta a partire dagli anni ’90 e i suoi scritti sono stati pubblicati da Einaudi. La sua intera opera consta al momento di tredici raccolte di racconti e un romanzo Lives of Girl and Women, “‘La vita delle ragazze e delle donne’, pubblicato per la prima volta in Canada nel 1971. Nel 2013 ha ricevuto il Nobel per la letteratura perché “maestra del racconto breve contemporaneo”.
Per saperne di più: Alice Munro su mangialibri
Dalla Quarta di copertina:
Nove racconti perfetti: la musica del quotidiano, il gioco smorzato dei sentimenti e delle allusioni. […] La scrittura della Munro è aperta, lussureggiante, fatta di accadimenti e particolari necessari. Il paesaggio canadese, la natura selvaggia del Nord Ovest partecipano alle emozioni dei personaggi, integrano la loro storia, determinano le loro decisioni.
I temi indagano i legami familiari, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la quotidianità, vicende apparentemente normali, di cui discopre i lati oscuri e denuda i moventi psicologici, dove il tempo dell’azione e le parole giocano un ruolo essenziale. Nelle sue storie non lineari possono emergere all’improvviso verità o memorie “nascoste” tra le pieghe narrative o nel tempo della memoria dei protagonisti, tanto che, come scrive Fabrizio Coscia in “Alice Munro, cara vita ti scrivo”, portando ad esempio il racconto “Ortiche”, l’azione del racconto “viene spostata avanti e indietro” ed ha “un duplice scopo: quello di dilatare e potenziare i limiti intrinseci del genere racconto, assomigliandolo quanto più possibile al romanzo. Le digressioni, e il loro rapporto cronologico con l’azione del romanzo, svolgono un ruolo di fondamentale importanza, in quanto manipolano il tempo, lo dilatano, e lo riflettono nell’interiorità dei personaggi”.
S.P.

dal risvolto di copertina:
Come accade che il tempo che abbiamo vissuto diviene la nostra vita?
È questo il nodo affrontato da Gli anni, romanzo autobiografico e al contempo cronaca collettiva del nostro mondo dal dopoguerra a oggi, nodo sciolto in un canto indissolubile attraverso la magistrale fusione della voce individuale con il coro della Storia. Annie Ernaux convoca la Liberazione, l’Algeria, la maternità, de Gaulle, il ’68, l’emancipazione femminile, Mitterrand; e ancora l’avanzata della merce, le tentazioni del conformismo, l’avvento di internet, l’undici settembre, la riscoperta del desiderio. Scandita dalla descrizione di fotografie e pranzi dei giorni di festa, questa «autobiografia impersonale» immerge anche la nostra esistenza nel flusso di un’inedita pratica della memoria che, spronata da una lingua tersa e affilatissima, riesce nel prodigio di «salvare» la storia di generazioni coniugando vita e morte nella luce abbagliante della bellezza del mondo.
Lampi, lunghi flash della memoria, sequenze, immagini compongono le pagine di questo romanzo particolare, segnano gli anni della vita dell’autrice che testimonia ai ricordi un valore non solo emozionale. “Tutte le immagini scompariranno”, la frase con cui si apre. E così si conclude “Salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più”.
Annie Ernaux ha vinto con Gli anni il Premio Strega Europeo nel 2016
S.P.
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su mangialibri la recensione di Romina Arena

In Almarina, vediamo da vicino il carcere minorile di Nisida, una ragazza romena violentata da suo padre che poi è finita qui, una donna cinquantenne che ha visto il corpo morto di suo marito, freddo, in obitorio e che qui insegna matematica, un comandante che rimane umano anche nelle mura fredde di un’istituzione. E vediamo le contraddizioni dello stare fuori – la solitudine, la rabbia, il corpo che invecchia, i ricordi e il dolore, ma anche lo splendore di una città, Napoli, che ribolle di vitalità – e dello stare dentro – rinchiusi, i ragazzi non delinquono, non si fanno uccidere, è vero, ma cosa pèrdono, cosa saranno fuori, e in che modo la reclusione li violenta? E soprattutto, di chi è la colpa se questi ragazzi sono qui?

L’esordio di Chiara Parenti nello “young adult”
Un attimo di beatitudine
alla ricerca di se stessi
di Elena Torre
Da pochi giorni in tutte le librerie “Un intero attimo di beatitudine” il nuovo romanzo di Chiara Parenti. Toscana doc, vive in un minuscolo paesino alle porte di Lucca, con marito, figlio e una tribù di animali. E con questo nuovo libro intende proseguire il mood avviato con “La voce nascosta delle pietre” che ha segnato l’inizio dell’avventura con Garzanti, e poi, l’anno scorso, con “Per lanciarsi dalle stelle” in cui la protagonista Sole convive da sempre con un sacco di paure e insicurezze. E ora dalle paure di Sole alle avventure di Daniel. «Quello di Daniel è un viaggio alla ricerca di se stessi, una storia delicata e romantica, una grande e meravigliosa avventura – dice Chiara Parenti – Soprattutto è il mio primo young adult, e scriverlo è stata una bella sfida. A proposito di paure, sono uscita dalla mia confort zone. Daniel è un ragazzo di diciotto anni, misterioso, riflessivo e taciturno che, con la sua inseparabile Polaroid, ama catturare la bellezza che salverà il mondo». Il titolo riprende l’ultima frase de “Le notti bianche” di Dostoevskij: “Un intero attimo di beatitudine! È forse poco per colmare la vita di un uomo?”. «L’idea della storia è una riflessione su quei preziosi istanti di felicità, che anche solo per poco ci riempiono l’anima di una gioia sconsiderata, facendoci amare la vita nonostante le sofferenze che ci procura – dice ancora l’autrice – Daniel è alla ricerca di questi attimi di beatitudine perché ne ha bisogno, per un motivo particolare che scoprirete, ma in fondo credo sia quello di cui abbiamo bisogno tutti».
Ambientato a Londra, il protagonista è Kurt un dirigente di divisione dell’Ufficio nazionale di statistica britannico. Una mente matematica e razionale quindi che si trova ad affrontare un fenomeno insolito: una serie incredibile di colpi di fortuna. Ma perché Kurt non è contento di tanta benevolenza?
Benevolenza cosmica racconta il tentativo del protagonista di sfuggire a una serie incredibile di coincidenze fortunate che lo perseguitano da tre mesi.
Dal RISVOLTO
A Kurt O’Reilly non ne va bene una. Ma una, eh? Il medico cui si rivolge per un piccolo fastidio gli spiega, esterrefatto, che in tutti i casi conosciuti quel problema ha un esito nefasto – tranne che nel suo. Sul lettino di un tatuatore, una sensazionale pornostar gli lascia intravedere un paradiso a portata di mano. I soldi investiti distrattamente non fanno che moltiplicarsi. Persino il tassista che lo scorrazza in una Londra appena spostata nel futuro insiste per pagargli lui la corsa. No, decisamente qualcuno trama alle sue spalle, e a Kurt non resta che tentare di capire chi, e perché. Un po’ alla volta una macchinazione verrà fuori, in effetti, ma non possiamo dire altro: perché la macchinazione è questo singolare, trascinante, divertentissimo romanzo.
Due donne al bivio angoscioso della maternità
“Alzati e corri, direttora” della pisana Silvia Volpi al debutto con Mondadori (228 pp. 18 euro). È un giallo la cui protagonista, la “direttora” di un quotidiano cittadino, si preannuncia come un personaggio scoppiettante e sorprendente.
Vai all’assaggio del romanzo e all’intervista di Nicola Stefanini