La sera scese con un’immediatezza snervante, come un sipario abbassato in fretta su uno spettacolo amatoriale andato nel peggiore dei modi. E poco dopo l’uomo si rese conto che il buio non era dovuto al tramonto del sole ma al treno, entrato in una fitta foresta dopo aver percorso distese di neve per l’intero pomeriggio.

Con questo fosco paesaggio si apre il romanzo: buio, neve, due personaggi senza nome, un uomo e una donna, marito e moglie, un viaggio e la sua conclusione rocambolica fino all’arrivo nell’hotel che nulla ha di meno inquietante rispetto al paesaggio in cui i due protagonisti sono presentati.
La hall dell’albergo era buia e somigliava a una caverna, nella penombra non si distinguevano le pareti. Per arrivare al banco della reception, che si ergeva come un altare in fondo all’immenso ambiente, di fronte alle porte d’ingresso girevoli, marito e moglie dovevano attraversare un’ampia distesa di moquette a motivi arzigogolati che si susseguivano all’infinito. Dietro l’alto banco di legno, sul quale erano appollaiati due enormi grifoni di bronzo, ognuno dei quali sorreggeva nel becco una lanterna di ferro con i vetri colorati, c’era una giovane donna con la divisa dell’albergo. Se ne stava impalata fra le due lampade e fissava tranquilla davanti a sé, inanimata e inquietante come le due creature che la fiancheggiavano.
Un viaggio con una meta precisa in un paese del nord Europa, non meglio identificato, la meta un orfanotrofio. La donna è malata, al termine della vita, il marito non è sempre all’altezza del compito di accompagnatore e si lascia trascinare in avventure/disavventure con alcuni personaggi incontrati nell’albergo: interessanti figure-simbolo d’altruista, di sfruttatore, di disincantato, di manipolatore, tratteggiate come fantasmi, burattini senza tempo e senza età. L’atmosfera è surreale e onirica. pare di vivere dentro un sogno–incubo dove per il lettore è difficile separarsi dalle pagine, per sapere, forse anche per capire il gioco letterario, fino all’imprevedibile quanto enigmatica conclusione: l’uscita dal mondo del buio, dalla morte e dal disincanto, verso la luce la vita o la realtà? Un testo che si può leggere e interpretare con chiavi diverse ma che non lascia di certo indifferenti anche se non sempre pienamente soddisfatti per le molte domande che rimangono aperte.



Quattro amiche e un viaggio: da Napoli alla Turchia. Quattro donne diverse di cui una è voce narrante. Non più giovanissime, partono, stringendosi attorno a chi ha subito un lutto terribile. Non semplici donne in un viaggio, ma amiche, come sorelle, che sanno stare accanto le une alle altre, perché il peso del dolore condiviso aiuta a sopravvivere. Ciascuna con il proprio bagaglio di esperienze, di amori, di dolori nel cui vissuto ci sono stratificate le esperienze e le aspirazioni delle donne, di tante, un’intera comunità che non ti fa sentire solo perché la solidarietà ti salva e libera.
Vincitore del Premio Goncourt 2019
Tre voci narranti: un medico psichiatra Germán Velazquez Martín,
Un romanzo breve “Nives”, lungo una telefonata. Un breve antefatto e poi il dialogo tra la protagonista e il veterinario, la motivazione una telefonata d’emergenza che ha per oggetto una gallina imbambolata per poi diventare, sull’onda dei ricordi, una lunga chiacchierata rivelatrice tra due persone in là con l’età, l’una provata dalla morte recente del marito e dalla solitudine, l’altro che affoga spesso nell’alcool buona parte dei suoi pensieri. Sullo sfondo dei fatti, che pian piano si rivelano e svelano nella rilettura a posteriori e a distanza di tempo, la Maremma e i suoi linguaggi.
Andrea ed Edith, così diversi, così inconciliabili: eppure saranno i protagonisti di una grande storia d’amore, parafrasando il titolo che Susanna Tamaro ha dato al suo nuovo romanzo. Vite studiate e analizzate in una genesi lenta, come dichiara l’autrice in un’intervista sul Corriere. “dieci, quindici anni di lavoro. Ricostruisco la genealogia dei personaggi, i comprimari, tutto”. E in più in questo romanzo aggiunge il mare, grande assente nei suoi altri lavori, strana mancanza per lei triestina di nascita. Capitano di mare lui, lei giovane ribelle, si incontrano su un traghetto diretto in Grecia: e da qui un susseguirsi di incontri e partenze, un trovarsi e un perdersi. Eppure, Andrea, con il cui monologo si apre il romanzo, racconterà ad Edith assente tra ricordi e sofferenza come la solitudine lo attanagli “Forse perché, nella distrazione in cui spesso galleggio, fra tutti i pensieri possibili non era mai comparso questo: che tu te ne saresti andata e io sarei rimasto qui, nella nostra casa, a fare la vestale delle tue api”.