Michele Ghiotti “Acutezza”, Alcatraz

Un romanzo di autodeterminazione femminile, che accanto al tema dell’identità celebra l’arte in tutte le sue forme

Copertina del romanzo di Michele Ghiotti "Acutezza", Alcatraz

«Cos’è per te l’arte?».
«Per me l’arte è un’infestazione reciproca».
«Cosa intendi dire?».
«Che l’arte prende vita quando l’artista e lo spettatore si incontrano»

Collana Labirinti 8

Alcatraz

Dal 22 maggio

Acutezza esplora il percorso femminile verso l’autodeterminazione, raccontando la fatica di emanciparsi dal giudizio e dalle aspettative esterne. È un romanzo che mette al centro l’arte in ogni sua forma, ricorrendo a suggestioni surreali per indagare temi complessi, come il legame profondo e spesso ambiguo che unisce lo spettatore all’opera d’arte.

Cosa cercano l’artista e lo spettatore nell’opera d’arte? A che prezzo, soprattutto personale, l’artista crea? Sono queste alcune delle domande che Ghiotti esplora nel suo romanzo d’esordio, Acutezza. In una ex colonia marina ristrutturata si svolge la prima edizione della residenza artistica Acumen, intitolata alla memoria di Amalia Simonetti, immaginaria intellettuale nota per il suo lavoro di valorizzazione delle donne nell’arte. Ospiti della residenza sono quindi cinque artiste: una pittrice e body artist, una fotografa, una musicista, una scrittrice e una critica letteraria. All’arrivo di Giulia, la fotografa, il crollo di una parte del soffitto del salone d’ingresso rivela un elemento architettonico nascosto, un oculo, chiuso da vetrate annerite. Attraverso di esso nella colonia si manifesta un’entità, un «osservatore inosservabile» che è contemporaneamente occhio, orecchio, narice, mano e bocca. È una presenza che torchia i personaggi, obbligandoli a sopportare una crescente acutizzazione di uno dei cinque sensi, quello maggiormente associato con la loro arte. In breve tempo, l’eccessiva sensibilità crea condizioni drammatiche ed estreme. Le residenti dovranno affrontare paure e traumi profondi, un percorso in crescendo che le condurrà alla scelta decisiva: accettare l’oculo o tradire la propria arte – e se stesse?

INCIPIT

Era appena entrata nell’atrio quando udì, sopra di lei, schiocchi di ferro spezzato, seguiti da uno schianto secco.
«Cosa cazzo…».
Il boato arrivò improvviso, assordandola. Il pavimento tremò. La ragazza si ritrasse, coprendosi il viso con l’avambraccio destro. Un polverone bianco saliva dai calcinacci al centro del salone.
Rimase immobile, in ascolto. Una pioggia di fiocchi di gesso ticchettava sul pavimento scheggiato. Quando i rumori si spensero, decise che il pericolo era passato e i suoi passi risuonarono contro le pareti, il sinistro un po’ strascicato. C’erano ovunque scaglie di gesso, frammenti di rete metallica e brandelli di lana di vetro.
Una voce si levò dalla coltre che si stava diradando.
«C’è qualcuno?».
Un ragazzo alto e smilzo avanzava verso di lei con una mano sopra la testa, agitando l’altra davanti a sé per disperdere il polverone.
«Tutto bene?».
Lei annuì e lui allungò l’altra mano. Era conciata da calli e graffi, le unghie macchiate di vernice. Aveva una faccia da ragazzino e piccoli occhi azzurri.
«Piacere, Teo. Sono il custode».
«Piacere, Giulia».
Dopo essersi presentata si tolse gli occhiali e li spolverò con il bordo della felpa.

Michele Ghiotti (1989) è nato a San Marino, dove insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Nel 2021 ha pubblicato la raccolta poetica Preistoria primavera (Italic Pequod). Suoi racconti sono apparsi sulle riviste BlamCarieCrackMalgrado le moscheRetabloid. Il suo racconto fantascientifico Carne della mia carne, occhi dei miei occhi è stato finalista al Premio Calvino 2024 (Call Trame Interspecie). Acutezza è il suo primo romanzo.

Chiara Misceo “Ritagli di me”, NeP Edizioni

Copertina del testo di Chiara Misceo "Ritagli di me", NeP Edizioni

“Ritagli di me” di Chiara Misceo è un volume intimo e originale, lontano dal concetto tradizionale di libro. Più che un testo da leggere, è infatti pensato come un journal da vivere e completare: uno spazio personale tutto al femminile in cui parole, immagini, colori e ricordi diventano strumenti per raccontarsi e riscoprirsi.

Un percorso di introspezione che invita a rallentare, a prendersi cura di sé e a dare voce a emozioni spesso lasciate in silenzio. Ogni pagina offre la possibilità di trasformare pensieri invisibili in qualcosa di concreto, creando un dialogo autentico con la propria interiorità. Non serve saper scrivere o disegnare: basta lasciarsi guidare dall’istinto e dalla sensibilità personale.
Attraverso riflessioni e frammenti di memoria, il libro accompagna la lettrice in un viaggio delicato ma profondo. Si parte dalle proprie radici e dalla storia personale, passando per il presente, i sogni realizzati e quelli ancora custoditi nel cuore. Si esplorano le sfumature che meglio rappresentano la propria identità, le persone che hanno lasciato un segno, gli affetti scelti e quelli familiari, fino ai piccoli dettagli quotidiani capaci di donare serenità.
Ogni pagina compilata diventa uno specchio, un rifugio in cui sentirsi accolte e al sicuro. I fogli si trasformano così in uno spazio in cui custodire ricordi felici, profumi dell’infanzia, tradizioni tramandate, luoghi del cuore e oggetti simbolici che racchiudono parti profonde di sé.
Un invito a guardarsi dentro, con la consapevolezza del proprio cammino, della propria femminilità, di ciò che si dona agli altri e di quei gesti semplici che aiutano a sentirsi bene e in armonia con se stesse. Un viaggio creativo fatto di carta, colore e memoria, che accompagna la lettrice verso una riconnessione sincera con la propria essenza.

L’autrice, che da oltre vent’anni insegna decorazione, offre uno spazio da abitare lentamente, dove ogni frammento raccolto contribuisce a ricomporre, con cura e amore, le parti più autentiche di sé. Per raccontare chi siamo stati, chi siamo oggi e chi stiamo diventando, ma anche per riconoscere la propria forza, accogliere le fragilità e riscoprire la bellezza nascosta nelle tracce della propria esperienza.

Valeria Ancione “L’amore brucia”, Vallecchi

Valeria Ancione racconta l’eterno equilibrismo tra caduta e salvezza. Un romanzo feroce sull’illusione del “per sempre” e sul coraggio di scegliere

Copertina del romanzo di Valeria Ancione "L'amore brucia", Vallecchi

Vallecchi

In libreria dal 29 maggio 2026

Non è una storia d’amore: è un incendio che non riesce a spegnersi.
Milo ha due vite, una che resta e una che brucia.
Flora è il suo eccesso, la crepa da cui entra luce e da cui esce tutto.
Dieci anni a sfidare il vuoto senza cadere, a rimandare la scelta che chiede un nome, una forma, un futuro. Ma il tempo non è neutrale: prende posizione, pretende. E quando l’amore diventa domanda “dove stiamo andando?” ogni risposta è una ferita.
Tra corpi che si cercano e promesse che si sottraggono, tra la sicurezza che consola e il desiderio che divora, Milo e Flora camminano sul bordo di un addio lungo una vita. Il loro è un amore fondato sull’addio 
Un romanzo feroce, carnale e intimo sull’illusione del “per sempre” e sul coraggio o la paura di scegliere. Perché certi amori bruciano ma non si consumano. Resta solo da capire se fa più male lasciarsi bruciare o allontanarsi da quel fuoco.

L’Autrice sceglie di far parlare Milo direttamente, permettendo al lettore di entrare nei suoi pensieri più intimi, nelle sue paure e nelle sue contraddizioni. È un uomo che si mette a nudo, mostrando non solo la sua forza (o il suo egoismo) nello sdoppiamento della sua esistenza, ma soprattutto estreme vulnerabilità e fragilità emotive. 
La Ancione riesce a creare un protagonista maschile credibile proprio perché gli attribuisce una complessità emotiva che spesso viene negata agli uomini nella narrativa tradizionale. 

Dichiara Valeria Ancione: “Dopo quattro romanzi al femminile ho scelto una voce maschile, e volutamente in prima persona, per esaltare forse il lato femminile che spesso si trova in un uomo. Il romanzo è una storia d’amore, ma anche di tradimenti, di vita doppia. Milo ha una moglie, due figli e una fidanzata. Questa è la sua non convenzionale decisione, che a Flora non sta bene perché vuole la propria famiglia tradizionale. Se avessi messo una donna che sceglie i figli, sceglie di non andarsene per loro sarebbe stato tutto regolare, corretto, mentre un uomo è uno stronzo egoista. Volevo ribaltare questo luogo comune, questo pregiudizio. E forse sperimentare emozioni diverse nei panni di un uomo”

Incipit: 

Scendo dallo sgabello, calpesto il parquet, cerco un rumore che rompa questo silenzio opaco. Faccio un giro su me stesso e sposto l’aria. Fuori piove, dentro pure. C’è la musica ma non la sento. Siamo scacchi fermi che aspettano la mossa: mia, sua, non importa di chi purché arrivi e sblocchi questo gioco infernale e liberi l’amore, incagliato com’è nell’amore stesso. Mi allontano dalla tavola scompigliata, dal suo naso che tira muco di lacrime, dai suoi occhi che sbirciano e si nascondono. Vorrei che la smettesse di piangere, provo una tenerezza dimenticata, quella che da dieci anni mi inchioda a lei, alla bambina di cui mi sono innamorato. «Se piangi ancora annega tutto in questo torrente di lacrime», le direi. «Mi abbracci», mi direbbe. E ricominceremmo. Dopo l’ennesimo equilibrismo sul vuoto che da sempre ci fa tentennare e tremare tra caduta e salvezza. Ci siamo creduti salvezza; e, potenti, quel vuoto abbiamo sfidato senza caderci dentro.

 Valeria Ancione (Palermo, 1966) cresciuta a Messina, con radici anche a Ragusa, si sente visceralmente e irrimediabilmente siciliana, nonostante viva a Roma dal 1989, dove è arrivata per completare gli studi di giornalismo e dove è rimasta per lavoro e poi per famiglia. Giornalista del Corriere dello Sport dal 1991, ha operato in tutti i settori del giornale, ma ha scritto prevalentemente di donne. Il calcio femminile è diventato dal 2013 la sua battaglia contro la discriminazione di genere. I ritratti di donne del calcio sono un appuntamento fisso sul mensile Il Guerin Sportivo. Parla di libri, soprattutto sportivi, sul sito del suo giornale. Ha esordito nella narrativa nel 2015 con La dittatura dell’inverno (Mondadori, 2015; ripubblicato dal Narratore 2024). Tra gli altri libri si ricordano Volevo essere Maradona (Mondadori, 2019), Il resto di Sara (Arkadia, 2022), E adesso dormi (Arkadia, 2023). Tutti i suoi titoli si possono ascoltare in audiolibro (Il Narratore e Piemme). In concomitanza con Vallecchi, il Narratore pubblica l’audiolibro de L’amore brucia. Ha curato un’antologia di racconti Effetti collaterali di bellezza (Il Narratore, 2025) il cui ricavato è per parte sua e degli autori devoluto all’Associazione Arcobaleno della Speranza ODV.

Mattia Insolia “La vita giovane”, Mondadori

Il romanzo di Mattia Insolia selezionato per l’assegnazione del Premio dei Lettori Lucca-Roma 2026, XXIX edizione
Appuntamento con l’autore mercoledì 29 aprile 2026 alla Libreria Feltrinelli di Lucca

Copertina del romanzo di Mattia Insolia "La vita giovane", Edito da Mondadori, selezionato per l’assegnazione del Premio dei Lettori Lucca-Roma 2026, XXIX edizione
Appuntamento con l’autore mercoledì 29 aprile 2026 alla Libreria Feltrinelli di Lucca

“La vita giovane”: mercoledì 29 aprile 2026 alle 18 alla libreria Feltrinelli di Lucca, la Società Lucchese dei Lettori – Francesca Duranti presenta un altro dei romanzi selezionati per la 39sima edizione del Premio dei Lettori Lucca-Roma, realizzata grazie al sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca. Si tratta di “La vita giovane”, Mondadori editore: sarà ospite l’autore, Mattia Insolia.

Il romanzo. Teo ha ventotto anni e tra sé e la sua adolescenza ha messo molti chilometri e altrettanti silenzi. Milano gli ha concesso l’anonimato, avventure sessuali e soprattutto la possibilità di dimenticare. Quando però due dei suoi migliori amici del liceo, Giorgio e Matilde, si sposano, decide di tornare a casa, nella città di provincia in cui è cresciuto dopo quasi dieci anni di assenza. Qui ritrova il gruppo di amici dell’epoca: oltre agli sposi – monade a due teste fin dalla terza superiore – ci sono Sofia, il suo amore mancato, Tommaso, l’indomabile, e Marta, la più fragile e misteriosa del gruppo. Dal primo all’ultimo anno di liceo sono stati loro sei: sempre insieme, visceralmente legati, inseparabili. Forse a tenerli uniti erano le ferite da cui ognuno dei sei, così giovane, era già segnato. Ma anche la sete di vita, amore, allegria sfrenata; in qualche modo, di futuro (“il futuro ci era stato promesso, ci avevano detto che sarebbe stato stupendo”). Finché, l’ultimo anno di liceo, un incidente non ha spezzato violentemente la loro amicizia: insieme, hanno fatto qualcosa di irreparabile, e quell’evento ha scavato in ognuno di loro un’insaziabile voglia di fuggire. Che adulti sono diventati? Che fine hanno fatto i loro sogni? Lo scopriamo durante i tre giorni che precedono il matrimonio, perimetro e conto alla rovescia di questa storia, che si muove avanti e indietro nel tempo in modo sapiente e implacabile, fino a condurci al momento in cui tutti i fili si riannodano e le verità di ognuno vengono a galla.
Appena trentenne, Mattia Insolia scrive questa storia da una posizione eccezionale, quella di chi ha il talento e l’esperienza per raccontare la sua generazione dal di dentro. Lo fa mettendo in scena sei ragazzi feriti e disperatamente vitali negli anni in cui sono più belli, irrisolti, incandescenti. E ci consegna un romanzo mondo, che si legge tutto d’un fiato.

Mattia Insolia è nato a Catania nel 1995, oggi vive a Milano. Ha scritto racconti per diverse antologie, tra cui “Un piccolo incendio”, incluso nella raccolta “Data di nascita” curata da Teresa Ciabatti per Solferino. Collabora con “Domani”, “D” e “U” di “Repubblica” e “L’Espresso”, ed è editor per Nutrimenti. Ha scritto due romanzi: “Gli affamati”, pubblicato nel 2020 da Ponte alle Grazie, e “Cieli in fiamme” (Mondadori, 2023), vincitore del premio Comisso Unde 35. Entrambi sono stati tradotti in Germania.

Il libro è in vendita alla libreria Feltrinelli e alla libreria Fuori Porta di Lucca.

Il Premio dei Lettori è un premio letterario istituito a Lucca nel 1988 dalla Società Lucchese dei Lettori, fondato da Francesca Duranti e Antonio Dini, e destinato alla migliore opera di narrativa presentata nel corso dell’anno sociale nell’ambito delle iniziative dell’associazione. Le attività dell’associazione sono aperti a tutti e l’ingresso è libero.

Gessica Franco Carlevero “Topi che mangiano escargot”, OLIGO

Tredici anni di vita quotidiana in una Marsiglia cruda e vibrante.

Copertina di "Topi che mangiano escargot" di Gessica Franco Carlevero", OLIGO Eitore, Collana Ronzinante, corredata dai disegni degli autori

Prefazione di Arianna Giorgia Bonazzi

Con disegni dell’autrice 

Collana: Ronzinante diretta da Marino Magliani

OLIGO

Dal 24 aprile

 “La lingua nuda, naturale, il ritmo a singhiozzo delle virgole, dei punti, sembrano seguire come dossi e buche gli smottamenti di una vita fatta di piccolissimi accidenti che portano a inesorabili deviazioni. Succede che si cambi paragrafo all’interno della stessa giornata, e poi passino anni senza neanche andare a capo. Il tempo funziona così”. (Arianna Giorgia Bonazzi)

Città dell’incanto, Marsiglia. Dove si cucinano salsicce per strada e la squadra di pallone è una confessione, il Pastis una cerimonia e la petanque un canone. lui e lei sbarcano a Marsiglia un giorno di maggio piovoso, con un figlio in arrivo e l’ingenuità di chi non sa cosa cerca.  Città del sortilegio, Marsiglia, con topi che dominano le strade, ragazzi che impennano senza casco e il mercato nero per le vie del centro. lui e lei si installano in una città prepotente e ammaliatrice. E via via diventano qualcos’altro.  Tredici anni dopo, la stessa Marsiglia dei primi tempi, ma con uno sguardo diverso.  Della malinconia, del rimpianto, della frattura, e un au revoir difficile da accettare.

Sinossi: La storia inizia con l’arrivo a Marsiglia di “lui” e “lei” (i protagonisti rimangono senza nome) quando lei è al settimo mese di gravidanza. Il racconto segue la loro quotidianità nella città francese, descritta come “sporca e sfacciata”. Marsiglia non è solo uno sfondo, ma un personaggio vivo che assiste alla loro evoluzione tra mercatini dell’usato (vide grenier), partite dell’Olympique Marsiglia e la presenza costante di topi che popolano le strade. Dopo tredici anni, la relazione entra in crisi. Il libro esplora il logoramento del rapporto di coppia e la fine dell’infanzia del figlio, ormai adolescente, che trasforma il ruolo della madre da “fondamentale a fastidioso”. Il racconto culmina con la decisione di lasciarsi. Lei prepara gli scatoloni per trasferirsi a Lione, mentre lui rimane a Marsiglia. La firma dei documenti per chiudere il conto in banca segna l’addio definitivo.

GESSICA FRANCO CARLEVERO è nata nel 1980 a Canale, in Piemonte, e vive a Marsiglia. Dirige la rivista letteraria “La Bibliothèque italienne”; ha pubblicato il romanzo Metà guaro metà grappa (Fandango 2006), i testi sulla scrittura creativa Meravigliosamente A mente libera (Einaudi Scuola) e diversi racconti apparsi su riviste come “Panta”, “L’Accalappiacani”, “L’immaginazione”, “effe” e “L’inquieto”. Nel 2025 è uscito Il buco (Sellerio).

Della stessa Collana su tuttatoscanalibri

Dario Voltolini “Acqua chiusa”, Oligo Editore

Nella collana Ronzinante, i nuovi titoli di Giorgio Vasta(Sicilia)Pasquale Vitagliano (Puglia)Giorgia Tribuiani (Abruzzo). OLIGO, dall’11 aprile in libreria

Filippo Tuena “Valzer con mia madre da ragazza”

Alessandro Deho – Davide Brullo “Imboscati”

Nicola Scambia “JACKFLY.Rimozione forzata.Milano non perdona”, Armando Editore

ll libro “JACKFLY – Rimozione forzata. Milano non perdona” di Nicola Scambia è un thriller finanziario che segue la storia di Giacomo “Jack” La Mosca, un uomo che trasforma il proprio trauma e le proprie competenze matematiche in un’arma contro i “dinosauri” della finanza corrotta.

Copertina del romanzo di Nicola Scambia "JACKFLY - Rimozione forzata. Milano non perdona" un thriller finanziario che segue la storia di Giacomo "Jack" La Mosca, un uomo che trasforma il proprio trauma e le proprie competenze matematiche in un'arma contro i "dinosauri" della finanza corrotta. Armando Editore

In libreria il 28 marzo


Armando editore

Giacomo “Jack” La Mosca per tutti è morto, ma in realtà si è finto suicida per vendicarsi di chi vent’anni prima gli ha distrutto la vita. Ora è diventato ciò che odiava: un truffatore, ma che danneggia i truffatori stessi, recuperando ogni centesimo rubato. Ma qualcuno ha capito il suo gioco e vuole eliminarlo davvero. Giacomo “Jack” La Mosca ha una regola che gli salva la vita: tre respiri, poi agisci. Milano gli dà un bersaglio: i professionisti dell’inganno della finanza che gli hanno preso tutto.  Ma chi truffa la persona sbagliata, prima o poi paga. Sempre.

Sinossi:

Giacomo La Mosca: Figlio di emigranti, segnato dal presunto suicidio del nonno a New York, Jack cresce con l’idea che l’incertezza finanziaria sia una prigione. Laureato in matematica, impara il russo per “scorciatoie” accademiche e viene iniziato alla finanza da un mentore che gli insegna la disciplina della carta millimetrata e la gestione del rischio.
Jack si trasferisce a Milano come supplente di matematica, scontrandosi con una città che “non perdona i mediocri” e dove contano solo i soldi. Viene assunto in una banca privata etica, la BPL, scoprendo una vocazione nel gestire i patrimoni dei clienti con onestà.
La BPL viene assorbita dalla Fiducia Capital Bank (FCB), un istituto privo di etica guidato da Meldino Martini, che diventerà il peggior nemico di Jack.
Jack si rende conto che il nuovo management tratta i clienti come “azioni da vendere” e utilizza metodi truffaldini.
Viene incastrato e accusato ingiustamente, portandolo a una condanna in primo grado a pagare un milione di euro. In questo periodo perde il collega e amico Luca Santini, la cui morte viene spacciata per suicidio. Jack decide di non essere più una preda. Inizia una controffensiva mediatica e digitale, creando un sito web e spargendo adesivi per Milano per denunciare i soprusi della FCB. Jack riesce a smascherare i traffici di Martini e Sturzi, anche attraverso azioni di “guerrilla finanziaria” e recupero crediti per i truffati. Dopo vent’anni di battaglie legali, vince in Cassazione. Tuttavia, per proteggere se stesso e chi ama da ulteriori minacce, inscena la propria sparizione (morte apparente), continuando a operare nell’ombra come “Giacomo La Mosca”. 
Il libro si conclude con un messaggio dell’autore che sottolinea come la storia, pur essendo di fantasia, voglia insegnare ai lettori a difendersi dalle truffe reali del mondo finanziario.

Nicola Scambia. Laureato in Scienze Statistiche e Demografiche, consulente finanziario dal 1991. Trent’anni passati nel settore, ascoltando testimonianze come delegato sindacale, vedendo truffe da dentro, vivendo una vicenda personale che lo ha segnato per sempre. Tutto quel materiale – storie vere, dolore vero, rabbia vera – è diventato JACKFLY: un thriller dove ogni dettaglio ha radici nella realtà. Ha già pubblicato La Ribellione, primo capitolo della saga, e un tascabile su come guadagnare in fondi. Ex pugile dilettante prima serie, judoka cintura nera, giocatore di scacchi. Per lui la strategia è tutto: sul lavoro come sul ring, sugli investimenti come sulla scacchiera, nella scrittura come nella vita. Vive tra Milano e New York con la moglie e quattro figli.

Marco Muscarà “Radio Cosmo”, Arcadia Edizioni

Arcadia

Dal 27 marzo in libreria

In un’estate romana torrida e immobile, una stazione radiofonica di periferia sull’orlo della bancarotta diventa il palcoscenico involontario di un’umanità che barcolla tra ambizioni spente, sogni fuori tempo massimo e relazioni claudicanti.

Radio Cosmo trascina il lettore nella quotidianità di un’emittente immaginaria ma estremamente verosimile, dove i personaggi si agitano in un balletto disordinato: un direttore schiacciato dalla figura materna, un fonico tossicodipendente nei guai con la malavita, una star iconica ormai sbiadita, una vecchia voce notturna sull’orlo della depressione e una giovane stagista alle prese con questo caos.
Attraverso un montaggio serrato di scene e dialoghi che fanno propria la lezione (dis)umana della serie cult Boris, Marco Muscarà tratteggia un affresco dettagliato e divertentissimo della vita “on air” e “off air”. Ogni dettaglio della storia è insieme comico e tragico; ogni voce un inciampo, una confessione involontaria di figure marginali e vanitose che cercano di resistere alla quotidiana fatica di essere umani. 
È un libro che parla di noi, soprattutto quando nessuno ci guarda.

Marco Muscarà, ingegnere e giornalista radiofonico da quasi vent’anni, è una delle voci più note dell’etere romano. Su Radio Rock conduce Gagarin, il popolare programma del mattino seguito da oltre 20.000 ascoltatori l’ora. Attingendo a piene mani dalla sua esperienza vissuta nei contesti radiofonici della Capitale, Muscarà — già autore di tre raccolte di racconti e sceneggiatore — debutta ora nel romanzo con una storia che unisce il ritmo della diretta alla profondità della narrativa sociale.

Antonio Lozzi “Il tappeto di Baku”, Armando Editore

“Il tappeto di Baku” Il romanzo di Antonio Lozzi selezionato per l’assegnazione del Premio dei Lettori Lucca-Roma 2026, XXIX edizione

Appuntamento con l’autore mercoledì 25 marzo 2026 alla Libreria Feltrinelli di Lucca
Copertina del romanzo di Antonio Lozzi "Il tappeto di Baku" selezionato per l’assegnazione del Premio dei Lettori Lucca-Roma 2026, XXIX edizione

Appuntamento con l’autore mercoledì 25 marzo 2026 alla Libreria Feltrinelli di Lucca

“Il tappeto di Baku”: è mercoledì 25 marzo alle 18, per la prima volta alla libreria Feltrinelli di Lucca, che la Società Lucchese dei Lettori – Francesca Duranti presenta uno dei romanzi selezionati per la 39sima edizione del Premio dei Lettori Lucca-Roma, realizzata grazie al sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca. L’autore è Antonio Lozzi e l’opera è stata pubblicata quest’anno da Armando Editore.

Il romanzo. Che il petrolio fosse un dono divino in molti lo credevano; che potesse essere addirittura l’essenza stessa di Dio, e per qualche ragione legato al furto di un enigmatico tappeto, solo uno: Viktor Suleymanov, stimato docente di geologia della prestigiosa Università del Petrolio di Baku. Studioso di culti antichi, legati al segreto dell’oro nero, si lancia, con una giornalista americana, in un’indagine tra impervie montagne del Nagorno Karabakh, Armenia, e Kazakistan.

L’autore. Antonio Lozzi ha una lunga carriera nel trasporto marittimo. Ha scritto due saggi sui codici del commercio navale e una commedia storica. “Il Tappeto di Baku” è il suo primo romanzo, ispirato da un’esperienza vissuta in Azerbaigian che ha influenzato profondamente la sua immaginazione narrativa.

Il libro è in vendita alla libreria Feltrinelli e alla libreria Fuori Porta di Lucca.

Il Premio dei Lettori è un premio letterario istituito a Lucca nel 1988 dalla Società Lucchese dei Lettori, fondato da Francesca Duranti e Antonio Dini, e destinato alla migliore opera di narrativa presentata nel corso dell’anno sociale nell’ambito delle iniziative dell’associazione. Le attività dell’associazione sono aperti a tutti e l’ingresso è libero.

Fabrizio Guarducci – Monica Milandri ” Più in là del silenzio”, Le Lettere

Un romanzo sulla difficoltà di amarsi da adulti, sulla vulnerabilità, sulla necessità di accettare limiti e sulla pazienza della cura quotidianapane condiviso, oggetti sistemati insieme, gesti che si sostituiscono alle parole troppo povere o potenzialmente dannose

Copertina del romanzo di Guarducci e Milandri "Più in là del silenzio", Le Lettere

In libreria dal 6 marzo 2026

Preparava la colazione per tutti e due. Appoggiava il giornale più vicino a lui. Lasciava la porta del bagno socchiusa perché sapeva che lui si sarebbe lavato le mani prima di colazione. E ogni volta che lui capiva — ogni volta che accoglieva la colazione con un sorriso o si sedeva senza chiedere qualcos’altro — lei sentiva un piccolo battito dentro, come se stessero imparando un linguaggio muto fatto di sintonia. All’inizio aveva pensato: “Ci stiamo adattando.” Poi, con più coraggio: “Ci stiamo ascoltando.” Ora sapeva che era qualcosa di più profondo. “Ci stiamo riscrivendo.” Era una scrittura lenta, fatta non di lettere, ma di gesti. Di abitudini che si modellavano piano sull’altro, non per dovere, ma per delicatezza. Come quando cammini accanto a qualcuno e, senza rendertene conto, adegui il passo. Non ti chiedi se sei tu o lui a cambiare. Lo fate entrambi, naturalmente.

“Più in là del silenzio” segue il percorso di Teodoro e Claudia, due adulti segnati dalla fatica di comunicare davvero, sia come coppia che all’interno del proprio ambiente di amicizia e quotidianità. Nel romanzo, il silenzio emerge come il vero protagonista: non solo distanza o muro, ma possibilità di sentire, incontrarsi e ascoltarsi in profondità, oltre la superficie delle parole abituali. La trama si snoda tra scene di vita privata e momenti collettivi: la svolta avviene quando Teodoro e Claudia organizzano una cena in cui parlare è proibito—solo la musica e i gesti possono esprimere i sentimenti. Questo evento simbolico permette ai due e alle persone che li circondano di scoprire che può esistere una comunicazione fatta di cura, attenzione e piccoli dettagli, in cui i non detti diventano nuova lingua dell’intimità. Il romanzo riflette sulla difficoltà di amarsi da adulti, sulla vulnerabilità, sulla necessità di accettare limiti e sulla pazienza della cura quotidiana: pane condiviso, oggetti sistemati insieme, gesti che si sostituiscono alle parole troppo povere o potenzialmente dannose. Guarducci e Milandri costruiscono così una meditazione densa sul valore della presenza autentica, sull’ascolto e sulla possibilità—anche nella crisi—di trovare uno spazio comune dove restare se stessi e incontrare davvero l’altro.

Fabrizio Guarducci si è formato nella concezione sociale e umana di Giorgio La Pira. Dopo aver vissuto il movimento Underground alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e aver conosciuto Guy Debord in Francia, ha aderito convintamente al Situazionismo. Ha fondato il Dipartimento di Antropologia culturale dell’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze. Ha insegnato Mistica, Estetica e Tanatologia, dedicandosi interamente alla ricerca dei linguaggi come strumenti per migliorare l’interiorità dell’individuo e per trasformare in positivo la realtà che ci circonda. È, inoltre, autore cinematografico: Paradigma italiano (premiato al PhilaFilm, 1993), Two days (2003) e Il mio viaggio in Italia (vincitore del Golden Eagle, 2005). Come autore, produttore e regista ha realizzato i film Mare di grano (2018), Una sconosciuta (2021) e Anemos (2023) e La partita delle emozioni (2025). Ha pubblicato i saggi La parola ritrovata (2013), TheoriaIl divino oltre il dogma (2020) e i romanzi Il quinto volto (2016), La parola perduta (2019), La sconosciuta (2020), Duetto (2021), Amor (2022), Il villaggio dei cani che cantano (2022), La partita delle emozioni (2023) ed Eclissi (2023, selezione Premio Strega 2024), Il richiamo del sentimento (2025).

Monica Milandri è appassionata di arte e musica classica; vive e lavora a Firenze.

Voland: Novità in libreria

Amélie Nothomb Meglio così

“È complicato appartenere a un gruppo, e a maggior ragione a una famiglia.”

Novità Voland: Amélie Nothomb Meglio così.

Traduzione di Federica Di Lella

collana Amazzoni

dal 24 febbraio in libreria

Estate 1942. Per allontanarla dai bombardamenti che minacciano Bruxelles la piccola Adrienne, di quattro anni, viene mandata per due mesi nella cupa e semidiroccata casa della sua bisbetica nonna di Gand, che le dà il benvenuto offrendole caffellatte e aringhe per colazione e si diverte da subito a tormentarla. La ripugnante ma spassosa vecchina odia tutti, comprese le proprie figlie, e adora un solo essere: Pneu, il gatto obeso e sprezzante che troneggia in una stanza-santuario. La bambina sopravvive a quest’atmosfera soffocante grazie alla sua intelligenza, all’immaginazione e soprattutto a una formula magica: “Meglio così.” Un mantra che diventa l’arma per affrontare quanto la ferisce o spaventa, uno strumento di resistenza e, paradossalmente, di speranza… Dopo aver raccontato la storia del padre in Primo sangue col quale si è aggiudicata il Prix Renaudot 2021 e il Premio Strega Europeo 2022 l’autrice belga dedica il nuovo romanzo alla madre, finora quasi sempre assente dai suoi libri.

L’autrice Amélie Nothomb Nata a Kobe (Giappone) nel 1967, ha esordito nel 1992 con Igiene dell’assassino e da allora pubblica un libro l’anno scalando ogni volta le classifiche di vendita. Innumerevoli gli adattamenti cinematografici e teatrali ispirati dai suoi romanzi tra cui il recente film d’animazione di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han La piccola Amélie, tratto da Metafisica dei tubi. Tra i premi letterari vinti ricordiamo il Grand Prix du roman de l’Académie française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori, il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo, e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore. Con Sete è arrivata seconda al Prix Goncourt 2019, con Primo sangue si è aggiudicata il Prix Renaudot 2021 e il Premio Strega Europeo 2022, e con Psicopompo ha ricevuto il Premio Europeo Rapallo Bper Banca 2024 per “la migliore scrittrice europea”. Per l’insieme della sua opera le è stato assegnato il Premio Hemingway per la Letteratura 2023. Tutti i suoi romanzi sono tradotti e pubblicati in Italia da Voland.