Ivan Cavallari “Scenari sinfonici su un palcoscenico immaginario”, Praxis Edizioni

“Scenari sinfonici su un palcoscenico immaginario” è un’affascinante fiction letteraria in dodici atti, che arricchisce ulteriormente il panorama della letteratura contemporanea.

Non è solo una storia da leggere, ma un’esperienza da vivere, un viaggio attraverso le emozioni che solo la grande letteratura può offrire.

L’autore intreccia in modo sublime elementi di realtà e fantasia, trasportando il lettore in un mondo dove la vita e l’arte si fondono in un racconto unico ed emozionante.

“Scenari sinfonici su un palcoscenico immaginario” rappresenta una lettura imperdibile per chi desidera immergersi in un racconto avvincente e ricco di significato, con un finale “A sipario chiuso” da non perdere!

Sinossi del libro

L’autore con quest’Opera intende rappresentare le complessità del passato, del presente e del futuro. Prendono corpo storie imprevedibili, racchiuse nella nebulosità dei sogni e dei fantasmi del passato. Lucignolo sotto mentite spoglie Gaspare della Mora è il protagonista di questa fiction letteraria in cui l’autore, lungo dodici scene, conduce i lettori attraverso un viaggio immaginario.
Non mancano intricati colpi di scena, come l’improvviso cambio di nome in Federico del protagonista, lutti inattesi, amori velati e trasgressioni.
Arricchisce l’opera, inoltre, un originale post-scriptum sotto forma di omaggio all’amicizia del personaggio chiave.

Ivan Cavallari, biografia

Ivan cavallari, bolzanino classe 1964, dopo una lunga carriera di ballerino professionista e coreografo, oggi riveste il prestigioso ruolo di Direttore artistico del “Les Grands Ballet Canadien” a Montreal. Da qualche tempo si dedica con passione anche alla nobile arte della scrittura.


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La fiction letteraria “Scenari sinfonici su un palcoscenico immaginario” di Iva Cavallari, edito da Prixas Edizioni, è disponibile su https://praxis.bz.it/it/prodotto/scenari-sinfonici-su-un-palcoscenico-immaginario-2/
Praxis Edizioni Verlag, dal 1980, si dedica con passione alla promozione della cultura, convinta che essa debba essere accessibile a tutti.
Specializzata nella pubblicazione di libri e nell’editing, la casa editrice si impegna a offrire opere di qualità che arricchiscano il panorama letterario.

La strategia di comunicazione della casa editrice è affidata a Sara Servizi Editoriali.

I PRIMI DUE TITOLI DI AZÙCAR, la nuova Collana ideata e diretta da Davide Barilli

Per scoprire l’altra faccia di Cuba

«Volumetti da “bolsillo” (da tasca) che presentano al lettore italiano una Cuba inedita, al di là di ogni ideologia o contro ideologia, attraverso le storie di autori per nulla o poco conosciuti nel nostro Paese. Pubblicheremo libri di scrittori viventi, di varie generazioni, allo scopo di dare una panoramica dell’attuale narrativa cubana. In tale ottica, oltre a individuare titoli e autori fra scrittori consolidati, vincitori dei più importanti premi, faremo una sorta di scouting indirizzato a giovani esordienti.» Davide Barilli

Ariel Fonseca Rivero

FINE DEL CAMMINO

Traduzione di Davide Barilli

OLIGO

Dolente e amara è la Cuba di Ariel Fonseca Rivero, trentottenne scrittore di Sancti Spiritus, nato e cresciuto nella periferia cubana dei tristi condomini in stile sovietico e delle basse case unifamiliari di cemento in cui alligna il microcosmo della sua Cuba quotidiana. Solitudini di donne che lottano, soffrono, si disperano. Coppie logorate dal tempo e dalla povertà, fragili eroi dalla vita complicata raccontati con una scrittura diretta e nitida, niente a che vedere con lo stile ridondante e pittoresco degli autori caraibici a cui siamo abituati. Una scrittura di sottrazione, quasi afona, prosciugata sulla scacchiera sporca della vita di una Cuba sempre più con il portafoglio vuoto.

ARIEL FONSECA RIVERO è nato a Sancti Spíritus (Cuba) nel 1986. Narratore e poeta, si è specializzato al centro di formazione letteraria Onelio Jorge Cardoso. Membro della UNEAC (Unione scrittori e artisti cubani), ha pubblicato i libri di racconti: … aquí Dios no está (Luminaria, 2010), Hierbas (La Luz, 2016), Ventana al mar (Luminaria, 2017), Do not disturb (Abril, 2021). Ventana al mar, premio Fundación de la Ciudad de Sancti Spíritus Fayad Jamís 2016, è uscito in Italia nel 2020 per Ensemble con il titolo Finestra vista mare.

Nelson Pérez Espinosa

LAGGIÙ DOVE BRUCIA IL FUOCO

Traduzione di Davide Barilli

OLIGO

I racconti di Nelson Pérez Espinosa ci immergono nell’atmosfera di un mondo sconosciuto ai lettori italiani. La Cuba della sua infanzia, lontana dall’Avana, immersa in un mondo contadino, di carbonai e pescatori della provincia di Camagüey. Storie che raccontano, tra leggenda e cronaca, vicende sorprendenti, in un contesto naturale in cui la violenza dello scenario si interseca a vicende sentimentali piene di dolcezza. Attraverso il suo realismo magico-rurale, l’autore ci fa conoscere, con la sua voce epica, un mondo molto lontano dal realismo urbano e dai suoi scenari ormai saturi.

Nelson Pérez Espinosa (La Habana, 1982) è coordinatore del gruppo “Generación Ariete” e del suo gruppo letterario “La Mazorca”. Dal 2015 dirige l’“Evento Nazionale Itinerante di Rock e Letteratura”. È sceneggiatore e conduttore del programma radiofonico “Escritos con Guitarra”. I suoi racconti, fumetti, articoli sono stati pubblicati a Cuba, Argentina, Colombia, Spagna, Germania e Stati Uniti. Allí donde el fuego arde ha vinto il “Premio David” nel 2023. La sua storia Ellas No Quieren Singar appartiene all’antologia Ariete: la più giovane narrativa cubana (Guantanamera), vincitrice dell’“International Latino Book Award 2019”.

Miran Bax “Notte isterica”, Morellini Editore

 Una storia di violenza e razzismo liberamente ispirata a un fatto di cronaca che ha sconvolto Torino nel 2011

Collana Riflessi diretta da Sara Rattaro e Mauro Morellini
in libreria dal 7 giugno
Morellini editore

L’isteria è un atto di eccitazione incontrollato e quello che è successo la notte del 10 dicembre 2011 è proprio questo. Un’escalation di azioni violente di decine di persone che si accaniscono contro baracche e roulotte dei nomadi senza sapere perché lo fanno e senza fermarsi fino a quando tutto è andato a fuoco.  

Il fatto: Torino 2011. Baracche e roulotte rom date alle fiamme: è finita così, con un campo nomadi incendiato, la fiaccolata organizzata a Torino per esprimere solidarietà alla ragazzina di 16 anni che ha denunciato di essere stata violentata da due zingari mentre stava facendo rientro a casa. Una violenza che, però, non è mai avvenuta: in serata, infatti, la presunta vittima dello stupro, davanti ai carabinieri del Comando Provinciale del capoluogo piemontese, ha ammesso di essersi inventata tutto di sana pianta e ha confessato di aver avuto un rapporto sessuale con un ragazzo (circostanza confermata dagli esami medici effettuati). Una bugia da cui parte la storia che Miran Bax racconta.

Ispirato a un fatto di cronaca torinese che nel 2011 ha fortemente scosso l’opinione pubblica nazionale, questo romanzo si snoda attraverso i racconti in prima persona di quattro personaggi. Mara ha sedici anni, è innamorata di Giuseppe e racconta la tanto attesa “prima volta”. Quando confida al fratello Giacomo di essere stata stuprata da due zingari, lui e alcuni amici organizzano una fiaccolata di solidarietà, con l’idea di radere al suolo il campo nomadi. E mentre Debora, che ha assistito all’incendio dalla finestra di casa, deve fare i conti con la sua salute psichica, Steve, originario dell’Albania, mette in dubbio la sua appartenenza al gruppo e ne rinnega l’operato. Ma la voglia di andare via e di ricominciare è soffocata dalla paura di restare solo in un luogo in cui egli stesso è uno straniero. Notte isterica è una lucida analisi del mondo contemporaneo, spietato, razzista e sempre pronto a giudicare.

Dichiara l’Autore: «Ho deciso di raccontare questo episodio per la violenza con cui hanno reagito i cittadini che sono arrivati addirittura ad impedire l’intervento dei vigili del fuoco per spegnere l’incendio. Mi ha colpito molto che il fatto sia avvenuto a Torino, che in quegli anni sembrava essere la città dell’accoglienza per eccellenza. Adesso vivo a Belluno ma Torino è la mia città e sono sempre coinvolto da quello che vi succede. Da genitore mi ha colpito anche quanto possano incidere sui nostri figli gli obblighi e i divieti che gli imponiamo e quanto spesso siamo accecati dalla volontà di indicargli la “strada giusta ” senza ascoltare quello che vogliono veramente

Incipit 

«Passo tutto il tempo che riesco alla finestra. Quando ho finito i mestieri di casa e non vado a passeggiare, me ne sto lì davanti. Leggo e pulisco le mie marionette, sul tavolino vicino alla finestra, e da quella finestra ho visto tutto. C’era un sacco di gente in strada, tutti gridavano: bruciamo tutto e qualcuno aveva lanciato delle bombe incendiarie mentre altri appiccavano il fuoco e le fiamme andavano alte nel cielo e le sentivo scoppiettare. Il fumo era nero e denso e saliva gonfiandosi e mischiandosi alle nuvole. Era spaventoso. Io ho visto ogni cosa e volevo chiamare mio padre ma non riuscivo a urlare e nemmeno a muovermi e guardavo quei barbari assalire il campo nomadi mentre tutto continuava a bruciare. Adesso ho paura di uscire anche di giorno ma non posso dirlo ad alta voce. “Vai a passeggio e non perdere le buone abitudini che non ti succede niente”, s’incavola mia madre e a me fa rabbia perché non mi capisce: “Mamma, come faccio a stare tranquilla dopo quello che è successo?” E allora esplode il finimondo, lei comincia a urlare e ad agitare la mano destra verso il cielo: “Adesso il quartiere è più sicuro di prima. Vai fuori e smettila di preoccuparti per niente”. Però io non sono tranquilla, lei parla perché non ha visto niente, ha solo sentito quello che le ho raccontato io e quello che le hanno riferito le amiche e i vicini di casa. Allora mi sento offesa e mi arrabbio e provo a far­le capire come stanno le cose veramente: “Tu parli solo perché non hai visto niente, perché te la dormivi della grossa e poi al mattino ti sei svegliata bella riposata ed era tutto come gli altri giorni”, urlo più forte che posso».

Miran Bax, pseudonimo di Massimo Anania, nasce nella nebbiosa periferia di Torino, vive e lavora a Belluno. Nel 2018 pubblica il romanzo Autostop per la notte (Miraggi edizioni) che arriva in finale al premio “Prunola” 2019 e riceve la menzione d’onore al premio “Tre colori” 2021. Nel 2020 pubblica il romanzo Tutto l’amore che manca (Miraggi edizioni). Nel 2021 vince il premio letterario Raccontami In 25 Parole per il “racconto più significativo”. Nel 2023, con lo pseudonimo Miran Bax vince il premio letterario Raccontami In 25 Parole per il “racconto più originale”.


Silvio Governi “La lista di Greta”, recensione di Antonia del Sambro

Les Flâneurs Edizioni 

Quanto conosciamo i nostri figli adolescenti?

Greta è una figlia unica sedicenne, suo padre Antonio è un ispettore di polizia e sua madre un’infermiera. La sua amica del cuore Viola è per lei una sorella sin dall’infanzia, ma da qualche tempo nelle maglie strette del loro legame si è inserita Giulia, una ragazza tanto carismatica quanto irrequieta. Il trio concepisce un proposito, ovviamente segreto: stilare una lista di dieci desideri da realizzare insieme, a qualsiasi prezzo.[…](da Les Flâneurs Edizioni )

Nel 1998 un efferato fatto di cronaca scosse coscienze, famiglie e un intero territorio italiano. Le protagoniste erano tre studentesse dell’ultimo anno delle superiori. Una di loro morì tragicamente e di quella morte premeditata e insensata parlarono a lungo giornali e televisioni. Silvio Governi ne La lista di Greta partendo da questo doloroso e tragico evento costruisce un romanzo attuale e “personale” dove i differenti piani di lettura e di azione danno vita a un lavoro letterario di grande pathos e pura originalità.

C’è il giallo della scomparsa di una giovane donna, la rete sottile e impenetrabile di bugie che circonda questa scomparsa, la vita precedente della protagonista, ovvero quella di una ragazza brillante, educata, ambiziosa e gentile il cui unico errore è stato fidarsi delle persone a lei più vicine e più care e la tragicità del Male che quando assume le forme più inspiegabili finisce con l’essere inevitabilmente banale.

Governi però va oltre lo spunto di cronaca vera e di narrativa di genere e affianca una sottonarrazione da young adult dove le colpe apparenti di genitori fragili e determinati allo stesso tempo sono il pretesto autoriale per raccontare di una società profondamente malata e sola dove ognuno sembra essere sul cuor della terra trafitto da un raggio di odio.
Vendetta, premeditazione, solitudine, invidia, superficialità e odio, tanto odio represso e abilmente nascosto, questo racconta La lista di Greta che è oltre un noir, oltre un giallo, oltre un saggio sui rapporti genitori-figli nella società 2.0.

La scrittura di Silvio Governi è precisa, minuziosa e facile, nel senso più positivo del termine perché nonostante il tema e l’articolata trama questo è un romanzo che si legge tutto di un fiato. Ed è la vera novità di genere di questa primavera 2024.   

Silvio Governi, classe 1967, è un regista romano. Nel 2014 il suo cortometraggio Ad esempio, interpretato da Vinicio Marchioni e Sabrina Impacciatore, è stato candidato al David di Donatello. Con Piemme ha pubblicato il romanzo Domani arriva veloce. (da Autore, Les Flâneurs Edizioni )

Melinda Moustakis “150 acri”, presentazione

Traduzione di Marco Bianco e Ilaria Oddenino

Alaska, 1956. Marie, poco più che adolescente, si trova a Anchorage, sulla Baia di Cook, in visita a sua sorella più grande, Sheila,  che vive lì con il marito Sly. Quando nell’unico locale della zona, il Moose Lodge, il suo sguardo incontra quello di Lawrence, il giovane uomo le si avvicina e le dà un pezzetto di carta su cui ha scritto solo due parole: 150 acri. Lei, a sua volta, risponde con l’indirizzo del trailer dove é ospite di Sheila. Pochi giorni dopo, Lawrence e Marie, quasi senza conoscersi, decidono di sposarsi e raggiungono i 150 acri di lande selvagge  per farne insieme la propria casa. Per Lawrence costruire una casa e fare una famiglia con Marie significa cercare di non sentirsi più estraneo a ogni cosa che lo circonda; per Marie quella terra e il matrimonio con Lawrence rappresentano la fuga dal futuro vuoto e il sogno di una vita migliore.[…](da Edizioni Atlantide)

Ispirato a una storia vera legata alla figura dei nonni materni, Melinda Moustakis racconta l’Alaska, uno degli ultimi territori diventati Stato degli USA, nel 1959.

I protagonisti: Lawrence è un veterano di guerra coreano di 27 anni del Minnesota. Marie ha 18 anni e viene dal Texas in visita alla sorella e al cognato ad Anchorage. Si incontrano al  The Moose Lodge e quando Lawrence consegna a Marie un foglietto di carta con scritto “150 acri” decidono di incontrarsi la notte successiva quando lui le propone “Sai cosa ho e cosa ho da offrire”.
Si sposano e vivono situazioni davvero difficili: un vecchio autobus malandato li ospita mentre Lawrence costruisce una capanna, quindi una gravidanza, l’incontro con un grizzly e un  territorio selvaggio intorno a loro…

Il romanzo si ambienta tra il 1956 e il 1959. La grande attrattiva per nonno Lawrence, come il nome del protagonista, proprio i 150 acri che danno il titolo all’opera. Nella realtà il nonno si era trasferito in Alaska dal Minnesota, spinto dalla miseria in cui versava la famiglia, e costruì, insieme alla moglie, conosciuta e sposata dopo poche settimane, a Point Mackenzie, una fattoria in Alaska appunto quando ancora non era uno Stato ma un territorio senza infrastrutture: una vita dura e senza comodità con l’acqua da trasportare e un forno a legna per cucinare, animali feroci e isolamento, in un paesaggio ghiacciato; due sconosciuti alle prese con se stessi e con la vita che hanno scelto di intraprendere nella ricerca di un’esistenza migliore.

Nata in Alaska, Melinda Moustakis (Fairbanks, Usa, 1982) è cresciuta in California. Il suo libro di esordio, la raccolta di racconti (University of Georgia Press, 2011), ha vinto vari premi tra cui il Flannery O’Connor Award. Uscito all’inizio dell’anno scorso per Flatiron Books, 150 acri è il suo primo romanzo tradotto e pubblicato in Italia da Blu Atlantide (da Atlantide Edizioni)

la Quarta di copertina

Doreen Cunningham “Il canto del mare”, presentazione

Traduzione di Duccio Sacchi

In autunno le balene grigie si trasferiscono dall’oceano Artico alle lagune costiere del Messico per partorire. Alla fine dell’inverno mamme e cuccioli intraprendono il viaggio di ritorno insieme. A seguire la loro straordinaria migrazione ci sono Doreen e il suo bambino Max.

Tra memoir e nature writing, esplorazioni avventurose e importanti riflessioni sullo stato del nostro pianeta e ciò che sta portando alla sua distruzione, Il canto del mare è un’emozionante storia vera di coraggio e resilienza.(Dal Catalogo Einaudi)

Era il 2008 quando la Cunnigham decide di seguire il percorso più lungo che un cetaceo possa compiere per svernare: una decisione sofferta per lei che sta attraversando un periodo abbastanza pesante della propria vita di donna e di giornalista della BBC; ha dovuto lasciare Londra, il suo lavoro, la sua vecchia vita. Ora, dopo una battaglia estenuante per ottenere l’affidamento del piccolo Max, è relegata in una casa rifugio sull’isola di Jersey per donne-madri single e senza un soldo. Ma una nuova forza la spinge ad imitare le madri balene e partire con Max, anche se ha solo due anni. Un viaggio avventuroso ma anche pieno di conseguenze positive: un memor, un rapporto forte con il figlioletto, una riflessione sui danni che l’uomo sta provocando al pianeta.

E in questo testo avvincente si racconta

Stralci dal Prologo

Il vento mi bagna il viso di spruzzi. L’acqua scivola contro i fianchi del nostro piccolo peschereccio che esce fremente dal porto, in un’alba che sparge bagliori di fuoco sopra e sotto l’orizzonte. Max, il mio bambino di due anni, è davanti che «aiuta» a pilotare. Conosco lo skipper, Chris, da appena dodici ore. Abbiamo preso a nolo un papà, un uomo che conosce il mare, e che forse può aprire una porta in questo oceano geloso dei suoi segreti. Oggi è la nostra ultima possibilità perché le cose girino per il verso giusto. Non posso fare altro che fidarmi di questo generoso sconosciuto, abbandonarmi al vento e all’acqua e tenere gli occhi fissi sulle onde, esaminando ogni curva, ogni rollio, ogni gorgo, ogni increspatura.[…] Non ho piú fede nella mia idea di seguire la migrazione delle balene grigie, non ho piú fede nelle balene e soprattutto non ho piú fede in me stessa. Volevo far vedere a Max le balene e i loro piccoli che percorrono insieme migliaia di chilometri, dalle lagune messicane della Baja California all’oceano Artico, e dimostrargli cosí che non c’era nulla al mondo di impossibile, che non esistevano ostacoli insormontabili, anche per noi due da soli. Ma ero io quella da convincere, e le cose non sono andate secondo i piani.[…] Il viaggio doveva aiutarmi a ricominciare. Per un po’ mi ha distratto, ma ora che volge al termine mi ritrovo davanti tutti i problemi da cui stavo fuggendo, l’intera lista dei miei fallimenti. Non ho saputo costruire per me e per Max una vita che fossi in grado di sopportare, non ho saputo guadagnare a sufficienza per mantenerci, non ho saputo tirare avanti come fanno tutti. In amore poi ho fallito in modo clamoroso e ripetuto, e ovviamente ho fallito soprattutto nel non rendermi conto di quanto fosse stupida l’idea di questo viaggio. Sono cosí stordita dai miei insuccessi che sento le gambe vacillare e mi aggrappo al bordo della barca, stringendomi forte con le mani al legno. […]Durante il viaggio ho imparato molte cose sulle balene grigie. Ogni volta che Max si addormentava mi mettevo a leggere.
Ormai lo so, siete creature uniche, straordinarie: sentinelle delmare, ingegneri dell’ecosistema, araldi del cambiamento climatico che si ripercuoterà su tutti noi. Ma dove cazzo vi siete cacciate? Come avete potuto tradire la mia fiducia?

E alla fine conclude il Prologo con le motivazioni profonde al viaggio

Mentre ero china sul computer, sul bordo del letto, di fianco a Max, sentii una voce, la voce di Billy, vicina e profonda, come se fosse seduto accanto a me, sulla banchisa in Alaska sette anni prima, a scrutare le balene.[…] Da quel momento avvenne tutto in fretta. Una corda calata dal cielo mi stava tirando fuori dalla finestra per portarmi di là dal mare. Il giorno dopo lasciai l’ostello e mi trasferii nella mansarda di un’amica. Ottenni un prestito, richiesi i visti. Seguiremo madri e cuccioli dal Messico fino in capo al mondo, spiegai a Max. Le balene nuoteranno e noi prenderemo l’autobus, il treno e la barca di fianco a loro.[…] Mi dissi che dalle balene avrei imparato di nuovo a fare la mamma, a perseverare, a vivere. Sotto sotto, segretamente, quello che desideravo era tornare nell’estremo nord dell’Alaska, nella comunità che mi aveva offerto rifugio nell’aspra bellezza dell’Artico, e da Billy, il cacciatore di balene che mi aveva amato.

E il viaggio ha inizio.

Nell’intervista con Brunella Schisa (Il Venerdì 19 aprile 2024) rispondendo alla domanda dell’intervistatrice circa il potere che hanno gli esseri umani di creare un cambiamento profondo e positivo e dare una svolta in tal senso alla vita sulla terra, ha risposto che ciascuno di noi potrebbe trovare il proprio eroe nel mondo naturale e che il suo è una balena grigia a nome Earhart: una sopravvissuta che ha scoperto una fonte alternativa di cibo al Krill di cui le balene grigie sono ghiotte. E conclude dicendo che sono  “i guro della gestione dell’ignoto”.

Un’avventura, una prova straordinaria di perseveranza, una storia coinvolgente.

Le mie grigie cirripedute sono qui. Sono loro, sono proprio loro, una mamma e una giovane balena, che si stanno
nutrendo insieme alle megattere. D’un tratto i tipici soffi a forma di cuore, le gobbe screziate di grigio e di bianco sono ovunque. Ce l’hanno fatta. Sono qui. Sono arrivate fin qui dal Messico, come noi.

DOREEN CUNNINGHAM è nata in Galles. Dopo gli studi di ingegneria, è stata ricercatrice per il Natural Environment Research Council e la Newcastle University prima di dedicarsi al giornalismo. Dal 2000 lavora per il BBC World Service, dove ha ricoperto vari ruoli, tra cui quello di reporter. Con Il canto del mare, il suo primo libro, è stata finalista dell’Eccles Centre & Hay Festival Writer’s Award e ha ottenuto il Giles St Aubyn Award della Royal Society of Literature.

Antonella Lattanzi “Cose che non si raccontano”, recensione di Antonia del Sambro

Chiudiamo gli occhi e siamo due pazzi ed è solo fortuna se mi addormento e mi sveglio un milione di volte, quella notte del Circeo, mentre il rumore del mare, che ho sempre amato, si fa sempre più minaccioso, è solo fortuna se non dormo un attimo in più.

Ci sono cose che non si raccontano perché le parole sono scogli nel mare. Ci sono cose che non si
raccontano per vergogna, rabbia, troppo dolore, e perché se non le racconti, in fondo puoi sempre
credere che non siano successe. Antonella e Andrea vogliono un figlio: adesso lo vogliono proprio,
lo vogliono assolutamente. Ma è come se non ci fosse niente di semplice, nel desiderio più naturale
del mondo: tutto ciò che può andare storto andrà storto, anche l’inimmaginabile.
(dal Catalogo Einaudi)

Finalista al Premio Strega 2024, Antonella Lattanzi regala ai lettori un romanzo intimista che stringe il cuore e fa lacrimare gli occhi. Un romanzo potente e drammatico che ricorda da vicino i grandi lavori della letteratura novecentesca e anche se si parla di narrativa la scrittura autoriale è così commovente ed elevata che al lettore non resta altro che nutrirsi di ogni parola, di ogni capoverso e riga di questo straordinario racconto-confessione. La storia di una madre mancata che oscilla tra sofferenza e speranza, desiderio e rinuncia.

E la confessione di una singola donna diventa il grido straziante di altre centinaia e migliaia di donne su un argomento che, ancora oggi, si cerca di non affrontare appieno, di tacitare, perfino di ignorare: la maternità. Si può essere completamente donne anche senza essere madri? Quanto è frustrante sentirsi chiedere se si hanno figli o meno?
Quanto è doloroso, mortificante, sfinente provare ad avere un figlio a tutti i costi e non riuscirci mai? E come viene vissuto quotidianamente l’argomento all’interno di una coppia.
Cose che non si raccontano concentra fantasmi e dolori universali e ancestrali e lo fa in pagine di drammaticità sublimi dove la raffinata e accorata penna dell’autrice trasforma in catarsi l’intera scrittura e offre ai lettori infiniti spunti di riflessione.

Khrystyna Gryshko “Benvenuti a Neverland”, presentazione

“Benvenuti a Neverland” dice l’insegna del più anormale e magico ospedale psichiatrico di Parigi. I suoi abitanti e gli infermieri vi faranno letteralmente perdere la testa. 


“Benvenuti a Neverland” è soprattutto una storia d’amore.
Che sia l’amore di una stagista per un internato, che sia la ricerca dell’amore per la vita di Peter Trevis, che sia l’amore fra due donne, Lizzy e Samantha…


Neverland è amore, ma tradotto tristemente significa “un posto che non c’è”.


Forse trattasi di un’insegna che porta a niente. Spetta a voi scoprirlo e nel farlo vi chiedo una buona dose di osservazione. Non date mai nulla per scontato. La pazzia, d’altronde, è imprevedibile!

Brevi note biografiche
Khrystyna Gryshko è una scrittrice di romanzi, poesie e sceneggiature di origini ucraine. Sino ad ora ha pubblicato quattro romanzi (Erea, Bucaneve calpestato, Arte, Benvenuti a Neverland) e tre raccolte poetiche (Io mi bacio da sola, Guerra e Poesie religiose). 

Novità Voland di aprile 2024

 … io non so se il modo in cui gli eventi si sono verificati fosse l’unico possibile; quello che so, invece,  è che quanto è accaduto a me e a Federico  da un certo momento in poi ha assunto i contorni  dell’inevitabilità…

Marco e Federico sono molto diversi: uno è timido e introverso, di famiglia umile, l’altro estroso ed esibizionista, figlio di ricchi padovani. E chi è Maria Zanca? È forse vero quello che si dice di lei in merito alla sparizione dello scrittore Vittorio Ferretti? Attraverso una costruzione a scatole cinesi La scrittrice nel buio ci guida in un mistero letterario venato di soprannaturale, in cui lo scontro tra due giovani uomini interseca una figura femminile potente e disturbante. 

dal 19 aprile in libreria

MARCO MALVESTIO è nato nel 1991 e lavora all’Università di Padova. Nel 2021 è uscito per Wojtek il suo primo romanzo, Annette

 

…La miseria altrui ci rende migliori, più forti, più fortunati…

Francesco Sforzi ha quarantasei anni, rider sottopagato vive ancora con i genitori. Rabbioso e razzista, è convinto che il mondo sia in debito con lui. Nonna Margherita è il suo unico riferimento, ma da tempo è affidata alle cure di una struttura. Un giorno gli viene chiesto di ripulire la vecchia villa in cui la donna ha passato la vita, in modo che possa essere messa  
in vendita. Nel mettere in ordine, si imbatte in un segreto che ridisegna totalmente la verità sulla sua esistenza e comincia uno strano ronzio, come di mosche, le stesse che invadono le stanze. La rivelazione coincide con la rinascita: Francesco diventa capolista di partito. Le sue ferree convinzioni generano voti a palate. Guidato da uno spin doctor senza scrupoli, si ritrova protagonista di una campagna politica di successo. Pillole, escort, post strategici, slogan discriminatori, ecco la ricetta per prendere le redini del paese.

Dal 26 aprile in libreria

L’autrice VALENTINA SANTINI nasce nel 1983 nella Maremma grossetana.
È laureata in Psicologia. Collabora come editor e copywriter con alcune realtà editoriali. Molti dei suoi racconti sono usciti in raccolte e per riviste online e scrive per il cinema. È cosceneggiatrice della serie tv interattiva Il confine di Moebius. Nel 2022 ha pubblicato per Edizioni e/o  il romanzo L’osso del cuore.

Voland, le novità in libreria marzo/aprile 2024

Scritti tra Mosca, Berlino, Praga e Parigi, i taccuini dell’emigrazione accompagnano Marina Cvetaeva dall’animazione della bohème artistica berlinese al fecondo periodo boemo, dai lunghi e difficili anni francesi al ritorno in Unione Sovietica. In questi schizzi furtivi e toccanti tra prosa e poesia seguiamo la nascita e la crescita dell’amato figlio Georgij, il trasformarsi della primogenita Alja in un’adolescente, i tentativi di far quadrare il sempre più misero bilancio familiare, l’evoluzione del rapporto epistolare con Pasternak e le riflessioni sul destino della Russia lontana. 

Nel suo incontro sempre estremo con la parola, Cvetaeva ci regala un testo ipermoderno, in cui arte e vita si compenetrano.

Nata a Mosca nel 1892, MARINA CVETAEVA è una delle voci fondamentali della poesia russa. Nel 1910 pubblica a sue spese la prima raccolta di versi, cui seguono negli anni saggi poetico-critici, prose autobiografiche e memorialistiche, pièce teatrali, traduzioni dal francese e dal tedesco. Lasciata l’Unione Sovietica, vive a Berlino, Praga e Parigi. Nel ’39 decide di rientrare in patria. Evacuata dopo l’invasione tedesca della Russia, pone fine ai suoi giorni il 31 agosto 1941. Di Cvetaeva Voland ha pubblicato Le notti fiorentine (2011), Taccuini. 1919-1921 (2014) e Ultimi versi. 1938-1941 (2021).

La traduttrice

PINA NAPOLITANO oltre ad essere pianista, docente e musicologa, vanta un respiro intellettuale  che le ha permesso di specializzarsi in lingue dell’Europa Orientale e di essere traduttrice letteraria dal russo. 

Una giovane donna sulla trentina, rassegnata ai propri fallimenti e con la sola passione per le serie poliziesche, viene costretta dalla madre a raggiungere un remoto villaggio per partecipare al funerale di zia Stana, morta soffocata da un pezzo di pollo. L’improvvisa dipartita della zia, rischiando di mandare a monte la vendita della casa e del terreno di famiglia, catapulta la ragazza in una serie di situazioni folli e grottesche, tra strade di campagna melmose, tentativi di suicidio, infermiere furiose, poliziotti indolenti e scorte segrete di alcol…Una rocambolesca cronaca familiare che è anche il ritratto tagliente e critico della società bosniaca del dopoguerra.

Nata a Banja Luka nel 1981, SLAĐANA NINA PERKOVIĆ ha    
lavorato come corrispondente per i media nell’ex Jugoslavia, i suoi articoli sono apparsi anche su molti organi di stampa europei. Ha pubblicato la raccolta di racconti Kuhanje [Cucinare] e il romanzo Il funerale di zia Stana (titolo originale U jarku) – già uscito in Francia e in fase di traduzione in Bulgaria e Germania – insignito di una menzione speciale dal Premio dell’Unione Europea per la letteratura 2022

La traduttrice

MARIJANA PULJIĆ (1995), laureata in Balcanistica all’Università  Ca’ Foscari di Venezia, è membro attivo dell’iniziativa culturale Venezia legge i Balcani e cultore della materia presso la cattedra di Lingua serba e croata a Ca’ Foscari. Traduce da bosniaco, croato e serbo.