Voland novità in libreria

Vanni Santoni Personaggi precari edizione finale

“SILVIA Si è messa davanti al fiume ad aspettare ma sono passati così tanti cadaveri che le è dispiaciuto.”    

  dal 27 settembre in libreria 

collana intrecci   

Vent’anni di storia per uno dei progetti letterari più longevi e celebrati della scena editoriale italiana che giunge alla sua quarta, aggiornata e definitiva incarnazione. Dal 2004 a oggi Vanni Santoni ha scritto migliaia e migliaia di “personaggi” in forma di epigramma, che negli anni sono apparsi su riviste e giornali, sono stati trasformati in fumetti e illustrazioni, letti in programmi radiofonici e poetry slam, e sono tuttora ospiti della prima pagina del dorso toscano del “Corriere della Sera”. Un panorama umano in affanno ma disperatamente autoconsapevole con cui l’autore ha portato la narrazione del precariato dalla mera cronaca alla struttura stessa del testo, dando vita a un vero e proprio universo di monadi stranite, ironiche, malinconiche e spietate.          

 L’autore  VANNI SANTONI Nato a Montevarchi nel 1978, ha pubblicato i romanzi “Gli interessi in comune” (Feltrinelli 2008, Laterza 2019), “Se fossi fuoco, arderei Firenze” (Laterza 2011), la saga di “Terra ignota” (Mondadori 2013-17), “Muro di casse” (Laterza 2015), “La stanza profonda” (Laterza 2017, candidato al Premio Strega), “I fratelli Michelangelo” (Mondadori 2019), “La verità su tutto” (Mondadori 2022, Premio Viareggio selezione della giuria) e “Dilaga ovunque” (Laterza 2023, Premio selezione Campiello), oltre al saggio “La scrittura non si insegna” (minimum fax 2020) e alla raccolta poetica “Altre stanze” (Le Lettere 2023). Scrive sul “ Corriere della Sera”.                  

Alex Roggero “20100”, Transeuropa Edizioni

In libreria dal 25 settembre

Transeuropa Edizioni

“20100” di Alex Roggero è un romanzo che cattura l’essenza vibrante e complessa di Milano, offrendo al lettore uno sguardo intimo sulla vita e le sfide di una generazione in cerca di significato e appartenenza. Attraverso una prosa vivace e tagliente, l’autore ci trasporta in un mondo popolato da personaggi vividi e dalla profondità sorprendente, che affrontano la vita con un mix di superficialità, leggerezza e cinismo.

Al centro della storia c’è Paolo Paganelli, uno scrittore in cerca della sua anima gemella, che si imbatte per caso nel profilo di Alice su Tinder. Convinto di aver trovato la donna dei suoi sogni, Paolo si trova costretto a cercarla nel mondo reale dopo che un errore accidentale cancella il suo profilo dall’app. Con l’aiuto dei suoi amici Martina, Ciro e Michele, Paolo intraprende una missione avventurosa attraverso i locali e le strade di Milano, alla ricerca di quella che crede essere la sua destinazione. Attraverso le vicende di Paolo e dei suoi amici, Roggero dipinge un quadro affascinante e ricco di sfumature della società contemporanea, esplorando temi come l’amore, l’amicizia e la ricerca di identità.

ALEX ROGGERO (1987, Milano). Dopo aver passato buona parte della sua vita artistica nascosto dietro le 4 corde di un basso elettrico (arrivando a diplomarsi nel 2009 al CPM di Franco Mussida) capisce che con la musica non si pagano le bollette e decide quindi di iniziare a scrivere articoli per blog e testate giornalistiche locali, giusto per vedere l’effetto che fa essere poveri in un modo un po’ diverso. Purtroppo per i lettori, finisce che ci prende velocemente gusto e inizia a sfornare racconti per magazine e riviste indipendenti tra cui Crack, Rivista Offline e Tremila Battute. Nel maggio 2022, contro ogni aspettativa, pubblica il suo primo romanzo, Non Farlo (che viene subito inserito da Rivista Blam tra i “libri da leggere” degli esordienti italiani). Il suo stile di scrittura prende spunto da autori iconici e leggendari come Chuck Palahniuk, Irvine Welsh e Charles Bukowski, solo che ancora loro non lo sanno. L’influenza di altre forme d’arte, in particolare musica e cinema, caratterizza la struttura di tutti i suoi lavori.

Paolo Malaguti “Fumana”, presentazione

Paolo Malaguti ci racconta una storia antica eppure ancora vicina. Un mondo perduto tra il fiume e la pianura, tra la pesca e la magia contadina, al centro del quale c’è un personaggio femminile tenace, alle prese con le aspettative di una società chiusa, a tratti meschina, e il desiderio di essere sé stessa.

Una storia piena di tenerezza sui legami e sulla trasmissione dei talenti, sull’accettazione del proprio destino ma anche sulla tenacia nel cercare la propria strada.(dal Catalogo Einaudi)

Nebbia fitta, questo il significato del suo nome, fumana nel dialetto della bassa padana dove la protagonista è nata nel 1882, a Voltascirocco, subito orfana di madre che muore di parto e orfana di un padre che forse è partito per cercare fortuna lontano da quella terra dove la miseria, come la nebbia, è di casa.

Sarà nonno Petrolio ad occuparsi di lei che da grandicella affiderà a Lena, la strigossa del paese, ovvero una segnatrice, una guaritrice, dalla quale Fumana apprenderà l’arte. Fumana scoprirà  così la sua vocazione.

“Una vicenda di formazione sulla scoperta di sé e del proprio posto in un mondo in rapido cambiamento, sull’amore e sui limiti della conoscenza, sulla diversità (e sull’ostilità che spesso essa produce), sulla violenza di genere e su quella operata dall’uomo sull’ambiente. E sulla volontà di fare del bene contro il pregiudizio e la maldicenza, perché, dice Lena alla sua protetta, il malocchio tutti possono farlo, «basta essere cattivi il giusto», ma loro due hanno il dono di levarlo, «e questa cosa qui mica sanno farla in tanti».
A un mondo ancestrale, regolato dal tempo ciclico della natura, si oppone l’avanzare inquietante del progresso, simboleggiato dalle mostruose idrovore”, così scrive Marzia Fontana nella sua recensione (dal Corriere 8 settembre 2024)

Paolo Malaguti è nato a Monselice (Padova) nel 1978. Con l’editrice Santi Quaranta ha pubblicato Sul Grappa dopo la vittoria (2009; Einaudi 2024), Sillabario veneto (2011), I mercanti di stampe proibite (2013). Con La reliquia di Costantinopoli (Neri Pozza 2015) ha partecipato al Premio Strega. Ha scritto inoltre Nuovo sillabario veneto (BEAT 2016), Prima dell’alba (Neri Pozza 2017), Lungo la Pedemontana (Marsilio 2018) e L’ultimo carnevale (Solferino 2019). Per Einaudi ha pubblicato Se l’acqua ride (2020 e 2023, Premio Latisana per il Nord-Est ex aequo, Premio Biella Letteratura e Industria, selezione Premio Campiello), Il Moro della cima (2022 e 2024, Premio Mario Rigoni Stern per la Letteratura Multilingue delle Alpi, Premio Monte Caio e Premio Vallombrosa), Piero fa la Merica (2023, Premio Acqui Storia, Premio internazionale Alessandro Manzoni), Fumana (2024) e Sul Grappa dopo la vittoria (2024).

Silvio Raffo “I tuoi occhi nel buio”, presentazione

Nei romanzi di Silvio Raffo, stilisticamente segnati da una forte empatia con la dimensione poetica, il nucleo centrale è costituito da un amore impossibile. Qui il connubio romantico di Amore e Morte tocca il suo vertice, in un thriller minuziosamente costruito secondo la miglior scuola del giallo classico.(Da Elliot Edizioni)

La vicenda, ambientata tra Genova Milano e la Costa Azzurra, si svolge nello spazio di un anno ed ha per protagonisti un giovane attore, uno scrittore famoso, cinico e narcisista, e un terzo a completare il triangolo amoroso.

Tra palcoscenici, competitività, narcisismo e voglia di affermazione, il triangolo amoroso sfocerà in un delitto. Non solo una fatale love story, ma l’occasione per una introspezione pscologica quanto mai realistica di “un delitto geniale che elimina un ignaro avversario (quel terzo che non manca mai in una storia d’amore) e un sadico progetto per porre fine a un dolore insostenibile e punire il colpevole morale del dramma”, come si legge nella sinossi.

“Un giallo psicologico che attraverso la voce dell’io narrante sorprende e intriga raccontando una storia d’amore asimmetrica, con una tensione latente che aumenta pagina dopo pagina, sviluppando il letale connubio fra Eros e Thanatos”. Così Patrizia Violi definisce in apertura alla sua recenzione il romanzo di Raffo (da Il Corriere del 1 settembre 2024)

Silvio Raffo Poeta, traduttore, saggista e drammaturgo, ha al suo attivo più di dieci romanzi, tra cui La voce della pietra (già finalista al Premio Strega nel 1997, ora Elliot, 2018) da cui è stato tratto il film omonimo di Eric Howell con Emilia Clarke; con Elliot ha pubblicato anche Il segreto di Marie-Belle (2019), vincitore del Premio Lord Byron, Lo specchio attento (2020), Gli angeli della casa (2021, Premio Grottammare 2023) e L’ultimo poeta (2023). Ha curato L’amore che non osa (2018), Natura, la più dolce delle madri (2021) e Amore e anima (2024). È autore della biografia Io sono nessuno. Vita e poesia di Emily Dickinson (Elliot, 2022), poetessa della quale ha tradotto più di 1.500 poesie, per I Meridiani Mondadori e in varie antologie.

Josina Fatuzzo “Nonostante i segreti del tempo”, Tipheret


Prefazione di Salvatore Scalia


Tipheret

Nonostante i segreti del tempo nasce da un’eredità e dall’incontro di due donne. Uno scherzo del destino o una sorta di santa provvidenza fa incontrare Maria Francesca, studiosa di storia contemporanea, con Viola, la vecchia proprietaria della villa che Maria Francesca eredita.  Maria Francesca è distrutta per aver scoperto il tradimento del marito, appena morto in un incidente d’auto: la sua esistenza giunge al punto più basso. Eppure viene aiutata dal confronto con questa donna, Viola, distante da lei nel tempo, negli anni, ma così vicina emotivamente al punto da essere spinta a ricostruirne la vita e gli amori attraverso un quaderno e alcune lettere che trova per caso.

L’esempio di Viola, l’infelice antenata, vessata dal marito e capace di rinunciare all’amore, sarà per Maria Francesca la forza di pacificarsi e riconciliarsi con sé stessa: dall’alto di questa nuova saggezza potrà contemplare l’umana miseria, a continuare a indignarsi certo, ma non a farsene condizionare.

L’Autrice ci offre la trama di un romanzo borghese ma allo stesso tempo anti-borghese: in una prosa a tratti spigliata e a tratti moralistica, mette a nudo di quel mondo la profonda ipocrisia e il continuo sbandierare buoni sentimenti che maschera spesso trame meschine.

Dichiara l’Autrice:

«Questo libro è nato dalla mia fantasia e dalla mia Immaginazione, anche se è stato alimentato dagli avvincenti racconti di molti miei familiari. Come quelli di due mie zie  sia sulla vita di una cugina (l’eroica Nina) come la chiamavano con enfasi, vissuta durante il Ventennio, lottando contro la società e la morale del tempo, per affermarsi come pianista e compositrice e sia sulle loro traversie affrontate durante la guerra e dopo lo sbarco degli alleati a Siracusa, quando furono costrette ad ospitare nella loro Villa  una parte delle truppe di stanza nel territorio aretuseo, compresi molti ufficiali del comando inglese

Dal libro:

«Avrei riletto il quaderno chissà quante altre volte ancora, come oramai facevo dalla sera precedente, (a parte le pause in cui mi addormentavo o mi preparavo una tazza di caffè) se le campane della chiesa vicina che annunciavano l’inizio dell’anno, il telefono e il campanello del portone non avessero squillato contemporaneamente. Il frastuono dei suoni così improvvisi ed insistenti, a cui, peraltro, si erano aggiunti anche quelli delle sirene delle navi ancorate nel porto e degli scoppi di numerosi mortaretti, mi aveva impedito, infatti, di immergermi nuovamente nella lettura degli sconcertanti scritti. Pur non avendo comunque intenzione di rispondere al telefono né di aprire la porta, poiché ero troppo sconvolta per ricevere gli auguri di chicchessia, avevo chiuso temporaneamente il quaderno e me ne ero andata in cucina per prepararmi un altro caffè. Invece, avevo fatto un pasto completo con pollo freddo, salame, formaggio e finanche con cioccolatini che avevo trovato in una scatola in salotto. Scoprendo via via che mangiavo di essere ancora affamata. Come se il cibo, di cui non mi saziavo, fosse l’unico mezzo per riprendere contatto con la realtà. Stavo ancora mangiando quando il telefono si era messo nuovamente a squillare. Questa volta, però, avevo deciso di rispondere. Poiché non volevo che chi stava dall’altro capo del filo potesse precipitarsi poi a casa mia, come l’altro che poco prima aveva pigiato fino a stancarsi il pulsante del campanello. Per fortuna era Emma! – Zia, – aveva urlato per farsi sentire, dato che l’indiavolato suono d’un pianoforte e un assordante coro sovrastavano la sua voce, – ti auguro un anno felice con tutto il cuore. Ti ho telefonato a mezzanotte, ma tu non hai risposto. Dov’eri? – Cosa potevo dirle? Che non avevo preso la cornetta perché mi era capitata l’incredibile caso di conoscere i segreti di una donna morta da decenni, che per giunta mi era sembrata fosse il mio alter ego? O perché ero troppo sdegnata verso coloro che l’avevano tormentata, morti anche loro ancora da più tempo?»

Josina Fatuzzo, nata a Roma, già docente di materie letterarie, oggi vive a Siracusa. Tra le sue pubblicazioni: La Mastrarua, A gloria dell’Alter ego (Premio Campofranco), Sinfonia per una donna sola (Premio Capuana), Cavalleria e Boccadiforno. Tra i suoi lavori teatrali: Come vecchi paltò e Teatro. Tra le sue molteplici attività culturali ha promosso il Premio “Processo all’Autore”, conferito a numerose personalità del mondo dell’arte e della cultura, tra le quali Dacia Maraini, Vincenzo Consolo, Gianni Amelio, Inge Feltrinelli, Orazio Costa, Enzo Siciliano, Luciano De Crescenzo.

Besnik Mustafaj “L’estate senza ritorno”, Bibliotheka Editore

La prima traduzione italiana, in edizione integrale dopo la censura comunista: ‘L’estate senza ritorno’ di Besnik Mustafaj, politico e scrittore albanese.

A cura di Julian Zhara

Bibliotheka Editore

Sana ha atteso quarant’anni il ritorno di Gori, il suo fidanzato. Un giorno l’uomo compare sulla soglia di casa. Ma è cambiato. È pallido, non riesce più a ridere, il suo corpo non suda e ha il colore della calce; inoltre non ama incontrare persone, parla solo usando i verbi al passato, passa il tempo a leggere libri scritti da veterani di guerra. Che cosa gli è successo?

Primo romanzo onirico della letteratura albanese, “L’estate senza ritorno” di Besnik Mustafaj – proposto per la prima volta in traduzione italiana da Bibliotheka – è un’opera iconica della letteratura balcanica contemporanea

Disponibile in molte lingue e rivista dall’autore in varie edizioni, finalmente senza i tagli della censura comunista che l’avevano sfigurato, il libro viene presentato in versione integrale nella traduzione di Julian Zhara e con una postfazione dell’autore, che ricostruisce le vicende di un’opera che tra realtà e miraggio psicotico dà forma a una fiaba oscura e terribile in grado di intrecciare l’attesa e l’amore, la lealtà e i fantasmi del passato.

Per tutta la durata della dittatura, l’Albania aveva solo una casa editrice dedicata alla letteratura artistica, che fungeva da editore e contemporaneamente da ufficio della censura. Più che per la qualità letteraria, i manoscritti venivano giudicati in base a quanto il loro contenuto fosse in linea con la linea politica del Partito. Enver Hoxha aveva deciso chiaramente quale fosse il ruolo dello scrittore nella società albanese: “Aiutante del Partito nell’educazione comunista delle masse”. Nemmeno agli scrittori più famosi era capitato che la propria opera arrivasse dai lettori senza mutilazioni. Il problema, per gli autori, era l’entità e la qualità delle mutilazioni. Nessuno scrittore era esente dai cosiddetti “errori politici” ( dalla postfazione dell’autore)

Tra i maggiori scrittori albanesi contemporanei, Besnik Mustafaj ha lavorato come professore, traduttore e giornalista. Ambasciatore in Francia dal 1992 al 1997, è stato Ministro degli Esteri dal 2005 al 2007, per poi dimettersi e dedicarsi definitivamente alla scrittura. Autore di numerosi romanzi, saggi e raccolte poetiche, le sue opere sono tradotte in molte lingue e hanno ricevuto un largo consenso di critica. Nel 1997 ha vinto il premio “Méditerranée” per il romanzo Daullja prej letre (Tamburo di carta). “L’estate senza ritorno”, che in Francia ha consacrato Besnik Mustafaj come uno degli scrittori più importanti dell’est Europa, è diventato anche il soggetto di un film diretto da Besnik Bisha.

Elizabeth Hand “La villa sulla collina”, presentazione

Traduzione di Raffaella Maria Arnaldi Scarsini

Riportando “in vita” i luoghi e le atmosfere de L’Incubo di Hill House, il romanzo-culto di Shirley Jackson, Elizabeth Hand li proietta, in modo magnificamente originale, nel nostro presente, nelle nostre angosce e nelle nostre paure. Il risultato è una storia che “ipnotizza e fa venire i brividi”, come ha scritto il Publishers Weekly, ma che soprattutto illumina con singolare audacia le zone più oscure della nostra mente. (Da Astoria Edizioni)

Nella sua recensione Stefania Auci (La lettura del Corriere 1 settembre 2024) scrive che la Hand, autrice di una ventina di romanzi di genere fantasy e horror nonché vincitrice per ben tre volte, guarda il caso,  dello  Shirley Jackson Award, nella scelta di elaborare uno dei racconti più celebri della scrittrice, maestra del gotico americano, Shirley Jekson (1916 – 1965) “L’incubo di Hill Hause”, ha accolto “un’eredità complessa” […]E lo ha fatto nell’unico modo possibile, senza cioè riportare direttamente «in vita» i personaggi, dell’Incubo di Hill House, ma creando echi, allusioni e, solo in qualche caso, diretti riferimenti alle presenze descritte nel romanzo della Jackson”; l’unico che rivive infatti è proprio la protagonista in primis del romanzo ovvero la dimora “stregata” che, come precisa la Auci “se Hill House non è mai stata una semplice «casa stregata», ma un catalizzatore delle inquietudini dei protagonisti, uno specchio delle loro insicurezze più profonde, qui le sue azioni, le presenze fantasmatiche, le luci e i suoni impossibili, le deformazioni spazio-temporali, costringono in primo luogo i personaggi a guardare negli occhi le loro meschinità”.  

Protagonisti sono Holly, un’insegnante con il sogno di diventare una drammaturga, e Nisa, la sua compagna e   cantante in ascesa, Steve, un amico e attore, e Amanda attrice in cerca della gloria ormai passata;  sarà Holly a scoprire un’antica, maestosa villa, dal fascino sinistro, nei dintorni di Hillsdale, nello Stato di New York,  luogo perfetto per le prove della sua nuova opera: una riscrittura in chiave femminista di un episodio della caccia alle streghe. Nonostante qualche resistenza, soprattutto da parte di Nisa, si trasferiranno nella villa “ed è qui che il lettore a poco a poco comprende che quella è Hill House, la casa in cui, sessant’anni or sono, il dottor John Montague, in cerca di prove scientifiche dei fenomeni sovrannaturali, aveva radunato quattro persone che sostenevano di aver assistito (o partecipato) a quei fenomeni e che aveva alla fine scatenato la follia suicida di uno di essi, la giovane Eleanor” scrive la Auci

Un romanzo che ripropone quanto la Jackson era capace di fare nello scrivere i propri: indagare le zone più nascoste e profonde dell’animo umano.

Elizabeth Hand (1957) vive tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Ha scritto oltre venti romanzi e racconti, molti dei quali diventati bestseller, che le hanno fatto vincere numerosi premi, tra cui per ben tre volte lo Shirley Jackson Award. È anche critica letteraria per diverse testate, come The Washington Post e LA Times, e tiene seminari di scrittura creativa.(da Autore Astoria Edizioni)

Su tuttatoscanalibri Shirley Jackson “Un giorno come un altro

Alena Mornštajnová “Hana”, presentazione

[…] Con grande intelligenza e sensibilità Alena Mornštajnová ci porta alla scoperta del passato di Hana intrecciando diversi piani temporali e voci narranti. Un’opera che ha incontrato il favore di critica e pubblico tanto da aggiudicarsi il Czech Book Award e da diventare uno dei più importanti best seller della recente letteratura ceca.(da Keller Editore)

Editato nel 2017 è ora pubblicato da Keller per la traduzione di Letizia Costner. Sullo sfondo di fatti storicamente accaduti, l’autrice tratteggia due personaggi femminili: zia Hana e Mira.

Anni cinquanta, la piccola Mira rimasta orfana per una epidemia di tifo viene accolta da Hana. Il romanzo è quindi costruito sull’alternanza del raccontato: la prima parte narra il periodo dal 1954 al ‘63 è affidata alla voce narrante di Mira; nella seconda l’autrice ricostruisce gli avvenimenti precedenti, dal 1933 al 1945; nella terza è Hana che racconta riferendo i fatti dal 1942 al 1963.

Tre generazioni in un’unica narrazione che racconta una famiglia e un’epoca intrecciata alla storia della Moravia. E il raccontato procede per agnizioni che porteranno la piccola a scoprire il passato di zia Hana e come tutto il futuro da lei agognato e previsto vada in frantumi con i venti di guerra che arrivano da ovest e le persecuzioni contro gli ebrei. Hana si rivelerà in tutta la sua fragilità e se ne comprenderà l’atteggiamento e il silenzio.

Alena Mornštajnová è scrittrice e traduttrice. Si è laureata in inglese e ceco all’Università di Ostrava. Vive a Valašské Mezirící. Il suo romanzo d’esordio Slepá mapa è stato pubblicato nel 2013 ed è stato candidato al Czech Book Award nel 2014. Dopo il secondo romanzo, Hotýlek (2015), è giunto nel 2017 Hana che ha definitivamente lanciato Mornštajnová nel mondo della letteratura ceca. Un romanzo best seller che si è aggiudicato il Czech Book Award – sia la sezione della critica sia quella degli studenti – e che si è imposto anche all’estero ottenendo diversi premi letterari.

Ye Chun “Cani di paglia nell’universo”, presentazione

Dalle campagne dell’Asia alla California spazzata dalle ondate dei movimenti anti-cinesi, “Cani di paglia nell’universo” è una storia di immigrazione, identità e resilienza capace di insegnarci di che materia sono fatti i legami che tengono unita una famiglia e di quanta tenacia e coraggio servono per sopravvivere in un mondo nuovo (da Libro Neri Pozza)

Scrittrice, poetessa, traduttrice, Ye Chun è di origine cinese e vive negli Stati Uniti da vent’anni, dal 1999 Nel suo ultimo romanzo, Cani di paglia nell’universo,  editato in Italia da Neri Pozza per la traduzione di Maddalena Togliani, racconta della grande migrazione cinese del Diciannovesimo secolo e della costruzione delle ferrovie, in cui torna alle origini della sua lingua originaria e alle proprie radici.

Come tutti i migranti ha dovuto fare i conti, inserendosi in una cultura nuova, con la sua d’origine che come tale si esprime attraverso una miriade di segni, di cui la lingua è sicuramente l’emblema, tanto che, per non rinunciare alle proprie originarietà ha scritto questo romanzo in inglese e poi lo ha tradotto in cinese.

Alla domanda dell’intervistatore ( Giulio D’Antona, La Stampa 20 Agosto)“Si sente a casa, in America?” Risponde che ha trascorso molto tempo a sentirsi fuori posto ma che piano piano, dopo la formazione di una famiglia e la nascita di una figlia “sento che la mia vita si sta stabilizzando” e che questa nuova sensazione passa attraverso una presa di coscienza, sottolineando e sintetizzando efficacemente, attraverso il verso di una poesia cinese, cosa possa significare “sentirsi a casa”

 “Il mio corpo non ha una città natale, dove il mio cuore si sente in pace, quella è casa mia”.

E aggiunge che in questo suo romanzo che racconta di migrazioni non ci sono né bianchi, né buoni, né cattivi, ma solo migranti cinesi proprio perché, se la letteratura può insegnare qualcosa, “la storia delle migrazioni è fatta di tanti singoli individui che meritano di essere umanizzati, solo così si possono comprendere”.

Una curiosità relativa al titolo: i cani di paglia nell’antica Cina erano offerte sacrificali durante le cerimonie funebri. Quelli in questione sono nell’universo!

La sinossi su Neri Pozza

Brevi note biografiche

Ye Chun è una scrittrice e traduttrice bilingue sinoamericana. La raccolta di racconti con cui ha esordito, Hao, è stata nella longlist dell’Andrew Carnegie Medal for excellence in Fiction nel 2022. È anche autrice di due raccolte poetiche, Travel over Water e Lantern Puzzle. Insegna al Providence College e vive a Providence, Rhode Island.(da Neri Pozza Autore)

Carmelo Sardo “L’arte della salvezza. Storia favolosa di Marck Art”, recensione di Adriana Sardo

Zolfo Editore

Prefazione di Gaetano Zavatteri

Racconto di una sorprendente favola moderna, è un emblema di riscatto sul bullismo e su intollerabili ingiustizie, che coinvolge empaticamente il lettore, suscitando emozioni indelebili e profonde riflessioni. Marco Urso, nato sordo, cresce a Favara, paese dell’agrigentino, dove viene etichettato come “ritardato mentale” e diviene un bersaglio perfetto per i bulli del paese. Scivolato in un lieve coma, Marco si risveglia affermando di vedere gli angeli, i quali vogliono che dipinga per loro, così, inizia la sua nuova vita da pittore di fama internazionale.

L’artista, per Shopenhauer, si distacca dal mondo fenomenico, quindi l’arte eleva l’individuo al di sopra del dolore e del tempo.
A Marco, protagonista di questa sorprendente favola moderna, l’arte ha consentito di valicare i bui calvari vissuti, è divenuta per lui chiave di salvezza e di riscatto.
Nato con una sordità non diagnosticata, bullizzato e deriso, sin da bambino, oggi, infatti, è diventato, a suo dire guidato dagli angeli, Marck Art, un pittore di fama internazionale, trasformando, così, l’oscuro dolore nei vivaci colori delle sue splendide opere.
L’autore, con una sensibilità che accarezza il cuore dei lettori, dà voce alle lacrime, ai silenzi e ai sentimenti celati di Marco, mostra come il bullismo sia una piaga crudele, sia dolore e solitudine, che sminuisce la dignità delle vittime, facendole sentire senza valore ed impotenti.
Quest’incredibile storia indica, però, un orizzonte di speranza, perchè, la sofferenza consente a nuove parti di noi di venire alla luce e, nonostante le ardue sfide incontrate, è sempre possibile ritrovare il sorriso, la propria voce ed il proprio posto, in un mondo spesso ostile.

Adriana Sardo (solamente omonima dell’autore)

La sinossi
Marck Art, nome d’arte di Marco Urso, è nato sordo. Cresciuto a Favara, periferia della periferia agrigentina, vive l’infanzia nel silenzio, trattato come chi soffre di un grave deficit cognitivo. Ed è solo quando raggiunge i 15 anni che i genitori, lui muratore, lei casalinga, comprendono davvero la sua condizione e gli forniscono un apparecchio acustico. Corpulento, miope e strabico, Marco è un bersaglio inerme perfetto per i bulli del paese, e il suo futuro non sembra promettere alcun riscatto. Invece nel 2006 arriva la svolta. Tanto inattesa quanto infusa di poesia e misticismo. Scivolato in un lieve coma, Marco è in ospedale e si risveglia affermando di vedere gli angeli, i quali vogliono che dipinga per loro. Quel giorno inizia il viaggio straordinario di Marck Art. Quel giorno nasce la sua pittura dalla tecnica avvolgente, armoniosa, solo apparentemente scriteriata. Comincia così l’incredibile favola di Marck Art, le cui opere ora affascinano e conquistano i più grandi collezionisti italiani.(da Zolfo Editore)

Carmelo Sardo

Giornalista, è nato a Porto Empedocle. Vive a Roma e si occupa di cronaca e di storie di mafia. Per quindici anni lo ha fatto dalla Sicilia, a Teleacras e come corrispondente dei quotidiani «L’Ora» e «Giornale di Sicilia». Da oltre vent’anni lavora al Tg5 ed è oggi caporedattore cronache. Nel 2014 con il memoir Malerba (Mondadori), scritto insieme all’ergastolano Giuseppe Grassonelli e pubblicato con successo in numerosi Paesi, ha vinto il premio letterario “Leonardo Sciascia”. Al libro è ispirato il docufilm Ero Malerba, regia di Toni Trupia, premiato al Festival internazionale “Visioni dal mondo” e menzione speciale ai “Nastri d’argento”. Ha pubblicato con Zolfo Editore Cani senza padrone (2020) ed è autore anche dei romanzi Vento di tramontana (Laurana, 2018) e Per una madre (Mondadori, 2016).(da Zolfo Editore)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Dove non batte il sole