Francesca Cheyenne Roveda “Avevamo i capelli lunghi”, Mursia Editore

Postfazione di Alessandra Moro

Mursia

«Gli anni vissuti respirando l’aria di un’aula le avevano forgiate e allenate a essere quello che sarebbero diventate. Nella compartecipazione di gioie e sofferenze si era creato un legame indissolubile, della cui forza non erano consapevoli, mentre lo vivevano.»

Irene ha raggiunto quell’età in cui si percepisce vecchia senza essere diventata adulta. Nel bilancio della sua vita sente di aver combinato poco o nulla: confinata in uno sperduto borgo della campagna veneta, vive ossessionata dall’ordine e dalla pulizia. Un’inaspettata rimpatriata di classe, però, diventa l’occasione per ritrovarsi con le amiche perse di vista dai tempi del liceo: Beatrice, con una famiglia all’apparenza perfetta, e Rebecca, ex promessa del mondo dello spettacolo e ora alle prese con una brutta malattia. Il destino che le ha fatte incontrare di nuovo, a distanza di decenni, sembra avere in serbo per loro un finale che, forse, può ridare speranza a chi guarda ormai la vita con amara disillusione.

Dalla Postfazione:

«Avevamo capelli lunghi significa ≪come eravamo≫ e ≪quando eravamo≫: le tre protagoniste, amiche da ragazze, si ritrovano ormai donne, in quell’età dei cinquanta, avanzata per ripetere follie (ed errori) di gioventù, ma non troppo per non poter essere ancora spalancata su sogni e progetti. C’è molto di autobiografico: l’autrice ha vissuto direttamente o indirettamente ogni pagina e questo ne fa un’opera sincera e autentica. Scrivere è servito a Francesca per trovare uno strumento di rigenerazione, dopo una profonda esperienza personale che l’ha portata a un passo da rendere questo libro non più che appunti postumi; dunque, come un’araba fenice, ora lo ha concluso, ripercorrendo anni e fatti che non sono poi così lontani nel tempo ma assai nello spirito. Eppure siamo qua, a riguardarci, a confrontarci e a guardare avanti. Migliori? Peggiori? Diversi, sicuramente più consapevoli di noi stessi

Dichiara l’Autrice:

«Ho scritto questo libro di getto, in due/tre mesi al massimo. È stato in parte un atto catartico: c’è molto di autobiografico, ma in una veste romanzata. Volevo che vi si riconoscessero quante più persone possibile e nessuna in particolare, me compresa, grazie al meraviglioso artificio della finzione»

Francesca Roveda (Verona, 1971), detta Cheyenne dai tempi in cui lavorava a Match Music come vee jay, si è laureata in Storia del teatro e dello spettacolo presso la Facoltà di Lettere di Padova. È stata una conduttrice televisiva ed è attualmente speaker radiofonica di RTL 102.5. Ha pubblicato Generazione MMStoria di una gioiosa anarchia televisiva (2014), scritto con Michele Michelazzo, e ha collaborato, con Massimo Fini e Eduardo Fiorillo, alla stesura di Massimo Fini è Cyrano (2005).

Carmelo Sardo “Le notti senza memoria”, recensione di Adriana Sardo

È un romanzo elaborato, che travolge il lettore in un vortice di passione, gelosia, tormenti,
rimpianti, pubblicato da Bibliotheca Edizioni nel mese di ottobre 2024.

La sinossi
Nell’ultimo segmento della sua vita tormentata, Carlo ripercorre l’amore folle per Nora, donna fascinosa conosciuta in un bar quando lei aveva vent’anni e lui trentadue. Di notte, nel sogno, vive
la sua imponente passione, mentre nella vita reale con lei le cose sono molto diverse. Sarà un incidente stradale a liberarlo dai fantasmi del passato e a fargli scoprire una verità sconvolgente.

L’illustre autore, con questa elaborata opera, conduce i lettori in un viaggio rapinoso ed imprevedibile, tra sogni, paure, gelosia, ricordi, rimpianti, reali o presunti.
Narra, magistralmente, l’amore passionale del protagonista Carlo per la giovane Nora, affascinante donna, conosciuta in un bar, che diviene per lui un’esperienza annichilante, capace di mettere sottosopra tutte le sue certezze.
Carlo, con la sua fragilità, emotiva e psicologica, è travolto da un amore senza tempo, un amore che sembra sfuggire dalle sue mani, che continua a bruciare dentro di lui, che lo fa sognare e allo stesso tempo lo fa soffrire per le sue scelte fatte o non fatte.
La sua ardente passione e i fantasmi del passato “divorano” il suo animo, facendogli provare una varietà di forti sensazioni, fino ad indurlo a sprofondare nella totale disperazione.
Sarà un incidente stradale a costringerlo, inaspettatamente, a riscrivere la sua vita.
Ogni pagina di questo romanzo è emotivamente coinvolgente, contiene: intrecci narrativi che catturano l’attenzione e suscitano la curiosità, una realistica e complessa descrizione dei personaggi, scene dettagliate che creano immagini vivide nella mente del lettore, trasportandolo direttamente nella storia.
Il percorso tormentato del protagonista ci invita, in particolare, a riflettere sulla “bufera” che si scatena nell’animo umano, per effetto della potenza struggente dell’amore ma anche sulla condizione ineludibile dell’esistenza che pone l’uomo di fronte alla necessità di scegliere, di dare forma alla sua vita, accettando, però, le sfide e le responsabilità che ne derivano.

Adriana Sardo solamente omonima dell’autore

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Carmelo Sardo “L’arte della salvezza. Storia favolosa di Marck Art”, recensione di Adriana Sardo

Carmelo Sardo “Dove non batte il sole”, recensione di Adriana Sardo

Carmelo Sardo “Le notti senza memoria” Bibliotheka Edizioni

Hans Tuzzi “Colui che è nell’ombra”, recensione di Salvina Pizzuoli

Bollati Boringhieri

Ah, sì, ora posso ben dirlo: vi è qualcosa di nostalgicamente incantevole in una società che svanisce, almeno quanto disgusta una società che decade.

Si apre con Costanzo Il Sidi e si chiude con Costanzo il Duende, in mezzo ai quali la storia trascorre con Cesare e con Curzio: passaggi generazionali, chi li racconta?

Il lettore dovrà attendere: la voce narrante si svela lentamente, il lettore ne fa la conoscenza attraverso il raccontato che ha come protagonisti i citati rampolli della casata degli Avogadro, friulana,  a partire dal 1937 ad oggi e ambientata nella loro antica dimora, una solida villa secentesca arredata come molte altre case nobiliari.

La voce narrante comincia a disvelarsi

“Il capitano conte Costanzo Avogadro mi aveva promosso di fatto a suo… servo? No. Ma nemmeno attendente. Suo famulo, ecco. Io avevo diciotto anni, e lui ventinove”.
“In qualità di intendente, mio padre abitava un piccolo appartamento in una delle barchesse. Io ero frutto tardivo del suo matrimonio. Tardivo e infausto, oltreché inatteso. Dopo aver partorito otto anni prima mio fratello, e avere avuto due anni dopo l’aborto spontaneo di una piccina che venne comunque battezzata: Lia, mia madre era morta dandomi in luce al mondo. Mio padre aveva quarantasette anni, quando lei morì, e credo non mi abbia mai perdonato del tutto. Ma era uomo sobrio, di poche parole, e affidò la mia infanzia alla cuoca e alla governante”.
E più avanti
“Mio padre si avviava ormai alla vecchiaia, io mi ero iscritto a Legge e lui lavorava ai fianchi il conte affinché gli subentrassi nelle cure della villa e delle pertinenti proprietà”
Fino al giuramento
“E allora, siamo in guerra. Tempo settimane, mesi forse, ma saremo in guerra. Chi può sapere cosa riserva il futuro? Voglio fare con te un patto analogo, e voglio altresì che tu giuri, sui sacramenti, di restare per sempre vicino alla mia famiglia. Capisci? Per sempre! Giura!”

È col patto siglato con il sangue che compare per la prima volta il nome e il cognome di colui che di fatto non è solo voce narrante ma attraverso gli occhi del quale prende vita nel tempo, si disvela l’esistenza di chi lavorava e viveva in quella cornice dove il rumore di quel mondo arrivava attraverso gli avvenimenti e i fatti che occorrevano ai membri della Famiglia: un mondo in cui quello “fuori” entrava a tratti per specchiarvisi con le sue conseguenze, fauste o infauste, con i mutamenti e le riflessioni che se ne determinavano e che la voce narrante sa sottolineare.
Una narrazione lenta, piacevole, come possono esserlo solo i ricordi che sanno indugiare sui particolari, quelli indelebili, nostalgici, rammaricati, in questo memoir la cui conclusione, inattesa, è in effetti imprescindibile, conseguente a un gioco, un gioco delle parti, dove solo il fuoco scioglierà l’incantesimo

vi è qualcosa di nostalgicamente incantevole in una società che svanisce, almeno quanto disgusta una società che decade”.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Intervista ad Hans Tuzzi (21 ottobre 2024)

Tutto Tuzzi

Giorgio Montefoschi “Un’indicibile tenerezza”, presentazione

Con la precisione e il realismo lirico a cui ci ha abituato, Giorgio Montefoschi riesce a raccontare rapporti, sentimenti e spaccati di vita quotidiana attraverso sussurri, non detti, incontri fugaci che costellano il lento ma inesorabile scorrere del tempo. Un’indicibile tenerezza è l’ennesimo gioiello di un autore in grado di catturare il lettore e trasportarlo dentro le sue atmosfere e le sue storie.(da La nave di Teseo)

Protagonista un sessantaseienne scrittore, Pietro, il suo amico coetaneo ed editore, Mario, una donna giovane, Paola, una editor mandata da Mario perché possa convincere Pietro a pubblicare il suo ultimo romanzo mentre lui, restio, recalcitra nella convinzione che tutto quello che ha scritto “non è ancora riuscito ad andare oltre”. E poi c’è Roma con le sue strade, le sue luci, i suoi parchi, una mappa circoscritta, precisa Paolo Di Paolo nella sua intervista (Il Venerdì La Repubblica 27 settembre 2024) all’autore chiedendone anche il perché, e la risposta è davvero interessante quanto filosoficamente poetica “Il punto non è che i luoghi siano conosciuti, il punto è nominarli. Kundera nomina le strade di Praga. E Prust non fa che evocare toponimi. Nominandoli, secondo la filosofia ebraica, prendono esistenza”.

E poi arriva l’amore, improvviso e imprevisto, per Paola protagonista anche nel rimescolare tutti i rapporti in gioco tra Pietro, Sabina, la sua compagna,  e Mario. Sullo sfondo Roma, tra panorami, quotidianità, e soprattutto con il suo fascino, solo suo e sempre accattivante, tra  malinconia e desiderio.

Giorgio Montefoschi è nato a Roma. Tra le sue numerose opere ricordiamo La casa del padre (1994, Premio Strega), Il segreto dell’estrema felicità (2001), La sposa (2003), Lo sguardo del cacciatore (2003), L’idea di perderti (2006), Le due ragazze con gli occhi verdi (2009), Eva (2011), La fragile bellezza del giorno (2014), Il volto nascosto (1991, 2015) e Il corpo (2017). Ha pubblicato con La nave di Teseo Desiderio (2020) e Dell’anima non mi importa (2022) e le nuove edizioni di Ginevra (1974, 2019) e Il Museo Africano (1976, 2019), L’amore borghese (1978, 2020), La felicità coniugale (1982, 2021) e La terza donna (1982, 2021).

Edoardo Piazza “I cattivi poeti”, Les Flâneurs Edizioni

«Il giorno in cui si ritrovò a parlare con la fiamma del camino, perché non aveva nessuna monade con cui condividere le sue afflizioni, decise che era venuto il momento di incedere come l’Aniene e portarsi via i detriti della depressione, rivelando a quell’anima pura di bambina il male del mondo dei grandi» 

Katia è una bambina con spiccate doti di osservazione, che ama scrivere poesie (e vince premi). Crescendo trova il suo vero amore non nel ragazzo di cui si era infatuata, ma in sua sorella, Valentina, con cui condivide la passione per la politica e per le terroriste. Al liceo, Valentina entra nella colonna romana delle Nuove BR ed è costretta alla clandestinità. Katia la raggiunge nel casale in Maremma in cui si nasconde, e si ritrova in un blitz delle forze dell’ordine. Le amiche riescono a fuggire e decidono di formare una loro “banda artistica”: I cattivi poeti. Fin dove saranno disposte a spingersi per difendere i loro sogni?

Un romanzo irriverente, che si muove al confine tra utopia e ucronia, per inseguire le radici dell’idealismo militante.

L’incipit

Katia da piccola andava con la nonna a piazza Navona, per la festa della Befana, a mangiare caramelle, sparare al tiro a segno, dar da mangiare ai piccioni tarantolati.
Chiedeva a nonna Teresa chi fossero quei signori tutti sporchi e pieni di buste di plastica che dormivano vicino alla scalinata di Sant’Agnese in Agone, che le interessavano più della Fontana dei Quattro Fiumi.
Il mangime che lanciava ai volatili si spandeva sui sampietrini nel punto della piazza vicino alla chiesa progettata dal Borromini, dove sfrecciavano i passanti con in mano giocattoli colorati o stelle filanti, ignari che dentro alla basilica avrebbero potuto trovare la Sant’Agnese sul rogo di Ercole Ferrata o la reliquia della testa della santa.
I ritrattisti, verso via del Salvatore, cercavano di guadagnarsi la pagnotta mettendo in mezzo qualche straniero, per rifilargli una caricatura e farsi pagare l’officio.
Dalle parti del ghetto i profumi del pane e dei dolci aleggiavano nell’aria. A largo di Torre Argentina i gatti saltavano tra le rovine, e al Pantheon si sprecavano i flash delle macchine fotografiche all’ultimo grido, acquistate nei sempre più numerosi negozi specializzati. Era la Roma degli anni Novanta, a cavallo tra la caduta di Craxi e la “discesa” in campo di Silvio Berlusconi.
Per la verità, il 30 aprile 1993, davanti all’Hotel Raphaël, ci stavano pure Katia e nonna Teresa. Non che ci entrassero motivazioni politiche nella loro incursione, è che la nonna aveva la portineria proprio lì vicino, ne1l’imboscato vicolo della Volpe.

Edoardo Piazza (Roma, 1986). Ha studiato Scienze Politiche e fondato un’associazione culturale. Ha pubblicato la raccolta poetica Container! (Ensemble Edizioni). Sempre con Ensemble ha partecipato all’antologia Congiunti e all’Agenda poetica 2022. Secondo classificato al Premio Zeno 2020 sezione poesia. Finalista Premio Leopoldo II di Lorena. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo Il Capodanno di Umberto Rose (Apollo Edizioni) e nel 2023 la silloge Il fosso, edita da Transeuropa. Si occupa di correzione bozze, ghostwriting e revisione testi. Organizza “raduni poetici” con letture collettive e dibattiti sulla poesia contemporanea.

Les Flâneurs Edizioni nasce nel 2015 grazie a un gruppo di giovani amanti della Letteratura. Il termine francese “flâneur” fa riferimento a una figura prettamente primo novecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia. Oggi come allora, la casa editrice si pone come obiettivo la diffusione della cultura letteraria in ogni sua forma, dalla narrativa alla poesia fino alla saggistica, con indipendenza di pensiero e occhio attento alla qualità. Les Flâneurs Edizioni intende seguire l’autore in tutti i passaggi della pubblicazione: dall’editing alla promozione. Les Flâneurs Edizioni è contro l’editoria a pagamento.
Link di vendita: https://www.lesflaneursedizioni.it/product/i-cattivi-poeti/

Due romanzi sull’amore coniugale: uno scoppia, l’altro resiste.

Diego De Silva I titoli di coda di una vita insieme


Fosco e Alice si sono amati tanto. E tra poco, senza sapere bene perché, si diranno addio. Per questo, nel vortice di parole piú o meno giuste o piú o meno sbagliate, abbracci notturni, porte sbattute, avvocati nuovi di zecca e antiche recriminazioni, decidono di raccontare la loro storia a modo loro. Con ostinazione, dolore e persino ironia: tutto quello che nei documenti legali non potrà mai trovare spazio.( dal Catalogo Einaidi)

Alice è un’oncologa, Fosco uno scrittore, sono sposati da molti anni ed  hanno un figlio adulto che studia in un’ altra città.
Se “L’amore non è una storia, ma due” due sono le voci che la raccontano.
Se lui sarebbe rimasto con lei anche da infelice, Alice  è arrabbiata, detesta i silenzi, la volontà di fuga dal confronto, persino quella di lui di comprendere e quindi perdonare.

Diego De Silva è nato a Napoli nel 1964. Presso Einaudi ha pubblicato Certi bambini (2001, 2014 e 2021. Premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film diretto dai fratelli Frazzi), La donna di scorta (2001), Voglio guardare (2002, 2008 e 2017), Da un’altra carne (2004 e 2009), Non avevo capito niente (2007 e 2010, Premio Napoli, finalista al premio Strega), Mia suocera beve (2010 e 2012), Sono contrario alle emozioni (2011 e 2013), Mancarsi (2013), la trilogia Arrangiati, Malinconico (2013), che riunisce in un unico volume Non avevo capito niente, Sono contrario alle emozioni, Mia suocera beveTerapia di coppia per amanti (2015 e 2017, da cui è stato tratto il film diretto da A. M. Federici), Divorziare con stile (2017 e 2019), Superficie (2018), I valori che contano (avrei preferito non scoprirli) (2020 e 2022), Le minime di Malinconico (2021), Sono felice, dove ho sbagliato? (2022 e 2023) e I titoli di coda di una vita insieme (2024). Dai romanzi che hanno per protagonista Vincenzo Malinconico è stata tratta la serie tv prodotta e trasmessa da Rai 1. Suoi racconti sono apparsi nelle antologie DisertoriCriminiCrimini italianiQuesto terribile intricato mondoScena padre Giochi criminali e Figuracce.

Se De Silva racconta un amore finito Francois Begaudeau, scrittore francese, narra l’amore semplice, così come recita il titolo L’amore è una cosa semplice; la storia di Jeanne e Jacques in una piccola città di provincia agli inizi degli anni Settanta. La storia di una coppia “banale”, sottolinea Fabio Gambaro nella premessa alla sua intervista all’autore, che s’incontra a vent’anni e resta insieme tutta la vita. Ma forse no.

Francois Begaudeau “L’amore è una cosa semplice”

«Ci sono cose che più ne sai più sono misteriose»: questo dice Jacques Moreau delle api negli alveari di suo nipote. E lo stesso potrebbe dire dell’amore che da una vita intera lo lega a Jeanne, perché starsi accanto, farlo per decenni, è qualcosa che si impara ogni giorno e che non si finisce di comprendere mai. Dagli anni Settanta a oggi, dall’adolescenza alla vecchiaia, l’esistenza di questa coppia comune scorre davanti ai nostri occhi, scandita dai piccoli grandi momenti che qualcuno potrebbe chiamare ‘abitudine’, altri ‘magia del quotidiano’. Il primo bacio, il matrimonio, la crescita di un figlio, la malattia, l’interdipendenza, le liti su quale programma televisivo guardare il sabato sera: è l’amore come viene vissuto dalla maggior parte delle persone, senza eventi clamorosi, ma con pazienza e magari un pizzico di ironia. Ambizioso e preciso come un film d’autore, questo breve romanzo che ha incantato la Francia punta all’essenziale e non spreca neppure una parola. Rinunciando alle distorsioni romantiche o a offrire ricette valide per tutti, Bégaudeau racconta con assoluta concretezza la costruzione quotidiana di una relazione che, passo dopo passo, inciampo dopo inciampo, resiste al tempo (.da Salani LIbri)

François Bégaudeau (Luçon, 1971) è giornalista, scrittore e sceneggiatore. Ha collaborato con i Cahiers du cinéma e scritto di cinema per varie altre testate. Esordisce nella narrativa nel 2003. Il suo terzo romanzo, La classe (2006), è stato prima un successo in libreria, con oltre 200.000 copie vendute, e poi al cinema, con la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2008. Il presente romanzo, uscito nel 2023, è stato applaudito dalla critica e dal pubblico come uno dei casi letterari più interessanti degli ultimi anni.

Voland novità in libreria

Vanni Santoni Personaggi precari edizione finale

“SILVIA Si è messa davanti al fiume ad aspettare ma sono passati così tanti cadaveri che le è dispiaciuto.”    

  dal 27 settembre in libreria 

collana intrecci   

Vent’anni di storia per uno dei progetti letterari più longevi e celebrati della scena editoriale italiana che giunge alla sua quarta, aggiornata e definitiva incarnazione. Dal 2004 a oggi Vanni Santoni ha scritto migliaia e migliaia di “personaggi” in forma di epigramma, che negli anni sono apparsi su riviste e giornali, sono stati trasformati in fumetti e illustrazioni, letti in programmi radiofonici e poetry slam, e sono tuttora ospiti della prima pagina del dorso toscano del “Corriere della Sera”. Un panorama umano in affanno ma disperatamente autoconsapevole con cui l’autore ha portato la narrazione del precariato dalla mera cronaca alla struttura stessa del testo, dando vita a un vero e proprio universo di monadi stranite, ironiche, malinconiche e spietate.          

 L’autore  VANNI SANTONI Nato a Montevarchi nel 1978, ha pubblicato i romanzi “Gli interessi in comune” (Feltrinelli 2008, Laterza 2019), “Se fossi fuoco, arderei Firenze” (Laterza 2011), la saga di “Terra ignota” (Mondadori 2013-17), “Muro di casse” (Laterza 2015), “La stanza profonda” (Laterza 2017, candidato al Premio Strega), “I fratelli Michelangelo” (Mondadori 2019), “La verità su tutto” (Mondadori 2022, Premio Viareggio selezione della giuria) e “Dilaga ovunque” (Laterza 2023, Premio selezione Campiello), oltre al saggio “La scrittura non si insegna” (minimum fax 2020) e alla raccolta poetica “Altre stanze” (Le Lettere 2023). Scrive sul “ Corriere della Sera”.                  

Alex Roggero “20100”, Transeuropa Edizioni

In libreria dal 25 settembre

Transeuropa Edizioni

“20100” di Alex Roggero è un romanzo che cattura l’essenza vibrante e complessa di Milano, offrendo al lettore uno sguardo intimo sulla vita e le sfide di una generazione in cerca di significato e appartenenza. Attraverso una prosa vivace e tagliente, l’autore ci trasporta in un mondo popolato da personaggi vividi e dalla profondità sorprendente, che affrontano la vita con un mix di superficialità, leggerezza e cinismo.

Al centro della storia c’è Paolo Paganelli, uno scrittore in cerca della sua anima gemella, che si imbatte per caso nel profilo di Alice su Tinder. Convinto di aver trovato la donna dei suoi sogni, Paolo si trova costretto a cercarla nel mondo reale dopo che un errore accidentale cancella il suo profilo dall’app. Con l’aiuto dei suoi amici Martina, Ciro e Michele, Paolo intraprende una missione avventurosa attraverso i locali e le strade di Milano, alla ricerca di quella che crede essere la sua destinazione. Attraverso le vicende di Paolo e dei suoi amici, Roggero dipinge un quadro affascinante e ricco di sfumature della società contemporanea, esplorando temi come l’amore, l’amicizia e la ricerca di identità.

ALEX ROGGERO (1987, Milano). Dopo aver passato buona parte della sua vita artistica nascosto dietro le 4 corde di un basso elettrico (arrivando a diplomarsi nel 2009 al CPM di Franco Mussida) capisce che con la musica non si pagano le bollette e decide quindi di iniziare a scrivere articoli per blog e testate giornalistiche locali, giusto per vedere l’effetto che fa essere poveri in un modo un po’ diverso. Purtroppo per i lettori, finisce che ci prende velocemente gusto e inizia a sfornare racconti per magazine e riviste indipendenti tra cui Crack, Rivista Offline e Tremila Battute. Nel maggio 2022, contro ogni aspettativa, pubblica il suo primo romanzo, Non Farlo (che viene subito inserito da Rivista Blam tra i “libri da leggere” degli esordienti italiani). Il suo stile di scrittura prende spunto da autori iconici e leggendari come Chuck Palahniuk, Irvine Welsh e Charles Bukowski, solo che ancora loro non lo sanno. L’influenza di altre forme d’arte, in particolare musica e cinema, caratterizza la struttura di tutti i suoi lavori.

Paolo Malaguti “Fumana”, presentazione

Paolo Malaguti ci racconta una storia antica eppure ancora vicina. Un mondo perduto tra il fiume e la pianura, tra la pesca e la magia contadina, al centro del quale c’è un personaggio femminile tenace, alle prese con le aspettative di una società chiusa, a tratti meschina, e il desiderio di essere sé stessa.

Una storia piena di tenerezza sui legami e sulla trasmissione dei talenti, sull’accettazione del proprio destino ma anche sulla tenacia nel cercare la propria strada.(dal Catalogo Einaudi)

Nebbia fitta, questo il significato del suo nome, fumana nel dialetto della bassa padana dove la protagonista è nata nel 1882, a Voltascirocco, subito orfana di madre che muore di parto e orfana di un padre che forse è partito per cercare fortuna lontano da quella terra dove la miseria, come la nebbia, è di casa.

Sarà nonno Petrolio ad occuparsi di lei che da grandicella affiderà a Lena, la strigossa del paese, ovvero una segnatrice, una guaritrice, dalla quale Fumana apprenderà l’arte. Fumana scoprirà  così la sua vocazione.

“Una vicenda di formazione sulla scoperta di sé e del proprio posto in un mondo in rapido cambiamento, sull’amore e sui limiti della conoscenza, sulla diversità (e sull’ostilità che spesso essa produce), sulla violenza di genere e su quella operata dall’uomo sull’ambiente. E sulla volontà di fare del bene contro il pregiudizio e la maldicenza, perché, dice Lena alla sua protetta, il malocchio tutti possono farlo, «basta essere cattivi il giusto», ma loro due hanno il dono di levarlo, «e questa cosa qui mica sanno farla in tanti».
A un mondo ancestrale, regolato dal tempo ciclico della natura, si oppone l’avanzare inquietante del progresso, simboleggiato dalle mostruose idrovore”, così scrive Marzia Fontana nella sua recensione (dal Corriere 8 settembre 2024)

Paolo Malaguti è nato a Monselice (Padova) nel 1978. Con l’editrice Santi Quaranta ha pubblicato Sul Grappa dopo la vittoria (2009; Einaudi 2024), Sillabario veneto (2011), I mercanti di stampe proibite (2013). Con La reliquia di Costantinopoli (Neri Pozza 2015) ha partecipato al Premio Strega. Ha scritto inoltre Nuovo sillabario veneto (BEAT 2016), Prima dell’alba (Neri Pozza 2017), Lungo la Pedemontana (Marsilio 2018) e L’ultimo carnevale (Solferino 2019). Per Einaudi ha pubblicato Se l’acqua ride (2020 e 2023, Premio Latisana per il Nord-Est ex aequo, Premio Biella Letteratura e Industria, selezione Premio Campiello), Il Moro della cima (2022 e 2024, Premio Mario Rigoni Stern per la Letteratura Multilingue delle Alpi, Premio Monte Caio e Premio Vallombrosa), Piero fa la Merica (2023, Premio Acqui Storia, Premio internazionale Alessandro Manzoni), Fumana (2024) e Sul Grappa dopo la vittoria (2024).

Silvio Raffo “I tuoi occhi nel buio”, presentazione

Nei romanzi di Silvio Raffo, stilisticamente segnati da una forte empatia con la dimensione poetica, il nucleo centrale è costituito da un amore impossibile. Qui il connubio romantico di Amore e Morte tocca il suo vertice, in un thriller minuziosamente costruito secondo la miglior scuola del giallo classico.(Da Elliot Edizioni)

La vicenda, ambientata tra Genova Milano e la Costa Azzurra, si svolge nello spazio di un anno ed ha per protagonisti un giovane attore, uno scrittore famoso, cinico e narcisista, e un terzo a completare il triangolo amoroso.

Tra palcoscenici, competitività, narcisismo e voglia di affermazione, il triangolo amoroso sfocerà in un delitto. Non solo una fatale love story, ma l’occasione per una introspezione pscologica quanto mai realistica di “un delitto geniale che elimina un ignaro avversario (quel terzo che non manca mai in una storia d’amore) e un sadico progetto per porre fine a un dolore insostenibile e punire il colpevole morale del dramma”, come si legge nella sinossi.

“Un giallo psicologico che attraverso la voce dell’io narrante sorprende e intriga raccontando una storia d’amore asimmetrica, con una tensione latente che aumenta pagina dopo pagina, sviluppando il letale connubio fra Eros e Thanatos”. Così Patrizia Violi definisce in apertura alla sua recenzione il romanzo di Raffo (da Il Corriere del 1 settembre 2024)

Silvio Raffo Poeta, traduttore, saggista e drammaturgo, ha al suo attivo più di dieci romanzi, tra cui La voce della pietra (già finalista al Premio Strega nel 1997, ora Elliot, 2018) da cui è stato tratto il film omonimo di Eric Howell con Emilia Clarke; con Elliot ha pubblicato anche Il segreto di Marie-Belle (2019), vincitore del Premio Lord Byron, Lo specchio attento (2020), Gli angeli della casa (2021, Premio Grottammare 2023) e L’ultimo poeta (2023). Ha curato L’amore che non osa (2018), Natura, la più dolce delle madri (2021) e Amore e anima (2024). È autore della biografia Io sono nessuno. Vita e poesia di Emily Dickinson (Elliot, 2022), poetessa della quale ha tradotto più di 1.500 poesie, per I Meridiani Mondadori e in varie antologie.