Antonio De Bonis “La cosa nera. Indagine a tutto campo sulla mafia nigeriana” Paesi Edizioni

Mafia nigeriana, indagine a tutto campo nel libro-inchiesta che ne svela le origini
Ne La cosa nera Antonio De Bonis analizza una delle più pericolose organizzazioni criminali al
mondo, che tiene in pugno, tra codici e stregonerie, il traffico di droga, la tratta di esseri umani e il
business della prostituzione, tra Africa Sub-sahariana ed Europa.
Con la testimonianza dell’attivista nigeriana Blessing Okoedion – fondatrice dell’associazione
Weavers of hope – vittima della tratta che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini

Nel libro edito da Paesi Edizioni, l’autore affronta il problema (anche dal punto di vista italiano, con focus su indagini condotte a Torino, Castel Volturno e Palermo) dell’espansione della mafia nigeriana, l’organizzazione criminale che tiene in pugno il traffico di droga, la tratta di esseri umani e il business della prostituzione tra l’Africa Sub-sahariana e l’Europa. Ne ‘La cosa nera’ vengono elencati gli affari illeciti gestiti da organizzazioni transnazionali come gli Eye e i Black Axe, le cui strutture e riti iniziatici ricalcano i modus operandi delle mafie nostrane. La loro forza si appoggia sulla connivenza di stregoni, fattucchiere e «uomini di chiesa» che con i loro malefici sottomettono alla schiavitù del sesso migliaia di ragazze nigeriane, in un vortice di sangue e fede senza fine.
L’autore ha partecipato ad alcune delle più importanti operazioni condotte a livello internazionale contro il traffico di esseri umani. Il suo è un lavoro di ricostruzione della verità rispetto a un argomento tabù del quale si parla poco e male, nonostante rappresenti una realtà nel nostro Paese da oltre vent’anni.

L’autore Antonio De Bonis. Palermitano, classe 1963, si è formato nella sezione speciale anticrimine per la
lotta al terrorismo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Per trent’anni, sin dalla sua fondazione, è stato
al servizio del Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei Carabinieri, occupandosi di contrasto alla
criminalità organizzata di tipo mafioso nazionale e internazionale. Oggi è consulente per attività
investigative private e presidente dell’associazione Geocrime Academy per lo studio dei fenomeni criminali.

Gianrico Carofiglio “La misura del tempo” recensione di Salvina Pizzuoli

Non solo un legal thriller, anche in questo ultimo romanzo Carofiglio va oltre il caso che è stato affidato a Guido Guerrieri, l’avvocato protagonista: un caso arrivato dal passato quasi dimenticato, rappresentato da Lorenza, un amore giovanile, che ora a distanza di ventisette anni gli affida la difesa in extremis del figlio accusato di omicidio.

Il tempo, la giovinezza, la difficoltà a comprendere i fatti salienti che ci accompagnano verso l’età adulta, quel tempo che prima era sempre una scoperta e che oggi, scorre veloce, troppo veloce; quel tempo che in gioventù era più ”esteso” perché pieno di nuove esperienze.

Hai mai fatto caso, Guido, a come la vita sembri accelerare con l’età?

Forse potrebbe essere proprio lo stupore – se fossimo capaci di impararlo – l’antidoto al tempo che accelera in questo modo insopportabile.

Essere storditi dalla forza di qualcosa. Mi piacerebbe tanto, se capitasse di nuovo».

Ancora una volta un testo composito in cui il protagonista ripercorre la sua storia con Lorenza e ciò che ha rappresentato nella sua crescita personale, accanto allo snodarsi dell’indagine e della requisitoria, sempre interessante e coinvolgente nel “gioco” di parole regolate dalla logica stringente da cui dipende l’esito fausto o infausto per l’accusato; un gioco psicologico oltre che rigoroso che si articola e trascina il lettore a “vedere” e leggere le due possibili verità costruite entrambe su “indizi” dato che quello a cui il lettore partecipa è un processo indiziario.

Un processo difficile che pone il protagonista nell’angustia di non poter ottenere il risultato sperato e che affida “a pratiche ossessive di pensiero magico” la possibilità di prevedere il verdetto giocando con i “segni” come camminare senza calpestare i cordoli dei marciapiedi, evitare le grate degli scantinati, toccare gli specchietti retrovisori delle macchine rosse. Cose che facevo da ragazzo e che ogni tanto riemergevano, simili a conati, nei momenti di tensione.

Pagine dense di avvenimenti ed emozioni, ricordi, debolezze, casi umani, fragilità che il processo legale, come un palcoscenico,  permette di cogliere. Imprevisto il risvolto finale.

Dello stesso autore:

“Testimone inconsapevole”

Gianrico Carofiglio “La versione di Fenoglio” e altri scritti 

Ilaria Bonuccelli “Per ammazzarti meglio” da Il Tirreno Culture 22 novembre

presentazione del libro “per ammazzarti meglio”

Se lo Stato è complice
della violenza sulle donne
Viareggio. «Sciolgo te e i tuoi figli nell’acido». Non è una minaccia. È una promessa. Pochi mesi dopo, l’uomo prende un coltello e tenta di assassinare la moglie. Ci riesce quasi. Con il figlio di un anno ci riesce. Sette coltellate. Nessun giudice, nessun medico lo aveva ritenuto pericoloso abbastanza da allontanarlo dalla famiglia. Un giudice, invece, c’è che pensa di dover tenere lontano uno stalker dalla sua ex compagna. Forse perché ha già tentato di ammazzarla un paio di volte. Si è anche fatto la galera e non ha mutato d’avviso. Appena uscito ci ha riprovato subito. Allora gli impone un divieto di avvicinamento alla donna. Distanza minima: 3 metri. Di questo parla “Per ammazzarti meglio” (Pozzo di Micene editore), libro inchiesta in 12 storie sulla violenza di genere: di come lo Stato sia complice in tutte le sue declinazioni, dei femminicidi, dei maltrattamenti, degli stupri. L’autrice è Ilaria Bonuccelli, caposervizio de Il Tirreno, ideatrice per la sua testata della campagna che ha portato alla revisione della norma sui braccialetti elettronici anti-stalker. La presentazione del libro è oggi alle 18 a Viareggio, alla libreria la Vela, in via Garibaldi 19. —