Silvia Nirigua “Tre di notte”, Fernandel

Una coppia che credeva di conoscersi e una giovane tormentata dal passato. Tre individui sull’orlo di un precipizio emotivo, pronti a saltare o a fuggire.

Fernandel

In una tranquilla villa del nord-est italiano, una coppia apparentemente solida si prepara ad accogliere una misteriosa ragazza conosciuta online. Quello che doveva essere un incontro trasgressivo si trasforma in un viaggio nell’abisso delle loro anime. Tre vite si intrecciano in una notte carica di tensione, dove i segreti emergono come fantasmi nella penombra. Mentre il vino scorre e le maschere cadono, ciascuno si trova faccia a faccia con i propri demoni.
Con una prosa tagliente e uno sguardo implacabile, Silvia Nirigua disseziona le relazioni umane, mettendo a nudo le fragilità e le bugie che ci raccontiamo. 


“Tre di notte” è un thriller psicologico che vi farà domandare: quanto conosciamo davvero chi ci sta accanto? 
Un romanzo che esplora i temi dell’identità, del desiderio e della redenzione con un ritmo implacabile.

«A un tratto ti immagini come sarebbe sfilarsi via di dosso la pelle, con tutti i tatuaggi, i piercing, le rughe d’espressione affioranti ai lati degli occhi. Uscire dal costume di scena che indossi in questa vita che non ha saputo rispettare nemmeno una delle sue promesse…»

Silvia Nirigua vive a Bologna ed è scrittrice e sceneggiatrice. Ha pubblicato trema, fanciulla, trema (Zoe, 2003), Un quarto di me (Meridiano Zero, 2006, da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale), La metà di tutto (Sartorio, 2008) e il racconto due minuti nella raccolta di Giovani cosmetici (Sartorio, 2008).

Laura Fratello “Pirografia che passione!”, Sandit Libri

Sandit

Benvenuti alla scoperta della pirografia, una tecnica affascinante che trasforma il legno, il cuoio e altri materiali in opere uniche, attraverso l’uso del calore.
Questo manuale è stato concepito per guidarvi passo dopo passo, fornendo tutte le nozioni fondamentali, consigli pratici e ispirazioni per sviluppare le vostre abilità creative.

Cosa troverete in questo manuale:
-Strumenti indispensabili, dal pirografo ai materiali su cui lavorare.
-Tecniche di base, sfumature, dettagli. Progetti pratici per esercitarsi.
-Esempi di opere creative per la casa e regali personalizzati.
-Consigli per la sicurezza e la manutenzione degli strumenti.
-Scelta dei materiali più adatti anche poco conosciuti.

Obiettivo del manuale:
Questo manuale è adatto sia ai principianti che si avvicinano per la prima volta alla pirografia, sia a coloro che vogliono approfondire questa tecnica. L’intento è dioffrirvi uno stimolo creativo per esprimere la vostra personalità attraverso quest’arte unica.
Pronti a scoprire il fascino del disegno col fuoco?
Buona lettura e buon lavoro!

Martin Suter “Melody”, presentazione

[…]In una scrittura tesa e ironica, con dialoghi serrati, moltiplicando diversioni e dettagli enigmatici, intrecciando presente e passato, Martin Suter accumula lentamente la tensione, finché non appare l’altro lato del quadro: una dichiarazione d’amore all’arte dell’inganno che difficilmente potrebbe essere più lucida.(dal Catalogo Sellerio)

Peter Stotz ha 84anni, ma breve è il tempo che ha ancora davanti a sé;  una vita di potere e successo la sua la cui immagine vuole conservare e gestire per il futuro che lo attende: per organizzare il suo archivio  e il suo lascito testamentario, senza falsificare la storia ma passandola al vaglio, in cambio di un ottimo stipendio con vitto e alloggio nella sua villa ottocentesca in una zona residenziale di Zurigo, ha assunto un giovane avvocato  Tom Elmer, 34anni, che si trasferisce nella villa impegnato nel mettere ordine nell’archivio, dove cataloga, legge, conserva o distrugge, e la sera ad ascoltare i racconti di Stotz che riguardano essenzialmente una donna dei cui ritratti sono piene le stanze, una giovane di origini marocchine: Melody, fidanzata di Stotz e scomparsa nel giorno del matrimonio.
Il giovane avvocato nota  che non sempre i racconti dell’anziano Stotz trovano conferma nelle documentazioni, articoli di giornale e corrispondenze private, chiedendosi se il vecchio è davvero quel che dice  di essere e chiedendosi se il suo vero compito non sia quello di ritrovare Melody.
E il romanzo si fa thriller:  fatti e finzioni, ricerche vicine e lontane, infruttuose come quelle della polizia, in un crescendo di tensione, enigmi non risolti e nuove ambiguità mentre i racconti del vecchio pur nella vividezza col tempo assumono l’aspetto di  ingannevoli fantasie.

“Segreti e oscuri retroscena si nascondono dietro i palazzi di Zurigo e le facciate imbiancate del Mediterraneo”.

Martin Suter (Zurigo, 1948) ha lavorato come sceneggiatore televisivo, come reporter e in campo pubblicitario. Con questa casa editrice ha pubblicato L’ultimo dei Weynfeldt (2010), Com’è piccolo il mondo! (2011) Il talento del cuoco (2014, 2018), Montecristo (2015), Creature luminose (2018) e Melody (2025); e, per il ciclo di Allmen, Allmen e le libellule (2011), Allmen e il diamante rosa (2012) e Allmen e le dalie (2015). I suoi libri sono stati tradotti in 32 lingue.

Giuseppe Aragno “Il romanzo della resurrezione”, presentazione

La Valle del Tempo Editore

Dall’intreccio tra vicende personali ed eventi storici, nasce un romanzo che racconta un tempo della nostra storia e la società che l’ha vissuto. Un inno alla vita e alla storia, che della vita è parte essenziale perché, scrive l’autore, «chi non ha storia può essere ingannato e dominato molto più facilmente di chi conserva e difende la memoria di ciò che è stato».

Giuseppe Aragno, scrittore e storico del movimento operaio e dell’antifascismo, offre ai lettori il suo primo romanzo.

Il romanzo della resurrezione, ha un filo conduttore: la memoria. Un patrimonio di ricordi che non è più proprietà personale di chi l’ha vissuto, ma parte di una rappresentazione collettiva che supera i confini temporali della vita del protagonista.
Nell’ultimo giorno della sua vita, infatti, Giuseppe Greco, nipote di Giovanni, un socialista ucciso dai fascisti, strappa ad Atropo, signora della morte una sorta di patto non scritto, ripercorre la storia sua e dei suoi familiari, inserendola nella vicenda collettiva dell’Italia in cui ha vissuto e porta a termine il suo progetto: scrivere il romanzo della resurrezione, un riscatto dalla sofferenza, a partire soprattutto da quella inflitta alla sua famiglia dalla repressione fascista. Pagina dopo pagina, attraverso le vicende personali di tre generazioni, il racconto riporta così in vita anni cruciali della nostra storia del Novecento, dal tradimento e dall’ascesa dell’amico del nonno, il socialista Mussolini, alla guerra, alla resistenza, alla repubblica, al terrorismo e agli anni di piombo”.(da Anna Di Fresco “Dallo scaffale al web”)

La sinossi dal Risvolto

“Quando la Storia più atroce diventa teatro di microcosmi, assume un volto ancora più dolente. Nel lessico famigliare di Giuseppe Aragno si ritrova la lotta antifascista, declinata dal dopoguerra ad oggi, all’alba di una Napoli che faticosamente si rialza dalle sofferenze della dittatura[…]Nell’epopea napoletana di Aragno sono molti di più i vinti che i vincitori, e il desiderio di verità, contro ogni ingiustizia, non si spegne mai” (dalla recensione di Ilaria Urbani, Napoli Libri La Repubblica 3 febbraio 2025)

Brevi note biografiche

Giuseppe Aragno, napoletano, nato nell’ormai lontano 1946 è scrittore e storico del movimento operaio e dell’antifascismo. È stato per anni redattore della rivista on line Fuoriregistro, ha collaborato a lungo con “il Manifesto”, scrive per l’edizione napoletana di “Repubblica” e insegna presso la Fondazione Humaniter. Nel 1996 ha vinto il Premio Laterza con il saggio Un giacimento in fondo allo stivale. Ha curato gli Scritti di Storia e Politica di Gaetano Arfè, in occasione degli 80 anni del grande storico e ha scritto tra l’altro Antifascismo popolare. I volti e le storie (2009),Antifascismo e Potere, Storia di Storie (2012) e Le Quattro Giornate di Napoli. Storie di antifascisti (2017). Ha pubblicato inoltre il libro di poesie E però scrive (2003) e la raccolta di racconti Parole d’uomini e sassi (2021). È  coautore del lavorio teatrale Radio Libertà, andato in scena a Barcellona, e autore dell’atto unico Due vite, che sarà rappresentato nel prossimo autunno.

Alicia Giménez Bartlett “Una poco di buono. Sei indagini di Petra Delicado”, presentazione

Traduzione di Maria Nicola

“Sei indagini vecchia scuola, in equilibrio perfetto tra divertimento e tensione, con la coppia più irresistibile del giallo mediterraneo. Petra Delicado, ispettrice della polizia di Barcellona, femminista, caparbia, idealista, hard boiled school al femminile; Fermín Garzón, il suo vice panciuto, sentimentale e tradizionalista.
Dalla scrittrice che ha creato il personaggio dell’ispettrice Petra Delicado, sei racconti di intensa dose di mistero e intreccio”.(dal Catalogo  Sellerio)


I racconti presenti in questa raccolta non sono inediti ma sono comparsi, nel corso degli ultimi anni, nelle antologie che Sellerio ha curato inserendo vari autori di scritture in giallo: concentrandoli in un unicum permettono al lettore di coglierne l’impronta letteraria e le peculiarità della protagonista.
Il personaggio Petra comparve per la prima volta nel 1996, nel romanzo Riti di morte (Sellerio, traduzione di Maria Nicola), un primo caso che la vide in azione insieme a Fermin, sua spalla e suo braccio destro.
Lo svolgersi delle indagini alla ricerca di un uomo che, dopo aver violentato le donne le marchia con un tatuaggio, diventa l’occasione per conoscere i due protagonisti: Petra che ha abbandonato la carriera da avvocato ha alle spalle due divorzi e due ex mariti, con i quali è però ancora in contatto, sta cercando all’interno del nuovo ruolo di ritagliarsi uno spazio; e Fermín, più vecchio di lei, lento, pingue ma con molta esperienza sulle spalle. Due caratteri, apparentemente incompatibili, determinano scontri e schermaglie verbali, spesso però fondamentali per risolvere i casi.
In una recente intervista (La Repubblica, 7 dicembre 2024)l’autrice ha annunciato  il nuovo romanzo al quale sta lavorando: racconterà di Petra vedova, dopo l’esperienza del lutto che lei stessa ha vissuto un anno fa perdendo il marito. Proprio perché aggiunge, chiarendo il ruolo e la funzione del personaggio Petra, “Così come ho scritto La donna che fugge per affrontare la malattia di mio marito, adesso per capire che cosa sto provando ho bisogno di dedicarmi alla storia di una perdita. Petra non è il mio alter ego, è una mia amica, un’amica che mi conosce bene e che mi sta prendendo per mano”.
Agli appassionati non resta quindi che attendere…

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

La donna che fugge

La Presidente

Morti di carta

Autobiografia di Petra Delicado

e in

Cucina in giallo

Una settimana in giallo

Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di febbraio 2025

Andrea Bajani “L’anniversario”

Irene Nemirovsky “Il carnevale di Nizza e altri racconti”

Antonella Sbuelz “Il movimento del volo”

Alessia Gazzola “Miss Bee. Il principe d’inverno”

Hans Tuzzi “Colui che è nell’ombra”

Fabrizio Guarducci “Il richiamo del sentimento”

Primo Levi “Se questo è un uomo”

Han Kang “Convalescenza”

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè

Lamberto Salucco “L’arte delle fregature. Terza parte. “Datti una mossa”

Daniela Marcheschi “Il sogno di Don Chisciotte.La letteratura come necessità e riscatto”, Bibliotheka

Bibliotheka

Dal 28 febbraio in libreria

Che cosa avrebbe fatto Dante senza il sogno-visione di Beatrice fra le braccia di Amore, nel capitolo III della Vita Nova? E Freud avrebbe coltivato la visione della psicoanalisi di decifrare i sogni, come si fa con i geroglifici, senza leggere le letterature classiche?

Sono alcune delle domande che attraversano Il sogno di Don Chisciotte. La letteratura come necessità e riscatto, il nuovo libro di Daniela Marcheschi.
Che il sogno non possa essere considerato una vacanza del pensiero lo sa bene il lettore: se il sogno non fosse la vita stessa, un sentimento e un aspetto della realtà, perché mai leggere la letteratura?

Noi leggiamo proprio per sentire e conoscere, per trovare e riconoscere finalmente chi sappia dar voce ai nostri sogni, alle nostre aspettative profonde, quelle più nobili e grandi, che ci ricongiungono alla comunità degli esseri e che aprono nuove possibilità di rapportarsi al mondo.
“Don Chisciotte vive sognando e sogna vivendo; per lui non conta la differenza fra veglia e sogno, semplicemente, sogna sempre ed è perciò una specie di paradosso vivente”, spiega Marcheschi. “È tanta la sua grandezza da diventare ridicolo, ma è la nobiltà di cuore, la passione, la volontà di riscattare, con le sue nobili imprese, la meschinità del mondo a conquistarci. Vogliamo Don Chisciotte, quel suo mondo fantastico, quei suoi sogni”.
Egli è il prototipo del lettore e dei suoi sogni ad occhi aperti. Ama con tale trasporto la letteratura cavalleresca e i valori che essa propone da voler seguire le orme di Amadigi e da diventare pazzo. In punto di morte, rinsavito, Sancho Panza lo prega: preferirebbe averlo vivo, come prima ostaggio dei sogni, perché gli è affezionato nella pazzia e per la sua pazzia. E della pazzia, delle utopie, gli esseri umani hanno bisogno.

Daniela Marcheschi, studiosa di letteratura e antropologia delle arti, ha insegnato nelle Università di Uppsala, Salamanca, Firenze e Lisbona. Dopo gli studi alla Scuola Normale di Pisa e all’Institut d’Études Françaises di Avignone, ha frequentato Eugenio Montale e Piero Bigongiari, Natalino Sapegno e Natalia Ginzburg, Giovanni Macchia e Cesare Garboli.  Presidente dell’Edizione nazionale delle opere di Carlo Lorenzini, ha curato i Meridiani Mondadori di Collodi, Pontiggia e Rodari. Collabora con l’inserto domenicale del Sole 24 ore.

Testo: domani 28 febbraio, Stazione Leopolda, Sala Bazlen, ore 16.00

Hans Tuzzi presenta il suo “Bestiario bibliofilo”, Ronzani Editore

Su tuttatoscanalibri: per saperne di più

Giuseppe Gioachino Belli “Parola di donna. Sonetti per voce femminile”, Vallecchi

Scelti da Pietro Gibellini

Vallecchi Italianistica – Collana diretta da Gualberto Alvino


Vallecchi editore

Dai 2279 sonetti che Giuseppe Gioachino Belli scrisse in circa diciassette anni – teatro e monumento della plebe trasteverina di variegatissima fattura – c’è chi ha pensato di spigolare e raccogliere quelli dedicati esclusivamente alle donne. Lo ha fatto Pietro Gibellini, il maggior interprete di Belli, cui si deve una lunga fedeltà di studi, che hanno condotto all’edizione critica dei sonetti disposta nei quattro volumi dei Millenni Einaudi.

Nessun poeta ha dato voce a tante figure femminili quanto Belli, vero gigante della poesia dialettale, anzi della poesia tout court. Con i suoi duemila e più sonetti, ha rappresentato la vita e la mentalità dei mille Renzo e Lucia di Trastevere, facendoli esprimere nel loro romanesco rude e colorito.
Il sottotitolo: “Sonetti per voce femminile”: indica che sono stati scelti solo i sonetti in cui è la voce femminile a parlare. Non dunque anche le donne viste dagli uomini, ma solo le donne viste da sé stesse, interpreti di sé stesse. Non lo sguardo maschile che le confina nella sottomissione e nel possesso, ma le donne che si presentano sulla scena dialogando tra di loro oppure monologando nella loro lingua nativa, che vibra di quotidianità e di vita vissuta, di patimento e di preghiera, di iracondia e pianto, di baldanza e di umiltà, di oltranza e remissione, di frustrazione e di gioia, di coraggio e di pietà.
I loro discorsi svelano la condizione femminile dell’Ottocento nei suoi risvolti materiali e affettivi. Ne esce un affresco documentario ravvivato dai colori della poesia: un tesoro reso accessibile da questa sorprendente antologia, che alla donna-oggetto sostituisce finalmente una donna-soggetto.

Giuseppe Gioachino Belli (Roma 1791-1863), probo impiegato pontificio, tenne clandestino il trasgressivo capolavoro dei suoi Sonetti romaneschi, vero «monumento» della plebe di Roma pubblicato solo dopo la morte del poeta.

Pietro Gibellini (1945) ha studiato la letteratura italiana dal Sette al Novecento, e in particolare l’opera di D’Annunzio. Ha curato la poderosa edizione critica e commentata dei 2279 Sonetti di Belli per i «Millenni» Einaudi.

Davide Chiolero “Vini, spezie, pastelli volativi e confetti di zucchero. Breve storia della cucina e dell’alimentazione nel Medioevo”, Graphe.it

Uno sguardo approfondito sulla cucina medievale come specchio di civiltà e identità. Il cibo, tra riti religiosi e influenze culturali, racconta la storia nascosta dietro ogni piatto

Graphe.it

In libreria dal 26 febbraio

Questo saggio approccia con metodo scientifico l’arte culinaria medievale.


Si parla del legame fra dieta e religione (a cominciare dai giorni di magro, su cui scopriamo curiosità sorprendenti) del diverso apporto della civiltà romana rispetto a quelle identificate come barbariche. Si racconta delle convinzioni mediche del tempo, in fatto di nutrizione. Sono descritte le esigenze delle dispense delle abbazie e di quelle dei signori, considerando anche la disponibilità locale degli ingredienti. D’altro canto, se la cucina popolare rimase relativamente simile nel corso degli anni, quella nobiliare fu sorprendentemente aperta alle novità e alle contaminazioni, includendo – oltre agli elementi autoctoni – spezie di Paesi lontani acquistate a caro prezzo.

La cucina medievale era caratterizzata da una certa forma di discriminazione sociale. Le principali distinzioni che si possono cogliere tra cucina povera – la cui ricostruzione è complicata dall’assenza di fonti dirette – e cucina ricca non sono tanto nella qualità quanto nella quantità. La dieta dei meno abbienti era basata, perlopiù, sul consumo di prodotti di origine vegetale come ortaggi, cipolle, porri, aglio e cereali. Quest’ultimi erano fondamentali per la realizzazione del pane, l’alimento più diffuso e consumato da contadini, cittadini e nobili, vero simbolo della civiltà occidentale e cristiana. Si deve, tuttavia, precisare che il pane consumato dai meno abbienti e dai contadini, scuro e realizzato con cereali minori, non era lo stesso che potevano permettersi le classi più agiate, che preferivano il pane bianco.

DAVIDE CHIOLERO (1991) laureato in Scienze Storiche all’Università degli Studi di Torino, è docente in un istituto di istruzione secondaria di primo grado dell’astigiano. È membro della redazione di “Arma Virumque”, rivista universitaria torinese di storia militare, per la quale ha pubblicato Elmi con le corna e asce bipenni: l’equipaggiamento del vero guerriero vichingo (2021). I suoi interessi principali riguardano la storia culturale e materiale – in particolare alimentazione e costume – del periodo medievale. È autore de I vichinghi e la morte. La ritualità funebre scandinava fra migrazione e stanzialità (sec. VIII-XI) Il bestiario del Trésor di Brunetto Latini, editi con Il Cerchio.