Gordiano Lupi Cristina De Vita “Sogni e Altiforni. Piombino – Trani senza ritorno”

Le opinioni dei lettori

Aromi nuovi si percepiscono nell’ultima fatica di Gordiano Lupi, Sogni e Altiforni – Piombino – Trani  senza ritorno scritto in collaborazione con Cristina De Vita. Fragranze rinvigorite e scandite dal coraggio che sembra volersi insinuare tra le molte pieghe della nostra società disordinata e difficile. Un libro pregno di sfumature dove malinconia e voglia di riscatto si rincorrono senza sosta, creando mulinelli inaspettati, forgiati da correnti d’aria plasmate dal tempo, che passa lasciando dietro di sé un carico pesante d’inedia e di rimpianti. Uno di quei libri che necessitano di una fase rigorosa d’ossigenazione; una realtà cruda, veritiera, genuina: senza filtri, vengono portati in superficie personaggi dall’animo nobile. Uomini schietti, che attingono dalla vita vera, floridi insegnamenti che oggi, purtroppo, sono andati perduti. Il personaggio principale (lo stesso di Calcio e Acciaio ) è un ex-calciatore partito da una piccola e sonnacchiosa cittadina di provincia per poi farvi ritorno con un bagaglio nuovo d’esperienze e, se vogliamo, delusioni capaci di solcare l’animo umano, attraverso nitidi ricordi di un tempo ormai passato. Il romanzo assomiglia tanto a un lungo diario di bordo dove mappe e bussole convivono armoniosamente verso il punto più lontano dove poter approdare senza tentennamenti, né ripensamenti. Un componimento narrativo che getta l’occhio sulle sfumature di un presente incerto, a tratti amaro, cercando con l’orecchio pronto uno scorcio di futuro, per poter dare slancio a una porzione di vita, che oggi viviamo appena.

FABIO STRINATI

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Premio Strega 2019: la cinquina, verso la finale del 4 luglio.

La cinquina:

Antonio Scurati con “M. Il figlio del secolo” (Bompiani), 312 voti;

 

 

 

 

 

 

Benedetta Cibrario con “Il rumore del mondo” (Mondadori), 203 voti;

 

 

 

 

Marco Missiroli con “Fedeltà” (Einaudi), 189 voti;

 

 

 

 

 

Claudia Durastanti con “La straniera” (La nave di Teseo), 162 voti;

 

 

 

 

Nadia Terranova con “Addio fantasmi” (Einaudi Stile libero), 159 voti.

 

 

 

Su tuttatoscanalibri:

Marco Missiroli “Fedeltà”, un “assaggio”da Il Corriere Cultura

Nadia Terranova “Addio fantasmi” recensione di Elena Stancarelli

e anche

 la recensione su Spazio libero di lettura

Vito Paticchia “Via della lana e della seta” Fusta editore, 2019. La guida è presentata da Martina Castagnoli

Per coloro i quali, stanchi della frenesia e della calura metropolitana, desiderassero lasciare per qualche giorno agi e orpelli per una “full immersion” nella natura, consiglio un trekking relativamente sconosciuto ma davvero molto bello, la Via della lana e della seta.
Moderatamente “vicina a casa” e adatta anche ad escursionisti non necessariamente troppo esperti, questo trekking che mette in comunicazione i due versanti dell’appennino tosco-emiliano, è decisamente meno conosciuto e meno frequentato della “sorella” Via degli Dei, ma non di inferiore bellezza.
La via della lana e della seta si suddivide in 6 tappe per un totale di 130 km partendo da Bologna e arrivando a Prato. Un viaggio a piedi, tra borghi, montagne, colline, tra corsi d’acqua e crinali, alla scoperta della storia passata e presente delle due città e della loro storica vocazione per l’industria della lana e della seta.
Di questo e di tanto altro ci parla il bravo e scrupoloso Vito Paticchia, nell’ottima guida di Fusta editore uscita a marzo 2019. All’interno, oltre ad un’accurata legenda, potete trovare descrizioni di tappa, difficoltà, informazioni su punti di ristoro e varie, il tutto inframezzato da capitoli di interesse storico, su luoghi,curiosità e paesaggi, per dare al viandante le nozioni e le suggestioni tali da rendere il suo trekking un’esperienza ancora più appagante.
Si segnala inoltre che, sempre edita Fusta, è presente anche solo la carta escursionistica del percorso della Via della lana e della seta… non resta che augurarvi “buon cammino!”

La guida è disponibile in libreria:

Vedi anche: i racconti di viaggio

Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”

Mjlienko Jergovic “Radio Wilimowski”

Catherine Poulain “Il grande marinaio”

A. Ferrini S.Pizzuoli “La val di Merse”, Edida

La valle del Merse merita un viaggio, anzi più di uno, ricca com’è di antichi borghi e bellezze naturali. Il bacino idrografico, costituito da molti corsi minori, è punteggiato da mulini, testimonianza di una terra fertile e industriosa alle porte di Siena, e da miniere, legate alla varietà di minerali presenti e sfruttate sin dal medioevo, e cave; ma anche architetture cistercensi, tra le prime in terra di Toscana, che hanno lasciato suggestive tracce nel paesaggio e che gli conferiscono, insieme a quelle romaniche e medievali, un fascino armonioso, frutto di sinergie autentiche tra natura e attività umane, in uno scenario che incanta in tutte le stagioni, tra le brume invernali e le frescure estive. In questo contributo sono proposti luoghi e paesaggi, la storia e le leggende e molte immagini per illustrare questa valle, permettendo al visitatore un approccio “a macchie”, a cui si deve il titolo della collana, ma sufficiente a cogliere e l’incanto del paesaggio e le prestigiose architetture, civili e religiose nei centri abitati, che la impreziosiscono: Montieri, Boccheggiano, Chiusdino, Mulino delle Pile e del Palazzo a Brenna, San Galgano e Montesiepi Torri Sovicille, San Lorenzo a Merse, Ponte a Macereto, Tocchi, Bagni di Petriolo.

Nel volume i luoghi e i paesaggi sono organizzati seguendo il percorso del fiume Merse dalle sorgenti alla confluenza con l’Ombrone senese: da Montieri a Bagni di Petriolo.

La Collana Macchie di Toscana di Edida ripropone in cartaceo monografie e raccolte di articoli tratti dalla rivista tuttatoscana.net con lo scopo di diffondere a macchie la storia e le bellezze delle terre di Toscana.

A questo link la pagina Edida su Fb

S.P.

Della stessa collana: leggi la recensione su tuttatoscanalibri

La valle dell’Arno tra storia e geografia. Da Firenze a Pisa: dalle origini al 1333

!

La Quarta di copertina con le foto del padule di Fucecchio di Enio Bravi

Li trovi su Amazon:

La val di Merse

La valle dell’Arno tra storia e geografia

Antonella Boralevi “Chiedi alla notte” recensione di Cristina Nadotti da La Repubblica Cultura 5giugno

Quanta polvere sotto i tappeti della mondanità veneziana

Il noir di Antonella Boralevi racconta il dietro le quinte della Mostra del cinema

di Cristina Nadotti 

Un invito a percorrere uno dei tappeti rossi più affascinanti al mondo, accompagnato però da mistero, angoscia, dolore e l’inesauribile varietà di sorprese che soltanto l’animo umano sa regalare. Antonella Boralevi, scrittrice, giornalista e soprattutto curiosa investigatrice di emozioni, segue ancora le vicende del commissario Alfio e dell’inglese Emma, le cui vite si intrecciano, si avvinghiano e si ritraggono.

Chiedi alla notte segue La bambina nel buio e ne è la continuazione per l’ambientazione, ancora Venezia, e per il nuovo incontro di Alfio ed Emma. Come il romanzo precedente, anche quest’ultimo porta in superficie le ombre e la putredine nascoste dal lucore di vite agiate, annoiate e fluttuanti tra eventi mondani e spensieratezza esibita, ma non è necessario conoscere quanto già accaduto tra il commissario e l’inglese per comprendere i loro turbamenti.

Il pasticciaccio si consuma durante la Mostra del cinema di Venezia, quando la protagonista del film di apertura, l’americana Vivi Wilson, acclamata e ammirata, dopo la proiezione viene ritrovata cadavere sulla spiaggia. Alfio indaga, Emma si trova coinvolta perché ora lavora per la produzione del film e perché, ancora una volta, si lascia avviluppare dal gran gioco di apparenze della nobiltà veneziana accettando l’invito a Villa “La Furibonda”.

Boralevi conduce il lettore nelle segrete stanze, in un continuo rimando tra l’apparenza sfavillante del red carpet e la brutalità della vita reale. L’eterea Vivi Wilson, che davanti al pubblico volteggia leggera a raccogliere il suo successo emanando bonomia, è una manipolatrice priva di scrupoli che esercita le sue arti da incantatrice indifferentemente su uomini e donne. Attori, regista e produttori del film, che si scambiano convenevoli in conferenza stampa, sembrano burattini che si afflosciano estenuati dalle loro stesse miserie una volta spenti i riflettori. Quando i tre indiziati sono messi alle strette, le loro confessioni sono ammissioni di fallimenti, la loro tristezza è superiore alla loro bassezza. Lo sguardo di Boralevi sa essere impietoso e indulgente allo stesso tempo.

Se si cerca un noir alla nordica non è questo il libro giusto, ma se si ha la curiosità di conoscere ambienti e mondanità da rotocalco il divertimento è assicurato, perché sembra di assistere alla prima di un film da ospiti d’onore e di essere invitati insieme alle star del momento alla cena di gala. Il dipanarsi degli eventi regala cultura pop nella migliore delle forme, sostenuta dalla scrittura di un’autrice mai banale e accuratissima nelle scelte, che obbliga a uno sguardo al dizionario per i preziosismi con cui descrive arredi e mondanità. E per chi si appassiona all’amore contrastato tra Alfio ed Emma c’è anche la speranza di una terza puntata.

Carlos Zanon “Carvalho – Problemi di identità”recensione di Mauretta Capuano da Il Tirreno

Il giallista Carlos Zanon riporta in vita il detective cult creato da Manuel Vazquez Montalban

Pepe Carvalho ritorna ed è in crisi
ma conserva le manie e il suo fascino

di Mauretta Capuano

Più tormentato, invecchiato ma sempre donnaiolo, torna Pepe Carvalho, il famoso investigatore protagonista dei romanzi di Manuel Vasquez Montalban, che ci aveva lasciato nel 2003, alla morte del suo autore, e ora si muove nella Barcellona degli ultimi anni. A riportare in vita il detective spagnolo, ex comunista, ex agente della Cia, appassionato di cucina, è il giallista Carlos Zanon in “Carvalho – Problemi di identità” che esce in Italia giovedì prossimo (6 giugno) per Sem nella traduzione di Bruno Arpaia. Avvocato, poeta e giornalista, autore di oltre quindici romanzi tra cui “Fuori tempo massimo” uscito in Italia per e/o, Zanon ha raccolto la sfida di far rinascere Carvalho in accordo e con il beneplacito degli eredi di Vasquez Montalban, al cui nome Andrea Camilleri ha voluto legare quello del suo commissario Montalbano. L’ultimo caso simile è quello della trilogia “Millennium” di Stieg Larsson, morto nel 2004, a cui ha dato un seguito, con successo, lo scrittore e giornalista svedese David Lagercrantz. Dopo la morte di Vasquez Montalban era uscito postumo in due capitoli, nel 2004 e 2005, “Millennio”, per Feltrinelli, l’editore italiano delle 27 storie di Pepe pubblicate finché l’autore era in vita, che hanno venduto oltre 12 milioni di copie in tutto il mondo. Ora a 16 anni dalla scomparsa dello scrittore catalano, morto il 18 ottobre 2003 in Thailandia, il suo investigatore, che apparve sulla scena letteraria nel 1972 con “Ho ammazzato J. F. Kennedy”, ci regala nuove avventure. Il Carvalho di Zanon è cambiato come la Spagna in cui vive. Ha problemi di identità e si chiede cosa vuole e cosa sta cercando. Siamo nel 2017 e Barcellona è meno gaudente di un tempo, sopravvissuta all’attentato avvenuto sulla Rambla, con i suoi scandali di corruzione, la nascita di nuovi partiti e le istanze del movimento indipendentista. Pepe, che brucia ancora i libri letti e detesta sempre la musica moderna, questa volta è diviso tra Barcellona, dove c’è il suo ufficio e il suo mondo, e Madrid, dove ha perso la testa come non gli era mai accaduto per una donna sposata con un politico di spicco. Tra i problemi con cui sarà alle prese, la scomparsa di una prostituta, l’assassinio di una nonna e della nipotina e il caso di un ragazzino vittima di bullismo. Zanon, che da due anni dirige Barcelona Negra, la rassegna di letteratura noir fondata e animata per dodici anni da Paco Camarasa, leggendario libraio della Negra y Criminal di Barceloneta, rispetta il personaggio, l’ambientazione e la struttura, ma con un tocco personale. —

Annie Ernaux ” Gli anni” l’Orma editore

dal risvolto di copertina:

Come accade che il tempo che abbiamo vissuto diviene la nostra vita?

È questo il nodo affrontato da Gli anni, romanzo autobiografico e al contempo cronaca collettiva del nostro mondo dal dopoguerra a oggi, nodo sciolto in un canto indissolubile attraverso la magistrale fusione della voce individuale con il coro della Storia. Annie Ernaux convoca la Liberazione, l’Algeria, la maternità, de Gaulle, il ’68, l’emancipazione femminile, Mitterrand; e ancora l’avanzata della merce, le tentazioni del conformismo, l’avvento di internet, l’undici settembre, la riscoperta del desiderio. Scandita dalla descrizione di fotografie e pranzi dei giorni di festa, questa «autobiografia impersonale» immerge anche la nostra esistenza nel flusso di un’inedita pratica della memoria che, spronata da una lingua tersa e affilatissima, riesce nel prodigio di «salvare» la storia di generazioni coniugando vita e morte nella luce abbagliante della bellezza del mondo.

 

Lampi, lunghi flash della memoria, sequenze,  immagini compongono le pagine di questo romanzo particolare, segnano gli anni della vita dell’autrice che testimonia ai ricordi un valore non solo emozionale. “Tutte le immagini scompariranno”, la frase con cui si apre. E così si conclude “Salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più”.

Annie Ernaux ha vinto con Gli anni il Premio Strega Europeo nel 2016

S.P.

e leggi  anche

la recensione di Elena Stancarelli da DLa Repubblica

e anche su mangialibri la recensione di Romina Arena

Pierre Pachet “Autobiografia di mio padre” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno

Pachet indaga sulla vita di suo padre e scopre se stesso

di Flavia Piccinni

Se amate lo scrittore parigino Emmanuel Carrère – autore di alcuni fra i più bei libri degli ultimi anni, da “L’avversario” a “Limonov” – con grande probabilità Pierre Pachet, parigino a sua volta, professore universitario di filosofia greca e letteratura francese, critico, intellettuale e giornalista, sarà per voi un’eccellente scoperta. Di Pachet, scomparso nel 2016 all’età di 79 anni, adesso la casa editrice romana L’Orma, che ha il grande pregio di pubblicare la straordinaria Annie Ernaux, propone un libro denso e sottile, “Autobiografia di mio padre” (pp. 155, EUR 18).Si tratta di un curioso memoir esile e struggente, che accompagna il lettore nella vita del padre di Pachet: un uomo non troppo alto, dalle labbra sottili, con un viso gradevole ma senza sorriso; un uomo dall’infanzia trascorsa in un piccolo paese nella grande Russia, che si trasferisce adolescente a Odessa per studiare, e dunque prosegue fino in Francia, a Vichy, dove diventerà medico. Un uomo apparentemente qualsiasi, se non fosse per la malattia che ne accartoccia i pensieri, per quel matrimonio in cui si è imbarcato con la profonda convinzione che gli esseri umani vivano nella loro solitudine per sempre, e poi, i figli; dunque, l’ossessione, o la speranza, di cercare sempre negli altri qualcosa di sé.La lezione della grande scrittrice americana Gertrude Stein è qui confermata: raccontare delle vite altrui non è cosa semplice, ma diventa a volte necessario. Se la Stein si occupò con dovizia di particolari della sua compagna Alice, Pachet lo fa con un talento raro e corrosivo indagando i meandri dell’esistenza del padre, scovandone le miserie e i dubbi, interrogandosi sulla sua vita per poi cercare qualcosa di sé – del se stesso bambino, giovanotto e finanche anziano – nelle giornate di un genitore taciturno e misterioso, nelle pieghe di un’esistenza scandita dal giudizio e dunque inesorabilmente dalla scoperta.