Ilaria Tuti “Figlia della cenere”, presentazione

Teresa Battaglia in questo terzo romanzo affronta un salto nel tempo, un passato richiamato alla memoria da un nuovo delitto: Giacomo Mainardi il serial killer che ben ventisette anni prima lei aveva fatto arrestare è evaso per commetterne uno nuovo e ora, costituitosi e tornato in prigione, chiede di parlare con lei, solo con lei. Un nuovo omicidio e un vecchio assassinio sono i punti di partenza di un nuovo percorso del commissario Battaglia, fatto di dettagli ancora non svelati di un passato lontano quando aveva solo trent’anni. Il Prologo si apre con il titolo “27 anni fa. Alla fine di tutto”:

Aveva poco più di trent’anni e si sentiva polvere […] Chiunque avrebbe potuto soffiare su di lei e spazzarla via. Un uomo che aveva amato aveva gettato le sue ossa su un altare nero. Teresa le sentiva ruotare, mosse dal soffio della vita, come a tentare di ricomporre uno scheletro su cui poter posare un nuovo principio. Scricchiolavano con la voce delle paure che la svegliavano in piena notte, Strepito d’ossa spezzate. Le sue.

Per concludersi con le parole rivelatrici di chi le cura le ferite del corpo:

“Eri polvere, ma la sofferenza è divenuta fuoco” […] Ti ha resa incandescente. E dalla cenere della tua vita precedente sei rinata. Questo è il destino dei comandanti, commissario Battaglia”.

Ora, in un nuovo momento drammatico della sua vita in cui è vicina a lasciare il suo lavoro per la malattia che mina la sua facoltà investigatrice, un vecchio caso torna a riaprire i ricordi e con essi quelle ferite che non riescono a rimarginarsi. E non solo, al centro del romanzo c’è Aquileia con la sua storia millenaria.

Da Libri Longanesi

«La mia è una storia antica, scritta nelle ossa. Sono antiche le ceneri di cui sono figlia, ceneri da cui, troppe volte, sono rinata. E a tratti è un sollievo sapere che prima o poi la mia mente mi tradirà, che i ricordi sembreranno illusioni, racconti appartenenti a qualcun altro e non a me.
È quasi un sollievo sapere che è giunto il momento di darmi una risposta, e darla soprattutto a chi ne ha più bisogno. Perché i miei giorni da commissario stanno per terminare.
Eppure, nessun sollievo mi è concesso.
Oggi il presente torna a scivolare verso il passato, come un piano inclinato che mi costringe a rotolare dentro un buco nero.
Oggi capirò di dovere a me stessa, alla mia squadra, un ultimo atto, un ultimo scontro con la ferocia della verità.
Perché oggi ascolterò un assassino, e l’assassino parlerà di me.»

Della stessa autrice:

Ninfa dormiente

Matti Friedman “Spie di nessun paese. Le vite segrete alle origini di Israele”presentazione

In questo saggio, Matti Friedman, giornalista e corrispondente che vive a Gerusalemme, ricostruisce la storia oscura di quattro giovani ebrei, tra i venti e i venticinque anni, due nati in Siria uno nello Yemen e uno a Gerusalemme, nati quindi e vissuti nei paesi musulmani di cui conoscono la lingua e le tradizioni; sono i mista’arvim termine ebraico che designa “coloro che vivono tra gli arabi” che sono “arabizzati”; saranno così inseriti nel Palmach, un’unità con attività di guerriglia e di difesa, per fare le spie.

“Tra azioni spericolate e vicende profondamente umane, nei vicoli di Haifa o sui tetti di Beirut, Matti Friedman segue quattro di queste giovani spie dal gennaio 1948 all’estate 1949. Venti mesi cruciali per la nascita e la futura identità dello Stato ebraico”. (Da Giuntina Editore)

Yitzhak, Yakuba, Havakuk e Gamliel”, questi i nomi dei quattro giovani che torneranno in Israele quando il Palmach fu sciolto dal capo del neonato governo: arruolati da un’organizzazione prima che Israele esistesse erano tornati quando non la riconosceva più, spie di nessun paese.

Matti Friedman ha vinto con questo saggio il Natan Book Award nel 2018

Dal Catalogo Giuntina Editore

Il 14 maggio 1948 la nave Euryalus lascia il porto di Haifa. A bordo c’è l’ultimo Alto Commissario britannico per la Palestina. È la fine del dominio coloniale inglese in Medio Oriente. Da questo momento la tensione tra ebrei e arabi diventa incontenibile, abbandonando le forme più clandestine della guerra civile e trasformandosi in vero e proprio conflitto armato. Sul fronte ebraico, a svolgere un ruolo fondamentale in questa nuova fase furono le operazioni dell’Alba, meglio nota come «Sezione araba», un’unità formata da giovani ebrei provenienti dal mondo arabo e cresciuti a stretto contatto con la cultura islamica. I membri della Sezione «si distinguevano dagli ebrei europei per la tonalità sbagliata della pelle e per l’accento», e potevano così facilmente infiltrarsi nei paesi nemici e svolgere attività di spionaggio, raccolta di informazioni e sabotaggio. Erano i Mistaʻarvim, «quelli che diventano come arabi». Erano i primi agenti segreti di Israele, le radici dimenticate del Mossad.[…]

Matti Friedman collabora con il New York Times ed è stato corrispondente da Israele, dal Libano, dal Marocco e da Mosca. Scrive per numerose riviste ed è considerato uno dei più grandi esperti di storia del Medio Oriente. Nato a Toronto, vive attualmente a Gerusalemme. Di lui la Giuntina ha pubblicato Spie di nessun paese.

“Racconti di demoni russi” a cura di Andrea Tarabbia, presentazione

Racconti di demoni russi fa parte della collana “nuovi classici” del Saggiatore; il volume, a cura di Andrea Tarabbia, presenta al lettore racconti di autori noti e meno noti iniziando con il poema in versi Il demone di Lermontov, un’opera-matrice, come la definisce Tarabbia, proprio perché fu il primo ad introdurre nella letteratura russa “il problema religioso del male”, per concludersi in musica con “Storia del soldato” di Stravinskij.

Al suo interno il contenuto si articola in due parti: “demoni immaginari” legati a figure del folclore e “demoni reali”, spaziando così tra autori che danno una diversa declinazione di “demone”: secondo Puskin, Bulgakov, dai folletti di Gogol, attraverso i grandi della letteratura russa, fino a Cechov, dove si passa dall’essere posseduti dai demoni all’esserne ossessionati, tra la concretezza di Dostoevskij e il realismo di Cechov, fino a Platonov.

“Tra possessioni, sortilegi e forze impure, incubi, ossessioni, violenze e follie, la letteratura russa più di altre sembra aver subito il fascino fatale del maligno, e questa raccolta di Racconti di demoni russi ne è un’oscura testimonianza. Guida d’eccezione in questo viaggio mefistofelico, Andrea Tarabbia ha selezionato e curato i più importanti esempi letterari di questa fascinazione sinistra, da Gogol’ a Čechov a Bulgakov, apparecchiando un banchetto di prelibatezze macabre – tra cui alcune vere rarità – […] e racconto dopo racconto si compone, agli occhi del lettore, il ritratto al nero di un’intera cultura” (Da Il Saggiatore)

Il Sommario

I demoni russi. Un frammento
Andrea Tarabbia

Prologo in versi

Il demone
Michail Lermontov

Parte prima. Demoni immaginari

Scena dal Faust
Aleksandr Puškin

Il Vij
Nikolaj Gogol’

Il concerto dei demoni
Michail Zagoskin

La notte di Pasqua (Leggenda)
Michail Saltykov-Ščedrin

La regina dei baci
Fëdor Sologub

Il sacrificio
Aleksej Remizov

Cosa vidi al sabba
Valerij Brjusov

Il gran ballo di Satana
Michail Bulgakov

Parte seconda. Demoni reali

Il diavolo. Incubo di Ivan Fëdorovič
Fëdor Dostoevskij

Il fiore rosso
Vsevolod Garšin

Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk
Nikolaj Leskov

Il monaco nero
Anton Čechov

L’abisso
Leonid Andreev

Il diavolo
Marina Cvetaeva

Uno spavento
Aleksandr Kuprin

Un satana del pensiero
Andrej Platonov

Epilogo in musica

Storia del soldato
Opera in due parti con musiche di Igor’ Stravinskij e libretto di Charles-Ferdinand Ramuz

Elisabetta Moro e Marino Niola “Baciarsi” presentazione

Elisabetta Moro e Marino Niola dedicano a questo contatto, tra fisicità e sentimento, il loro ultimo interessantissimo saggio. Già da quanto stampato sulla copertina appare chiaro il richiamo al nostro momento storico in cui il ravvicinarsi corpo a corpo ha sostituito il piacere, l’affettività o il desiderio con l’esclusivo timore del contagio e contemporaneamente con il rammarico di doversene astenere proprio perché “quel corpo a corpo che è la base della sociabilità umana” ci manca. Al di là della contingenza, il testo è un’indagine a tutto campo a partire dall’etimo presumibilmente greco, da baskaino, sussurrare, mormorare, ammaliare, affascinare, o come i romani avessero diversi vocaboli per indicare i tipi di bacio: basium, savium, osculum. Baciare assume infatti i significati più diversi come vi sono tanti tipi di bacio: “affettuoso, doveroso, rispettoso, fraterno, paterno, materno, amicale, conviviale, coniugale” insieme a quelli che le civiltà gli attribuiscono, tanto che gli autori lo definiscono un fatto transculturale.

“Elisabetta Moro e Marino Niola propongono una messa a fuoco del bacio, significante corporeo i cui significati variano con tempi e culture. Dalla preistoria del bacio alla sua trasformazione in manifestazione culturale, in espressione di sentimenti ed emozioni, che ne diversifica forme e significati, grammatica e lessico, indagati per mostrare come a quello schiocco di labbra che noi definiamo con una sola parola in altri contesti corrisponde uno spettro somatico e semantico estremamente ampio. Il bacio possiede anche significati politici e sociali, reazionari o rivoluzionari, inclusivi o esclusivi. La conclusione porta sull’oggi e sulla paura del bacio come simbolo dell’endiadi contatto-contagio costitutiva dell’ambiguità e al tempo stesso della necessità di quel corpo a corpo che è la base della sociabilità umana”.(Dal Catalogo Giulio Einaudi Editore)

E anche

Brevi note biografiche

Elisabetta Moro è professore ordinario di Antropologia culturale all’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa. Condirettore del Museo virtuale della dieta mediterranea e del MedEatResearch, presiede il comitato della Cattedra Unesco in Comparative Law and Intangible Cultural Heritage dell’Università di Roma Unitelma Sapienza. Tra i suoi libri: Andare per i luoghi della dieta mediterranea (2017, con M. Niola) e Sirene. La seduzione dall’antichità ad oggi (2019). Per Einaudi ha pubblicato Baciarsi (2021, con M. Niola). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Mattino».

Marino Niola è professore ordinario di Antropologia dei simboli all’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa. Condirettore del Museo virtuale della dieta mediterranea e del MedEatResearch, è presidente del Comitato d’indirizzo della Fondazione FICO per l’educazione alimentare e la sostenibilità ambientale di Bologna. Tra i suoi libri: Il presente in poche parole (2016) e Diventare don Giovanni (2019). Per Einaudi ha pubblicato Baciarsi (2021, con E. Moro). Collabora con «la Repubblica».

INDICE

Introduzione

Baciarsi

Un ingegnoso trucco dell’evoluzione. Etologia del bacio

Meglio un osculum o un kataglottisma? I nomi del bacio

“La bocca mi basciò tutto tremante”. Baci alla letter

Il fine giustifica i baci. Rubati, di scambio, di guerriglia

Da ranocchio a principe, da serpente a principessa. Il bacio che trasforma

Portare Dio con sé. Il bacio biblico

Assaggiare Dio. Il bacio cristiano

Tra misericordia e odio. Baci del perdono e del tradimento

Bacetti satanici. Baci infami e contro natura

Un atto di umiltà. Baciare i piedi

Per infiammare il desiderio. Baci e Kāmasūtra

Durata massima: tre secondi. Baci da vedere

Imparare a baciare. Dalla posta del cuore alle app

Degli stessi autori su tuttatoscanalibri:

“I segreti della dieta mediterranea”

Le pagine di tuttatoscanalibri più visitate nel mese di maggio 2021

Primo Levi “Se questo è un uomo”

E. Lee Masters “Antologia di Spoon River”

Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè

“Il paesaggio. Dialogo tra fotografia e parola. Un tributo a Pietro Greco” a cura di Roberto Besana

Hervé Le Tellier “L’anomalia”

Rachel Cusk “Resoconto”

Maria Grazia Calandrone “Splendi come vita”

Vanessa Montfort “Il sogno della crisalide”

Bérengère Cournut “Di pietra e d’osso”

Dacia Maraini “Trio”

Benedetta Gargano “L’invenzione della felicità”

Jorge Luis Borges “L’Aleph” 

Il noir di Emma Stonex e l’ultimo romanzo di Ahmet Altan. Due presentazioni in breve

Cornovaglia, Inghilterra, un isolotto lontano dalla costa su cui si erge il faro, tre guardiani, tre donne in attesa che ciascuno di essi torni a casa a turno, un mistero.

Ispirato ad un fatto realmente accaduto nel 1900 a Eilean Mòr nelle Ebridi, il romanzo si apre subito con il mistero da sciogliere: è il 30 dicembre del 1972 quando una barca approda al faro dello Scoglio della Fanciulla, per dare il cambio ai custodi, ma la porta del faro è chiusa dall’interno, la torre è vuota e dei guardiani non c’è traccia.

“Vent’anni dopo, le donne dei tre guardiani stanno ancora cercando di andare avanti, anche se senza risposte. Helen, Jenny e Michelle avrebbero dovuto essere unite dalla tragedia comune, che invece le ha separate. Fino a quando, un giorno, uno scrittore le contatta: vuole scrivere un libro su quel mistero irrisolto e dare loro la possibilità di raccontare la propria versione della storia”

Sei voci narranti a turno raccontano il proprio rapporto con il faro, ma anche il proprio rapporto di coppia.

Emma Stonex è nata nel 1983 ed è cresciuta nel Northamptonshire. La sua storia d’amore con i fari e il mare è iniziata durante le vacanze trascorse da bambina in Cornovaglia e sull’isola di Wight. Prima di diventare scrittrice a tempo pieno, ha lavorato come editor in una grande casa editrice. Vive a Bristol con il marito e le loro due figlie.(da Libri Mondadori)

Ahmet Altan, “Signora Vita”

Dopo cinque anni in un carcere di sicurezza a Silivri in Turchia e dopo aver rischiato l’ergastolo per “reati d’opinione”, pubblica anche in Italia per E/O Edizioni il suo ultimo romanzo, ambientato nella Turchia di oggi. Protagonista e voce narrante è lo studente in Letteratura Fazil che nonostante sia precipitato nella povertà dal fallimento dell’azienda agricola del padre e dalla sua morte, decide di continuare gli studi trasferendosi in città. Nella ricerca di un suo percorso incontrerà due donne che diverranno importanti ciascuna a suo modo sebbene molto diverse.

Un romanzo di formazione in cui sesso, amore, politica e amore per la letteratura, quasi un’ancora di salvezza in una società in cui il pensiero libero non è contemplato, s’intrecciano e s’incarnano in vari personaggi femminili come la professoressa Nermin Hanim che continua coraggiosamente a proporre pagine di critica letteraria.

Da Edizioni E/O

Ahmet Altan, uno degli autori più noti e popolari della Turchia, è stato liberato recentemente dopo essere stato incarcerato nel suo paese dal 2016 per reati di opinione. Per la sua attività di oppositore e critico del potere era stato in un primo momento condannato all’ergastolo. Il 14 aprile 2021 è stato liberato grazie al vasto movimento di solidarietà nei suoi confronti in Turchia e in Europa. Con le Edizioni E/O ha pubblicato i romanzi Scrittore e assassinoCome la ferita di una spada e Amore nei giorni della rivolta e la raccolta delle sue memorie difensive, Tre manifesti per la libertà.

Su mangialibri alcune recensioni ai romanzi di Altan

Italo Calvino, da non perdere

La trilogia: I nostri antenati

Il cavaliere inesistente

Il visconte dimezzato

Il barone rampante

I viaggi fantastici

Le città invisibili

Le cosmicomiche

Il romanzo infinito

“Se una notte d’inverno un viaggiatore”

e anche

Nella presentazione di Primo Levi “Storie naturali”

Omaggio a Italo Calvino a cura di Maurizio Amore. Un’ampia carrellata tra le opere di Calvino

Elisabetta Rasy “Le indiscrete. Storie di cinque donne che hanno cambiato l’immagine del mondo” presentazione

Tina Modotti, Dorothea Lange, Lee Miller, Diane Arbus e Francesca Woodman,

cinque donne protagoniste nelle pagine di Elisabetta Rasy che hanno in comune solo l’obiettivo di raccontare il mondo attraverso il guardare al femminile. Scrive la Rasy nel capitolo introduttivo dal titolo esplicativo “Il talento e la libertà”:

“la nuova tecnica non è solo un mestiere, ma la possibilità di indagare la realtà con uno sguardo diverso, il proprio sguardo femminile abituato a cogliere aspetti della vita intimi o trascurati, spesso lontani dalle rappresentazioni canoniche”

Le presenta quindi in alcuni dei loro tratti peculiari e distintivi nella loro arte:

“Modotti nasce in una famiglia povera friulana e a tredici anni è già operaia in fabbrica, poi l’emigrazione in America che la porta da Hollywood al Messico rivoluzionario e alla guerra civile spagnola. Anche Dorothea Lange ha radici nell’emigrazione, stavolta tedesca, verso gli Stati Uniti: la poliomielite che la rende zoppa da bambina la lascia piena di vergogna, ma anche di voglia di riscatto e con un occhio speciale sulla sofferenza altrui. Lee Miller subisce il trauma di un abuso sessuale nell’infanzia: saprà mettere l’inquietudine che l’accompagnerà tutta la vita al servizio della sua arte in giro per il mondo. Diane Arbus conquisterà il potere di esprimere i suoi fantasmi interiori, liberandosi a fatica da un’educazione convenzionale che la vuole moglie e madre perfetta. Francesca Woodman dedicherà la sua breve esistenza a raccontare immagini inedite della figura femminile, sfidando l’iconografia dominante”.

Hanno quindi molto poco in comune ma, come conclude l’autrice “ognuna di loro è animata da un inarrestabile desiderio di libertà. L’incontro di talento e libertà è la cifra segreta, l’essenza più profonda della loro storia e della loro opera”

Da Mondadori Editore

“Con una scrittura intensa e partecipe, Elisabetta Rasy insegue lungo l’arco del Novecento la vita e l’opera di queste cinque donne straordinarie, animate, ognuna secondo il proprio temperamento, da un’inarrestabile aspirazione alla libertà. Perché proprio l’incontro di talento e libertà è la cifra segreta grazie alla quale hanno saputo farsi strada in un mondo ancora fortemente maschile, diventando protagoniste di un nuovo sguardo sul secolo che hanno attraversato”.

e anche

Brevi note biografiche

Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi libri di narrativa e saggistica tra cui Posillipo (Premio Selezione Campiello 1997), Tra noi dueL’estraneaMemorie di una lettrice notturnaFigure della malinconia e Le regole del fuoco (Premio Selezione Campiello 2016). Da Mondadori ha pubblicato La prima estasi (1985) e Le disobbedienti (2019). Le sue opere sono tradotte in molti paesi europei e suoi racconti sono apparsi in numerose antologie italiane e straniere. Collabora al supplemento domenicale del «Sole – 24 Ore».

Anne Sexton “Il libro della follia” presentazione

Il 27 corrente mese in libreria per La Nave di Teseo, a cura di Rosaria Lo Russo poetessa e traduttrice di varie autrici tra le quali la statunitense Anne Saxton con il testo a fronte, verrà pubblicata per la prima volta in Italia nella traduzione integrale la raccolta delle poesie scritte nel ‘72 più tre racconti inediti ritrovati, con il titolo “Il libro della follia”.

Vincitrice nel 1967 del Premio Pulitzer, Anne Saxton nasce a Newton 1928 e muore suicida a Weston, in Massachusett, nel 1974. Afflitta da una malattia bipolare aveva sofferto di disturbi psichici che nella creazione poetica riusciva a dominare esternando i propri sentimenti negativi. Il suo stile in una prima fase fu di tipo “confessionale”, etichetta che contemplava un indirizzo poetico sviluppatosi negli Stati Uniti negli anni Cinquanta e Sessanta in cui l’autore manifestava le emozioni più segretamente custodite nell’inconscio, approdando alla scrittura come forma di psicoterapia, consigliatole anche dal suo psichiatra e divenendo insieme a Sylvia Plath una delle rappresentanti di rilievo del movimento.

“Con una scrittura più vicina a quella delle canzoni rock che alla poesia sua contemporanea, la lingua inconfondibile della Follia di Anne Sexton ha influenzato, per stile e tematiche, non solo la poesia successiva americana e poi internazionale, ma anche la scrittura di divi del pop rock come Peter Gabriel e Kate Bush”.( da La nave di Teseo Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Anne Sexton (1928-1974), nata Anne Grey Harvey a Newton, Massachusetts, inizia a scrivere poesie durante il collegio. A diciannove anni sposa Alfred Muller Sexton da cui ha due figlie. Affetta da disturbo bipolare, viene incoraggiata dal suo medico a recuperare l’interesse per la poesia e nell’autunno 1957 frequenta gruppi di scrittura a Boston incontrando autori come Maxine Kumin, Robert Lowell e Sylvia Plath. Negli anni sessanta pubblica i suoi primi libri, To Bedlam and Part Way Back (1960) e All My Pretty Ones (1962). Nel 1965 viene eletta Fellow della Royal Society of Literature a Londra e nel 1967 riceve il premio Pulitzer per la poesia per la sua terza raccolta, Live or Die. Ha pubblicato sette volumi di poesie, e quattro libri per bambini con Maxine Kumin, ricevendo numerosi riconoscimenti tra cui una Guggenheim Fellowship, il Shelley Memorial Prize, il Levinson Prize e la Frost Fellowship alla Bread Loaf Writers Conference. Ha insegnato alla Boston University e alla Colgate University. È morta suicida il 4 ottobre 1974.

Rosaria Lo Russo

Poeta, traduttrice, saggista, lettrice-performer, voce recitante e insegnante di letteratura e lettura di poesia da alta voce, si occupa di letteratura, poesia e teatro e dei rapporti fra poesia e performance teatrali, di drammaturgia, letteratura teatrale e letteratura comparata moderne e contemporanee.Si è laureata discutendo una tesi in Storia dello Spettacolo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, dal titolo La protagonista di Pirandello. Miti, personaggi e ruoli, vincitrice del “Premio Nazionale Luigi Pirandello” bandito dal Centro Nazionale di Studi Pirandelliani di Agrigento, nel 1992.

Hilary Mantel “Un esperimento d’amore”, presentazione

“Un esperimento d’amore” di Hilary Mantel, scrittrice inglese vincitrice di due Booker Prize e autrice della trilogia dei Tudor e sulla Rivoluzione francese, viene pubblicato da Fazi per la prima volta in italiano per la traduzione di Giuseppina Oneto. Comparso in Inghilterra nel 1995 indaga sull’universo femminile degli anni ‘70: tre ragazze nella Londra universitaria vivono per la prima volta lontane da casa affrontando le nuove tendenze che il periodo incarna combattute tra tradizione e nuovi orientamenti sul ruolo della donna, senza la consapevolezza di essere protagoniste di un passaggio epocale. Una fase vissuta in prima persona dall’autrice studentessa a Londra negli anni Settanta. Karina, Julianna e la protagonista Carmel sperimenteranno i nuovi orientamenti e l’amicizia vissuta al femminile. Diverse per origine ed estrazione sociale: Carmel McBain, voce narrante, è di origini irlandesi, cattolica, da una famiglia modesta; Karina, sua coetanea vicina di casa, immigrata, di estrazione altrettanto umile con cui la protagonista intrattiene un rapporto tra rivalità, disprezzo ma anche affezione. Totalmente diversa è Julianna, altra compagna di scuola prima e di collegio poi, che appartiene alla classe agiata.

Dal Catalogo Fazi Editore

[…]Nella Londra di fine anni Sessanta, sperimentando un passo alla volta la libertà, si confronterà con preoccupazioni del tutto nuove – sesso, politica, cibo e fertilità – e si troverà coinvolta in una grottesca tragedia. Un romanzo inedito di Hilary Mantel: l’autrice della monumentale trilogia sui Tudor si allontana dalla narrativa storica per addentrarsi in territori squisitamente contemporanei raccontando luci e ombre dell’amicizia al femminile fra complicità, gelosie, crudeltà autoinflitte. Con l’acume che la contraddistingue Hilary Mantel esamina la grande sfida imposta dalla società alle giovani donne: ragazze che desiderano il potere degli uomini ma temono di abbandonare ciò che è appropriato per loro, mentre vengono spinte a eccellere, ma sempre senza emergere troppo.

E anche brevi note biografiche

Nata nel Derbyshire nel 1952, Hilary Mantel ha scritto tredici romanzi, fra i quali spicca la fortunata trilogia sulla dinastia Tudor, composta da Wolf HallAnna Bolena, una questione di famiglia (entrambi insigniti del Man Booker Prize) e Lo specchio e la luce. Dai primi due volumi la BBC ha tratto l’apprezzata serie tv Wolf Hall, che ha vinto il Golden Globe 2016 come miglior miniserie. Oltre alla trilogia, Fazi Editore ha pubblicato anche La storia segreta della Rivoluzione, imponente opera in tre volumi sulla Rivoluzione francese, Al di là del nero, una commedia nera di ambientazione contemporanea, e Otto mesi a Ghazzah Street, romanzo di stampo autobiografico ambientato nel mondo saudita.