Donato Carrisi “La casa delle luci”, presentazione

Dopo La casa delle voci (2019) e La casa senza ricordi (2020) torna protagonista dell’ultimo romanzo di Carrisi Pietro Gerber, lo psicologo dei bambini colui che attraverso l’ipnosi sa entrare nella mente dei piccoli e aiutarli a scoprirne i lati oscuri, è soprannominato per questa sua abilità l’”Addormentatore”.

Come nei precedenti lavori l’autore costruisce quattrocento pagine di colpi di scena e di dosaggi sapienti di sorpresa, di paura, tenendo sempre all’erta l’attenzione e le curiosità del lettore.

É Eva la giovane che abbisogna dell’intervento di Pietro, una bambina di dieci anni, accudita da una governante e da una ragazza alla pari nella grande casa sulle colline di San Gimignano, sola senza genitori, senza coetanei, isolata. Ed è proprio l’amico immaginario a convincere Maja Salo, la ragazza finlandese venuta a studiare Arte in Italia, a rivolgersi all’analista: l’amichetto di Eva è immaginario ma sa farle del male tangibilmente, lesioni auto inflitte da chi in quel momento guida la sua mente.

Anche nei due romanzi precedenti la mente dei giovani pazienti è dominata da presenze adulte nascoste ad arte dentro di loro. In questo terzo caso il compagnio immaginario di Eva conosce avvenimenti che non potrebbe sapere perché anteriori alla sua nascita ma che riescono a far emergere nella memoria dello psicologo ricordi d’infanzia che lui stesso non sapeva di avere.

Anche la voce del bambino che parla attraverso Eva sotto ipnosi non gli è del tutto nuova “e, soprattutto, quella voce conosce Pietro. Conosce il suo passato, e sembra possedere una verità rimasta celata troppo a lungo su qualcosa che è avvenuto in una calda estate di quando lui era un bambino” ( da Longanesi Libri)

Era l’estate del 1997 sull’Argentario e un gruppo di ragazzi gioca agli “omini di cera” le cui regole sono presentate in apertura: l’omino di cera insegue i viventi e chi viene toccato diventa a sua volta un omino di cera e insegue i viventi e via e via di seguito…

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

La casa senza ricordi

La casa delle voci

Vedi anche la recensione di Alessandra Farinola da mangialibri

l’intervista a Donato Carrisi di Terry Marocco da Panorama libri

Donato Carrisi il romanzo d’esordio ed altri scritti a cura di Maurizio Amore su Consigli.it

Ottavia Niccoli “Nel campo degli zingari”, recensione di Salvina Pizzuoli

Vallecchi Firenze

Aprile 1593: cinque mesi dopo gli avvenimenti narrati in “Morte al filatoio”, il protagonista è ancora don Tomasso, secondogenito di una famiglia nobile e prete investigatore, con Gian Andrea , il toso “che solo pochi mesi prima era venuto dalla strada a partecipare alla sua vita”, insieme ad altri personaggi già incontrati e che il lettore ritroverà nuovamente nelle prime pagine che si aprono con l’”umor saturnino” del protagonista; tra questi Sabatina che gestisce da trent’anni insieme a lui le incombenze dell’ospizio che accoglie i pellegrini di passaggio, capace anche di curare gli eventuali malati, come capitava in quegli anni di crisi tra chi, in cerca di lavoro, si spostava di città in città. ma anche vagabondi e ladruncoli che si barcamenavano per sopravvivere.

E la trama si arricchisce di personaggi nuovi e nuovi protagonisti legati alla famiglia d’origine di don Tomasso con cui da tempo aveva rotto i legami. È proprio il conte Ercole che, su consiglio di Sabatina, chiederà a don Tomasso di amministrare come legista il piccolo feudo di Cerreto nell’Appennino bolognese ai confini con il modenese dove si sono verificati degli omicidi e dove potrebbero essercene ancora a causa della presenza di un gruppo di zingari, ma con la segreta convinzione che possa giovare alla sua salute un soggiorno lontano dalla città.

Ed è proprio nel piccolo feudo che il nostro sacerdote si troverà, alle prese con due delitti, in uno ancor prima di arrivare, ruberie e attentati su cui fare luce. Una matassa ingarbugliata della quale il nostro valente investigatore saprà trovare il bandolo. Ma il lettore sarà catturato non solo dalla figura di don Tomasso e dei suoi collaboratori, ma dagli usi, l’abbigliamento, le feste, le abitudini, i medicamenti di un tempo così lontano ma a cui partecipa trascorrendoci e seguendo i protagonisti nelle loro giornate: scopre così le convinzioni mediche del tempo, come ad esempio i quattro umori del corpo umano, e l’uso dell’iperico per curare l’umor nero oppure le ferite con il bianco d’uovo, e non solo, anche regole, come la certificazione che accompagnava il viaggiatore a comprovare che il luogo di provenienza era immune dalla peste… qualcosa che ci ricorda tempi presenti anche se afflitti da altre pesti! Oppure la festa dei maggi ovvero l’usanza tra la notte del 30 aprile e il 1 maggio di “rizzare pali o giovani alberi sradicati ai quali attaccare fiori e doni per le ragazze”, giusto per citarne alcune spigolando nel testo.

E poi c’è la giustizia e coloro che l’amministrano e coloro come don Tomasso, doctor utriusque iuris, dottore in diritto sia civile che canonico, che si adopera perché essa sebbene amministrata dal potere pubblico, “dai padroni, come si diceva a Bologna”, assomigliasse anche in modo pallido a quella di cui lo stesso don Tomasso aveva definito per Gian Andrea le caratteristiche:

“La Giustizia è una virtù che consiste nel volere fermamente dare a ciascuno ciò che gli è dovuto e nell’agire di conseguenza”

Una definizione che calza a pennello ancora oggi ma che ancora oggi assomiglia pallidamente a quella virtù così semplicemente delineata per un monello di strada.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

“Morte al filatoio”

Hans Tuzzi intervista Ottavia Niccoli

Harriet Beecher Stowe “Natale nel Nuovo Mondo” Graphe.it Edizioni

Traduzione di Fabiana Errico

Pagine 80. 12,90 euro

Graphe.it edizioni

La penna cui dobbiamo La capanna dello zio Tom era impugnata da una donna fortemente votata alle cause sociali: prima di tutto quella antischiavista, per la quale Harriet Beecher Stowe è appunto nota, ma anche quella animalista e, non ultima, quella femminista. I suoi scritti minori valgono l’attenzione del lettore moderno: non solo rivelano una qualità letteraria fuori dal comune, ma consentono di intravedere l’esperienza autobiografica della scrittrice, cui si intrecciano il sentimento religioso che ne caratterizza il pensiero e l’ancora più intenso senso di comunità. 

Questo volume raccoglie tre racconti, tutti a tema natalizio, inediti in Italia.

HARRIET BEECHER STOWE (1811-1896), figlia, sorella e moglie di pastori evangelici, è l’autrice del celeberrimo romanzo La capanna dello zio Tom che, descrivendo la crudeltà dei proprietari terrieri schiavisti nei confronti della popolazione afroamericana, rivestì un ruolo rilevante nella lotta che portò all’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti d’America a metà Ottocento. Scrisse anche altri romanzi, molto letti all’epoca, e diversi racconti. Tra le altre cose, portò avanti battaglie per favorire la protezione degli animali anche a livello legale e sostenne il vegetarianismo.

Giorgio Manganelli “Un uomo pieno di morte”, Graphe.it Edizioni

Collana Le Mancuspie diretta da Antonio Bux 

Pagine 64, prezzo 12 euro

Graphe.it 

La poesia come musa iniziatica e come rifugio dalla morte. Nel panorama letterario del Novecento, Giorgio Manganelli si è fin da subito imposto come figura autonoma e imprescindibile della narrativa italiana. La sua lingua, così caustica, irriverente, piena di inventiva ed eversione, ha eretto quest’autore a modello per tante generazioni a venire, specie quelle di certa neoavanguardia. 

A cent’anni dalla nascita, viene qui proposta una selezione delle migliori poesie scritte da Manganelli in tutto l’arco della sua vita. Il lettore potrà dunque trovare una voce “inedita”, un Manganelli dai toni più sublimanti e contenuti, sospeso sempre tra la certezza di una fine terrena e l’incertezza del vivere comune di tutti i giorni.

Giorgio Manganelli (1922-1990), scrittore e saggista, collaboratore di importanti quotidiani e periodici (tra cui Il corriere della sera, L’Espresso, Il Mondo), ha fatto parte del Gruppo 63 ed è considerato uno dei teorici di punta della neoavanguardia. Numerose le sue pubblicazioni che si caratterizzano per l’uso di un linguaggio sgargiante e una visione anticonformistica.

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“Notte tenebricosa”

Luciano Bianciardi (1922 – 1971)

Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Luciano Bianciardi (Grosseto 1922 – Milano 1971), ExCogita ne ha raccolto tutta la produzione giornalistica – l’unica a non essere stata ancora pubblicata nella sua interezza –  con la prefazione di Michele Serra. Inoltre la casa editrice diretta da Luciana Bianciardi porta in libreria, con la prefazione di Giancarlo De Cataldo, la versione integrale del racconto”La solita zuppa” con la ricostruzione, attraverso gli atti processuali, della spassosa vicenda giudiziaria di cui lo scrittore fu protagonista

“Tutto sommato. Scritti giornalistici 1952 – 1971” Prefazione di Michele Serra
Imputati tutti. “La solita zuppa”: Luciano Bianciardi a processo, a cura di Luciana Bianciardi e Federica Albani. Prefazione di Giancarlo De Cataldo

Nel dettaglio

Luciano Bianciardi, Tutto sommato. Scritti giornalistici 1952 – 1971 

Prefazione di Michele Serra

vol. I 1020 pagg. vol. II 1086 pagg.  vol. III 866 pagg.

Indici 192 pagg. / prezzo: 150 €; eBook 49 €

In occasione del centenario della nascita di Luciano Bianciardi, ExCogita ha voluto raccoglierne l’intera produzione giornalistica. Giornalista infaticabile, traduttore prolifico e narratore di raro acume, Bianciardi ha lasciato in pochi anni una produzione vastissima, raccontando sui giornali l’evoluzione della storia dei costumi, della televisione, della politica, della letteratura, dell’arte, del cinema e dello sport. Per presentare questa immensa mole di testi – 964 articoli distribuiti su 63 testate– si è scelto di adottare l’ordine cronologico: il susseguirsi degli articoli restituisce al lettore una sorta di storia d’Italia vista dagli occhi di un personaggio che è stato definito anarchico, ribelle e inclassificabile.

In passato sono state pubblicate, anche a opera di ExCogita, alcune raccolte di articoli, ma l’obiettivo di questo progetto è stato proprio quello di includere tutta la produzione giornalistica bianciardiana, di fare il punto su tale produzione; anche l’aspetto grafico di questo cofanetto riconduce al “punto fermo” degli intenti dell’editore.

Da sottolineare la varietà culturale delle testate con cui ha collaborato: da Belfagor e Il contemporaneo a l’Unità e l’Avanti!, da Playmen e ABC al Guerin Sportivo. Ugualmente da sottolineare è il fatto che molti degli articoli di Bianciardi siano assimilabili alla forma del racconto: il giornalismo di Bianciardi, infatti, non è solo informativo e critico, ma è immerso in una dimensione narrativa costante.

Lo sguardo di Bianciardi si sofferma con lo stesso acume e la stessa valenza profetica sia sui grandi fatti internazionali sia sulle piccole vicende quotidiane.

 «Se nel grande mucchio del lavoro di Bianciardi non troverete mediocrità e sciatteria, è per una ragione soltanto: lui era uno scrittore “naturale”, lo era anche prima di pubblicare libri e di diventarlo per riconoscimento sociale. Non sarebbe stato capace di scrivere una sola riga senza che le sue parole gli assomigliassero e gli appartenessero, e questa mi pare, tutto sommato, la definizione più azzeccata di “scrittore”». Dalla prefazione di Michele Serra.

Imputati tutti. “La solita zuppa”: Luciano Bianciardi a processo 

A cura di Luciana Bianciardi e Federica Albani. Prefazione di Giancarlo De Cataldo

pagg. 160 / prezzo 15 €; eBook 9,99 €

Il curioso mondo a rovescio che Bianciardi ritrae nel racconto “La solita zuppa”, con l’ora di masturbazione a scuola e un Deliveroo del sesso, gli costò nel 1965 una denuncia per oscenità e vilipendio della religione. ExCogita ripropone qui il racconto nella sua interezza, completo delle parti allora censurate e in tutta la sua disarmante ironia, e ricostruisce, attraverso gli atti processuali, l’ancor più spassosa vicenda giudiziaria che vide Bianciardi imputato – non certo per la prima volta e non certo unico bersaglio del furore censorio – insieme all’editore e al tipografo.

«Siamo sicuri di non essere circondati, noi che guardiamo a Bianciardi come a uno spirito libero del passato e pensiamo di essere, oggi, più liberi grazie anche a quelli come lui, siamo sicuri che questa de “La solita zuppa” sia una vicenda del passato? Siamo sicuri che in mezzo a noi non si aggirino altri spiriti, il cui obbiettivo è di imporci “questa parola sì, questa parola no”?» Dalla prefazione di Giancarlo De Cataldo.

Luciano Bianciardi (Grosseto 1922 – Milano 1971) è stato scrittore, giornalista e traduttore. Autore difficilmente etichettabile, ha scritto – tra le altre opere –  Il lavoro culturale (1957), La vita agra (1962) e Aprire il fuoco (1969). I suoi romanzi, sempre critici e polemici verso le storture del passato e del presente, sono intrisi di autobiografismo e di una cultura vastissima e alta che non inficia, ma anzi rafforza, la grande comunicatività. Da giornalista, ha collaborato con le testate più varie (da Belfagor al Guerin Sportivo) e pubblicato quasi mille articoli. Tra gli autori americani da lui tradotti ricordiamo Miller, Faulkner, Steinbeck e London.

Valentina Dada Villani “Il medaglione del Tempo”, presentazione

Copertina e illustrazioni di Valentina Dada Villani

“Il Medaglione del Tempo” è un romanzo avventuroso per bambini e ragazzi, un romanzo divertente, con diverse morali e spunti di riflessioni tra le righe. L’ambientazione si svolge in due mondi paralleli, ilnostro attuale e Marabei. Di Marabei ce n’è uno in ogni stato del mondo, sono quei luoghi ancora incontaminati che non si possono trovare sulle carte geografiche né tantomeno sui libri, dove vivono fate,elfi, gnomi, pirati, maghi, sciamani, streghe, stregoni, druidi, fattucchiere e tutte le specie di animali, parlanti ovviamente.

La storia ha inizio quando Zorda, una volpe bianca del deserto, animale da compagnia di madama Frida De La Cruz, maga della Patagonia, finisce nella città di Milano perché alla ricerca di un piccolo di uomo; un piccolo di uomo ancora autentico, un piccolo di uomo leale, coraggioso, e fantasioso, che non abbia più di dieci anni: Zorda, alla ricerca da diverso tempo lo riconoscerà in Beba, una ragazzina di dieci anni, felice di tutto e felice di niente, lei unica possibilità di salvezza per il mondo che sta crollando a causa del malefico Nacor.

Una citazione

“Bisogna sempre guardare più in là del proprio naso, chissà perché a volte me ne dimentico”.

Uno stralcio dal capitolo:

L’ISOLA DI OKINAWA

«Ah ragazzi scusate, un’ultima cosa» gridò lo sciamano da sopra «fate attenzione ai pesci ingannatori».

«Pesci ingannatori?» replicò Beba.

«Si, esistono pesci buoni, tuttavia altri sono in combutta con quella Brunilde, sai, sono molto sciocchi, sperano di ottenere chissà quali benefici. E sono altrettanto pericolosi, perché potrebbero ingannarvi, mal consigliarvi o indicarvi la strada sbagliata».

«Ma come farò a riconoscerli?»

«Ricorda piccola, il nostro istinto è ciò che di più prezioso possediamo, fidati di quello: segui il tuo cuore e la tua testa. Vedrai, così facendo non fallirai mai».

Missis Punt stava attendendo i tre proprio sotto casa del dottore, per condurli sino alle isole Filippine. Lì, disperso nei suoi mari c’era il pirata Barbaforte, che con la sua imbarcazione li avrebbe poi condotti sull’isola di Komodo, nel cuore dell’Indonesia.


La sinossi da L’Erudita, Giulio Perrone Editore

Beba è una ragazza estremamente curiosa e intraprendente, sempre pronta a lanciarsi in nuove avventure. Ha un modo tutto suo di guardare il mondo, con quella spensieratezza di cui gli adulti, presi dalla frenesia della quotidianità, sembrano essersi dimenticati. Insomma, Beba ha tutte le caratteristiche che una volpina venuta da una terra lontana sta cercando. L’incontro tra Beba e Zorda darà il via a una mirabolante avventura, tra streghe bizzarre, malvagi stregoni, sciamani e animali parlanti di ogni genere. Intuito, buon cuore e coraggio saranno le armi principali di Beba contro il perfido Nacor. Ma saranno sufficienti?
Un divertente racconto per ragazzi che nasconde al suo interno diverse riflessioni sulla società attuale, ma soprattutto sul modo in cui ci rapportiamo agli altri, insegnandoci che a volte basta davvero poco per capirsi e venirsi incontro.

e

Brevi note biografiche

Valentina Dada Villani nasce nel 1982. Giornalista, pittrice e fotografa creativa, da anni trascorre la vita in viaggio, girovagando per il mondo.

Il numero di novembre di Cose spiegate bene: E giustizia per tutti

Di cosa si parla su Cose spiegate bene, la rivista di carta del Post, il giornale online nato nel 2010 :

Ogni numero è dedicato a un argomento, per raccontare come funziona, di cosa si parla, quali sono le Cose da sapere e che spesso vengono date per scontate. Perché le Cose cambiano se le si conoscono bene, e le vite migliorano se si capiscono le Cose.

E giustizia per tutti è il quarto numero di Cose spiegate bene: avvocati, magistrati, indagini, tribunali, giurie, carceri. Sentenze di primo grado, separazione di carriere, carcerazioni preventive. Presunzione di innocenza, prove del Dna, prescrizione. Nelle vite di tutti si affacciano per i motivi più diversi le pratiche e le parole di quella che chiamiamo «giustizia», che poi è solo un affannoso tentativo delle nostre istituzioni di rincorrere un’idea della giustizia stessa. Può capitare che siamo costretti ad averci a che fare, capita più spesso ancora che le storie, le conversazioni, il dibattito che ci circondano facciano riferimento a tutte queste cose, senza che vengano mai ben spiegate. Sono parte della vita delle nostre comunità, del nostro Stato, e delle vite delle persone, e sono però raccontate con linguaggi oscuri e gergali, dando per scontate questioni delicate e complesse. E intanto noi discutiamo al bar e sui social network se qualcuno debba essere giudicato colpevole o innocente, spesso senza neanche conoscere i fondamentali: questa è una guida ai fondamentali.(da Iperborea)

Il sommario e le illustrazioni i curatori e gli autori dei testi a questo link

Su tuttatoscanalibri:

Cose spiegate bene e “A proposito di libri”

Fëdor Dostoevskij “Il coccodrillo” a cura di Serena Vitale

Il coccodrillo è un racconto di Dostoevskij pubblicato per la prima volta nel 1865 e ora riproposto in una nuova edizione da Adelphi con il commento di Serena Vitali.

La storia, costruita con humor elegante e sottile, racconta del funzionario Ivan Matveič e della sua bella moglie Elena Ivanovna che si recano con un amico ad ammirare nel Passage, una galleria inaugurata nel 1848 sulla Nevskij prospekt la strada principale di Pietroburgo, l’esposizione esotica di un coccodrillo, un’attrazione a pagamento.

E di seguito l’avvenimento sensazionale vedrà il funzionario letteralmente inghiottito dall’animale.

Trasferitosi nelle sue viscere, ampie e comode a suo dire, il funzionario non solo non chiederà di essere liberato, ma accetterà, quasi una sicura prospettiva, di diventare famoso e inviterà anche la moglie ad unirsi a lui in questa nuova prospettiva di verità e luce che verra dal coccodrillo.

Pare quasi, scrive la curatrice, che l’autore abbia voluto prodursi in un’opera che richiamasse Il naso di Gogol così come si mostra già nel sottotitolo “Il Coccodrillo. Un avvenimento straordinario ovvero impasse nel Passage” e poi di seguito, “Racconto veritiero di come un signore di una certa età e di un certo aspetto fu inghiottito vivo, tutto intero, dal coccodrillo del Passage, e di quanto ne conseguì”.

“Strizzando l’occhio al Naso di Gogol’, anticipando altre e più tremende metamorfosi novecentesche, divertendosi e divertendo, Dostoevskij presagisce il trionfo della borghesia, il culto del benessere e del profitto, fino alla passione per gli shopping center, e costruisce l’immagine di un «nuovo mondo» tanto risibile quanto mostruoso”. (da Adelphi)

Andrea Kerbaker “La vita segreta dei libri fantasma”, presentazione

[…]E poi ci sono loro: i libri fantasma – quelli che, dopo una vita più o meno effimera, spariscono dalla circolazione per non riapparire mai più. Per questo li abbiamo battezzati così: proprio come gli spettri, esistono e non esistono. Non è facile scovarli. Per loro natura, sono restii a prender la parola, destinati a rimanere in secondo piano rispetto ai loro fratelli maggiori. […]( da Salani libri)

Ma quali sono e dove si trovano i libri fantasma?

Sono opere di autori conosciuti, sono stati scritti e pubblicati e poi ritirati, per cause tra le più disparate: pentimento, censure, a volte degli autori medesimi, censure politiche, giudicati successivamente impresentabili, vittime della sfortuna o di fatalità editoriali.

E allora dove sono finiti?

Sono nella Kasa dei libri, la grande biblioteca di un appassionato collezionista, aperta e visitabile, che il proprietario, nonché autore di questo libro particolare, Andrea Kerbaker, scrittore e bibliofilo, ha a Milano con dépendence ad Angera sul Lago Maggiore.

È dall’età di diciassette anni che colleziona libri e giunto alla soglia considerevole dei trentamila ha deciso di raccoglierne parte a Milano in quella la cui denominazione non poteva essere più calzante ed è lì che fantasmi hanno trovato tutti un ottimo ricovero.

Ma cos’ha di speciale questo testo?

Racconta, i perché e i per come, storie incredibili, di come alcuni di essi, dei libri detti fantasma, siano appunto spariti dalla circolazione. Non è facile scovarli ma qui possiamo leggere le loro traversie. E solo per citarne alcune: chi non conosce il famoso romanzo di Agatha Christie “Dieci piccoli indiani”? Beh, la storia è tutta nel titolo originale, non era infatti così ma conteneva un termine proibito che poteva essere scambiato per razzista anche se l’autrice faceva riferimento ad una filastrocca inglese quando la parola non aveva ancora quell’accezione. Ma anche il travagliato e tragico iter de Il più lungo giorno di Dino Campana, perduto e poi ritrovato a distanza di svariati anni. E, lo sapevate che Salinger aveva scritto il seguito del Giovane Holden? E nella sezione “Oddio”storie di pentimenti politici: quello di Vitaliano Brancati o Indro Montanelli che sconfessavano il primo due opere teatrali e il secondo un suo romanzo.

Storie curiose, tragiche, divertenti, per gli appassionati dei libri tutte da non perdere come la Kasa dei libri tutta da visitare e fruire.

E per averne un assaggio dalla viva voce dell’autore:

su Youtube filmati sull’icontro tra Calvino e l’editore Ricci e un libro pieno di Tarocchi

e

L’incontro tra Munari e Lucini

Tommaso Sguanci “Cronache delle Multisfere. L’ombra di Durgash”, presentazione

Primo volume di una trilogia fantasy con una buona dose di romance. La storia ha come ambientazione le Multisfere, mondi paralleli che per misteriose occasioni si intrecciano fra di loro. I due protagonisti vengono da due Multisfere diverse ma si ritrovano insieme a dover fermare il demone Durgash che le sta distruggendo.

Sinossi

Leitar è un ragazzo pieno di sogni ma povero di talenti. Adottato da una coppia senza figli, trascorre le giornate lavorando alla fucina del padre, che non perde occasione per fargli pesare la sua incapacità. La sera si immagina guerriero indomito che sconfigge mostri e draghi, ma la mattina lo riporta alla cruda realtà. Laura è una ballerina talentuosa che lavora come manichino vivente in un negozio a Valencia, insieme all’amica Aldara. Soffre a causa dell’ultima relazione, ma quando incontra Miguel pensa di aver trovato colui che le può ricucire le ferite del cuore. Ma l’amore non è solo felicità e pace, soprattutto quando l’invidia s’intromette. Quando Durgash il demone si risveglia dall’Abisso per dominare tutto ciò che esiste, Leitar e Laura si ritrovano a condividere un destino che non credevano possibile, da cui dipende l’esistenza dei loro mondi così lontani chiamati Multisfere. Sotto la guida di Mìriador, potente stregone, i due giovani devono percorrere la strada perduta che porta all’Antico, unico capace di fermare Durgash. Sapranno trovare il modo di viaggiare fra le Multisfere, riusciranno ad affrontare le proprie paure in modo da non mettere a repentaglio la missione? (da Bertoni Editore)

L’incipit

Seconda Sfera: L’Alba di un Nuovo Sole

La notte ammantava il cielo con il suo drappo di velluto scuro. Guizzanti stelle intessevano il manto nero: moltitudini di rubini, zaffiri e smeraldi. La luna nuova accresceva il silenzio che prese forma di fitta nebbia; aleggiò nelle valli, abbracciò i piedi delle colline e strisciò su per il fiume che aveva spento il suo canto in un mormorio sommesso. Anche il villaggio sedeva stanco nel silenzio, radunato intorno al fuoco scoppiettante. La pancia ormai sazia e le risa spente insieme al cozzare delle stoviglie, che pendevano sgocciolanti e linde all’aria aperta. Ognuno fissava il fuoco, immobile, come se fosse da solo, come se non percepisse più neanche sé stesso. D’un tratto il piccolo Beniamino si alzò dall’erba, si spolverò con le mani i corti calzoni, si trascinò lento fino al vecchio Simeone e allungò le braccia verso di lui. L’anziano guardò il piccolo, sorrise, lo sollevò da terra e lo pose sulle sue ginocchia nocchiute. Beniamino si accoccolò come un cucciolo in grembo alla madre, poi parlò: «Padre, perché questa notte è diversa da tutte le altre notti?» Simeone sorrise ancora; tutti si rivolsero verso di lui, le orecchie tese e l’aria si riempì di tensione. Sospirò profondamente, si schiarì la voce e con un lamento incominciò il racconto.

Leitar

L’intera Altas era in festa. Il sole d’autunno scintillava sui tetti verdi di muschio umido della massiccia capitale che, con le sue case fitte dentro alle possenti mura di pietra grigia, era un baluardo brulicante. Non si poteva dire che fosse una città particolarmente bella ma era sicura e solida; viverci era piacevole e nessuno si sentiva estraneo. Si trattava più di una grande cittadina che di una metropoli per via delle sue dimensioni contenute.

Nella capitale lavorava un esile garzone, di nome Leitar, figlio adottivo di Kurian il fabbro e di sua moglie Giacinthya. I due, privi di prole, avevano deciso di adottarlo dopo che lei lo aveva trovato al fiume mentre lavava i panni. Kurian, un uomo grosso e dalle braccia pelose, era stato contento di avere finalmente un allievo cui trasmettere la sua arte. Purtroppo le sue aspettative erano presto state deluse una volta che Leitar era cresciuto.

Sparuto, dai capelli scuri e arruffati e la pelle abbronzata, manovrava con fatica i pesanti attrezzi da fabbro. Ogni giorno si prodigava nell’officina del padre cercando di compiacerlo ed evitare la sua facile ira.

«Leitar, battimi la lama di questa falce. Mi raccomando, è delicata verso il filo.»

«S-sì, padre!»

Tempo qualche decina di minuti, Kurian si avvicinò al figlio per controllare il lavoro. «Leitar, ma cosa diamine hai combinato! Ma non lo vedi che è tutta storta?»

«O-ora la sistemo, padre!»

Kurian strappò gli attrezzi dalle mani del figlio. «Lascia perdere, ormai è da buttare. Vammi a comprare il carbone, va’ che è meglio. Almeno eviti di fare danni in fucina.»

Leitar sospirò e abbassando il capo uscì tirandosi dietro il carretto. Prese a calci un torsolo di mela e rimuginava su quanto successo. “Un giorno ti dimostrerò tutto il mio valore, pretenzioso padre! Mi vedrai cavalcare insieme agli eroi più valorosi!”

Scene simili capitavano all’ordine del giorno e così Leitar era cresciuto sempre più insicuro e sognatore. Trasformava spesso le sue commissioni in visite, insieme ai suoi amici, alla torre abbandonata nel vicino Bosco di Laullia, furti di pagnotte all’antipatico mugnaio Gerath, corteggiamenti alle giovani sguattere della taverna del Gallo Ridente, stando attenti a non farsi beccare dal proprietario.

«Leitar, reggi questo. Mi raccomando, tienilo ben saldo.»

«Sì, padre. Per quanto tempo?»

«Finché non te lo dico io.»

Brevi note biografiche

Tommaso Sguanci nasce a Firenze nel 1980. Sin da ragazzo si appassiona di storie fantasy e scrive i suoi primi racconti. A venti anni inizia a interessarsi di esoterismo e spiritualità, soprattutto quella orientale. Si laurea alla Pontificia Università Gregoriana di Roma in Filosofia e Teologia. Si dedica allo studio e alla pratica delle discipline olistiche, in particolare lo shiatsu, il massaggio thailandese e il tuina. Nel 2014 pubblica il suo primo libro per la Zerounoundici edizioni, una raccolta di storie intitolata Racconti intorno al Fuoco. Nel 2016 lascia l’Italia e vive in Irlanda, Grecia e infine in Giappone, dove attualmente risiede. Nel luglio 2022 esce il primo volume della trilogia Cronache delle Multisfere edita da Bertoni Editore. I suoi autori di riferimento sono Tolkien, Rowling, Hesse, Ende, Murakami Haruki, Melville, Benni, Calvino. È appassionato anche di anime e film di animazione giapponese, soprattutto quelli dello Studio Ghibli.