Candace Bushnell “Is There Still Sex in the City?” (English edition) recensione di Carole Hallac da La Stampa

 

Sex & over 50

Ora le luci di New York si accendono sugli amori delle donne mature

di Carole Hallac

carole hallac
new york
Sono passati oltre vent’anni dalla pubblicazione di Sex and the City, il libro bestseller diventato serie televisiva di culto sulla vita sentimentale delle donne single di New York. L’autrice, Candace Bushnell, che dava voce alla protagonista Carrie, ha nel frattempo scritto sette romanzi, sposato un ballerino classico da cui ha divorziato dopo dieci anni, per poi rifugiarsi in una vita tranquilla (e nubile) nella campagna del Connecticut.
Con l’avvicinarsi dei suoi sessant’anni, ha però sentito la mancanza del fermento della città. Al suo ritorno nella grande mela, dove tutto ebbe inizio, era inevitabile chiedersi: «Is There Still Sex in the City?». E questo è il titolo del suo nuovo libro, un racconto sulla vita sentimentale delle 
donne dell’élite di Manhattan, che, in questo caso, hanno superato la mezza età.

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Marian Engel “Orso” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno del 5 agosto

Oltre il perbenismo con “Orso”

di Flavia Piccinni

C’è un uomo che ha lasciato una strepitosa eredità. È un uomo misterioso, di cui si sa poco se non pochissimo, che ha avuto una vita a cavallo fra l’Europa e il Canada, dove ha scelto di finire la sua esistenza. Invece di donare tutto alla sua numerosa famiglia, come sarebbe lecito aspettarsi, quest’uomo regala tutto all’Istituto, un posto dove tutta la gente del posto porta le sue cianfrusaglie, «confidando nel fatto che lei non le avrebbe buttate: conservarle era il suo lavoro». Il riferimento è a Lou, dipendente solitaria e introversa, che viene incaricata dal direttore di seguire il lascito ed è così invitata a partire per l’isola del Grande Nord donata dal misterioso Colonnello Jocelyn Cary. Da questo nasce “Orso” – appena pubblicato da La Nuova Frontiera (pp. 126, EUR 14,50) – della canadese Marian Engel, nata nel 1933 e scomparsa nel 1985, unanimemente considerata come una delle scrittrici più rappresentative della letteratura del Novecento canadese. Lou sull’isola non troverà solo documenti da archiviare e una natura selvaggia, ma farà la conoscenza anche di un orso che vive vicino alla casa e con il quale intreccerà una relazione sconcertante, al limite della perversione. Nonostante i numerosi refusi che complicano la lettura, il libro – benedetto dalle parole di Margaret Atwood, che lo ha definito «un romanzo insolito e meraviglioso» – è considerato fin dalla sua pubblicazione nel 1975 una pietra miliare della letteratura canadese. È una piacevolissima lettura, che guida il lettore alla scoperta di luoghi insoliti e della ricerca di un sé profondo, oltre i limiti della perbenista coerenza cui siamo tutti quanti sovente obbligati. —

Leo Spitzer “Perifrasi del concetto di fame” recensione di Francesco Erbani da La Repubblica cultura

Le lettere raccolte da Leo Spitzer

I soldati italiani che non potevano dire di avere fame

di Francesco Erbani

Come dire di aver fame senza poter usare la parola “fame” fu un gravoso rovello per i prigionieri italiani nelle carceri austriache durante la Prima guerra mondiale. Tanto gravoso quanto gravoso era il fatto in sé – una tragedia nella tragedia della guerra, che da sola si stima abbia ucciso centomila persone. A distanza di un secolo si può leggere quel gravoso rovello con occhi più disincantati e quasi apprezzare l’ingegno perifrastico, inventivo dei tanti prigionieri che, nelle lettere ai familiari, adottavano le più fantasiose formule utili ad aggirare l’occhiuta censura che l’esercito imperiale impiegava per evitare che si diffondesse la fama di un regime carcerario spietato e mortificante. Raccolse questa vasta produzione di perifrasi, la riordinò seguendo categorie linguistiche e retoriche assai raffinate, non un censore qualsiasi, ma Leo Spitzer, allora giovane studioso di linguistica…

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Le pagine più visitate nel mese di luglio

 

Le pagine più visitate

Delia Owens “La ragazza della palude”
Giuseppe Conte “I senza cuore”
Gulia Corsalini “La lettrice di Čechov”
Il vincitore del Premio Strega 2019: Antonio Scurati
Madeleine St.John “Le signore in nero”
Ottavio Fatica “Vicino alla dimora del serpente”
Silvia Cassioli “Il figliolo della terrora”
Thomas Savage “La regina delle greggi”
Bas Kast “La verità, vi prego, sull’alimentazione”
Annette Hess “L’interprete”
Gaia de Beaumont “Vecchie noiose” 
Andrea Camilleri: I 10 libri più belli
Carlos Zanon “Carvalho – Problemi di identità”
Hans Tuzzi “Polvere d’agosto”
Oreste Verrini “Madri. Sulle Orme del pittore Pietro da Talada, lungo l’Appennino Tosco -Emiliano”

Michele Pantaleone “Il sasso in bocca” recensione di Attilio Bolzoni da La Repubblica Cultura

 


Torna “Il sasso in bocca” di Pantaleone il libro che svelò la mafia agli italiani

 

di Attilio Bolzoni

Un libro sta per festeggiare il suo cinquantesimo anno ma sembra scritto ieri l’altro. Perché dentro le sue pagine c’è un sapere che va molto in profondità, intelligenza e intuizioni già mezzo secolo fa avevano spazzato via luoghi comuni e banalità su mafia e mafiosi, è un documento che racconta come Cosa Nostra aveva appena conquistato la Sicilia e si stava preparando ad assaltare l’Italia. Un best seller degli anni Settanta tradotto in 28 lingue (c’è pure una versione russa in braille per non vedenti), in questi giorni è tornato in libreria con un vestito nuovo ma con la stessa forza di quando in tempi piuttosto lontani nessuno voleva parlare e scrivere della mafia (e così a volte è ancora oggi) per quello che è. Potere, potere puro.

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