
Ispirandosi alla vera storia della sua bisnonna, Santina Cosetta firma un romanzo bruciante: una donna nata dal niente che impara a salvarsi salvando gli altri, un amore per la vita che travolge a ogni pagina.(da Giunti)
È la storia esemplare di una donna nata non voluta e non amata, affidata ad altre mani e cure e che da sola troverà la spinta ad affermarsi come persona che lotta per un proprio posto “Oltre la notte, oltre la miseria, scansando povertà e desiderio di riscatto, oltre tutto ciò che sembra già scritto per rivendicare la libertà di essere, di scegliere e di continuare il proprio cammino nella luce tagliente del giorno” come scrive Ursula Beretta nella presentazione del romanzo (da La Lettura 7 giugno 2026).
La vicenda si ambienta in Sicilia, ad Avola, nel 1885: nasce Marianna, che tutti chiameranno Cosuzza, con il ruolo che il nome accoglie nel suo significato, e affidata a Lisetta la “stria” del paese che le insegna non solo i segreti delle erbe e della cucina, ma la istruisce sull’esistenza di chi nasce e resta solo e deve andare avanti lo stesso.
Quando Lisetta parte per l’America per raggiungere il marito, Marianna viene mandata a servizio all’Irminio, una grande masseria nelle campagne ragusane: lì sperimenterà se stessa e le proprie capacità tra gerarchie e regole che non si discutono, ma anche un’amicizia e un amore, imparando a non sentirsi sola e fuori luogo, soprattutto nella grande cucina, e sperimentando cosa significhi volere qualcosa e lottare ad ogni costo per raggiungere l’obiettivo.
Stralci dal primo capitolo La figlia dei miserabili
Lisetta rimase sola con la bambina, la cullò piano. Il canto scivolò fuori dalla sua bocca come un sussurro: «Ohi voh voh, questa figghia a chi la do? Ohi voh voh, dormi dormi e lautri no…». Le sfiorò il naso con un dito, sentì il respiro lieve. «Comu si nicuzza, figghia bedda. Una cosa piccola piccola.» Pensò al figlio che aveva perso e a quella creatura che non era voluta da nessuno.
«Compare Tonio, porto via io la bambina. Vostra moglie non è capace di badarci.» […]
«Con i dodici tarì di sussidio le manterrò il latte. Domani la porterò al registro, dirò che l’ho trovata fuori dalla porta. E donna Nunzia ne dichiarerà la morte.[…]
Il giorno dopo, la stria, con la bambina stretta al petto, si avviò all’Ufficio di Consegna. L’ uomo dell’anagrafe scriveva la relazione con aria annoiata.
«E con quale cognome la registriamo ’sta picciridda?» Lisetta lo fissò dritto negli occhi.
«Non vi venga in mente di metterle Cucuzza, Faciola o Timpesta. Che qui si fa a gara a im porre ai bastardelli nomi che a definirli fantasiosi sarebbe un complimento.»
L’ uomo sollevò un sopracciglio. «E a voi che vi viene in mente?» La stria abbassò gli occhi sulla bambina, che dormiva ignara della sua nuova vita e sorrise.
«Cosetta. Il nome delle donne che restano sole e tirano avanti lo stesso. Marianna Cosetta. Scrivete così.»
L’ ufficiale alzò lo sguardo, sorpreso e divertito. «Cosetta, eh?
Per una figlia della Miseria… Va bene. E Cosetta sia.»
Tre giorni dopo, alla Matrice, la bambina ricevette il battesimo. Il prete chiese con quale nome venisse presentata a Dio e anche in quel momento la balia non ebbe dubbi.
«Davanti a Dio, sarà Marianna, come mia madre. Ma per tutti noi, resterà Cosuzza.
Santina Cosetta È nata a Messina nel 1979 e vive a La Spezia, dove insegna Lettere. Il suo percorso attraversa mondi diversi: la ricerca archeologica sul campo, il restauro di materiali cartacei antichi, la progettazione grafica, la pittura. Tutti modi diversi di conservare tracce, storie e memorie destinate a sparire. La scrittura è il filo che li tiene insieme, e Soltanto il giorno è il suo romanzo d’esordio.