Salvatore Niffoi “L’apostolo di pietra”, presentazione

Una notte d’estate, la notte di San Lorenzo, gli abitanti di Oropische fanno tutti lo stesso sogno: un apostolo di pietra che, ciondolando la testa come un ubriaco, scende in terra da una scala di cristallo e si posa nel piazzale della chiesa grande. Una volta svegli, accorrono in processione di fronte alla cattedrale: non lontano dal sagrato, vicino alla fontana di Su Semene, la statua del santo c’è davvero. A tratti sembra parlare, e i paesani iniziano a porgergli offerte, a invocarlo nelle preghiere. Ognuno di loro, in modi a volte lampanti, a volte imperscrutabili, viene esaudito. Si alternano così le loro storie, storie di sangue e passione, metamorfosi e riscatto, perdita e dissoluzione. (dal Catalogo Giunti Editore)

Tredici racconti di storie indipendenti dentro una cornice che li raccoglie, in un tempo che li unifica, il decennio che ebbe inizio nella magica notte di San Lorenzo con l’evento straordinario, storie che si chiudono generalmente in modo prodigioso, miracolistico, fantastico – magico.

Sono tredici, diverse e di diversa ampiezza, alcune molto brevi, e con differente tratto narrativo, costruite su singoli personaggi molto caratterizzati anche nella facies, spesso grottesca. E poi c’è la lingua tra italiano e sardo, che non è propriamente il sardo ma di una serie di sardismi, parole, forme e costrutti, che non inficiano però la comprensione del testo a un non sardo.

Brevi note biografiche

Salvatore Niffoi (Orani, 1950) è uno dei maggiori scrittori italiani. Esordisce nel 1997 con Collodoro (Solinas, poi Adelphi, 2008). Tra le sue opere più importanti La leggenda di Redenta Tiria (Adelphi, 2005), La vedova scalza (Adelphi, 2006, Premio Campiello), Ritorno a Baraule (Adelphi, 2007), Il pane di Abele (Adelphi, 2009), Pantumas (Feltrinelli, 2012) e La quinta stagione è l’inferno (Feltrinelli, 2014). Per Giunti ha pubblicato Il venditore di metafore (2017), Il cieco di Ortakos (2019), Le donne di Orolé (2020) e riproposto in nuova edizione Il postino di Piracherfa (2020), Cristolu (2021) e Il viaggio degli inganni (2022).( da Giunti Autori)

Alessandro Barbero “Inventare i libri”, recensione di Salvina Pizzuoli

Alessandro Barbero in questo nutrito saggio “racconta” una pagina, documentatissima e scrupolosa nell’indagine, che definiamo di microstoria dentro cui fanno eco scorci della grande storia.

Quella raccontata in “Inventare i libri” ha come tema portante la nascita a Firenze e a Venezia di due tra le prime e più innovative imprese editoriali. Due i protagonisti, i capostipiti, Filippo e Lucantonio che, da appartenenti ad una modesta famiglia che viveva fuori le mura nell’allora “popolo di Santa Maria d’Ognissanti”, diverranno imprenditori: i Giunti, dei quali l’autore ricostruisce il percorso dal 1427 al 1551.

Oggi il cognome è appannaggio di tutti, ma in quel primo scorcio di secolo XV il cognome apparteneva a chi tramandava beni per eredità, gli altri usavano il semplice patronimico. E la storia del cognome Giunti scopriamo nascere da un nome proprio, Bonagiunta, che i toscani avevano accorciato in Giunta. Un nome ben augurale di una “buona aggiunta” che per quel Giunta e la sua discendenza lo è stata davvero. E nello scorrere la storia di Giunta incontriamo cognomi presenti nella grande storia quando l’atto di acquisto della casa è firmato dal notaio che si chiama Amerigo Vespucci, nonno del più famoso navigatore, e solo per citarne qualcuno: incontreremo ser Bernardo Machiavelli che annota di aver comprato da Filippo di Giunta, due volumi, uno di diritto e uno di storia sul quale possiamo tuttora leggere le annotazioni di suo figlio Niccolò; ma anche un altro grande editore, Aldo Manuzio, autore delle aldine, e non mancheranno incontri con scrittori e papi e sovrani del tempo e scontri armati e guerre che segneranno il cammino dei nostri due protagonisti e della loro attività.

E seguendo i capostipiti scopriamo che Francesco fonderà il ramo fiorentino delle edizioni che poi saranno dette giuntine nel 1456 mentre Lucantonio nel 1457 quello veneziano.

È il catasto fiscale prima e il libro della Decima dopo a fornire particolari importanti allo storico: la crescita e i progressi nell’attività, le scelte editoriali dei componenti originari della famiglia che nel tempo si fregerà di un cognome e la cui attività si espanderà non solo in Italia ma diverrà internazionale. E si potrebbe continuare ancora ma sarebbe un vero peccato togliere ai lettori il piacere della scoperta.

“[…] Inventare i libri è al tempo stesso la minuziosa narrazione della vicenda di due “ragazzi di periferia” divenuti imprenditori di successo e l’affresco di un’epoca straordinaria, in cui guerre e pestilenze decidono le sorti degli uomini, eppure i più grandi artisti del Rinascimento – come il Pollaiuolo, alla cui bottega Filippo Giunti apprende la tecnica della fusione dei caratteri mobili – danno vita alle loro opere immortali, e i libri stampati salvano dall’oblio i classici greci e latini e consentono alle nuove idee di porre le fondamenta del mondo che conosciamo”.(dal Catalogo Giunti)

e anche

Alessandro Barbero, nato a Torino nel 1959, è professore ordinario presso l’Università del Piemonte Orientale a Vercelli. Studioso di storia medievale e di storia militare, ha pubblicato fra l’altro per l’editore Laterza libri su Carlo Magno, sulle invasioni barbariche, sulla battaglia di Waterloo, fino a LepantoLa battaglia dei tre imperi (2010). È autore di diversi romanzi storici, tra cui: Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo (Premio Strega 1996), Gli occhi di Venezia (2011) e Le ateniesi (2015), editi da Mondadori. Per Sellerio ha pubblicato Federico il Grande (2007, 2017), Il divano di Istanbul (2011, 2015) e Alabama (2021).( da Giunti Autori)

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