Carmelo Sardo “L’ultima estate di un uomo perbene”, recensione di Adriana Sardo(solamente omonima dell’autore)

“In quel clima così incandescente, il direttore di banca Pino Tragna aveva scoperto qualcosa che non doveva scoprire. 
Se avesse denunciato, avrebbe messo in serio pericolo la sua stessa esistenza. Ma non aveva altra scelta”
(dalla Quarta di copertina)

Copertina del romamzo di Carmelo Sardo"L'ultima estate di un uomo perbene", recensione di Adriana Sardo(solamente omonima dell’autore) Zolfo Editore

Zolfo Editore

L’ultima estate di un uomo perbene è un’opera di straordinaria intensità, una testimonianza necessaria e struggente.
Con una scrittura limpida e profondamente partecipe, Carmelo Sardo strappa all’oblio la vicenda di Giuseppe Tragna, integerrimo direttore di banca agrigentino, padre amorevole e marito esemplare. Nel suo vissuto si rivela la forza del dovere morale kantiano:
quell’imperativo categorico di fare la cosa giusta semplicemente perché è giusta, senza calcoli o paure.
Dinanzi alle ombre sinistre e agli assegni trafugati scoperti nei registri contabili, Tragna non esita: segnala e denuncia. Ma quella sua onestà quotidiana, in un contesto dominato dall’opacità
mafiosa, diventa una sfida intollerabile per un potere invisibile e feroce. Paga, così, con la vita lacolpa più rivoluzionaria: l’essere, semplicemente, una persona perbene.
Attraverso strazianti fotogrammi, l’autore restituisce i drammatici istanti del 18 luglio 1990, il giorno in cui l’uomo viene barbaramente ucciso sotto casa, a un soffio dal calore dei suoi cari. Il grido della moglie Mariella che “squarcia l’estate” segna uno strappo irreversibile nel tessuto del tempo, dividendo per sempre l’esistenza della famiglia tra un “prima”, fatto di momenti sereni, sogni e di normalità, e un “dopo”, dominato da un vuoto incolmabile e gelido.
Oltre al calvario dell’atroce perdita, la famiglia deve subire il veleno della maldicenza, poichè un’infame accusa di pedofilia viene orchestrata per deviare le indagini e proteggere i colpevoli,
uccidendo una seconda volta un uomo onesto.
Con una fermezza stoica, la moglie e i figli, lottano per decenni contro quella strategia diffamatoria, fino al giorno in cui il Ministero dell’Interno riconosce ufficialmente Giuseppe Tragna come vittima dei reati di tipo mafioso, ponendo fine ad ogni calunnia. Una riparazione tardiva, che restituisce la purezza di quel nome alla memoria collettiva.
Leggere questo libro diventa un atto di civiltà irrinunciabile, un percorso condiviso che cura la ferita dell’indifferenza attraverso la potenza della memoria. È un’opera che unisce il rigore di documenti inoppugnabili, capaci di svelare la verità dei fatti e il valore autentico di quest’uomo perbene, a una narrazione di travolgente umanità, che scuote la coscienza e tocca le corde più profonde dell’anima del lettore. Questa magistrale narrazione offre un esempio prezioso da consegnare alle nuove generazioni, affinché resti impresso che la legalità e il riscatto di un territorio non camminano sulle spalle di eroi mitologici e irraggiungibili. Poggiano, invece, sui passi quotidiani e silenziosi delle persone comuni, capaci di scegliere la rettitudine come sola, irrinunciabile bussola della propria esistenza.

Adriana Sardo (solamente omonima dell’autore)

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