“Giorgio Foresto. Avventure a colori di un pittore fuggiasco” a cura di Giovanni Scarpa, presentazione

“Una mattina del 1970 il più importante illustratore italiano, Giorgio De Gaspari, sparisce da Milano senza lasciare traccia. Qualche mese dopo in una sperduta isoletta della laguna veneta un barbone chiede di poter dormire nella barca di un pescatore: si fa chiamare “Giorgio Foresto”. Cominciano così le avventure strampalate di una delle figure artistiche più sfuggenti del ventesimo secolo. Una vita custodita da un mistero non ancora del tutto svelato”(dalla Quarta di copertina Edizioni NPE).

!970 Pellestrina un cordone di terra che fa da barriera alla laguna veneta, qui Giorgio De Gasperi trascorrerà la propria esistenza isolato dal mondo e sconosciuto: quarant’anni vissuti in povertà e nel completo anonimato. Una storia che ha dell’inverosimile e che conferma quanto Pirandello ebbe a dire sulle assurdità vere di cui è costellata la vita, molto più che in un romanzo dove sono verosimili.

 È stato il lavoro di ricerca di Giovanni Scarpa, ai tempi un bambino che viveva di fronte alla palafitta abitata dal barbone che scambiava i suoi disegni per cibo e alloggio, ad indagare sull’uomo di cui leggerà la data della morte su un articolo di un amico di De Gasperi giornalista: era il 2012. Dalle sue ricerche ora un libro che racconta il celebre disegnatore milanese, illustratore di libri e riviste e fumettista.

Brevi note biografiche

Giorgio De Gaspari è considerato uno dei maggiori illustratori del Novecento alla stregua di Walter Molino, Hugo Pratt e Aldo Di Gennaro. Nato nel 1927 in provincia di Milano, intraprese sin da subito una brillante carriera artistica negli studi del Corriere, alla Fabbri e alla Mondadori. Sospinto poi da un radicale desiderio di nascondimento, scelse di ritirarsi nell’isola di Pellestrina conducendo una bizzarra vita bohémien sotto lo pseudonimo di Giorgio Foresto, ovvero “Giorgio lo straniero”. Qui, indisturbato e liberato da vincoli lavorativi, realizzò opere maestose, coraggiose, visionarie, molte delle quali sono tuttora nascoste nelle case dei privati. Una vita avventurosa che ancora oggi avvolge di mistero la produzione del più fuggitivo dei pittori.

La Quarta di copertina

Per sfogliare il volume

Adrienne Monnier “Rue de L’Odéon. Storia di una libreria che ha fatto il Novecento”, presentazione

Ripubblicato da Bordo Libero, la Casa Editrice nata di recente a Messina, con la traduzione di Elena Paul, ritorna in libreria un testo scritto da Adrienne Monnier (1892-1956) prima donna in Francia a fondare autonomamente la libreria La maison des amis des livres, in Rue de L’Odeon a Parigi il 15 novembre del 1915, che diventerà un punto di riferimento culturale nel Quartiere latino durante il primo Novecento insieme all’altra Shakespeare &Co. dell’amica Sylvia Beach.

Un diario, una pagina importante, una testimonianza pulsante della vita letteraria del periodo, della storia dell’editoria, sul mestiere dello scrivere, al cui interno rivivono nomi illustri di grandi protagonisti della letteratura del tempo. Un personaggio eclettico la Monnier che a soli 23 anni si avventura a costruire una libreria e a raccontarla raccontandosi in questo libro-diario: una poetessa, una saggista, una traduttrice, editrice della prima traduzione in francese dell’Ulisse di Joyce. E, come si legge nella sinossi “il libro è l’autoritratto di una donna e al contempo l’evocazione della straordinaria atmosfera che seppe creare attorno a sé. “Rue de l’Odéon” è un omaggio alla letteratura e ai mestieri che ispira”.

Per saperne di più sulla Libreria e su Adrienne Monnier

Per saperne di più su Bordo Libero la neonata Casa Editrice che ha rieditato il libro della Monnier

Alfredo Mantici “Spie atomiche”, Paesi Edizioni

Il peccato originale della guerra fredda

Nel nuovo saggio di Alfredo Mantici, l’ex numero uno del Dipartimento Analisi del Sisde – autore anche del best seller Spy Games – svela il peccato originale della guerra fredda: come le spie di Mosca “rubarono” la bomba nucleare agli Usa, innescando la corsa al riarmo.

Chi consegnò ai russi i segreti per produrre la bomba nucleare? Decine di agenti infiltrati nei Paesi comunisti, molti dei quali furono poi “bruciati” e persero la vita a causa delle loro attività spionistiche, che per una quindicina di anni trasmisero puntualmente a Mosca segreti politico-militari, analisi economiche e scientifiche e progressi sulle ricerche nucleari e la decisione di produrre la bomba. Le loro incredibili storie sono svelate nel libro Spie Atomiche. Il peccato originale della guerra fredda da Alfredo Mantici, ex capo del Dipartimento Analisi del Sisde, il servizio segreto interno italiano.

Mantici è un maestro nello spiegare come le più straordinarie imprese dell’intelligence abbiano condizionato il corso della storia militare politica e dell’umanità.

Adesso, nel secondo libro della collana che racconta le storie dei protagonisti dello spionaggio (il primo è il best seller Spy Games – Le più grandi operazioni d’intelligence della storiaè presente anche una galleria fotografica con i volti delle spie, fotografie singole o di coppia come quelle di Lona e Morris Cohen o Ethel e Julius Rosenberg, insieme nella vita e nel condurre le imprese che portarono alla corsa al riarmo.

«Quando, alla fine della Seconda guerra mondiale, i russi avanzarono verso Berlino, negli ultimi dieci giorni di battaglia per prendere la capitale tedesca già distrutta dai bombardamenti, persero centomila uomini senza battere ciglio» scrive Mantici nella premessa. «Questi sono i russi. Un popolo che non si arrende perché ha una resilienza millenaria, essendo abituato praticamente a tutto: agli zar, a Stalin, a vivere sotto il comunismo. Sottovalutarli significa perdere. Se i sovietici alla fine sono usciti sconfitti dalla Guerra Fredda, tuttavia sono stati capaci di resistere allo schiacciante predominio americano ben oltre le loro possibilità. E ciò lo si deve anche alla determinazione delle loro spie. Ecco perché, nel confronto con la Russia le agenzie d’intelligence occidentali non possono trascurare gli aspetti culturali degli interlocutori che hanno di fronte. Ogni volta che hanno sottovalutato l’avversario, il risultato ha premiato la resilienza di Mosca. E le storie sulle “spie atomiche” che seguono, sono qui a testimoniarlo».

Alfredo Mantici, Classe 1950, nato a Roma, laurea in medicina, è entrato nel Sisde nel 1979 e ha scalato tutti i gradini della carriera interna fino al 2002, quando è divenuto Capo del Dipartimento Analisi. Si è occupato di sicurezza, relazioni esterne, contro-spionaggio e della direzione della Scuola di Addestramento Sisde. Oggi è professore universitario e già autore del best seller Spy Games.

Dello stesso autore per Paesi Edizioni nella Collana Intrigo

Spy Games ha inaugurato la nuova collana ‘INTRIGO’ di Paesi Edizioni, dedicata al mondo dell’intelligence

Se oggi la raffigurazione dei moderni servizi segreti è resa popolare, e nel contempo rielaborata dalla sua rappresentazione fantastica attraverso film e romanzi (che hanno contribuito alla creazione di miti e leggende spesso poco aderenti con la realtà), uomini non meno leggendari – ma autentici – ne hanno invece fatto parte, scrivendo importanti pagine di storia. Spesso, al prezzo della propria vita e peraltro senza comparire mai. Di alcuni di loro conosciamo i nomi, di altri non sapremo mai. «Spy Games» intende restituire a tutti loro un po’ di meritata gloria.

Marina Cvetaeva “Nemico pubblico”, presentazione

La lettera di Marina Cvetaeva a Berija è introdotta da uno scritto di Ezio Mauro ed è tradotta da Claudia Sugliano.

Una grande poetessa, una vita travagliata, una famiglia epurata dalla polizia del regime: emigrata nel 1922, tornò in Russia nel 1938, dove morì suicida nel 1941 a Kazan’, il marito Sergej Efron, arruolato tra i “bianchi” e spia dell’NKVD (la sigla: Commissariato del popolo per gli affari interni; era la polizia politica dell’Unione Sovietica dal 1934 al 1946, sostituito dal KGB) in Europa, venne giustiziato nel 1941, la figlia, Ariadna, arrestata nel 1939 e condannata ai campi di lavoro, fu riabilitata solo nel 1955.

È il 1939 e Marina scrive a Berija, il capo dell’NKVD ed esecutore delle purghe staliniane. È una preghiera: vuole notizie del marito e della figlia. È la testimonianza di una pagina terribile della storia contemporanea e della tragedia di una donna.

“Il 23 dicembre del 1939, Marina Cvetaeva, la grande poetessa russa, scrive a Lavrentij Pavlovič Berija, guida del ministero degli affari interni dell’Unione Sovietica, capo della polizia segreta. Vuole avere notizie in merito alla sorte del marito, Sergej Efron, e della figlia, Ariadna, arrestati due mesi prima. Con coraggio, la poetessa si erge e difesa della sua famiglia. Russo “bianco”, coinvolto, all’estero, in attività di controspionaggio – compreso l’omicidio della spia dissidente Ignace Reiss – il marito della Cvetaeva sarà fucilato nel 1941. La figlia, riabilitata nel 1955, non rivedrà mai più la madre”( da De Piante Editore)

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Brevi note biografiche

Marina Cvetaeva (1892-1941) è tra le grandi poetesse di ogni tempo. Dal 1922 comincia un difficile esilio in Europa; ritornata in Unione Sovietica nel 1939, assiste all’arresto del marito e della figlia. Messa ai margini dal mondo letterario sovietico, sceglierà di morire, nella tarda estate del 1941. Il suo epistolario costituisce un’opera a parte, di granitica grandezza: tra i suoi interlocutori speciali ricordiamo Boris Pasternak e Rainer Maria Rilke.

Virginia Ciaravolo “D’improvviso si è spenta la luce. Storie di stupri, lacrime e sangue”

Armando Editore

Pagine 224, Prezzo 15,00

Presentazione di Luigi Riello
Prefazione di Alessandro Giuliano

Con interventi di Valeria FedeliEmerita CretellaNunzia BrancatiStefania AscariAntonella Esposito


Tutti i proventi di questo libro da parte degli autori, contribuiranno ad aiutare due associazioni che da sempre sono accanto alle donne e ai bambini: Associazione Salvamamme-Salvabebè e UICI Unione nazionale ciechi e ipovedenti, affinché le violenze sessuali sulle donne, ed in particolare sulle donne speciali, denominate anche violenze multiple, possano avere la giusta attenzione e prevenzione.

È terribilmente complesso parlare di stupro, ugualmente difficile porsi all’ascolto di quelle donne che, come negli scenari di guerra più nefandi, si vedono depredate di tutto: abiti, carne, identità, anima. Nel libro, come in un viaggio, si partirà dal racconto degli stupri nella storia, si delineeranno vissuti ed emozioni di chi subisce, stati d’animo, percorsi lenti e spesso balzi all’indietro, la legislazione vigente. Si delineeranno i profili del violentatore, le motivazioni, le strutture e la qualità dei servizi per una rieducazione, o per un intervento specialistico, per poi indicare i metodi per superare il trauma o quanto meno convivere con il dolore senza farsi ulteriormente male. Prima però di ogni parola, scritta o pensata, troveremo durante questo percorso, la storia di E. che era una bambina e non poteva capire, quella di C. che si guarda allo specchio e non si riconosce e ancora quella dì R., vittima inconsapevole di Revenge Porn, terminando infine con il racconto di A., una diciottenne a cui, in una giornata di sole, d’improvviso si è spenta la luce.

Dichiara l’Autrice: «Per una psicoterapeuta curare le ferite emotive che vengono portate in terapia è la prassi; di fronte ad uno stupro cade però ogni certezza, ogni sapere, ogni esperienza. La terapia va inventata volta per volta seguendo i tempi delle pazienti. Uno dei motivi di fondo per cui ho deciso di parlare di stupro in modo corretto nasce dal desiderio di trasformare il loro silenzio in parole. Di violenza sessuale non se ne parla molto, è un fenomeno indicibile, complesso e difficile da raccontare, riuscire ad attraversare quel silenzio è la chiave di volta per la risoluzione del trauma subito».

Virginia Ciaravolo, Psicoterapeuta specialista in infanzia, adolescenza ed età adulta, criminologa, Presidente dell’Associazione Mai più violenza infinita Onlus, si occupa prevalentemente di Donne e minori. È esperta in reati di violenza di genere, abusi, bullismo e cyberbullismo e ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Ha curato per Armando editore Violenza di genere dalla A alla Z (2021).