Algernon Blackwood “Jimbo”, Alcatraz

Una profonda riflessione sull’infanzia e sulla natura umana. 

Copertina del romanzo di Algernon Blackwood "Jimbo", Alcatraz Edizioni

Traduzione a cura di Lucio Besana

Collana Biblioteca di Lovecraft 8

Alcatraz

Dal 20 marzo

«Troppo sottile, forse, per una precisa classificazione fra i racconti dell’orrore, tuttavia più veramente artistica in senso assoluto, è la delicata fantasia di Jimbo. Blackwood raggiunge in questo romanzo un accostamento aderente e palpitante alla più profonda sostanza del sogno e spazza via le barriere convenzionali tra realtà e immaginazione».
Così H.P. Lovecraft descrive il romanzo di debutto di Algernon Blackwood.
Jimbo si rivolge in apparenza a un pubblico molto giovane. Spetta però al lettore scoprire e giudicare se e quanto la storia del piccolo protagonista sia una semplice fantasia dal taglio favolistico, un romanzo di formazione dal sottotesto esistenzialista e non scevro di riferimenti esoterici, oppure materia pienamente ascrivibile al genere weird. Quel che è certo è che in esso ritroverà la poetica delicatezza tipica dell’autore, abile nel tratteggiare con tocco magico paesaggi naturali, che prendono vita e parte attiva nella genesi della meraviglia, dell’incredulità e dell’orrore sinistro che caratterizzano gli avvenimenti narrati. Il soprannaturale che, paradossalmente, giace e agisce “sotto” il naturale.

Algernon Blackwood (1869-1951), celebre per opere considerate oggi dei classici del weird (I saliciIl WendigoColui che ascoltava nel buio e il ciclo di John Silence. Detective dell’occulto), fu autore prolifico quanto versatile, giornalista e drammaturgo di successo.

«Sul genio di Blackwood non ci può essere discussione, poiché nessuno si è neanche lontanamente avvicinato alla maestria, alla serietà e alla realistica e minuta fedeltà con cui egli annota gli aspetti più misteriosi di cose ed esperienze quotidiane, o all’intuito quasi sovrumano con cui accumula, dettaglio su dettaglio, le sensazioni e le percezioni che dalla realtà sfociano in vite o visioni soprannaturali». Queste le parole di H.P. Lovecraft per presentare Blackwood nel suo saggio L’orrore soprannaturale nella letteratura.

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