Michele Ghiotti “Acutezza”, Alcatraz

Un romanzo di autodeterminazione femminile, che accanto al tema dell’identità celebra l’arte in tutte le sue forme

Copertina del romanzo di Michele Ghiotti "Acutezza", Alcatraz

«Cos’è per te l’arte?».
«Per me l’arte è un’infestazione reciproca».
«Cosa intendi dire?».
«Che l’arte prende vita quando l’artista e lo spettatore si incontrano»

Collana Labirinti 8

Alcatraz

Dal 22 maggio

Acutezza esplora il percorso femminile verso l’autodeterminazione, raccontando la fatica di emanciparsi dal giudizio e dalle aspettative esterne. È un romanzo che mette al centro l’arte in ogni sua forma, ricorrendo a suggestioni surreali per indagare temi complessi, come il legame profondo e spesso ambiguo che unisce lo spettatore all’opera d’arte.

Cosa cercano l’artista e lo spettatore nell’opera d’arte? A che prezzo, soprattutto personale, l’artista crea? Sono queste alcune delle domande che Ghiotti esplora nel suo romanzo d’esordio, Acutezza. In una ex colonia marina ristrutturata si svolge la prima edizione della residenza artistica Acumen, intitolata alla memoria di Amalia Simonetti, immaginaria intellettuale nota per il suo lavoro di valorizzazione delle donne nell’arte. Ospiti della residenza sono quindi cinque artiste: una pittrice e body artist, una fotografa, una musicista, una scrittrice e una critica letteraria. All’arrivo di Giulia, la fotografa, il crollo di una parte del soffitto del salone d’ingresso rivela un elemento architettonico nascosto, un oculo, chiuso da vetrate annerite. Attraverso di esso nella colonia si manifesta un’entità, un «osservatore inosservabile» che è contemporaneamente occhio, orecchio, narice, mano e bocca. È una presenza che torchia i personaggi, obbligandoli a sopportare una crescente acutizzazione di uno dei cinque sensi, quello maggiormente associato con la loro arte. In breve tempo, l’eccessiva sensibilità crea condizioni drammatiche ed estreme. Le residenti dovranno affrontare paure e traumi profondi, un percorso in crescendo che le condurrà alla scelta decisiva: accettare l’oculo o tradire la propria arte – e se stesse?

INCIPIT

Era appena entrata nell’atrio quando udì, sopra di lei, schiocchi di ferro spezzato, seguiti da uno schianto secco.
«Cosa cazzo…».
Il boato arrivò improvviso, assordandola. Il pavimento tremò. La ragazza si ritrasse, coprendosi il viso con l’avambraccio destro. Un polverone bianco saliva dai calcinacci al centro del salone.
Rimase immobile, in ascolto. Una pioggia di fiocchi di gesso ticchettava sul pavimento scheggiato. Quando i rumori si spensero, decise che il pericolo era passato e i suoi passi risuonarono contro le pareti, il sinistro un po’ strascicato. C’erano ovunque scaglie di gesso, frammenti di rete metallica e brandelli di lana di vetro.
Una voce si levò dalla coltre che si stava diradando.
«C’è qualcuno?».
Un ragazzo alto e smilzo avanzava verso di lei con una mano sopra la testa, agitando l’altra davanti a sé per disperdere il polverone.
«Tutto bene?».
Lei annuì e lui allungò l’altra mano. Era conciata da calli e graffi, le unghie macchiate di vernice. Aveva una faccia da ragazzino e piccoli occhi azzurri.
«Piacere, Teo. Sono il custode».
«Piacere, Giulia».
Dopo essersi presentata si tolse gli occhiali e li spolverò con il bordo della felpa.

Michele Ghiotti (1989) è nato a San Marino, dove insegna Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Nel 2021 ha pubblicato la raccolta poetica Preistoria primavera (Italic Pequod). Suoi racconti sono apparsi sulle riviste BlamCarieCrackMalgrado le moscheRetabloid. Il suo racconto fantascientifico Carne della mia carne, occhi dei miei occhi è stato finalista al Premio Calvino 2024 (Call Trame Interspecie). Acutezza è il suo primo romanzo.

Ethel Mannin “Sabishisa. La solitudine”, Alcatraz

Dall’autrice di Lucifero e la bambina La strada per Be’er Sheva, una storia d’amore toccante e tormentata ambientata nel Giappone del dopoguerra

Copertina del romanzo di Ethel Mannin "Sabishisa. La solitudine", Alcatraz

Postfazione di Francesca Scotti

Traduzione di Stefania Renzetti

Collana Etheliana 2

Alcatraz

Dal 5 giugno

«I fiori di ciliegio sbocciano, cadono e sono dispersi dal vento – e al vento non importa nulla. Ma nessun vento può toccare i fiori del cuore». Yoshida Kenko

Negli anni Cinquanta del Giappone post-occupazione alleata, il giovane studente universitario Matsutaru Okita si invaghisce dell’affascinante pittrice inglese Vanessa Cleft, di una decina di anni più anziana di lui. È l’inizio di una tormentata storia di passione e silenzi, formalità e trasgressioni, che porterà prima Vanessa e poi il di lei marito, Jonathan Cleft, a incrociare i propri destini e le proprie vite, anche in modo tragico e inaspettato, a quelle della famiglia Okita. In questo romanzo toccante e indimenticabile, scritto nel 1961 dopo una lunga permanenza in Giappone, Ethel Mannin affronta con la sua usuale eleganza i temi dell’estraneità, dell’emancipazione, dell’incomunicabilità e dei modi differenti di vivere l’amore e la morte, e la desolazione che spesso portano con sé.

«La solitudine che questa storia racconta è una condizione relazionale, che nasce dall’incontro e dalla sua impossibilità di compiersi fino in fondo. È una solitudine attraversata da memorie, legami e presenze che non si dissolvono con la morte, ma continuano a esercitare una forza invisibile». (Francesca Scotti)

Incipit: 

Vanessa Cleft, assorta nel tentativo di catturare su tela la consistenza della luce sulla baia di Matsushima, con le sue innumerevoli isolette coperte di pini – così belle, così giapponesi – non si accorse dei due giovani che si avvicinavano lungo il sentiero stretto sopra la scogliera, finché non le furono proprio alle spalle. Allora si staccò dal cavalletto, si voltò e li vide – “Sembrano studenti”, pensò – uno piuttosto alto per essere giapponese, e di bell’aspetto, l’altro insignificante. Indossavano maglioni e jeans e portavano dei fagotti avvolti in fazzoletti colorati.

«Ohayo», li salutò sorridendo.

«Ohayo gozaimasu», risposero loro, più educatamente, chinando il capo. I suoi occhi erano azzurri come la baia, notò Matsutaro Okita, il più alto.

Autrice estremamente prolifica, Ethel Mannin nasce a Londra nel 1900 e nel corso della propria vita scrive più di cento libri – oltre cinquanta romanzi, innumerevoli racconti, autobiografie, diari di viaggio e saggi – senza mai preoccuparsi di seguire un determinato filone letterario, ma anzi muovendosi con notevole mestiere ed eleganza attraverso i generi. Esordisce nel 1923 e pressoché da subito si fa notare per il proprio impegno politico: è infatti sin da giovanissima un’attivista vicina a idee anarchiche e socialiste, fortemente anti-monarchica, femminista e antifascista, e queste inclinazioni non mancano di emergere, in maniera più o meno esplicita, in quasi tutto ciò che scrive. Viene a mancare nel dicembre del 1984, tenendo vivo sino all’ultimo istante lo spirito combattivo e anticonformista che l’ha sempre caratterizzata. Nella collana Bizarre, Agenzia Alcatraz ha pubblicato il suo capolavoro gotico del 1944, Lucifero e la bambina e il suo romanzo denuncia della nakba palestinese, La strada per Be’er Sheva.

Su tuttatoscanalibri

La strada per Be’er Sheva

Franco Pezzini “L’Abbazia degli Incubi. Fantasmagorie gotico romantiche (1750-1850)”, Alcatraz

Dalla penna del massimo esperto italiano di letteratura fantastica-horror vittoriana, una raccolta di ventisette approfondimenti che esplorano un secolo febbrile, visionario, immaginifico.

Franco Pezzini offre una guida colta e dettagliata attraverso castelli, abbazie in rovina e laboratori segreti, spiegando come il genere gotico non sia solo un insieme di “spaventi”,  ma uno strumento critico per raccontare le inquietudini e le falde inquinate della realtà.

Copertina del saggio di Franco Pezzini "L’Abbazia degli Incubi. Fantasmagorie gotico romantiche (1750-1850)", Alcatraz.

Collana Outsider 6

Alcatraz

Dal 22 maggio

Nel periodo tra metà Settecento e metà Ottocento il mondo – e l’Occidente in particolare – cambia faccia. Tra grandi rivoluzioni, guerre napoleoniche e l’avvicendarsi delle età neoclassica, preromantica e romantica, l’immaginario viene totalmente ridefinito: nascono il gotico letterario e il fantastico moderno, laico e incentrato sulle crisi dell’identità personale e collettiva. Tra castelli teatrali e improbabili follies, il gotico proclama le ragioni del crepuscolare e del notturno, del Terrore in sintonia con gli eventi del giacobinismo in Francia, di fremiti conturbati o allucinatori come nel grande innominabile Sade. Mentre tra illuministi e illuminati le ragioni della scienza e del tardo occultismo si confrontano tentando nuovi paradigmi, legioni di spettri si preparano idealmente all’ultima rivoluzione del 1848, quella dello spiritismo.
Nelle notti di Villa Diodati si arriva a sognare di costruire un nuovo Adamo grazie al galvanismo e si porta in scena in chiave più presentabile una creatura orripilante e arcaicissima, il vampiro, futuro mattatore del fantastico postmoderno. I confini tra la vita e la morte sembrano farsi più vaghi, elusivi, e mentre Mefistofeli disincantati compilano patti da far firmare ai novelli Faust, gli immortali in carrozza (Cagliostro e Saint-Germain, Mesmer ma anche Casanova) corrono per l’Europa tra logge, alcove e corti che cominciano ad avvertire l’aria tagliente di una nuova stagione.
Pur senza pretese esaustive, L’Abbazia degli Incubi si propone come un moderno almanacco in ventisette fabulazioni dedicate ad approfondire diversi aspetti – letterari, artistici e cinematografici – del gotico e del fantastico, chiamando in causa un notevole parterre di nomi e opere illustri. È una fantasmagoria, come le lanterne magiche a contenuto visionario o macabro al tempo tanto apprezzate: uno spettacolo dell’immaginario, a provocare con un tocco d’ironia su temi che ci incalzano ancora, e fornire macchine per pensare. E pensarci.

Franco Pezzini (Torino, 1962) è considerato uno dei massimi esperti italiani di letteratura fantastica-horror vittoriana. In prevalenza articolista e saggista, scrive e ha scritto per un gran numero di pubblicazioni di ogni tipo – dalle riviste accademiche a quelle di genere, passando per la stampa mainstream – ed è attualmente membro del Comitato editoriale de L’Indice dei Libri del Mese e della Redazione di Carmillaonline. Ha curato edizioni delle opere di Edgar Allan Poe, Joseph Sheridan Le Fanu, Bram Stoker e Ambrose Bierce ed è autore di numerosi saggi tra cui Cercando Carmilla. La leggenda della donna vampira (2000); The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo (2008); Victoriana. Maschere e miti, demoni e dèi del mondo vittoriano (2016); Fuoco e carne di Prometeo. Incubi, galvanisti e Paradisi perduti nel Frankenstein di Mary Shelley (2017); Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Itinerari letterari con la Grande Bestia (2020). Ha tenuto lezioni presso Rai Teche e la scuola Holden e alcuni dei suoi testi sono stati adottati in corsi universitari. È animatore della Libera Università dell’Immaginario, con cui tiene da anni corsi monografici (attualmente insieme a Chiara Meistro), è Vicepresidente del Comitato Scientifico di Autunnonero – Festival Internazionale di Folklore e Cultura Horror, ed è membro del Comitato scientifico del MUFANT – MuseoLab del Fantastico e della Fantascienza di Torino. Nel 2025 è uscito il suo primo romanzo, Morte astrale. La profezia della lapsit per i tipi di Polidoro.

E.F.Benson “Il volto e altri racconti scelti da H.P. Lovecraft”, Alcatraz

Copertina dei racconti di E.F.Benson "Il volto e altri racconti scelti da H.P. Lovecraft", Alcatraz
Illustrazioni di Domenico D. Venezia
In appendice illustrazioni originali incluse nelle prime edizioni dei racconti

Alcatraz

Nota introduttiva di Gianluca Venditti, prefazione di Lucio Besana

Traduzioni di Lucio Besana e Diego Bertelli

Illustrazioni di Domenico D. Venezia

In appendice illustrazioni originali incluse nelle prime edizioni dei racconti

Collana Biblioteca di Lovecraft 10

Dal 10 aprile

Fantasmi, apparizioni, cimiteri, case maledette, esseri misteriosi, antiche leggende… i grandi temi dell’horror classico in quattro racconti scelti da H.P. Lovecraft.
Così il maestro di Providence ci presenta E.F. Benson nel suo saggio Supernatural Horror in Literature: «Ultimamente la narrativa del soprannaturale sta conoscendo un periodo felice, ed un suo insigne esponente è il versatile E.F. Benson il cui The Man Who Went Too Far narra tenebrosamente di una casa al limitare di un cupo bosco e dell’impronta dello zoccolo di Pan sul petto di un uomo morto.
Il volume di Benson, Visible and Invisible, contiene numerose storie di rara efficacia; ‘Negotium Perambulans’, la cui trama riguarda un mostro abominevole proveniente da un antico pannello ecclesiastico che compie una vendetta soprannaturale in un solitario villaggio sulla costa della Cornovaglia; e ‘The Horror-Horn’, nel quale si muove a lunghi balzi uno spaventoso essere subumano che dimora in inaccessibili vette alpine. ‘The Face’ è di una potenza letale con la sua inesorabile aura di morte».

Un nuovo volume per tutti gli amanti della letteratura weird, horror e soprannaturale.

Edward Frederic Benson (24 luglio 1867 – 29 febbraio 1940) fu un romanziere, biografo e autore di racconti inglese, noto per le sue storie di fantasmi e di soprannaturale. Nato al Wellington College nel Berkshire, era il quinto figlio di Edward White Benson, futuro Arcivescovo di Canterbury, e di Mary Sidgwick. Cresciuto in una famiglia intellettuale e religiosa, Benson sviluppò fin da giovane un talento letterario precoce, pubblicando il suo primo libro, Sketches from Marlborough, ancora studente. Studiò a Marlborough College e al King’s College di Cambridge, dove coltivò amicizie e amori omosessuali che influenzarono la sensibilità dei suoi racconti. Benson fu un autore versatile, ma rimane celebre soprattutto per i suoi racconti di fantasmi, caratterizzati da atmosfere inquietanti e sottili ironie, come The FaceThe Man Who Went Too FarThe Horror-Horn Negotium Perambulans. Accanto al soprannaturale, scrisse romanzi satirici e umoristici, tra cui la celebre serie Mapp e Lucia, e opere giovanili come Dodo David Blaize. Le sue opere mostrano spesso una sensibilità omoerotica, unita a un’arguzia sottile e a un senso del grottesco. Nel corso della vita, visse anche a Londra e sull’isola di Capri, frequentata da un circolo di intellettuali omosessuali. Morì il 29 febbraio 1940, lasciando un’eredità letteraria che combina brillantezza sociale, humor e un inquietante talento per l’orrore soprannaturale.

Algernon Blackwood “Jimbo”, Alcatraz

Una profonda riflessione sull’infanzia e sulla natura umana. 

Copertina del romanzo di Algernon Blackwood "Jimbo", Alcatraz Edizioni

Traduzione a cura di Lucio Besana

Collana Biblioteca di Lovecraft 8

Alcatraz

Dal 20 marzo

«Troppo sottile, forse, per una precisa classificazione fra i racconti dell’orrore, tuttavia più veramente artistica in senso assoluto, è la delicata fantasia di Jimbo. Blackwood raggiunge in questo romanzo un accostamento aderente e palpitante alla più profonda sostanza del sogno e spazza via le barriere convenzionali tra realtà e immaginazione».
Così H.P. Lovecraft descrive il romanzo di debutto di Algernon Blackwood.
Jimbo si rivolge in apparenza a un pubblico molto giovane. Spetta però al lettore scoprire e giudicare se e quanto la storia del piccolo protagonista sia una semplice fantasia dal taglio favolistico, un romanzo di formazione dal sottotesto esistenzialista e non scevro di riferimenti esoterici, oppure materia pienamente ascrivibile al genere weird. Quel che è certo è che in esso ritroverà la poetica delicatezza tipica dell’autore, abile nel tratteggiare con tocco magico paesaggi naturali, che prendono vita e parte attiva nella genesi della meraviglia, dell’incredulità e dell’orrore sinistro che caratterizzano gli avvenimenti narrati. Il soprannaturale che, paradossalmente, giace e agisce “sotto” il naturale.

Algernon Blackwood (1869-1951), celebre per opere considerate oggi dei classici del weird (I saliciIl WendigoColui che ascoltava nel buio e il ciclo di John Silence. Detective dell’occulto), fu autore prolifico quanto versatile, giornalista e drammaturgo di successo.

«Sul genio di Blackwood non ci può essere discussione, poiché nessuno si è neanche lontanamente avvicinato alla maestria, alla serietà e alla realistica e minuta fedeltà con cui egli annota gli aspetti più misteriosi di cose ed esperienze quotidiane, o all’intuito quasi sovrumano con cui accumula, dettaglio su dettaglio, le sensazioni e le percezioni che dalla realtà sfociano in vite o visioni soprannaturali». Queste le parole di H.P. Lovecraft per presentare Blackwood nel suo saggio L’orrore soprannaturale nella letteratura.

Piera Rampino “Il morto presunto”, Alcatraz

Un’indagine lucida nelle crepe della famiglia, un luogo fatto di silenzio, risentimento inespresso

e complessi nodi psicologici.

Collana Labirinti 7

Alcatraz

Dal 7 novembre in libreria

Cosimo Praticò ha una vita normale. Ha una moglie, un figlio, una figlia, e un impiego a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione. È un normale lunedì di lavoro quando scopre che la sua data di morte è stata inserita nel database che consulta abitualmente, e che l’evento si sarebbe verificato di lì a quattro giorni, venerdì.
Convinto si tratti di una svista temporanea, non fa nulla per correggere l’errore. Ma l’amministrazione non commette errori, e di lì a pochi giorni si troverà impegnato in una lotta contro il suo stesso datore di lavoro, arrivando alla scelta estrema di intentare una causa legale per dimostrare di essere ancora in vita.
Intanto in casa la situazione precipita: suo fratello Ettore abbandona la moglie e si trasferisce in casa di Cosimo. La moglie Franca segue i grotteschi consigli del medico di famiglia e lo allontana dalla stanza matrimoniale. Il figlio Antonio e la figlia Giulia gli risultano sempre più lontani e alieni. L’amministrazione avvia il procedimento per pagare la reversibilità della pensione a Franca. L’assicurazione sulla vita contratta pochi giorni prima della presunta morte si rifiuta di pagare la somma a Franca, beneficiaria. 
In questo romanzo familiare, Rampino usa l’assurdo per raccontare una cacciata dal paradiso, ma lascia sempre un interrogativo al lettore: paradiso per chi? Ognuno dei suoi protagonisti ha un’idea diversa di quale sia il paradiso da ricercare, quale sia la felicità che ne deriva, e cosa è disposto a fare per ottenerla.

Piera Rampino vive tra Bolzano e Bressanone, dov’è nata. Appassionata di lingue e letteratura, dopo la laurea in giurisprudenza ha collaborato alla redazione di dizionari di terminologia giuridica (italiano-tedesco), lavorando nei settori della traduzione e della ricerca linguistica applicata; attualmente si occupa di revisione e analisi di testi normativi. Il morto presunto, il suo romanzo d’esordio, è rientrato tra le opere selezionate nella IX edizione del Premio Città di Como. Un suo racconto è apparso in un’antologia edita da Historica edizioni. Con Gli altri (Edizioni Hypnos, 2023) si è classificata al secondo posto del Premio Hypnos 2023.

Henry Whitehead “Jumbee. Zombi e altri orrori del Voodoo”, Alcatraz

Per la prima volta presentata in italiano, la raccolta integrale di un maestro del soprannaturale

più volte lodato da Lovecraft

Traduzione a cura di Francesco Vitellini e Marta Suardi.

Introduzione di Pietro Guarriello

A cura di Jacopo Corazza e Gianluca Vendetta

Collana Biblioteca di Lovecraft 5

Alcatraz

Dal 17 ottobre in libreria

“La Biblioteca di Lovecraft” si arricchisce della raccolta Jumbee and Other Uncanny Tales, pubblicata per la prima volta dalla storica ArkhamHouse nel 1944, finora mai presentata integralmente in italiano, e qui corredata dalle illustrazioni tratte dalle prime pubblicazioni di ciascun racconto, sulle riviste Weird TalesAdventure e Strange Tales of Mystery and Terror. Whitehead, attingendo profondamente al folclore caraibico e al fascino dei Tropici, esplora il mondo misterioso e macabro del voodoo attraverso racconti inquietanti e suggestivi, in cui creature mostruose siimpadroniscono della mente umana e le esistenze dei vivi sono perseguitate dalle presenze dei defunti.
In questa antologia sono presenti dei veri e propri classici della letteratura weird e horror, tra cui Morte di un DioCassiusLa bestia nera L’uomo dell’albero, tutti qui inclusi e più volte citati e lodati da H.P. Lovecraft, che di Whitehead fu corrispondente, amico e collaboratore. Il “solitario di Providence” gli riconosceva infatti un realismo e uno stile erudito non comuni nel mondo dei pulp, e fu proprio lui ad annunciare al mondo del fantastico la sua prematura scomparsa, sul numero di Weird Tales del marzo 1933.

Henry S. Whitehead (1882-1932), autore americano noto per racconti weird spesso ambientati nei Caraibi, fu per diversi anni arcidiacono della Chiesa episcopale nelle Isole Vergini, e questa esperienza gli consentì di ispirarsi alle leggende locali ascoltate direttamente dagli isolani, e di permeare le proprie storie di folclore voodoo. Pubblicò principalmente su riviste pulp come Weird Tales Adventure, e le opere principali per riscoprirne la narrativa breve sono le due antologie postume Jumbee and Other Uncanny Tales (1944) e West India Lights (1946). 

Dell’autore, il compianto Giuseppe Lippi scrisse: «Crediamo che la lezione di stile di Henry S. Whitehead sia attuale ancora oggi e, soprattutto, godibile. Portato al mistero e al soprannaturale già dalla sua vocazione, ma saldamente ancorato alla terra per carattere e temperamento, Whitehead fu uno dei più maturi autori fantastici pubblicati in America fra le due guerre. Non un visionario delirante, non un sognatore oppiaceo, ma al contrario un narratore completo, ricco di sfumature e sottigliezze ed estremamente attento al mondo che lo circondava. Un mondo che si apriva al prodigio con estrema naturalezza e senza chiasso: per arrivare a questo occorre essere maestri non solo nell’arte del mistero, ma nell’arte del racconto tout-court».