Anna Maria Ortese “L’Iguana” recensione di Federica Zani

Le opinioni dei lettori

Non è un caso che uno dei romanzi più celebri di Anna Maria Ortese parli di un’isola. Un’isola misteriosa, fuori dal comune, quasi esclusa da ogni contatto con la terraferma: un’immagine che si adatta bene, in fondo, anche alla personalità stessa della scrittrice, un’autodidatta vissuta per gran parte della sua carriera ai margini del mondo letterario ufficiale. Nel suo isolamento ha dato vita a libri eccentrici e affascinanti, quasi esotici nella loro diversità rispetto a gran parte della produzione coeva, ma mai chiusi o autorefenziali: Ortese, pur restando sulla sua personale isola, mantiene un dialogo continuo con i grandi temi al centro del dibattito culturale.

Il romanzo in questione è L’Iguana, pubblicato per la prima volta da Vallecchi nel 1965, e poi ristampato da Adelphi nel 1986 (l’immagine di copertina è relativa all’edizione di quell’anno)

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Alfredo Panzini “Il padrone sono me!” recensione di Federica Zani

Le opinioni dei lettori

Il padrone sono me! (fondamentale il punto esclamativo): questo il titolo di un romanzo di Alfredo Panzini che fu un grande successo nell’Italia fra le due guerre: pubblicato la prima volta nel 1922, ebbe varie ristampe e la sua fortuna si prolungò fino al 1955, quando ne venne tratto un film per la regia di Franco Brusati. Rileggendolo oggi, lo si può forse trovare un po’ invecchiato; ma la patina del tempo è parte integrale del suo fascino, perché questo romanzo racconta la storia di un mondo ormai perduto.

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Madeleine Bourdouxhe “La donna di Gilles”

Dalla Quarta di copertina:

Quando appare nel 1937, fu accolto come una rivelazione. La critica rifiutò di credere che fosse l’opera prima di una trentenne. Simone de Beauvoir elogiò pubblicamente la Bourdouxhe. Ed è stato questo romanzo, da allora sempre ristampato, ad assicurarle una fama che il tempo non scalfisce, così come non ha mutato in nulla il fascino di questa crudele storia d’amore.

Il romanzo è ambientato in una modesta abitazione nella periferia di una città industriale del Nord Europa e indaga, con una prosa incisiva ed efficace, i moti dell’animo della protagonista, Elisa, legata da un amore esclusivo e pervicace a Gilles, il marito, un operaio che lavora agli altiforni nei sobborghi di Liegi, anche se nel romanzo la località resta anonima. Com’è giusto che sia perché la storia di Elisa e Gilles è una storia senza tempo e senza luogo, la  storia di un rapporto coniugale che, vissuto attraverso gli occhi della protagonista, è “perfetto”, fino a quando il cuore di Gilles si accende di passione per un’altra donna, la giovane cognata, sensuale e frivola. Da questo momento la tragedia nel cuore di Elise si consuma nel silenzio, un silenzio tanto dolorosamente grande, quanto il suo amore. “Donna priva d’astuzia e di orgoglio, aliena dalle elucubrazioni filosofiche, Elisa non si domanda se al mondo c’è posto per un cuore come il suo” così scrive l’autrice, quando il suo amore diviene perverso, diventa sofferenza e completa dedizione a Gilles, nell’annullamento di sé, aspettando che Gilles guarisca. Una storia che si riassume volendo in poche righe, ma che investe il lettore catturato non solo emotivamente ma anche dalla struttura della trama che riecheggia quelle classiche, dal binomio di amore e morte, dalle domande che emergono sull’amore e sull’eros.      Considerato un piccolo capolavoro, merita di essere letto.

Chi è Madeleine Bourdouxhe

Scrittrice belga nacque a Liegi nel 1906. Nel 1943, scrisse un secondo romanzo A la recherche de Marie, e un racconto, Sous le pont Mirabeau. Si è spenta all’età di 96 anni. Ma è con La famme de Gilles che la sua fama resta immutata nel tempo al punto che nel 2004 ne fu tratto un film con la regia di Fonteyne, presentato alla Mostra del cinema di Venezia.

Come inizia

«Le cinque… Tra poco sarà a casa…» Pensa Elise, e basta l’idea a farla piombare nell’inerzia più totale.[…] Ogni giorno è così. Quando mancano pochi minuti all’arrivo di Gilles, Élisa è ridotta a un corpo privo di forze, tutto dolcezza e languore – pura attesa».

Salvina Pizzuoli

Mercè Rodoreta “Specchio infranto”, La Nuova frontiera editore, 2013 traduzione di Giuseppe Tavani

“Specchio infranto” un lungo romanzo che segue le vicende di una famiglia catalana per tre generazioni fino all’avvento al potere di Francisco Franco.

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e leggi anche:

Alcuni stralci dal Prologo dove l’autrice racconta e spiega le sue motivazioni alla scrittura e rende partecipe il lettore delle sue scelte narrative e linguistiche, del travaglio per la nascita dei personaggi, la loro vita e la loro genesi. Un romanzo visto attraverso gli occhi dell’autrice e le sue riflessioni.

e leggi anche della stessa autrice:

La piazza del Diamante

e anche le recensioni su mangialibri a

“Giardino sul mare”

“Via delle Camelie”

“La Piazza del Diamante”

Luciano Bianciardi “Aprire il fuoco” da Il Tirreno Culture

Le cinque giornate è il titolo originale di Aprire il fuoco, edito nel 1969 da Rizzoli, l’ultimo romanzo pubblicato in vita dall’autore

 

 

 

Scritto nel marzo 1968  rivisita l’insurrezione antiaustriaca delle Cinque giornate di Milano, situandola in un tempo successivo, nel marzo 1959, intrecciando passato e presente; sedata la sommossa e tornati gli Austriaci a Milano, il narratore, che racconta in prima persona, si trova in esilio a Nesci in attesa di una nuova  rivolta, pronto ad aprire il fuoco…

Copertina dell’edizione Rizzoli del 1976

 

 

“Vergogna è uccidere, vergogna è sudare, vergogna è morire di fame e chiudere la gente in prigione, o al manicomio. Vergogna è condannare. Vergogna è giudicare. Vergogna è comandare.” “Io guardo ancora dal finestrone, giù verso il gabellino, ma c’è più speranza che il segno mi venga? Una cosa è sicura, e io voglio che lo sappiano tutti gli Staatsanwalt degli Absburgo. Il Piat che distrusse i loro carri e i loro cannoni l’ho lasciato al deposito. Ma il vecchio Mauser che mi fu compagno nelle Cinque Giornate l’ho con me, nascosto. Se mandano qua un altro loro aguzzino, io sono pronto ad aprire il fuoco”.

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e anche la recensione su mangialibri

Primo Levi “Se questo è un uomo. Il libro primogenito” in mostra a Torino

  • Mostra “Se questo è un uomo, il libro primogenito”, Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino
  • Mercoledì 14 novembre alle ore 17,30 è stata inaugurata la mostra dedicata alla prima edizione De Silva di “Se questo è un uomo” pubblicata nel 1947.
  • Se questo è un uomo, il libro “primogenito”
    Biblioteca Nazionale Universitaria, Piazza Carlo Alberto, 3, Torino
    Sala mostre classica
    L’esposizione, a ingresso gratuito, sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle ore 18. Il sabato la mostra sarà visitabile dalle ore 10 alle ore 13. Dal 14 novembre al 15 dicembre. Per maggiori informazioni: info@primolevi.it; 0114369940

Se questo è un uomo prima edizione cercasi

di BRUNELLA GIOVARA

Le prime edizioni ritrovate saranno il perno della mostra, premessa alle iniziative per il centenario della nascita dello scrittore (Torino, 31 luglio 1919).

Chi le comprò all’epoca, per lire 450? In quali famiglie entrò? Chi volle leggere quel Levi sconosciuto, un reduce, certo, che si impuntò come il mulo per raccontare, anche quando la gente voleva dimenticare? Alcuni italiani possiedono senza saperlo un’edizione De Silva, sepolta tra i libri vecchi di casa, comprata da un padre o da un nonno. O invece lo sanno e se la tengono stretta, dato l’alto valore raggiunto negli anni: 4300 euro se completa di sovraccoperta, 1500 senza,

Per saperne di più vai al testo dell’articolo di Brunella Giovara da La Repubblica Terza Pagina

oppure

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Boris Pasternak “Il dottor Živago”

Boris Pasternak scrisse il suo romanzo, tra i più famosi nel mondo anche per le riduzioni cinematografiche e teatrali che ne furono fatte e per la vincita del premio Nobel l’anno successivo alla sua pubblicazione, negli anni ‘40. Fu pubblicato invece a molti anni di distanza e fuori dalla Russia da Giangiacomo Feltrinelli nel 1957 e da lì in tutte le altre lingue.

Il dottor Živago di Pasternak, autore conosciuto in patria (Mosca 1890/1960), come poeta e traduttore, fu osteggiata, e per la visione socio politica dell’autore e per l’impostazione dell’opera, al punto da impedirne la pubblicazione. Fu Giangiacomo Feltrinelli che riuscì a pubblicarlo nella sua giovane Casa Editrice, fondata nel 1954, nel novembre del 1957.

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