Hermann Hesse “Il canto degli alberi”, recensione di Salvina Pizzuoli

Il testo raccoglie scritti in prosa, versi, racconti in date e periodi diversi con un unico denominatore: gli alberi e la natura in genere.

Titolo originale è Bäume, ovvero Albero.

Gli alberi hanno infatti una loro preminenza nei testi soprattutto nelle pagine in prosa, perché l’autore ha una particolare predilezione per molte specie arboree, li considera infatti “santuari. Chi sa parlare con loro – scrive – chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita” ( tratto da Alberi, il testo che apre la raccolta e che porta la data 1919).

Paesaggi, ricordi, emozioni, ma soprattutto pensieri e riflessioni che lo scrittore presenta in forma di prosa o di poesia percorrono nel tempo i momenti che legano periodi della vita con spettacoli naturali.

Oltre ad essere santuari gli alberi sono amici: ci si rammarica infatti per l’amico abbattuto dal vento, si gioisce per i suoi nuovi germogli, si apprezza la sua forza e la sua resistenza di fronte alle intemperie, si impara o li si vorrebbe imitare nel loro distacco dalla vita e accogliere i consigli che potrebbe dare alleviando i periodi bui.

Il raccordo tra vita dell’uomo e gli alberi in particolare permea tutti gli scritti siano essi in prosa o in poesia.

Colpiscono alcune riflessioni legate alla memoria dei paesaggi “vissuti” per alcuni periodi e che senza alberi sarebbero mutili e non sarebbe possibile ricordarli, collocarli precisamente : “Come resterà più tardi nella mia memoria il paese in cui vivo ora, non lo so, ma non riesco a immaginarmelo senza pioppi, così come non riesco a immaginarmi il Lago di Garda senza ulivi e la Toscana senza cipressi”.

Non mancano i paragoni tra i due cammini, quello dell’uomo e quello della natura: paragoni come nella poesia Quercia spezzata

Mille volte hai sopportato/Finché furono in te tenacia e volontà!/Io ti somiglio, con le mie ferite,

[…]

Paziente metto nuove foglie/Sul ramo spezzato mille volte,/ E a dispetto del dolore resto/ Innamorato in questo pazzo mondo.

E ancora in:

Foglie appassite

Ogni pianta aspira al frutto,/Ogni alba si fa sera,/Nulla dura sulla terra/Tutto muta e fugge via.

Per concludere:

Gioca la tua partita, non fare resistenza,/Lascia che tutto segretamente accada./Lascia che il vento ti porti via/E verso casa ti trascini.

Come tutti gli scritti che riportano emozioni, vanno letti e scoperti un po’ alla volta, anche in momenti diversi.

Ringrazio Luisa, la mia cara amica, di avermi inviato il link al video dove viene drammatizzato il testo Alberi, lettura che mi ha spinto a conoscere tutta la raccolta e a provare a palesarne i messaggi emozionali e permesso indirettamente di cogliere altre sfaccettature dell’autore.

Da Guanda Libri:

[…] Faggi, castagni, peschi, betulle, tigli, querce e molti altri, nella magnificenza della fioritura o con i rami nodosi offerti alle brinate notturne, illuminati dal sole o al chiarore della luna: sono loro i protagonisti indiscussi di questa raccolta. Essi accompagnano lo scrittore, silenziosi e saggi, nel corso della sua vita, segnano momenti precisi, suscitano riflessioni e ricordi, vengono invocati come esseri viventi, come amici.

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Brevi note biografiche

Hermann Hesse nacque nel 1877 a Calw, nel Württemberg. Dopo studi in seminario, presto abbandonati, si dedicò alle più svariate attività. A rivelarlo al grosso pubblico fu, nel 1904, il romanzo Peter Camenzind. Viaggiò in India e si stabilì in Svizzera, dove scrisse negli anni ’20 le sue opere più importanti come Siddharta e Il lupo della steppa. Vinse il premio Nobel nel 1946 e morì a Montagnola (Svizzera) nel 1962. (da Guanda Autori)

Due romanzi giapponesi del Novecento

Osamu Dazai vissuto nella prima metà del Novecento

Shizuko Natsuki, l’Agatha Christie giapponese

Tradotto per la prima volta in italiano da Antonietta Pastore per gli Oscar cult di Mondadori. Ningen shikkaku, titolo originale,  “Lo squalificato” in italiano, fu scritto nel 1948 divenendo un grande classico del Novecento giapponese. I romanzi di Osamu Dazai (1909 – 1948) ottennero un successo straordinario in Giappone soprattutto nei primi anni del dopoguerra.

Racconta le esperienze negative del protagonista, Yōzō, che ripercorrono quelle dell’autore medesimo, morto suicida dopo numerosi tentativi, un’indole disperata, dissoluta e infelice di cui ancora oggi si possono apprezzare le notevoli doti letterarie.

“Tre quaderni di memorie e tre fotografie. È tutto ciò che serve per raccontare la vita tormentata e dissoluta di Yōzō che, nel Giappone dei primi anni Trenta, vive diviso tra le antiche tradizioni della sua nobile famiglia e l’influenza della nuova mentalità occidentale: una lacerazione che fa di lui un individuo “squalificato”.(da Oscar Mondadori Libri)


Shizuko Natsuki (Tōkyō 1938 – Fukuoka 2016), considerata l'”Agatha Christie giapponese”, ha pubblicato circa cento romanzi polizieschi, di cui una decina hanno avuto adattamenti televisivi di successo. Omicidio al monte Fuji è la sua opera più celebre, da cui sono state tratte diverse trasposizioni cinematografiche.( tratto da Mondadori Libri)

Tradotto di recente in italiano da Laura Testaverde per Mondadori, fu pubblicato nel 1982 con il titolo originale W no higeki, un noir in cui l’autrice effettua un’interessante rappresentazione della ricca borghesia nipponica raccontando di Ichijō Harumi, giovane venticinquenne che aspira a diventare drammaturga e intanto dà lezioni private di inglese a Mako, giovane ereditiera della potente famiglia Watsuji, dell’industria farmaceutica giapponese. Ichijō, coinvolta suo malgrado in un fatto di sangue che vede Mako protagonista, per autodifesa, della morte del capofamiglia, assiste all’insabbiamento che i Watsuji decidono per proteggerla insieme al buon nome della famiglie e dell’azienda; con il passare del tempo e il procedere delle indagini della polizia, però si troverà ad affrontare un pesante dilemma.

Navarre Scott Momaday “Casa fatta di alba”, presentazione

Il romanzo pubblicato per la prima volta negli USA nel 1968 fu vincitore l’anno successivo del Premio Pulitzer. Opera prima di un nativo americano, Scott Momaday, rappresenta l’eccezione: fu la prima e unica opera ad aggiudicarsi il prestigioso Premio. Editato in Italia per la prima volta nel 1979 da Gaunda, è in libreria nella nuova traduzione di Sara Reggiani per Black Coffee. Il titolo deriva, spiega l’autore su tuttolibri La Stampa (26 maggio 2022), dal primo verso di una preghiera navajo. Il romanzo racconta di Abel, il protagonista, e contiene “un bel po’ della mia vita” si legge nell’intervista di Marco Bruna (La Lettura del 22 maggio 2022). Il giovane, che ha combattuto nella Seconda guerra mondiale, tornato a casa vive dentro due mondi separati e diversi: quello della famiglia profondamente legato alla natura, agli antichi riti e alle tradizioni e quello dell’America sempre più industrializzata e lontana dalla spiritualità e dall’ambiente naturale che lo invischierà nel vizio e nella corruzione.

“Un tragico racconto sui danni prodotti dalla guerra e dall’alienazione culturale, e sulla speranza con cui si torna alla propria terra, riscoprendo il valore sacro della famiglia e delle tradizioni”.(da Edizioni Black Coffee)

e anche

Brevi noTe biografiche

N. Scott Momaday appartenente alla tribù Kiowa dell’Oklahoma, è cresciuto a stretto contatto con le comunità Navajo e Apache. è autore di romanzi e numerose raccolte poetiche, oltre a una riflessione sul territorio americano, Earth Keeper, di prossima pubblicazione per Edizioni Black Coffee. Poeta, pittore, professore universitario e grande narratore, con la sua opera Momaday si è affermato come una pietra miliare della letteratura e dell’arte americana. Nel 1969 è stato il primo autore nativo ad aggiudicarsi il il premio Pulitzer con Casa fatta di alba, e negli anni ha ricevuto numerose onorificenze come una National Medal of Arts, un Hadada Award, una Frost Medal e il titolo di UNESCO Artist for Peace. Vive in Nex Mexico.

Robert Walser “L’assistente”, presentazione



Disegno di Franz Kafka (1901­-1907 ca). The National Library of Israel, Gerusalemme.
 

Una nuova traduzione, a cura di Cesare De Marchi per Adelphi, di “L’assistente”, romanzo del 1908 di Robert Walser con postfazione di Claudio Magris. Protagonista è il giovane Joseph Marti che una mattina, in apertura del romanzo, si presenta all’ingegner Carl Tobler per prendere servizio come assistente. Tobler è un inventore, di un orologio pubblicitario, di una cartucciera automatica e di un nuovo modello di seggiolone per degenti, marchingegni bizzarri che si riveleranno col tempo dei fallimenti e determineranno il progressivo declino della famiglia borghese.

Definito un “romanzo realistico” di fatto propone molti dettagli autobiografici e situazioni derivate dalla personale esperienza di lavoro dell’autore, tra il 1903 e il 1904, presso l’ingegnere meccanico Dubler a Wãdenswill, sul lago di Zurigo, in una villa con vista: Stella Vespertina, tanto che lo stesso Walser afferma che L’assistente “non è propriamente un romanzo, bensì un semplice stralcio di vita quotidiana svizzera”.

“[…] Si immer­gerà in un microcosmo borghese: la moglie di To­bler, la serva Pauline e i quat­tro figli […] Un mon­do, in realtà, destinato presto a sgretolarsi: nel volgere di una stagione Joseph assisterà al declino di «padron Toble», le cui dissennate invenzioni lo votano al fallimento. […] in questo romanzo-­diario, Walser rie­sce miracolosamente a evocare l’abisso che all’improvviso può spalancarsi sulla liscia superficie di un placido lago, a raffigurarne l’orrore e insieme l’attrazione – raggiun­gendo uno dei vertici della sua arte”. (dal Risvolto Adelphi Editore)

Brevi note biografiche

Robert Walser (Biel 1878 – Herisau 1956), scrittore svizzero tedesco, lavorò come impiegato e compì senza successo alcuni tentativi teatrali. A causa di disturbi fisici e psichici fu internato in una clinica psichiatrica, dove trascorse gli ultimi 28 anni della sua vita. Scrisse in rapida successione tre romanzi a sfondo autobiografico, Die Geschwister Tanner ( I fratelli Tanner1907), Der Gehülfe (L’assistente 1908), Jakob von Gunten (1909),

Giovanni Arpino “Il fratello italiano”, presentazione

Torna in libreria, nella nuova edizione BUR Rizzoli con la prefazione di Mario Desiati, “Il fratello italiano” di Giovanni Arpino, romanzo vincitore del Campiello nel 1980. Racconta, nella Torino tra gli anni Settanta e gli Ottanta, la fine di un’epoca e le incomprensioni legate al salto generazionale, attraverso le figure dei due protagonisti, il maestro elementare Carlo Botero e il manovale Raffaele Cardoso. Il maestro è piemontese, sessantaduenne, vedovo, che stempera la sua solitudine nell’affezione che lo lega a Stalin, il gatto; Cardoso è calabrese, sessantenne e vedovo, arrivato a Torino per dare una lezione alla figlia che vive prostituendosi, scelta disonorata che ha fatto morire di crepacuore la madre. La figlia di Botero, Stella, ha un ex marito calabrese che, squattrinato e senza lavoro, continua ad infastidirla. Quando Stella chiederà al padre di “liberarla” dalla presenza esasperante dell’ex, i due sessantenni si troveranno: il primo nei guai, il secondo, nel cui passato ambiguo traspare una certa familiarità con la malavita, capace quindi di trattare con gli ambienti malavitosi e trarlo dagli impicci.

Scrive Desiati nella Prefazione “Il romanzo è uno dei più importanti testi che abbiamo su quel passaggio di consegne tra due stagioni italiane, quella di chi ha visto il Paese attraversato dalla violenza del decennio appena trascorso, caratterizzato dal terrorismo e la lotta armata, e la stagione di chi quel Paese lo raccoglie, un attimo prima dell’ultimo boom negli anni Ottanta,

“[…]romanzo alimentato da dilemmi incomponibili, da mondi che non riescono a comunicare, disegna con una scrittura cruda e dolorosa il passaggio di testimone tra due generazioni – quella che precede e quella che vive il boom dei consumi degli anni Ottanta – e conferma Giovanni Arpino come uno dei più importanti narratori del Novecento, mai allineato eppure profondamente immerso nel proprio tempo, capace di guardare dentro il buio dei propri personaggi senza mai giudicarli”.(da BUR Rizzoli Libri)

Giovanni Arpino (1927-1987) è stato uno dei più originali narratori del Novecento italiano. Giornalista, ha seguito da inviato speciale, prima per “La Stampa” poi per “il Giornale”, i maggiori eventi dello sport e del calcio in particolare. Dopo l’esordio di Sei stato felice, ha goduto del riconoscimento della critica e di un vasto consenso di pubblico firmando numerosi romanzi. In BUR è disponibile Una nuvola d’ira.(da Rizzoli Autori)

Piero Scanziani “Entronauti”, presentazione

Pubblicato per la prima volta nel 1969, è riproposto ora da Utopia Editore nella nuova veste grafica di Giovanni Cavalieri. Il titolo è ricavato da un neologismo dello stesso Scanziani con cui indica i navigatori dell’emisfero interiore, contrapposti ai cosmonauti. Andare quindi alla loro ricerca nel mondo e scrivere un libro su questi incontri: India, Stati Uniti, Siam, Hong Kong, Tokio, e anche nel vecchio mondo, in Gran Bretagna e a Parigi e la Grecia, da Atene a Salonicco con una sosta a Stagira dov’è nato Aristotele, e il Monte Athos. Cinque anni di viaggi nei capitoli di Entronauti, decine di personaggi, piccoli e grandi incontri pieni di domande e riflessioni, tra oriente e occidente, tra anima e corpo, tra mistico e profano, alla ricerca della meta, quasi a comporre attraverso vari tasselli un mosaico, il cui approdo è dentro se stessi.

“[…] Destinazione iniziale è l’India, per un confronto con un Diogene e un Platone contemporanei. Un secondo viaggio porta il protagonista nel continente americano, dove incontra i monaci laici della California, pensatori-scienziati, e i nudisti di Los Angeles, e analizza i segreti di un antico culto amerindo. Dopo gli Stati Uniti, dunque, la ricerca continua in Europa: prima a Londra, per incontrare Maggie McCann, maestra d’onnipotenza; poi a Parigi, dove vivono i Leroy, esperti nella dissociazione dell’anima dal corpo. E così, di terra in terra, il protagonista affina la propria domanda esistenziale, in una sete di verità insaziabile. […]poi si trasferisce in Oriente, con un solo obiettivo: vincere la morte.(Da Utopia Editore)

Brevi note biografiche

Piero Scanziani nacque a Chiasso, nella Svizzera italiana, nel 1908. Giornalista e inviato, viaggiò a lungo tra l’Europa, l’Asia e l’America, soggiornando più volte in India e in Cina. Negli anni del regime, la sua casa di Berna divenne un cenacolo di intellettuali antifascisti, ospitando tra gli altri Indro Montanelli, Alberto Mondadori e Sem Benelli. Autore di romanzi e saggi letterari, coltivò con successo la drammaturgia e la cinologia. Tra le sue opere, in corso di pubblicazione presso Utopia, spiccano il saggio “Avventura dell’uomo” e il romanzo “Libro bianco”. La lingua poetica delle sue indagini antropologiche, venate di spiritualità e trascendenza, gli valse presto la fama internazionale, coronata dall’assegnazione del premio Schiller. Negli anni ottanta il filosofo Mircea Eliade sostenne per due volte la sua candidatura al premio Nobel per la letteratura. È morto a Mendrisio nel 2003.(da Utopia Autori)

William Faulkner “Bandiere nella polvere”, presentazione

Nella nuova traduzione di Carlo Prosperi, dall’edizione integrata curata da Noel Polk il principale curatore delle edizioni dei romanzi di Faulkner, La nave di Teseo ripropone nella sua versione originale“ Bandiere nella polvere” la cui storia editoriale ha inizio nel 1927 quando, rifiutato da molti editori, venne finalmente accettato e pubblicato con molti tagli nel 1929 con il titolo “Sartoris” dal nome della famiglia che ne è protagonista, quasi un’istituzione della contea di Yoknapatawpha del Mississippi, dove il romanzo si ambienta, nella grande tenuta nei pressi di Jackson.

Dal vecchio colonnello John, il capostipite, ricco proprietario terriero che aveva combattuto nella guerra civile e costruito una ferrovia locale, i tempi sono cambiati; la prima guerra mondiale lascia il suo segno sulla nuova generazione dei Sartoris: molti giovani sono partiti e hanno attraversato l’Oceano per combatterla, ma non tutti sono tornati, Bayard Jr. torna dall’Europa ma senza il fratello gemello John. Il sentimento di colpa per essere lui rimasto vivo vedrà il giovane Bayard Jr. furoreggiare nella contea che nemmeno l’amore potrà sedare.

“Con Bandiere nella polvere, il premio Nobel William Faulkner compie un romanzo corale ed epico che attraversa la storia del Novecento: dà voce alla segregazione razziale, mostra le cicatrici della guerra, racconta la giovane America che sta nascendo sotto le ceneri del passato. Questa nuova traduzione di Carlo Prosperi, finalmente condotta sull’edizione integrata curata da Noel Polk, restituisce la lingua variegata dei personaggi di Faulkner, una ballata del sud dolente e sincopata che ci immerge come mai prima nel suono luminoso del Mississippi”. (da La nave di Teseo)

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Brevi note biografiche

William Faulkner (1897-1962), scrittore, sceneggiatore, poeta e drammaturgo, ha ricevuto il premio Nobel nel 1949 ed è considerato uno dei più importanti romanzieri della letteratura mondiale.

Mori Yōko “Fiabe di letto”, presentazione

Traduzione di Greta Annese, Giuliana Carli e Daniela Travaglini

Curata da Giuliana Carli e Daniela Travaglini la raccolta di racconti della scrittrice giapponese Mori Yoko, nom de plume di Ito Masayo, raggruppa e percorre l’esperienza narrativa dell’autrice che esordì a trentotto anni con Fame d’amore cui seguirono storie brevi che raccontavano i furin, ovvero gli amori e il sesso extraconiugali.

Lo sfondo è quello del Giappone degli anni ‘80 nei quartieri di Tokyo, un paese in pieno benessere economico che però tiene le donne ancora con le “mani legate”, dentro gli o-miai, i matrimoni organizzati, e lontane dalla parità con i maschi: le loro relazioni fuori dal matrimonio, reali o immaginarie, diventano così una possibilità di autodeterminazione per uscire dalla gabbia delle convenzioni sociali che le soffocano e limitano la loro ansia di vivere.

19 i racconti complessivi di cui Fame d’amore che apre la raccolta è il romanzo del suo esordio nel 1978, seguito da racconti più brevi tratti da tre raccolte diverse (Fiabe di lettoIl sogno di CleopatraSenza Rancore): dieci anni li separano dal primo, ma resta presente il tema del desiderio di emancipazione fuori dagli schemi della società del tempo delle figure femminili che tratteggia.

Molto conosciuta in Giappone viene presentata e tradotta dalle curatrici per la prima volta in Italia per Lindau Editore.

“Nei suoi racconti, i ricchi e vivaci quartieri di Tokyo fanno da cornice a tradimenti consumati o solo immaginari, a vite segrete, a desideri frustrati o appagati clandestinamente. Ma soprattutto emerge con forza, spesso drammatica, il bisogno di autodeterminazione che anima le protagoniste, in un paese dove le donne erano ancora sottoposte a rigide convenzioni e spesso intrappolate in matrimoni infelici”[…]

“Nelle sue storie, spesso brevi ma di grande tensione narrativa, Mori Yōko esalta la forza liberatrice dell’eros e indaga con uno sguardo acuto e ironico i rapporti di coppia dentro e fuori dal matrimonio, portandone alla luce le contraddizioni ma anche quegli squarci di libertà in cui ogni donna può ricercare sé stessa” (da Lindau Editore)

Brevi note biografiche

Mori Yōko, (1940 – 1993) scrittrice, saggista e traduttrice giapponese, si formò presso l’Università di Belle Arti di Tokyo, dove studiò violino a lungo prima di dedicarsi alla scrittura. Ebbe un rapporto precoce e prolungato con la cinematografia e la letteratura occidentali, che riecheggiano spesso nelle sue opere. Esordì tuttavia solo a trentotto anni, ottenendo subito importanti riconoscimenti, soprattutto per i suoi racconti incentrati su figure femminili alle prese con i propri desideri di emancipazione. (da Lindau Autori)

Hans Ruesch “Paese dalle ombre lunghe” presentazione

Top of the World, titolo originale, in italiano Paese dalle ombre lunghe, pubblicato nel 1950 dall’editore Harper di New York, viene riproposto tradotto da Daniele Petruccioli da Einaudi con il numero 5 della nuova serie Gli Struzzi, la collana che quando nacque, nel lontano 1970, presentava in un formato più economico le maggiori opere della letteratura in genere.

L’autore (Napoli 1913) studia in Italia e in Svizzera paese d’origine del padre medico; poliglotta, a 19 anni diventa un pilota automobilistico correndo per Maserati e Alfa Romeo. La sua vita avventurosa lo porterà anche negli Stati Uniti dove ancora ventisettenne scriverà racconti per riviste e proprio con questo romanzo riscuoterà un grande successo. Nonostante sia opera d’invenzione, come spiega lo stesso autore nelle pagine che introducono il romanzo, nasce dalla lettura di testi documentati cui fa riferimento citandone gli autori:

“I comportamenti sociali, sessuali e alimentari, le credenze religiose e le pratiche mediche, insieme ad altri usi e costumi descritti in questo libro, per quanto romanzati, sono presi da dati antropologici acclarati, riferiti in particolare agli abitanti dell’isola di Baffin […] divulgate da uomini del calibro di Fridtjof Nansen, Kaj Birket -Smith, Knud Rasmussen, Peter Freuchen, Franz Boas, Gontran de Poncins e altre indiscusse autorità sull’Artico[…]”.

Racconta la storia di due generazioni di Inuit, prima dell’incontro con la civiltà occidentale: Ernenek e Asiak sono i protagonista di questa saga familiare in un ambiente estremo in cui il popolo degli uomini, gli Inuit, lotta per la sopravvivenza.

Nel 1960 dal romanzo fu tratto il film “Ombre bianche” con interprete Anthony Quinn nei panni del protagonista.

“Ernenek e sua moglie Asiak «non potevano sbagliare né subire incidenti lungo la strada, essendosi abbondantemente premuniti contro le avversità del fato: avevano con sé un ciuffo di peli di coniglio bianco contro il congelamento, una coda d’ermellino contro le bufere, un artiglio d’orso contro i fulmini, un dente di caribú contro la fame, una pelle di lemming contro le malattie, una zampa di ghiottone contro la pazzia […] un pidocchio per risultare invisibili ai nemici giacché i pidocchi sono bravissimi a nascondersi […] Anche i cani portavano amuleti”.(da Einaudi Editore)

Elizabeth Jane Howard “La ragazza giusta” presentazione

Per Fazi, che pubblica l’opera completa della Howard, nella traduzione di Manuela Francescon, La ragazza giusta fino ad ora inedito in Italia. Fu stampato per la prima volta nel 1982 con il titolo originale di Getting it right, più ampio rispetto alla traduzione in italiano: non limita infatti al solo indirizzo della ragazza giusta ma a fare la cosa giusta in genere.

Protagonista è il timido e introverso Gavin, giovane trentunenne parrucchiere, di estrazione piccolo borghese, che lavora in un salone nel centro di Londra frequentato per lo più da donne di una certa età con le quali, dopo i quattordici anni trascorsi nel salone, Gavin riesce a parlare con una certa disinvoltura, ma sarà opera dell’amico omosessuale Harry se il giovane verrà introdotto nell’ambiente mondano della città e costretto ad uscire dal guscio e dal disagio della propria esistenza fatta di casa, vive ancora con i genitori, e lavoro. Il romanzo è ricco di personaggi e ritrae una società variegata della Londra anni ‘70 con descrizioni incisive e gustose sulle clienti del salone, pennellate nelle loro caratteristiche fisiche e di comportamento. Interessante è la visione al maschile dalla cui prospettiva la scrittura si sviluppa.

“Elizabeth Jane Howard confeziona una frizzante commedia punteggiata di ironia – all’epoca dell’uscita al terzo posto nelle classifiche inglesi dopo Frederick Forsyth e Wilbur Smith –, da cui fu tratto un film girato da Randal Kleiser, il regista di Grease, con Lynn Redgrave e Helena Bonham Carter. Un nuovo, imperdibile romanzo à la Howard, finora inedito in Italia, che delizierà tutti i lettori affezionati all’autrice della saga dei Cazalet”( dal Catalogo Fazi Editore)

Elizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014). Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Oltre ai cinque volumi della saga, Fazi Editore ha pubblicato i romanzi Il lungo sguardoAll’ombra di JuliusCambio di rottaLe mezze verità e Perdersi.( Da Fazi Autore)

dello stesso autore:

Perdersi

Gli anni della leggerezza. La saga dei Cazalet