Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di gennaio 2024

Susanna Trossero “Il male d’amore”, Graphe.it

Le pene d’amore del giovane Werther appaiono ridicole ai giorni nostri? Ci siamo affrancati da tali sofferenze? Un libro-antidoto al male d’amore, perché non succede mai che si sia pronti insieme, a ricominciare da soli.

Illustrazioni di Emiliano Billai e Marti Menta

con interventi di:  Emma Chioccia, psicologa, Omar Soddu, maestro di danza sportiva,Eleonora Carta, giallista, sr Anastasia di Gerusalemme, monaca di clausura

Graphe.it edizioni

A nessuno è estraneo ciò che chiamiamo mal d’amore: se hai la fortuna di non averlo mai provato, di certo conosci qualcuno che ti ha parlato del proprio. È parte della vita, potenziale rovescio di ogni medaglia sentimentale, quale che sia la forma e la maturità della relazione che lo ha prodotto. Questo volume è un buon antidoto: sul tema dell’amor perduto troverai in queste pagine testimonianze reali, pareri di esperti, citazioni letterarie, aforismi, ma anche suggestioni da canzoni, poesie, immagini: l’autrice attinge a tutto ciò che può aiutarti a comprendere e affrontare la sofferenza amorosa e riflettere (come recita il sottotitolo) sul perché capiti così di rado che i componenti di una coppia siano contemporaneamente pronti ad affrontare il futuro separati.

Ho incontrato anime afflitte o nostalgiche, malinconiche o speranzose. Uomini e donne, ragazzi e persone mature, che hanno aderito con slancio a ciò che avevo in mente, dimostrando che ancora oggi – che sia facile o no – si può parlare dello struggimento che un sentimento ci riversa addosso, in bene e in male. E che parlarne, scriverne, regala sollievo. In questa raccolta di storie, vibrante di vita vissuta, io accosto le testimonianze d’oggi sul male d’amore a brani del passato, scritti dai più grandi autori classici. E provo a mostrare quanto si continui a parlare la loro stessa lingua in barba ai grandi cambiamenti. Non dobbiamo sentirci sciocchi, bensì umani. Ed è una vittoria constatare che proprio la nostra umanità, è rimasta intatta.

SUSANNA TROSSERO è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti (di cui è appassionata), romanzi e sta lavorando ad altri progetti. Insegna scrittura narrativa. Attualmente è presente nel catalogo di Graphe.it edizioni con un romanzo (Adele, a quattro mani con Francesco Tassiello, 2013), dei racconti (Un lunedì senza ombrello, 2014; Tutti gli Alfredo del mondo, 2021) e il libro Il pane carasau. Storie e ricette di un’antica tradizione isolana (2019 – seconda edizione) scritto insieme ad Antonella Serrenti.

Pat Garrett “L’autentica vita di Billy the Kid”, LdM Press

Per la prima volta in traduzione italiana la biografia del più famoso bandito del Far West scritta dallo sceriffo

Pat Garrett

Traduzione, introduzione, note e cura di Aldo Setaioli

Lorenzo De’ Medici Press

Per la prima volta in traduzione italiana la biografia del più famoso bandito del Far West scritta dallo sceriffo Pat Garrett che, dopo avergli dato la caccia, lo uccise nel 1881. Probabilmente il libro più interessante, tra i tanti che sono stati dedicati al Kid, perché fu scritto quasi a ridosso dei fatti e rimane anche il primo a proporsi di offrire una versione autentica della vita e delle imprese del famoso fuorilegge che, dal momento della morte fino ad oggi è stato spesso rappresentato avvolto in un’aura quasi di leggenda, senza tener conto dell’effettiva realtà dei fatti. I motivi che indussero Garrett a pubblicare questa vita di Billy the Kid, indicandola fin dal titolo come “autentica”, sono da ricercarsi in parte nel desiderio di sfatare l’aura di sensazionalismo che subito circondò la figura del fuorilegge, ma anche le accuse moralistiche dei predicatori religiosi, riconoscendo gli aspetti positivi della personalità del Kid. In parte anche maggiore, tuttavia, il motivo di Garrett va ricercato nella volontà di difendersi dalle accuse che gli furono rivolte di averlo ucciso a tradimento.

«Questa “vita” (più che biografia) di Billy the Kid, il famoso fuorilegge eroe di innumerevoli film, che qui presentiamo per la prima volta al lettore italiano, è probabilmente il libro più interessante, tra i tanti che gli sono stati dedicati, perché fu scritto, quasi a ridosso dei fatti, non solo da un testimone oculare delle sue imprese, ma da colui che lo uccise, lo sceriffo Pat Garrett, anche lui celebrato in innumerevoli film. È anche il primo che si propone di offrire una versione autentica della vita e delle imprese del famoso fuorilegge, che dal momento della sua morte fino ad oggi è stato spesso rappresentato avvolto in un’aura quasi di leggenda, senza tener conto dell’effettiva realtà dei fatti. L’autore, Patrick Floyd Jarvis Garrett (1850-1908), fu eletto sceriffo della contea di Lincoln, nel Nuovo Messico, nel 1880. Ebbe anche la nomina a Deputy US Marshal (agente federale aggiunto), che gli permetteva di inseguire i ricercati oltre i confini dello stato. Gli venne quindi affidato il compito di arrestare, o comunque eliminare, il famoso fuorilegge. Occorre precisare che era lui stesso tutt’altro che un santo. Cacciatore di bufali in Texas nel 1876, vi aveva ucciso un uomo, che dopo una zuffa a mani nude tentava di ucciderlo con un’ascia. Si consegnò alle autorità, ma non venne condannato. Si trasferì in seguito a Fort Sumner, nel Nuovo Messico, dove fu barista e successivamente mandriano per conto di Pedro (Pete) Maxwell, nella cui casa avrebbe poi ucciso il Kid. Come sceriffo ebbe l’appoggio del grande allevatore John Chisum. Garrett e il Kid certamente si conoscevano, e del resto il primo dichiara apertamente di averlo non solo conosciuto, ma anche frequentato. Entrambi erano presenti nella zona durante la celebre guerra per il bestiame della contea di Lincoln, nella quale Garrett, a differenza del Kid, non prese parte attiva. Si diceva anche che avessero partecipato insieme a razzie di bestiame, ma, secondo un’autorevole biografia di Garrett, queste voci non sono sostenute da prove documentarie. In ogni caso, parecchi anni dopo il Kid, anche Pat Garrett venne ucciso in un agguato, sebbene non si sia mai saputo con precisione da chi.».

Pat Garrett (1850-1908) è stato uno dei più popolari sceriffi nell’epoca del Far West. Inizialmente cacciatore di bufali e poi barista, divenne sceriffo di Lincoln County nel New Mexico. Ebbe anche la nomina a Deputy US Marshal (agente federale aggiunto), che gli permetteva di inseguire i ricercati oltre i confini di un singolo Stato. Gli venne quindi affidato il compito di arrestare, o comunque eliminare Billy the Kid mettendo fine alle sue imprese criminali e all’attività della sua banda. Nel dicembre del 1901 il Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt lo nominò uno dei tre ‘pistoleri della Casa Bianca’. Dopo alterne vicende, venne ucciso in un agguato, sebbene non si sia mai saputo con precisione da chi.

Tom Hanlin “Una volta sola nella vita”, Graphe.it Edizioni

Graphe.it Edizioni

Traduzione di Giorgio Manganelli, edizione italiana a cura di Niccolò Brunelli

«Se voi vi sentite tanto superiori da non riuscire a interessarvi di minatori e di serve, smettete di leggere. D’ora in poi, io mi rivolgo ai minatori ed alle serve di tutto il mondo».

Così Tom Hanlin, che sperimentò in prima persona la fatica e i rischi del lavoro in miniera, presenta il suo romanzo, imponendoci di accostarci a esso con il giusto sguardo. Di questo prolifico autore John Steinbeck aveva un’altissima opinione, e definì Una volta sola nella vita «meraviglioso». È in effetti impressionante la modernità e la portata letteraria e sociale di quest’opera che appare subito diversa da ogni altra: una scrittura asciutta nella quale ogni vocabolo pesa di molti significati; così crudelmente precisa da far sembrare il nero delle parole più nero ancora sulla pagina, come carbone.

Dopo aver vinto il primo premio (cinquecento sterline) della BIG BEN BOOKS competition organizzata dalla Wells Gardner, Darton and Company nel 1944, Once in Every Lifetime venne pubblicato a Londra nel 1945 per i tipi della Nicholson & Watson e ne vennero vendute circa 250.000 copie. La fortuna di Hanlin arrivò oltreoceano e, nell’ottobre dello stesso anno, la rivista Woman’s Home Companion pubblicò la prima metà del romanzo, stampato invece per intero dalla casa editrice newyorkese Viking Press. L’edizione statunitense registra, rispetto a quella inglese, un significativo numero di modifiche e sostituzioni all’interno del sistema grafematico e paragrafematico, incidendo talvolta — più precisamente a causa di un diverso ordinamento interpuntivo — sulla sintassi, senza rilevanti alterazioni di senso e contenuto. È probabile che ciò non sia riconducibile a una precisa volontà dell’autore, bensì che faccia parte di comuni meccanismi editoriali, di revisione e adattamento del testo, in accordo con le norme tipografiche dell’editore newyorkese e le esigenze del suo pubblico; ugualmente sono riconducibili agli editori le sporadiche sostituzioni lessicali, spesso appartenenti al registro quotidiano e allo slang. Tuttavia l’edizione statunitense espunge da quella inglese piccole e compatte porzioni di testo. Non è da escludere l’ipotesi che tali espunzioni si debbano a una indicazione d’autore. ma osservandone il contenuto invece sembrerebbe trattarsi di una manovra editoriale ben calcolata: le parti espunte infatti non assolvono indispensabili funzioni narrative, semmai interrompono bruscamente il racconto con considerazioni di natura sociopolitica ed economica; e poiché quando il romanzo venne pubblicato negli Stati Uniti il secondo conflitto mondiale si era concluso da pochi mesi, è plausibile che gli editori della Viking Press abbiano ritenuto opportuno ripulire il testo da frecciate polemiche alle potenze vincitrici. Oppure, più cautamente, è verosimile che le sezioni in questione siano state rimosse per rendere più agile la narrazione. Molto più raramente, l’edizione statunitense si limita ad integrare brevi incidentali o qualche parola con funzione epesegetica, verosimilmente ascrivibili a una seconda redazione del testo. L’unica traduzione in italiano, effettuata da Giorgio Manganelli secondo l’edizione della Viking Press, venne pubblicata da Mondadori nel marzo del 1947. (Niccolò Brunelli)

TOM HANLIN (1907-1953), scozzese, a quattordici anni abbandonò gli studi per lavorare prima in una fattoria e poi in miniera, dove rimase per i successivi venti anni. Al lavoro affiancò lo studio in una scuola di giornalismo di Glasgow. A seguito di un incidente in miniera nel 1945 trascorse tre mesi a riposo e cominciò a scrivere storie che ebbero successo, portando così a compimento il suo sogno di bambino. Morì per problemi cardiaci e respiratori. Scrisse oltre trenta racconti, diversi romanzi, saggi e radiodrammi. Una volta sola nella vita è il suo romanzo più noto.

John Connolly “I senza nome”, Fanucci Editore


Uscita in libreria e ebook: 26/01/2024 

CINQUE VITTIME. UN NUMERO NON IDENTIFICATO DI ASSASSINI. SOLO DUE UOMINI POSSONO FARE GIUSTIZIA.

Con l’aiuto di Parker, Louis e Angel cercano vendetta per la morte del vecchio alleato di Louis. Ad Amsterdam, quattro persone vengono massacrate, e i resti disposti intorno alla forma crocifissa del loro patriarca, De Jaager, intermediario e vecchio alleato dell’assassino di nome Louis. I responsabili sono criminali di guerra serbi che credono di poter sfuggire alla giustizia ritirandosi in patria. Si sbagliano. Perché Louis è arrivato in Europa per dare loro la caccia: cinque assassini da stanare e punire prima che si disperdano nell’est. C’è solo un problema. Il sesto.

Con quella prosa “oscura, inquietante e magistralmente eseguita” (Booklist) tipica di John Connolly, per non parlare dei colpi di scena che vi lasceranno a bocca aperta, I senza nome è un thriller irresistibile che vi terrà con il fiato sospeso.

JOHN CONNOLLY è nato a Dublino nel 1968. Per Fanucci Editore è in corso di pubblicazione, nella collana Timecrime, la serie dedicata al detective Charlie ‘Bird’ Parker, composta da Tutto ciò che muore, Il ciclo delle stagioni, Gente che uccide, Palude, I tre demoni, Un’anima che brucia, La rabbia degli angeli, Il lupo in inverno, La canzone delle ombre, Un tempo per soffrire, Un gioco di fantasmi, La donna nel bosco, Il libro di ossa e Sporco Sud. The nameless – I senza nome è il diciannovesimo volume della serie ora disponibile, mentre The Lovers, The Reapers e The Unquiet sono di prossima pubblicazione nella presente collana. Per il catalogo Fanucci Editore, invece, sono previste contemporaneamente la ristampa de Il libro delle cose perdute e il sequel The Land of Lost Things.

Luca Pallanch “Un colpo da pochi milioni”, LdM Press

In libreria il 25 gennaio
Lorenzo de’ Medici Press

In una ricca e sonnolente città di provincia viene rilasciato per buona condotta, dopo vent’anni di detenzione, Vincenzo Sabelli, noto alle cronache per un leggendario e misterioso colpo nella principale banca dell’intera provincia. Fuori lo attendono una tuta da giardiniere comunale e i vecchi complici, rimasti impuniti e perfettamente reinseriti nella vita cittadina. Riuscirà Vincenzo Sabelli, in arte il gentleman, a recuperare la sua parte di refurtiva e a realizzare l’ultimo colpo della sua vita? E il suo rivale, il commissario Tretti, dal quale era stato incastrato, riuscirà prima di andare in pensione a sgominare le due bande di slavi e di cinesi che si contendono il territorio? 

Prologo:

Il rumore dei passi era come un frastuono. Scivolava via alle sue spalle, senza mai armonizzarsi con il suono metallico prodotto dagli stivali della guardia che lo precedeva e soprattutto con il rimbombo delle sbarre, aperte e richiuse in fondo a ogni corridoio. Stridula l’apertura provocata dalla chiave, agghiacciante la chiusura con una robusta spinta. Si era messo a contare i passi, così, per gioco, con lo sguardo dritto in direzione dell’ennesimo cancello, tanto le pareti erano bianche e immacolate, come se solo lì non fosse giunta la mano dell’uomo a commentare il tempo che passa, inesorabile, eppure lentissimo. Vent’anni ci aveva passato lì dentro, fortunato per non essere stato costretto a emigrare in un altro penitenziario, ma ormai chi si faceva vent’anni per reati comuni, anzi comunissimi? Furti, per lo più, mai una rapina, mai un’arma in mano, lavori puliti, però quando sei un delinquente abituale dall’età di diciott’anni o giù di lì, le aggravanti fioccano a ogni condanna e la colpa di essere stato a capo di una banda, sia pure di ladri, pesa ancora di più. Specie in provincia. Quindici passi, ma ormai si era dimenticato quanti corridoi avesse percorso. Erano anni che non riceveva una visita. Non teneva famiglia, come si dice nella mala, solo qualche lontano parente, di quelli che si guardano bene dall’andare a trovare una mela marcia. Le donne con cui era stato si erano ormai sistemate e spesso separate, ma di certo non pensavano a lui. E gli amici, quei pochi che aveva, non erano tipi da entrare in un carcere per diletto. In un mondo sempre più social gli unici a essere tagliati fuori sono i detenuti .

Luca Pallanch  ha curato per anni la programmazione del Cinema Trevi, sala d’essai del Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, presso cui lavora dal 2000. Ha scritto il romanzo I fiori di Early (Armando Siciliano Editore, 2000) e vari libri di cinema, oscillando tra sguardi sul cinema d’autore (Luigi Comencini architetto dei sentimenti; Tagli. Il cinema di Dario Argento; Arpino e il cinema; Non solo Gomorra. Tutto il cinema di Matteo Garrone; Divi & antidivi. Il cinema di Paolo Sorrentino) e fughe nel passato alla ricerca di personaggi singolari (Un “idolo” in controluce: Enzo Battaglia; Se non ricordo male. Frammenti autobiografici di Giulio Questi; Il caso Tretti; Fabio e Mario Garriba, i gemelli terribili del cinema italiano). Ha collaborato, con articoli e interviste, a vari quotidiani e riviste di cinema, ed è stato per anni redattore di “Bianco e Nero”, la storica rivista del Csc. Ha curato retrospettive alla Mostra del Cinema di Venezia (La situazione comica, 2010; Orizzonti 1960-1978, 2011) e ai Festival di Roma (Le notti pazze de La dolce vita, 2010; Cinema espanso 1962-1984, 2012; Danze macabre. Il cinema gotico italiano, 2014) e di Torino (Omaggio a Giulio Questi, 2014; Omaggio Augusto Tretti, 2015; Omaggio ai fratelli Garriba, 2016). Ha partecipato (redazione e ricerche storiche) alla serie di 28 documentari I militi ignoti della fede di Pupi Avati, sulle persecuzioni operate dai regimi comunisti nell’Europa dell’Est dal dopoguerra alla caduta del muro di Berlino, trasmessi da Tv2000 nel 2014-2015. Ha curato i documentari Il cinema Kriminal di Umberto Lenzi, presentato al Noir Film Festival di Courmayeur 2002, e Fernando Di Leo. Un pugliese a Roma, presentato al Festival del Cinema Europeo di Lecce 2013; ha collaborato alla sceneggiatura del cortometraggio Fernando, l’ultimo poeta rivoluzionario venuto dal Sud di Cosimo Damato Damiano, presentato al Bif&est di Bari 2019; ha scritto soggetto e sceneggiatura del documentario Profondo Argento di Steve Della Casa e Giancarlo Rolandi, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2023. Nel 2023 ha scritto, insieme a Domenico Monetti, un libro-intervista ai produttori degli anni d’oro del cinema italiano dal titolo Per i soldi o per la gloria. Storie e leggende dei produttori italiani dal dopoguerra alle tv private (Minimum Fax e Centro Sperimentale di Cinematografia), al quale è stato conferito il Premio Diego Fabbri per il miglior libro cinematografico dell’anno. Da anni lavora a un romanzo storico sulla malavita romana.

Jiří Weil “Sul tetto c’è Mendelssohn”, presentazione

Einaudi Editore

Tradotto e curato  da Giuseppe Dierna

Dalla Nota dell’editore

[…]” Nella girandola quasi cinematografica di vicende che si snodano, si arrestano, si intersecano, si concludono non c’è mai una ratio meritocratica, o morale: c’è chi se la cava e chi no, sempre per caso. Né lui, Weil, si sogna di fornirci pareri e parametri di giudizio. Nelle vesti di reporter, se non addirittura di trascrittore, delle vicissitudini dei suoi personaggi, li ritrae imperturbabile mentre cercano di sbrogliarsela in mezzo al molto e al troppo che capita loro. Il pathos – quasi come in un impossibile libro giallo in cui l’assassino sia il lettore – ce lo mette tutto chi legge, e che si ritrova a passare per l’intera gamma delle emozioni, dalla risata al dolore fisico (sì, perché l’epilogo dell’ultima vicenda ha un impatto emotivo pari a quello di un pugno al plesso solare), e anche a parteggire o a sperare, come nella vita. Sarà per questo che uno poi se lo ricorda indelebilmente, questo libro, se ha la fortuna di scegliere di leggerlo. Una fortuna ceca, verrebbe da dire”.

Dove “ceca” non è un errore di ortografia, ma legata al luogo natale dell’autore, nato nel 1900 nei pressi di Praga da una famiglia ebraico-ortodossa.

Antonio D’Orrico su Domani (7 dicembre 2023) scrive “Romanzo straordinariamente portentoso e portentosamente straordinario (crepi l’avarizia dei recensori ordinari), romanzo incredibilmente dimenticato (uscì postumo nel 1960)” e a conclusione del suo articolo aggiunge nel poscritto “Jiří Weil era uno degli scrittori preferiti di Philip Roth. Ammirato dallo stile laconico con cui Weil raccontò la barbarie e il dolore, Roth considerava quella sobrietà il commento più feroce all’apocalisse hitleriana”

Il romanzo racconta infatti una storia singolare e per la trama e per la prosa che la narra: c’è una statua da spostare dal tetto della Casa tedesca delle arti, ex sede del parlamento Cecoslovacco requisita dai nazisti. È Reynar Heydrick, capo delle RSHA (Ufficio Principale di Sicurezza del Reich), a ordinarlo, stigmatizzando il comportamento del Comune. E qui la vicenda si complicherà in quanto gli addetti alla rimozione, inviati dal Comune, non sanno riconoscere la statua incriminata tra le varie che stazionano sul tetto. La conclusione è imprevedibile e comica quasi legata al vecchio adagio, “Chi la fa, l’aspetti”!

Ma chi era Weil?

“Figlio di ebrei ortodossi, ma forse non troppo persuaso né di essere ebreo né di essere ortodosso, sceglie di convertirsi al comunismo, tanto da lasciare la Cecoslovacchia per L’unione Sovietica. […] viene espulso dal Partito ed esiliato in Asia centrale. Torna in Cecoslovacchia nel 1935 […] A Praga lavora per il Museo ebraico quando la città viene occupata dai nazisti. Ebreo comunista o comunista ebreo (o nessuno dei due) rischia di essere catturato e deportato dalle SS, ma finge il suicidio. L’inganno gli riesce e sopravvive alla guerra e ai tedeschi. Nel 1948 i comunisti vanno al potere in Cecoslovacchia, e Weil è persona non grata per la cerchia intellettuale del suo paese. Lavora per il Museo ebraico di Praga (sì, di nuovo) e continua, a dispetto di tutto, a scrivere. Sul tetto c’è Mendelssohn esce nel 1960, un anno dopo la (stavolta vera) morte del suo autore”(dalla Nota dell’editore)

Brevi note biografiche

Jiří Weil nasce a Praskolesy (Boemia centrale) nel 1900. Nel 1937 pubblica il suo primo romanzo, Moskva-hranice (La frontiera di Mosca), che ottiene un buon successo. Inizialmente comunista, dopo un viaggio in Russia critica i processi politici e viene espulso dal partito. Durante l’occupazione nazista scampa alla deportazione simulando il suicidio nel fiume Moldava e poi vivendo nascosto. Dopo la guerra scrive due libri ambientati nella Praga occupata: Una vita con la stella (Rizzoli 1992) e Sul tetto c’è Mendelssohn, uscito postumo, e finora inedito in Italia. Entrambi sono stati molto lodati da Philip Roth.(da Einaudi Autori)

Il flauto magico raccontato da Paolo Menconi, Pan di Lettere Edizioni

Il Flauto magico di Mozart: il nuovo libro di Paolo Menconi per avvicinare i bambini all’Opera lirica.

“Il Flauto magico di Mozart” raccontato ai bambini da Paolo Menconi, e presentato dalla nota soprano Fiorenza Cossotto, con le splendide illustrazioni di Fabiana Castellani.

La storia appassionante del capolavoro di Mozart raccontato nel nuovo libro di Paolo Menconi edito dalla Casa Editrice Pan di Lettere ha vinto il Premio Internazionale “Caramelle”. 

Milano, Gennaio 2024 – L’Opera Lirica e la magia delle Fiabe si fondono in un bel libro: “Il Flauto magico” raccontato da Paolo Menconi con la storia, le gioie, le passioni, l’amore, il coraggio e le emozioni dei protagonisti del famoso capolavoro di Mozart. Pubblicato dalla Pan di Lettere Edizioni. 

La famosa Soprano Fiorenza Cossotto, nell’introduzione del libro, parla della magia della Musica e dice: Il Flauto Magico è fiaba meravigliosa, ambientata in un fantasioso e fantastico Egitto che racconta, attraverso i suoi personaggi e la musica, i concetti universali della vita, fatta di sogni, sfide, vittorie, sconfitte e di amore per il prossimo e per la natura che ci circonda. Sono certa che questa pubblicazione possa divenire un ponte ideale tra ciò che ereditiamo da chi ci ha preceduto e ciò che trasmettiamo alle generazioni del domani, in modo che i capolavori musicali possano essere sempre di grande ispirazione per le giovani menti del futuro.  Un grazie di cuore, quindi, a Paolo Menconi, che ha scritto questo libro e a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questa bella pubblicazione che, sono certa, potrà avvicinare i giovani lettori ad un favoloso mondo… quello dell’Opera Lirica.

Paolo MenconiaffermaL’Italia è il Paese dell’Opera Lirica, dove quest’arte è nata e si è sviluppata diventando un’eccellenza della nostra Cultura nel mondo. Per portare sempre più persone a conoscere e ad amare l’Opera è necessario cominciare dai bambini. Per farla conoscere e diffondere, la strada migliore è quella di usare il linguaggio delle fiabe. Da qui è nata l’idea di scrivere e raccontare l’Opera di Mozart sotto forma di fiaba: una storia bellissima e appassionante. E così è stato realizzato questo bel libro (che ha vinto il Premio Internazionale Caramelle per la diffusione dell’Arte e della Cultura), pubblicato dalla Casa Editrice Pan di Lettere, con le belle illustrazioni di Fabiana Castellani che accompagnano i bambini a comprendere lo svolgersi della storia. 

Sara Bontempi “Il Golfo dei Poeti. A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro”, presentazione

Foto di Ruggero Morisco

[…]”questo libro non vuole essere una guida ufficiale, piuttosto un’opera nata dalla passione e dall’amore profondo che nutriamo per il comune di Lerici, il nostro luogo di residenza. Il nostro obiettivo principale è far conoscere queste terre meravigliose a chiunque lo desideri, sperando sinceramente di  catturare i vostri cuori con le nostre parole e le immagini che troverete tra queste pagine” (dall’Introduzione)

E al raggiungimento di questo obiettivo concorrono le foto di Ruggero Morisco che corredano le pagine catturando scorci, baie, spiagge, monumenti e paesaggi, ma non mancheranno le citazioni di quanti poeti, artisti, scrittori, sono rimasti nel tempo incantati da queste bellezze, e la storia dei luoghi e delle architetture, senza dimenticare piatti tipici e ricette speciali che, come altri elementi, appartengono alla cultura di questo specialissimo territorio.

“Il Golfo dei Poeti – A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro” è un invito a immergersi nella magia di un angolo unico della Liguria. Lerici, San Terenzo e Tellaro sono tesori nascosti lungo la costa del Golfo dei Poeti. Le pagine di questo libro vi condurranno per mano attraverso vicoli acciottolati, porticati antichi e lungomari incantevoli. Esplorando gli scorci panoramici che hanno ispirato le opere di poeti del calibro di Percy Bysshe Shelley e Lord Byron, avventurandosi in un viaggio che abbraccia la ricchezza culturale di queste terre bagnate dal mare Ligure”.

Brevi note biografiche

Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979, attualmente vive in Liguria, nel Golfo dei Poeti.  Sposata con Ruggero, il fotografo del libro, con cui gestisce il travel blog Iris e Periplo Travel, dove condividono la loro passione per i viaggi.  Lavora come promoter editoriale, offrendo servizi e promozione ad autori e artisti. Il suo racconto “Sugamo, la Tokyo dei pensionati” è stato scelto per la raccolta “Giappone Desire – Letture per innamorarsi del Sol Levante” (2023) pubblicato da Idrovolante Edizioni. Un altro suo racconto è stato scelto e pubblicato nell’antologia Racconti Vol.3 Alcova Letteraria Quarta Edizione (2023).“Il bacio sulla fronte” (2023) è il suo primo romanzo, scritto con il cuore e i bei ricordi dei tempi andati.  Presente al Salone del Libro di Torino 2024 per il firmacopie del romanzo, presso lo stand della casa editrice.Ha pubblicato il libro di ricette “Cucina senza frontiere: Viaggio gastronomico in versione senza glutine e senza lattosio” (2024) in self publishing.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri “Il bacio sulla fronte”

Giulio Guidorizzi “I miti delle stelle”, presentazione

[…] Mappare il cielo, e cercarne i messaggi attraverso l’astrologia, fu un’attività a cui tutte le culture antiche si dedicarono, a partire dai Babilonesi e dagli Egizi; ma il nostro cielo, quello delle costellazioni, fu creato dai Greci.[…] gli astronomi greci tracciarono le costellazioni, definirono lo zodiaco e diedero loro i nomi che ancora restano. Ma quello dei Greci fu anche un cielo mitico: ogni costellazione ha una storia, e i personaggi del mito popolavano anche i cieli degli antichi.(da Raffaello Cortina Editore)

Giulio Guidorizzi,  studioso di mitologia classica, nel volume ha raccolto i miti greci legati alle costellazioni. In una recente intervista (La stampa 6 gennaio 2024 di Francesco Rigatelli) spiega che il mondo astronomico delle origini, “una specie di grande orologio cosmico”, in cui gli astronomi dall’osservazione hanno identificato le costellazioni, in seguito, quando i Greci conquistarono l’oriente, divenne, da osservatorio astronomico, astrologico: il grande apparato cosmico non era lì per caso ma ci influezzerebbe.

Alle interessanti domande conclusive: E lei che li studia da una vita cosa ha capito dei miti?

La risposta, che riportiamo integralamente:

“Intanto sono dei bei racconti che interpretano il reale in maniera poetica, e questo è già molto. Il mito in sé come dice Freud poi esprime un modo simbolico di pensare. È la storia o la pittura del nostro inconscio. Ci troviamo le forze elementari e irrazionali che si agitano nella nostra mente trasformati in racconto. Ci sono i rapporti famigliari, la vita e la morte, dunque esisteranno finché l’uomo avrà un inconscio. Si vedrà se l’intelligenza artificiale saprà sognare ed emozionarsi guardando le stelle”.

Il mito che li racchiude tutti?

“Ulisse, incarnazione della curiosità e al contempo dell’inquietudine dell’uomo”.

Brevi note biografiche

Giulio Guidorizzi, studioso di mitologia classica e di antropologia del mondo antico, ha insegnato Letteratura greca all’Università degli Studi di Milano e di Torino. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Ai confini dell’anima (2010), Il compagno dell’anima (2013), vincitore del premio Viareggio-Rèpaci, I colori dell’anima (2017), In viaggio con gli dei (con S. Romani, 2019), Il mare degli dei (con S. Romani, 2021), La Sicilia degli dei (con S. Romani, 2022) e I miti delle stelle (2023).(da Raffaello Cortina Editore)