Ljudmila Michajlovna Pavličenko ” “La cecchina dell’Armata Rossa”, presentazione

Seconda guerra mondiale, fronte orientale, tra il 1941 e il 1945: Ljudmila Michajlovna Pavličenko (1916-1974) ha 24 anni quando Hitler invase l’URSS il 22 giugno 1941e studiava storia all’università di Kiev; ha anche il diploma di tiratrice scelta e vuole servire il suo paese. Decisa ad arruolarsi, fu assegnata alla 25ª divisione fucilieri dell’Armata Rossa, divenendo una delle più conosciute tra le duemila che svolgevano il ruolo di “cecchino” nelle forze armate sovietiche, tanto da essere insignita della più alta onorificenza russa, l’Ordine di Lenin e la Stella come eroina di guerra dell’Unione Sovietica, assommando le uccisioni a ben 309 militari nemici.

Quando camminavo per le strade di Sebastopoli,
i ragazzi mi fermavano sempre e mi chiedevano
con fervore: «Ieri quanti ne hai uccisi?».
Io davo loro un resoconto dettagliato delle mie azioni da cecchino.

A raccontare questa pagina di storia è proprio lei, nella sua autobiografia, le cui memorie sono raccolte nel testo edito da Odoya “La cecchina dell’Armata Rossa”. Nel giugno 1942 fu ferita da un colpo di mortaio; anziché tornare al fronte fu inviata da Stalin negli Stati Uniti per propagandare la necessità di aprire un nuovo fronte e alleggerire così la pressione su quello russo da parte delle forze tedesche. È qui che conoscerà Eleanor Roosevelt della quale diventerà amica e con la quale parteciperà a una serie di conferenze raccontando la propria esperienza. Alla sua vita particolarmente straordinaria è improntato anche il film biografico “Resistance- La battaglia di Sebastopoli” del 2015.

Dopo la promozione al grado di Maggiore, divenne istruttrice addestrando i tiratori sovietici fino alla fine della guerra. Dopo la guerra riuscì a laurearsi all’Università di Kiev iniziando un nuovo percorso come studiosa di storia.

Prefazione di Martin Pegler da Odoya Edizioni

Martin Pegler che ha curato la prefazione al testo, è un noto storico ed esperto di armi. È stato capo curatore per molti anni della sezione armi da fuoco del Royal Armouries Museum di Leeds. Ha pubblicato diversi articoli su giornali e riviste di storia militare e scritto sette libri.

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