Paula Hawkins “La ragazza del treno” recensione di Letizia Tripodi

Può capitare, seduti da passeggeri sui sedili di un treno, di guardare fuori dal finestrino il paesaggio che ci sfreccia davanti agli occhi e, posandosi lo sguardo su qualche abitazione, interrogarsi su chi ci abiti e fantasticare sulle loro vite. Per Rachel, la protagonista de “La ragazza del treno” di Paula Hawkins, questi pochi minuti di intromissione nella quotidianità altrui sono una via di fuga che le permette da un lato di avere un po’ di conforto e dall’altro di allontanarsi dalla propria di realtà, diventata buia e solitaria.
A trent’anni passati, aveva creduto di aver messo a posto tutti i tasselli della propria vita, ma all’improvviso si ritrova priva di ogni cosa che aveva conquistato e ricorre a soluzioni inefficaci e
nocive, prima tra tutte il continuo uso di alcol. Annebbiata dagli effetti delle sostanze alcoliche fin dalle prime ore del mattino, durante il tragitto in treno verso il lavoro, Rachel si perde sempre a guardare verso una casa sul cui balcone è solita affacciarsi una coppia, un uomo e una donna di cui lei non conosce nemmeno i nomi, ma che idealizza come perfetti. Ben presto però qualcosa arriverà a turbare questa immaginaria perfezione, ripercuotendosi sulla già precaria salute mentale di Rachel, che si troverà coinvolta in prima persona in una rete di misteri, segreti e inganni.
Nel romanzo, ciò che particolarmente colpisce è la veridicità con cui è reso il malessere della protagonista, la sua disperazione, il suo sentirsi persa e senza nessuno che possa aiutarla.
Impossibile non diventare partecipi della sua sofferenza, la si percepisce sulla propria pelle e si vorrebbe fare di tutto per aiutarla. Ma dalla trama arrivano nei momenti più inaspettati dei
continui colpi di scena; Rachel non è perfetta, potrebbe aver commesso degli errori essa stessa e allora la sicurezza del lettore nel sostenerla in tutto e per tutto vacillerà, sarà indispettito. Possibile che non sia così innocente? Possibile che in quella situazione ci si sia messa con le proprie mani?
Con avidità si cercherà di scoprire come stanno davvero le cose e, fino alle ultimissime pagine, non sarà facile stabilire se Rachel è vittima o carnefice.

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