I libri di Baraghini risorgono sul web e sfidano il mercato: un articolo di Paolo Toccafondi da Il Tirreno Culture 8 aprile

Da Millelire a gratis, i libri di Baraghini risorgono sul web e sfidano il mercato, la storica collana che rivoluzionò l’editoria vendendo 22 milioni di copie ora si può scaricare on line

di Paolo Toccafondi

L’idea è sempre la stessa. Trovare strade alternative, laterali rispetto a quelle mainstream. Ora si chiamano “Strade bianche”, «quelle dei disertori, dei renitenti, dei partigiani» e danno il nome all’associazione che ripropone online un trentennale mito cartaceo: i libri Millelire con cui Marcello Baraghini inondò e stravolse il mercato editoriale a partire dal 1989. La nuova iniziativa non è che lo sviluppo naturale di quel percorso. Con i Millelire la sfida era quella di proporre a un prezzo che più basso quasi non si poteva libri di qualità «cibo per la mente» come dice Baraghini. Adesso che le librerie sono chiuse, il passo ulteriore il download gratuito di tutti i libri della storica collana e non solo di quelli, in barba, come al solito, alle regole del mercato. «Perché il nemico è il mercato e il conseguente consumismo compulsivo», ripete Baraghini. Questo è il primo comandamento. Il secondo è che «quando un gioco non funziona o non ci piace, bisogna cambiarne le regole». Tutto il resto ne discende di conseguenza. La sua battaglia di mezzo secolo contro il sistema, quello generale e quello dell’editoria, è giunta a un nuovo approdo che Baraghini spiega così: «Io parto dal principio che i libri di qualità sono beni comuni, patrimonio dell’umanità, come l’aria che respiriamo. E’ cibo per la mente, appunto, vitale come l’aria e l’acqua pubblica. I piccoli edtori non hanno capito che i tempi stavano cambiando, i libri di qualità andavano liberati dalla galera del copyright, resi fruibili a tutti, solo così si sarebbe poi incrementato anche l’acquisto dei libri di carta».Le nuove regole sono quelle che lui si è dato. «Il mio contratto con gli scrittori ora è di tre righe. L’autore che io scelgo mi dà licenza di gratuità online ancor prima dell’edizione cartacea. Una volta testato il mercato, io riconosco a lui metà della tiratura cartacea, i diritti sono suoi. Stop. Se lo scrittore ha successo e Mondadori lo vuole, lui è libero di andarci chiedendomi di togliere dal mercato oppure no l’edizione cartacea». E con questo il copyright è liquidato. Secondo passo: «Chi mi obbliga a mettere il codice a barre? Nessuno, e io non lo metto. Già questo mi pone fuori dal mercato». Terzo: «Mi sono liberato anche del prezzo simbolico, i miei libri si scaricano gratis. Per quelli che stampo chiedo una donazione, dico al lettore: dammi quanto vuoi. E le assicuro che si hanno delle sorprese». Questo è il percorso alternativo. «Adesso sono nella legalità, forse per la prima volta nella mia vita, eppure non sono mai stato fuorilegge come ora rispetto al mercato, con la licenza degli autori e la loro complicità». E l’alternativa si regge dal punto da vista economico? Baraghini assicura di sì: «Io vivo con la pensione sociale, ho una libreria a Pitigliano che si autosostiene (e che ora è chiusa come tutte, perché si tengono aperte le tabaccherie per avvelenare i polmoni e si chiudono le librerie, mah…”) , non ho più preso un prestito e quando ho i soldi stampo un libro. Non ho più l’assillo che non mi faceva dormire la notte di quando dovevo stampare per forza 50 titoli al mese aumentando il prezzo perché bisognava stampare più libri e più cari che vendevano sempre meno». E’ la sua ultima frontiera. L’ennesima rinascita dopo la caduta. Quella di Baraghini, 77 anni, è una lunga storia di coerenza a regole diverse da quelle dominanti, economiche e politiche. Tra i protagonisti a fianco di Pannella della stagione delle grandi battaglie radicali a cominciare dal quella sul divorzio, nel 1970 fonda la casa editrice e agenzia di contro-informazione Stampa Alternativa a cui è legata, negli anni Novanta, la grande idea che rivoluzionò il mondo dell’editoria: un libro di poche pagine, 64 al massimo, e piccole dimensioni (10×14), non rilegato, senza copertina ma con contenuti di qualità a prezzi supereconomici (mille lire erano più o meno 50 centesimi di oggi) e con una grafica straordinariamente efficace che fruttò a Baraghini il Compasso d’oro, mentre i cofanetti a tema le raccolte di Millelire venivano esposti nei musei come il Moma. Il successo fu subito notevole, poi arrivò il big bang. Nel 1992 Augias raccomanda in tv un Millelire, la “Lettera sulla felicità” di Epicuro, e il fenomeno esplode. «Ricevemmo subito un’ordine di 50.000 copie», ricorda Baraghini. Il libro di Epicuro arriverà nel tempo a vendere 2 milioni di copie ed è anche il più scaricato nella sua attuale versione online. I Millelire raggiunsero complessivamente l’astronomica cifra di 22 milioni di copie, «tutte certificate».«Quando avevo 14 anni ero un miserabile, un disgraziato – racconta Baraghini -. La mia vita fu cambiata dai libri della Bur, la piccola biblioteca Rizzoli, che costavano 60 lire. Lì ho scoperto gli autori russi e tutti i grandi scrittori. Fare l’editore era il mio sogno«. La collana Millelire fu la sintesi della sua idea di cultura: di qualità, a poco prezzo, controcorrente e per tutti. «Con noi nacque anche un nuovo tipo di lettore, giovanissimo, indipendente dal mercato, dalla scuola, dalla famiglia e dalla Chiesa. E siccome avevamo successo alla fine ci cacciarono dalle librerie». Quando avvenne? «Quando scese in campo Berlusconi (Baraghini in realtà lo chiama in un altro modo, più esplicito, citando la definizione contenuta in una sentenza del tribunale di Milano in cui si parlava dell’ex premier come di un soggetto “che tendeva naturalmente a compiere reati” ndr). Intanto fu lui a portare la durata del copyright da 50 a a 70 anni perché scadevano i diritti di alcuni autori della sua Mondadori. Le regole del mercato che impose penalizzarono i libri di qualità a favore dei “Fabi Volo”, dei libri di facile consumo, dei giornalisti che presidiano i talk show per vendere di più. Poi usarono contro di noi l’artiglieria pesante: arrivò in libreria un concorrente sleale aiutato da chi lo so ma non lo posso dire, con una collana di cento pagine a mille lire, fuffa letteraria, ma a condizioni talmente favorevoli per i librai che per noi non ci fu più spazio. A quel punto – continua – dovevo scegliere: faccio il pensionato e coltivo la terra o riparto? Ho deciso di ripartire, coltivando anche gli orti e la vigna qui a Sorano», partendo dalla libreria Strade Bianche, stesso nome dell’associazione, con cui edita i libri, erede di Stampa Alternativa. «Ripropongo i Millelire, ne ho già messi sul web 250 dei mille che facemmo e si viaggia sulle decine di migliaia di download al giorno). Metto online anche nuovi libri. Il mio sogno è avere un milione di nuovi lettori». Nessun rimpianto per la carta? «Io li amo i libri, ho stampato volumi per bibliofili. Ma ora bisogna ripartire dai contenuti, quella è l’urgenza, la mente muore senza cibo. I lettori forti, i bibliofili, muoiono per l’età. Se non riusciamo a far leggere i giovani siamo fottuti».

 

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