Sergio Givone “Tra terra e cielo. La vera storia della cupola di Brunelleschi” recensione di Ilenia Reali da Il Tirreno Culture 14 marzo

L’opera del Brunelleschi a 600 anni dalla prima pietra
raccontata dal filosofo e “fabbriciere” Sergio Givone
La magnifica Cupola
sta su da secoli:
nessuno l’avrebbe detto
I segreti dell’Inventore
di Ilenia Reali
FIRENZE. Sedetevi in poltrona e gustatevi questa storia. È la storia della cupola del Brunelleschi, dei Bischeri e di Buggiano, il figlio che il Maestro adottò. Anzi cominciamo proprio dai “titoli”. E chiamiamo Brunelleschi come lui avrebbe voluto e come ha fatto scrivere sulla sua lapide: inventore. Il significato della parola all’epoca non era quello di oggi; s’intendeva inventore con un’accezione negativa di “senza arte né parte”. Proprio come quei bambini orfani per cui Brunelleschi realizzò l’Ospedale degli Innocenti o come quel figlio che lo tradì, per amore, e con cui subito si riconciliò.A raccontarci i segreti della cupola di cui il 16 aprile, Firenze festeggia i 600 anni dalla prima pietra, sarà Sergio Givone, scrittore e filosofo, docente di Estetica all’Università e soprattutto “fabbriciere”, del Duomo. 1 «Andiamo subito in cima alla Cupola laddove gli otto costoloni lapidei di marmo si congiungono. In quel punto c’è un basamento di marmo e su questo basamento è stata costruita una cupola dentro la cupola. Vista da sotto non dà l’idea di quanto sia maestosa: è alta quasi 20 metri, come un palazzo di 6 piani, realizzata in marmo di Carrara. Perché un peso così spropositato? Quel peso serviva, secondo il Brunelleschi, a compattare il tutto: la ” forza di levità” con il peso viene convertita in una forza che aiuta a tenere insieme le pietre e “le rende aeree, sospese”. Fa da struttura portante. Il punto da cui si vede meglio questa parte è dalle tribune: le piccole cupole che stanno intorno alla grande cupola e coprono la parte presbiteriale». 2«La Cupola in realtà non è una cupola ma sono 8 singole vele. Una calotta semisferica su base circolare con otto diversi spicchi che poggiano su un ottagono, il tamburo, e si congiungono in alto dove è stata collocata la lanterna. Brunelleschi intuì che questa forma permetteva la solidità di tutto l’insieme».3 «La cupola è stata costruita con delle strutture autoportanti. Sarebbe stato impossibile costruire una struttura utile a reggere i materiali di costruzione da terra.Brunelleschi inventò un sistema di costruzione per cui la struttura che sta sotto via via che si alzava faceva da base per i supporti in legno (ponteggi)che veniva spostati con l’avanzare dei lavori . Di fatto la parte costruita serviva da base per i ponteggi utili a costruire la nuova parte. Brunelleschi aveva calcolato che la cupola avrebbe retto solo se tutti i muratori avessero lavorato distribuendo il peso dei mattoni in modo equivalente su tutti gli otto spicchi. Affinché questo avvenisse creò otto squadre che seguivano una sorta di ” orologio” in modo che la costruzione procedesse sincronicamente. Così come ciò che è in basso sostiene ciò che è in alto (la lanterna) e viceversa, allo stesso modo le parti laterali si sostengono l’una con l’altra.4 Via via che gli archi cominciavano a unirsi non essendoci strutture alla base a sostegno del punto in cui i muratori lavoravano, Brunelleschi pretese che i ponteggi volanti fossero il più al sicuro e introdusse delle regole come il fatto che ai muratori venissero serviti pasti in loco per evitare il pericolo causato dal salire e scendere. Per dare da mangiare a coloro che lavoravano alla struttura aveva fatto costruire dei forni alla base della cupola e qui si cuoceva direttamente il peposo, un castrato di bue con tanto pepe, servito durante il lavoro. Un pranzo forte e generoso. Insieme si garantiva una quantità di vino ritenuta necessaria ma non così tanta da eccedere. Oggi siamo molto più attenti alla sicurezza sul lavoro mentre all’epoca il cantiere della cupola era molto innovativo per la premura con cui venivano trattati gli operai. Se per questo aspetto Brunelleschi era molto premuroso, dall’altra non aveva sicuramente un buon carattere e spesso – se il lavoro non riteneva fosse ben fatto – si infuriava così tanto da togliere con lo scalpello il lavoro fatto imponendo di rifarlo da capo».5«Quando gli archi cominciarono a piegarsi verso il centro il figlio dell’inventore, Buggiano, preoccupato e si consultò con un grande matematico, il più grande dell’epoca, Paolo Toscanelli che gli disse che, secondo lui, tutto sarebbe crollato. Ecco che Buggiano tradì il padre rivelando ai Consoli dell’arte della lana quanto saputo. Brunelleschi venne messo in prigione. Il figlio prese quindi i soldi che Brunelleschi teneva da parte e scappò a Napoli. Sei mesi dopo il Brunelleschi venne liberato (nessuno con la cupola riusciva ad andare avanti) e lui, come prima cosa, decise di andare a Napoli per incontrare il figlio. Buggiano gli raccontò di averlo tradito per amore “non volevo che tu fossi umiliato”. Brunelleschi convinse il figlio della bontà del suo progetto e insieme tornarono a Firenze.Sarà il figlio, una volta morto Brunelleschi (i lavori furono interrotti per 10 anni perché i fiorentini non si fidavano della riuscita del progetto) a concludere la cupola grazie ai segreti appresi dal padre in punto di morte. La cupola fu costruita contro tutti: Brunelleschi non era amato, era più avanti degli altri e in più non rivelava nulla del suo progetto che nessuno comprese finché la cupola non fu conclusa.

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