Raffaella Romagnolo “Destino” recensione di Salvina Pizzuoli

 

 

Un ritorno a quarantacinque anni di distanza.

La protagonista, Giulia,  partita nel 1901, torna al paese che l’ha vista nascere, crescere e lavorare ancora bambina nella filanda e poi fuggire incinta e senza farne parola con nessuno verso la grande America dove riesce a conquistare una vita agiata.

E il romanzo si snoda quindi tra la nuova terra di approdo e il paese abbandonato. Due le protagoniste attorno alle quali si aprono i due scenari: le due amiche-sorelle, Giulia fuggita perché tradita dal futuro sposo proprio con Anita, l’amica del cuore, e Anita che rimane a Cascina Leone, a Borgo di Dentro, un piccolo paese tra Piemonte e Liguria che le ha viste condividere esperienze e speranze giovanili, compagne complementari a sostegno reciproco.

Ma si fugge davvero così, solo per un tradimento d’amore? E poi perché si ritorna?

Su questi due palcoscenici fa da sfondo la storia del primo scorcio del Novecento, di qua e di là dall’Oceano. Avvenimenti che s’intrecciano e s’avvicendano tra ciò che fu ieri e l’oggi.

E Borgo di Dentro vive e attraversa due guerre mondiali, l’avvento del fascismo e la lotta per la liberazione.

E il lettore segue le vicende attorno a Cascina Leone, tragiche e funeste, in un mondo di mezzadri, di sfruttamento e di lavoro massacrante. Una vita senza gioie, solo di tormenti, di lotte, di fame, senza prospettive di miglioramenti,  cui fanno contrasto, sebbene in una  situazione difficile per gli immigrati, le tante opportunità che la Grande Mela offre.

Ma Giulia torna, a quarantacinque anni di distanza.

S.P.

 

 

 

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