Gino Carlomagno “Una sola mamma”, NeP Edizioni

Il gradito ritorno letterario di Gino Carlomagno

Un ritorno tanto atteso, quello di Gino Carlomagno, autore di una fortunata serie di romanzi gialli edita da NeP edizioni, particolarmente apprezzata da lettori e critica.
Con “Una sola mamma” l’autore si cimenta con una nuova prova letteraria, che si discosta dal filone precedente, pur risentendo inevitabilmente di uno stile inconfondibile e disinvolto.
Il romanzo percorre la vita di Carlo Cremonese, noto avvocato matrimonialista del Foro di Roma.

Nato ai tempi del boom economico in un piccolo paese del Sud Italia, già dalle scuole medie si distingue per la sua intelligenza, tanto che, appena laureato in Giurisprudenza, trova inserimento in uno dei più prestigiosi studi legali della Capitale. Le sue doti innate e la sua grande capacità dibattimentale sono sempre orientate a trovare la via corretta della giustizia. Tuttavia, all’apice della sua brillante carriera professionale, anche per l’avvocato Cremonese si presenta un caso che lo vede coinvolto in prima persona e tocca i suoi sentimenti personali sotto il profilo familiare. Pur non avendo nulla a che fare con la giustizia in quanto tale, la vicenda lo costringerà a rivedere sotto una nuova prospettiva tutti i suoi sessant’anni di vita vissuta.
Anche in questo caso, intuito, costanza e perspicacia finiranno per portare ai risultati tanto sperati.
Una scrittura dal sapore autentico e nostalgico, accompagnata da un ritmo narrativo cadenzato e decisamente coinvolgente. Forte della sua ricca produzione letteraria e della sua familiarità con il romanzo poliziesco, la penna riflessiva di Gino Carlomagno tratteggia con abilità personaggi e situazioni, oltre a rendere con arguzia sfumature e paesaggi.

Di origine lucana, Gino Carlomagno si trasferisce in giovane età a Biella. La passione per la scrittura lo accompagna sin dall’infanzia e le sue opere, rimaste a lungo nel cassetto, vedono la luce solo a seguito di un felice incontro con NeP edizioni. Nella scrittura predilige il romanzo poliziesco, complice un breve trascorso nella Polizia di Stato.
Oltre a “Una sola mamma”, con NeP edizioni ha pubblicato: “Caro Amico”; “Dal Girino Al Mouse”; “Dieci Racconti Fantastici” (2016); “Tre milioni di passi sotto il cielo. Camminare per vedere”; “La pagliuzza nell’occhio”; “Il Killer invisibile” (2017); “La pietra che non affonda”; “Il Dito Mancante”; “Nel Sonno Urlavo… Gargatun” (2018); “Il Decimo Indizio”; “1 – DICXON,non tradisce” (2019); “Queen Mary Donna Coraggiosa”; “Hotel Repubblica 55-Camera con Balcone”; “Il Segreto dell’Acqua” (2020); “All’Ombra dei Pini”; “Consuelo” (2021) e “Tarli Ossessivi”; “Misteriosa morte nella Tuscia” (2022); “Il Segno della vendetta”; “L’inganno dei
numeri… uno, due, sette, nove” (2023).

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Il segno della vendetta

Misteriosa morte nella Tuscia

Gabriella Genisi “Giochi di ruolo”, presentazione

Giancarlo Caruso, il fascinoso vicequestore siciliano in servizio a Padova che i lettori hanno conosciuto in Dopo tanta nebbia e nei successivi libri delle indagini di Lolita Lobosco, dopo un anno sabbatico trascorso in Puglia e il fallimento della sua relazione con la commissaria più famosa d’Italia, accetta l’incarico di primo dirigente presso il commissariato di Manfredonia, in provincia di Foggia, nonostante presenti diverse criticità.(da Marsilio Editore Libri)

Il nuovo romanzo della Genisi vede in primo piano il suo ex, il vicequestore Giancarlo Caruso,  trasferito a Manfredonia dove un sistema criminale tiene in pugno l’intero territorio.

Già vicequestore a Padova, fa fatica ad inserirsi nel nuovo ambiente pesando più a lui la fine della relazione con Lolita oltre alla perdita dell’amato Buck, il suo cane lupo fatto saltare in aria ad opera delle cosche locali. In questa situazione difficile si inserisce pesantemente il nuovo e caso: a Siponto, nota stazione balneare in provincia di Manfredonia, in una villa liberty sul mare viene trovato il cadavere di un uomo seduto davanti al televisore e nel braccio l’ago di una siringa con il Fentanyl; la porta chiusa dall’interno porta ad immaginare una morte per overdose ma la fidanzata dell’uomo smentisce che facesse uso di stupefacenti. Ripercorrere a ritroso i percorsi dell’uomo porterà le indagini a Bologna e alla scoperta del mondo dei giochi di ruolo come anticipato dal titolo del romanzo.
E per concludere, come sempre, un nuovo piatto, questa volta di tagliatelle!

Gabriella Genisi  è nata a Bari e vive in Puglia. È autrice di numerosi libri, diversi dei quali sono tradotti all’estero. È l’ideatrice della serie poliziesca dedicata alle indagini di Lolita Lobosco (pubblicata da Sonzogno), dalla quale è stata tratta una serie tv andata in onda su Rai Uno e trasmessa in tutto il mondo. Il suo Pizzica amara (Rizzoli 2020) è stato inserito da la Lettura tra i migliori libri del 2019. La sua ultima pubblicazione è Silvia Spider e il ragazzo scomparso (Il Battello a Vapore 2024). In un sondaggio del Corriere della Sera, insieme a Camilleri è risultata la giallista più amata d’Italia.

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Terrarossa

Lo scammaro avvelenato e altre ricette

Le invisibili

Alicia Giménez-Bartlett “La donna che fugge”, presentazione

Torna in libreria per Sellerio Alicia Giménez-Bartlett, traduzione dallo spagnolo di Maria Nicola, con la nuova inchiesta di Pedra Delicado e il vice ispettore Fermín Garzón su un caso nel mondo degli ambulanti di street food.

Collabora da subito Bob Castillo, il cui socio è stato ucciso da due coltellate al cuore, proprio dentro al furgone che fungeva da ristorante all’aperto di specialità francesi e da casa su ruote.

Tra intuizioni e battibecchi, i due investigatori cominciano ad aggiungere tasselli importanti: una ricevuta intestata ad una donna francese, però irreperibile, e con un passaporto falso come tale risulterà anche quello dell’ucciso. Pertanto l’investigazione punterà verso il mondo dei narcotrafficanti. Ma nuovi fatti interverranno a deviare ancora il filo delle indagini.

E il lettore, seguendone lo svolgimento, tra piazze della provincia catalana  e nuovi personaggi, impegnati a nascondere a tutti i costi, raccontato passo passo, come accade nel poliziesco alla Bartlett, accompagnerà i due investigatori fino alla soluzione del nuovo caso a cui si intrecciano immancabilmente gli scontri e gli screzi amichevoli tra i due e le loro vicende private. Intercalari che hanno lo scopo di alleggerire il ritmo dell’inchiesta dentro il percorso narrativo principale ma che in questo nuovo finale avranno sviluppi pesanti anche nella vita dell’ ispettrice della Policía Nacional di Barcellona.

Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è la creatrice dei polizieschi con Petra Delicado. I romanzi della serie sono stati tutti pubblicati nella collana «La memoria» e alcuni poi riuniti nella collana «Galleria». Ha anche scritto numerose opere di narrativa non di genere, tra cui: Una stanza tutta per gli altri (2003, 2009, Premio Ostia Mare Roma 2004), Vita sentimentale di un camionista (2004, 2010), Segreta Penelope (2006), Giorni d’amore e inganno (2008, 2011), Dove nessuno ti troverà (2011, 2014), Exit (2012, 2019) e Uomini nudi (2016, Premio Planeta 2015). Nel 2006 ha vinto il Premio Piemonte Grinzane Noir e il Premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction Festival di Matera. Nel 2008 il Raymond Chandler Award del Courmayeur Noir in Festival.(dal Catalogo Sellerio Editore)

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La Presidente

Morti di carta

Autobiografia di Petra Delicado

e in

Cucina in giallo

Una settimana in giallo

Stefano Terra “La fortezza del Kalimegdan”, Gammarò/Oltre Edizioni

Dopo la prima edizione del 1956 per Bompiani torna in libreria La Fortezza del Kalimegdan di Stefano Terra (pseudonimo di Giulio Tavernari, 1917–1986). Nato a Torino, fu molto apprezzato a suo tempo da Vittorini, Pampaloni e da tanti altri; fu giornalista e giramondo, antifascista e “azionista” vissuto a lungo in Egitto, gran conoscitore del Medio Oriente. Fu anche espulso dalla Jugoslavia di Tito a causa delle sue corrispondenze non servili. Terra è stata una delle figure più singolari e libere della letteratura italiana del secolo scorso.

Introduzione di Diego Zandel

Gammarò/Oltre Edizioni

La fortezza del Kalimegdan di Stefano Terra, romanzo originariamente uscito per l’editore Bompiani nel lontano 1956, è imperniato sulla ricerca, da parte di un giornalista, Ferrero, di un uomo, Giovanni Brua, scomparso nel pieno della Seconda guerra mondiale, ma della cui morte non si hanno notizie certe. A ingaggiarlo nella ricerca è la moglie Anna, la quale ha il sospetto che il marito sia ancora vivo. Ferrero, chiaramente alter ego dell’autore, legato alla donna dal ricordo di un amore giovanile, inviato speciale di un quotidiano torinese, sempre in giro per il mondo, in particolare nei Balcani e in Medioriente, al momento rinuncia, ma poi, di fronte alla prospettiva di fare il topo di redazione, che detesta, accetta. Si propone così come inviato a un altro quotidiano, con la scommessa di prendere idee seguendo proprio le tracce del Brua da quando, ufficiale dell’esercito italiano in Albania, oppositore del fascismo e di quella guerra assurda al fianco dei tedeschi, dopo l’8 settembre si era dato alla macchia.

Le tracce di Brua porteranno Ferrero nei luoghi che hanno visto lo stesso Terra passare, prima come fuoriuscito e poi come giornalista. E anche le avventure saranno le stesse vissute dallo scrittore. Naturalmente, si viaggia molto con Terra, in questo romanzo: Grecia, Egitto, Palestina, Serbia, appunto, e lo si fa nel bel mezzo della Storia con la S maiuscola. Per altro, attraverso questa si scopre il complesso lavoro dei giornalisti, necessario a quei tempi per raccogliere, scrivere e, soprattutto, inviare le corrispondenze ai propri giornali in patria. Non era come oggi, dove tutto è più semplice con un pc o uno smartphone: allora bisognava trovare un telefono, e non era facile, contenderlo ai colleghi per dettare il “pezzo” ai dimafonisti o agli stenografi, oppure scrivere il pezzo con la macchina da scrivere su fogli di carta da infilare in una busta e, solo se non ci fosse una certa urgenza, spedirlo per posta al giornale (i pezzi di colore, i reportage, avevano questa procedura, al contrario di quelle che dovevano essere le “ultime notizie”, che erano sempre quelle di uno o due giorni prima, comunque non in tempo reale come adesso).

La fortezza del Kalimegdan (anche se sarebbe stato più esatto chiamarla del Kalemegdan), che dà il titolo al romanzo di Stefano Terra si trova a Belgrado o, meglio, a Stari Grad, un comune facente parte dell’area metropolitana della capitale serba. Costituisce una sorta di cittadella, nucleo storico dell’antica Belgrado, circondata da imponenti mura risalenti al 535 per opera dell’Imperatore Giustiniano I, e da un parco, posto in cima alla collina della Šumadija, a 125 metri di altezza, affacciata sulla cosiddetta ‘Grande isola della guerra’ (Veliko ratno ostrvo) posta alla confluenza della Sava e del Danubio. Aver dato questo titolo al romanzo è stato un vezzo di Stefano Terra che credeva nel potere evocativo dei nomi delle persone e dei luoghi nei titoli dei suoi romanzi. Da qui Alessandra, Le Porte di Ferro, Albergo Minerva, Il principe di Capodistria e, dunque, anche La fortezza del Kalimegdan. Aveva in testa anche un romanzo, che non è mai stato scritto e del quale aveva, però, già il titolo: Il fiume Giordano. E questo vezzo lo usava anche se l’appiglio con la storia che raccontava era assai tenue o, come nel caso de La fortezza del Kalimegdan, ha solo un valore metaforico relativo alla città di Belgrado, dove l’avvincente storia che lo scrittore racconta ha il suo epilogo. (dalla prefazione di Diego Zandel)

Biografia dell’autore scritta da lui stesso per l’edizione Bompiani di Alessandra del 1974:

“Sono nato nel ’17 a Torino. Provavano i motori degli idrovolanti in grandi capannoni vicino al Po. Dal fronte mio padre mandava lettere dannunziane a mia madre che non le capiva e doveva cucire in casa le asole un tanto la dozzina. Negli anni Trenta eravamo alcuni ragazzi avventurieri fra i libri rubati nelle biblioteche o stanati nei depositi per il macero. Cesare Pavese e Ginzburg più anziani e seri ci consideravano delle teste accese pericolose. Uno studente lituano ci traduceva Trotzski. Delle ragazze ebree che avevano fatto il liceo, (quello vero, che per noi irregolari pareva un tempio misterioso) ci prestavano dei libri rilegati che sapevano di chanel: Dedalus, Oblomov, I demoni. Andavamo a vedere i film di Carné alle due del pomeriggio per essere soli. Anni di manifesti rivoluzionari, riunioni segrete, amori di tutta una vita, casti come la cospirazione. Dopo tanti complotti facemmo scoppiare una bomba di carta durante un’adunata oceanica. Qualcuno di Giustizia e Libertà venne dalla Francia per un incontro segreto. La guerra ci disperse. Mobilitato per l’Albania, riuscii nel ’41 a raggiungere gli antifascisti al Cairo. Collaborai a Masses. New Leader pubblicava Morte di Italiani, i miei primi racconti, e poi usciva il mio romanzo, La generazione che non perdona, mentre Rommel si attestava a El Alamein e nel cortile dell’ambasciata britannica si bruciavano i cifrari. Scomparso Enzo Sereni, liquidato il Politecnico di Vittorini, espatriai nel dopoguerra come giornalista. Parigi e poi, per 25 anni, Balcani e Levante: interviste, guerriglie, pronunciamenti. Liquidavo. Liquidavo ogni giorno la vita con un pezzo per il giornale. Alcuni anni fa, di colpo, ho ricominciato a scrivere abbandonando il mestiere. E ho scritto La fortezza del Kalimegdan e, dopo qualche anno, Calda come la colomba. Vivo in una casa dell’Attica con eucalipti, vigna adagiata sull’argilla, gatti dalla testa piccola e le volpi all’imbrunire.”

Dello stesso autore

Alessandra

Richard Gorer “Guida agli alberi”, presentazione

Traduzione di Gina Bosisio, Paola Signori

Odoya Edizioni

Un viaggio su come riconoscere dalla forma delle foglie e dai solchi del tronco i nostri alberi, capire come sono arrivati vicini a noi, come si sono adattati al territorio, ma anche come curarli e proteggerli dagli agenti atmosferici e dai cambiamenti climatici. Richard Gorer è un esperto che si è reso conto che il punto di vista botanico è solo uno dei molteplici aspetti che riguardano gli alberi e in questo libro riccamente illustrato fornisce al lettore informazioni e notizie circa la loro storia e il loro enorme influsso sullo sviluppo del genere umano.

Una guida adatta a chi, a qualunque età, sia principiante in quella incredibile disciplina che ha inventariato una multiforme varietà di esseri viventi catalogati sotto l’etichetta di “Alberi”.

Ci piacerebbe davvero saperne di più e imparare a chiamarli per nome o semplicemete riconoscerli. Ecco che lo studioso Richard Gorer ci aiuta con il suo ampio e documentato testo a imparare a distinguere attraverso l’anatomia (tronco rami foglie radici fiori e frutti) e grazie anche alla sezione illustrata. E non solo, perché il raccontato è ricco di aneddoti oltre che di informazioni, ma anche di tante storie sulla loro origine ed esistenza sul pianeta, dei rapporti intrattenuti con gli esseri umani che hanno trovato rifugio o sono legati alla loro presenza in un particolare periodo della loro vita o agli alberi detti “sacri” in varie religioni.

Interessante e istruttivo per aprisi ad un mondo, quello naturale, poco indagato dai più, me compresa, ma affascinante soprattutto nella scoperta.

Richard Gorer, musicologo e studioso di orticoltura britannico.

Joël Dicker “Un animale selvaggio”, presentazione

Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra

Un animale selvaggio è un thriller mozzafiato costruito attorno a un meccanismo di suspense perfetto, che ci ricorda perché Joël Dicker, l’autore di La verità sul caso Harry Quebert, è diventato un fenomeno editoriale mondiale.(da La nave di Teseo)

La sinossi da La nave di Teseo

2 luglio 2022, due ladri stanno per rapinare una importante gioielleria di Ginevra. Ma questo non sarà un colpo come tutti gli altri. Venti giorni prima, in un elegante sobborgo sulle rive del lago, Sophie Braun sta per festeggiare il suo quarantesimo compleanno. La vita le sorride, abita con il marito Arpad e i due figli in una magnifica villa al limitare del bosco. Sono entrambi ricchi, belli, felici. Ma il loro mondo idilliaco all’improvviso s’incrina. I segreti che Arpad custodisce cominciano a essere troppi perché possano restare nascosti per sempre. Il loro vicino, un poliziotto sposato dalla reputazione impeccabile, è ossessionato da quella coppia perfetta e da quella donna conturbante. La osserva, la ammira, la spia in ogni momento dell’intimità. Nel giorno del compleanno di Sophie, un uomo misterioso si presenta con un regalo che sconvolgerà la sua vita dorata. I fili che intrappolano queste vite portano lontano nel tempo, lontano da Ginevra e dalla villa elegante dei Braun, in un passato che insegue il presente e che Sophie e Arpad dovranno affrontare per risolvere un intrigo diabolico, dal quale nessuno uscirà indenne. Nemmeno il lettore.

Lasciata l’ambientazione americana del Maine di Harry Quebert, i protagonisti operano in un contesto più familiare e contemporaneo: la città natale Ginevra, due coppie di protagonisti quasi quarantenni con i figli ancora piccoli, coinvolti loro malgrado in una rapina e attanagliati in un intrigo dal quale nessuno esce indenne, nemmeno chi lo vivrà solo sulla carta, come il lettore.

In una recente intervista (di Alberto Infelise su tuttolibri del 27 Aprile 2024) alla domanda

 I suoi romanzi si stanno avvicinando alla sua vita?

“Senza dubbio il sottotesto dei miei libri è molto vicino a quello che io sono. Harry Quebert era un libro in cui la domanda fondamentale su cui si basava tutto era “chi sono io e cosa voglio diventare”. Avevo venticinque anni quando l’ho scritto e quella era la domanda cruciale per me”.

“In questo ultimo libro a mettere in moto l’azione è il sentimento di non avere mai abbastanza, di non apparire mai abbastanza, di non essere mai abbastanza. I personaggi sono tutti a loro modo inseriti nella società, hanno successo nelle cose che fanno. Ma qualcosa li spinge sempre a volere di più[…] Il discrimine tra l’ambizione, il sogno, la speranza e l’insoddisfazione è molto labile. Dov’è il limite tra essere ambiziosi ed essere insoddisfatti?”

E precisa più avanti riflettendo sugli obiettivi che ciascuno si pone nella propria vita

“[…]E questo ha molto a che fare con i personaggi di Un animale selvaggio e con il modo in cui costruiscono le loro vite. Come le stanno costruendo? Per loro stessi o per la società? In questa società dell’apparenza, dei social, di Instagram, le persone si costruiscono per poter essere guardate e ammirate o per cosa è davvero importante per loro?”

Un’intervista interessante anche in relazione alle risposte, insite nel romanzo stesso.

Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985. I suoi romanzi sono tradotti in 40 lingue e hanno venduto più di dieci milioni di copie. Ha pubblicato La verità sul caso Harry Quebert (2013), Gli ultimi giorni dei nostri padri (2015), Il libro dei Baltimore (2016), La scomparsa di Stephanie Mailer (2018), L’enigma della camera 622 (2020), Il caso Alaska Sanders (2022). Ha ricevuto il Prix des écrivains genevois 2010, il Grand prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des Lycéens 2012.

“Avevo un posto andato in fumo”, a cura di Maria Grazia Camilletti

Nelle testimonianze di tredici sigaraie della Manifattura Tabacchi di Chiaravalle, raccolte dall’autrice nel 2007, in occasione dei 250 anni dalla nascita della fabbrica, la storia di donne che hanno avuto per quaranta anni, dal 1940 al 1980, un ruolo fondamentale nella produzione di sigari e sigarette, ma sono state anche al centro di una trama di affetti familiari e di amicizie tra donne.[…](dal Catalogo Edizioniae)

Una storia di lavoro, una storia al femminile legata a quella di una fabbrica, la manifattura Tabacchi di Chiaravalle (Ancona). Una raccolta di testimonianze orali di Storia e di storie personali queste ultime raccontate dalle protagoniste nel ricordo di quanto vissuto che aveva il sapore dell’emancipazione attraverso una conquista economica rispetto a quello degli uomini in una terra povera e arraetrata che offriva loro bracciantato o mezzadria.

Ma anche una storia di lavoro faticoso sostenuto dall’orgoglio per un’esperienza esemplare fatta di conquiste come quella contro il cottimo, imperante nella fabbricazione dei sigari, e di un nido nel riconoscimento del diritto ad essere madre e operaia pur nello sfruttamento di maestranza femminile  e di scarsa istruzione.

Testimonianze dirette di donne attive nella fabbrica dal 1940 al 1980 e raccolte dal 2007 dalla curatrice, la storica Maria Grazia Camilletti

Brevi note biografiche

Maria Grazia Camilletti ha insegnato per vent’anni italiano e latino nei licei, poi si è dedicata alla ricerca storica, in particolare alla storia di “genere”, presso l’Istituto per la storia del Movimento di liberazione nelle Marche, di cui è stata presidente dal 1996 al 1999. Ha fatto parte della redazione e del comitato scientifico della rivista “Storia e problemi contemporanei”. Ha pubblicato diversi saggi su riviste specializzate e per “I quaderni” dell’Istituto Gramsci Marche ha curato il numero “Le donne raccontano: guerra e vita quotidiana. Ancona 1940-1945″. Impegnata politicamente prima nel Pci, poi Ds, Pds e Pd, è stata consigliere comunale, poi assessore per due mandati. Per più di cinque anni ha tenuto lezioni per il corso “Donne e Istituzioni” organizzato dall’Università di Camerino.( da Edizioniae, autore)

Matthew Blake “Anna O”, presentazione

Con un esordio sorprendente, che è diventato un caso editoriale globale in corso di traduzione in oltre trenta paesi, Matthew Blake firma un thriller psicologico avvincente e inquietante, in cui il confine tra preda e predatore, tra vittima e carnefice, tra innocente e colpevole è sempre effimero e volubile.(da La nave di Teseo)

Anna Ogilvy, venticinquenne, scrittrice londinese, fondatrice della rivista “Elementary”, viene trovata addormentata nel suo cottage in una fattoria nell’Oxfordshire, con accanto un coltello da cucina di venti centimetri. Nel cottage vicino i corpi dei suoi migliori amici. E lei dorme e non si risveglia.

Un esordio travolgente quello di Matthew Blake già tradotto e venduto in trenta paesi, che ha visto la Warner Bros acquistare i diritti e  anche  i complimenti da Jeffery Deaver, Lee Child e David Baldacci.

Già la premessa colpisce il lettore: i fatti li espone uno dei protagonisti del libro, il dottor Benedict Prince, psicologo forense, esperto del sonno con il compito di svegliare la protagonista, affetta da una sindrome definita “della rassegnazione”, e sapere finalmente se si tratta di un’assassina e ricevere il naturale processo. Quello di Anna O, nome attribuito al caso e nato da quello da lei usato  sui social, comincia ad essere tale quattro anni dopo quando a Ben Prince, che ha studiato una lunga casistica di persone che hanno commesso crimini durante il sonno, viene dato l’incarico dal ministro della Giustizia di risvegliare Anna.

La maggior parte dei capitoli vedono Ben Prince come voce narrante che non solo cerca di svegliare “la bella addormentata”, così come è stata definita sui quotidiani, ma cerca anche risposte avviando un’indagine parallela. I capitoli sono poi inframmezzati da pagine del diario della protagonista e non mancano colpi di scena, false piste, nuove direzioni, interruzioni di scene proprio nel momento culminante.

In una recente intervista (di Marco Bruna su la lettura del 14 aprile) l’autore relativamente alla scelta del sonno e del sonnanbulismo, come elementi chiave nel suo thriller, ha dichiarato

Il sonnambulismo e la sindrome della rassegnazione, che porta a uno stato di riduzione della coscienza, sono due misteri. Ancora oggi, nessuno sa veramente che cosa li provochi. Un sonnambulo ha gli occhi aperti ma il cervello addormentato. È affascinante. Perché accade? E se fai qualcosa mentre sei sonnambulo, sei colpevole o no? Per trattare la sindrome della rassegnazione, secondo le teorie attuali, bisogna provare a riportare speranza nella vita di qualcuno. È un’idea meravigliosa, soprattutto per un romanziere: per curare qualcuno devi indagarlo come individuo, come faresti con un personaggio di finzione.

Matthew Blake ha studiato Lettere alla Durham University e al Merton College di Oxford. Ricercatore e speechwriter a Westminster, dopo aver scoperto che in media una persona passa dormendo trentatré anni della propria vita, inizia una ricerca approfondita sui crimini legati al sonno e sulla misteriosa malattia conosciuta come “sindrome della rassegnazione”, che lo porta a indagare su delitti compiuti in casi di sonnambulismo. Anna O nasce da questo interesse ed è il suo romanzo d’esordio. (da La nave di Teseo)

Silvio Governi “La lista di Greta”, recensione di Antonia del Sambro

Les Flâneurs Edizioni 

Quanto conosciamo i nostri figli adolescenti?

Greta è una figlia unica sedicenne, suo padre Antonio è un ispettore di polizia e sua madre un’infermiera. La sua amica del cuore Viola è per lei una sorella sin dall’infanzia, ma da qualche tempo nelle maglie strette del loro legame si è inserita Giulia, una ragazza tanto carismatica quanto irrequieta. Il trio concepisce un proposito, ovviamente segreto: stilare una lista di dieci desideri da realizzare insieme, a qualsiasi prezzo.[…](da Les Flâneurs Edizioni )

Nel 1998 un efferato fatto di cronaca scosse coscienze, famiglie e un intero territorio italiano. Le protagoniste erano tre studentesse dell’ultimo anno delle superiori. Una di loro morì tragicamente e di quella morte premeditata e insensata parlarono a lungo giornali e televisioni. Silvio Governi ne La lista di Greta partendo da questo doloroso e tragico evento costruisce un romanzo attuale e “personale” dove i differenti piani di lettura e di azione danno vita a un lavoro letterario di grande pathos e pura originalità.

C’è il giallo della scomparsa di una giovane donna, la rete sottile e impenetrabile di bugie che circonda questa scomparsa, la vita precedente della protagonista, ovvero quella di una ragazza brillante, educata, ambiziosa e gentile il cui unico errore è stato fidarsi delle persone a lei più vicine e più care e la tragicità del Male che quando assume le forme più inspiegabili finisce con l’essere inevitabilmente banale.

Governi però va oltre lo spunto di cronaca vera e di narrativa di genere e affianca una sottonarrazione da young adult dove le colpe apparenti di genitori fragili e determinati allo stesso tempo sono il pretesto autoriale per raccontare di una società profondamente malata e sola dove ognuno sembra essere sul cuor della terra trafitto da un raggio di odio.
Vendetta, premeditazione, solitudine, invidia, superficialità e odio, tanto odio represso e abilmente nascosto, questo racconta La lista di Greta che è oltre un noir, oltre un giallo, oltre un saggio sui rapporti genitori-figli nella società 2.0.

La scrittura di Silvio Governi è precisa, minuziosa e facile, nel senso più positivo del termine perché nonostante il tema e l’articolata trama questo è un romanzo che si legge tutto di un fiato. Ed è la vera novità di genere di questa primavera 2024.   

Silvio Governi, classe 1967, è un regista romano. Nel 2014 il suo cortometraggio Ad esempio, interpretato da Vinicio Marchioni e Sabrina Impacciatore, è stato candidato al David di Donatello. Con Piemme ha pubblicato il romanzo Domani arriva veloce. (da Autore, Les Flâneurs Edizioni )

Charlotte J. Bright “Trilogia del Nerva”, Fanucci editore

UNA STORIA NEW ADULT AMBIENTATA NELLE GALASSIE PIÙ LONTANE.  UNA STORIA D’AMORE ENEMIES-TO-LOVERS, E UN SEGRETO TRAMANDATO DA UN’INTERA DINASTIA. 

L’autrice si firma con uno pseudonimo nella tradizione di Erin Doom, Felicia Kingsley, Carrie Leighton e Kira Shell. Ha 25 anni e oltre 45k follower su Instagram (@astro_giulia) grazie ai suoi studi d’ingegneria spaziale e ai precedenti libri pubblicati.

Fanucci Editore

Un romanzo enemies-to-lovers, sexy, ricco di azione e con un segreto tramandato da un’intera dinastia destinato a diventare l’arma più potente dell’universo.

Il Nerva è un’arma, un dono, un potere che permette ai suoi portatori di manipolare ogni forma di energia. Per Anna Baird Drake è una condanna. E se invece fosse la soluzione? «La vita può essere complicata. Ma se ti nascondi dietro un’apparenza troppo a lungo finisci per dimenticare chi sei. Non siamo l’armatura che portiamo.» Un concentrato di avventura, passione, adrenalina, navi spaziali, drink, intelligenze artificiali e scienza che assomiglia a magia. La Trilogia del Nerva è questo: un sci-fi fantasy romance ambientato nel futuro nello spazio, con elementi che richiamano alla nostra realtà, un potere che sembra magia ma in realtà è scienza, e un’avventura arricchita da un amore a combustione lenta.

La Trama

In un futuro in cui l’umanità si è trasformata in una società interstellare, il mondo brulica di spie e traditori che cospirano per impossessarsi del Nerva. Anna è l’ultima di una dinastia che da sempre lo controlla spostandosi da ben due decenni, insieme alla sua famiglia, da un sistema solare all’altro all’interno del Circolo Galattico Definito. Ma nascondersi è praticamente impossibile. All’ennesimo tentativo di proteggere il Nerva da Goran, il leader dei ribelli, Anna è costretta a rifugiarsi all’Accademia sotto falsa identità . Con il suo spirito inadatto al rigore militare, si ritrova ben presto nel mirino delle pressanti attenzioni del tenente più scontroso ed enigmatico, Seneca Graves, e lei stessa non riesce a ignorare il piacere che le provoca sfidarlo. Ma gli eventi precipitano e l’Accademia può aspettare. Ora c’è in ballo una sfida più grande di lei e Anna sarà costretta a scendere a patti con il suo passato per scoprire una verità ancora più scomoda… Un’avventura nello spazio siderale, una storia di amicizia e rispetto, ma anche di inganni e falsità , dove la verità rischia di essere manipolata e l’unica via per la sopravvivenza è seguire l’istinto, anche a costo di rimetterci la vita.

 Classe 1999, di Torino, Charlotte J. Bright ha studiato Ingegneria aerospaziale e con la Trilogia del Nerva è al suo esordio nel panorama fantascientifico e fantasy italiano. Appassionata e studiosa del volo spaziale umano su Luna e Marte, ha scritto il suo primo libro di fantascienza a 18 anni, a cui sono seguite pubblicazioni in self-publishing o divulgative firmate con il suo vero nome, Giulia Bassani (Sognavo le Stelle, Il Saggiatore, 2021; Elon Musk e SpaceX: Obiettivo Marte, Kenness Editore, 2021). Dal 2015 condivide sui social la sua passione per lo spazio sotto il nome di @astro_giulia. Entra nel catalogo Fanucci Editore con Trilogia del Nerva, un romanzo new adult nel genere fantascientifico, primo in Italia.