Tuttatoscana a TourismA

Firenze capitale della cultura e dell’arte ospita tourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale

Una manifestazione di tre giorni, negli spazi prestigiosi del centralissimo Palazzo dei Congressi.tourismA è un momento di esposizione, divulgazione e confronto di tutte le iniziative legate alla comunicazione del mondo antico e alla valorizzazione delle sue testimonianze.

tourismA

è rivolto a tutte le realtà culturali ed economiche attive nel settore archeologico-artistico-monumentale: istituzioni di ricerca pubbliche e private, parchi, musei, enti di promozione, operatori turistici, categorie professionali.

Per fare di tourismA un grande momento di incontro degli operatori e degli appassionati del settore è stata scelta una delle città europee più legate all’idea dei beni culturali come valore identitario e motore di promozione economica. Firenze è anche la città italiana più facilmente raggiungibile: il Palazzo dei Congressi dove si tiene il Salone è dislocato accanto alla stazione di Santa Maria Novella, che a sua volta si trova al centro del sistema ferroviario dell’alta velocità.

SABATO 24 FEBBRAIO
SALA 9 ore 9:00 – 18:00

CULTURA COLTURA CULTO
Patrimonio italiano e turismo culturale
A cura di Agostino De Angelis attore e regista

Mattina ore 9:00 – 13:00
⋅ REGIONE LAZIO
⋅ REGIONE BASILICATA Agenzia di Promozione Territoriale Basilicata
⋅ ARCIVESCOVADO DI CATANIA
Grazia Spampinato direttore Museo Diocesano e vicedirettore Ufficio Diocesano per i Beni Culturali
Rev.do Sac. Massimiliano Parisi direttore Ufficio Amministrativo della Diocesi, amministratore di Catania pulcherrima e rettore di chiese del centro storico
⋅ Ernesto Tedesco sindaco di Civitavecchia, Simona Galizia assessore alla Cultura
⋅ Pietro Tidei sindaco di Santa Marinella (Rm), Paola Fratarcangeli delegata al Castello di Santa Severa
⋅ Paolo Pilotto sindaco di Monza (Mb)
⋅ Mario Baccini sindaco di Fiumicino (Rm)
⋅ Elena Gubetti sindaco di Cerveteri (Rm)
⋅ Alessandro Giulivi sindaco di Tarquinia (Vt)
⋅ Alessandro Grando sindaco di Ladispoli (Rm)
⋅ Stefania Bentivoglio sindaco di Tolfa (Rm)
⋅ Luigi Landi sindaco di Allumiere (Rm)
⋅ Mirko Zauri sindaco di Pescina (Aq)
⋅ Stefano Minerva sindaco di Gallipoli (Le)
⋅ Andrea Barone sindaco di Alezio (Le), Fabiola Margari assessore alla Cultura
⋅ Emanuela Panzironi sindaco di Zagarolo (Rm)
⋅ Istituto Statale Istruzione Superiore “Enrico Mattei” – Cerveteri
⋅ Salvina Pizzuoli capo redattrice Tuttatoscanalibri

Francesco Randazzo “Freme la vita. I sogni di Goffredo Mameli”, Graphofeel Edizioni

Quel ragazzo è un simbolo!” gridò uno mentre lo portavano via. “Salvate almeno lui, se non per questa Repubblica sotto assedio e quasi vinta, per la Repubblica che verrà!”

Graphofeel Edizioni

La biografia romanzata di Goffredo Mameli, patriota e scrittore, ragazzo entusiasta e pieno di gioia di vivere, morto a soli ventuno anni durante la difesa della Repubblica romana. Vissuto tra Genova, Milano e Roma, fu una vera star del Risorgimento, ed ebbe grande influenza nella cultura del suo tempo. Amico di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, amato dalle donne e venerato dagli amici è l’autore del testo dell’attuale Inno d’Italia che fu musicato da Michele Novaro.

“Il Risorgimento è stato relegato ad una esaltazione retorica,” – spiega l’autore – “mentre invece è stato animato da uno spirito libertario e rivoluzionario, ricco di idealismo democratico, vissuto non soltanto dalle classi intellettuali, ma anche dal popolo e da moltissimi giovani. Mameli era uno di questi ragazzi, il più famoso, ma forse anche il meno conosciuto. Se lo si spoglia dell’apologia posteriore, mostra tutte le fragilità di un adolescente, ma anche tutta la forza di ribellione, la voglia di cambiare il mondo in meglio. Ai miei occhi è diventato come un ragazzo d’oggi che protesta e lotta per i diritti negati, contro le ingiustizie e le sopraffazioni.”

Francesco Randazzo si è laureato in Regia nel 1991 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Lavora in Italia e all’estero come regista e autore per importanti teatri e festival. È fondatore della Compagnia degli Ostinati – Officina Teatro, della quale è stato direttore artistico. Ha pubblicato testi teatrali, poesie, racconti e due romanzi; ha ottenuto numerosi premi di drammaturgia e letteratura nazionali e internazionali. Suoi testi teatrali sono stati tradotti in spagnolo, ceco, francese e inglese e rappresentati in Canada, Usa, Croazia, Slovenia, Belgio, Spagna, Francia, Cile. Per Graphofeel ha pubblicato I duellanti di Algeri (2019) e Il vero amore è una quiete accesa (2021).

Diego Brasioli “Il caffè di Tamer”, Mursia Editore

Mursia Editore

«E dopo ogni guerra, pensava Dori, dopo ogni battaglia, non una, ma due, tre, dieci, cento versioni. Chi ha ragione, alla fine? Ciò che appare sembra una cosa, ma poi ne sembra un’altra, e poi ancora cambia di prospettiva. Alla fine, cosa conta chi ha ragione, se la ragione stessa è andata persa?»

Questa è la storia dell’ebreo Dori Goldman e del suo amico arabo Tamer Hammoud che aveva un locale senza nome né insegna negli antichi vicoli di Gerusalemme. Era un luogo di pace che tutti chiamavano, semplicemente, il caffè di Tamer.

Un tragico e delicato romanzo che trascina nel cuore della terra promessa, dove niente è ciò che sembra, dove la morte e l’amicizia camminano fianco a fianco. Uno spaccato di vita mediorientale lucido e tragico fatto di rapporti umani sempre più difficili tra arabi ed israeliani, di istinti omicidi superiori a qualsiasi voglia di riconciliazione, ad ogni accordo realmente ragionato e quindi possibile. Ogni emozione, ogni dialogo, ogni speranza confina sempre con una pesante atmosfera di morte, di resa dei conti che pesa come una spada di Damocle sulla sofferta quotidianità di intere popolazioni. Il finale tragico fa riflettere e non lascia certo grande spazio ad ipotesi di definitive risoluzioni non violente dei conflitti mediorientali.

Diego Brasioli (Roma, 1961) è un diplomatico di carriera. Presso la Farnesina, è stato presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani, direttore per il Nord Africa e il Medio Oriente, direttore per la Sicurezza e il Disarmo e vicedirettore generale per gli Affari Politici. Ha lavorato in varie sedi diplomatiche all’estero: in Pakistan, Giordania, Libano, a Los Angeles negli Stati Uniti e, come ambasciatore d’Italia, in Romania e Lussemburgo. Con Mursia ha pubblicato il romanzo Le stelle di Babilonia, vincitore del Premio Gaeta per la Letteratura di viaggio e di avventura (2007).

Claudio Chiaverotti – Pierluigi Porazzi “Il re delle fate d’autunno.In fondo alle filastrocche è sempre buio” Mursia Editore

MURSIA

Collana Giungla Gialla

in libreria dal 22 febbraio

“Dall’incontro di due anime creative e da stima e ammirazione reciproca è nata prima un’amicizia vera e in seguito l’opportunità di scrivere insieme una storia, e questa storia è diventata Il re delle fate d’autunno.” (P. Porazzi, C.Chiaverotti)

«Dolcezza, un puntino quasi dimenticato su qualunque mappa stradale, qualche migliaia di abitanti, poche anime rimaste, la maggior parte vendute per molto meno di trenta denari. Tutti invece conoscono la fabbrica di prodotti chimici che dà lavoro alla maggior parte degli abitanti del paese, l’Ekta.»

Adolescenti, belle e con qualche segreto di troppo: sono le vittime di un serial killer che si fa chiamare il re delle fate d’autunno e semina terrore nello sperduto paesino di Dolcezza, in Friuli. Al caso lavora l’ispettrice Foscari che, con il suo vice Chiarloni, scava tra le torbide ombre di una provincia solo all’apparenza tranquilla. Chi è l’assassino? Perché uccide? E ha qualcosa a che fare con l’Ekta, la fabbrica che tutti in paese detestano e temono?

Incipit: 

A occhi chiusi, il tepore dell’ultimo sole dell’estate sulle guance le accende un lieve sorriso sulle labbra. Ha sempre amato l’estate, il caldo, le maniche corte, le corse da bambina nei prati della casa di montagna, le libellule. Sembravano piccole fate, le libellule. Amava vederle volteggiare intorno a lei, restare immobile finché una si posava sulla sua mano, e osservarle da vicino. Avevano occhi enormi, il corpo oblungo e quasi sgraziato, le ali così sottili e delicate che sarebbe bastato un tocco delle dita per distruggerle. In un istante, la sua mente è tornata a un passato simile alla felicità, allora inconsapevole, di una ragazzina che aveva davanti a sé infinite strade, infinite possibilità. Le sembra quasi di sentire ancora l’odore di erba tagliata dei campi.

Claudio Chiaverotti ha scritto le strisce delle Sturmtruppen, e dal 1989 lavora come sceneggiatore presso la Sergio Bonelli Editore. Ha scritto più di cinquanta storie di Dylan Dog, ha creato il personaggio fantasy Brendon e la serie Morgan Lost, in corso di pubblicazione. Ha diretto il cortometraggio I vampiri sognano le fate d’inverno?, miglior cortometraggio al XXXVII Fantafestival di Roma.

Pierluigi Porazzi ha pubblicato per Marsilio L’ombra del falco, Nemmeno il tempo di sognare e Azrael, premiato come miglior romanzo dell’anno nell’ambito dei Corpi Freddi Awards. Per Pendragon è uscito Una vita per una vita, scritto con il giornalista Massimo Campazzo, e per La Corte Editore La ragazza che chiedeva vendetta, Il lato nascosto, Mente oscura e Ritratti di morte. Ha pubblicato anche molti racconti in varie raccolte e antologie. Da uno dei suoi racconti è stato tratto il cortometraggio “La fotografia”, diretto da Luca Sabbatini.

Lorenzo Mazzoni “Antidolorifico”, presentazione

Edizioni La Gru per la Collana Libero Marzetto

Libero Marzetto è qualcosa di particolare, una sfida letteraria, un progetto unico perché ogni storia nasce dall’ascolto di una canzone e ogni libro esce con tiratura limitata in 149 copie numerate.

Un noir-pulp ironico e dissacrante, un romanzo corale in cui i personaggi, tutti al limite della società per bene, cercano di barcamenarsi e di trovare l’occasione della vita. Anche se poco lecita. Un libro, che risente del peso di un certo cinema di genere, nato dall’ascolto di Painkiller, brano che la band svedese Bakyard Babies ha scritto assieme a Tyla dei The Dogs d’Amour. Un viaggio lisergico, quello di Mazzoni, ai margini del genere umano. 

L’incipit

Ponzana, sabato 17 maggio, ore 10.00
Il motore della macchina, una FIAT Panda bianca, iniziò a borbogliare a qualche chilometro da Ponzana, sulla Strada Provinciale 11. Il mugugno meccanico si diffondeva dal cofano
e si incuneava, con sonorità tronche ed esitanti, fin dentro l’abitacolo.
Nazzareno Galli strinse il volante. Mancavano meno di venti minuti per giungere a Vercelli, dove avrebbe chiesto l’aiuto di un meccanico di sua fiducia e, una volta sistemata la macchina, sarebbe potuto ripartire verso la Francia, con il nobile obiettivo di vivere una vita da espatriato. Ricco.
Del fumo denso iniziò a uscire dal cofano, seguito da un rantolo prolungato, come di ingranaggio ferito a morte. La FIAT Panda sobbalzò e, infine, si bloccò di colpo. Lì, sul ciglio della strada.
Nazzareno sospirò, contò fino a dieci, scese dall’auto e aprì il cofano. Una fumana grigia e pregna di cattivi presagi lo investì in pieno volto.

Lorenzo Mazzoni (Ferrara, 1974) ha vissuto a Londra, Istanbul, Parigi, Sana’a, Hurghada e ha soggiornato per lunghi periodi in Marocco, Romania, Vietnam e Laos. Scrittore, saggista e reporter, ha pubblicato una ventina di romanzi, tra cui Apologia di uomini inutili (La Gru, 2013), Quando le chitarre facevano l’amore (Edizioni Spartaco, 2015; Premio Liberi di Scrivere Award), Un tango per Victor (Edicola, 2016), Il muggito di Sarajevo (Edizioni Spartaco, 2016), In un cielo di stelle rotte (Miraggi, 2019). Ha creato l’ispettore Pietro Malatesta, protagonista della seria noir (illustrati da Andrea Amaducci ed edita da Koi Press): Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico. Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi su il manifesto, Il Reportage, East Journal, Scoprire Istanbul, Reporter e Torno Giovedì. Mazzoni è inoltre docente di scrittura narrativa di Corsi Corsari e consulente per diverse case editrici. Nel 2015 è entrato a far parte di Mille Battute, un contenitore culturale di esperienze umane che promuove workshop di scrittura, reportage e fotografia in giro per il mondo. Collabora con Il Fatto Quotidiano. https://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lmazzoni/

Tore Renberg “La mia Ingeborg”, presentazione

Premiato come miglior libro dell’anno dai librai norvegesi, bestseller letterario trascinato da una scrittura sferzante, teso come un thriller e commovente come una storia d’amore, La mia Ingeborg è l’intenso racconto di una famiglia che, capeggiata da un uomo distruttivo, va in pezzi.(da Fazi Editore)

Novembre.
Cosa diceva sempre Ingeborg?
È il periodo più esile dell’anno, Tollak.

Sì.
L’autunno sfiorisce, l’inverno deve attendere.

Parlava forbito, Ingeborg, da quella donna ho imparato tante parole ed espressioni.
Abbiamo soltanto questo arco di tempo da vivere insieme, Tollak, fai in modo di essere buono con me.

Sì.
Era così.
L’amavo in maniera totale, come nessun altro uomo ha mai amato una donna e maledico le forze demoniache che me l’hanno portata via

Il protagonista ricorda, pensa, riflette e rimpiange il passato, gli errori commessi e i sensi di colpa che ne sono derivati: è la voce narrante, un monologo con se stesso quando non parla con lei direttamente, la sua Ingeborg. Vive in una casa isolata, in mezzo ai boschi nella zona della Norvegia più ad ovest. È rimasto solo con Otto, un ragazzo abbandonato dalla propria madre  “un ragazzo pallido, ha le mani lente e molli, gli occhi impauriti, e dentro di sé non è come gli altri. Se ne sta nella stalla. Con la rete. Lo vedo tutti i giorni, mi prendo cura di lui”.

Si è lasciato andare, e tutto intorno a lui risente di questa scelta di abbandono: solo e arrabbiato si è isolato dal mondo rifiutando anche i contatti e le informazioni attraverso i giornali e la televisione e ha litigato con tutti, ma ora che è anche malato ha chiamato i figli che vivono in città e con i quali non è mai riuscito a costruire buoni contatti: ha un segreto da confidare loro, anzi due.

Un finale inatteso e intenso.

Tore Renberg Nato nel 1972 a Stavanger, è uno degli autori norvegesi più popolari, versatili e acclamati dalla critica. Ha vinto numerosi premi letterari e i suoi libri sono stati tradotti in ventidue lingue. Ha esordito nel 1995 con la raccolta di racconti Sovende floke, alla quale sono seguiti quindici romanzi. La mia Ingeborg, pubblicato in Norvegia nel 2020, è il suo più grande successo letterario. Ha scritto anche sceneggiature e opere teatrali. Oltre alla scrittura si dedica alla musica: ha suonato in diversi gruppi, tra cui i Lemen, formazione in cui lui era la voce e Karl Ove Knausgård il batterista.(da Fazi Editore)

Gianni Bonini “Primavera di bellezza. Un’autobiografia non autorizzata”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Samizdat Edizioni

Molte sono le concomitanze determinanti nella vita di ciascuno di noi: il nucleo familiare, includendo la sfera delle conoscenze e frequentazioni costanti, amici e parentado, con gli affetti e le emozioni ad essa connessi; gli incontri fortuiti; le scelte operate in itinere, spesso istintive o comunque non sempre legate ad analisi approfondite; il tutto gioca, si organizza, risente di uno sfondo, legato al periodo storico, alle vicende, vicine e lontane, alle esperienze che ciscuno sperimenta, conduce e interpreta a proprio modo.

Questa premessa al testo di Gianni Bonini, “battezzato da vero fiorentino nel bel San Giovanni. Gianni, non Giovanni”,  ha un senso ben preciso: ripercorrere come lettore le pagine autobiografiche è un ricordare o conoscere, interpretare, analizzare, capire una trance de vie, cogliendola in un contesto, come fa l’autore che la inquadra sullo sfondo della situazione storica, non solo da protagonista ma anche da analista e studioso di geopolitica, e lo fa benissimo.

Tra gli anni ’50 e gli anni ’80, la sua autobiografia infatti è articolata come in due parti:  i ricordi dell’età “spensierata”, tra gli affetti e le emozioni ad essi legate, e i ricordi di un’età più matura, entrambe ben contestualizzate e circostanziate in ambito artistico, socio-economico-politico e culturale in senso ampio e completo. I due periodi decisamente diversi per la storia che li ha caratterizzati: dall’Italietta del dopoguerra e della ricostruzione, dal paese del cambiamento, alla caduta delle illusioni, periodo che prelude, anche se senza precise sintomatologie evidenti, a quanto accaduto dopo i fatidici anni Ottanta.

“Voglio lasciare traccia di un mondo reale che non è quello delle stereotipe liturgie di regime. Il secolo lungo e sanguinoso, il Novecento, che ha permesso l’accesso alla Storia di grandi masse proletarie, nel senso latino del termine […]”

“La mia non è stata la meglio gioventù, ma una generazione che la Ricostruzione uscita dalla guerra civile europea preparava a fare la classe dirigente, eredi di donne e uomini che erano sopravvissuti al disastro, capaci di amore, innervati da dottrine sociali centrate sull’Uomo”.

Un testo che racconta un periodo di grande fermento economico, di progettazione di una società nuova, di ricerca e impegno e di sperimentazione in tutti gli ambiti dal produttivo a quello artistico, scientifico, sociale, politico con grandi spinte innovative della nostra società che ha, e non poteva essere altrimenti, influito sulle scelte, su tutto quel vivere per vivere che caratterizza l’età giovanile, quella che in termini sintetici possiamo definire la nostra “primavera”.

Gianni Bonini (Firenze 1950) studioso di geopolitica, è stato uno dei costituenti fiorentini del Manifesto spostandosi successivamente nell’area socialista. Poi Presidente della Fiorentinagas e vicepresidente del CIHEAM (Centre International de Hautes Ètudes Agronomiques Méditerranéennes), è autore di molti articoli e saggi.

L’Ora blu, in Viale dei Mille 27r a Firenze , è la libreria in cui è possibile acquistare il libro

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Paesaggi mediterranei. Dove la geografia provoca la storia”

“Il Mediterraneo nuovo”

Anna Macrì “Gli amori malvagi. Dieci storie di ordinaria violenza”, Bibliotheka Edizioni

NEGLI “AMORI MALVAGI” DELL’ATTRICE CALABRESE ANNA MACRÌ, DIECI STORIE VERE DI ORDINARIA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE

IL RISULTATO DI UNA RICERCA DURATA TRE ANNI 

Prefazione di Francesca Rennis

«Se lo lasciassi sarei persa, non so fare altro che la bestia da soma di un uomo. Non so che cucinare, rassettare, stirare, rammendare e aprire le gambe quando vuole».

Gli amori malvagi. Dieci storie di ordinaria violenza dell’attrice calabrese Anna Macrì, in libreria il 16 febbraio per le edizioni Bibliotheka (96 pagine, 16 euro, edizione ebook a 4,99) è il risultato di una ricerca sul campo durata tre anni in vari centri antiviolenza. Il libro raccoglie dieci testimonianze (sulle oltre cento ascoltate) di donne violate da fidanzati, mariti, presunti amici. Le protagoniste si raccontano con onestà e crudezza, dopo percorsi spesso segnati da rassegnazione, istinto protettivo nei confronti dei figli, denuncia dei carnefici, sensi di colpa, timore del giudizio altrui e depressione.

Cristallizzato in un istante infinito di dolore, il racconto della violenza subita punta il dito sull’incapacità manifestata da molti uomini, e spesso in situazioni considerate normali e ordinarie, di costruire con le loro compagne rapporti maturi e di reciproco rispetto.

«L’ho scritto a mano, sotto gli ulivi della mia campagna o in riva al mare», spiega l’autrice. «E di notte, nel silenzio del mio studio, con la musica come compagna».

Attrice versatile, Anna Macrì ha ricoperto ruoli drammatici e brillanti, frequentando tragedia e commedia dell’arte, teatro danza e dell’assurdo. In nomination al David di Donatello per il cortometraggio Onora la Madre, vincitore Best Short 2018 di Matera, è stata nel cast del film di Volfango De Biasi Nessuno come noi. Per il teatro ha scritto e rappresentato Cria da Marè su Marielle Franco, politica, sociologa e attivista brasiliana assassinata nel 2018 (produzione Confine Incerto).

Benjamin Stevenson “Tutti su questo treno sono sospetti”, presentazione

Dopo il grande successo di Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno, Benjamin Stevenson torna con un giallo brillante e ricco di humour, che corre davvero come un treno verso il più sorprendente dei finali.
Un viaggio in treno.
Un cadavere alla prima fermata.
Dei passeggeri molto sospetti: sanno tutti come cavarsela con un delitto.
Chi di loro è il colpevole? (da Feltrinelli Editore)

“Tutto già sentito, dite? Scordatevelo. Questo romanzo è tra i più originali e spiazzanti che avrete letto, se come vi consigliamo caldamente vorrete farlo. Tutto è unico, tutto è esclusivo. Dai personaggi, i cui caratteri sono disegnati con velenosa conoscenza del mondo editoriale tanto da dare i brividi e far ridere convulsivamente chi lo pratica per mestiere, alla trama piena di rivolgimenti e colpi di scena; dall’ambientazione, esotica e tuttavia riconoscibile, alla scrittura, brillante e coinvolgente, colta e divertente in ogni momento”.

Così, nella sua recensione al romanzo, De Giovanni su La Lettura (4 febbraio 2024) definisce la seconda opera narrativa dello scrittore – attore australiano Benjamin Stevenson autore di   “Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” il cui successo ne ha determinato la traduzione in oltre 20 paesi e una serie Tv per HBO di prossima programmazione.

Il protagonista è di nuovo Ernest Cunningham, quasi un secondo episodio della sua storia, che è diventato famoso per aver scritto un true crime sulla propria famiglia, ma ora il suo agente letterario e il suo editore gli chiedono un nuovo libro. Invitato al Festival Australiano del Giallo, in omaggio ad Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie, viaggerà, come previsto dagli organizzatori, insieme ad un gruppo di giallisti a bordo del Ghan, il treno che attraversa l’Australia, da Darwin a Adelaide: sarà occasione per nuove ispirazioni.

E in men che non si dica il morto ammazzato è servito alla prima stazione… E così tutti sono sospettati e nello stesso tempo investigatori!

Benjamin Stevenson, pluripremiato stand-up comedian e scrittore, ha fatto il tutto esaurito all’International Comedy Festival di Melbourne e al Fringe Festival di Edimburgo, ed è apparso più volte su abc, Channel 10 e The Comedy Channel. Ha scritto tre romanzi e lavora come agente letterario in Australia. In corso di traduzione in oltre venti paesi, Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno ha raggiunto il primo posto delle classifiche bestseller australiane e diventerà una serie tv per hbo.(da Feltrinelli Autori)

Alessandra Jatta “L’apolide”, Voland Editore

Le novità di febbraio 2024

La storia vera di una famiglia russa approdata in Italia in seguito alla rivoluzione d’ottobre del 1917. Un romanzo che parla di accoglienza, rinascita e amore, tra documento e invenzione narrativa.

1917: la Russia è sconvolta dalla rivoluzione d’ottobre, che cambia con violenza l’assetto del mondo. Dopo la terribile sorte dello zar e della famiglia imperiale, gli Olsufiev fuggono da Mosca per cercare riparo in Italia, a Firenze, dove hanno la fortuna di possedere una casa…   
Basato su documenti storici, diari, lettere e foto in possesso dell’autrice, discendente di quella nobile famiglia, L’apolide è l’appassionante storia di una fuga e di un approdo. E della vita che i protagonisti, sostenuti dalla forza d’animo della matriarca Olga, devono affrontare nella nuova patria, dove il destino riserverà loro molte sorprese.

ALESSANDRA JATTA è nata a Roma. Laureata alla Sapienza   in Storia dell’Europa orientale, e alla Sorbonne in Letteratura francese, ha vissuto all’estero per diversi anni lavorando come traduttrice, interprete, giornalista e organizzatrice di eventi. Foglie sparse (Voland 2022) è stato il suo esordio narrativo.