Mercè Rodoreta “Specchio infranto”, La Nuova frontiera editore, 2013 traduzione di Giuseppe Tavani

“Specchio infranto” un lungo romanzo che segue le vicende di una famiglia catalana per tre generazioni fino all’avvento al potere di Francisco Franco.

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Alcuni stralci dal Prologo dove l’autrice racconta e spiega le sue motivazioni alla scrittura e rende partecipe il lettore delle sue scelte narrative e linguistiche, del travaglio per la nascita dei personaggi, la loro vita e la loro genesi. Un romanzo visto attraverso gli occhi dell’autrice e le sue riflessioni.

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La piazza del Diamante

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“Giardino sul mare”

“Via delle Camelie”

“La Piazza del Diamante”

Petra Hartlieb “La mia meravigliosa libreria” recensione di Giulia Ziino da La Lettura Il Corriere

Facciamo una follia, mettiamo su una libreria

L’austriaca Petra Hartlieb racconta la sua impresa a lieto fine (con tanta fatica)

 

 

Sembra un romanzo ma è una storia vera. Di quelle che fanno sognare gli amanti viscerali dei libri, i romantici della pagina, gli annusatori di carta stampata. C’è tutto: la coppia (lui tedesco, lei austriaca, lui manager in una casa editrice, lei giornalista culturale freelance), il pensiero un po’ matto (e se cambiassimo vita? E se aprissimo una libreria tutta nostra?), schiere di amici pronti a dare una mano (che sia prestare 40 mila euro a tasso zero o montare scaffali di legno), famiglie allargate, piccoli guai e grandi successi.

[…] il fatto è che quando Petra e Oliver, suo marito, in vacanza da amici a Vienna scoprono per caso una vecchia libreria in vendita per fallimento decidono di fare un’offerta. Un gioco? Forse, ma l’asta è vera e Petra e Oliver la vincono. […]

La libreria degli Hartlieb esiste davvero, a Vienna: da quell’asta del 2004 è diventata un punto fermo del quartiere di Währing, e ne è nata una seconda sede, con sezioni specializzate italiane e francesi. […](da GIULIA ZIINO La Lettura Il Corriere)

Primo Levi: intervista a Pier Vincenzo Mengaldo dal Corriere Cultura

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Primo Levi “Se questo è un uomo” recensione di Salvina Pizzuoli

Dello stesso autore “Storie naturali”

 

Alessandro Pagani “500 chicche di riso” -96, Rue De La Fontaine Edizioni

Alessandro Pagani, toscano, ci ha abituato alle sue “chicche”:  con “Io mi libro” recensito su tuttatoscanalibri.com, ci ha regalato  ben 500 freddure e altrettanti sorrisi giocando con le parole. Così in “500 chicche di riso” dove le battute, non tutte scoperte, non tutte evidenti, sono  proprio per questo più interessanti e spassose, indagano anche  incongruenze, paradossi, assurdi comportamenti in una dimensione surreale, quella che, come si legge nella pagina omonima, è “un luogo parallelo al tangibile, dentro una visione diversa delle cose, in una giustapposizione solo apparentemente incongrua tra ciò che è, quello che sembra e il fantastico opposto”.

Come chiarisce Cristiano Militello nella Prefazione “In Chicche di riso il Pagani, si mette nel solco dei Bartezzaghi e dei Campanile, passando per Woody Allen (la numero 499 avrebbe potuto scriverla tranquillamente lui). Il nostro ci regala o, meglio, ci fa pagare il giusto, una valanga di freddure con predilezione per il calembour, anzi, ad esser precisi, per i metaplasmi, le metatassi e i metasememi. Non vi spaventate: nel mesozoico (1994) mi sono laureato con una tesi dal titolo “Aspetti comunicativi e pragmatici del cabaret come tecnica di satira” e nel capitolo 5 misi in fila, appunto, tutte le tipologie di battuta esistenti”.

L’Indice ci dà gli argomenti e le sezioni in cui sono articolate le “chicche”:

INDICE
Prefazione

La surrealtà
La realtà irreale
La cronaca sincronica
TG spaziale

Il testo è illustrato con i disegni di Massimiliano Zatini

Alcune spigolature:

  • «Traduca in francese: Giampaolo ha avuto molto senza
    aver compiuto sforzi per ottenerlo.»
    «Jean Paul Belmondo.»
  • Ritrovati resti antichissimi di organismi viventi. Un paleontologo commenta: «Ah se fossi lì…».
  • Se bevi superalcolici a Natale fai delle reti fantastiche:
    gin goal bel.

E concludiamo spigolando nella sezione intitolata “TG spaziale”

  • Costruito robot in grado di montare un mobile Ikea in soli trenta secondi. E senza fare neanche una telefonata all’assistenza.
  • Modificato il gene di un dentista in laboratorio. Finalmente non ti chiederanno cose quando hai la bocca aperta.

… e buone 500 chicche di riso a tutti!

S.P.

L’Autore, cenni biografici dalla Quarta di copertina:

Alessandro Pagani è nato  nel 1964 a Firenze, dove vive e lavora. Artista del movimento underground fiorentino Pat Pat Recorder durante gli anni ’80, nel 1988 inizia un percorso come musicista con svariati gruppi.   Attualmente è batterista del gruppo rock Stolen Apple. Ha pubblicato Perché non cento? (2016) Io mi libro (2018)

Il Tirreno dal Salone del libro di Torino, lunedì 13 maggio

Il Tirreno dal Salone del Libro di Torino, lunedì 13 maggio

 

 

“Alba Nera” di De Cataldo si candida come bestseller, Parrella ci racconta Napoli, commuove la storia dolorosa di Bazzi

Dal noir alla guida per la comunicazione,
un poker di imperdibili dal Salone di Torino

… abbiamo selezionato per voi alcuni libri italiani che varrà la pena leggere nei prossimi mesi, e che probabilmente troverete sotto l’ombrellone (il vostro, o quello del vostro vicino).Si comincia con “Almarina” (Einaudi, pp. 123) romanzo di Valeria Parrella… Per gli appassionati di noir va segnalato l’ultimo libro di Giancarlo De Cataldo, “Alba Nera” appena pubblicato per Rizzoli…

…continua a leggere l’articolo

“Racconti italiani” a cura di Jhumpa Lahiri, recensione di Tiziana Lo Porto da Il Venerdì La Repubblica

[…] (Da Tiziana Lo Porto Il venerdì La Repubblica)

Miljenko Jergovic “Radio Wilimowski” un racconto di viaggio a cura di Martina Castagnoli

In un lontano 1938 un anziano professore polacco, vedovo e in pensione, decide di mettersi in viaggio con il figlio gravemente malato, dalla Polonia alla Croazia, alla ricerca di un albergo sperduto tra le montagne che, si dice, possa compiere il miracolo di guarire le ferite del corpo… e dell’anima. Contro ogni logica razionale, mentre soffiano già caldi i venti del conflitto mondiale alle porte, in un clima di generale sospetto e diffidenza verso lo straniero e il diverso, il professore, come fosse metafora di un mondo che si avvia inesorabilmente verso la catastrofe, proverà a cercare la salvezza del figlio e anche la propria. L’ultima gioia concessa, sarà quella di ascoltare i mondiali di calcio che si stanno disputando, grazie ad una rudimentale antenna costruita appositamente per l’occasione. Sarà riposta nell’eroico Wilimowski (calciatore polacco, di cui il titolo) che segnò ben 4 gol al glorioso Brasile, la speranza che “Davide” possa vincere “Golia“ e che si possa sovvertire l’ordine delle cose. È in questo struggente e sublime romanzo, editore Bottega Errante, che il bosniaco Miljenko Jergovic, riesce con maestria a raccontarci una storia d’amore tra padre e figlio che è la storia di un’umanità dolente alla ricerca di un riscatto o di una salvezza. Una cartolina di geografie fisiche, storiche e sentimentali di incredibile impatto visivo.

e anche a questo lik: La Repubblica.it Archivio

Il libro è disponibile presso la libreria:

Leggi anche la presentazione di Martina Castagnoli a:

Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”

Catherine Poulain “Il grande marinaio”

Maurizio Gramolini “La grande casa bianca”

 

Il romanzo, ambientato in un lasso di tempo che va dall’epoca etrusca ai giorni nostri, racconta la storia di un luogo leggendario, in Toscana, che consente il passaggio delle anime dei morti. Il flusso si blocca e la famiglia residente sul colle in questione rischia di subirne le conseguenze. Sarà necessario un viaggio in un’altra dimensione, coadiuvato dall’intervento di un potente medium e un estremo sacrificio per tentare di chiudere il varco tra la terra dei morti e quella dei vivi.

Dalla Quarta di copertina:

Una grande casa sulla sommità di un colle a picco sul mar Tirreno, teatro dell’epopea di una famiglia, custode inconsapevole dei segreti di un’antica leggenda, attraverso anni e generazioni, in una Toscana misteriosa e incantata.
Dall’Era degli Etruschi, un varco aperto per il passaggio delle anime dei morti…
Un potente medium che catalizzerà le forze nel tentativo di chiudere il varco.
Una lotta epica tra il Bene e il Male, al termine di un terribile viaggio in una dimensione parallela.
“…Colle Nitti, silenzioso custode di antichi segreti di vita e di morte.”

Chi è  Maurizio Gramolini

https://www.facebook.com/mauriziogramoliniautore/

Nasce a Milano nel 1958, razza mista tosco-marchigian-piemontese bordata di svizzero.
Da sempre grande lettore, afferma che scrivere lo ha sempre divertito, infatti, dalle elementari alle medie, i suoi temi venivano regolarmente pubblicati sui vari giornalini scolastici.
Al Liceo no, pare fosse antipatico all’insegnante d’italiano.
Ha tentato le prime pubblicazioni incoraggiato dalla moglie e, dopo che alcuni suoi racconti erano stati selezionati in qualche concorso letterario, ha ritenuto giusto fargliela pagare scrivendo un romanzo di cui lei è coprotagonista/ così impara.
Lavora in un’azienda televisiva occupandosi di tutt’altro che scrivere romanzi o qualsivoglia altro afflato artistico.
Appassionato e rumoroso strimpellatore di chitarra, ama l’hard rock e il rock blues anni ’70 al punto tale da aver costretto uno dei figli a imparare a suonare la batteria per mettere insieme una band ancora oggi in attività.

Maurizio Gramolini

Valeria Parrella “Almarina” recensione di Antonella Lattanzi da tuttolibri La Stampa

 

 

 

In Almarina, vediamo da vicino il carcere  minorile di Nisida, una ragazza romena  violentata da suo padre che poi è finita qui, una donna cinquantenne che ha visto il corpo morto di suo marito, freddo, in obitorio e che qui insegna matematica, un comandante che rimane umano anche nelle mura fredde di un’istituzione. E vediamo le contraddizioni dello stare fuori – la solitudine, la rabbia, il corpo che invecchia, i ricordi e il dolore, ma anche lo splendore di una città, Napoli, che ribolle di vitalità – e dello stare dentro – rinchiusi, i ragazzi non delinquono, non si fanno uccidere, è vero, ma cosa pèrdono, cosa saranno fuori, e in che modo la reclusione li violenta? E soprattutto, di chi è la colpa se questi ragazzi sono qui?

… continua a leggere la recensione di Antonella Lattanzi