Cecilia Frignani “Lo stupro di massa come arma da guerra”, OLIGO

Una approfondita ricerca storica che spazia dal mondo antico alla contemporaneità. Il corpo della donna vittima delle guerre degli uomini

OLIGO

Dal 5 settembre

Da sempre gli uomini violentano le donne, in particolare quando fanno la guerra, atavica attività maschile, in occasione della quale il corpo femminile diventa terra di conquista. Oggi, lo stupro su larga scala è considerato un crimine contro l’umanità e in questo libro ripercorreremo il lungo percorso che ha condotto la famiglia umana a fare i conti con una violenza tanto cruda. Partiremo da una ricostruzione storico-filosofica per cogliere l’origine latente della violenza di genere, guardando ad Aristotele e Galeno, ma anche alle teorie sulla nascita dell’agricoltura, osservando come nell’antichità la donna fosse considerata un bene a disposizione dell’uomo, un bene che in guerra può (e deve) essere razziato. Con il tempo, lo stupro da effetto collaterale è diventato un’arma vera e propria; a tal proposito esamineremo quanto sul finire del Novecento è accaduto in ex-Jugoslavia e in Ruanda, tristi vicende da cui però ha mosso i primi passi la giustizia internazionale. Concluderemo con un esame sull’attualità della disparità di genere nel mondo, offrendo anche spunti di speranza.

Più volte, man mano che andavo avanti a scrivere le pagine che seguono, mi sono infuriata. Ho letto, raccolto e inserito all’interno di questo lavoro testimonianze agghiaccianti e disumane di tantissime donne abusate e violentate, e fin da subito mi sono domandata del perché, in tutti questi anni di studio, non avessi mai trovato tra le mani un libro di storia che parlasse del calvario delle donne. Da sempre le donne sono vittime di stupri, violenze e fenomeni di schiavismo. Questi fatti in particolar modo sono un elemento costante dei conflitti bellici, antichi, moderni e purtroppo contemporanei.

Cecilia Frignani, giornalista di TeleMantova, ha conseguito la laureata specialistica in Scienze Filosofiche, all’interno della quale ha approfondito gli studi di Filosofia del Diritto.

Lamberto Salucco “Altri quarantacinque assiomi cinici”, Edida

Edida

Dall’Introduzione

E rieccoci agli assiomi. Sono passati quasi cinque anni dal primo volume “Quarantotto assiomi cinici” scritto per festeggiare il mio 48° compleanno. Cinque anni possono essere un lasso di tempo brevissimo o lunghissimo: in questo caso è davvero incredibile cosa abbiamo visto succedere nel frattempo.

Riguardando a quel periodo viene da pensare che fosse un altro mondo. Pensateci: eravamo nel bel mezzo della pandemia, nessuno utilizzava l’intelligenza artificiale generativa, la geopolitica internazionale (e non solo in Ucraina e a Gaza) era completamente differente, c’era un altro Papa, in Italia (e non solo) c’era un altro Governo etc.

Giugno 2025: ho più o meno terminato a Firenze la fase preparatoria (sembra incredibile ma anche per scrivere un libercolo come questo c’è da studiare un monte) di questa nuova infornata di assiomi cinici e sono arrivato in Scozia per scrivere il testo definitivo. Non so di preciso quanto ci metterò ma credo di finire prima di agosto, vediamo. Ero sicuro che sarebbero stati al massimo 25 assiomi ma la cosa mi è un po’ sfuggita di mano.

Spero di riuscire a spiegare il senso (talvolta contorto) delle massime qui raccolte che spaziano arrogantemente su qualunque argomento: musica, politica, religione, tecnologia, comunicazione, psicologia, arte etc. Perché se devi recitare la parte del tuttologo, occorre farlo bene…

Stavolta però c’è una novità assoluta:Luciano Zella, col quale discuto da più di trent’anni degli argomenti trattati da queste roboanti frasi, ha accettato di contribuire con qualche proprio postulato. Sono davvero felice di ospitarlo in questo secondo libro.

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Eronda (Mario De Donà) “VrumVrum, PotPot. Comic strip & humor graphic”, Graphe.it

Un viaggio grafico tra surrealismo, ironia e motori

 

Graphe.it

A cura di Erik Balzaretti

Postfazione: Gianni Brunoro

Collana Parva

con illustrazioni in bianco e nero e a colori

In libreria dal 26 agosto 2025

VrumVrum, PotPot è la raccolta che restituisce visibilità a uno degli autori più originali della grafica italiana del secondo Novecento: Mario De Donà, in arte Eronda. Il volume è curato da Erik Balzaretti, con una postfazione dello storico del fumetto Gianni Brunoro. Un artista per intenditori, amico e seguace di Bruno Munari, Eronda si muove tra fumetto, arte visiva e sperimentazione grafica. Le sue strisce onomatopeiche e motorizzate, caratterizzate da un segno vibrante e da un umorismo surreale, danno vita a un mondo poetico e dinamico che sorprende, diverte e affascina. Eronda è difficilmente incasellabile: i suoi lavori evocano il futurismo, le neoavanguardie, la pop art e la poesia visiva, ma rimangono profondamente unici. Le sue strisce – nate a margine e con spirito libero – hanno ancora oggi la forza di parlare a un pubblico curioso, pronto a lasciarsi stupire. Con VrumVrum, PotPot, Graphe.it edizioni propone un’operazione culturale e al tempo stesso divulgativa, restituendo al grande pubblico un autore che ha saputo mescolare leggerezza e profondità, gioco e ricerca formale, immagine e linguaggioEronda è un artista libero, che ha saputo trasformare le onomatopee in gesto grafico e narrazione visiva.

Eronda, al secolo Mario De Donà, è il tipico caso di “artista per intenditori”, che non desiderava diventare d’élite e che merita senz’altro un richiamo presso il grande pubblico. Se si volesse descriverlo a chi non lo conosce, si potrebbe collocarlo idealmente al crocevia fra i futuristi, Mimmo Rotella e Bruno Munari (di cui era amico e seguace), o associarlo alle neoavanguardie del Novecento. Tuttavia – come accade forse a chiunque si esprima per immagini – la sua unicità diventa comprensibile a tutti a un solo sguardo, se si considerano le sue strisce a fumetti: «onomatopeiche e motorizzate», mobili e vivaci nel segno grafico come nel lessico.

Erik Balzaretti, da esperto e divulgatore di tutto ciò che è narrazione visiva, inquadra in questo volume il percorso artistico di Eronda e restituisce a lettori di ogni generazione la dimensione surreale, raffinata e disincantata di una produzione dal valore elevatissimo, e forse non abbastanza riconosciuto.

Completa il ritratto l’analisi acuta di Gianni Brunoro, che ne mette in evidenza l’approccio sperimentale e le diverse variazioni sul tema della strip.

Fabio Stassi “Bebelplatz. La notte dei libri bruciati”, recensione di Salvina Pizzuoli

Ho terminato di leggere il saggio-racconto di Stassi Bebelplatz che mi ha piacevolmente colpito tanto da inserirlo nel novero dei libri da me più graditi e apprezzati in questo primo scorcio del 2025, quelli un po’ speciali che regalano quel godimento che apre “le finestre della mente” e sa appagare nel piacere di scoprire di essere vicini, di aver afferrato le domande, quelle “migliori”  che la letteratura sa comporre.

Mi è parso riduttivo quindi proporne una semplice presentazione, magari sintetizzandone  la materia e i soggetti, a questo proposito posso servirmi, come spesso faccio, di riportare parte della sinossi, in questo caso di quanto nel Risvolto, ma il testo mi pare meriti che mi soffermi sulle mie impressioni e su quanto mi abbia attirato e incuriosito in termini di riflessioni e di chiavi di lettura che Stassi offre a piene mani nel corso della trattazione che si articola in cinque sezioni più una prefazione, appendice e note.

E partiamo dal Risvolto in cui si legge

[…]Durante un tour negli istituti di cultura italiani da Amburgo a Monaco, Fabio Stassi attraversa le piazze delle Bücherverbrennungen, i roghi di libri, e risale a ritmo incalzante la memoria del fuoco e delle censure, dei primi bonbardaenti aerei sui civili, del saccheggio di librerie e biblioteche. Studia mappe e resoconti, si interroga sul ruolo della cultura e sulla cecità della guerra, indaga l’istinto di sopraffazione degli esseri umani.
Alla fine compone un piccolo atlante della letteratura «dannosa e indesiderata» e rintraccia cinque scrittori italiani destinati alle fiamme dai nazisti: Pietro Aretino, il cantore della libertà rinascimentale; Giuseppe Antonio Borgese, cittadino del mondo e inguaribile utopista; Emilio Salgari, antimperialista amato in Sudamerica; Ignazio Silone, antitascista radicale, e Maria Volpi, unica donna della lista, disinibita narratrice del piacere e dell’indipendenza femminile.(da Sellerio)

L’argomento e il percorso sono quindi chiari e si articola in notizie, notazioni, documentazioni su scrittori ed opere, citazioni, riflessioni, storia e storie, digressioni, per rispondere alle domande che indagano il ruolo della cultura e della letteratura: ho scoperto ad esempio, oltre agli italiani le cui opere Stassi indica tra quelle candidate al rogo e perché, alcuni racconti di De Roberto (La Paura) o Golia di Borgese, ho percorso con estrema partecipazione la sezione ampia e coinvolgente dedicata a Ignazio Silone come uomo e come scrittore, scrittori ed autori di cui ho letto, ma dei quali non conoscevo perfettamente gli avvenimenti e la storia delle vite che li avevano ispirati. Una lettura coinvolgente e aggiungerei “stuzzicante” che mi ha spinto a leggere La Paura e concordare con Stassi che, come racconto breve, è davvero perfetto nella sua stesura e per le simbologia che utilizza per inviare il proprio messaggio sulla guerra e sull’orrore e l’assurdo che in essa sono insiti.
Un viaggio dicevo nella letteratura e la ricerca di una risposta sul suo valore e significato a partire dai roghi, cui in appendice è dedicata una carrellata storica, e dalle citazioni da Goebbels: L’uomo tedesco del futuro non sarà più un uomo fatto di libri, ma un uomo di carattere ((Berlino 10 maggio 1933), solo per iniziare dalla prima, ma tutto il testo ne abbonda.
Un saggio da leggere per riflettere e anche approfondire autori italiani spesso conosciuti solo nominalmente ma dei quali sono passate sotto silenzio decisioni, posizioni, opere che avrebbero al contrario meritato una lettura attenta.

Qualche spigolatura tra le pagine piene di “orecchie”, quelle che uso per sottolineare passi che mi pare necessario rileggere e su cui tornare:

-All’inizio, la lista doveva avere una funzione di inibizione al prestito. Il primo elenco di «letteratura dannosa e indesiderata» inviato al corpo studentesco il 26 aprile è quello della «Schöne Literatur», la «bella letteratura». Il tono di Herrmann è naturalmente sprezzante: l’espressione, in passato, era stata tradotta anche come «letteratura amena». «Amena» era un aggettivo amato da Leonardo Sciascia, ora capivo meglio perché. Ameno, per Sciascia, forse anche in ricordo della storica «Biblioteca amena» dell’editore Treves, voleva dire intelligente e leggero, e intelligentemente dilettevole, estraneo all’enfasi dell’impegno, dello zelo, dell’ordine, agli antipodi cioè di ogni fanatismo. Gli autori sono disposti in ordine alfabetico e vanno da una recente antologia di poeti alla Z di Stefan Zweig. Questo elenco fu ricevuto dalla sede principale della Deutsche Studentenschaft il 2 maggio con una lettera di accompagnamento da parte di Herrmann: «Il presente elenco nomina tutti i libri e tutti gli autori che possono essere rimossi nell’epurazione delle biblioteche pubbliche

-La biblioteca di Don Chisciotte La stanza dei libri del signore Alonso Quijiano l’ho sempre immaginata non molto grande, quasi segreta alla casa. Una sorta di cella monastica o di cappella privata, dove ritirarsi in silenzio – la lettura non è del resto una forma laica di preghiera? La illumina, alla sera, la debole luce che entra da una finestrella verticale, nell’atrio, e una candela stearica. Un tavolaccio di legno, una sedia, le pareti rivestite di scaffali. Fuori, il mulinare della polvere nelle strade bianche, e il paesaggio di una campagna agra. È lì dentro che a furia di leggere romanzi Alonso Quijiano perse il senno e si trasformò in un uomo fatto di libri e senza carattere, l’opposto dell’ideale proposto da Goebbels per il futuro della Germania? Un uomo talmente senza carattere da assumere comicamente l’indole e la personalità degli eroi cavallereschi di cui era così avido di conoscere le imprese.

-L’arte è il contrario della disintegrazione […] la ragione propria dell’arte, la sua giustificazione, il solo suo motivo di presenza e sopravvivenza, o, se si preferisce, la sua funzione, è appunto questa: di impedire la disintegrazione della coscienza umana, nel suo quotidiano, e logorante, e alienante uso col mondo; di restituirle di continuo, nella confusione irreale, e frammentaria, e usata, dei rapporti esterni, l’integrità del reale, o in una parola, la realtà». Impedire la disintegrazione della coscienza umana e restituire l’integrità del reale, non sono altro che queste, per Elsa Morante, le ragioni della scrittura. […]Difatti, nella laida invasione dell’irrealtà, l’arte che viene a rendere la realtà può rappresentare quasi la sola speranza del mondo». Chi meglio di noi, pensai, cittadini digitali di questo nuovo millennio, conosce «la laida invasione dell’irrealtà»?

-Ma la disintegrazione è un sistema, e ha i suoi funzionari, segretari, parassiti, cortigiani: i sicari di cui parlava anche Antonio Tabucchi. E «dentro il sistema non possono esistere scrittori, nel senso vero del termine; però c’è una quantità di persone che scrivono, e stampano libri, e si potranno distinguere chiamandoli genericamente scriventi». Anche su questo la Morante aveva avuto ragione. Accanto ai letterati, che hanno a cuore soltanto la letteratura, si erano moltiplicati, anno dopo anno, grazie all’inarrestabile meccanismo di disintegrazione messo in atto dall’editoria contemporanea, gli scriventi. Gli scriventi di questo tipo, tuttavia, non sono «consapevoli di servire il sistema». Le loro opere hanno «uno squallore sinistro, e talvolta ebete», ma loro ne danno la responsabilità all’epoca atomica nella quale scrivono, quando invece «il fenomeno avviene proprio all’inverso». Sono complici funesti e involontari, e costituiscono la maggioranza. Ma insieme a loro ci sono pure gli scriventi coscienti, quelli che recitano «cinicamente una commedia interessata», «a volte per totale, e veramente alienato, conformismo, a volte per cortigianeria». Li potremmo chiamare i nipotini del dottor Pangloss che nel Candido di Voltaire sosteneva di abitare nel migliore dei mondi possibili.

E chiudo perché convinta che in un libro ciascuno trova quel che cerca o che sa trovare o vuole: perciò a ciascun lettore il proprio spazio di lettura  e le proprie deduzioni, e Bebelplatz è sicuramente un testo che non delude e merita di essere letto.

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Notturno francese

Uccido chi voglio

Ogni coincidenza ha un’anima

Andrea Lattanzio “Le voci fantasy. Magia del doppiaggio”, CN (OLIGO)

CN ( OLIGO)

Dal 25 luglio in libreria

Il doppiaggio costituisce un settore dello spettacolo spesso ingiustamente sottovalutato, ma che ha dato molto al cinema e a noi spettatori regalandoci emozioni.
Figura indispensabile quella del doppiatore che non è un mestiere a sé, ma un volto della poliedrica arte dell’attore.

Questo libro ritrae le biografie e i volti dei doppiatori del passato e del presente che hanno dato voce ai film più rappresentativi del cinema fantasy dagli anni ’30 ai giorni nostri con relative schede.  In questo libro sono indicati i film più rappresentativi del cinema fantasy dagli anni ’30 ai giorni nostri. Le schede dei film sono costituite da interpreti, un riassunto della trama, curiosità e i nomi dei nostri straordinari doppiatori. Non c’è dubbio che degli attori stranieri apprezziamo l’espressività e la gestualità, ma l’efficacia della recitazione è merito dei nostri interpreti i quali, con le loro intonazioni, hanno reso popolarissimi fra noi attori stranieri che altrimenti non si sarebbero mai imposti. Oltre alle schede dei film, sono inserite quelle dei doppiatori con dati biografici, filmografici, televisivi, radiofonici, interviste e loro interpretazioni. (Dall’introduzione)

Andrea Lattanzio. Nato a Verona, studioso di cinema, si occupa da anni di doppiaggio cinematografico e televisivo. È autore dei libri Il chi è del doppiaggio. Le voci del cinema di ieri e di oggi (Falsopiano, 2007), L’arte del doppiaggio. Doppiatori e direttori di doppiaggio (Felici, 2011), Il dialogo nel doppiaggio. Doppiatori e adattatori-dialoghisti (Felici, 2013), Le voci del cinema. Doppiatori e curiosità (Felici, 2016), Le voci dei cartoni animati. Doppiatori a Cartoonia (Felici, 2018), Le voci dei telefilm. Doppiatori in TV (CN, 2023) e Le voci di 100 capolavori del cinema. Doppiatori e Festival (CN, 2024).

Aldo Giorgio Salvatori “Il cerchio sacro dei Sioux”, Vallecchi Firenze

Postfazione di Sergio De Caprio

25 luglio 2025

Vallecchi – Firenze

Il Cerchio Sacro è il simbolo più gravido di significati per gli Indiani delle praterie.
I Lako­ta-Sioux credettero di perderne la protezione quando, nel dicembre del 1890, il settimo ca­valleria massacrò la tribù di Big Foot a Wounded Knee. Per onorare la memoria dei cadu­ti e ricomporre l’armonia perduta del Cerchio Sacro centinaia di Sioux, nel 1990 insieme a Cheyenne e Arapaho, percorsero a cavallo quasi 300 chilometri tra bufere di neve e tempe­rature glaciali.  Con loro c’era anche l’autore di questo libro, unico giornalista televisivo italiano autorizzato dai Lakota a filmare quell’impresa straordinaria. Ne scaturirono un reportage televisivo per il Tg2 e un saggio, pubblicato da Vallecchi, giunto ora alla sua terza edizione e divenuto un libro di culto per gli appassionati della storia e dei costumi degli Indiani d’America.  
Un libro che non racconta soltanto il glorioso passato dei Lakota-Sioux e la loro stupefacente visione del mondo, ma anche le delusioni, le speranze e le battaglie presenti per favorire la rinascita di un popolo che ha ancora molte cose da insegnare a chi ha trasformato il mondo in un grande supermercato da saccheggiare.

Alla fine, rimane il sussurro di un popolo che l’uomo bianco non ha voluto capire perché troppo diverso, troppo semplice, troppo naturale, in definitiva troppo umano. Dimenticare e «integrare», cioè, diluire, assimilare, questo è il percorso su cui si è sviluppato e si sviluppa il genocidio definitivo dei nativi americani. Per questo la narrazione di Aldo Giorgio Salvatori è un prezioso canto di denuncia, di resistenza, di amore e di testimonianza per una cultura e una storia che non devono finire nell’indifferenza di un’opinione pubblica manipolata e sottomessa dai signori delle banche e delle bombe. Una resistenza difficile, che deve radicalizzarsi su pochi baluardi: mantenere la lingua viva, il cibo, la musica, la danza, l’arte, l’artigianato dei nativi e quelli sì mischiarli e diffonderli in ogni ambiente, in ogni nazione, affinché chiunque si riconosca in quei valori li possa vivere e partecipare. (dalla postfazione di Sergio De Caprio)

Aldo Giorgio Salvatori, giornalista e scrittore, è direttore della rivista Myrrhail Dono del Sud. Per oltre trent’anni ha lavorato in Rai nelle redazioni Ambiente e Cultura del TG2. Suoi articoli sono stati pubblicati su Il GloboPanoramaAironeNatura Oggi. Per i suoi reportage ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra i quali il premio Italia Nostra e l’Airone d’Argento di Giorgio Mondadori. Ha insegnato Tecniche della comunicazione di massa, dal 1999 al 2003, nella facoltà di Scien­ze Ambientali dell’Università della Tuscia. È presidente dell’Associazione Italiana Wilderness. Tra i suoi libri ricordiamo Butteri (Sica, 2003), Il patto coi Lupi (Innocenti, 2020), Naufragio nel Contromondo (Solfanelli, 2022), Ladri di Orizzonti (GFE, 2024).

Filippo Tommaso Marinetti “Come si seducono le donne e si tradiscono gli uomini”, Bibliotheka Edizioni

SEDURRE LE DONNE E TRADIRE GLI UOMINI, TORNA IN LIBRERIA IL MANIFESTO FUTURISTA DI MARINETTI SULL’ARTE AMATORIA

Nota di lettura di Riccardo Calimani

Bibliotheka

Dal 25 luglio in libreria

Dal letto dell’Ospedale militare di Udine, dove si trova ricoverato per una ferita da granata, Filippo Tommaso Marinetti detta agli amici Corra e Settimelli il primo manifesto futurista di arte amatoria.
Un saggio, che rappresenta il primo vero successo commerciale dell’autore e segna il passaggio del futurismo da movimento artistico a fenomeno di costume, Marinetti ricorre a episodi della sua vita, alimentando l’immagine del fulmineo e irresistibile tombeur de femmes. Tattiche, astuzie e teorie gli consentono di vantare conquiste amorose, ma anche di mettere in discussione i rapporti tra uomini e donne, parteggiando apertamente per il divorzio e invocando l’estinzione della gelosia.
Il testo di Marinetti, intitolato Come si seducono le donne e si tradiscono gli uomini, viene riproposto con una nota di lettura dello scrittore e saggista Riccardo Calimani (160 pagine, 16 euro).

Al di là delle ossessioni psicologiche, magnificamente descritte, con l’aiuto di sottigliezze e paradossi, emergono con forza situazioni apparentemente banali, ma capaci di mettere in luce le debolezze di uomini e donne alla ricerca di una effimera felicità. Non stupisce quindi che, a distanza di un secolo dalla sua prima stesura, questo testo mantenga inalterata una freschezza attuale e inaspettata offrendo al lettore pagine che possono essere interpretate in molti modi differenti. Perché seduzione e tradimento illuminano le debolezze della condizione umana. (dalla nota di lettura di Riccardo Calimani)

L’autore, Filippo Tommaso Marinetti (1876 – 1944) fondatore del futurismo, trascorre la giovinezza a Parigi, dove pubblica le prime opere, scritte in francese. Sul Figaro del 20 febbraio 1909 divulga il primo manifesto futurista, un’esaltazione del dinamismo moderno, della macchina, della guerra, della violenza. Le applicazioni sono il romanzo Mafarka il futurista (1910) e, per la poesia, Zang Tumb Tumb. Adrianopoli, ottobre 1912 (1914), descrizione fonosimbolica di un episodio della guerra d’Africa. Sostenitore del fascismo, nel 1929 diviene Accademico d’Italia.

Elisabetta Moro e Marino Niola “Gatti neri e specchi rotti. Perché siamo superstiziosi”, presentazione

Gatti neri, specchi rotti, giorni sfortunati, numeri fortunati, amuleti infallibili, talismani indispensabili, riti scaramantici. Sono pochi esempi di quello sterminato catalogo di superstizioni cui sin dalla notte dei tempi ricorriamo contro i rischi del vivere e le incognite dell’esistenza. Perché, nonostante i progressi della conoscenza, dell’alfabetizzazione, della tecnologia, l’immaginario scaramantico non conosce declino, anzi continua a moltiplicare i propri segni. Perché evidentemente non sono un residuo prelogico del pensiero ma un bisogno di spiegazione supplementare, l’illusione di controllare l’incontrollabile.(dal Catalogo Einaudi)

Si legge nell’Introduzione

“Quelle che chiamiamo comunemente superstizioni sono in realtà sistemi di credenze, simboli e comportamenti che vengono da molto lontano. Spesso neanche ne conosciamo l’origine. Le usiamo e basta, come facciamo con il linguaggio. Ignoriamo l’etimologia di ogni parola che usiamo, eppure continuiamo a parlare. In realtà piú che un residuo prelogico del pensiero, come vorrebbe un facile evoluzionismo sociologico, si tratta di una pulsione istintiva a scongiurare possibili situazioni avverse. Come se la mente mettesse le mani avanti per avere l’impressione di poter esercitare un controllo sull’esistenza. In realtà le superstizioni servono a dar senso agli aspetti piú oscuri e sfuggenti del mondo, della natura, della società. E soprattutto ci aiutano a riconoscere e controllare le nostre ansie, paure, insicurezze dando loro un volto, una forma e persino un numero”.

Stefano Bartezzaghi sulla pagina di Repubblica (venerdì 4 luglio 2025) scrive che secondo gli autori superstiziosi lo siamo un po’ tutti; l’intenzione dell’opera è quella di offrire una panoramica sulla scaramanzia quotidiana ritenuta “sostanzialmente innocua”, di evidenziare il legame tra oggetti e credenze in un parallelo linguistico (ad esempio in quelle legate allo specchio “in etimo comune con lo spettro”), e di inserire “nelle sue connessioni storiche, letterarie e appunto antropologiche” l’insieme degli oggetti, colori, nomi e quant’altro, abbinato alle principali superstizioni.

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Mangiare come Dio comanda

Baciarsi

I segreti della dieta mediterranea

Sirene. Il mistero del canto a cura di Elisabetta Moro

A.Ferrini e S.Pizzuoli “Lungo la via Francigena in Toscana”, Edida

Edida

Dalla Premessa

Questo volume sul tratto toscano di una grande strada dell’antichità, riscoperta e oggi tra i cammini più percorsi, ha un preciso obiettivo: non vuole essere una guida, in questa direzione operano già testi che svolgono egregiamente questo compito, organizzati capillarmente in base ai chilometri, alle soste, ai ricoveri, ma nasce dall’intento di fornire su questa storica via tutta una serie di approfondimenti storico geografici, trascurati, per evidenti motivi, dalle guide al percorso, per soffermarsi, illustrando le caratteristiche storico-architettoniche, ambientali e artistiche, dei centri principali o degni di particolare nota attraversati o limitrofi, sia che si proceda a piedi, in bicicletta o in auto.
Il cammino, il viaggio sono da sempre stati sinonimo non solo di un bisogno di interiorizzazione o di attività salutare, ma soprattutto mezzo specialissimo per osservare da vicino e trascorrere all’interno di un territorio: unico modo per accoglierne la struttura, i mutamenti nella sua storia rimasti impressi nel paesaggio, gli aspetti culturali propri come la lingua, la cucina, le strutture architettoniche urbane e rurali, l’uso e la coltivazione della terra e gli attrezzi utilizzati, l’organizzazione sociale in città e in campagna, la viabilità, tra cui le acque gestite e utilizzate come grandi vie di comunicazione. In questa prospettiva, tra gli obiettivi principali c’è quello di poter rispondere a molte delle domande e alle curiosità che pellegrini o viaggiatori potrebbero porsi in itinere relativamente alle terre che stanno attraversando.

L’INDICE

I titoli principali

Premessa                                                                                                                                     
Storia e geografia del territorio                                                                                                   
Luoghi paesaggi dintorni                                                                                                          
Fra Luni e Lucca                                                                                                              
Fra Lucca e Siena                                                                                                                      
Verso Siena
Fra Siena e la valle del Paglia                                                                                                   
La sosta del viandante: cucina storia e ricette                                                                         

Della stessa Collana, Macchie di Toscana:

La valle dell’Arno tra storia e geografia

La Val di Merse: luoghi e paesaggi

Alcune pagine dall’ebook (che è stato possibile realizzare a colori senza gravare sul prezzo di copertina): in alto la Porta di accesso alla Toscana, sotto la Rocca di Staggia, quindi una pagina dal testo in cartaceo realizzato in bianco e nero senza nulla togliere alla nitidezza e alla bellezza estremamente godibile del paesaggio.

E buona Francigena a tutti gli estimatori!

William Le Queux “Il ministro del male. La storia segreta di Rasputin”, Lorenzo de Medici Press

Traduzione e introduzione di Sara Musarra Pizzo

Lorenzo de’ Medici Press

Dal 23 giugno in libreria

Per la prima volta in italiano, la traduzione di un classico della narrativa sensazionalistica inglese. Con una sapiente inventiva romanzesca, Le Queux raccoglie in questo libro l’insieme delle rivelazioni scritte – quasi in forma di resoconto storico – dal giovane Feodor Rajevski, il segretario e servitore personale di Rasputin. Pagine e pagine di segreti, tradimenti e sotterfugi sconvolgenti attorno alla figura di una delle più inquietanti personalità della Russia moderna. I colpi di scena si susseguono in una vertiginosa cavalcata storica dove si intrecciano truci passioni, smodata ambizione e tragedia umana.
Le Queux, da maestro dell’invenzione, traccia di Rasputin un profilo ipnotico e agghiacciante al tempo stesso, nel cuore della corte imperiale russa e sullo sfondo di uno dei più drammatici momenti della storia: dalla prima guerra mondiale alla rivoluzione.

Ma cosa sappiamo davvero di Rasputin? Grigórij Efimovic Rasputin, ladro di cavalli prima e consigliere privato dei Romanoff e mistico russo dopo, nasce a Pokrovskoe il 21 gennaio 1869 in un villaggio della Siberia orientale. Quinto di nove figli, di cui solo due raggiunsero l’età matura, Rasputin dimostra fin da piccolo un’indole improntata sulla spiritualità. Dopo essersi sposato nel 1887, infatti, lascia la sua famiglia e i lavori nei campi per dirigersi verso un monastero a Verchotur’e e vestirsi dei panni del pellegrino. Ben presto afferma di aver avuto una visione della Madonna di Kazan’ e proprio dopo questo episodio decide di dedicarsi completamente alla vita mistica. In quegli anni visita i luoghi santi a piedi, fa ritorno al suo villaggio per aiutare la famiglia nei lavori agricoli ed è solito tenere degli incontri privati nella propria abitazione. Spostandosi da monasteri a conventi e pregando e vivendo di elemosina, Rasputin arriva a San Pietroburgo dove approda alla corte dello zar Nicola II di Russia e della moglie Aleksandra. A Corte è circondato da donne e si comincia a mormorare che sia in grado di prevedere il futuro e guarire i malati. (dall’introduzione)

William Le Queux (1864-1927) scrittore, viaggiatore e diplomatico, ha proposto al pubblico di tutta Europa oltre 150 romanzi. Considerato un maestro del genere poliziesco, giallo e thrilling, Le Queux univa alle trame complesse e ai colpi di scena un particolare interesse per le vicende storiche del suo tempo che seppe reinterpretare e rendere avvincenti a suo modo. La passione per i documenti e i dettagli storici colloca le sue opere a metà strada fra saggio e romanzo. Fra le sue più fortunate creazioni, La spia dello zar (1910), Il mistero del raggio verde (1915), L’ombra del passato (1915), I segreti del Foreign Office (1920).