Carlo Collodi “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, Töpffer edizioni

Il testo qui proposto è quello dell’Edizione Critica della Fondazione Nazionale Carlo Collodi pubblicato in occasione del Centenario di Pinocchio (1983), a cura di Ornella Castellani Pollidori.

Quest’opera è realizzata in occasione delle celebrazioni del bicentenario dalla nascita di Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini), avvenuta il 24 novembre 1826.

Copertina del testo dell’Edizione Critica della Fondazione Nazionale Carlo Collodi pubblicato in occasione del Centenario di Pinocchio (1983), a cura di Ornella Castellani Pollidori.

Quest'opera è realizzata in occasione delle celebrazioni del bicentenario dalla nascita di Carlo Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini), avvenuta il 24 novembre 1826. Illustrazioni di Beppe mecconi

Illustrazioni di  Beppe Mecconi

Saggi a corredo del testo:

Francesco De Nicola: Una favola in sogno per raccontare la realtà

 Elvio Guagnini: Fascino di un “piccolo grande libro”

Marzia Ratti: Il lungo viaggio di Pinocchio

Töpffer edizioni

Dal 19 maggio

Il volume si apre con un’approfondita riflessione di Marzia Ratti sul “lungo viaggio” di Pinocchio, un’opera che da oltre un secolo rappresenta un pilastro insostituibile nella storia del libro illustrato. La fortuna di questo personaggio è testimoniata dalle centinaia di versioni prodotte in oltre duecento lingue, un successo che poggia sulla straordinaria capacità degli illustratori di dare corpo e sostanza al testo di Collodi. Attraverso le loro matite, elementi come il naso allungabile, il cappello di mollica di pane e le membra legnose sono stati potenziati visivamente fino a diventare icone universali del nostro immaginario collettivo, capaci di resistere nel tempo anche di fronte alle interpretazioni più distanti dall’originale. In questo solco si inserisce l’originale approccio artistico di Beppe Mecconi, che sceglie di confrontarsi con il mito attraverso una precisa sfida stilistica: l’uso esclusivo della china virata in marrone. Rinunciando al colore, Mecconi rende omaggio alla grande tradizione delle prime incisioni storiche e ai bozzetti dei maestri del passato, mantenendo al contempo un’altissima fedeltà filologica verso il racconto. La sua è una ricerca meticolosa che si esprime nel rigore dei dettagli: dalla corretta distinzione tra il pescecane e la balena, alla raffigurazione di un autentico grillo campestre, fino al disegno tecnico del martello da intagliatore.

Il risultato è un corpus di 50 disegni, organizzati in 36 tavole, dove la sensibilità dell’autore e un leggero tocco “fumettistico” si fondono armoniosamente. Ne emerge un Pinocchio asciutto e snodato, protagonista di un racconto visivo che restituisce perfettamente il ritmo incalzante e l’atmosfera fantastica della favola popolare.

Il libro è stato realizzato e pubblicato con il Patrocinio Culturale della Fondazione Nazionale Carlo Collodi

Carlo Collodi è lo pseudonimo di Carlo Lorenzini, giornalista e scrittore (Firenze, 1826-1890), figlio di Domenico Lorenzini, cuoco dei conti Ginori, e di Angiolina (Maria Angela) Orzali, figlia maggiore del fattore dei Conti Garzoni. Carlo nacque a Firenze e trascorse poi vari anni d’infanzia a Collodi, presso la famiglia materna. Più tardi, frequentò scuole religiose: a Colle Val d’Elsa dove fu in Seminario dai 12 ai 16 anni, e successivamente a Firenze presso gli Scolopi. La sua carriera come professionista della scrittura inizia a circa 20 anni d’età, quando redigeva i cataloghi commentati di una prestigiosa libreria fiorentina, per poi iniziare a pubblicare (1847) su “L’Italia Musicale”, uno dei periodici specializzati più importanti dell’epoca. Il suo capolavoro conosciuto nel mondo, Le avventure di Pinocchio, è un’opera della sua maturità (1881-1883), quando era ormai famoso come giornalista e scrittore. Da giornalista, fondò e diresse numerosi giornali, tra cui “Il Lampione”, che fu chiuso dalla censura dopo i moti del 1848, e che Lorenzini riaprì nel 1859, dopo il plebiscito per l’annessione della Toscana al Piemonte e la fine del Granducato. Su queste pagine, accanto agli articoli finemente umoristici, si trovano straordinarie vignette di satira politica.  Collodi è un vero intellettuale risorgimentale…(Le note biografiche complete sono leggibili sul sito web della Fondazione Nazionale Carlo Collodi)

Beppe Mecconi è nato e vive nel Golfo dei Poeti.  Pittore, sceneggiatore, regista di teatro e recital musicali, autore e direttore di  film-documentari, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia. Sue fiabe illustrate sono pubblicate in Brasile, Francia, Messico, Polonia. Premio Montale 2014 per la Narrativa per l’infanzia.  Nel 2019 il suo progetto sui Minori migranti non accompagnati è stato esposto al Parlamento Europeo di Bruxelles. Ha ricevuto il Diploma UNICEF per l’impegno a favore dei bambini.  Nel 2022 viene nominato Cavaliere della Repubblica per meriti artistici e culturali. Per i marchi “Oltre” ha pubblicato: per Gammarò edizioni: Trabastìa – Cent’anni di gente comune, 2017; Il manoscritto di Laneghè, 2020. Per Töpffer edizioni: Il polpo campanaro, (2018); La notte che mio nonno pescò Babbo Natale, (2018); I proverbi della signorina Celide (2023); Cinquantadue (racconti illustrati), 2025.

Emilio Manzotti, Luciano Zampese “Il testo poetico. Metodi, strumenti esempi d’analisi linguistica”, Vallecchi

Copertina del saggio sul testo poetico di Emilio Manzotti, Luciano Zampese "Il testo poetico. Metodi, strumenti esempi d'analisi linguistica", Vallecchi

Collana: Italianistica diretta da Gualberto Alvino

Genere: saggio sulla poesia

Vallecchi

Dal 15 maggio

Il manuale si rivolge al pubblico degli specialisti in divenire (gli studenti universitari di lettere e di lingue) e a quello degli specialisti in atto: i docenti di italiano della scuola superiore. Ma nelle intenzioni il manuale si rivolge a tutti i lettori di poesia sensibili agli aspetti formali, espressivi del testo poetico, e interessati a una sua comprensione analitica e approfondita, la sola che assicuri e moltiplichi il piacere della lettura. L’ambito teorico e gli strumenti metodologici e concettuali saranno quelli della linguistica testuale contemporanea, che riconosce nelle proprietà di coerenza articolate ai vari livelli (referenziale, tematico, logico-argomentativo e illocutivo) e nelle manifestazioni puntuali della coesione il proprium della testualità. Non un panorama di tutti gli strumenti, ma selezioni, assaggi e approfondimenti puntuali che il lettore potrà poi estendere analogicamente.

Emilio Manzotti, ordinario e emerito di linguistica italiana all’Università di Ginevra. I suoi principali ambiti di ricerca sono la semantica lessicale e frasale, la linguistica del testo, l’analisi linguistico-stilistica del testo poetico con applicazioni soprattutto otto-novecentesche a Pascoli, Saba, Caproni, Rebora, Sinigaglia.

Luciano Zampese, incaricato di linguistica italiana nella stessa università, si interessa di linguistica testuale e di analisi stilistica del testo letterario: studi su Montale e su Meneghello (La forma dei pensieri, Cesati, 2014; «S’incomincia con un temporale», Carocci, 2021).

Oliviero Arzuffi “Indagine sul sacro”, Oltre Edizioni

Un “prontuario” per contrastare l’approssimazione e i pregiudizi con cui i media e i social affrontano il tema delle religioni.

Copertina del saggio di Oliviero Arzuffi "Indagine sul sacro", Oltre Edizioni

Questo libro è dedicato

a tutti coloro che sono in ricerca,

per non perdere il dono della ragione

e la ragione del vivere

Oltre

Dal 12 maggio

Questo libro è un’introduzione al mondo del sacro nelle sue molteplici manifestazioni e un’indagine sulle origini delle grandi religioni universali, fatte attraverso la lettura dei rispettivi testi sacri e con un occhio attento allo stato attuale della ricerca storica, delle evidenze archeologiche e dei più recenti reperti paleografici che possono rendere credibili o problematici alcuni aspetti del Buddismo, dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam.
Scoperte decisive in proposito sono state fatte in questi ultimi anni, ma confinate impropriamente nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori, perché hanno avuto pochissima risonanza negli organi di informazione di massa, come fossero trascurabili notizie di cronaca, quando invece riguardano le scelte di vita di miliardi di persone. Senza il concetto di sacralità della vita, prevale il diritto della forza, aprendo la strada a nuovi stermini e alla perdita delle libertà personali. Il libro non è solo un saggio storico, ma un appello al rigore scientifico e alla riflessione critica. L’autore invita a non cedere alle “cialtronate” del web e a riscoprire il sacro come argine contro la deriva etica e intellettuale del mondo moderno.

Questa indagine presenta una serie di scoperte documentarie e archeologiche di eccezionale rilievo, analizzate secondo i più rigorosi criteri della ricerca storica. L’obiettivo non è imporre una verità, ma fornire al lettore il materiale necessario per trarre le proprie conclusioni in autonomia.

Tra i reperti più affascinanti emerge un frammento di papiro attribuito a Porfirio, filosofo noto per le sue posizioni anti cristiane. Il documento attesterebbe l’esistenza di un senatoconsulto risalente al 35 d.C. che, appena cinque anni dopo la crocifissione, vietava sotto pena di morte l’inserimento di Gesù di Nazareth nel Pantheon romano.
Spostandoci verso l’Islam, il ritrovamento del Corano di Birmingham solleva interrogativi cruciali: la sua datazione, coincidente con la vita di Maometto, potrebbe infatti metterne in discussione la natura di “rivelazione” qualora si accertasse una stesura antecedente al 610 d.C.
Anche la storia dell’Ebraismo è scossa da nuovi ritrovamenti. Sul monte Ebal, in Samaria, è riaffiorato un amuleto di piombo che riporta le maledizioni di Giosuè contro chi tradisce l’Alleanza; una scoperta che suggerirebbe una redazione di alcune parti della Torah risalente all’epoca di Mosè. Parallelamente, i reperti archeologici del monte Har Karkom nel Negev stanno letteralmente costringendo gli studiosi a riscrivere la cronologia biblica.
Infine, l’indagine getta un ponte tra Oriente e Occidente, evidenziando come alcuni detti originali del Buddha contenuti nel Tripitaka abbiano anticipato di diversi secoli intuizioni che avremmo poi ritrovato nei Vangeli.
Insieme a molte altre testimonianze di diversa natura, questo materiale compone un quadro complesso e stimolante che sfida le nostre conoscenze consolidate sulle radici della fede.

OLIVIERO ARZUFFI è nato e vive in provincia di Bergamo. Ex docente di letteratura italiana, storia e pedagogia speciale, è consulente editoriale presso importanti realtà istituzionali ed editoriali.È autore di libri riguardanti tematiche sociali e storiche quali: Emarginazione A-Z, Piemme, 1991; Don Carlo Gnocchi, Dio è tutto qui, Mondadori, 2005; Poesia della vita, ed. San Paolo, Milano, 2006; Caro Papa Francesco. Lettera di un divorziato, Oltre Edizioni, 2013; Orval, Bolis Edizioni, 2017. È autore anche delle seguenti opere letterarie: Armaghèdon (trilogia drammatica) Milano, 1992; Escaton (Premio speciale della giuria allo Stresa del 1998) Ancora, Milano,1998; Aninu, Oltre Edizioni, 2012; La salvezza del papiro (2024); Le cose ultime (2025, riedizione di Escaton).

La Collana i “Classici italiani” si arricchisce di un nuovo volume dedicato a Guido Gozzano

Copertina del volume dedicato a Guido Gozzano "Poesie, fiabe e novelle scelte" . Il volume fa parte della Collana Classici italiani, ParvaLicetEdizioni

Dalla Quarta di copertina

Poeta dell’ironia e della malinconia, Guido Gozzano (1883–1916) è una delle voci più originali del primo Novecento italiano. Lontano dall’enfasi del poeta-vate, sceglie una scrittura dimessa e consapevole, capace di dare valore alle “buone cose di pessimo gusto”, agli oggetti quotidiani, alle vite mancate e ai sentimenti trattenuti.

Questa raccolta riunisce alcune delle sue liriche più rappresentative accanto a una scelta di fiabe e prose narrative. Nei versi come nei racconti, Gozzano intreccia eleganza formale e linguaggio semplice, nostalgia e ironia, incanto e disincanto. La poesia diventa dialogo interiore, mentre la fiaba conserva il fascino della tradizione, rinnovandola attraverso un sottile distacco critico

Poesie, fiabe e novelle scelte come recita il titolo presenta una raccolta scelta e commentata con note e prefazioni a cura di Salvina Pizzuoli.

Il volume va ad arricchire la serie di classici italiani dedicati a

Arrigo Boito L’alfier nero
Arrigo Boito Il pugno chiuso
Luigi Capuana Novelle
Grazia Deledda La regina delle tenebre
Igino Ugo Tarchetti Tre racconti gotici
Federico De Roberto La Paura
Giovanni Verga Le storie del castello di Trezza

Tutta la Collana è corredata da prefazioni e note.

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Franco Casoni “Decalogo per non morire.Dieci principi per corpo, mente e spirito: vivere meglio e più a lungo”, Armando

Copertina del saggio di Franco Casoni "Decalogo per non morire.Dieci principi per corpo, mente e spirito: vivere meglio e più a lungo", Armando

Armando

Dal 17 aprile 

Decalogo per non morire di Franco Casoni è un’opera che propone dieci decaloghi per migliorare la qualità della vita e prolungarne la durata. Diviso in tre sezioni principali (medica/corporea, psicologica/mentale e filosofico/spirituale), il libro affronta temi come la prevenzione, l’ascolto del corpo, la gestione delle emozioni, la resilienza, la gioia di vivere e l’equilibrio tra opposti. Attraverso consigli pratici, tabelle sintetiche e riflessioni profonde, l’autore guida il lettore verso un approccio consapevole alla salute fisica, mentale e spirituale. L’opera integra scienza, filosofia e spiritualità, offrendo strumenti per vivere meglio e più a lungo, con un focus sull’armonia e il significato della vita.

Il titolo di questo libro è volutamente provocatorio e paradossale. Nessun essere umano può sottrarsi alla morte. Ma è proprio in questo contrasto tra l’impossibilità di evitarla e il desiderio di allontanarla che nasce il senso profondo di questo lavoro. Una vita vissuta meglio, più a lungo e in salute non è un’illusione, ma una forma autentica di comportamenti, un’arte della misura, un esercizio quotidiano. Prolungare l’esistenza significa imparare a rallentare i ritmi, a prevenire gli eccessi, ad ascoltare le voci del corpo e della mente, evitando le trappole che imprigionando il cammino della nostra vita, lo accorciano. Questo libro non promette miracoli, ma propone percorsi. Non vende delle speranze illusorie, ma indica strumenti per coltivare l’equilibrio, la consapevolezza di sé stessi e la gioia di vivere. È come scrivere una pagina per volta facendo attenzione allo stile e a non fare errori. Ogni decalogo diventa un invito alla riflessione, all’autocontrollo e alla conoscenza del proprio corpo. Non da meno, le giornate vissute bene e correttamente, sono un piccolo trionfo sulla morte o un cambio di direzione quando comprendiamo che stiamo sbagliando. Del resto, oggi sappiamo che prolungare la vita è una realtà. Infatti, grazie ai progressi della conoscenza medico- scientifica, è possibile vivere più a lungo e in modo più sano

FRANCO CASONI è nato a Roma dove si è laureato in psicologia clinica discutendo una tesi con il prof. Adriano Ossicini, ha poi conseguito diversi corsi di specializzazione in psicoanalisi, ipnosi, tecniche cognitive comportamentali. Possiede peraltro un diploma per laici in teologia. Ha pubblicato: Guida al rapporto di coppia (1987); Tecniche moderne per dimagrire (1990); Il Padre Nostro con immagini gestuali (2012); Psicologi di voi stessi (2017); L’Italia tra i gioielli del mondo; in italiano e in cinese (2018 -2020); Spiritualità e corporeità nella preghiera del Padre Nostro (2020): Nati per offendere (2021); L’omelia che salva (2022); Il Cane psicoterapeuta del suo padrone (2023); Ci salverà nostra “Madre” Yin (2025).

Giorgia Giuliano “Gioventù bruciata. ll burnout di una generazione”, Arcadia Edizioni

Un disagio sempre più diffuso provocato da un mix di precarietà e iperconnessione, stress e costante timore di non stare al passo

Copertina del saggio di Giorgia Giuliano "Gioventù bruciata. l burnout di una generazione", Arcadia Edizioni

Arcadia Edizioni

Dal 17 aprile

Il disagio sempre più diffuso, provocato da un mix di precarietà e iperconnessione, stress e costante timore di non stare al passo, è al centro di Gioventù bruciata.  È un viaggio nel mondo del lavoro, dominato da instabilità, competizione e mancanza di certezze, nel quale i giovani interpretano la ricerca di equilibrio e l’autenticità come forme di resistenza.
Il disagio riguarda anche il mondo della ricerca, delle professioni scientifiche e tecniche e persino l’ecosistema delle startup che, dietro la retorica dell’innovazione, nasconde spesso burnout e disillusione.
Dati, testimonianze e interviste offrono, in sintesi, il ritratto di una generazione sospesa.
“A differenza del passato – spiega Giorgia Giuliano – oggi i giovani hanno smesso di credere alla promessa della ricompensa dopo il sacrificio e al mito tossico del lavoro dei sogni. In questo scenario, i social media, da LinkedIn a TikTok, agiscono in due direzioni uguali e contrarie: spazi di denuncia e verità, ma anche generatori di nuovi diktat performativi che alimentano l’ansia da prestazione e il perfezionismo forzato”.
Il saggio indaga la salute mentale come questione collettiva e culturale: dal mobbing ai disturbi del comportamento alimentare, esponendo pubblicamente tutte le cicatrici che la precarietà continua a lasciare.
Il superamento degli stereotipi e l’ascolto intergenerazionale si rivelano presupposti necessari per riscrivere il contratto sociale tra giovani, lavoro, e vecchie generazioni. “In un sistema che ci vuole altamente performanti – scrive l’autrice – riappropriarsi della propria fragilità è l’unico modo per riconoscersi e ritrovarsi”. 

 Sette ragazzi su dieci della generazione Z(3) indossano capi vintage: una scelta coerente con i loro ideali(4), ma non una metafora di come intendono il lavoro. La gavetta second hand dei genitori è usurante per la loro identità, una riproduzione in serie del solo e rassicurante posto fisso. Per quanto il tessuto possa essere resistente, rimane il residuo consunto di un’era: i ragazzi sanno che non basterà a proteggerli da un’altra ora di straordinario non retribuita, da tutto ciò che le generazioni precedenti hanno sempre incassato, credendo alla ricom­pensa dopo il sacrificio. È un po’ come credere alla vita dopo la morte, ma i giovani di oggi non vogliono credere alla morte se l’assassino è il lavoro. In Italia la generazione Z rappresenta solo il 10% della popolazione lavorativa totale, subentrata con un livello di preparazione senza eguali: nel 2024 il 47% dei nuovi assunti era laureato, nel 2000 lo era solo il 20%. La per­centuale di frustrazione è direttamente proporzionale alle loro competenze: più ne hanno, più non le utilizzano. Secondo il rapporto Censis e Philip Morris Italia, Engagement e produt­tività. Più produttività attraverso la leva della motivazione e del coinvolgimento sul posto di lavoro(5), Gen Z e millennial(6) sono i più demotivati, colpa di un forte disallineamento tra quello che hanno studiato e le loro mansioni. I più entusiasti sono i fedelissimi over 50 che continuano a identificarsi nel loro lavoro.

Giorgia Giuliano, pugliese, classe 1994, vive a Milano. Laureata in Comunicazione, ha un Master in Comunicazione enogastronomica e uno in Giornalismo della Rcs Academy presso il Corriere della Sera. Collabora da freelance con alcune testate, tra cui Wired Italia. Scrive di cibo e di salute mentale. I suoi racconti sono pubblicati su alcune riviste letterarie, tra cui Nazione Indiana

Fabio Montella “Donne invisibili.La Resistenza femminile nella Bassa modenese”, Bibliotheka

LE DONNE INVISIBILI DELLA RESISTENZA IN UN’INDAGINE CHE INTRECCIA DOCUMENTI D’ARCHIVIO E TESTIMONIANZE IN PRESA DIRETTA

Copertina di Donne invisibili di Fabio Montella, Bibliotheka Edizioni, con un ricco apparato iconografico

Con un ricco apparato iconografico

Bibliotheka

Dal 3 aprile

Dopo la caduta di Mussolini, decine di donne della Bassa modenese aderiscono alla Resistenza e si mobilitano per aiutare disertori della Repubblica Sociale, renitenti alla leva, ebrei, soldati alleati in fuga dai campi di concentramento del regime.
Hanno età e istruzione diverse: sono braccianti e mondine, ma anche lavoratrici a mezzadria, maestre, studentesse, suore. Molte conoscono l’arresto, il carcere, le percosse, le torture. Sette perdono la vita, fucilate o uccise per rappresaglia. Anche se non mancano donne che prendono parte ad azioni armate, la partecipazione femminile alla Resistenza, pagina finora poco considerata dagli studi storici, consiste in gran parte nel procurare cibo, vestiti, scarpe, coperte, medicine. E, soprattutto, nel tenere i collegamenti tra i gruppi e con i comandi portando ordini, messaggi, armi, munizioni, esplosivi. L’attività di “staffetta” evoca compiti ancillari, ma è in realtà estremamente rischiosa. In genere le partigiane percorrono chilometri a piedi o in biciletta su strade accidentate, sentieri di campagna o lungo gli argini. Viaggiano con il freddo, il fango e la neve, a volte anche di notte, sempre con il rischio di essere fermate da repubblichini o tedeschi. Nascondono biglietti, stampe e volantini in mutandoni sotto la gonna, in pancere che simulano la gravidanza, nei reggiseni, nelle trecce dei capelli. 
Una Resistenza disarmata, ma efficace, rimasta per troppo tempo ai margini del discorso pubblico e delle ricostruzioni storiche che qui viene portata alla luce grazie a documenti d’archivio inediti e testimonianze in presa diretta. Fabio Montella non si è limitato a consultare documenti e materiali d’archivio, ma ha raccolto le storie dalla viva voce delle protagoniste o dei discendenti, incontrandoli nel corso di numerose occasioni

Fabio Montella, ricercatore indipendente e giornalista professionista, collabora con l’Istituto Storico di Modena ed è assegnista di ricerca (Research Grant Klaus Voigt) all’Istituto Storico Germanico di Roma. Fa parte del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Fossoli. Studioso della storia politica e sociale delle due guerre mondiali e del fascismo, da qualche anno gira l’Italia frequentando archivi, alla ricerca di nuove storie da narrare. Per le sue ricerche ha ottenuto il Premio “Cesare Mozzarelli” a Mantova, il premio “Ricerca di storia locale” dal Comune di Olgiate Molgora (Lecco), il Premio Premio Gen. De Cia e, per due volte, il premio letterario “Tralerighe Storia” a Lucca.

Simone Cislaghi “Partire. Il viaggio come metafora dell’esistenza”, Mursia

Copertina del saggio di Simone Cislaghi "Partire. Il viaggio come metafora dell'esistenza", Mursia

Collana Piccole Tracce

Mursia

Dal 9 marzo

«Nel viaggio dell’esistenza ci troviamo già per mare. Possiamo decidere se lasciarci trasportare dal capriccio delle onde e dei venti o se prendere in mano il timone e imprimergli una direzione, la nostra direzione. È una scelta esistenziale, un’opzione fondamentale.»

Dal mito di Gilgamesh all’Odissea, fino ai grandi racconti biblici, Simone Cislaghi rilegge i viaggi fondativi della nostra tradizione culturale come esperienze capaci di offrire nuove prospettive sulla vita e di trasformare chi le compie. Il tema viene anche attualizzato e si intreccia con la quotidianità, mostrando come il viaggio – reale o interiore – è sempre occasione di crescita, cambiamento e arricchimento personale. Un saggio che esplora il viaggio come metafora dell’esistenza umana e che unisce filosofia e narrazione per restituire al lettore la vocazione originaria del pensiero: aiutarci a vivere meglio e più intensamente.

Colui che compie il viaggio giunge a destinazione diverso da com’era partito, se il viaggio è stato un’occasione ben spesa. Percorrere l’itinerario trasforma il viaggiatore disponibile all’incontro autentico. Giungere ad una meta significa evolvere. Chi non evolve, non arriva. Il viaggio porta a maturazione semi che riposano nella coscienza e scioglie tensioni e incrostazioni che imbrigliano l’animo, a volte addirittura impedendo alla vita di fiorire. Se viaggiare è, per definizione, spostarsi nello spazio fisico, parallelamente, viaggiare è spostarsi nello spazio dell’interiorità. Viaggiare attraverso il mondo è viaggiare attraverso sé stessi. Allargare gli orizzonti della propria esperienza di viaggiatore significa allargare, al contempo, gli spazi della propria interiorità

Simone Cislaghi (Milano, 1976), laureato in Filosofia all’Università Cattolica di Milano, insegna Filosofia e Storia al Collegio San Carlo di Milano.

Elena Pagani “Criminosa pigmenta. Bottega d’arte forense”, OLIGO

Veri casi di cronaca nera. L’esperienza sul campo di un disegnatore forense

L’arte conquista la criminalistica. L’opera d’arte percepita sulla scena del crimine è già disvelo di resa giustizia

Copertina del saggio di Elena Pagani, Elena Pagani, Disegnatore Accademico Forense della Polizia di Stato Italiana, "Criminosa pigmenta", Oligo

Prefazione di Stefano Paoloni

Oligo

Dal 6 marzo

L’arte può essere al servizio della legalità e della giustizia? Sì. Questo saggio ne è una prova. Creare opere pittoriche e affrontare verifiche tecniche peritali attinenti alla scena del crimine consente di arrestare ladri, stupratori e assassini. Questa è la missione di Elena Pagani, Disegnatore Accademico Forense della Polizia di Stato Italiana, per il suo lavoro nota in tutto il mondo. Cosa lo rende unico? Fare da ponte tra l’arte e la criminalistica. Come ci riesce? Traducendo in segni grafici prove e testimonianze raccolte sul campo o, viceversa, analizzando e scomponendo disegni che hanno a che fare con reati e delitti. Disegnando a mano individua e ricostruisce quanto raccontato da testimoni e vittime, spesso dettagli che sfuggono anche alle tecnologie più sofisticate. Tra luci, penombre e oscurità, il suo approccio artistico d’avanguardia diventa l’ultima speranza per portare giustizia. Criminosa Pigmenta, Bottega d’arte forense è tutto questo e molto, molto di più.

Quest’opera letteraria d’interesse artistico criminologico illustra casi investigativi tratti da avvicendamenti reali ed è rivolta a tutti i gentili Lettori che desiderano addentrarsi nella conoscenza della mia professione: disegnatore accademico forense. Oltre, ovviamente, a chiunque abbia caparbia convinzione che l’artista sia persona esclusivamente visionaria dedita a dar vita a opere d’arte per diletto o esclusivo interesse economico e non perché abbia condotto, spesso a sua stessa insaputa, una ricerca di analisi sociale o intimamente del sé. Maestro d’Arte, non dipingo per chiunque desideri guardare o possedere una mia opera d’arte. Ho scelto, invece, di indirizzare impegno e lavoro per rispondere tecnicamente a domande investigative relative alla commissione di crimini che richiedono la visione di opere d’arte disvelate per poter essere paghe. In primis: chi è stato? Perché e come l’ha fatto? Le conseguenti risposte sono volte a dimostrare verità. Come ci riesco? Utilizzando metodologie d’intervento artistico in contesti forensi: percorrenze e competenze investigative, queste, valevoli come tramiti per il raggiungimento di un altro profitto sociale che non sia l’opera d’arte fine a sé stessa: contribuire a rendere giustizia a vittime di reato e indurre a giudizio i colpevoli determinando risposte tecniche dimostrabili e incontrovertibili. (dalla Premessa)

ELENA PAGANI a sedici anni è già Maestro d’Arte. A ventidue consegue la laurea magistrale all’Accademia di Belle Arti di Brera. Disegnatore Accademico Forense della Polizia di Stato Italiana, è tra i novanta Operatori D.V.I., Disaster Victims Identification, team d’élite della Polizia Scientifica. È Operatore in Analisi di Sopralluogo Tecnico Giudiziario della Scena del Crimine. Dirigente del Sindacato Autonomo di Polizia, Segreteria Generale-Roma, svolge attività sindacale contribuendo, a livello nazionale, alla formazione e aggiornamento professionale degli Operatori di Pubblica Sicurezza e Polizia Giudiziaria. Per Oligo ha pubblicato Ladri di facce. Il Disegnatore anatomico tra testimoni, vittime, memorie e falsi ricordi (con Alessandro Meluzzi).

Giorgio Parisi “Le simmetrie nascoste”, presentazione

Copertina de "Le simmetrie nascoste" di Giorgio parisi, premio Nobel per la fisica

Rizzoli

Le simmetrie nascoste, di Giorgio Parisi, è un libro splendido. Complesso, multiforme, con diverse pagine difficili da seguire (anche per me, nonostante la fisica teorica sia il mio mestiere), ma superate le quali offre, con candore, chiarezza, e lucida intelligenza, un’immagine candida e accattivante di come funzioni la scienza migliore”.(dalla Presentazione di Carlo Rovelli sul Corriere)

Con queste parole Carlo Rovelli presenta sulle pagine del Corriere (25 gennaio 2026) il testo di Parisi che inizia la trattazione dai pionieri della meccanica statistica del XIX secolo, che hanno individuato i primi metodi per capire i fenomeni “collettivi”, cioè quelli generati dall’interazione di molti componenti, e che di seguito arriva fino alle ultime applicazioni dell’intelligenza artificiale: ha ricevuto il Nobel in Fisica nel 2021 per i suoi lavori sui “sistemi complessi”
Il libro è il racconto del percorso che ha portato alla scoperta e alla spiegazione di fenomeni che avvengono quando un gran numero di componenti eguali interagiscono fra loro: per esempio, scrive Rovelli,  le molecole di un liquido come l’acqua, oppure i tanti minuscoli transistor in un calcolatore, o i neuroni nel nostro cervello, contribuendo ad aprire un campo nuovo del sapere e soprattutto strumenti concettuali nuovi, che ci permettono di comprendere fenomeni che prima sembravano incomprensibili,
Un testo,  come dice Rovelli, complesso , ma che l’autore facilita attraverso  esempi semplici mantenendo  il rigore sui contenuti e, anche qualora non si riuscisse a seguire completamente la pagina,  lascia al lettore il fascino  che deriva “dall’assistere da vicino a uno straordinario percorso di chiarimento sulla struttura della realtà, fatto di confusione, tentativi, ripensamenti, cose che a ogni passaggio si capiscono e non si capiscono, tecniche di calcolo che funzionano non si sa perché […], insomma il libro illustra tutto il precario e magico equilibrio di fiuto e rigore su cui vive la scienza”
Ciò non toglie che l’autore sappia anche cogliere ed evidenziare, ad esempio nelle pagine finali, in cui  si  esaminano i tanti rischi dell’intelligenza artificiale, come quello del monopolio, e indicano alcune possibiltà per rendere la scienza e la tecnologia appannaggio dell’umanità tutta.
Una presentazione quella di Rovelli che sa porre in chiaro le difficoltà senza escludere i notevoli benefici che ne comporta la lettura, sebbene difficile.