Alberto Savinio “Vita di Enrico Ibsen”, Bibliotheka Edizioni

LE DONNE, IL FEMMINISMO E IL TRAFORO DEL SEMPIONE

Bibliotheka

Introduzione di Gioconda Carrabs

Con sei tavole disegnate dall’autore

Dal 26 settembre in libreria

Un abisso separa la donna dall’uomo, ma anche gli abissi si colmano e a colmare questo abisso provvede il femminismo. Per avere una immagine precisa di come avviene questa operazione di riempitura, basta ripensare al traforo del Sempione”.

Apparso per la prima volta a puntate sul periodico “Film” tra il maggio e il luglio 1943 e pubblicato in volume solo nel 1979, Vita di Enrico Ibsen di Alberto Savinio non è, a dispetto del titolo, una biografia del drammaturgo e poeta norvegese, ma una brillante e lucida sequenza di divagazioni imprevedibili sulla donna e il femminismo. Il volume, con sei tavole disegnate dall’autore, sarà in libreria per Bibliotheka con un’introduzione di Gioconda Carrabs (90 pagine, 12 euro).

L’azione viene paragonata al traforo del Sempione: da un versante le femministe e dall’altro i femministi, alla testa dei quali è giusto porre Ibsen, si incontreranno non nel cuore e nella profondità della montagna, ma nei centri nevralgici della società.

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico (Atene, 1891- Roma, 1952), fratello del pittore Giorgio de Chirico, studiò pianoforte nel conservatorio della sua città. Si trasferì con la famiglia a Venezia, Milano e Monaco di Baviera, poi a Parigi, dove conobbe Picasso e molti esponenti delle avanguardie. Arruolato nell’Esercito italiano, venne inviato come interprete sul fronte macedone. Dopo la guerra si trasferì a Milano e poi a Roma, dove fu tra i fondatori della Compagnia del Teatro dell’Arte diretta da Luigi Pirandello. Nel 1927 si trasferì nuovamente a Parigi e si dedicò alla pittura. Tornò definitivamente in Italia nel 1933. Collaborò con La Stampa e Omnibus di Leo Longanesi. Attraverso il suo editore di riferimento, Valentino Bompiani, si avvicinò ad Alvaro, Bontempelli e Debenedetti. Inserito in una lista di sospetti antifascisti, fu costretto a nascondersi. Convinto europeista, dopo la seconda guerra mondiale collaborò con il Corriere della Sera, vincendo nel 1949 il Premio Saint-Vincent per il giornalismo.

Nino Dolfo “In principio fu lo sguardo. Taccuino vagabondo di un cronista di cultura”, OLIGO Editore

Oligo

 In libreria il 26 settembre

Riprendendo il documentario di Gianni Celati Strada provinciale delle anime, in cui l’autore riunisce amici e sodali, li fa salire su un pullman e li porta in viaggio verso la foce del Po, Nino Dolfo raduna una compagnia variopinta, frutto di decenni di letture e incontri: gli sceneggiatori Vincenzo Cerami e Age, il filosofo Emanuele Severino, i registi Massimo Castri, Franco Piavoli, Silvano Agosti, Alberto Sironi, Gianni Serra, i fotografi Gian Butturini e Ugo Mulas, gli attori Paolo Villaggio, Alain Cuny e Dominique Sanda. E ancora Clint Eastwood, un uomo di teatro a tutto tondo come Renato Borsoni, gli scrittori Lawrence Ferlinghetti, Franz Kafka, Francesco Permunian e persino personaggi delle mitologia come Medea e Didone. Perché, come scrive Paolo Conte, «Si nasce e si muore da soli, ma in mezzo c’è un gran traffico». Tanto per ribadire che siamo le persone che abbiamo incontrato, che il ricordo è il nostro modo, secolare, di pregare, che, senza memoria, siamo nessuno.

Incipit:

«Alla fine ogni cosa ha un suo inizio. Dell’incipit diventi consapevole in età matura, quando giri lo sguardo dietro le spalle, perché il futuro ti dà le risposte che tu già sai. E allora, visto che il presente ha la liquidità dell’attimo, scopri che il passato è sempre sorprendente: ci ha seguito con la fedeltà di un’ombra, ci ha aspettato ed è la prova regina che noi siamo esistiti. Il passato custodisce la memoria, il nostro vissuto. E anche soprattutto il desiderio. Si desidera ciò che manca e si è perduto (affetti, persone, emozioni…). «È uno di quei luoghi in cui ti offrono ancora un pasto caldo» ha scritto Norman Mailer. La malinconia ci conforta con il tempo ritrovato, poiché la vita è un’emorragia, una diaspora continua, una sequenza di disavanzi.»

Nino Dolfo (1944), di origini friulane ma bresciano d’adozione, dopo la laurea in Lettere classiche con una tesi di storia del cinema, è stato insegnante, animatore di cineclub, critico cinematografico e poi teatrale, oltre che giornalista culturale per testate come “Bresciaoggi” e “Il Corriere delle Sera”. Ha curato volumi dedicati a fotografi, uno speciale della rivista “Atlante bresciano” sul cinema a Brescia e partecipato alla stesura del libro-memoir Ritratti di città per Grafo editore. Due suoi testi (su Raymond Chandler e Simenon) hanno raggiunto la visibilità sul palcoscenico.

Remo Pavone “Resilienza. Il coraggio di rinascere”, NeP Edizioni

“La resilienza è un atto quotidiano di fedeltà a sé stessi, è restare vivi dentro anche quando tutto intorno sembra morto”.

La resilienza è la capacità di affrontare, superare e adattarsi alle difficoltà, alle sfide e ai cambiamenti della vita, trasformando anche le esperienze negative in opportunità di crescita personale. Una forza interiore che permette di essere resistenti alle difficoltà che la vita ci presenta, ci dà modo di cercare la giusta carica per andare avanti con maggiore consapevolezza e maturità.
In un mondo in continua mutazione, dove incertezze e ostacoli fanno parte della quotidianità, la resilienza si rivela l’arma vincente per affrontare le difficoltà e trasformarle in opportunità di crescita.


L’obiettivo del libro è quello di ispirare il lettore, di incoraggiarlo e guidarlo in una sorta di viaggio alla scoperta personale e di crescita interiore. Fornire spunti di riflessione nei momenti di difficoltà, oltre che strumenti per cominciare a costruire una vita orientata sulla consapevolezza del fatto che ci si può migliorare per renderla più appagante e resiliente.
L’autore unisce narrazione, esperienza personale e riflessione teorica. Pagina dopo pagina, prende forma una verità semplice e potente: la resilienza non si costruisce da zero, si
risveglia. È già nostra.
Un invito sincero a guardarsi dentro, a riscoprire la propria forza interiore, e a credere che ogni ferita può diventare origine di trasformazione. Un viaggio emozionante tra storie vere, esperienze personali e riflessioni profonde, sostenute da ricerche scientifiche che danno corpo e senso a ciò che molti vivono ma pochi riescono a spiegare.
Racconti autentici, che sanno parlare al cuore senza rinunciare alla profondità, attraverso una scrittura scorrevole, accessibile, capace di accogliere chi legge.
Lo sguardo di chi ha fiducia nella capacità dell’essere umano di trovare il bene e di continuare a crescere, sempre.

Remo Pavone è dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche e specializzato in Psicologia del Traffico. Da sempre è interessato al potere trasformativo delle difficoltà. Vive tra le parole, le persone, le storie e l’ascolto profondo della vita.

Lydie Salvayre “Sette donne”, presentazione

Traduzione di Lorenza di Lella e Francesca Scala

Prehistorica Editore

Sette donne, sette autrici, incontrate come lettrice, apprezzate e stimate, tutte, fondamentali per la sua crescita come scrittrice.

“Il punto in comune di queste sette donne è che le ammiro. Tutte. Tutte sono state importanti nella mia vita da quando, a 12 anni, ho cominciato a leggere Emily Brontë. Tutte e sette, soprattutto, sentivano l’imperiosa necessità di scrivere”.

Risponde così alla domanda di Elisabetta Rosaspina (La Lettura del Corriere 8 agosto 2025) perché avesse scelto proprio loro per le sue biografie che tali e semplicemente tali non sono, infatti, sono le autrici che l’hanno confermata nella sua volontà di scrivere, di essere donna e autrice, come loro che, nella loro esistenza di vita, hanno sofferto ed hanno trasformato quel dolore in pagine letterarie.

Un testo dedicato a queste autrici dal cui incontro Lydie Salvayre ha costruito la sua identità e di scrittrice e di donna.

Scrive Laura Pugno (tutto libri La Stampa 6 settembre 2025):

” è un diario di formazione per voce interposta quello che ci consegna in questo libro, in cui l’ordine delle vite narrate si fa eco dell’ordine, o del disordine, della vita della narratrice. Nella versione originale francese Sept femmes/Sette donne è diventato anche uno spettacolo, messo in scena a pochi mesi dalla prima uscita in Francia, per l’8 marzo del 2014, da lan Morane con l’adattamento di Nadine Eghels, presso la Casa della Poesia di Parigi”

Lydie Salvayre nasce nel 1948 a Autanville (centro-valle della Loira) da genitori spagnoli rifugiati, sfuggiti al franchismo durante la guerra civile. Studia lettere moderne all’Università di Tolosa e si laurea anche in medicina: ha esercitato la professione dello psichiatra prima di dedicarsi integralmente alla scrittura. Ha esordito nel 1990 con il romanzo La Dichiarazione, salutato dalla critica e insignito del Premio Hermès. Di lì ha pubblicato una quindicina di romanzi, che gli sono valsi svariati e importanti riconoscimenti, come Il Premio Novembre, il Premio Billetdoux e il Prix Goncourt. Le sue opere sono tradotte in una ventina di lingue. In Francia è edita da illustri editori quali Le Seuil, Juillard e Verticales. In Italia, alcune sue opere sono state pubblicate da Bébert, Bollati e Boringheri, Feltrinelli, Guanda, L’Asino d’oro. Dal 2023, se ne occupa Prehistorica Editore.

“È ancora possibile la poesia.Poetry Nobel Lectures”, Vallecchi Firenze

Introduzione di Roberto Galaverni

Collana: Vallecchi Poesia diretta da Isabella Leardini

Traduzioni in collaborazione con Dipartimento di Lingue Letterature e Culture Moderne dell’Università di Bologna a cura di Andrea Ceccherelli

Disegni di Simone Cortello Scuola di Grafica d’Arte Accademia di Belle Arti di Venezia

Vallecchi – Firenze

Dal 12 settembre in libreria

A cinquantanni dal conferimento del Premio Nobel per la Letteratura a Eugenio Montale, vengono raccolte per la prima volta in un unico volume le Nobel Lectures dei grandi poeti insigniti del Premio dal 1975 ad oggi. 
I discorsi pronunciati dai vincitori del Nobel rappresentano un genere unico nel panorama della letteratura: gli autori premiati con il massimo riconoscimento mondiale sono chiamati a offrire in poche pagine una sintesi evocativa della propria poetica, ma soprattutto avvertono la responsabilità di concentrare, con onestà e precisione, la conoscenza maturata in una vita sul gesto e sul senso dello scrivere, sulla responsabilità politica e storica che esso porta con sé. I più grandi poeti della nostra epoca hanno lasciato al Premio parole che sapevano destinate a restare, in cui è racchiusa la loro visione come prezioso insegnamento, eredità concreta della loro poesia; ma nello stesso tempo parole che in una rara occasione del presente sarebbero state ascoltate, evidenti narrazioni di una storia di cui essi avevano il compito di essere limpidi testimoni.

Come scrive Roberto Galaverni nell’introduzione:

«in quello che si può considerare il più ristretto ed esclusivo dei generi letterari – il discorso del Nobel: non più di uno all’anno, e per quanto riguarda la poesia ancor meno – di regola l’argomentazione parte dal basso e da dentro: vicende private intrecciate con quelle pubbliche, la storia di una vocazione, il rapporto sempre misterioso e insondabile tra le vicissitudini personali e la creazione poetica, la natura della poesia. Questi discorsi sono tutti diversi, ma battono anche sugli stessi temi, finendo così per corrispondersi intimamente


E i temi sono relazione tra etica ed estetica, tra impegno verso la realtà e immaginazione poetica, rapporto tra io e noi, tra io e altro, tra individuo e specie, tra retaggio e innovazione, tra tradizione e talento individuale, la lingua della poesia, i processi creativi, la collocazione non solo fisica e storico-geografica, ma mentale e fantastica del poeta. Una simile corrispondenza di motivi non esclude in alcun modo la varietà di questi discorsi, che presentano molte sorprese, se non altro perché ogni autore affronta l’occasione a modo proprio.

«È ancora possibile la poesia? si era chiesto giusto cinquant’anni fa Eugenio Montale. Le poetesse e i poeti raccolti in questo volume ci hanno detto che sì, è ancora possibile. E lo hanno fatto chiedendosi non solo o tanto se la poesia sia ancora possibile, ma se sia possibile di per sé, in assoluto, nel suo confronto con la realtà della vita.»

I testi qui raccolti sono una risorsa inestimabile per i lettori delle maggiori voci della letteratura contemporanea, ma anche per chi cerca orientamento nel processo creativo; essenziali e profondi strumenti di conoscenza e riflessione.

Giuseppe Pontiggia “Scrittori non si nasce. Il linguaggio della narrativa”, Bibliotheka

Due lezioni di Pontiggia sul linguaggio della narrativa


Introduzione di Daniela Marcheschi

Bibliotheka

Dal 12 settembre in libreria

Contrariamente a quello che saremmo indotti a pensare, la parola scritta ha un margine d’imprecisione, di aleatorietà, di inafferrabilità di cui è priva la parola orale, arricchita di tutta la gestualità e di un rapporto diretto, emotivo, con chi la ascolta. Perciò la parola scritta deve trovare una sua espressività attraverso percorsi estremamente complessi e specifici. 
Ne era convinto lo scrittore Giuseppe Pontiggia, che articolava il suo pensiero in due brevi lezioni del 1987 e del 1988, ora riunite nel libro Scrittori non si nasce. Il linguaggio della narrativa con un’introduzione di Daniela Marcheschi. Come spiega l’autore, bisognerebbe coltivare la scrittura come qualcosa di segreto, di clandestino, per avvicinare zone misteriose di sé stessi e conoscere il mondo. C’è un momento decisivo in questo esercizio, quello in cui gli strumenti messi a fuoco attraverso il lavoro di anni producono, con il concorso della cosiddetta ispirazione, l’evento nuovo che è il linguaggio narrativo. Perché “un romanzo non può permettersi di essere inverosimile, la realtà spesso lo è”.

Pontiggia sapeva che, se il linguaggio influenza la vita sociale come insegna l’antropologia lingui­stica, anche la vita sociale influenza il linguaggio; e in ciò sta la grande responsabilità di ogni essere umano, e dello scrittore ancora di più, in quanto da addetto lavora con la parola in una data comu­nità. Una funzione culturale e civile insostituibile, la sua, per la tutela di un bene comune. 
(Daniela Marcheschi)

Giuseppe Pontiggia (1934-2003) pubblica nel 1959 il suo primo romanzo autobiografico La morte in banca. Consulente delle case editrici Adelphi e Mondadori, si dedica alla saggistica e alla critica letteraria. Vince il Premio Strega nel 1989 con La grande sera, il Super Flaiano nel 1994 con Vite di uomini non illustri, il Premio Chiara alla carriera nel 1997 e il Premio Campiello, il Premio Società dei Lettori e il Pen Club nel 2001 con Nati due volte, romanzo tradotto in molte lingue che ha ispirato il film Le chiavi di casa di Gianni Amelio.

Emilio Ortu Lieto “Controstoria del costume teatrale”, NeP Edizioni

Il volume tenta di colmare un vuoto conoscitivo e letterario di più di 2.500 anni di storia del costume teatrale. Lo fa ponendosi come “controstoria”: una scelta alquanto inedita, necessaria in quanto il costume del teatro occidentale, sin dalla sua origine, ha creato linguaggi visivi e poetici propri ed a sé stanti.

Per narrare la sua storia sono necessarie categorie specifiche, non solo storiche o letterarie ma di ordine poetico, artistico e visivo, proprie solo del “teatrale”.
La storia del costume teatrale, dunque, non può essere né capita né narrata se si trascura la sua essenza poetica, la sua invenzione specifica, volutamente diversa rispetto alla realtà quotidiana.Nella storia del teatro, infatti, il costume risulta sempre legato ad una dimensione rituale e simbolica, è spesso connesso alla psicologia di un personaggio ed è stato quasi sempre ben diversificato, volutamente, dalla pratica abituale del vestire.
Il costume teatrale diventa un “apparato visivo” di un rito, a sua volta portatore di una reinvenzione o astrazione poetica della realtà e come tale ha bisogno di un suo linguaggio.
Nel suo sviluppo nel tempo ha anche influenzato con la sua narrazione visiva le altre arti, facendosi a sua volta influenzare.
L’autore, scenografo e costumista di alta formazione, effettua una ricostruzione cronologica attenta e sapiente, che parte dal teatro greco, passando per il Medioevo e il barocco, fino ad arrivare a toccare tutte le avanguardie storiche e le neoavanguardie dell’ultimo secolo di arte teatrale.
Il volume è impreziosito da un ricco corredo fotografico, con elementi iconici di alta sartoria e scene di spettacoli di grande valore, documentazione quest’ultima fondamentale nella pratica professionale e di chi si occupa di costume teatrale e di arti visive in generale.
Gli interventi presenti nel testo sono a cura di Sibylle Ulsammer e Franca Squarciapino.


Emilio Ortu Lieto, nato a Cagliari e formatosi a Venezia, è uno scenografo e costumista di alta formazione, apprezzato e richiesto nelle più importanti produzioni per la lirica, la prosa, la danza, il teatro di figura e per il cinema da 35 anni; ha collaborato con premi Oscar e nomi celebri internazionali del teatro. Nell’ultimo decennio, in particolare, oltre ad insegnare arte e costume in vari ordini di scuole,ha studiato tecniche di tintura in India e si è occupato sia di formazione e divulgazione delle tinture naturali che di pitture decorative nelle bioarchitetture tradizionali di terra in Sardegna, temi su cui ha pubblicato, sempre per Nep Edizioni, i saggi “Tingere con le piante in Sardegna” (2017) e “Pitture decorative nelle case di terra in Sardegna” (2018).

Antonio Caiazza “Una storia scomoda.La guerra segreta al film di Luciano Tovoli con Mastroianni sugli italiani in Albania negli anni del fascismo”, Bibliotheka

STORIA INEDITA DI UNA GUERRA DIPLOMATICA PER BOICOTTARE UN FILM DI Luciano Tovoli con MASTROIANNI E CASTELLITTO SULL’ITALIA FASCISTA IN ALBANIA

Il giornalista Rai Antonio Caiazza ricostruisce la vicenda attraverso documenti di archivi italiani, francesi e albanesi. Con lettere degli scrittori Kadare e Agolli

con documenti inediti e lettere degli scrittori Ismail Kadare e Dritero Agolli

Bibliotheka

Dal 5 settembre

Documenti inediti rinvenuti negli archivi diplomatici in giro per l’Europa ricostruiscono una vicenda ancora del tutto sconosciuta, che riguarda il boicottaggio di un film con Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Anouk Aimée e un quasi esordiente Sergio Castellitto. Il film era Il generale dell’armata morta, tratto dal romanzo dello scrittore albanese Ismail Kadare per la regia di Luciano Tovoli. Le riprese erano previste fra il 1980 e il 1982, in Albania, dove i fatti raccontati avvennero realmente. Ma dopo contatti, viaggi e sopralluoghi e il denaro versato alla Banca di Stato albanese, la troupe fu imbarcata su un aereo e rimandata in Italia, senza che fosse girato neppure un metro di pellicola. Ricostruisce questa singolare vicenda Antonio Caiazza, giornalista alla Rai di Trieste particolarmente attento al mondo balcanico, nel libro Una storia scomoda. La guerra segreta al film con Mastroianni sugli italiani in Albania negli anni del fascismo che contiene documenti inediti e lettere degli scrittori Ismail Kadare e Dritero Agolli. Si è sempre attribuita la responsabilità del boicottaggio del film agli albanesi, ma i documenti consultati negli archivi diplomatici raccontano la trama che cercò di bloccare la lavorazione della pellicola. Gli apparati di due grandi democrazie, Italia e Francia, attivarono una notevole pressione nei confronti dell’Albania affinché il film non si facesse. Il motivo: riapriva la pagina dell’occupazione fascista, delle atrocità e delle vessazioni nei confronti delle popolazioni civili, che a Roma si voleva chiusa per sempre.

“In Italia – spiega Caiazza – si erano fatti e si facevano film sulla Resistenza e di denuncia del fascismo. Ma non sul nostro passato coloniale. Il generale dell’armata morta rompeva il silenzio su vicende che l’Italia voleva definitivamente sepolte”.
Il film si fece comunque, fu girato in Italia e uscì nel 1983, ma nel nostro Paese non vide mai le sale cinematografiche.

Antonio Caiazza, giornalista alla redazione Rai di Trieste, ha seguito per anni le vicende Balcaniche per diverse testate. In particolare, all’Albania ha dedicato servizi televisivi, articoli e due libri: In alto mare. Viaggio nell’Albania dal comunismo al futuro (Instar Libri 2008) e il romanzo La notte dei vinti (Nutrimenti 2014), racconto della sanguinosa epurazione che colpì la nomenklatura di Tirana a metà degli anni ’70.

Cecilia Frignani “Lo stupro di massa come arma da guerra”, OLIGO

Una approfondita ricerca storica che spazia dal mondo antico alla contemporaneità. Il corpo della donna vittima delle guerre degli uomini

OLIGO

Dal 5 settembre

Da sempre gli uomini violentano le donne, in particolare quando fanno la guerra, atavica attività maschile, in occasione della quale il corpo femminile diventa terra di conquista. Oggi, lo stupro su larga scala è considerato un crimine contro l’umanità e in questo libro ripercorreremo il lungo percorso che ha condotto la famiglia umana a fare i conti con una violenza tanto cruda. Partiremo da una ricostruzione storico-filosofica per cogliere l’origine latente della violenza di genere, guardando ad Aristotele e Galeno, ma anche alle teorie sulla nascita dell’agricoltura, osservando come nell’antichità la donna fosse considerata un bene a disposizione dell’uomo, un bene che in guerra può (e deve) essere razziato. Con il tempo, lo stupro da effetto collaterale è diventato un’arma vera e propria; a tal proposito esamineremo quanto sul finire del Novecento è accaduto in ex-Jugoslavia e in Ruanda, tristi vicende da cui però ha mosso i primi passi la giustizia internazionale. Concluderemo con un esame sull’attualità della disparità di genere nel mondo, offrendo anche spunti di speranza.

Più volte, man mano che andavo avanti a scrivere le pagine che seguono, mi sono infuriata. Ho letto, raccolto e inserito all’interno di questo lavoro testimonianze agghiaccianti e disumane di tantissime donne abusate e violentate, e fin da subito mi sono domandata del perché, in tutti questi anni di studio, non avessi mai trovato tra le mani un libro di storia che parlasse del calvario delle donne. Da sempre le donne sono vittime di stupri, violenze e fenomeni di schiavismo. Questi fatti in particolar modo sono un elemento costante dei conflitti bellici, antichi, moderni e purtroppo contemporanei.

Cecilia Frignani, giornalista di TeleMantova, ha conseguito la laureata specialistica in Scienze Filosofiche, all’interno della quale ha approfondito gli studi di Filosofia del Diritto.

Lamberto Salucco “Altri quarantacinque assiomi cinici”, Edida

Edida

Dall’Introduzione

E rieccoci agli assiomi. Sono passati quasi cinque anni dal primo volume “Quarantotto assiomi cinici” scritto per festeggiare il mio 48° compleanno. Cinque anni possono essere un lasso di tempo brevissimo o lunghissimo: in questo caso è davvero incredibile cosa abbiamo visto succedere nel frattempo.

Riguardando a quel periodo viene da pensare che fosse un altro mondo. Pensateci: eravamo nel bel mezzo della pandemia, nessuno utilizzava l’intelligenza artificiale generativa, la geopolitica internazionale (e non solo in Ucraina e a Gaza) era completamente differente, c’era un altro Papa, in Italia (e non solo) c’era un altro Governo etc.

Giugno 2025: ho più o meno terminato a Firenze la fase preparatoria (sembra incredibile ma anche per scrivere un libercolo come questo c’è da studiare un monte) di questa nuova infornata di assiomi cinici e sono arrivato in Scozia per scrivere il testo definitivo. Non so di preciso quanto ci metterò ma credo di finire prima di agosto, vediamo. Ero sicuro che sarebbero stati al massimo 25 assiomi ma la cosa mi è un po’ sfuggita di mano.

Spero di riuscire a spiegare il senso (talvolta contorto) delle massime qui raccolte che spaziano arrogantemente su qualunque argomento: musica, politica, religione, tecnologia, comunicazione, psicologia, arte etc. Perché se devi recitare la parte del tuttologo, occorre farlo bene…

Stavolta però c’è una novità assoluta:Luciano Zella, col quale discuto da più di trent’anni degli argomenti trattati da queste roboanti frasi, ha accettato di contribuire con qualche proprio postulato. Sono davvero felice di ospitarlo in questo secondo libro.

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