Marco Balzano “Café Royal”, presentazione

Milano, via Marghera, una zona elegante, ai tempi della pandemia, e un café, il Royal, un piccolo universo umano che Balzano racconta dedicandolo a diciotto “tipi” che compaiono direttamente o coinvolti in storie di altri.

Racconti brevi, storie di ordinaria normalità, la condizione umana ritratta nella realtà che ci circonda e nel tempo attuale.

Federico è un medico di base disilluso, che durante la seconda ondata della pandemia vorrebbe solo del tempo per sé; Serena combatte con il trascorrere degli anni e per non pensarci esce con le amiche a mangiare il sushi, mentre sua figlia Noemi diventa ogni giorno piú bella, cinica e indipendente; Giuliano è un prete che sogna di tornare a fare il missionario in Africa; Ahmed è a Milano di passaggio e coglie l’occasione per provare a riallacciare i rapporti con Barbara… Un filo invisibile li lega l’uno all’altro e li rende protagonisti o semplici comparse della commedia umana che ogni giorno va in scena al Café Royal.( dal Catalogo Einaudi)

Dopo la raccolta di poesie Nature umane dove cerca sotto le apparenze, dove il dettaglio è concreto e viene interrogato, anche in Cafè Royal l’autore indaga, dietro gli avvenimenti, vite umane di età diverse, tristi e liete, raccontate in prima persona dai protagonisti o in terza dentro le storie degli altri, ma anche attraverso testi di missive o di  email.

Marco Balzano (1978) è nato a Milano nel 1978. Per Sellerio ha pubblicato i romanzi: Il figlio del figlio (Premio Corrado Alvaro Opera prima, Einaudi 2022), Pronti a tutte le partenze (Premio Flaiano) e L’ultimo arrivato (Premio Campiello). Per Einaudi ha pubblicato Resto qui (2018 e 2020) che ha vinto – tra gli altri – il Premio Elba, il Premio Bagutta, il Premio Mario Rigoni Stern, e che è stato finalista al Premio Strega e in Francia ha conseguito il Prix Méditerranée. Per Einaudi ha inoltre pubblicato Le parole sono importanti (2019), Quando tornerò (Premio per la Cultura Mediterranea; 2021 e 2022), Nature umane (2022) e Café Royal (2023). Presso Feltrinelli sono usciti Cosa c’entra la felicità? (2022) e Ti ricordi, papà? (2023, con illustrazioni di Riccardo Guasco). È tradotto in più di trenta Paesi.(da Einaudi Autori)

Matteo Bussola “Un buon posto in cui fermarsi”, presentazione

«Che la vita non è una montagna da scalare, un treno da non perdere, un obiettivo da centrare, ma è una piccola stanza da arredare con cura. Non è una cima da raggiungere a tutti i costi. È la scelta di un buon posto in cui fermarsi».

Così si legge alla fine del capitolo di apertura alle 15 storie di uomini, i protagonisti, i vincenti e i perdenti, di tutte le età, anche bambini, ma maschi, come nel loro corrispettivo al femminile, narrato in Il rosmarino non conosce l’inverno. Ritratti fuori da ogni cliché, vecchi e nuovi. Quindici personaggi, spesso inadeguati alle attese e poco rispondenti all’immagine stereotipa del maschio forte. Stefano, che apre la casistica, a trentasei anni è il più giovane direttore di banca della provincia, tutto il suo cammino è stato perfetto, senza incrinature e senza errori e ora pare proprio animato dalla voglia di sbagliare scelte; Arnaldo è alle prese con una moglie in preda all’Alzahimer; Damiano si prostituisce; Riccardo sta per finire in prigione, alcuni dei protagonisti, per esemplificare come siamo lontani dall’uomo forte e vincente. E anche i dimenticati, i reietti, i migranti: Solomon, ingegnere, che verrà “premiato” per un atto eroico, e, quasi fosse un premio, conquisterà ciò cui aspirava con giusti titoli. Tutti uomini “normali”

“Incrinati, piegati, sconfitti, capaci però di cercare un senso, di intravederlo lí dove mai avrebbero creduto, questi protagonisti trovano ognuno un modo personale, autentico, spudoratamente onesto, di rispondere alla domanda: «Che cosa fa di un uomo un uomo?»” (dal Catalogo Einaudi)

Matteo Bussola (Verona, 1971) ha pubblicato per Einaudi il bestseller Notti in bianco, baci a colazione, (2016 e 2018), tradotto in molti Paesi, Sono puri i loro sogni (2017), La vita fino a te (2018 e 2019), L’invenzione di noi due (2020 e 2022), Il tempo di tornare a casa (2021 e 2023), Il rosmarino non capisce l’inverno (2022) e Un buon posto in cui fermarsi (2023). Per Salani ha pubblicato il libro per ragazzi Viola e il Blu (2021). Conduce una trasmissione radiofonica su Radio 24, Non mi capisci. Tiene una rubrica settimanale su «F» dal titolo Uno scrittore, una donna.(da Einaudi autori)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri.com

Il rosmarino non capisce l’inverno

Mezzamela. La bellezza di amarsi alla pari

Igino Ugo Tarchetti “Tre racconti gotici” con una premessa sulla Scapigliatura e note a cura di Alessandro Ferrini

Dalla Prefazione

I tre racconti proposti, a partire da Osso di morto hanno in comune il tema della morte, sentimento onnipresente, traslato in situazioni extrasensoriali e nel misterioso, nel sogno come portatore di premonizione e nell’onirico, dimensione extra reale, ma tangibile come in Le leggende del castello nero e Uno spirito in un lampone.

Solo riconducendo gli scritti alla scelta letteraria operata dagli Scapigliati è possibile dare loro un significato e renderli “significativi” in nome di un tentativo, non sempre riuscito fino in fondo, di costruire pagine nuove, messaggi diversi, uso della parola non come segno per illustrare il reale, ma che lo superasse e arrivasse ad esprimere altro e oltre, come Tarchetti tenta anche nelle sue composizioni poetiche. 

In cartaceo e in ebook, su Amazon

Nella stessa Collana

Arrigo Boito “L’alfier nero”

Arrigo Boito “Il pugno chiuso”

Luigi Capuana “Novelle”

Grazia Deledda “La regina delle tenebre”

Giovanni Verga “Le storie del castello di Trezza”

Paolo Scopetani “Crinali diversi. Viaggi a cavallo, tre storie di amicizia”, presentazione

Betti Editrice

Tre storie di amicizia, di viaggi a cavallo e di un legame importante rivissuto nella nostalgia di ciò che passa e non torna anche perché si diventa diversi lungo i crinali della vita.

Da

Per cominciare: perché andare a cavallo?

Alcuni stralci:

“[…]Un cavallo non è un mezzo di trasporto. È una creatura vivente reattiva a ogni minimo segnale, dotata di una profondissima sensibilità, che ogni giorno va convinta a scelte che il suo istinto rifiuterebbe.
Prima tra tutte accettare sulla groppa un inquietante passeggero, che si muove, guarda, odora come il predatore che è.
[…] Durante i periodici viaggi riservati al gruppo ristretto dei Just horses and men si disquisisce di cavalli (ovviamente) e di donne (c’è bisogno di dirlo?) e di politica (quando aveva un senso) e dei vecchi tempi (ogni tempo ha i suoi vecchi tempi). Stiamo anche lungamente in silenzio (essendo maschi capita anche questo) ognuno ad ascoltare il ritmo del proprio respiro, aggiustare il passo con quello degli altri, togliere la polvere ai pensieri, seguire lievi reticoli di ricordi. […] Andare a cavallo è divertente proprio perché difficile, quel tipo di difficoltà che ti tiene in costante equilibrio tra eccitazione e ansia, esaltazione e pericolo, entusiasmo e meditazione, appagamento e desiderio. Come cavalcare le onde su una tavola da surf, direi. Se mai avessi fatto surf. Ma c’è qualcosa di più profondo. Nell’equitazione da campagna si cavalca per cavalcare e, inconsapevolmente, si pratica una saggezza più antica […] Cavalcare risponde al bisogno di libertà e scoperta, ha a che vedere con l’esplorare, con la curiosità del mondo. E degli altri”.

Martedì 6 giugno presso i locali del Jazz Bistrot, in via Aretina 100, alle ore 18.00 Paolo Ciampi presenterà il libro

Paolo Scopetani, insegnante e scrittore fiorentino, non ha mai saputo scegliere tra le tante passioni che lo hanno attraversato. In questo libro è almeno riuscito a metterne d’accordo tre: la scrittura, i cavalli e i viaggi. Oltre a vari racconti ha pubblicato due romanzi, “Chiasso chiuso” Effigi 2016 e “Quevedo” Effigi 2022“. Nel 2013è stato attore e sceneggiatore del film “Educazione affettiva” di Federico Bondi, nel 2019, con Francesco Matera, ha realizzato il cortometraggio “Tempo Imperfetto”, finalista al Giffoni film festival.

Evelina Santangelo “Il sentimento del mare, presentazione

Il mare, lo sa chi lo ama, è un sentimento. Ma anche un serbatoio di memoria, una possibilità, un tesoro, un pericolo. Il mare è di tutti. Nessuno può raccontarlo senza finirci dentro, senza perdersi anche nella fragilità. (dal Catalogo Einaudi)

Storie, tante storie compongono il volume: il mare è protagonista nei racconti e nelle esperienze di uomini e donne che l’hanno sfidato, amato, subíto; racconti che raccolgono diverse tematiche che si muovono dall’attualità legata alla crisi climatica, con l’inquinamento e l’innalzamento delle temperature marine e l’estinzione conseguente di molte specie, alle rotte migratorie che attraversano quel Mediterraneo, antico crogiuolo di genti, di scambi, esperienze e culture, oggi di tragiche cronache, ma anche i lavori legati al mare e i pericoli connessi alle attività nelle tonnare. Narrazioni che riuniscono molte voci, di pescatori, di madri, di migranti, di biologi, di nuotatori, di avventure in solitaria, voci, a cui si unisce quella dell’autrice, siciliana, in un momento difficile della propria vita, “in un momento di deriva della propria esistenza. È lei, ferita e stremata come dopo un naufragio, che ne raccoglie le tante storie con un’angolazione calda, narrativa, quasi investigativa”. Chi va per mare deve infatti fare i conti con i propri limiti, con le sconfitte, le perdite, il pericolo; esperienze che segnano e insegnano.

E il lettore conosce così l’ostinazione di Carmelo, nel ricomporre il capodoglio ucciso, il sentirsi tutt’uno con l’acqua di due apneisti, la mattanza finita con la morte di un ragazzo, l’instancabile lavoro delle donne di Lipari che negli anni ’50 con enorme fatica si sono impegnate per strappare povere risorse alla terra e al mare che con il suo moto perpetuo toglie e ridà, disfa e rimodella “perché il mare è un narratore che intaglia le storie del suo ostinato andirivieni persino sulla roccia”. 

Evelina Santangelo è nata a Palermo. Presso Einaudi ha pubblicato nel 2000 la raccolta di racconti L’occhio cieco del mondo (con cui ha vinto i premi Berto, Fiesole, Mondello opera prima, Chiara, Gandovere-Franciacorta), e i romanzi La lucertola color smeraldo (2003), Il giorno degli orsi volanti (2005), Senzaterra (2008), Cose da pazzi (2012), Non va sempre cosí (2015) e Da un altro mondo (2018, libro dell’anno della trasmissione Fahrenheit Rai-Radio3, Premio Feudo di Maida, Superpremio Sciascia-Racalmare, Premio Pozzale Luigi Russo). Nel 2023, sempre per Einaudi, è uscito il reportage narrativo Il sentimento del mare. Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori e Ragazze che dovresti conoscere (Einaudi Stile Libero, 2000 e 2004), Principesse azzurre 2 (Oscar Mondadori, 2004) e Deandreide (Rizzoli Bur, 2006), Le ferite (Einaudi, 2021). Con il racconto Presenze ha partecipato all’antologia L’agenda ritrovata. Sette racconti per Paolo Borsellino (Feltrinelli, 2017). Ha anche tradotto Firmino di Sam Savage, Rock’n’roll di Tom Stoppard, e curato Terra matta di Vincenzo Rabito.(da Einaudi Autori)

“Americana. Raccolta di racconti” a cura di Elio Vittorini, presentazione

Fu grazie all’introduzione di Emilio Cecchi, proposta qui in appendice, che il libro poté essere ristampato dopo il primo sequestro a opera della censura fascista. Le introduzioni di Vittorini alle sezioni, proibite a suo tempo dal regime, insieme alle immagini e alle didascalie originali, costituiscono un’affascinante interpretazione dello sviluppo letterario americano e una guida alla scoperta o alla riscoperta di grandi narratori e narratrici”.(dal Catalogo Giunti)

Ripubblicata nel marzo 2023 e in aprile in formato digitale da Giunti Bompiani con i contributi di Giuseppe Zaccaria, è un’antologia stampata per la prima volta nel 1941 a cura di Elio Vittorini che l’aveva proposta all’Editore Bompiani. Oggi rappresenta un viaggio alla scoperta della letteratura americana, dai primi dell’Ottocento alla fine degli anni ‘30  del Novecento, e assomma racconti di celebri autori tradotti da altrettanto celebri autori italiani tra i quali spiccano i nomi di Montale, Moravia, Pavese. Piovene e lo stesso Vittorini.

Un’opera ampia che nella prima edizione ebbe a scontrarsi con la censura fascista.

Il testo di una missiva di Vittorini all’editore sottolinea il fervore che animava l’indagine letteraria e nello stesso tempo la vastità del panorama americano in cui si muovevano le ricerche di Vittorini che scrive da Firenze il 5 maggio del 1940

“Sto leggendo tre volumi al giorno: per l’antologia. Quando tornerò a Milano, sabato e domenica prossima, avrò completato il lavoro di scelta. Intanto ho ottenuto che anche Moravia traduca tre racconti. Bene no? Così i traduttori saranno tutti scrittori”

Interessante la notazione conclusiva che vuole i traduttori a loro volta scrittori.

All’interno dell’opera anche le lettere indirizzate a Bompiani da Elio Vittorini offrono uno spaccato storico oltre che letterario sulla scelta fascista di censurarla da parte dell’allora Ministro della Cultura popolare Alessandro Pavolini. Un cammino arduo precedette l’opera di pubblicazione: incriminati furono i corsivi e le note critiche cui Vittorini faceva precedere i brani scelti e la Prefazione fu così affidata ad Emilio Cecchi, “più gradito”, scrive Zaccaria nella sua ampia e articolata presentazione, che si fece garante dell’Opera nei confronti del Ministero. Cecchi, accademico d’Italia, era esponente infatti della cosiddetta “prosa d’arte”, si legge nelle note che precedono i numerosi carteggi riportati tra Bompiani, Pavolini, Cecchi, Vittorini, Pavese e Montale.

Elio Vittorini nacque a Siracusa nel 1908. A ventitré anni esordì con Piccola borghesia e nel 1932 scrisse Viaggio in Sardegna, ripubblicato nel 1952 col titolo Sardegna come un’infanzia. È di quegli anni anche il romanzo Il garofano rosso, pubblicato in volume solo nel 1948. Nel 1941 uscì presso Bompiani Conversazione in Sicilia e nel 1945 Uomini e no, i suoi titoli più celebri, seguiti poi da Il Sempione strizza l’occhio al Fréjus (1947), Le donne di Messina (1949) e Diario in pubblico (1957). Con l’antologia Americana (1942) fu tra i primi traduttori della grande letteratura americana in Italia. Fondatore della rivista Il Politecnico, diresse successivamente le collane “I gettoni” per Einaudi e “Medusa” per Mondadori e i quaderni di letteratura Il Menabò insieme a Italo Calvino. Morì a Milano nel 1966. Nei Tascabili Bompiani sono disponibili Tre storieSardegna come un’infanziaAmericana, la nuova edizione di Diario in pubblicoIl garofano rossoIl Sempione strizza l’occhio al Fréjus, le Le donne di Messina e Le città del mondo e, nei Classici Contemporanei, Il garofano rosso e Conversazione in Sicilia. (da Giunti Autori)

La Quarta di copertina riporta l’elenco degli autori presenti nell’Antologia

Robert Louis Stevenson “Il diavolo nella bottiglia” Edida, con il testo a fronte e le illustrazioni di Elena Salucco

Edida.net

” Collana I Classici di Edida”

Il testo a fronte e le illustrazioni di Elena Salucco lo impreziosiscono.

Un buon regalo e una buona lettura per tutte le età

Dalla Nota introduttiva

Il Diavolo nella bottiglia fa parte della raccolta “Intrattenimenti delle notti sull’isola”.

Fu composto fra il dicembre 1889 e il gennaio del 1890 mentre l’autore si trovava a Honolulu; pubblicato nel 1891 sull’«Herald» di New York e successivamente, sul «Black and White» di Londra fu infine tradotto nell’idioma di Samoa per una rivista locale.

Lo stile di classica semplicità utilizzato dall’autore, da lui stesso ritenuto “affine ai racconti popolari delle Hawaii per ingenuità e qualità dell’immaginazione”, si prestava bene a questo scopo. Motivo ispiratore del racconto, quello di uno scellerato patto con le potenze infernali per ottenere successo in vita ma l’inevitabile perdita dell’anima dopo la morte, trova la sua origine nelle narrazioni favolistiche dell’area romantica germanica, basti pensare allo Spiritus familiaris dei Grimm o al ben più celebre Dottor Faust di Goethe. Occorre anche ricordare che la vicenda, ambientata nelle isole Hawaii, s’inserisce a pieno titolo nel filone esotico, proprio del carattere cosmopolita di un ampio settore della letteratura inglese, i cui autori, a partire da Defoe fino a Conrad, a Kipling e a Lawrence, amano collocare le vicende narrate nelle loro opere in paesi lontani.

Su Amazon 

N.B: Nel testo in digitale, incompatibile con la struttura a fronte, l’opera in lingua originale è inserita in fondo.

La Quarta di copertina e un’illustrazione di Elena Salucco

Marcello Lombardi “Senza esclusione di polpi”, presentazione

“Una raccolta di racconti umoristici nei quali, mediante una narrazione ironica, a tratti grottesca e surreale, […] ci si imbatte in un medico che, tradendo le attese, esegue correttamente un intervento chirurgico; in un ragazzo che, con la collaborazione del genitore, tenta di
sbarcare il lunario con il crimine ottenendo un esito tragicomico; in un soldato della Seconda guerra mondiale che, con le sue paradossali peripezie, decanta l’assurdità della guerra; in un fantaprocesso celebrato in uno studio televisivo dove il dramma di un terremoto viene oscurato dall’imperante spettacolarizzazione mediatica; in una coppia di
coniugi litigiosi che credono di vivere nella realtà ma che si ritrovano, a loro insaputa, nella fiction; ecc..[…]
(dalla sinossi)

Youcanprint Edizioni

Alcuni stralci

[…] “I vecchi sono più sicuri e rendono di più” sentenziò, con aria da docente universitario, il criminale.
Sono più sicuri perché non hanno forza, perciò non oppongono resistenza alle minacce. Rendono di più perché hanno una entrata certa. I giovani non sono sicuri perché potrebbero reagire e poi non rendono niente. Trovami un giovane che ha una paga fissa. Da noi i giovani o sono disoccupati o lavorano quando capita e chissà per quanto tempo, per di più con salari da fame. E tu cosa speri di ricavarci dal rapinare un giovane? Non rendono. Ecco tutto!! Maledetto lavoro a singhiozzo… Perciò ti ho detto di stare attento. Di questo passo non potremo mai rapinare i giovani neanche quando saranno diventati vecchi perché, con la precarietà che tira, alla pensione non ci arriveranno. Quindi dobbiamo stare attenti alla salute dei vecchi. Ognuno di loro che muore è un’entrata di meno. E per compensare la perdita di quell’entrata siamo costretti a rapinare più volte la stessa persona. A loro, poi, non conviene parlare perché noi gli facciamo avere, grazie ai nostri traffici, medicine costose a prezzi stracciati, cosa che in nessun posto al mondo gli sarebbe garantita, vero nonnetto?”
Il vecchio, legato e imbavagliato, fece di sì con la testa.

(dal racconto “Realizza un sogno”)

“Studia!” urlava mia madre “se no finisci in mezzo a una strada” continuava imperterrita. Sin da bambino quelle parole erano state la sigla iniziale dei miei compiti. Ed erano talmente assillanti che nel tempo libero riflettevo sul loro significato. Perché chi non studia finisce in mezzo a una strada? “Perché chi non studia non ha né arte né parte” diceva mia madre nel tentativo di fornire spiegazioni irrefutabili alla sua tesi. Qualcosa, però, non mi quadrava. Quelli che non studiavano e non avevano né arte né parte finivano in strada, ma non in mezzo, bensì agli angoli ed ai bordi a vendere sigarette di contrabbando. Non sarà legale, ma un’arte e una parte ce l’avevano e la sera portavano i soldi a casa. “Tu non devi portare i soldi a casa perché se studi saranno loro a venire da te” tuonava alle mie obiezioni mia madre “perciò studia e i soldi verranno da te. È solo questione di tempo, vedrai.”

(dal racconto “In mezzo a una strada.”)

Brevi note biografiche

Marcello Lombardi è nato a Napoli nel 1971. Attualmente vive in provincia di Caserta. Si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli. Durante il periodo universitario ha coltivato le proprie passioni artistiche cimentandosi come organizzatore teatrale e scrivendo poesie che ha presentato, conseguendo significativi riconoscimenti, a manifestazioni letterarie per inediti.
Nel 2006 è stato finalista al Premio Città di Empoli “Domenico Rea”, nella sezione per racconto breve.
Nel 2019 ha pubblicato, mediante Youcanprint, la raccolta di racconti “Senza esclusione di polpi”.

Nicola Guarino “Tutto qui”, Graphe.it

Una raccolta di racconti dedicata alla complessità delle vite umane in un Sud senza tempo. I protagonisti sono uomini e donne insoddisfatti, statici, che vivono vite modeste, sono poco decisi sulle loro scelte o provano rimorso per quelle già compiute e rimpianto per quelle rimandate

Una raccolta dinamica, appassionante, divertente in alcuni passaggi e malinconica in altri, che oscilla tra l’assurdo di Dino Buzzati e il realismo di Anna Maria Ortese.

Graphe.it

Pag. 256, 15,90 euro

Gli otto racconti che compongono questa raccolta restituiscono un profilo di eleganza alla narrativa contemporanea. Devono questo privilegio a una scrittura pulitaimpeccabile nella scelta delle parole e capace di dipingere scenari e sensazioni in pochi essenziali tratti.

Al centro della vicenda, spesso un individuo soltanto: i suoi gesti quotidiani, il suo stare e fare che prendono uguale e giusto tempo nella narrazione, all’interno della quale si dipanano le sfumature personali, i fatti, i non detti e i significati che le cose assumono per ciascuno, viste dall’interno, e per gli altri che vi partecipano da fuori. E gli spazi: un Sud senza tempo che ci sembra di conoscere da sempre, racchiuso nel dettaglio di una ringhiera di ferro o nei gessi dei soffitti che appaiono «come dune di sale» agli occhi del protagonista. Come se tutta la vita fosse fare due passi nel quartiere, un calcio al pallone, affacciarsi al terrazzino a veder scorrere la propria storia, compresa la sua fine.

È una giornata bianca, talmente luccicante di sole e così spessa di caldo che vorrei essere nudo. È solo un desiderio, lo fossi brucerei come queste foglie che cadono e io non so perché, sarebbe bello che fosse autunno e invece la strada è vuota, pigra, molle e soprattutto abbagliata da un sole che non si vede. Mi guardo intorno, ma tra i palazzi anni Cinquanta della mia cittadina non riesco a trovarlo, eppure c’è e si muove. So che fa un caldo pazzesco, ma non sudo, non sudo mai. Mi slaccio il bottone della camicia sotto al collo, ma non per necessità: per un attimo mi ha preso la vergogna di sembrare bizzarro, così abbottonato con questi umidi trentasei gradi, percepiti quaranta, in quest’ora sbagliata così prossima al mezzodì. Abbottonato lo sono, anche se ora ho liberato il collo. Lo sono, così introverso, schivo.

NICOLA GUARINO, nasce ad Avellino, ultimo di una famiglia numerosa, nel 1958. La famiglia si trasferisce ben presto a Napoli e qui compie gli studi classici e, in seguito, si laurea in Giurisprudenza alla Federico II. Negli anni del liceo collabora con l’Unità Paese Sera e poi, per mantenersi durante gli studi universitari, lavora all’ippodromo di Agnano. Diventato avvocato, ha fatto parte del Consiglio nazionale di Legambiente. Appassionato di cinema ha curato diverse rassegne e festival sia a Napoli che a Parigi, città in cui vive dal 2004 e in cui insegna lingua italiana all’Università della Sorbona e a Créteil Paris 12. È tra i fondatori della testata online Altritaliani.net.

Philippe Claudel “Dopo la guerra”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Traduzione di Francesco Bruno per Ponte alle Grazie Editore

Cinque racconti che, come scrive lo stesso autore nelle pagine dedicate “Al lettore”, sono stati scritti tra il 2016 e il 2020, di questi cinque tre sono inediti: Ein Mann, Irma Grese e Die Kleine. Il titolo originale in francese è Fantaisie allemande che, come chiarisce ancora l’autore,  è da intendere “nella sua accezione musicale e poetica che designa, come tutti sanno, un’opera in cui la soggettività dell’autore prevale e che si svincola dal rispetto di regole rigorose di composizione o di armonia”.

Sempre nella sezione dedicata chiarisce ancora il contenuto dei suoi racconti che hanno la Germania come ambientazione

“Se la Germania del XX secolo fa da cornice a questo libro è perché, da una parte, non esiste un altro posto in cui i temi che tratto abbiano trovato in grado più alto la loro tragica incarnazione. D’altra parte è perché, essendo fin dall’infanzia un vicino di quel Paese, ho sviluppato un rapporto di attrazione e di paura con i suoi paesaggi, la sua cultura, la sua lingua e la sua Storia, come non ne ho con nessun altro Paese al mondo. La Germania è sempre stata per me uno specchio in cui mi vedo, non quale sono, ma come sarei potuto essere. In tal senso, mi ha insegnato molto su me stesso”.

In una recente intervista a Brunella Schisa (Il Venerdì, La Repubblica, 10 febbraio 2023) chiarisce ancora meglio rispondendo alla domanda dell’intervistatrice: La Germania è qui usata come metafora del male assoluto di tutte le guerre? “La Germania nazista è ovviamente il paese che si avvicina di più all’abisso del male assoluto. Ma non dimentichiamo l’Urss di Stalin, la Cina di Mao, i Khmer rossi in Cambogia. La barbarie non ha nazione. È universale e si sposta geograficamente secondo i tempi. Devi esserne consapevole per cercare di combatterla”.

Le guerre che si combattono ancora nel mondo, quelle che non conosciamo e quelle che ci sono vicine e ci paiono uniche anche se insensate, ci dicono che la barbarie, come dichiara Claudel, è sempre tra noi anche se la guerra ha cambiato tipo di armi e dislocazione geografica perché, come afferma nella stessa intervista, “L’uomo non smette di essere il nemico di se stesso su questa terra”.

Nel primo racconto è il freddo gelido che accompagna i passi di un soldato in fuga, ma vittima di un un nuovo martirio: la fame e il gelo. E qui per la prima volta il lettore incontra il nome del personaggio Viktor, un nome che fa da fil rouge all’interno dei racconti.

Ma chi è Viktor?

“Tutti mettono in gioco degli spazi d’incertezza, di cui il personaggio di Viktor diventa il simbolo: se alcuni elementi nel corso del racconto ci inducono a pensare che si tratti dello stesso uomo, altri ci dicono il contrario. Che ne è, in tal caso, della sua verità? E, al di là di lui, di ogni verità? Ciò mi è parso metaforico delle nostre vite, che a noi pare di conoscere ma che padroneggiamo malissimo e che possono, secondo l’angolazione della luce con cui le illuminiamo, prendere molteplici riflessi”

Così in quella che potremmo considerare una postfazione dell’autore medesimo, Claudel chiarisce e spiega il suo romanzo e il messaggio in esso insito, romanzo perché il tema accomuna tutti i racconti.

Philippe Claudel è nato nel 1962 in Lorena. Scrittore noto in tutto il mondo e membro dell’Académie Goncourt, ha raggiunto il successo internazionale con il romanzo Le anime grigie (Ponte alle Grazie, 2004), tradotto in trenta Paesi e vincitore del premio Renaudot. Tra i suoi titoli usciti in Italia ricordiamo anche La nipote del signor Linh (2005), Il Rapporto (2008), Profumi (2013) e L’arcipelago del cane (2019), tutti pubblicati da Ponte alle Grazie. Nel 2008 ha esordito come regista con il film Ti amerò sempre, seguito nel 2011 da Non ci posso credere, con Neri Marcorè e Stefano Accorsi.( da Ponte alle Grazie Autore)