Grazia Deledda “La regina delle tenebre”, con Presentazione e note

Nuova Edizione con il discorso pronunciato dalla Deledda al conferimento del Premio Nobel il 10 dicembre 1927.

“La regina delle tenebre”, che dà anche il titolo alla raccolta di sei novelle alcune già pubblicate su riviste e composte negli ultimi anni dell’Ottocento, fu poi stampata a Milano nel 1901.

La protagonista di “La regina delle tenebre” è una giovane donna, Magda, che decide di esiliarsi da tutto, in conflitto con il mondo che la circonda per poi assurgere ad una vera e propria metamorfosi superando ogni dubbio e accogliendo la forza della propria creatività come un dono da non sprecare; conflitto a cui non fu estranea la stessa autrice che propone in queste pagine il proprio travaglio interiore trasposto.

Così come ne “Il bambino smarrito” un uomo sfiduciato trova la propria ragion d’essere o ne “Le due giustizie” dove il protagonista, condannato ingiustamente da quella umana, la ritroverà nell’amicizia di un altro condannato.

Storie di lotta per affermare la propria creatività sulla miseria morale umana, come quella di Giame ne “La giumenta nera” o la vendetta di “Sarra” costretta dalla mentalità ristretta a rinunciare alla propria felicità.

La raccolta si chiude con “Primi baci” che ha per protagonisti due giovani innamorati sullo sfondo di una Sardegna protagonista.
Nella presente edizione è stato inserito il discorso dell’autrice dopo il conferimento del Premio Nobel il 10 dicembre 1927.

Perché ripoporre questi sei racconti?

Non tanto perché la Deledda è stata l’unica donna italiana a ricevere il Nobel ma soprattutto per le tematiche sempre attuali che l’autrice propone con spirito positivo fidando nella capacità umana di risollevarsi dalla mancanza di fiducia in se stessi e quindi riemergere.

Su Amazon in ebook e in cartaceo

Maria Judite de Carvalho “Tanta gente, Mariana!”, presentazione

Sellerio Editore

Otto racconti e la postfazione di Giulia Caminito, dove trovare interessanti chiavi di lettura.
Tanta gente, Mariana! , è stato pubblicato nel 1959 da Maria Judite de Carvalho scrittrice e pittrice che ha vissuto a lungo in Belgio e in Francia, in particolare durante la dittatura di Salazar.

Otto racconti con personaggi soprattutto femminili, donne e uomini soli, angustiati da situazioni in cui la vita li ha posti: il rapimento, lo stupro, il tradimento, l’aborto, il suicidio, condizioni dolorose di cui non resta che prendere coscienza, irreversibili proprio perché quello che è stato non potrà più essere. Tra le possibili prospettive c’è la solitudine “Siamo soli, Mariana […] con tanta gente intorno. Quanta gente, Mariana! E nessuno farà niente per noi. Nessuno può. Nessuno lo vorrebbe, anche se potesse. Non c’è speranza” queste le parole che il padre pronuncia rivolgendosi alla figlia, Mariana, che ha perso tutto l’amore e il figlio che portava in grembo. È questo primo racconto a dare il titolo a tutta la raccolta cui seguono casi umani i  cui drammi e le cui situazioni di vita possono essere considerate fuori dal tempo e pertanto attualissimi anche a distanza di tanti anni trascorsi dalla prima pubblicazione che potremmo considerare datati o attribuibili ad una società precisa.

L’autrice, nata a Lisbona (Lisbona, 1921-1998), ha scritto romanzi e racconti spesso brevi, la sua  opera è considerata tra le più interessanti del Novecento in Europa: otto libri di racconti, un romanzo, una novella, una musica lirica teatrale, un libro di poesie e quatto raccolte di articoli pubblicati su vari giornali e riviste. Un ritratto del mondo femminile e della sua evoluzione dal 1959 al 1998 data di pubblicazione dell’ultima raccolta, Seta Despedida. Un mondo rassegnato e senza speranza, formato da personaggi soprattutto al femminile:

“In questa umanità sofferente sono le donne quelle che emergono di più, nel dolore e nella rassegnazione, nella divisione oppressiva tra la brava donna di casa, madre e sposa e la donna seduttrice, quella di cui non fidarsi, quella da non sposare oppure la zitella, creatura strana che nessuno ha voluto e che ha uno status sociale basso, impreciso e soprattutto asessuato. Un universo femminile formato da creature (le chiama spesso proprio così l’autrice,creature) di ogni età e classe sociale ma prevalentemente appartengono ad un’ipocrita piccola borghesia. Donne che lavorano fuori casa o che fanno le casalinghe. Donne colte e donne ignoranti. Belle e brutte, ma sempre schiave, anche se più o meno inconsapevolmente, del ruolo per loro stabilito dalla società fin da prima della nascita […]ad una lettura più accurata osserviamo che il mondo esterno, la quotidianità fungono da sfondo, da supporto a una struttura molto più complessa che intende entrare nella vita interiore del personaggio e ad interrogarlo senza arrivare a dare nessuna risposta[…] Nella novella che dà il nome al libro, Tanta Gente, Mariana, MJC dà vita al suo primo personaggio femminile, la sua Eva, Mariana Toledo, che diventerà l’anticipazione o il paradigma di tutti i personaggi femminili futuri, come se questo primo libro fosse la matrice e tutte le altre opere una variazione dello stesso tema, quello della solitudine, come già ricordato”*

* da Debora Ricci “I PERSONAGGI FEMMINILI NEI RACCONTI (AUTOBIOGRAFICI) DI MARIA JUDITE DE CARVALHO: RASSEGNAZIONE O FUGA COME RIBELLIONE ALLE NORME VIGENTI”.

“Giallo come il golfo da Tellaro a Portovenere”. 12 racconti gialli per 12 mesi, Gammarò/Oltre Edizioni

A cura di Beppe Mecconi

AA.VV.

Simona Albano, Massimo Ansaldo, Marco Della Croce, Alessandro Ebuli, Raffaella Ferrari, Patrizia Fiaschi, 

Maria Grazia Innocenti, Vanessa Isoppo, Beppe Mecconi, Corrado Pelagotti, Susanna Raule, Marco Usano

Introduzione di Marco Buticchi

Gammarò/Oltre 

Dodici luoghi in cerca d’autore, dodici mesi in cerca di voce. Ma anche dodici penne che hanno dipinto nelle varie sfumature del giallo, i “nostri posti”, troppo belli per non essere usati anche per ambientarvi racconti di questo colore. Creati dalla fantasia delle autrici e degli autori, oppure ispirati a fatti di cronaca, ogni mese dell’anno fa da cornice a storie che si muovono nei paesi e nelle vie del Golfo del Tigullio in Liguria, e che chi ci abita non avrà difficoltà a riconoscere. Per i “foresti” invece sarà bello decidere di fare una gita fuori porta per vedere se davvero quella strada si trova proprio dove viene collocata, o se quel paesaggio è davvero così suggestivo. Insomma, ci sono 12 x 12 x 12 motivi per leggere questa raccolta, e nessuno per non farlo.

Simona Albano, ligur-sicula, promoter anche culturale e trend-reporter per riviste di costume e società. Ha scritto per la fanzine “OTIVM” e sulla rivista di Poesia “Tam, Tam, Bum, Bum”. Collabora con il Salotto Letterario Caracci di Milano. Sue le raccolte di poesie Solo poche gocce e SottoSale. La sua poesia affronta spesso temi sociali, civili, come la violenza di genere. Nel 2021 vince con la videopoesia La fuga nell’armadio il Primo Premio Letterario Città di Sarzana sez. videoarte. Il suo monologo, Come lavatrice, muta, è attualmente in scena. Le sue liriche sono state pubblicate da: Pagine, Ferdeghini, Effigie, Di Felice e Tempra edizioni.

Massimo Ansaldo nato a Varazze, avvocato, con studi in Genova e La Spezia. Già Presidente del Centro Culturale Don Alberto Zanini della Spezia e Membro del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Liguria (Corecom Liguria). Ha pubblicato i libri Macerie e Il segno del sale (Leucotea Editore), Qualcosa da tacere e I delitti di Genova con Fratelli Frilli Editore e partecipato alle raccolte di racconti Tutti i sapori del noir, I luoghi del noir, Odio e Amore nel Noir, Risate in Noir, Note in Noir con Il coltello del cuoco, I cattivi sono buoni, Compito in classe e Rock and Roll Ever Green, Prima che il gallo canti, editi dalla Fratelli Frilli Editori, GenovaHorror con Pinguini, edito da Erga Editore, Racconti di Natale, con la Stiva, edito da Neos Edizioni.

Marco Della Croce La Spezia, 1961: laureato in farmacia, docente di Scrittura creativa della Scuola Internazionale dei Comics di Genova e insegnante di scuola superiore, ha al suo attivo tre romanzi della serie del commissario Sbrana, Nera di malasorte [IL FILO D’ARIANNA, 2013-2022], Venus [IL FILO D’ARIANNA, 2015-2022] e Black Magic Woman [IL FILO D’ARIANNA, 2018-2022], un romanzo della serie del commissario De Santis, Nero come la neve [FRATELLI FRILLI EDITORI, 2023], più alcuni racconti pubblicati in Giallo Pisano 4 [FELICI EDITORE, 2013], Nero di Spezia [FELICI EDITORE, 2014], Spezzini per sempre [EDIZIONI DELLA SERA, 2023], nonché nell’antologia multi-artistica di audio-racconti Ci metto la voce [COMUNE DELLA SPEZIA, 2021] e nell’antologia Nelle loro vite [IP-ALESSANDRO EBULI, 2021].

Alessandro Ebuli. Libri pubblicati: Sotterraneo, 2016, Eretica edizioni; Le dieci stanze, 2017, Eretica edizioni; Incastri distanti, 2018, Eretica edizioni; Istinti, 2019, Tempra edizioni, Temporali silenziosi, 2020, Tempra edizioni; Nelle loro vite, 2021, Autopubblicazione; La presenza di Hariel, 2022, Tempra edizioni; In superficie sospeso, 2023, Tempra edizioni. Racconti pubblicati in antologie: Polvere nel nome di Dio, Istantanee del mio tempo, Tempi moderni, La voce dentro, Intrecci, Henry e Dio. Poesie pubblicate in antologie: Fino alla fine del mondo, L’amico di tutti, L’imperfezione dell’apparenza, Libertà colonna, Mare, mia dimora, Silenzi, Nel liquefatto oblio.

 Raffaella Ferrari ha al suo attivo diversi gialli tra i quali L’ultima Magia, Ed. Tigullio 2005, vincitore del Premio Internazionale Pontiggia di S. Margherita Ligure (GE). Nel 2008 il suo racconto L’uomo con le stampelle viene inserito nella raccolta “Donne e crimine” delle migliori gialliste liguri curata da A. Roveda ed edita da Fratelli Frilli. Nel 2011 il suo racconto “Io e il vampiro” vince il Premio Giuria 4A ed. Concorso Letterario “L’anima del bosco” Carcare (SV). In ambito artistico due suoi cortometraggi si aggiudicano nel 2020 e nel 2021 il Premio Giuria nel “Concorso nazionale U. Fracchia” di Casarza Ligure (GE). Un personaggio da lei ideato è stato realizzato graficamente dal fumettista Francesco Tullio-Altan nell’ambito del Premio Museo di Pistoia.

Patrizia Fiaschi nasce alla Spezia nel 1965. Affianca alla professione di docente l’impegno di promotrice culturale. Collabora con scrittori del panorama nazionale, biblioteche e librerie all’organizzazione di eventi letterari. Ha coordinato circoli di lettura nell’ambito dell’Associazione Letture ad Alta Voce. Ha fondato il blog “Raccoglimi un libro” e collabora con la rivista letteraria Readaction. Ha curato la direzione artistica del Festival Romanzo Storico Città di Massa. Come autrice ha pubblicato nel 2019 Racconti di sale e di nebbia e nel 2021 il romanzo Un giorno nuovo che si è aggiudicato importanti premi letterari. Nel 2022 esce per Castelvecchi editore Il vento sull’erba. Il romanzo ha ricevuto il premio San Domenichino e il premio Città di Sarzana come miglior romanzo storico.

Maria Grazia Innocenti, La Spezia 1956. Da dieci anni risiede in provincia di Rimini. Pittrice, approdata ultimamente alla scrittura, anche se il desiderio di scrivere la insegue da molto tempo. È stata responsabile del settore didattico di un’importante scuola di Ortodonzia, partecipando alla stesura e alla correzione — testo e disegni — di volumi e articoli che, anche se in ambito scientifico, le ha fatto “sfiorare” il complesso mondo dell’editoria. Ma è la sua passione per i romanzi gialli che l’ha spinta a cimentarsi con questo tipo di narrativa. Ha vinto alcuni concorsi per racconti brevi, uno come miglior “incipit”. Nel 2023 esce la sua prima raccolta di racconti dal titolo Tre pennellate di giallo, mentre nel 2024 il secondo libro, Il peso dell’inganno, entrambi LFA Publisher.

Vanessa Isoppo, nata a Sarzana ma residente a Roma. Psicologa psicoterapeuta, specializzata in Scienze Criminologico Forensi e Problemi e patologie alcol-correlate, autrice dei saggi: G.W. Vizzardelli. Analisi psico-criminologica di un serial killer adolescente; Gammarò ediz., con Lara Ghiglione Se il fascismo va di moda. L’estremismo di destra e i giovani e Come farfalle nella ragnatela. Storie di ordinaria violenza digitale sulle donne; con Lara Ghiglione e Beppe Mecconi Tonia che aveva un pettirosso nei capelli, Töpffer edizioni.

Beppe Mecconi è nato e vive nel Golfo dei Poeti. Pittore, sceneggiatore, autore e direttore di film-documentari, regista di teatro e recital musicali, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia. Le sue fiabe illustrate sono pubblicate in Brasile, Francia, Messico, Polonia. Il romanzo Trabastìa (Gammarò), ottiene i premi “Montale Fuori di Casa” e il “Manfredo Giuliani”. Alcuni altri titoli: Il manoscritto di Laneghè; Laneghè – Isola del mar tenebroso (premio Scaramuzza); I proverbi della Signorina Celide. Suoi racconti sono presenti in varie raccolte e antologie. Diploma ufficiale dell’UNICEF nel 1994. Nel 2019 un suo progetto viene esposto nell’Euro Parlamento di Bruxelles. Nel 2022 ottiene l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica per meriti artistici e culturali.

Corrado Pelagotti, nato alla Spezia, manager in importanti società di brokeraggio assicurativo. Da qualche anno è tornato nella sua città natale dove vive con tre gatti e una moglie itinerante. Ha pubblicato i romanzi: Tempo da lupi (2019 – Fanucci), finalista premio Nebbia Gialla 2019; Travolti da un insolito delitto (2020 – Fanucci), secondo classificato Premio Internazionale Castel Govone 2020 e finalista al premio Garfagnana in Giallo 2020; Trittico di Morte (2023 – Leone), vincitore della VII Edizione del Premio Tettuccio e del Fiorino d’argento al 40° premio Firenze. Ha inoltre pubblicato i racconti: La profezia: Autori Spezzini e dove trovarli (2021 – Il filo di Arianna); Il complice: Spezzini per Sempre (2023 – Edizioni della Sera); L’artista: Ariete (2024 – Edizioni della Sera).

Susanna Raule, psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia nel 1981. Ha lavorato come traduttrice e sceneggiatrice di fumetti per vari editori. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi, poi finalista al Premio Micheluzzi. Come giallista pubblica con Salani il ciclo del Commissario Sensi, per Fanucci la serie crime-sovrannaturale del Club dei Cantanti Morti. Il suo ultimo libro è il crimedy Minerva in fiamme per Mondadori. È tra le fondatrici del collettivo per la parità di genere nel fumetto Moleste (www.moleste.org). Il suo sito è www.susannaraule.com

Marco Ursano, giornalista e scrittore, spezzino, ha pubblicato L’amore romantico non muore mai, Coniglio Editore, Roma, 2005; L’estate di Galantini (Spezia 2-Genoa 0), Edizioni Cinque Terre, La Spezia, 2008; Giuseppe Di Vittorio alla Spezia, edizioni Ediesse, Roma, 2010; Verso il deserto, Cut Up Edizioni, La Spezia-Roma, 2011; Cronache dalla seconda guerra dell’acqua, Cut Up Edizioni, La Spezia-Roma, 2014; Il mare capovolto, MdS Editore, Pisa, 2016, Edelweiss MdS Editore, Pisa, 2018; Anni collaterali, MdS Editore, Pisa, 2018; Anni collaterali, MdS Editore, Pisa, 2020; Homo pandemicus, MdS Editore, Pisa, 2022.

Charlotte Perkins Gilman “La carta da parati gialla e altri racconti”, Lorenzo de’ Medici Press

Conosciuta per il suo ruolo fondamentale nella letteratura femminista, Charlotte Perkins Gilman continua a ispirare con le sue opere che sfidano le convenzioni sociali e promuovono l’uguaglianza di genere. I temi trattati sono quanto mai attuali e risuonano con le continue battaglie per l’emancipazione femminile nel mondo moderno.La carta da parati gialla raccoglie una serie di racconti ( tra cui alcuni inediti in Italia) che sono una riflessione critica sulle aspettative di genere e sull’importanza dell’autodeterminazione, ma sono anche una vera e propria denuncia dei soprusi a cui le donne erano costrette. Il suo messaggio forte e diretto è di grandissima attualità. 

Traduzione di Kristi Veseli


Lorenzo de’ Medici Press

Nove racconti di una delle autrici più importanti nella storia dell’emancipazione femminile negli Stati Uniti. Partendo dalla propria dolorosa esperienza personale Charlotte Perkins Gilman seppe trasformarsi in una paladina dei diritti sociali e della liberazione dai soprusi cui le donne erano costrette all’epoca. Il suo messaggio, forte, diretto e acutissimo, è ancora oggi di scottante attualità e di grandissimo valore letterario. Costretta dal marito a curare nel modo sbagliato la depressione post partum, Perkins Gilman sollevò in tutti gli Stati Uniti una richiesta di umanità verso il mondo femminile che scardinava pregiudizi e sopraffazioni inaccettabili. Basti pensare che La carta da parati gialla uscì nel 1892 e solo nel 1908 venne abolita negli Stati Uniti la tratta delle donne. I racconti qui tradotti, alcuni per la prima volta, testimoniano una vena letteraria genuina, priva di vincoli retorici e sempre diretta a un messaggio morale che deve farci riflettere ancora oggi.

Dall’introduzione di Kristi Veseli

«Una casa isolata, una protagonista senza nome e una carta da parati sinistra. Sono questi gli elementi che caratterizzano La carta da parati gialla, racconto che trae ispirazione dalla vicenda personale della scrittrice e sociologa statunitense Charlotte Perkins Gilman. Con questo racconto – scritto in soli due giorni e pubblicato con non poche difficoltà nel 1892 – l’autrice tentò di rielaborare il periodo difficile che le aveva sconvolto la vita. A seguito della nascita della figlia Katherine, Charlotte, piegata dalla depressione post partum, venne portata da Silas Weir Mitchell, neurologo ideatore della Rest Cure, la cura del riposo. Secondo il medico, la maggior parte delle donne era affetta da nevrastenia, uno stato di debolezza nervosa. Per questo motivo la donna doveva essere isolata, spesso confinata in camera da letto. Questo periodo poteva durare diversi mesi, durante i quali nessuno poteva andare a fare visita alla paziente. Inoltre, perché la terapia avesse successo, era necessaria un’immobilità prolungata, una dieta ipernutriente e qualsiasi attività intellettuale era severamente vietata. Il mese passato in terapia lasciò non pochi traumi all’autrice, che nel 1890 scrisse La carta da parati gialla, un’evidente denuncia all’operato di Mitchell. La protagonista è una giovane donna in cura per quella che il marito medico – seguace delle teorie di Mitchell – definisce una «nevrastenia temporanea, una leggera tendenza all’isteria». La coppia, dunque, si trasferisce per un periodo in una casa isolata dal resto del paese, affinché la donna si riprenda. Ma isolata non è solo la casa, ma anche la stanza in cui lei deve riposare. Di lei, non sappiamo nulla, nemmeno il nome. Il marito preferisce piuttosto darle dei nomignoli come «piccola oca benedetta,» quasi a volerla riportare a uno stato infantile.»

Charlotte Perkins Gilman (1860-1935) è stata una delle più importanti figure dei movimenti per l’emancipazione femminile negli Stati Uniti. Già in giovanissima età si interessò alle teorie che miravano a eliminare le ingiustizie sociali e divenne una figura di punta nei movimenti che sostenevano la necessità di liberare le donne dai ruoi subalterni. Si batté a fianco delle suffragette e lottò per l’abolizione delle leggi razziali. Autrice di numerosissimi articoli su riviste e quotidiani, pubblicò nel 1898 il saggio Women and Economics: A Study of the Economic Relation Between Men and Women as a Factor in Social Evolution. Altrettanto cospicua la sua opera di poetessa e narratrice: pubblicò oltre 190 racconti fra cui spicca La carta da parati gialla (1892) che è il suo più celebre successo.

Valentina Fortichiari “Il mare non aspetta. Viaggio emotivo in Norvegia”, Oligo Editore

DALL’AMORE PER L’ACQUA E IL MARE, LO SGUARDO DELLA LETTERATURA SUL GRANDE NORD

Con una nota di Francesco Permunian

dal 10 maggio in libreria

OLIGO

In questo nuovo racconto emozionante e poetico, ambientato in Norvegia, tra Oslo e le Isole Lofoten, Valentina Fortichiari torna a unire la predilezione per il grande Nord con la passione per l’elemento acquatico (l’autrice è stata agonista, insegnante di nuoto, e tuttora è nuotatrice). Con una scrittura sobria, suggestiva, la narrazione è centrata sul rapporto sentimentale tra padre e figlia, fatto di nuotate condivise, ricordi, momenti indimenticabili (la magia dell’aurora boreale). Sullo sfondo, il lavoro sulla scrittura e la frequentazione di personaggi (in parte riconoscibili), protagonisti della cultura degli ultimi anni, sono frutto dell’esperienza in parte autobiografica dell’autrice che al mondo delle case editrici ha dedicato e dedica gran parte della propria esistenza.

Il mare non aspetta. Viaggio emotivo in Norvegia di Valentina Fortichiari a prima vista si presenta come un racconto lungo, ma in realtà è un breve romanzo di formazione raccontato dalla voce narrante di una figlia – dapprima nelle vesti di una bambina di nome Arya precocemente abbandonata dalla madre e dalla migliore amica e quindi di donna adulta impegnata nell’editoria di Oslo – la quale sceglie di dialogare con l’amata figura paterna attraverso gli unici strumenti a lei più idonei, ossia il nuoto e la scrittura, due attività apparentemente dissimili, ma in realtà con molti punti in comune in quanto entrambe trovano la loro ragion d’essere ultima nel grande mare della vita e della letteratura.[…] Il tutto è raccontato con uno stile fluido e discorsivo che a prima vista può apparire fin troppo semplice o addirittura facile. Al contrario, esso è lo specchio della capacità dell’autrice di scivolare in perfetto equilibrio sopra il flusso tumultuoso delle parole – ovvero, sopra le onde sempre mobili della scrittura – simile in ciò a quell’abile nuotatrice che la Fortichiari è stata nella sua vita reale. Una dote stilistica, quest’ultima, alquanto rara sulla scena culturale italiana, ma che discende da quell’illustre matrice letteraria – comunemente etichettata come “stile dell’anatra” – felicemente rappresentata dalla prosa cristallina di Raffaele La Capria. (Francesco Permunian)

VALENTINA FORTICHIARI è nata a Milano e oggi vive a Vigevano. Ha sempre lavorato in editoria, dirigendo le relazioni esterne e l’ufficio stampa di Longanesi. Dalla passione per l’acqua e il nuoto è nato il suo romanzo d’esordio, Lezione di nuoto, Colette e Bertrand, estate 1920 (Guanda 2009, Solferino 2023; premi Rapallo, Grazia Deledda, Rhegium Julii) e la raccolta di racconti La cerimonia del nuoto (Bompiani 2018). Ha curato e cura opere di Cesare Zavattini per la Nave di Teseo e di Guido Morselli per Adelphi. Giornalista, saggista, collabora con varie testate periodiche. È docente a contratto in comunicazione e tecniche del racconto presso master universitari (Bologna con Umberto Eco, Milano Fondazione Mondadori, Pavia).

Tama Janowitz “Schiavi di New York”, presentazione

Il libro di Tama Janowitz si rivela ancora oggi attuale, innovativo e irresistibilmente comico.

Eleanor crea gioielli in gommalacca a forma di torte, Stash dipinge quadri con protagonisti Daffy Duck e Gatto Silvestro, Marley sogna di andare a Roma a realizzare una cappella a due passi dal Vaticano… Sono solo alcuni dei personaggi che abitano Schiavi di New York: una fauna stralunata, composta da artisti emergenti, stilisti in erba, aspiranti registi, prostitute occasionali, tutti apparentemente incapaci di trovare la realizzazione personale e la felicità, ma soprattutto costretti a ogni tipo di compromesso pur di non rinunciare al sogno che la città rappresenta per loro.(da Accento Edizioni)

Fu pubblicato negli States nel 1986, l’anno successivo in Italia per Bompiani.

Il testo ebbe un grande successo, divenuto anche un film, e ritorna in libreria per Accento Edizioni con la prefazione di Veronica Raimo, la nuova traduzione di Rosella Bernascone e la nuova copertina a firma Giovanni Cavalieri e tre racconti inediti; si compone di 24 in totale dei quali il secondo la titola.

Sono gli anni Ottanta, la città, come recita il titolo è New York, i protagonisti giovani squattrinati che di fatto non svolgono un vero lavoro, anche se vivono al di sopra delle loro possibilità e per farlo sono disposti a rinunciare all’amore, a scegliere un partner che possa ospitarli in appartamenti di lusso, a prostituirsi; sono attori, scrittori emergenti, artisti nell’ingegnarsi pur di non rinunciare ai loro sogni e a vivere la città: il ritratto di una gioventù in un periodo preciso, quel decennio particolare che furono gli anni Ottanta.
Tama Janowitz, insieme a Bret Easton Ellis e Jay McInerney, con il suo successo divenne membro del brat pack letterario (ovvero letteralmente “banda di monelli”) indicando con questo una nuova generazione di scrittori. Il successo del romanzo spinse  Andy Warhol ad acquistare  i diritti del libro e farne un film.  Alla sua morte, improvvisa, il progetto passò nelle mani del regista James Ivory che realizzò un lungometraggio nel 1989 con lo stesso titolo del libro .

La copertina dell’edizione Bompiani del 1887

” […]Questo libro è senza tempo, oppure splendidamente datato, perché è ambientato in un’era dello spirito: gli anni ’80 a New York. È un tempo che è stato cristallizzato e celebrato da chi l’ha vissuto, ma anche da chi l’ha solo sentito raccontare, come capita quando abbiamo a che fare con un presente strabordante: la Parigi anni ’20, la Roma anni ’60, la San Francisco anni ’70… Janowitz si è scelta il compito di rendere l’esperienza quotidiana di una città con una disinvolta mitopoiesi: racconti brevi, squinternati, comici, personaggi che si intrecciano, ritornano, si perdono, un esibito disinteresse per i sistemi narrativi, per le coerenze stilistiche, e soprattutto per il compiacimento del lettore.[…]”(dalla Prefazione di Veronica Raimo)

L’incipit da

Una santa moderna n. 271

Da quando mi ero messa a fare la puttana avevo dovuto vedermela con peni di ogni forma e dimensione. Certi grossi, altri raggrinziti e coi testicoli penduli. Certi venati di blu che puzzavano di stilton, altri avari. Peni bisbetici, fatati, cosparsi di perle come i grandi minareti del Taj Mahal, peni burloni, striati come la coda di un procione, ardenti, crestati, impossibili, profumati. Più passava il tempo e più ero contenta di non possedere una di quelle appendici. Naturalmente avevo un pappone, un tipo fuori dal comune, già candidato a due dottorati, uno in Filosofia e l’altro in Letteratura americana all’università del Massachusetts. Quando ci eravamo conosciuti faceva il tassista, ma dopo un po’ aveva scoperto che quel mestiere non gli lasciava il tempo di seguire la sua vera vocazione: quella di scrittore. Quando fu chiaro che non mi avrebbero dato quel posto di segretaria di produzione per un film tedesco da girare in Venezuela, ci rendemmo conto che si doveva trovare un altro modo per fare soldi in fretta.[…]

Attilio Vanoli “Possiamo ancora gustare le fragole”, NeP Edizioni

A tre anni dall’uscita de “Le favole di Rodi”, l’autore torna a cimentarsi con la scrittura, attraverso una proposta decisamente coinvolgente e genuina.
Ci sono dei viaggi che si fanno senza viaggiare, dove si viaggia di più che in un viaggio vero e proprio. Viaggi che si sa dove cominciano ma non dove finiscono. Viaggi di fame sulle strade della vita affamata di vita. Una fame di cibo sottile, di conoscenza e di bellezza.
In uno di questi viaggi l’autore incontra Armonica, un suonatore ambulante, trovatore e menestrello, metà vagabondo e metà artista.Dalla loro amicizia vengono fuori molte storie, nate alla buona dietro un gesto semplice o un bicchiere di vino rosso, magari un po’ aspro come a volte è la vita, ma sempre autentico.

È proprio l’autenticità a caratterizzare i numerosi personaggi, come Adalgisa, Beto, Camilla, Clementina e Gualtiero, che si avvicendano nei racconti di Armonica e popolano un mondo candido e nostalgico che si perde in un tempo indefinito. Nella loro semplicità, questi racconti diventano insegnamenti di vita e spunti effimeri di riflessione su valori da preservare e trasmettere.

La scrittura di Attilio Vanoli si conferma agile e disinvolta, arricchita dalla schiettezza dei dialoghi e da un ritmo narrativo fluido e originale.

Attilio Vanoli è nato a Gavirate (VA), dove vive e lavora.Nel 1998 ha pubblicato “Le Favole della Cicala”, la sua prima raccolta di favole (L’Autore Firenze – Libri Maremmi Editore) e, nel 2001, la seconda “Le Favole di Acchiappa Nuvole”.Seguono “C’era una volta Geraldina, racconti e favole di una Rondine” (2005, I Fiori di Campo), la fiaba illustrata “Le Fate Pasticcere” (2006, I Fiori di Campo) e “FLEUR. Le Avventure di una bambina vispa e intelligente” (2010, L’Autore Libri Firenze MEF).Nel 2016 è uscito il suo primo romanzo per adulti, dal titolo “Soggiorno in Provenza. Vivre la Vie” (Macchione Editore) e nel 2018 “La magica storia di nonna Oona” (White Edizioni).Nel 2021 ha pubblicato per NeP il libro “Le favole di Rodi”.Ha scritto inoltre commedie per il teatro e per il teatro dei burattini e filastrocche musicali a scopo didattico.Ha partecipato a numerosi premi e concorsi letterari di narrativa e poesia, vincendone alcuni e ottenendo menzioni da altri.

Qui l’Anteprima

Canti e leggende dei Ch’uan Miao a cura di Aldo Sataioli, Graphe.it Edizioni

Gli affascinanti racconti e le particolari leggende di un popolo senza letteratura scritta: i Ch’uan Miao, una delle minoranze riconosciute dal governo cinese, più noti al grande pubblico come gli Hmong del film Gran Torino di Clint Eastwood.

Graphe.it Edizioni

Quello dei Ch’uan Miao è un gruppo etnico misconosciuto, dalla storia e dal folklore complessi ed estremamente interessanti. Le affinità con il vicino popolo cinese si incastonano con altrettante differenze linguistiche e antropologiche in generale, velate di un retaggio di antica sopraffazione subita che non ha perduto (almeno fino all’ascesa del Comunismo) una traccia di risentimento. Negli anni Trenta del secolo scorso il missionario battista David Crockett Graham raccolse e tradusse in inglese l’unico sistema di conservazione del corpus mitologico dei Ch’uan Miao: gli oltre 750 canti tradizionali tramandati oralmente per secoli.

Oggi, con il presente volume e grazie al sapiente lavoro di traduzione e selezione operato da Aldo Setaioli, giunge fino a noi questo patrimonio inestimabile, e ci consente di conoscere una popolazione che non ha scritto libri, non ha edificato templi, ma esattamente come noi si è posta domande sul cosmo e l’uomo e si è data risposte che trovano riscontro e significato anche nella tradizione occidentale.

Dall’introduzione di Aldo Setaioli:

«I Ch’uan Miao sono un gruppo etnico che abita principalmente in alcune zone delle province cinesi del Szechwan e dello Yunnan. Fisicamente assomigliano ai Cinesi, sebbene abbiano una plica mongolica meno pronunciata e siano in genere di statura più bassa. Il loro nome è composto dal termine Ch’uan, che probabilmente allude al fatto che molti di loro vivono nel Szechwan, e dal termine Miao (“figli della terra”), che viene a volte usato indistintamente per altre minoranze etniche che vivono in Cina. Nella loro lingua si chiamano Hmong Bo. In epoche antiche i Miao furono cacciati dai loro territori dall’espansione dei Cinesi, finché furono confinati nelle regioni in cui vivono tuttora, peraltro mescolati alle ben più numerose comunità cinesi. Altri furono costretti a emigrare in paesi vicini. L’eco di tali contrasti si coglie ancora distintamente nelle storie tramandate nel folklore dei Miao, dove si riconosce l’affinità coi Cinesi, ma si avverte anche il risentimento per la sopraffazione esercitata da questi ultimi. Le lingue sono diverse. Quella dei Miao, sebbene abbia affinità col cinese (entrambi gli idiomi sono monosillabici), possiede un sistema di tonalità ancor più complesso. I diversi toni conferiscono a un suono significati del tutto differenti. I Miao vivono principalmente, anzi quasi esclusivamente, di agricoltura, come si evince anche dai racconti qui riportati. Questi sono per la massima parte dei canti, tramandati oralmente. I Ch’uan Miao sono infatti privi di letteratura scritta. I cantastorie hanno un ruolo importante, ma ancor più lo è quello del tuan kung, vero mago e sciamano. Conosce formule per guarire ogni malattia, per scacciare i demoni (che ne sono la causa) e officia ogni sorta di cerimonia. C’è anche un altro tipo di sciamano (detto mo) che celebra i funerali e apre ai morti la via del cielo, uccidendo un gallo perché li guidi. I Miao non hanno templi né sacerdozio organizzato, ma possiedono una religione abbastanza elaborata. Il dio supremo si chiama Ntzï e abita al di sopra del cielo, in una regione pianeggiante dove dimorano le anime degli antenati, che vivono in pace e abbondanza, senza bisogno di dedicarsi all’agricoltura. Sotto la terra esiste un altro mondo parallelo, dove vivono uomini piccolissimi (se ne parla in uno dei nostri racconti). Ci sono anche numerosi demoni, spesso cannibali, che sono a volte anime di morti trascurati dai loro discendenti, oppure di animali o anche di esseri privi di vita. Per i Miao tutte le cose, anche quelle di pura materia e perfino quelle immateriali (il sole, la luna, le stelle, i monti, i fiumi, le pietre, ma anche l’eco, il tuono, l’arcobaleno, ecc.), sono infatti esseri viventi e animati.»

Anna Macrì “Gli amori malvagi. Dieci storie di ordinaria violenza”, Bibliotheka Edizioni

NEGLI “AMORI MALVAGI” DELL’ATTRICE CALABRESE ANNA MACRÌ, DIECI STORIE VERE DI ORDINARIA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE

IL RISULTATO DI UNA RICERCA DURATA TRE ANNI 

Prefazione di Francesca Rennis

«Se lo lasciassi sarei persa, non so fare altro che la bestia da soma di un uomo. Non so che cucinare, rassettare, stirare, rammendare e aprire le gambe quando vuole».

Gli amori malvagi. Dieci storie di ordinaria violenza dell’attrice calabrese Anna Macrì, in libreria il 16 febbraio per le edizioni Bibliotheka (96 pagine, 16 euro, edizione ebook a 4,99) è il risultato di una ricerca sul campo durata tre anni in vari centri antiviolenza. Il libro raccoglie dieci testimonianze (sulle oltre cento ascoltate) di donne violate da fidanzati, mariti, presunti amici. Le protagoniste si raccontano con onestà e crudezza, dopo percorsi spesso segnati da rassegnazione, istinto protettivo nei confronti dei figli, denuncia dei carnefici, sensi di colpa, timore del giudizio altrui e depressione.

Cristallizzato in un istante infinito di dolore, il racconto della violenza subita punta il dito sull’incapacità manifestata da molti uomini, e spesso in situazioni considerate normali e ordinarie, di costruire con le loro compagne rapporti maturi e di reciproco rispetto.

«L’ho scritto a mano, sotto gli ulivi della mia campagna o in riva al mare», spiega l’autrice. «E di notte, nel silenzio del mio studio, con la musica come compagna».

Attrice versatile, Anna Macrì ha ricoperto ruoli drammatici e brillanti, frequentando tragedia e commedia dell’arte, teatro danza e dell’assurdo. In nomination al David di Donatello per il cortometraggio Onora la Madre, vincitore Best Short 2018 di Matera, è stata nel cast del film di Volfango De Biasi Nessuno come noi. Per il teatro ha scritto e rappresentato Cria da Marè su Marielle Franco, politica, sociologa e attivista brasiliana assassinata nel 2018 (produzione Confine Incerto).

Luigia Veccia “Le vite di Sara”, NeP Edizioni

Una suggestiva raccolta di racconti introspettivi

Dopo il successo del romanzo “Il gazebo dei pini”, pubblicato lo scorso dicembre, Luigia Veccia torna in libreria con “Le vite di Sara”, una raccolta di racconti edita da NeP edizioni.

La protagonista è Sara, che accompagna il lettore nelle mille sfaccettature dell’evoluzione della sua esistenza. I racconti scandiscono gli aspetti delle sue numerose vite interiori, in un oscillare caleidoscopico tra emozioni e stati d’animo.

La donna matura che nel primo racconto, “L’altra faccia del gazebo dei pini”, è inseguita da fantasmi del passato in una sorta di sonnambulismo esistenziale, nel surrealismo de “Il Natale del geco”, si abbandona a iperboli simboliste e ad un fluente sussurro interiore.

“L’uomo della panchina” ci mostra la cinquantenne Sara vicina ad un capolinea esistenziale, tra pathos, musicalità della parola e vibranti emozioni che affiorano dalle pulsioni più segrete dei personaggi.

Ancora Sara, malinconica e invecchiata, ormai alle soglie della pensione, in “Salto nel vuoto”, ripercorre il suo itinerario esistenziale, e i suoi stati d’animo si fondono con la natura intorno a lei, che l’autrice descrive con intensa partecipazione emotiva.

In “Geremia”, il destino di Sara si intreccia quello di Andrea, un uomo infelicemente sposato, e alla narrazione viene impresso il tenore della cronaca famigliare, nella vicenda di amanti clandestini. Come in una vera e propria seduta psicoanalitica, essi sviscerano le sfumature più enigmatiche della loro vita interiore, dove si annidano tante domande destinate a rimanere senza risposta.

Il “Racconto delle amiche di sempre” conclude la traiettoria narrativa dell’autrice: sulla soglia della vecchiaia, le sue riflessioni si addensano in un malinconico struggimento crepuscolare, nel ricordo di un tempo ormai sfuggito.

I racconti di Luigia Veccia si contraddistinguono per la profondità dell’introspezione psicologica, di evidente impronta junghiana, e per la suggestione infusa nelle descrizioni ambientali, che rispecchiano gli stati d’animo dei personaggi.

Luigia Veccia è nata il 2 dicembre 1952 a Caserta, dove ha sempre vissuto insieme ai suoi cari. La sua è un’esistenza come tante.Da sempre appassionata di letteratura, ha letto numerosi libri ma solo recentemente ha deciso di girarsi dall’altra parte del tavolo e di incominciare a scrivere. Sempre con NeP edizioni, ha pubblicato nel dicembre 2023 il romanzo “Il gazebo dei pini”.

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