Emilio De Marchi “All’ombrellino rosso”, Bibliotheka Edizioni

SENTIMENTI E AMBIZIONI DELLA BORGHESIA MILANESE NEI RACCONTI DI DE MARCHI, MAESTRO DEL RACCONTO

Nota di lettura di Roberto Mussapi

Bibliotheka

Dal 4 luglio

“A quarantadue anni avvengono in noi dei fenomeni che fanno paura. Non si osa credere che il cuore possa tornare indietro, essere in credito di qualche cosa e avere delle tratte in scadenza”. 
La piccola borghesia milanese, i colletti bianchi del mondo impiegatizio e i contadini lombardi trovano in Emilio De Marchi (Milano, 1851 – 1901) uno dei primi e più acuti cantori. Ne sono un esempio i protagonisti dei cinque racconti riuniti nella raccolta All’ombrellino rosso.
Oltre alla storia che dà il titolo alla raccolta, la pubblicazione propone “Regi impiegati”, “L’anatra selvatica”, “Ai tempi dei tedeschi” e “Zoccoli e stivaletti”.

Le storie delicate e teneramente leg­gere, fluttuanti come in un film antico, di Emilio De Marchi, hanno un merito notevole: offrono al panorama italiano esempi di narrazione e prosa in cui si fondono realismo e inquietudine, scrivono di vite umili e degne di essere narrate e lette, come se fossero state realmente vissute. (Roberto Mussapi)

La vita quotidiana, gli impegni di lavoro e gli intricati slanci sentimentali di gente semplice, ma non priva di sogni e di ambizioni, viene descritta con brillante ironia da Emilio De Marchi, attivo nel mondo culturale e nelle istituzioni caritative milanesi. Autore di numerosi scritti (il romanzo Demetrio Pianelli è considerato il suo capolavoro), fu anche traduttore delle Favole di Jean de La Fontanine illustrate da Doré.

Roberto Mussapi, che firma la prefazione, tra i maggiori poeti italiani contemporanei, è autore di saggi, opere teatrali e narrative, traduzioni da testi classici e contemporanei. Vincitore del Premio Nazionale Letterario Pisa di poesia nel 2000, è stato editorialista e critico teatrale del quotidiano Avvenire.

NERO COME LA LUNA, a cura di Beppe Mecconi

Nero come la Luna: dodici voci, dodici mesi, un’unica terra da scoprire, la Lunigiana che si veste di noir

12 racconti noir per 12 mesi nella terra di Lunigiana

Introduzione di Marco Ferrari

Testi di Massimo Ansaldo, Roberto Bologna, Sonia Cocchi, Marco Della Croce, Raffaella Ferrari,  Patrizia Fiaschi, Vanessa Isoppo, Beppe Mecconi, Corrado Pelagotti, Susanna Raule, Giorgio Tognoni e Daniela Tresconi

Gammarò Edizioni ( OLTRE)

in libreria dal 14 giugno

Una antologia che è anche anche un progetto solidale:tutti i diritti d’autore maturati dalle vendite saranno devoluti al Centro Antiviolenza Irene della Spezia, a sostegno delle donne vittime di violenza

Dopo  Giallo come il Golfo, la narrativa noir torna con Nero come la Luna, la nuova antologia firmata da dodici autori e autrici , Massimo Ansaldo, Roberto Bologna, Sonia Cocchi, Marco Della Croce, Raffaella Ferrari, Patrizia Fiaschi, Vanessa Isoppo, Beppe Mecconi, Corrado Pelagotti, Susanna Raule, Giorgio Tognoni e Daniela Tresconi,  che danno voce, mese dopo mese, ai misteri e alle ombre della Lunigiana storica: una terra antica e affascinante che si fa protagonista e scenario di dodici racconti inediti.
Ogni racconto, ambientato in uno dei suggestivi paesi, vie e città della Lunigiana, esplora le infinite sfumature del noir, restituendo al lettore un viaggio letterario che attraversa il tempo e lo spazio di una regione dove il passato si mescola al presente e il mistero è di casa. L’introduzione è affidata a Marco Ferrari, che apre le porte a un universo narrativo capace di sorprendere e coinvolgere.
Nero come la Luna non è solo un omaggio alla narrazione di genere, ma anche un progetto solidale: come già accaduto per il volume precedente, tutti i diritti d’autore maturati dalle vendite saranno devoluti al Centro Antiviolenza Irene della Spezia, a sostegno delle donne vittime di violenza.

Beppe Mecconi è nato e vive nel Golfo dei Poeti. Pittore, sceneggiatore, autore e direttore di film-documentari, regista di teatro e recital musicali, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia. Le sue fiabe illustrate sono pubblicate in Brasile, Francia, Messico, Polonia. Il romanzo Trabastìa (Gammarò), ottiene i premi “Montale Fuori di Casa” e il “Manfredo Giuliani”. Alcuni altri titoli: Il manoscritto di Laneghè; Laneghè – Isola del mar tenebroso (premio Scaramuzza); I proverbi della Signorina Celide. Suoi racconti sono presenti in varie raccolte e antologie. Diploma ufficiale dell’UNICEF nel 1994. Nel 2019 un suo progetto viene esposto nell’Euro Parlamento di Bruxelles. Nel 2022 ottiene l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica per meriti artistici e culturali.

Giallo come il golfo da Tellaro a Portovenere. 12 racconti gialli per 12 mesi, a cura di Beppe Mecconi

Cees Nooteboom “Pioggia rossa”, presentazione

Da uno scrittore che ha fatto del viaggio la sua ragione di vita, un omaggio a Minorca, rifugio mediterraneo dove il tempo sembra fermarsi.

“Da oltre cinquant’anni, Minorca, un microcosmo di vento e siccità, è il rifugio mediterraneo di Cees Nooteboom, che vi passa le estati. Tra i pozzi abbandonati e i muretti a secco dell’isola, testimonianze silenziose della sopravvivenza del passato, si aggirano cani, asini e la gatta Pipistrello, confortante emblema dell’eterno ritorno, protettrice domestica della tristezza improvvisa”.(da Iperborea)

Pioggia rossa è una raccolta di racconti, memorie, intermezzi e brani poetici, un vero zibaldone uscito in lingua originale, con il titolo Rode regen nel 2007 e riproposto a giugno del 2025 da Iperborea nella traduzione di Claudia Di Palermo.
I vari testi sono raggruppati in più sezioni: la prima si compone di un solo delizioso e delicato racconto dedicato alla gatta Pipistrello: il ricordo dell’incontro e della sua presenza durante i soggiorni nella casa di Minorca, rifugio estivo dello scrittore, gatta che aveva ereditato  da un casiere irlandese al quale aveva concesso un soggiorno gratuito nella propria abitazione e che non sapeva come portarla con sé alla partenza. Segue quindi quella  dedicata al rapporto tra Nooteboom e Minorca, composta da sei racconti, quindi  un Intermezzo, cui seguono dieci racconti legati ai  viaggi di gioventù  che si apre proprio con Terra rossa che dà il titolo alla raccolta, in cui Nooteboom ricorda appunto le piogge rosse  sull’isola determinate dalla sabbia che arrivava dal Sahara. Con i cinque pezzi successivi si torna al presente e con esso compare la vecchiaia con la sua rilettura del passato, cui segue  un secondo Intermezzo, ambientato a Recanati prima del congedo che con una poesia va a  chiudere il volume.

Un interessante e piacevole memoir il cui centro è rappresentato dall’isola di Minorca, un rifugio in cui fermarsi a scrivere e in cui, come si legge nella presentazione del volume, “Lì, finalmente fuori dal mondo, Nooteboom può badare al suo giardino e riordinare i ricordi. Ripercorrendo il suo passato attraverso un mosaico di poesie, diari e racconti, con Pioggia rossa lo scrittore ed eterno pellegrino tenta di conciliare il paradosso di una vita: per metà dell’anno i viaggi tra il freddo di Amsterdam, i tropici del Sudamerica, l’Estremo Oriente, a bordo di aerei sgangherati, traghetti e automobili; per l’altra metà l’immobilità di un villaggio dove si parla menorquín e neanche la posta sembra arrivare”.

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Verso Santiago. Digressioni sulle strade di Spagna

Venezia, il leone, la città e l’acqua

Elisabetta Villaggio “Madeira. Storie d’amore in pieno oceano”, Bibliotheka edizioni

ELISABETTA VILLAGGIO RACCONTA STORIE D’AMORE AMBIENTATE NELL’ISOLA PORTOGHESE DI MADEIRA

Una galleria di personaggi più o meno famosi che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla

Dal 23 maggio in libreria

Bibliotheka

“Le più belle storie d’amore nascono in riva al mare. E se il mare e quello di un’isola, allora sono ancora più intense”. Elisabetta Villaggio, figlia di uno dei più originali e apprezzati comici italiani, dedica la sua nuova raccolta di racconti all’isola portoghese scoperta all’inizio del Quattrocento a circa mille chilometri dalla costa, in pieno oceano Atlantico.

I racconti sono frutto di fantasia, anche se alcuni si riferiscono a persone realmente esistite. Il denominatore comune è che sono tutti intrecciati e legati a Madeira. L’isola è una via di fuga lontana dalla terraferma, un luogo sicuro dove la fantasia e la concretezza di intrecciano e dove è possibile nascondersi o cominciare una nuova vita.  Proprio come i protagonisti delle storie di Elisabetta Villaggio, che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla. Persino riuscendoci, talvolta.

Dichiara l’Autrice
«Sono nata sul mare e il mare ha sempre esercitato un enorme fascino su di me. Potrei stare ore ad ammirare un tramonto sulla spiaggia oppure in cima ad una roccia o anche meglio da una barca. Qualche anno fa ho fatto un viaggio a Madeira, quest’isola europea che è il luogo più lontano dal suo continente ma che di fatto, geograficamente, si trova in Africa. Quindi un’isola piena di magia, di mistero, di luce, di una vegetazione imponente e un mare dai mille colori. Così al ritorno ho deciso di scrivere questa raccolta di racconti dove ognuno dei personaggi aveva, in un modo o in un altro, un rapporto con l’isola. C’è chi si è innamorato, chi ha trovato una pace, chi le proprie radici.»

(Dall’incipit di Christian, 1904 a pagina 33)

«Quel sorriso gli era rimasto impresso e non riu­sciva a pensare ad altro. Christian era affacciato alla finestra che guardava il mare dal suo albergo a Madeira, il Reid’s. Era una notte fresca di gen­naio, senza luna. L’aria era talmente limpida che le stelle sembravano vicine e si aveva la sensazione di poterle toccare con un dito. Lo scalo sull’isola non era previsto. Stava viaggiando da New York a Southampton per il suo lavoro, le stoffe e varie altre mercanzie. Di colpo si era alzato il vento. E la tempesta aveva impe­dito alla nave di proseguire. Subito era stato colpito dalla dolcezza dell’isola, dal profumo delle piante verdi e cariche di fiori anche se era pieno inverno

Elisabetta Villaggio ha studiato Filosofia all’Università̀ di Bologna e Cinema e Televisione all’ University of South California di Los Angeles. Insegna alla Rome University of Fine Arts e al Digital Art and Media. Ha lavorato in Tv come assistente alla regia, regista, autrice e consulente per programmi Rai, Mediaset e La7.
Il suo cortometraggio Taxi è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia, mentre il testo teatrale Marilyn, gli ultimi tre giorni ha vinto il premio “Donne e teatro” ed è stato portato in scena nella stagione 2011-2012. Autrice della mise en scene Io sono Virginia, in scena da maggio 2013, è autrice del romanzo Una vita bizzarra, pubblicato nel 2013 da Città del Sole Edizioni (Premio Anassilaos alla narrativa) e Fantozzi dietro le quinte, dedicato alla figura del padre ed edito da Baldini e Castoldi (premio Un mare di libri e premio Aracnea film and book festival). Ha co-sceneggiato il documentario Mostruosamente Villaggio, presentato al Bari International Film Festival e in onda su Rai3 nel marzo 2024, e ha collaborato alla sceneggiatura di Come è umano lei, in onda su Rai1 a maggio 2024.

Anna Banti “Il coraggio delle donne”, presentazione

[…]Con una scrittura attenta alle sfumature del quotidiano, Anna Banti non costruisce semplici ritratti, ma una vera e propria storia culturale della condizione femminile tra Ottocento e Novecento, illuminando la rete invisibile di vincoli e convenzioni che hanno condizionato generazioni di donne. Come afferma Daniela Brogi, «spesso le opere novecentesche d’autrice non vanno soltanto recuperate dall’oblio, ma vanno rilette usando occhiali nuovi».(da Libri OscarMondadori Editore)

Oscar Mondadori sta ripubblicando a cura di Daniela Brogi gli scritti dell’autrice,. la cui opera, siglata con lo pseudonimo di Anna Banti, ha permesso la riscoperta di figure storiche femminili come Artemisia Gentileschi, spesso dimenticate o trascurate

Pubblicato per la prima volta nel 1940, sette anni prima del suo famoso romanzo Artemisia, si compone di cinque testi: attraverso le figure femminili che li caratterizzano, ricostruiscono quella che  si può definire una mentalità corale, non singola o comunque non relativa alla singola protagonista, ne risulta quindi una condizione femminile  strettamente legata a precise convenzioni che ne determinano i comportamenti. Ma le sue donne sono tutte coraggiose, sanno superare la paura che da sempre le attanaglia con quel coraggio che nasce dalla ribellione. Un testo attuale, nonostante sia datato che aiuta a comprendere questi forti sentire delle donne non come aspetti sentimentali ma di matrice socioculturale.

Anna Banti (pseudonimo di Lucia Lopresti, Firenze 1895 – Massa 1985) è stata autrice di racconti e romanzi, storica dell’arte, fondatrice di «Paragone», rivista di arti figurative e letteratura, insieme al critico d’arte Roberto Longhi. Tra i suoi libri più significativi Il coraggio delle donne (1940), Artemisia (1947), Le donne muoiono (1951, premio Viareggio), Le mosche d’oro (1962), Noi credevamo (1967), Je vous écris d’un pays lointain (1971), La camicia bruciata (1973) e Un grido lacerante (1981). Celebri e importanti anche le sue traduzioni di classici inglesi e francesi, tra cui Thackeray, Colette, Alain-Fournier, Austen, Woolf, e la curatela del “Meridiano” dedicato a Daniel Defoe. Le sue opere sono in corso di ripubblicazione negli Oscar.

Anton Čechov “Reparto numero 6”, Bibliotheka Edizioni

Traduzione di Alessandro Pugliese

dal 2 maggio in libreria

Bibliotheka

Tra i più celebri racconti di Cechov, Il reparto numero 6 fu scritto nel 1892, dopo il ritorno dell’autore da Sachalin, l’isola russa che ospitava la colonia penale alla quale dedicò un libro-inchiesta sulle disumane condizioni di vita dei forzati. Resoconto e aspra invettiva, critica sociale e allegoria si intrecciano in queste pagine, che ripercorrono la quotidianità nel piccolo padiglione psichiatrico di un ospedale civile della Russia zarista, dove sono internate e rinchiuse cinque persone trattate come animali.

C’è un piccolo padiglione nel cortile dell’ospedale, cir­condato da un vero e proprio bosco di cardi, ortica e canapa selvatica. Il tetto è arrugginito, il comignolo mezzo crollato, gli scalini della porta d’ingresso marciti e infestati d’erba, e dell’intonaco non è rimasta che qualche traccia. Il padiglione, con la sua facciata anteriore, è rivolto verso l’ospedale. Con quella posteriore si apre alla cam­pagna, da cui è separato dal brunito recinto dell’ospedale irto di spuntoni. Questi, le cui punte sono rivolte all’insù, il recinto e il padiglione stesso hanno quell’aria particolare di squallore e desolazione che in Russia è una tipica carat­teristica delle costruzioni ospedaliere e carcerarie. Se non avete timore di pungervi con l’ortica, inoltriamoci per l’an­gusto sentiero che conduce al padiglione, e osserviamo cosa vi accade dentro.

Anton Cechov (1860 – 1904), tra i maggiori autori russi, scrittore introverso e drammaturgo eccelso, ha denunciato la società del suo tempo, senza risparmiare la vita intellettuale e letteraria. Tra i suoi capolavori, modellati sul tragico quotidiano e sull’alienazione esistenziale, Il gabbiano, Zio Vanja, Le tre sorelle e Il giardino dei ciliegi.

Albertina Vittoria “Storie di gatti e altri animali”, presentazione

Illustrazioni di Margherita Mazzoli

“Questo libro racchiude storie di animali che l’autrice ha avuto nel corso di una vita, da quando era bambina: criceti, scoiattoli, tartarughe, cani e soprattutto gatti. Protagonista principale è la famiglia di gatti che ha vissuto per molti anni con la scrittrice, in numero variabile da uno a otto, assieme alla cagnolina che credeva di essere un gatto. Il confronto tra loro ci fa vedere quanto siano differenti gli uni dagli altri per il carattere, le abitudini e le manie, per il rapporto tra loro e con gli umani, per il modo di amare la propria padrona e di conquistarla”[…].(da Metauro Edizioni)

Una storia che racconta i rapporti tra l’autrice e gli animali che hanno attraversato la sua vita: alcuni indimenticabili perché forte è il legame che si è creato, come con Gustavo, il  gatto con cui si apre il racconto, non cronologico,  tra la scrittrice e i suoi amici speciali che le hanno insegnato che ciascuno ha un proprio carattere, manie e inclinazioni, proprio come gli umani: ci sono i presuntuosi e i prepotenti, ma anche i timidi e gli egoisti.
E non solo gatti:
Nel tempo con lei trascorrono le vacanze estive due tartarughe, la cagnetta Caterina, lo scoiattolo giapponese Hashimoto, e insieme a loro gli ambienti, i luoghi, altri animali, come i due gatti, Tamarindo e Fausto così diversi tra loro, e altri umani in una relazione che, contrariamente a quanto si possa pensare, soprattutto per chi non ha rapporti ravvicinati con gli animali, spesso complessa e affettivamente coinvolgente. Esempio ne è la gatta Micia, protagonista della seconda parte del libro, un pezzo di vita: da piccola fino ad adulta con i suoi cuccioli.
Storie di animali ma soprattutto di rapporti tra esseri viventi.

Albertina Vittoria, nata a Roma, già docente di Storia contemporanea all’Università di Sassari, si è occupata di storia degli intellettuali, dell’editoria, delle riviste e degli istituti culturali italiani del Novecento. Tra i volumi più recenti, editi da Carocci: Togliatti e gli intellettuali. La politica culturale dei comunisti italiani (1944-1964) (2014); Il Novecento. Dall’età dell’imperialismo alla globalizzazione (2019); I luoghi della cultura. Istituzioni, riviste e circuiti intellettuali nell’Italia del Novecento (2021). Per Metauro ha curato, assieme a Marta Bruscia, il volume di Antonio Baldini, Lettere a Luigi Federzoni per la «Nuova Antologia» (1931-1942) (2017).

Roberto Barbolini “La strada fantasma”, Bibliotheka Edizioni

UNA STRADA FANTASMA TRA GLI APPENNINI E LE APUANE, TRE RACCONTI DI ROBERTO BARBOLINI IN CUI LA PAZZIA DEL MONDO DIVENTA CLOWNERIE

Introduzione di Cesare Garboli

Bibliotheka

In libreria dal 25 aprile

“Una strada che non c’è più diventa tutte le strade possibili”. Ed è così anche per l’antica via Vandelli, realizzata alla metà del Settecento per collegare Modena, capitale dell’omonimo ducato, a Massa e dunque all’unico sbocco al mare dello Stato estense. Questo ambiente montano ripido e impervio attraverso l’Appennino e le Alpi Apuane offre lo scenario e tre racconti sulfurei raccolti da Roberto Barbolini nel libro La strada fantasma.
Pubblicato originariamente negli anni ’90 da Garzanti, vincitore del Premio Dessì nel 1991, la raccolta era ormai divenuta introvabile. 

Come ha scritto il critico Cesare Garboli, Gadda e Delfini sono qui riuniti “in tre racconti sulfurei, in una topografia culturale che presuppone strade internazionali mentre è il più nostrano e famigliare dei crocevia: il luogo picaresco, zingaresco, padano (tra Modena e l’Appennino) dove la pazzia del mondo è la più innocua e sciagurata delle clowneries. Questo luogo è attraversato da una strada fantasma, ma non per questo metaforica. Una strada reale, appenninica, segnata su vecchie mappe. La metafora comincia dopo”. Barbolini è infatti un narratore che predilige il comico, il visionario e il fantastico.
Roberto Barbolini. Ha lavorato con Giovanni Arpino al Giornale di Indro Montanelli, è stato redattore e critico teatrale di Panorama, si è occupato di gialli e di poesia erotica e ha collaborato al QN-Quotidiano nazionale e a Tuttolibri. Con Bibliotheka ha pubblicato Il detective difettoso. Ritorno al futuro per il romanzo poliziesco (2024). 

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Il detective difettoso. Ritorno al futuro per il romanzo poliziesco

Roberto Bolaño “Tutti i racconti”, presentazione

I diciassette racconti inediti rinvenuti nel computer di Bolaño dopo la sua morte che hanno fatto nascere e prosperare la sua leggenda nera, oggi per la prima volta tradotti in italiano, insieme a tutti i suoi racconti pubblicati in vita.(da Adelphi Libro)

Traduzione di Barbara Bertoni, Ilide Carmignani

Tutti i racconti appena uscito per Adelphi ne raccoglie una cinquantina ( tutti meno uno, Playa, omesso per volere dell’agente e della vedova Bolaño poiché, raccontato da un eroinomane in prima persona, sarebbe stato possibile ritenerlo autobiografico; il racconto è comunque contenuto in un altro volume Adelphi, Tra parentesi. Saggi, articoli e discorsi (1998-2003), del 2009.
Le tre raccolte, Chiamate telefoniche,  Puttane assassine, Il gaucho insopportabile, già pubblicate in Italia, sono nel volume riproposte insieme al racconto giovanile Il contorno dell’occhio (Diario dell’ufficiale cinese Chen Huo Deng, 1980), con cui Bolaño vinse nel 1983 un premio letterario organizzato dal Comune di Valencia, ma la vera preziosità si lega alla raccolta inedita Il segreto del male, anch’essa postuma,  che apre il presente volume

Dall’Indice

R ACCONTI POSTUMI (IL SEGR ETO DEL M A LE)

CHI A M ATE TELEFONICHE

PUTTA NE ASSA SSINE

IL GAUCHO INSOPPORTA BILE

Francesco Randazzo “Tra qui e altrove. Racconti vincitori al Narrapoetando”, Fara Editore

Vincitore del premio Narrapoetando 2025

Fara Editore

Ironia, tensione, partecipazione all’avventura umana, anticipazione del futuro. Anche nei suoi aspetti più feroci o più inverosimili: “Ogni vita nasconde una catabasi, immaginata, sognata, temuta, desiderata, è forse un impulso segreto che può essere un’epifania, un richiamo sia alla maturità da raggiungere che al fremito irrequieto della volontà di compiere la propria impresa esistenziale.”
Racconti di solitudine estrema e, coraggiosamente, anche nell’abisso dell’Alzheimer: forse questo dissolversi nella realtà che conosciamo è uno sfumare verso un’altra, altrettanto reale, seppure sconosciuta.
Racconti anticipatori, come 2063, e per questo terribili. Racconti ironici come Prima i lombrichi.
Racconti di una predisposizione all’amore: “Vedo soltanto un mare d’argento, nitido e freddo. La barca del mio corpo vuoto scivola e va verso il suo orizzonte del nulla”. E poi la vecchiaia. E altro. Il tutto narrato con un linguaggio semplice e alto insieme, di una precisione scientifica, in grado di penetrare, coinvolgere e sconvolgere.

(Giovanna Passigato)

Se mai dovesse capitargli tra le mani questo libro di Randazzo, Elon Musk si agiterebbe nervoso sulla sedia a leggere il primo di questi racconti, succosi come arance mature, nel dover riconoscere agli abitanti di Marte, meta agognata dall’uomo più scioccamente ricco del mondo, una saggezza che poco ha a che vedere con le folli fantasie interplanetarie del magnate. E già questo, di far sobbalzare dalla sedia il suddetto, sarebbe un grande merito della raccolta. Ma naturalmente ne ha molti altri (racconti e meriti, intendiamo): quello di rappresentare con pudore e finezza di scrittura lo smarrimento e lo spaesamento della mente o l’invenzione del Vitalismo Roccioso, ad esempio, da consigliare agli strenui difensori del veganesimo più rigido. Il passo di questi racconti è quello leggero di un bambino che trascorre sopra i numeri nel gioco del quadrato magico: un salto, e si arriva al 2063, un altro e si finisce dentro una mente dilaniata dalla dimenticanza e tuttavia felice, un altro ancora e ci si ritrova in una specie di terra calviniana abitata da lombrichi pensanti. Questa raccolta sta in una terra di nessuno tra un fronte fantascientifico e l’altro attraversato da trincee borgesiane, a volte cruente altre beffardamente idilliche. Vi trionfa una scrittura metamorfica, che spesso ti spiazza ma poi ti riporta in quella terra, che è già la nostra, di esseri umani, postumani, quasi umani, non umani. Poi, all’improvviso, uno scatto, uno scarto: un ritratto sapiente e dolente di una città come Siracusa che sta in mezzo ai racconti di questa elegante raccolta come una brezza marina che scompagina il volume che tenete tra le mani. Bisognerà trovare una parola nuova per definire il genere a cui appartengono queste storie di Randazzo.(da Pippo Ruiz)
( da Fara Editore)

Francesco Randazzo, laureato in Regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma e in Filologia e Letterature Moderne all’Università “Guglielmo Marconi” di Roma, lavora in Italia e all’estero come regista e autore. Ha pubblicato testi teatrali, poesie (con Fara, Itaca deserta ruggine, 2020, E fu sera e fu mattina, 2024), racconti e quattro romanzi. Numerosi i premi di drammaturgia e letteratura nazionali e internazionali. Sue pièces sono state tradotte in spagnolo, ceco, francese e inglese. Con Graphofeel, negli ultimi anni, sono usciti: I duellanti di Algeri (2019), Il vero amore è una quiete accesa (2021) e Freme la vita. I sogni di Goffredo Mameli (2024).

dello stesso autore su tuttatoscanalibri

E fu sera e fu mattina

Freme la vita. I sogni di Goffredo Mameli