Jorge Luis Borges “L’Aleph” recensione di Salvina Pizzuoli

 

Essere immortale è cosa da poco: tranne l’uomo, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte […] (da L’immortale)

Alla raccolta di diciassette racconti dà il titolo l’ultimo, L’Aleph, la prima lettera dell’alfabeto ebraico, ma anche qualcosa di più, “il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”, tempo e relatività.

Pubblicati nel 1949, come lo stesso autore indica nell’Epilogo, vengono da lui definiti “fantastici” al di fuori di Emma Zunz e Storia del guerriero e della prigioniera.

Difficile etichettare dentro un genere narrativo l’opera letteraria, soprattutto quando si tratta di racconti, ma trovo interessante quanto lo stesso Borges abbia voluto dire dei propri in cui ravviso una capacità istrionica di scrittura perché se i generi vi albergano, sfuggono ai limiti in cui la definizione vorrebbe stringerli.

De La casa di Asterione, tra i miei preferiti oltre L’immortale che apre la raccolta e che l’autore definisce “il più lavorato” per l’effetto che l’immortalità farebbe agli umani, scrive di essere stato ispirato dalla tela di Watts, il Minotauro; vi compare il tema del labirinto che ricorrerà in molti altri scritti come in I Due re e i due labirinti, brevissimo ma denso. Di Deutsches Requiem l’intento è esplicito quando precisa che “durante l’ultima guerra, nessuno poteva desiderare più di me che la Germania fosse sconfitta; nessuno poteva sentire più di me la tragedia del destino della Germania; Deutsches Requiem vuole capire quel destino” […].

La caratteristica che cattura il lettore è sicuramente, nella varietà dei temi fondamentali e universali, il percorso che li unifica, come in un viaggio le cui disparate esperienze conducano ad un unico obiettivo di “crescita”. Una lettura non semplice ma di atmosfera, metafisica e di sogno, in cui si viene trascinati: il fascino del mondo antico e orientale, le riflessioni sulla vita sulla morte sul dolore, il mistero, sono alcune delle tematiche che trovano splendida cornice nella lingua di Borges “ricca, diversa, sapiente, che si serve di parole e quasi di segni convenzionali; di simboli, di metafore, anche solo d’immagini o aggettivi” come sottolinea Francesco Tentori Montalto nella postfazione.

Dello stesso autore “Finzioni”

Maria Attanasio “Lo splendore del niente e altre storie” recensione di Salvina Pizzuoli

Otto storie, otto donne, vissute tra la fine del Seicento e il Settecento. Storie d’archivio, prevalentemente l’archivio storico di Caltagirone, rese intense e nitide dalla vivacità narrativa con la quale l’autrice sa restituirle al lettore: chi legge le vede emergere dalle pagine, agire e muoversi nel loro mondo e nel loro tempo con una determinazione che ne cancella i limiti perché, siano esse contadine o dame, hanno saputo affermare la propria autonomia nel decidere del proprio destino.

Ricostruendo, tra immaginario storico e tracce documentali, il pensare e l’operare di Catarina, Francisca, Annarcangela, Ignazia, ma anche delle protagoniste degli altri racconti, la mia vita si è fusa con la loro in una sorta di transfert, di autobiografia traslata nel tempo dell’esclusione dal linguaggio che ha caratterizzato l’identità di genere; dove però è possibile ritrovare sorprendenti storie di coraggio e di resistenza alla discriminazione e all’ingiustizia. Cosi precisa l’autrice nella Nota introduttiva.

Sì, proprio questo colpisce nella narrazione, il riportare alla luce vite di cui si sarebbe perduta la traccia, con l’utilizzo di lingue e linguaggi che ne ripropongono perfettamente l’identità storica, con una partecipazione al raccontare che mescola sapientemente e l’amore per la ricerca, che ha permesso di ritrovarle, e la volontà di restituirle esemplarmente senza snaturarne la veridicità.

Conosciamo così la vicenda incredibile di Francisca, uomo-femmina, “masculu fora e fimmina intra” che saprà salvarsi con la semplicità delle proprie motivazioni e ragioni dal tribunale dell’Inquisizione. Ma anche di Catarina che si immolerà per amore o volontà incrollabili di libere scelte come quella di Ignazia o la storia di una badessa che si oppone ai desideri astrusi di un re che per salvare i suoi fagiani lasciava divorare i suoi sudditi dai topi, solo per indicarne qualcuna senza far torto a nessuna delle superbe figure di donna che la Attanasio ha saputo raffigurare. Racconti brevi ma con lo spessore del romanzo tanto è pregnante il loro contenuto che rimanda ad un’altra bella figura femminile tratteggiata mirabilmente nelle pagine de La ragazza di Marsiglia.

Dello stesso autore:

Maria Attanasio “La ragazza di Marsiglia”

Brevi note di Salvina Pizzuoli a “La ragazza di Marsiglia”

Madeleine Thien “Ricette semplici” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

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e anche su mangialibri

Dalla presentazione:

Padri e madri, figli e sorelle, mogli e mariti, rapporti che si rinsaldano e più spesso si disgregano, in sette ricette tratteggiate con delicatezza per descrivere gli invalicabili confini che ci separano da coloro che amiamo… continua a leggere

dello stesso autore:

“Non dite che non abbiamo niente”

 

Georges Simenon “Un delitto in Gabon” recensione di Maria Anna Patti CasaLettori

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Altri Microgrammi a questo link

Dalla Quarta di copertina:

Le opere di Georges Simenon (Liegi, 1903-Losanna, 1989) sono in corso di pubblicazione presso Adelphi sin dal 1985. Scritti a La Rochelle nel 1938, i cinque «racconti esotici» che riuniremo nel volume La linea del deserto apparvero in fascicoli settimanali nella collana «Police-Roman» tra il 1938 e il 1939, per essere poi raccolti, insieme a tre inchieste di Maigret, nel 1944 in Signé Picpus. Qui ne anticipiamo due: Un delitto in Gabon e La linea del deserto.

e anche:

G. Simenon “Le persiane verdi”

 

“I racconti delle tenebre” a cura di F. Genovesi recensione da Casalettori di Maria Anna Patti

“Nebbiose paludi britanniche, magioni abbandonate nello smisurato orizzonte americano, stradine buie dell’Oriente, scure foreste slave e castelli diroccati che dominano cimiteri celtici.
Ma anche un treno che sferraglia tra i monti dell’Appennino.
Perché l’orrore non ha nazionalità e non ha confini”.

 

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Alice Munro “Nemico, amico, amante…”, Einaudi Super ET, 2014

Alice Munro, nata nel 1931 a Wingham, in Canada, è autrice di numerose raccolte di racconti come in Nemico, amico, amante…, che ne comprende nove a partire da Nemico, amico, amante che apre la raccolta   e le dà il titolo. In Italia è stata tradotta a partire dagli anni ’90 e i suoi scritti sono stati pubblicati da Einaudi. La sua intera opera consta al momento di tredici raccolte di racconti e un romanzo Lives of Girl and Women, “‘La vita delle ragazze e delle donne’, pubblicato per la prima volta in Canada nel 1971. Nel 2013 ha ricevuto il  Nobel per la letteratura perché “maestra del racconto breve contemporaneo”.

Per saperne di più: Alice Munro su mangialibri

Dalla Quarta di copertina:

Nove racconti perfetti: la musica del quotidiano, il gioco smorzato dei sentimenti e delle allusioni. […] La scrittura della Munro è aperta, lussureggiante, fatta di accadimenti e particolari necessari. Il paesaggio canadese, la natura selvaggia del Nord Ovest partecipano alle emozioni dei personaggi, integrano la loro storia, determinano le loro decisioni.

I temi indagano i legami familiari, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la quotidianità, vicende apparentemente normali, di cui discopre i lati oscuri e denuda i moventi psicologici, dove il tempo dell’azione e le parole giocano un ruolo essenziale. Nelle sue storie non lineari possono emergere all’improvviso verità o memorie “nascoste” tra le pieghe narrative o nel tempo della memoria dei protagonisti, tanto che, come scrive Fabrizio Coscia in “Alice Munro, cara vita ti scrivo”, portando ad esempio il racconto “Ortiche”, l’azione del racconto “viene spostata avanti e indietro” ed ha “un duplice scopo: quello di dilatare e potenziare i limiti intrinseci del genere racconto, assomigliandolo quanto più possibile al romanzo. Le digressioni, e il loro rapporto cronologico con l’azione del romanzo, svolgono un ruolo di fondamentale importanza, in quanto manipolano il tempo, lo dilatano, e lo riflettono nell’interiorità dei personaggi”.

 

S.P.

Divier Nelli “Moon” recensione di Claudio Vecoli da Il Tirreno del 16 giugno

Esce “Moon”, raccolta di racconti di scrittori noti ed esordienti
«Un insieme di racconti gialli, amore e teorie complottiste»

Guarda che luna….
Nelli e l’antologia
degli undici racconti
a 50 anni dall’impresa

di CLAUDIO VECOLI

Da piccolo aveva due sogni nel cassetto. Uno – fare lo scrittore – si è trasformato ormai da molti anni in una felicissima realtà. L’altro – diventare un astronomo – si è avverato solo in parte. Perché stelle, pianeti e satelliti si limita ad osservarli di tanto in tanto con un telescopio amatoriale che utilizza nelle serate libere. Complice però il cinquantesimo anniversario del primo sbarco dell’uomo sulla Luna, i due sogni di bambino di si sono in qualche modo intrecciati. Merito di un progetto editoriale che lo scrittore viareggino – da anni trapiantato nel Chianti – ha concepito e portato avanti con costanza e determinazione. E che lunedì vedrà la luce in libreria sotto forma di un elegante volume edito da Lisciani. Il libro si intitola semplicemente Moon ed è una raccolta di racconti di vario genere (si va dal giallo alla fantascienza fino alla storia d’amore) che ha come filo conduttore i 50 anni dall’allunaggio. Di questa antologia Divier Nelli è il curatore. Ma, non volendo certo perdere il vizio della scrittura, è anche uno degli undici autori. Undici come il numero della missione Apollo che il 20 luglio 1969 portò Neil Armstrong e Edwin “Buzz” Aldrin a posare per primi sulla Luna i loro pesanti piedi infagottati in scomode tute spaziali. E, ciliegina sulla torta, il libro può vantare una prefazione dell’italiano che più di ogni altro ha legato il proprio nome a quell’impresa che tenne incollati alle tv di tutto il mondo milioni di spettatori: Tito Stagno.Allora Divier, partiamo dall’inizio. Quando è nata l’idea di Moon?«L’idea risale già a quattro anni fa. Sono sempre stato appassionato di astronomia e con il mio piccolo telescopio stavo osservando la luna. Ho pensato agli uomini che per primi ci avevano messo piede e mi sono reso conto che era già trascorso quasi mezzo secolo. In quel momento ho cominciato a pensare a qualche cosa che fosse legato ai cinquant’anni dall’allunaggio».Nulla a che vedere con un libro celebrativo, però…«Vero. A differenza dei tanti libri che sono in uscita in queste settimane che celebrano l’anniversario dello sbarco, io volevo dar vita a una raccolta di racconti che avessero come filo conduttore la concomitanza con l’impresa dell’Apollo 11. Un’opera di narrativa, insomma. E a quanto mi risulta è l’unica del genere che verrà pubblicata in questo periodo. I lettori vi troveranno all’interno racconti gialli, ma anche storie d’amore e teorie complottiste. Tutto frutto della fantasia degli autori. Anche se ho voluto che tutti fossero scientificamente e storicamente rigorosissimi».In questa avventura letteraria hai coinvolto hai coinvolto altri dieci scrittori. Come li hai reclutati?«Intanto volevo che fossimo proprio in undici in omaggio alla missione Apollo 11. Di questi cinque sono autori affermati e sei alla loro prima esperienza importante. Oltre a me, fanno parte della schiera degli scrittori già noti Leonardo Gori, Giulio Leoni, Mariano Sabatini e Giada Trebeschi. Poi ci sono altri sei autori – quasi tutti toscani – che hanno frequentato un corso di scrittura che ho tenuto a Viareggio: Monica Campolo, Stefano Fazzi, Fabiana Catani, Paolo Miniussi, Vittorio Simonelli e Manuela Bertuccelli. Infine abbiamo ricavato una appendice fotografica con alcuni degli scatti più significativi dell”Apollo 11».C’è poi la prefazione firmata da Tito Stagno, il giornalista che ha raccontato lo sbarco sulla luna a milioni di italiani…«E’ un po’ la chicca di questo libro. Grazie a Mariano Sabatini, che conosce Tito Stagno, gli abbiamo chiesto una testimonianza. E lui ha accettato senza indugi, regalandoci una piccola perla di cui siamo orgogliosissimi».Da lunedì Moon sarà in libreria. E da quel momento inizieranno le presentazioni in giro per l’Italia. Visto l’argomento di cui tratta, ce ne saranno anche di particolari?«Stiamo mettendo a punto il calendario. E stiamo pensando anche a qualche data-evento. Di sicuro, il 4 luglio, saremo a Palazzo Blu a Pisa dove è in corso una mostra sulle imprese spaziali e dove quel giorno si inaugurerà la rassegna “Luna 50” coordinata dall’Università di Pisa».E il 20 luglio, giorno dell’anniversario, dove sarete?«Non lo sappiamo ancora, ma di certo faremo qualcosa di speciale…». —