“Racconti di demoni russi” a cura di Andrea Tarabbia, presentazione

Racconti di demoni russi fa parte della collana “nuovi classici” del Saggiatore; il volume, a cura di Andrea Tarabbia, presenta al lettore racconti di autori noti e meno noti iniziando con il poema in versi Il demone di Lermontov, un’opera-matrice, come la definisce Tarabbia, proprio perché fu il primo ad introdurre nella letteratura russa “il problema religioso del male”, per concludersi in musica con “Storia del soldato” di Stravinskij.

Al suo interno il contenuto si articola in due parti: “demoni immaginari” legati a figure del folclore e “demoni reali”, spaziando così tra autori che danno una diversa declinazione di “demone”: secondo Puskin, Bulgakov, dai folletti di Gogol, attraverso i grandi della letteratura russa, fino a Cechov, dove si passa dall’essere posseduti dai demoni all’esserne ossessionati, tra la concretezza di Dostoevskij e il realismo di Cechov, fino a Platonov.

“Tra possessioni, sortilegi e forze impure, incubi, ossessioni, violenze e follie, la letteratura russa più di altre sembra aver subito il fascino fatale del maligno, e questa raccolta di Racconti di demoni russi ne è un’oscura testimonianza. Guida d’eccezione in questo viaggio mefistofelico, Andrea Tarabbia ha selezionato e curato i più importanti esempi letterari di questa fascinazione sinistra, da Gogol’ a Čechov a Bulgakov, apparecchiando un banchetto di prelibatezze macabre – tra cui alcune vere rarità – […] e racconto dopo racconto si compone, agli occhi del lettore, il ritratto al nero di un’intera cultura” (Da Il Saggiatore)

Il Sommario

I demoni russi. Un frammento
Andrea Tarabbia

Prologo in versi

Il demone
Michail Lermontov

Parte prima. Demoni immaginari

Scena dal Faust
Aleksandr Puškin

Il Vij
Nikolaj Gogol’

Il concerto dei demoni
Michail Zagoskin

La notte di Pasqua (Leggenda)
Michail Saltykov-Ščedrin

La regina dei baci
Fëdor Sologub

Il sacrificio
Aleksej Remizov

Cosa vidi al sabba
Valerij Brjusov

Il gran ballo di Satana
Michail Bulgakov

Parte seconda. Demoni reali

Il diavolo. Incubo di Ivan Fëdorovič
Fëdor Dostoevskij

Il fiore rosso
Vsevolod Garšin

Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk
Nikolaj Leskov

Il monaco nero
Anton Čechov

L’abisso
Leonid Andreev

Il diavolo
Marina Cvetaeva

Uno spavento
Aleksandr Kuprin

Un satana del pensiero
Andrej Platonov

Epilogo in musica

Storia del soldato
Opera in due parti con musiche di Igor’ Stravinskij e libretto di Charles-Ferdinand Ramuz

Flannery O’ Connor “Un brav’uomo è difficile da trovare” presentazione

Riproposto da Mimimum Fax, Un brav’uomo è difficile da trovare, dà il titolo ad una raccolta di dieci racconti che l’autrice pubblicò ancora in vita nel 1955, editati in Italia da Einaudi nel 1968 con il titolo La vita che salvi può essere la tua.

Oggi la rileggiamo nella traduzione di Gaja Cenciarelli, con una postfazione di Joyce Carol Oates. Flannery.

O’Connor è stata un’autrice del Sud dove nasce nel 1925 (a Savannah, Georgia, e successivamente a Milledgeville, dove si trasferisce e abiterà per tutta la vita), mondo violento e pieno di profonde contraddizioni, i cui protagonisti sono i tipici rappresentanti delle comunità rurali che si muovono in un paesaggio di campagne disabitate e di fattorie in rovina, dove il male opera per le strade e tra le pareti domestiche, che ha riproposto nei suoi scritti con tratti grotteschi e con un linguaggio raro, secco e incisivo come ebbe a scrivere, recensendo la raccolta di Einaudi tradotta da Ida Omboni, Carlo Antognini, critico letterario ed editore marchigiano.

Nel 1952 aveva pubblicato il suo primo romanzo, La saggezza nel sangue, cui seguirà la raccolta di racconti, A Good Man Is Hard to Find, Un brav’uomo è difficile da trovare, e un secondo romanzo, Il cielo è dei violenti, del 1960. Il lupus eritematoso, malattia del sistema immunitario che aveva ucciso il padre, si manifesterà nel 1950, a soli venticinque anni. Muore nel 1964 a soli trentanove anni.

da Minimum Fax Editore

“Uscito nel 1955 e composto da dieci racconti inarrivabili per forza espressiva e spietatezza dello sguardo, Un brav’uomo è difficile da trovare impose immediatamente Flannery O’Connor come l’esponente di punta di quello che sarebbe stato ribattezzato il «gotico sudista». […] O’Connor attinge al grottesco e a un umorismo a tratti feroce per costruire un microcosmo umano in miracolosa sospensione tra commedia e tragedia, amore e crudeltà, dannazione e salvezza”

“Le ferite” antologia di racconti a cura di Caterina Bonvicini

“Le ferite” raccoglie, a cura di Caterina Bonvicini, quattordici racconti di sette autori e altrettante autrici, in omaggio ai cinquant’anni di Medici Senza Frontiere, l’associazione che opera nel mondo per curare e guarire quanti ne sono afflitti nel corpo e nell’anima, lasciando sempre e comunque una dolorosa presenza: questo il tema, interpretato dagli autori dei quattordici racconti in base alle diverse facce del dolore che nasce da ferite, siano esse state procurate o subite, profonde piaghe che nessun tempo riuscirà a cauterizzare. Un’analisi intensa che proprio nel racconto, come componimento breve, trova la migliore incisività ed espressività.

L’antologia si apre con Jhumpa Lahiri che in “I bigliettini” affronta il tema del razzismo e quanto possa ferire e traumatizzare, fino al punto di sentirsi fragili e minacciati, un rifiuto scolpito nella parole “Non ci piaci” o “Non vogliamo che tu resti qui” per quanto anonimo e senza conseguenze. Troviamo la solitudine di chi fugge nelle intense pagine di Hamid Ziarati o l’incisiva raccolta di luoghi comuni di un mondo che si chiude a difesa e tutela di sé stesso escludendo, in “Non passa lo straniero” di Diego De Silva. La terribile sofferenza di due adolescenti e la voglia di dimenticare le violenze domestiche sostenendosi vicendevolmente che Antonella Lattanzi scandaglia con acutezza. Può un amore finito scatenare la voglia, in chi abbandonato, di punire chi abbandona fino ad escogitare un disservizio idraulico? Lo leggiamo esterrefatti nel racconto “Tubature” di Rossella Milone. E ancora tante ferite le cui facce e sfaccettature ci porteranno a riflettere su molti aspetti del nostro vivere quotidiano. Racconti da leggere e non da sintetizzare in queste brevi righe di presentazione.

Quattordici autori che riporto in ordine alfabetico e non in base alla sequenza dei racconti: Marco Balzano, Diego De Silva, Donatella Di Pietrantonio, Marcello Fois, Helena Janeczek, Jhumpa Lahiri, Antonella Lattanzi, Melania G. Mazzucco, Rossella Milone, Marco Missiroli, Evelina Santangelo, Domenico Starnone, Sandro Veronesi e Hamid Ziarati.

Dal Catalogo di Giulio Einaudi Editore

Quattordici grandi racconti per i cinquant’anni di Medici Senza Frontiere

Con l’acquisto di questo libro il lettore sosterrà la causa di MSF: tutti gli autori hanno ceduto gratuitamente i loro racconti, la curatrice Caterina Bonvicini ha rinunciato al suo compenso e l’editore devolverà l’utile del progetto.

Carlos Ruiz Zafón “La città di vapore” recensione di Salvina Pizzuoli

Undici racconti, in Italia tutti inediti, comparsi su varie riviste tra il 2002 e il 2020. I primi tre sono invece pubblicati per la prima volta in questa edizione postuma del 2020: Blanca e l’addio, Senza nome e Una signorina di Barcellona.

Zafón è maestro nel creare atmosfere in cui il lettore può entrare e perdersi nell’universo zafoniano con la consapevolezza di far parte di un mondo immaginario che sa conquistare e appagare navigando tra brume avvolgenti e spirali magiche di una Barcellona misteriosa.

Nel primo racconto, quello che apre la raccolta, il sottotitolo “(Dalle memorie mai accadute di un certo David Martín)” è già un invito esplicito ad entrare in un mondo fantastico dove il giovanissimo Martín, così povero e così diverso, incontra Blanca, una ricca coetanea, di cui s’innamora perdutamente e decide da adulto di raccontare storie perché a lei piacevano tanto quelle inventate da lui

Fosse stato per me , non mi sarei mai azzardato a scambiare una parola con lei. Il suo abbigliamento, il suo profumo e il suo atteggiamento patrizio di ragazzina ricca, blindata di seta e di tulle, non lasciavano alcun dubbio sul fatto che quella creatura non apparteneva al mio mondo, e ancora meno io al suo

un Martin che il lettore incontrerà ancora come narratore nella “Rosa di fuoco” a cui i detenuti del braccio chiedono un nuovo racconto per allontanare il tedio.

Tra gli undici racconti: un omaggio al grande Cervantes in cui ricompaiono il diabolico Andreas Corelli e lo stampatore di libri Antoni de Sampere; il viaggio a New York di Gaudì e quello dell’architetto che fugge da Costantinopoli con i suoi schizzi per la progettazione di una biblioteca segreta “una città di libri nascosta sotto le catacombe della cattedrale di Santa Sofia, dove i libri proibiti e i prodigi di pensiero potessero essere preservati per sempre”.

Una raccolta per conoscere lo scrittore spagnolo recentemente scomparso o per ritrovarvi vecchie e amate conoscenze dove il lessico immaginifico, i colori e gli accostamenti così come le aggettivazioni potenti e inconsuete contribuiscono a creare atmosfere d’incanto.

Da Mondadori Editore

[…[La città di vapore” è una vera e propria estensione dell’universo narrativo della saga di Zafon: pagine che raccontano la costruzione della mitica biblioteca, che svelano aspetti sconosciuti di alcuni dei suoi celebri personaggi […]. Scrittori maledetti, architetti visionari, edifici fantasmagorici e una Barcellona avvolta nel mistero popolano queste pagine.

e anche

Omaggio a Carlos Ruiz Zafón

Haruki Murakami “Prima persona singolare”, presentazione

Haruki Murakami “Prima persona singolare”

Otto racconti in prima persona singolare, come recita il titolo della raccolta e quello dell’ultimo, inedito, gli altri sono apparsi tra il 2018 e il 2020 su alcune riviste letterarie.

“Pare proprio che, con la raggiunta maturità anagrafica e artistica, Murakami Haruki abbia deciso di puntare il telescopio della sua arte verso l’interno, verso quella «prima persona singolare» che nelle opere precedenti restava nell’ombra. E per farlo ci regala otto racconti in cui dice «io», otto gemme che anche quando sconfinano nei mari del fantastico non rinunciano alla sincerità, al calore della confessione, all’emozione di un cuore per la prima volta messo a nudo” ( da Einaudi Editore)

Temi che percorrono ricordi di giovinezza, come in “Su un cuscino di pietra” in cui racconta di sé diciannovenne e di una donna di cui non rammenta né il nome né il viso o tra reale e immaginario come l’incontro con una scimmia parlate con cui il protagonista s’intratterrà a discorrere, come si fa con i vecchi amici, dell’amore.

E anche:

la recensione di Annachiara Sacchi su Il Corriere Cultura

e su mangialibri le recensioni alle opere dell’autore

Han Kang “Convalescenza” recensione di Salvina Pizzuoli

In un recente articolo comparso su La Repubblica (22 febbraio 2021), Pietro Citati invita a leggere gli scritti della Kang (La vegetariana, 2016, Atti umani, 2017 e Convalescenza, 2019, pubblicati da Adelphi), definendoli “libri molto belli. Ma Il frutto della mia donna, nucleo originario de La vegetariana, è un vero capolavoro che tutti dovrebbero leggere”; l’ invito è caldeggiato da una premessa che pone l’accento sul fatto che “talvolta – scrive – in Italia, abbiamo l’impressione che non esista più letteratura. Quale letteratura? Quale poesia? Tranne per qualche figura più in ombra, il vuoto sembra assoluto, se chiediamo alla letteratura la radicale intensità della sua rara presenza. Se vogliamo leggere, dobbiamo spostarci lontano verso l’Estremo Oriente”.

Convalescenza raccoglie due racconti, il primo che dà il titolo al dittico, il secondo “Il frutto della mia donna” è apparso per la prima volta nel 1997.

Sono due racconti brevi, entrambi scritti prima de La vegetariana vincitore del Man Booker Prize, che proprio per questo motivo concentrano le tematiche e focalizzano il travaglio che vivono le protagoniste provocato da legami affettivi, la prima un conflitto interiore causato dall’allontanamento dalla sorella, irrisolto e irrisolvibile essendo lei ormai definitivamente lontana

Non sai che ti girerai senza posa da una parte e dall’altra, lottando con quelle domande insistenti e brucianti: che cosa avresti dovuto fare quando decidesti di allontanarti da lei per sempre, quando non riuscisti a leggere quello che si celava dietro i suoi occhi inespressivi? Quale, quale altra strada avresti dovuto imboccare per non stupirti nel renderti conto che anche tu sei una persona spaventosamente fredda?

la seconda soffre un rapporto ormai spento con il marito che non partecipa al suo conflitto, manifestato prima nel desiderio di libertà e col passare degli anni nel bisogno di liberazione che raggiungerà dentro una metamorfosi.

Da che cosa cercavo di scappare, che cosa mi affliggeva al punto da farmi desiderare di fuggire all’altro capo del mondo? E che cosa mi tratteneva, impastoiandomi, paralizzandomi? Quali ceppi mi opprimevano, impedendo il salto che avrebbe rinnovato questo sangue malato?

Due racconti che si leggono bene, con una prosa semplice e lineare, con paralleli e paragoni in cui la natura è spesso presente. Interessante nel primo racconto l’uso di una voce narrante che interloquisce in seconda persona e anticipatore di quanto avviene e avverrà alla protagonista; nel secondo la situazione è costruita prevalentemente dal punto di vista dell’uomo, poco compenetrato nella trasmutazione corporea della sua compagna, mentre solo in un punto lei racconterà dubbi e timori di quanto le accade in una lunga lettera alla madre.

Mamma, continuo a fare lo stesso sogno. Sogno di diventare alta come un pioppo. Sfondo il soffitto della veranda e anche quello del piano di sopra, del quindicesimo piano, del sedicesimo, crescendo a vista d’occhio e trapassando il cemento armato finché non supero il tetto in cima a tutto. Fiori simili a larve bianche sbocciano dalle mie estremità più alte. La mia trachea, così tesa che sembra debba scoppiare, assorbe acqua limpida; il mio petto svetta fino in cielo e mi sforzo di protendere ogni ramo. È così che scappo da questo appartamento. Ogni notte, mamma, ogni notte lo stesso sogno.

Brevi note biografiche;

Han Kang è nata a Gwangju nella Corea del Sud nel 1970. Esordisce con una raccolta poetica nel 1993. Nel 2016 La vegetariana, premiato con il Man Booker International Prize. Nel 2017 vince il Premio Malaparte con Atti umani. Dal 2013 insegna scrittura creativa al Seoul Institute of the Arts.

*****

Di seguito segnalo:

su mangialibri le recensioni degli scritti della Kang tra i quali Convalescenza.

un dialogo su La vegetariana e, in fondo all’articolo, link ad altre recensioni al romanzo e un’intervista all’autrice

Ritorni: Cassola, Leavitt, Orwell

Carlo Cassola (1917-1987) torna in libreria per Minimum Fax che ripropone il saggio “Il gigante cieco” del 1976 con la postfazione di Matteo Nucci. Più conosciuto come romanziere che come saggista, si ricordano i molti racconti e romanzi ambientati in Maremma, tra i quali “La ragazza di Bube” trasposto poi nell’omonimo film di Comencini.

Negli ultimi anni si dedicò all’attività saggistica di impegno pacifista e antimilitarista, fondando la Lega per il disarmo unilaterale dell’Italia, di cui fu presidente dal 1979. “Il gigante cieco” sottolinea, come negli ultimi romanzi, una visione apocalittica per la sopravvivenza del pianeta: un “potere” poco sviluppato gestisce mezzi potenti, come l’energia nucleare, creati dall’”intelligenza”, pertanto solo un’alleanza, subordinando il primo alla seconda, potrà rappresentare l’unica salvezza contro un potere incapace di utilizzare correttamente quanto l’intelligenza sa creare e costruire.

“A rileggerlo adesso, questo breve trattato politico, storico e filosofico ci appare ancora esplosivo e spaventosamente attuale: solleva questioni di fondo, che non hanno avuto soluzione, e la posta in gioco è ormai la sopravvivenza della specie”(dal Catalogo Minimum Fax Editore)

David Leavitt (1961) con “Ballo di famiglia” del 1984, Leavitt poco più che ventenne esordisce nella narrativa americana con i nove racconti che costituiscono il volume. In questa nuova edizione, con la nuova traduzione di Fabio Cremonese, un testo inedito si aggiunge ai nove. I protagonisti dei racconti sono personaggi di alcune tipiche famiglie borghesi americane degli anni ’80 all’apparenza invidiabili: genitori, figli, amici, amanti con le loro verità nascoste, tanti tipi umani tratteggiati nella vita di ogni giorno; racconti a volte divertenti, altre teneri e commoventi. La casa editrice SEM, oltre a “Ballo di famiglia” ha in corso di pubblicazione tutte le opere dell’autore.

George Orwell (1903 – 1950 ) pseudonimo di Eric Arthur Blair .

“Sparando all’elefante ed altri scritti” , a cura di Stefano Guerriero, raccoglie sei brani, scelti dal curatore tra la vasta produzione orwelliana: riflessioni dell’autore su temi quali il nazionalismo e patriottismo, vocazione letteraria e propaganda, usi e abusi del linguaggio, lotta politica e ricerca della verità. Sei pezzi contro le ideologie imperversanti durante gli anni Trenta e Quaranta, ma dai quali si possono trarre riflessioni ancora di attualità.

Ai testi si aggiunge il racconto su un elefante e un rospo “che ci mettono paradossalmente in guardia dal pericolo di perdere la nostra umanità”.( da e/o Edizioni)

Sophie Dubois-Collet “La storia prende il treno” presentazione

In quarantatré racconti Sophie Dubois-Collet ne racconta la storia anche attraverso personaggi di prestigio, re, regine, politici, che sono stati viaggiatori su questo straordinario mezzo di locomozione che ha trasformato il paesaggio urbano e rurale insieme alla mentalità dei passeggeri rendendo il mondo più “piccolo” , accorciandone le distanze, rivoluzionando l’immaginario collettivo. Carrozze su cui è salita anche la Storia per gli incontri e le decisioni che vi sono state prese su carrozze eleganti con ogni genere di comfort, più spesso simili a salotti che non a vagoni ferroviari. Racconti di viaggi nelle zone più disparate del mondo, in India, in Sud Africa, ma anche negli Stati Uniti con il viaggio di Obama del 2009, da Philadelphia a Washington, ripercorrendo l’itinerario di Lincoln. Treni su cui è stata firmata la resa: sarà sempre sulla stessa carrozza che la Francia la imporrà ai Tedeschi dopo il primo conflitto mondiale e sempre nella medesima carrozza Hitler la imporrà ai Francesi. E personaggi che hanno occupato a lungo le pagine della storia: il primo viaggio della giovane regina Vittoria nel lontano 1842 che ne restò catturata, dalla velocità, dai pochi scossoni, senza il caldo e la polvere delle carrozze. Pagine che raccontano l’Orient Express che tanto aveva acceso le fantasie di scrittori che, come Agata Christie, vi ambienterà delitti e passioni. Ma anche epiche rapine di valori e pietre preziose che vi erano trasportate: il treno che non smette mai di affascinare, dai suoi primi sbuffi alle linee dell’alta velocità.

Da ADD Editore

«Quando la storia deraglia, spesso lo fa su un treno mitico…» 
Salite a bordo dei treni più belli del mondo con Sophie Dubois-Collet e rivivete con lei storie incredibili che vi faranno sorridere e commuovere, che vi faranno paura o infonderanno coraggio. Gli appassionati del treno lo sanno: i treni possono essere meravigliose macchine dei sogni…

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J.Andersson “Storia meravigliosa dei viaggi in treno”

Il treno marchingegno sconvolgente del diciannovesimo secolo di Salvina Pizzuoli

“Racconti spirituali” a cura di Armando Bonaiuto. Presentazione

Diciotto racconti di autori contemporanei e non, da Buzzati a Maupassant a Herman Hesse, ma anche Guareschi e Grossman, Borges, Natalia Ginzburg, fino a Olga Tokarczuk

Racconti, perché è nel racconto, nella narrazione breve, che si enucleano in poco spazio le tematiche trattate, che si colgono meglio, proprio perché è un concentrato, un narrato con proprie e specifiche caratteristiche, genere in cui molti grandi scrittori si sono cimentati, come evidenza la stessa raccolta, lasciando una traccia precisa nella storia letteraria. In questa, nello specifico, per il curatore non si è trattato di inserire solo racconti, ma racconti “spirituali”, in un’accezione del termine particolare, scelti cioè con l’intento di dare al lettore la possibilità di orientare la propria ricerca interiore, così come la loro lettura ha determinato in lui, tanto da concludere ciascuna sezione con un commento dove esplicita brevemente la tensione spirituale che a suo avviso emerge nelle pagine dei racconti prescelti.

[…]Cosí Maupassant ci mostra un prete dal cuore di pietra ammorbidito da una notte di luna, Hermann Hesse il sacrificio di un uomo mite che forse ha parlato con Dio, Giovannino Guareschi un professore trafitto dalla saggezza nascosta del suo peggiore studente. E mentre Olga Tokarczuk racconta come si possa continuare a prendersi cura anche di chi non c’è più, Vasilij Grossman ci narra l’epopea di un mulo capace d’amore in un mondo in guerra, fino a Natalia Ginzburg che intravede il divino «sotto una coperta sudicia, piena di cimici». Attraverso le loro parole, allora, riconosciamo come familiare quello che in noi non era ancora venuto alla luce, e percorriamo in punta di piedi il ponte tra ciò che si annida nel nostro cuore e ciò che, misteriosamente, lo trascende.( da Giulio Einaudi Editore)

Lo spirituale di Bonaiuto, scrive Massimo Recalcati in un recente articolo, scaturisce “dalla nostra immersione nel mondo finito” […]È proprio dalla cecità del mondo finito, come insegna il prezioso racconto di Raymond Carver titolato Cattedrale riportato nell’antologia, che può sorgere la stupefazione e la visione dell’infinito. È solo dall’amore carnale, erotico, passionale che unisce due giovani innamorati e non nei libri scolastici di teologia e nella morale del sacrificio, che l’assoluto annuncia la sua presenza nel mondo come accade nello splendido racconto di Maupassant titolato Chiaro di Luna. Racconto che potrebbe essere sfilato dagli altri come la chiave di accesso a tutta la raccolta. Il suo protagonista, […] scopre che la bellezza della notte – «poesia profusa dal cielo sulla terra» – è destinata all’amore umano e che senza amore l’intera creazione non ha senso alcuno. La visione gnostica dello spirituale religioso viene drasticamente ribaltata[…] (da Massimo Recalcati “Dio si annuncia dal basso dei cieli anche nell’abbraccio tra due corpi innamorati” articolo su tuttolibri La Stampa 19 dicembre 2020)

Franco Cardini “L’appetito dell’imperatore. Storie e sapori segreti della Storia” presentazione

Questo particolare volume scritto da Franco Cardini, Professore Emerito dell’Istituto italiano di Scienze umane, è un po’ narrativa, un po’ libro di cucina, con ricette sperimentate dall’autore stesso, e un po’ Storia, quella con la S maiuscola; sì perché come scrive in Invito alla lettura che apre la raccolta “Nessuna di queste “storie” è propriamente e totalmente fedele alla Storia: quasi tutte sono, in differente misura, un insieme di “vero storico” […] e di libera immaginazione, tuttavia attenta quantomeno al verosimile”, ma corredate in fondo a ciascuna da Note che ne evidenziano la base propriamente storica, aiutando il lettore più esigente a distinguere tra quest’ultima e l’invenzione; le Note inoltre sono corredate di indicazioni sulle fonti. Come anticipato si tratta infatti di un racconto originale, piacevole, pieno di curiosità proprio perché da storico le va “a scovare tra le pieghe della grande storia”. E non solo è corredato da Note, ma anche di tre Intermezzi semieruditi, sulle castagne, sul caffè e sui tartufi. I personaggi che accompagneranno il lettore in questa curiosa e simpatica carrellata storico-culinaria sono tra i più conosciuti, partendo da San Francesco, il Gran Khan, passando per Balzac e lo stesso imperatore Napoleone, il cui racconto dà poi il titolo a tutta la raccolta. Gran parte della nostra vita ruota attorno al cibo – scrive in Invito alla lettura – ne poetiamo, ne dipingiamo, lo traduciamo in suoni e in canti[…] ci ammaliamo per il cibo, guariamo grazie a lui o nonostante lui e, nonostante quanto documentato nelle pagine del suo testo, non si definisce affatto un gourmet, ma di essere guidato dalla pervicace natura di un contadino toscano che gli fa prediligere cibi semplici.

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Lawrence d’Arabia