Alcune delle ultime novità di NeP Edizioni

IL SEGRETO DELLA FELICITA’

Una vicenda misteriosa tra eterne tradizioni e piccoli gesti quotidiani


Una Calabria del 1976 fa da sfondo a una vicenda pura, la cui narrazione è scandita dalle tradizioni radicate di una famiglia unita del Sud Italia.
Cullata dal profumo del mare, dalla sabbia e dalla spensieratezza della gioventù, Stella cresce in una dimensione raccolta, caratterizzata dalla semplicità di piccoli momenti quotidiani, come le urla di divertimento per le strade, l’odore del pane appena sfornato e dei peperoni arrostiti, l’aroma del caffè fumante o il profumo del bucato steso ad asciugare.
Negli anni però, la protagonista percepisce che qualcosa sta cambiando. E non solo dentro di lei, ma anche in tutti coloro che le stanno accanto. Persino sua madre è sempre ansiosa per via di alcune strane lettere che riceve di tanto in tanto e pare che le stia nascondendo qualcosa.
Sarà un incontro inatteso a portare Stella a una scoperta che cambierà la sua vita per sempre.
Nella sua vivace freschezza e leggibilità, questo testo presenta al lettore diversi spunti interessanti.
La giovane autrice è al suo secondo romanzo, in cui le tradizioni della sua terra confluiscono in una vicenda misteriosa tutta da scoprire. Scene e personaggi ideati dalla fantasia grazie ai racconti dei parenti l’hanno condotta in una dimensione totalmente differente per interrogarsi su una società che forse sta perdendo i suoi valori più autentici.
“Il segreto della felicità” è un libro che si svela poco per volta, capace di far sorridere ma soprattutto riflettere profondamente. Un viaggio intimo tra passato e presente, che percorre la spontaneità dei piccoli gesti, delle abitudini tramandate, lo stare insieme, i giochi all’aperto, il mare e la genuinità dei tempi.
Un libro per tutti coloro che sono legati alle piccole realtà, alle usanze ancora integre e alla voglia di mantenerle intatte. Per chi ha voglia di ritornare un po’ bambino e chi crede ancora nella purezza dei comportamenti. Che sia proprio questo il segreto della felicità?

Agnese Pia Sulla è nata a Crotone nel 2008. Frequenta il liceo classico “Pitagora” e studia pianoforte presso il conservatorio “Tchaikovsky”. Per NeP edizioni ha già pubblicato nel 2022 il suo primo romanzo “Per non smettere mai di sognare”.

“LE STELLE NON MENTONO MAI”
Una raccolta di racconti di Maurizio Persiani

“Le stelle non mentono mai” è una piacevole raccolta di racconti di Maurizio Persiani, che rappresenta l’ultimo lavoro di una penna particolarmente prolifica.
L’autore, che in passato ci ha abituati alle avventure poliziesche del commissario Fosco Reggiani in una fortunata sequenza di romanzi gialli, continua a dimostrare versatilità in molteplici generi narrativi.
A dare il titolo della raccolta è l’ultimo dei racconti che la compongono, insieme a “La sfera di vetro”, “Un uomo, tre uomini”, “Storia di paese” e “Mini bar service. Oggetti trovati”.
Cinque racconti, cinque brevi storie di chi ha perso la libertà e s’inventa una dimensione in cui rifugiarsi. Cinque storie che, con una scorrevole narrazione, trascineranno il lettore in un mondo dove fantasia e realtà s’intrecciano in un felice, coinvolgente connubio.
Trame sorprendenti, i cui protagonisti possono cambiare personalità stravolti dalla paura o perdere ogni controllo fino al ridicolo, ingegnarsi per affermarsi nella propria arte, oppure vivere un’imprevedibile esperienza sentimentale, aperti al futuro dell’intelligenza artificiale.
Una scrittura, quella di Maurizio Persiani che rivela padronanza, abilità descrittiva e sapiente utilizzo della tecnica narrativa, capace di tessere imprimere efficacia ai dialoghi e delineare con minuzia i tratti psicologici dei personaggi.
Il libro verrà presentato ufficialmente in occasione della fiera nazionale della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, prevista al centro congressi “La Nuvola” di Roma dal 4 all’8 dicembre.

Maurizio Persiani è nato a Roma, dove vive e lavora. È giornalista professionista ed è il primo autore di NeP edizioni. Ha scritto diversi racconti, alcuni dei quali pubblicati nelle raccolte di novelle contemporanee: “Racconti di tenebra” (1987, Newton Compton Editori) e “Racconti d’incubo” (1988, Newton Compton Editori) a cura di Gabriele La Porta. Con Piero Bernacchi ha scritto il romanzo “La porta grigia” (Edizioni Era Incontro). La sua “Hoama, i segreti di Ostia” (2008) è la prima opera in assoluto edita da NeP edizioni. Segue un lungo e fortunato sodalizio, che vede la pubblicazione di numerosi altri titoli: “Maga” (2009), “Anime sparse” (2009), “Anime sparse due” (2010), “Il colpo del coniglio” (2010), “Es la historia de un amor…” (2011), “Il Greco” (2011), “O Curandeiro” (2012), “Me” (2013), “Le campane di Mücheln” (2013), “Ciao, chi sei?” (2014) “Amore, scendo alla prossima” (2015). Inoltre, “La Tessera mancante” (2016), “Il bandolo della matassa” (2017), “L’aroma del caffè” (2018), “Il Senso del Serpente” (2018), “Anche le masche amano il sole” (2019), “Il sole che non c’è” (2020), “La prova” (2021), “La Malia di Alice” (2021), “Il Geco” (2021) “Il caso NN” (2022) e “Una notte di Primavera” (2023).


DUE DONNE IN UNA”

Un romanzo sulla maternità e sull’affermazione individuale

“Due donne in una” di Anna Iollo è un’opera intensa e riflessiva che esplora l’odissea interiore di una donna moderna, tra il desiderio di maternità e la consapevolezza di sé, in un contesto segnato da conflitti culturali, sociali e familiari. Alla soglia dei quarant’anni, Teresa sceglie di intraprendere la strada della fecondazione assistita. La decisione la getta in un turbine di emozioni contrastanti: da un lato, il desiderio profondo di diventare madre; dall’altro, il peso delle aspettative che le gravano addosso.
Nel cuore della narrazione c’è una donna con la sue duplice identità: quella che desidera diventare madre, ma anche quella che non vuole perdere sé stessa nel processo, in tutta la sua forza e vulnerabilità. Sempre più labile appare il confine tra il desiderio e l’obbligo, tra la libertà di scelta e le imposizioni invisibili ma potenti che la società attuale esercita sulle donne. Il libro, scritto con uno stile intimo e profondo, indaga il confronto tra tradizione e modernità, la tensione tra modelli di vita opposti e l’ineludibile sensazione di ambiguità e di colpa che accompagna ogni passo in questa nuova fase della vita. Un’ambivalenza che tocca anche altri aspetti della vita, come l’amore, l’amicizia e la famiglia, che raccontano una fase dell’esistenza di una donna come tante in tutta la sua complessità. La fecondazione assistita diventa allora metafora di una ricerca interiore in un mondo che impone etichette, ruoli e giudizi, spesso difficili da sfidare. La scrittura di Anna Iollo, raffinata e, al contempo, cruda e diretta, mette in luce le sfumature più delicate di una donna che si trova, con coraggio, a fare i conti con la propria realtà. Il romanzo si fa portavoce di un tema profondamente attuale: la complessità della maternità moderna, dove la medicina, il corpo e la psiche si intrecciano in una ricerca incessante di equilibrio e realizzazione personale. “Due donne in una” è un libro che invita a riflettere sulla possibilità di essere più di una, sulla difficoltà di conciliare doveri e desideri, e sull’importanza di scegliere per sé, senza dimenticare chi si è davvero.

Anna Iollo è laureata in Giurisprudenza e Scienze Politiche. Ha lavorato a lungo nel settore delle Risorse Umane di diverse aziende di servizi e oggi occupa un ruolo di responsabilità in ambito di formazione, selezione e sviluppo all’interno del più grande gruppo del nostro Paese. Dal 2017 è ACC (Associate Corporate Coaching ICF International) e svolge attività di coaching professionale. Ha maturato diverse esperienze in campo universitario come docente a contratto in materie
come le relazioni industriali e la formazione. Si definisce una professionista delle Risorse Umane con la passione della lettura e della scrittura. È mamma di una bambina di 12 anni.

Filastrocche SalvaPianeta

Nove filastrocche nate durante le attività di educazione ambientale che l’autrice svolge nelle scuole da più di dieci anni, iniziata dopo un percorso di formazione al Centro di Educazione Ambientale del V Municipio di Roma. Ispirate da una metrica e una poetica rodariana, nonché dai racconti della “Melevisione” di Tognolini, queste piccole opere sono state scritte pensando a un approccio ludico e didattico. Dalla filastrocca dell’esploratore a quella d’oltremare, passando per la danza delle foglie e i colori della pace, si vuole trasmettere un messaggio ambientale attraverso la tenerezza e la sensibilità, sperando di piantare nei cuori di piccoli e grandi un seme di cura e rispetto per il nostro Pianeta. “Matitafore” è un neologismo che unisce il mezzo grafico, la matita, ad una modalità di espressione simbolica, la metafora. Il suo acrilico su carta, morbido e dai colori pastello, fa innamorare il lettore in ogni pagina. Per l’autrice “non esistono adulti, ma solo bambini cresciuti”. In effetti anche questo volumetto può rappresentare un modo per ritagliarsi uno spazio per restare ancorati all’infanzia e in ascolto di questo mondo che cambia e del nostro inopportuno impatto su di esso.

Samyra Musleh è una giornalista ambientale italo-giordana, nata a Roma nel 1987.Laureata in antropologia culturale, da oltre un decennio si occupa di educazione ambientale nelle scuole e di progetti per la valorizzazione territoriale destinati a università ed enti del turismo. Caporedattrice di “The Trip Magazine”, nel 2020 si unisce al team di “Adaptation”, un progetto fondato da Marco Merola, che racconta le buone pratiche adottate da cittadini e istituzioni per affrontare la crisi climatica.
È nel consiglio direttivo di “Nonna Roma”, un’associazione capitolina che si occupa di emergenza alimentare e marginalità sociale. Per lei non esistono adulti, ma solo bambini cresciuti.

L’ILLUSTRATRICE
Belen Gonzalez è nata nel 1994 a León, una piccola città della Spagna che – manco a farlo apposta – porta il nome di un animale.
Si è laureata in “Theatre and Performing Arts” alla scuola di Arte, Architettura e Disegno a Londra. Attualmente vive nella campagna portoghese, dove continua a rintracciare il suo percorso tra illustrazione, lavoro creativo con i bambini e creazione artistica.
I suoi dipinti sono ispirati principalmente alla natura, agli animali e agli albi illustrati per bambini, con lo scopo principale di poter trasmettere un messaggio ambientale e umano attraverso i disegni.

Marta Iside Riva “Glicine”

“Glicine” è il nuovo romanzo di Marta Iside Riva: una saga familiare tra amore, guerra e segreti inconfessabili

“Glicine” ci conduce in un viaggio attraverso epoche e generazioni, unendo passato e presente in una storia che esplora amore, sacrificio e resistenza. Con la collaborazione dell’editor e scrittrice Sara Rattaro, premio Bancarella e autrice Mondadori, “Glicine” conferma la maturità narrativa di Marta Iside Riva, offrendo ai lettori un’opera in cui storia e introspezione personale si intrecciano in un crescendo di suspense.

La trama
In seguito alla morte della nonna Virginia, Amelia eredita una misteriosa villa in Liguria, che cela un segreto del passato: un amore proibito nato durante la Seconda Guerra Mondiale. Il ritrovamento di un diario segreto costringe Amelia ad addentrarsi tra le pieghe più oscure della sua storia familiare, alla scoperta di verità inaspettate e profondamente personali. Man mano che esplora la villa e svela il passato di Virginia, Amelia si confronta con i propri demoni e la propria identità.

Due protagoniste, un filo invisibile tra passato e presente
Virginia e Amelia condividono una spiccata somiglianza sia fisica che caratteriale, sebbene Amelia possieda degli enigmatici ‘occhi lilla’, mentre gli occhi di Virginia sono azzurri e nel corso del romanzo, si svela il mistero che si cela dietro questa differenza. Virginia, giovane donna che si ribella ai pregiudizi e si lascia travolgere dalla realtà della guerra, diventa un simbolo di emancipazione e di lotta per i propri ideali, attraversando con coraggio una storia d’amore e di amicizia proibita. Amelia, intanto, cerca risposte che illuminino il suo cammino, intrecciando con la nonna un dialogo che sfida i confini del tempo e misteriosamente legata a un quadro a punto croce con l’enigmatica firma “Nava Virginia”.

Temi, stile e una caccia al tesoro narrativa
Attraverso un mosaico di indizi e colpi di scena, “Glicine” conduce il lettore in una caccia al tesoro emotiva e appassionante. Marta Iside Riva offre uno sguardo profondo sull’importanza della famiglia, sulla ricerca delle proprie radici e sul potere trasformativo della memoria. Per raccontare le vicende di Virginia, ha dovuto “cambiare penna”, alternando con maestria il punto di vista della nonna e quello della nipote, restituendo il contesto storico con una prosa evocativa e ben sviluppata.

Un romanzo che guarda al presente attraverso il passato
“Glicine” affronta temi universali e attuali, tra cui il coraggio di abbattere pregiudizi e la lotta per i diritti umani, sottolineando l’inviolabilità della dignità e libertà dell’essere umano. Nel ricordare l’articolo numero uno della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Marta Iside Riva connette la trasformazione di Virginia a un impegno sociale che trova eco nelle sfide della nostra epoca
(da Stefania Martha Martinelli responsabile Ufficio Stampa Timetrack Factory)

Sally Rooney “Intermezzo”, presentazione

Traduzione di Norman Gobetti

[…]Per i due fratelli in lutto, e per le persone da loro amate, si apre un interludio, un periodo di desiderio, disperazione e nuove prospettive – l’opportunità di scoprire quante cose un’unica vita possa contenere senza per questo andare in pezzi.
Nascono nuovi amori, esplodono vecchie ruggini, si creano inedite alleanze. E in questo interludio si intravede la vastità potenziale di ogni vita.(dal Catalogo Einaudi)

Due fratelli, Peter e Ivan Koubek: il primo  è un giovane e affermato avvocato di Dublino che vive due relazioni con donne molto diverse, Sylvia la ex compagna che ammalatasi lo ha allontanato proprio per questo motivo sebbene più volte lui l’abbia implorata del contrario, e Naomi, quest’ultima una studentessa universitaria. Ivan al contrario è quasi l’antitesi del fratello maggiore. Stanno attraversando il periodo del lutto per la morte recente del padre.
Ivan ha 23 anni e proprio nelle prime settimane dopo la morte del padre incontra e si innamora di una donna divorziata, più grande di lui, Margaret che ha attraversato un periodo turbolento della sua vita e vuole renderla felice.
Per i due fratelli e per le donne un periodo difficile ma anche con nuove prospettive. Se Peter non condivide la relazione tra Ivan e Margaret, Ivan non accetta il suo essere avvenente e tronfio, ma anche superficiale e con una lettura borghese della società e quindi incapace di aiutarlo, sebbene Peter voglia essere protettivo nei suoi confronti.
Due fratelli e le loro diverse scelte di vita, e il loro percorso in una fase difficile creata dal lutto che rischia di mettere ancora più in crisi il loro rapporto in base proprio alle diverse visioni del vivere.
Sally Rooney racconta un giovane del nostro tempo e lo rende autore della propria vita e traino per quella degli altri cercando di darle  un senso dopo una perdita, trovando nell’amore, con una valenza quasi catartica, e nella compassione, l’accettazione delle altre facce che fanno parte della vita, del vivere: senza vincitori né vinti, senza battaglie, senza etichette di giusto o sbagliato.

E anche le recensioni a

Persone normali

Dove sei mondo bello

Claudia Fofi “Uisciueriar “, Ex Cogita Editore

ExCogita

Può una canzone diventare un destino? E può quel destino essere cambiato da una canzone?

Uisciueriar
è la storia di Beatrice, che ha undici anni nel 1978, quando Anna, sua madre, si tinge i capelli di nero, si
infila un paio di occhiali da sole e si chiude in casa in preda a una forte depressione.

Attraverso avventure
stravaganti e pericolose, sogni di hippy di provincia, riti arcaici di guaritori contadini, in una Gubbio magica che protegge, nasconde e accoglie, Beatrice giunge a una consapevolezza dolorosa. La canzone dei
Pink Floyd fa da eco, onda e risacca, chiave di lettura, sintesi struggente della fine dell’infanzia.


Cantautrice pluripremiata, Claudia Fofi ha pubblicato alcuni album autoprodotti, libri di poesia e raccolte di prose brevi tratte da scritture sui social; porta in scena i suoi testi teatrali e di teatro-canzone, cura progetti di scrittura della canzone e di canto in ambito riabilitativo e formativo, tiene seminari di ricerca vocale, è organizzatrice culturale e direttrice artistica di un festival in Umbria dedicato alla voce. Vive tra Gubbio e Perugia e questo è il suo primo romanzo

Valérie Perrin “Tatà”, presentazione

traduzione di Lorenzo Bracci Testasecca.

Sulla scia di Cambiare l’acqua ai fiori e Tre, Valérie Perrin ci trascina in un intreccio di storie, personaggi e colpi di scena raccontati nel suo stile fatto di ironia, delicatezza e profondità.(da e/o edizioni)

Valérie Perrin ritorna in libreria con un nuovo romanzo “Tatà”, in italiano con l’accento, in francese senza, affettuoso diminuitivo di tante, ovvero zietta. È proprio la zia di Agnès, la voce narrante, la protagonista assente, perchè “rimorta”, un termine che non esiste perché manca di corrispettivo, come si legge nella sinossi dell’edizione francese “remorte. Ce mot n’existe nulle part. Remourir, ça n’existe pas”. La narrazione si apre proprio con questa notizia giunta per telefono alla nipote, Agnès appunto, dalla polizia, che le comunica il decesso, ma Agnès rimane incredula e convinta si tratti di un caso di omonimia, proprio perché la sua zia sarebbe appunto “rimorta” essendo deceduta ben tre anni prima.

A parte la trovata in apertura, il testo nell’edizione francese presenta una frase in aggiunta alla copertina Il n’y a pas des gens sans histoire, proprio perché il romanzo si riempie delle storie di molte persone, un pullulare di personaggi ciascuno con la propria vita où s’entrelacent destins et intrigues palpitantes, Valérie Perrin, extraordinaire conteuse de nos vies.

Ambientato nei luoghi dell’infanzia dell’autrice, dà voce a tutte le vite anche a quelle in apparenza senza storia o comunque insignificanti al punto da non essere raccontate: intrecci complessi e colpi di scena che svelano il vero senso e significato del vivere nella sua pacata e spesso poco appariscente meraviglia proprio con le sue manchevolezze e imperfezioni: nessuno quindi è senza storia. A partire da quella di Agnès, regista di trentotto anni, ha già attraversato vari dolori: suo padre Jean, pianista, è morto prematuramente dopo un concerto, seguito qualche anno dopo dalla morte della madre violinista, e   Pierre, attore di tutti i suoi film, nonché padre di sua figlia Ana e grande amore della sua vita, che l’ha piantata per un’altra, e zia Colette sorella di suo padre con la quale aveva sempre trascorso le vacanze a Gueugnon, cittadina di cui Valérie Perrin è originaria

Ma chi era davvero Colette? La zia: si svelerà attraverso le cassette registrate proprio da Colette che racconta la propria vita e che Agnès troverà nella casa in cui si era trasferita dopo la su prima morte: calzolaia in una bottega del paese, di pochissime parole, onesta, coraggiosa e forte anche nel dolore che aveva accompagnato la sua esistenza sin dall’infanzia tragica, con una donna accanto per tutta la sua vita, Blanche, incontrata da bambina.

della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Cambiare l’acqua ai fiori

Il quaderno dell’amore perduto

Tre

James Sturz “Underjungle”, presentazione

Traduzione di Iaria Oddenino

Una strana e intelligente forma di vita, costituita da una vera e propria civiltà composta di tribù simili tra loro e tra loro in perenne conflitto, vive nascosta in fondo al mare. Un giorno il cadavere di un essere misterioso giunge fino a loro, nelle profondità oceaniche, illuminato da una luce che si fa più̀ fredda a ogni metro. Mentre la notizia dell’improvvisa comparsa della creatura attraversa le correnti e le varie tribù accorrono per vederlo con i propri occhi, sorgono nuove spaventose domande, destinate a sconvolgere antichi equilibri e a mutare per sempre il rapporto degli abitanti dell’oceano con quanto finora hanno conosciuto, o creduto di conoscere.(da Atlantide Edizioni)

In questo romanzo dello scrittore e istruttore marino James Sturz il lettore si immerge, è proprio il caso di dirlo, in un’ambientazione nuova, sconosciuta, quella delle profondità oceaniche: un mondo buio, freddo dove i colori scompaiono più si scende in profondità, il rosso quasi subito insieme al giallo, resistono più a lungo le diverse sfumature del blu ma alla fine resta imperioso solo il nero.
In questo mondo altro vivono sette tribù sempre in guerra tra loro, ciascuna con il proprio dialetto e le proprie scelte culturali; una di queste, i Gjala, hanno rinvenuto qualcosa di insolito: un cadavere. Le notizie corrono lungo le varie correnti oceaniche e le altre tribù si riuniscono per vedere e indagare e le conseguenze non si faranno attendere.
l romanzo è stato definito da Laura Pugno (Il Venerdì La Repubblica 1novembre 2024)  “marino e filosofico, intensamente lirico” proprio perché è un racconto quasi interamente ambientato sui fondali, un romanzo di amore e guerra con le sue domande esistenziali sugli scopi dell’esperienza umana, che racconta la vita attraverso la storia di una civiltà marina.

James Sturz scrittore e maestro di immersione statunitense, è cresciuto a New York, facendo snorkeling nella vasca da bagno. Si è occupato del mondo sottomarino per «The Atlantic», «The Wall Street Journal», «The New York Times» e «The New York Times Magazine», «Outside» e «Men’s Journal».

Francesca Cheyenne Roveda “Avevamo i capelli lunghi”, Mursia Editore

Postfazione di Alessandra Moro

Mursia

«Gli anni vissuti respirando l’aria di un’aula le avevano forgiate e allenate a essere quello che sarebbero diventate. Nella compartecipazione di gioie e sofferenze si era creato un legame indissolubile, della cui forza non erano consapevoli, mentre lo vivevano.»

Irene ha raggiunto quell’età in cui si percepisce vecchia senza essere diventata adulta. Nel bilancio della sua vita sente di aver combinato poco o nulla: confinata in uno sperduto borgo della campagna veneta, vive ossessionata dall’ordine e dalla pulizia. Un’inaspettata rimpatriata di classe, però, diventa l’occasione per ritrovarsi con le amiche perse di vista dai tempi del liceo: Beatrice, con una famiglia all’apparenza perfetta, e Rebecca, ex promessa del mondo dello spettacolo e ora alle prese con una brutta malattia. Il destino che le ha fatte incontrare di nuovo, a distanza di decenni, sembra avere in serbo per loro un finale che, forse, può ridare speranza a chi guarda ormai la vita con amara disillusione.

Dalla Postfazione:

«Avevamo capelli lunghi significa ≪come eravamo≫ e ≪quando eravamo≫: le tre protagoniste, amiche da ragazze, si ritrovano ormai donne, in quell’età dei cinquanta, avanzata per ripetere follie (ed errori) di gioventù, ma non troppo per non poter essere ancora spalancata su sogni e progetti. C’è molto di autobiografico: l’autrice ha vissuto direttamente o indirettamente ogni pagina e questo ne fa un’opera sincera e autentica. Scrivere è servito a Francesca per trovare uno strumento di rigenerazione, dopo una profonda esperienza personale che l’ha portata a un passo da rendere questo libro non più che appunti postumi; dunque, come un’araba fenice, ora lo ha concluso, ripercorrendo anni e fatti che non sono poi così lontani nel tempo ma assai nello spirito. Eppure siamo qua, a riguardarci, a confrontarci e a guardare avanti. Migliori? Peggiori? Diversi, sicuramente più consapevoli di noi stessi

Dichiara l’Autrice:

«Ho scritto questo libro di getto, in due/tre mesi al massimo. È stato in parte un atto catartico: c’è molto di autobiografico, ma in una veste romanzata. Volevo che vi si riconoscessero quante più persone possibile e nessuna in particolare, me compresa, grazie al meraviglioso artificio della finzione»

Francesca Roveda (Verona, 1971), detta Cheyenne dai tempi in cui lavorava a Match Music come vee jay, si è laureata in Storia del teatro e dello spettacolo presso la Facoltà di Lettere di Padova. È stata una conduttrice televisiva ed è attualmente speaker radiofonica di RTL 102.5. Ha pubblicato Generazione MMStoria di una gioiosa anarchia televisiva (2014), scritto con Michele Michelazzo, e ha collaborato, con Massimo Fini e Eduardo Fiorillo, alla stesura di Massimo Fini è Cyrano (2005).

Carmelo Sardo “Le notti senza memoria”, recensione di Adriana Sardo

È un romanzo elaborato, che travolge il lettore in un vortice di passione, gelosia, tormenti,
rimpianti, pubblicato da Bibliotheca Edizioni nel mese di ottobre 2024.

La sinossi
Nell’ultimo segmento della sua vita tormentata, Carlo ripercorre l’amore folle per Nora, donna fascinosa conosciuta in un bar quando lei aveva vent’anni e lui trentadue. Di notte, nel sogno, vive
la sua imponente passione, mentre nella vita reale con lei le cose sono molto diverse. Sarà un incidente stradale a liberarlo dai fantasmi del passato e a fargli scoprire una verità sconvolgente.

L’illustre autore, con questa elaborata opera, conduce i lettori in un viaggio rapinoso ed imprevedibile, tra sogni, paure, gelosia, ricordi, rimpianti, reali o presunti.
Narra, magistralmente, l’amore passionale del protagonista Carlo per la giovane Nora, affascinante donna, conosciuta in un bar, che diviene per lui un’esperienza annichilante, capace di mettere sottosopra tutte le sue certezze.
Carlo, con la sua fragilità, emotiva e psicologica, è travolto da un amore senza tempo, un amore che sembra sfuggire dalle sue mani, che continua a bruciare dentro di lui, che lo fa sognare e allo stesso tempo lo fa soffrire per le sue scelte fatte o non fatte.
La sua ardente passione e i fantasmi del passato “divorano” il suo animo, facendogli provare una varietà di forti sensazioni, fino ad indurlo a sprofondare nella totale disperazione.
Sarà un incidente stradale a costringerlo, inaspettatamente, a riscrivere la sua vita.
Ogni pagina di questo romanzo è emotivamente coinvolgente, contiene: intrecci narrativi che catturano l’attenzione e suscitano la curiosità, una realistica e complessa descrizione dei personaggi, scene dettagliate che creano immagini vivide nella mente del lettore, trasportandolo direttamente nella storia.
Il percorso tormentato del protagonista ci invita, in particolare, a riflettere sulla “bufera” che si scatena nell’animo umano, per effetto della potenza struggente dell’amore ma anche sulla condizione ineludibile dell’esistenza che pone l’uomo di fronte alla necessità di scegliere, di dare forma alla sua vita, accettando, però, le sfide e le responsabilità che ne derivano.

Adriana Sardo solamente omonima dell’autore

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Carmelo Sardo “L’arte della salvezza. Storia favolosa di Marck Art”, recensione di Adriana Sardo

Carmelo Sardo “Dove non batte il sole”, recensione di Adriana Sardo

Carmelo Sardo “Le notti senza memoria” Bibliotheka Edizioni

Hans Tuzzi “Colui che è nell’ombra”, recensione di Salvina Pizzuoli

Bollati Boringhieri

Ah, sì, ora posso ben dirlo: vi è qualcosa di nostalgicamente incantevole in una società che svanisce, almeno quanto disgusta una società che decade.

Si apre con Costanzo Il Sidi e si chiude con Costanzo il Duende, in mezzo ai quali la storia trascorre con Cesare e con Curzio: passaggi generazionali, chi li racconta?

Il lettore dovrà attendere: la voce narrante si svela lentamente, il lettore ne fa la conoscenza attraverso il raccontato che ha come protagonisti i citati rampolli della casata degli Avogadro, friulana,  a partire dal 1937 ad oggi e ambientata nella loro antica dimora, una solida villa secentesca arredata come molte altre case nobiliari.

La voce narrante comincia a disvelarsi

“Il capitano conte Costanzo Avogadro mi aveva promosso di fatto a suo… servo? No. Ma nemmeno attendente. Suo famulo, ecco. Io avevo diciotto anni, e lui ventinove”.
“In qualità di intendente, mio padre abitava un piccolo appartamento in una delle barchesse. Io ero frutto tardivo del suo matrimonio. Tardivo e infausto, oltreché inatteso. Dopo aver partorito otto anni prima mio fratello, e avere avuto due anni dopo l’aborto spontaneo di una piccina che venne comunque battezzata: Lia, mia madre era morta dandomi in luce al mondo. Mio padre aveva quarantasette anni, quando lei morì, e credo non mi abbia mai perdonato del tutto. Ma era uomo sobrio, di poche parole, e affidò la mia infanzia alla cuoca e alla governante”.
E più avanti
“Mio padre si avviava ormai alla vecchiaia, io mi ero iscritto a Legge e lui lavorava ai fianchi il conte affinché gli subentrassi nelle cure della villa e delle pertinenti proprietà”
Fino al giuramento
“E allora, siamo in guerra. Tempo settimane, mesi forse, ma saremo in guerra. Chi può sapere cosa riserva il futuro? Voglio fare con te un patto analogo, e voglio altresì che tu giuri, sui sacramenti, di restare per sempre vicino alla mia famiglia. Capisci? Per sempre! Giura!”

È col patto siglato con il sangue che compare per la prima volta il nome e il cognome di colui che di fatto non è solo voce narrante ma attraverso gli occhi del quale prende vita nel tempo, si disvela l’esistenza di chi lavorava e viveva in una cornice quasi estranea al mondo reale e dove il rumore di quel mondo arrivava attraverso gli avvenimenti e i fatti che occorrevano ai membri della Famiglia: un mondo schermato, quasi uno specchio in cui quello “fuori” entrava solo a tratti per specchiarvisi con le sue conseguenze, fauste o infauste, con i mutamenti e le riflessioni che se ne determinavano e che la voce narrante sa sottolineare.
Una narrazione lenta, piacevole, come possono esserlo solo i ricordi che sanno indugiare sui particolari, quelli indelebili, nostalgici, rammaricati, in questo memoir la cui conclusione, inattesa, è in effetti imprescindibile, conseguente a un gioco, un gioco delle parti, dove solo il fuoco scioglierà l’incantesimo

vi è qualcosa di nostalgicamente incantevole in una società che svanisce, almeno quanto disgusta una società che decade”.

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Intervista ad Hans Tuzzi (21 ottobre 2024)

Tutto Tuzzi

Giorgio Montefoschi “Un’indicibile tenerezza”, presentazione

Con la precisione e il realismo lirico a cui ci ha abituato, Giorgio Montefoschi riesce a raccontare rapporti, sentimenti e spaccati di vita quotidiana attraverso sussurri, non detti, incontri fugaci che costellano il lento ma inesorabile scorrere del tempo. Un’indicibile tenerezza è l’ennesimo gioiello di un autore in grado di catturare il lettore e trasportarlo dentro le sue atmosfere e le sue storie.(da La nave di Teseo)

Protagonista un sessantaseienne scrittore, Pietro, il suo amico coetaneo ed editore, Mario, una donna giovane, Paola, una editor mandata da Mario perché possa convincere Pietro a pubblicare il suo ultimo romanzo mentre lui, restio, recalcitra nella convinzione che tutto quello che ha scritto “non è ancora riuscito ad andare oltre”. E poi c’è Roma con le sue strade, le sue luci, i suoi parchi, una mappa circoscritta, precisa Paolo Di Paolo nella sua intervista (Il Venerdì La Repubblica 27 settembre 2024) all’autore chiedendone anche il perché, e la risposta è davvero interessante quanto filosoficamente poetica “Il punto non è che i luoghi siano conosciuti, il punto è nominarli. Kundera nomina le strade di Praga. E Prust non fa che evocare toponimi. Nominandoli, secondo la filosofia ebraica, prendono esistenza”.

E poi arriva l’amore, improvviso e imprevisto, per Paola protagonista anche nel rimescolare tutti i rapporti in gioco tra Pietro, Sabina, la sua compagna,  e Mario. Sullo sfondo Roma, tra panorami, quotidianità, e soprattutto con il suo fascino, solo suo e sempre accattivante, tra  malinconia e desiderio.

Giorgio Montefoschi è nato a Roma. Tra le sue numerose opere ricordiamo La casa del padre (1994, Premio Strega), Il segreto dell’estrema felicità (2001), La sposa (2003), Lo sguardo del cacciatore (2003), L’idea di perderti (2006), Le due ragazze con gli occhi verdi (2009), Eva (2011), La fragile bellezza del giorno (2014), Il volto nascosto (1991, 2015) e Il corpo (2017). Ha pubblicato con La nave di Teseo Desiderio (2020) e Dell’anima non mi importa (2022) e le nuove edizioni di Ginevra (1974, 2019) e Il Museo Africano (1976, 2019), L’amore borghese (1978, 2020), La felicità coniugale (1982, 2021) e La terza donna (1982, 2021).