Voland le novità di marzo 2025

“Voglio la mia geografia e la mia storia. Voglio i miei sogni. Non voglio sognare soldati.
Voglio la libertà di volere.”

Sari Bashi Maqluba Amore capovolto

dal 7 marzo in libreria collana Amazzoni

traduzione di Olga Dalia Padoa

Febbraio 2010. Sari è un’avvocata israelo-americana che si occupa di diritti umani. Osama è un professore universitario originario di Gaza, vive a Ramallah e non è libero di muoversi a causa delle leggi
dell’occupazione israeliana. Sari e Osama si innamorano. Le circostanze esterne rendono la loro frequentazione un’impresa, gli spostamenti, la possibilità di condurre una vita insieme. Eppure ci provano, poi demordono, poi tentano ancora. Come la maqluba, piatto arabo che viene rovesciato a fine cottura, per non soccombere alla realtà Sari e Osama devono capovolgere continuamente la prospettiva, perché i loro sentimenti non sono indenni al clima tempestoso che li circonda. Una storia d’amore a due voci travolgente e autobiografica che sfida la tragica attualità del conflitto israelo-palestinese e il crescente abisso che separa due popoli.

L’autrice Avvocata, scrittrice ed esperta di diritto umanitario internazionale, in particolare del conflitto israelo-palestinese, SARI BASHI è anche un’atleta e detiene il record israeliano femminile di ultramaratona
da 216 km. Maqluba. Amore capovolto, suo primo romanzo, ha vinto nel 2021 il premio del Ministero israeliano della Cultura come miglior esordio.

***

“La nostra unica pretesa era fallire perché il fallimento in un mondo di persone tristi e pacate era segnale di allegria e insubordinazione”

David Trueba Il mio ’69

dal 28 marzo in libreria collana Intrecci

traduzione di Marco Ottaiano

Tre scritti che raccontano la formazione affettiva e professionale di David Trueba e forniscono una suggestiva mappa di orientamentoall’interno della sua scrittura. Il mio ’69, ancora inedito in Spagna, e Guadagnarsi da vivere si intrecciano e rievocano la vita dell’autore a cominciare dai nove mesi della “sua” gestazione nell’anno dello sbarco sulla Luna e dello scioglimento dei Beatles. C’è poi la sua infanzia nella famiglia numerosa, l’ingresso tardivo a scuola, le prime letture, l’influenza dei sette fratelli maggiori, i primi passi nel mondo del cinema, la resistenza del padre ad accettare la sua vocazione artistica, la scelta di trasformare le proprie passioni in una professione. L’ultimo testo, La tirannia senza tiranni, più teorico dei precedenti, si interroga sulla nostra società moderna, pericolosamente individualista e sempre più estranea all’interesse collettivo.

L’autore Regista, sceneggiatore, scrittore e giornalista, DAVID TRUEBA è nato a Madrid nel 1969. Ha esordito in narrativa nel 1995 con Aperto tutta la notte, a cui hanno fatto seguito Quattro amici (1999), Saper perdere (2008), con il quale ha vinto il Premio de la Crítica in Spagna, Blitz (2015), La canzone del ritorno (2017) e Cari bambini (2021). Con il film La vita è facile ad occhi chiusi nel 2014 si è aggiudicato sei premi Goya. Ad aprile del 2024 ha debuttato anche a teatro con la sua prima pièce dal titolo Los guapos. I suoi libri sono tradotti in più di dieci lingue.

Christos Tsiolkas “Barracuda”, presentazione

Traduzione di Elio Turellato

Playground Editore

Danny Kelly è un quattordicenne di Melbourne. La madre è una parrucchiera di origini greche e il padre un camionista di origini scozzesi. Vivono in un quartiere povero e multietnico della città, ma Danny ha un talento: è un nuotatore veloce e resistente. Notato da Frank Torma, un allenatore esperto, riceve una borsa di studio sportiva per un liceo privato, riservato a pochi, dove può allenarsi con lo stesso Torma.
Quanto legato all’esperienza migratoria e alle differenze di classe lo mettono nella condizione di confrontarsi e di vivere il proprio talento in una funzione di rivalsa personale e sociale. Tuttavia, dopo i primi successi sportivi, Danny conosce un’ imprevista sconfitta modificando radicalmente le sue aspettattive di vita che prenderà una piega nuova e pericolosa fino ad una liberatoria accettazione di sé.
Nel corso della narrazione, che copre 16 anni,   il protagonista è conosciuto anche come Danny , Dan , Dino e Barracuda proprio perché spietatissimo nel perseguire in gara l’unico obiettivo di battere tutti, una forma di rivalsa verso quel mondo cui non appartiene, ma anche contro il mondo stesso e anche contro se stesso, così vulnerabile e indifeso e nello stesso tempo così combattuto tra spavalderia e titubanza, accresciuta quest’ultima anche dall’acquisita consapevolezza di essere gay.
Una narrazione non lineare caratterizza il raccontato non cronologico in cui il lettore si muove su diversi momenti di vita del protagonista.

Brevi note biografiche

Christos Tsiolkas è nato e cresciuto a Melbourne, si è laureato presso l’Università di Melbourne nel 1987. Nel 2009 scrive il suo quarto romanzo, il primo ad essere pubblicato in Italia,  Lo schiaffo vincitore del Commonwealth Writers Prize come miglior romanzo per l’area del sudest asiatico e del sud Pacifico. Da Lo schiaffo è stata tratta una serie TV in otto episodi.

Antonella Salottolo “Il giorno zero. Disavventure e riscatti”, presentazione

Edity

Due giovani giornalisti con un passato travagliato alle spalle partono per un lungo viaggio che li porterà dalla Toscana alla Sicilia, passando per Roma, Napoli, nel cuore dell’Abruzzo e sulle coste calabresi.
Incontreranno vecchi amici, che li aiuteranno a ricostruire le loro vite, e nuove persone con storie interessanti a cui daranno una mano. Visiteranno luoghi incantevoli, mangeranno piatti prelibati, sentiranno storie intriganti, leggeranno fiabe e risolveranno misteri.(da Edity)

Il giorno zero – disavventure e riscatti accompagnerà il lettore in luoghi inediti dello Stivale scoprendo piatti dal sapore unico e curiosità insospettabili, tenendolo con il fiato sospeso e facendogli scorgere la magia che è celata in ogni cosa.
Un mix di generi che spazia dalle storie ai racconti di viaggio, di sofferenza e di rinascita. Ogni capitolo è dedicato a un alimento o un piatto. La gastronomia è, infatti, presente in tutto il romanzo, insieme alla magia, alla natura, a citazioni e a curiosità turistiche e artistiche dei luoghi visitati.
In treno alla volta di Roma i protagonisti conosceranno diversi personaggi interessanti, fra cui Lara, una ragazza che scrive e disegna con maestria: decidono di aiutarla e saranno coinvolti nei tentativi della giovane di far guarire la sorellina Alice che, per un blocco dovuto alla tragica scomparsa dei loro genitori, non parla più. Per la piccola Alice inventeranno escamotage e storie come Il mostro mangia parole. Proseguiranno poi il loro viaggio andando a Napoli, alla scoperta dell’Abruzzo, della Calabria delle Eolie, a Salina per incontrare e stare vicini a Clara, una donna con problemi psichiatrici che appartiene al loro passato. Qui si troveranno ad affrontare un mistero che aveva messo in pericolo la sua vita.
Truffe, omicidi e inganni saranno svelati, grazie all’aiuto di nuovi amici nell’isola

Brevi note biografiche

Antonella Salottolo, napoletana innamorata della sua città, insegna Storia e Filosofia e Lettere nelle scuole. Specializzata in marketing e web, marketing per aziende, oggi si occupa, però, principalmente dei suoi due bambini.
Amante del mare, dei viaggi, della buona tavola e della cultura orientale, in particolare del reiki, adora scrivere.
Il giorno zero – Disavventure e riscatti, che ha ricevuto il premio Paesi in Lettere – Zungoli, Premio Nazionale – L’inedito sulle tracce del De Sanctis – XVI edizione, non è il suo primo romanzo, nel 2018 ha pubblicato, Il fuoco, il vento e l’immaginazione,nel 2023 Evanthia e altre storie e ha in cantiere altri progetti.

della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Evanthia e altre storie

Silvia Nirigua “Tre di notte”, Fernandel

Una coppia che credeva di conoscersi e una giovane tormentata dal passato. Tre individui sull’orlo di un precipizio emotivo, pronti a saltare o a fuggire.

Fernandel

In una tranquilla villa del nord-est italiano, una coppia apparentemente solida si prepara ad accogliere una misteriosa ragazza conosciuta online. Quello che doveva essere un incontro trasgressivo si trasforma in un viaggio nell’abisso delle loro anime. Tre vite si intrecciano in una notte carica di tensione, dove i segreti emergono come fantasmi nella penombra. Mentre il vino scorre e le maschere cadono, ciascuno si trova faccia a faccia con i propri demoni.
Con una prosa tagliente e uno sguardo implacabile, Silvia Nirigua disseziona le relazioni umane, mettendo a nudo le fragilità e le bugie che ci raccontiamo. 


“Tre di notte” è un thriller psicologico che vi farà domandare: quanto conosciamo davvero chi ci sta accanto? 
Un romanzo che esplora i temi dell’identità, del desiderio e della redenzione con un ritmo implacabile.

«A un tratto ti immagini come sarebbe sfilarsi via di dosso la pelle, con tutti i tatuaggi, i piercing, le rughe d’espressione affioranti ai lati degli occhi. Uscire dal costume di scena che indossi in questa vita che non ha saputo rispettare nemmeno una delle sue promesse…»

Silvia Nirigua vive a Bologna ed è scrittrice e sceneggiatrice. Ha pubblicato trema, fanciulla, trema (Zoe, 2003), Un quarto di me (Meridiano Zero, 2006, da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale), La metà di tutto (Sartorio, 2008) e il racconto due minuti nella raccolta di Giovani cosmetici (Sartorio, 2008).

Giuseppe Aragno “Il romanzo della resurrezione”, presentazione

La Valle del Tempo Editore

Dall’intreccio tra vicende personali ed eventi storici, nasce un romanzo che racconta un tempo della nostra storia e la società che l’ha vissuto. Un inno alla vita e alla storia, che della vita è parte essenziale perché, scrive l’autore, «chi non ha storia può essere ingannato e dominato molto più facilmente di chi conserva e difende la memoria di ciò che è stato».

Giuseppe Aragno, scrittore e storico del movimento operaio e dell’antifascismo, offre ai lettori il suo primo romanzo.

Il romanzo della resurrezione, ha un filo conduttore: la memoria. Un patrimonio di ricordi che non è più proprietà personale di chi l’ha vissuto, ma parte di una rappresentazione collettiva che supera i confini temporali della vita del protagonista.
Nell’ultimo giorno della sua vita, infatti, Giuseppe Greco, nipote di Giovanni, un socialista ucciso dai fascisti, strappa ad Atropo, signora della morte una sorta di patto non scritto, ripercorre la storia sua e dei suoi familiari, inserendola nella vicenda collettiva dell’Italia in cui ha vissuto e porta a termine il suo progetto: scrivere il romanzo della resurrezione, un riscatto dalla sofferenza, a partire soprattutto da quella inflitta alla sua famiglia dalla repressione fascista. Pagina dopo pagina, attraverso le vicende personali di tre generazioni, il racconto riporta così in vita anni cruciali della nostra storia del Novecento, dal tradimento e dall’ascesa dell’amico del nonno, il socialista Mussolini, alla guerra, alla resistenza, alla repubblica, al terrorismo e agli anni di piombo”.(da Anna Di Fresco “Dallo scaffale al web”)

La sinossi dal Risvolto

“Quando la Storia più atroce diventa teatro di microcosmi, assume un volto ancora più dolente. Nel lessico famigliare di Giuseppe Aragno si ritrova la lotta antifascista, declinata dal dopoguerra ad oggi, all’alba di una Napoli che faticosamente si rialza dalle sofferenze della dittatura[…]Nell’epopea napoletana di Aragno sono molti di più i vinti che i vincitori, e il desiderio di verità, contro ogni ingiustizia, non si spegne mai” (dalla recensione di Ilaria Urbani, Napoli Libri La Repubblica 3 febbraio 2025)

Brevi note biografiche

Giuseppe Aragno, napoletano, nato nell’ormai lontano 1946 è scrittore e storico del movimento operaio e dell’antifascismo. È stato per anni redattore della rivista on line Fuoriregistro, ha collaborato a lungo con “il Manifesto”, scrive per l’edizione napoletana di “Repubblica” e insegna presso la Fondazione Humaniter. Nel 1996 ha vinto il Premio Laterza con il saggio Un giacimento in fondo allo stivale. Ha curato gli Scritti di Storia e Politica di Gaetano Arfè, in occasione degli 80 anni del grande storico e ha scritto tra l’altro Antifascismo popolare. I volti e le storie (2009),Antifascismo e Potere, Storia di Storie (2012) e Le Quattro Giornate di Napoli. Storie di antifascisti (2017). Ha pubblicato inoltre il libro di poesie E però scrive (2003) e la raccolta di racconti Parole d’uomini e sassi (2021). È  coautore del lavorio teatrale Radio Libertà, andato in scena a Barcellona, e autore dell’atto unico Due vite, che sarà rappresentato nel prossimo autunno.

Lavinia Monti “Ma l’incertezza è più bella”, Giacovelli Editore

Giacovelli Editore

Una storia di trasformazione che invita a riflettere sul coraggio del cambiamento, sull’importanza delle relazioni e sul potere di seguire il proprio istinto. È il ritratto di una generazione sospesa tra ambizioni globali e legami profondi, il racconto di vicende lavorative e personali che si condizionano e si intrecciano in una narrazione dallo stile ironico, brillante e ben ritmato.
Un futuro (che sembrava) ben studiato e programmato può variare ed evolversi ogni giorno, grazie alle tante opportunità che la vita pone davanti.
Si trova di fronte a nuovi bivi Ludovica, la protagonista di “Ma l’incertezza è più bella”, secondo romanzo di Lavinia Monti che torna a raccontare la “generazione Erasmus” ora alle prese con la continua rivoluzione del proprio percorso lavorativo oltre che sentimentale.

Ludovica è una ventiseienne romana, approdata a Bruxelles alla Commissione Europea tra entusiasmo e incertezze. Uno stage che la coinvolge sempre di più, amicizie variopinte e traslochi frenetici rendono la sua vita dinamica e stimolante. Ma il pensiero torna costantemente a Roma, dove l’aspettano un fidanzato sfuggente e un dottorato vinto quasi per caso, che sembra la chiave per dare solidità alla loro relazione. Il rientro alla base, tuttavia, non è l’atterraggio morbido che sperava: una professoressa tirannica, una vecchia fiamma che riemerge, il senso di inadeguatezza nel ritrovarsi sotto il tetto dei genitori fanno a gara nell’alimentare dubbi e rimpianti per aver lasciato anzitempo la capitale della UE.
Da Bruxelles a Roma, fino alla magnetica New York, Ludovica diventa il ritratto di una generazione sospesa tra ambizioni globali e legami profondi. Nei corridoi della Commissione Europea, tra i rituali del Ministero degli Esteri e i negoziati dell’ONU, il romanzo esplora con passione e disincanto il fascino dell’incertezza e il coraggio di affrontare risposte che si trasformano in nuove domande.
Ricco di dialoghi brillanti e di accurate descrizioni di ambienti internazionali, accademici e istituzionali, il romanzo intreccia speranze e inquietudini sul futuro in cui è facile rispecchiarsi. Con raffinata ironia, celebra la bellezza di una vita in continua evoluzione, tra scelte, errori e, soprattutto, momenti di crescita personale. Uno spirito di adattamento insito nell’essere umano e particolarmente spiccato nel personaggio ben costruito e raccontato da Lavinia Monti, alla ricerca del suo posto nel mondo con tutti i suoi sogni, tutte le sue paure e le sue ambizioni.

Brevi note biografiche

Lavinia Monti, romana, coltiva da sempre un legame profondo con l’Europa. Un Erasmus in Francia, un Master al Collège d’Europe, uno stage all’ONU, un tirocinio alla Commissione Europea e un dottorato in diritti umani hanno contribuito a forgiare sin da giovanissima la visione internazionale che oggi anima il suo lavoro e la sua scrittura. Il suo percorso professionale è iniziato con attività di insegnamento e di ricerca, per proseguire al Ministero degli Esteri come funzionaria della cooperazione allo sviluppo. Nel 2010, dopo aver superato il corso-concorso per dirigenti dello Stato della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, è entrata al Ministero dell’Economia e delle finanze, dove ha svolto numerosi incarichi dirigenziali, accomunati dalla dimensione europea, internazionale e di policy making. Dal febbraio 2025 si è spostata al Ministero per l’Università e la ricerca, dove dirige l’Ufficio per la internazionalizzazione della formazione superiore. Dopo alcune pubblicazioni di carattere saggistico, ha esordito nel 2022 nella narrativa con “La Ragazza con l’Europa in tasca” (ed. Bookabook).

Voland: novità in libreria dal 14 febbraio

Portofino è la miniatura di un sogno. Un luogo soltanto mentale. Un set messo su da un regista che non dice mai ‘Stop!’.”

Valerio Aiolli Portofino blues

dal 14 febbraioin libreria 

Lunedì 8 gennaio 2001, verso le sette di sera, nel giardino di Villa Altachiara a Portofino, scompariva la contessa Francesca Vacca Agusta, per anni protagonista del jet set italiano e internazionale. Prendeva il via quella sera un’indagine che avrebbe riempito le cronache di giornali e tv per settimane, mesi e anni, senza soluzione né requie neppure quando, una ventina di giorni più tardi, il cadavere venne ritrovato in mare, a pochi metri da una baia in Costa Azzurra. Come e perché cadde dalla rupe la contessa? Chi c’era con lei quella sera? Qualcuno la spinse o si trattò di una fatalità? Ricostruendo come in un puzzle questa vicenda intricata e mai chiarita fino in fondo di amori e disamori, di droghe ed eredità milionarie, di yacht da sogno e flussi di denaro da incubo, che spazia dalla Liguria alla Lombardia, dalla Svizzera alla Tunisia, da Miami ad Acapulco, Valerio Aiolli scrive un romanzo  inquietante come un noir e prova ad afferrare una risposta che sfugge, alternando il punto di vista dei principali personaggi coinvolti, le dichiarazioni rilasciate e gli articoli che hanno coperto la vicenda. In un serrato dentro e fuori da Villa Altachiara, rivive dunque non solo Francesca Vacca Agusta ma anche la storia industriale, politica e di costume del nostro paese.
L’autore VALERIO AIOLLI vive a Firenze dove è nato nel 1961. Ha scritto, tra gli altri, Io e mio fratello (Edizioni e/o 1999, vincitore del Premio Fiesole e candidato al Premio Strega), Fuori tempo (Rizzoli 2004),Il carteggio Bellosguardo (Italo Svevo Edizioni 2017), Radio Magia (minimum fax 2023), A Firenze con Vasco Pratolini (Giulio Perrone Editore 2023). Per Voland ha pubblicato i romanzi Lo stesso vento (2016) e Nero ananas (2019, candidato al Premio Strega).

“Siamo a Kyoto e camminiamo. Non abbiamo bisogno d’altro.”

Amélie Nothomb L’impossibile ritorno 


dal 18 febbraioin libreria 

Amélie Nothomb torna nel paese amato, il Giappone, il luogo della sua infanzia e della disastrosa vergogna come impiegata (vedi Stupore e tremori). Questa volta è in compagnia dell’amica fotografa Pep Beni e durante i dieci giorni di viaggio sperimenta il kensho (una sorta di estasi contemplativa), abbandona lo champagne per i whisky giapponesi, si immerge con una nuova prospettiva nei luoghi della gioventù. E se alcune parole giapponesi sono ormai sbiadite nella memoria, le sensazioni che i suoni, gli odori e la luce le provocano si riaffacciano come se non avesse mai lasciato il Giappone. Questa avventura “à la Thelma & Louise” diventa così un’occasione non solo per elaborare il lutto del padre ma anche per capire la sé stessa di oggi.

L’autrice AMÉLIE NOTHOMB nata a Kobe (Giappone) nel 1967 ha esordito nel 1992 con Igiene dell’assassino e da allora pubblica un libro l’anno scalando ogni volta le classifiche di vendita. Innumerevoli gli adattamenti cinematografici e teatrali ispirati dai suoi romanzi e i premi letterari vinti, tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori, il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo, e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore. Con Sete è arrivata seconda al Prix Goncourt 2019, con Primo sangue si è aggiudicata il Prix Renaudot 2021 e il Premio Strega Europeo 2022, e con Psicopompo ha ricevuto il Premio Europeo Rapallo BperBanca 2024 per “la migliore scrittrice europea”. Per l’insieme della sua opera le è stato assegnato il Premio Hemingway per la Letteratura 2023.

Andrea Bajani “L’anniversario”, presentazione

L’anniversario è prima di tutto un romanzo di liberazione, che scardina e smaschera il totalitarismo della famiglia. Ci ferisce con la sua onestà, ci disarma con il suo candore, ci mette a nudo con la sua verità. È lo schiaffo ricevuto appena nati: grazie a quel dolore respiriamo.
(da Feltrinelli Editore)

“Tornerai a trovarci?” mi ha chiesto avanzando verso di me mentre io mi sfilavo da casa.[…] Di fronte a quella domanda, avevo quarantun anni. Ciò significa che erano ventun anni che compivo quel gesto di andarli a trovare con una cadenza che non potrebbe non apparire di routine. Non c’era quindi alcuna ragione per mettere in forse il fatto che, dopo quel giorno, si sarebbe ripetuto ancora e ancora e per sempre. Per di più io ero un figlio e loro le persone che mi avevano dato la vita, il che era condizione sufficiente per non nutrire alcun dubbio.[…] Eppure mia madre la fece, e fu per istinto. Dopo tanti anni passati a sottrarsi, a non esistere né per sé né per i figli, a pulire, servire, obbedire al marito in casa e nel letto, a eseguire il poco o niente che mio padre si aspettava o pretendeva da lei, finì con un gesto da madre. Sentì ciò che dentro suo figlio era già successo senza che lui lo sapesse.
Dieci anni fa, quel giorno, ho visto i miei genitori per l’ultima volta. Da allora ho cambiato numero di telefono, casa, continente, ho tirato su un muro inespugnabile, ho messo un oceano di mezzo. Sono stati i dieci anni migliori della mia vita”.

Pochi stralci dal primo capitolo servono proprio per introdurre quella decisione, dopo ben quarantuno anni, di chiudere con la propria famiglia, di cui è spia il titolo, L’anniversario, perché  è il decennale di quella decisione decisiva, di non sottomettersi più, di non accettare ogni predominio della volontà paterna anche nelle più piccole e insignificanti scelte familiari. Una decisione che il protagonista di fatto non affronta, ma svicola, di fatto si sottrae alla discussione e al contrasto diretto come fa al contrario la sorella maggiore.
Figura centrale del’indagine dell’io protagonista è la madre, come già lo era stata ne Il libro delle case, sebbene in misura minore. Una madre che solo in fondo si mostra diversa perché fino a quel momento è stata come assente, forse volutamente incapace di porre o di porsi come freno e schermo a quanto il padre, come tale, imponeva a lei e a tutti i membri della famiglia e soprattutto a quel figlio maschio che ha vissuto per quarantuno anni, sebbene lontano da casa, quella sudditanza come una vera prigionia.

Andrea Bajani è nato a Roma nel 1975. È autore, fra gli altri, dei romanzi Cordiali saluti (Einaudi 2005), Se consideri le colpe (Einaudi 2007, Feltrinelli UE 2021; premi Super Mondello, Brancati, Recanati e Lo Straniero), Ogni promessa (Einaudi 2010, Feltrinelli UE 2021; premio Bagutta), Mi riconosci (2013), La gentile clientela (2013) e Il libro delle case (2021, finalista al premio Strega e al premio Campiello). È inoltre autore dei volumi di poesie Promemoria (Einaudi 2017), Dimora naturale (Einaudi 2020) e L’amore viene prima (Feltrinelli, 2022). I suoi libri sono tradotti in 17 Paesi. È writer in residence presso la Rice University di Houston, in Texas.(da Feltrinelli Autori)

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La cinquina dello Strega

I vincitori del premio Viareggio Repaci

Fabrizio Guarducci “Il richiamo del sentimento”, Lorenzo de’ Medici Press

Elvira, una studiosa, inizia una complessa ricerca sul movimento religioso dei Catari e sull’attualità del loro messaggio spirituale con l’intento di scrivere un nuovo libro sull’argomento.

La verità nascosta nel cuore dei Catari: un viaggio avventuroso alla scoperta del passato

Lorenzo de’ Medici Press

Il suo percorso procede attraverso la ricerca di importanti testi antichissimi, partendo dalle pagine del trattato gnostico Kephalaia. Tra i molti codici antichi, un raro e dimenticato vangelo gnostico – la Pistis Sophia – in cui Gesù spiega agli apostoli cosa accade all’uomo dopo la morte e che cosa c’è nell’aldilà. 
Elvira decide, quindi, che la prossima inevitabile tappa doveva essere la Francia dove avrebbe trovano archivi imprescindibili per la sua ricerca e studiosi in grado di aiutarla. Aveva infatti sentito parlare di documenti inediti, testimonianze nascoste nei polverosi archivi delle biblioteche e nei manoscritti dimenticati di vecchie abbazie. Ma soprattutto, c’era il misterioso Vangelo di Giovanni l’apostolo, un testo che, se esisteva davvero, poteva gettare nuova luce sulla spiritualità dei Catari. 
Il viaggio di Elvira diventa, al tempo stesso, anche un viaggio dentro se stessa. E sarà un incontro inatteso a trasportarla verso un modo completamente diverso di considerare il sentimento, l’animo umano e la ricerca del vero significato della vita. La sua indagine si trasforma in qualcosa di più profondo e personale, rendendo il suo libro non solo una semplice opera accademica, ma un punto di arrivo per una nuova scoperta del sentimento e della spiritualità.
Elvira si rende conto che la vera ricerca non è solo nei testi antichi, ma anche nel dialogo con se stessa e con il mondo che la circonda.

«Il treno scivolava veloce lungo i binari, e quel movimento regolare le infondeva una calma inattesa. Elvira non aveva fretta. Sapeva che il viaggio sarebbe stato lungo, e questo non la disturbava. Al contrario, la piaceva quel tempo sospeso tra partenza e arrivo, un tempo che le permetteva di ripensare con ordine a tutto ciò che era accaduto nelle ultime settimane. L’incontro con il giovane era stato l’inizio di qualcosa. Non una rottura drammatica con il passato, ma una sorta di disvelamento interiore, come se un velo si fosse sollevato e ciò che giaceva confuso nella sua mente avesse finalmente trovato chiarezza. Non c’era più ansia di arrivare a una risposta definitiva, né bisogno di afferrare qualcosa con forza. C’era solo la quieta consapevolezza che tutto sarebbe venuto da sé, al momento giusto

Fabrizio Guarducci si è formato nella concezione sociale e umana di Giorgio La Pira. Dopo aver vissuto il movimento Underground alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e aver conosciuto Guy Debord in Francia, ha aderito convintamente al Situazionismo. Ha fondato il Dipartimento di Antropologia culturale dell’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze. Ha insegnato Mistica, Estetica e Tanatologia, dedicandosi interamente alla ricerca dei linguaggi come strumenti per migliorare l’interiorità dell’individuo e per trasformare in positivo la realtà che ci circonda. È, inoltre, autore cinematografico: Paradigma italiano (premiato al PhilaFilm, 1993), Two days (2003) e Il mio viaggio in Italia (vincitore del Golden Eagle, 2005). Come autore, produttore e regista ha realizzato i film Mare di grano (2018), Una sconosciuta (2021), Anemos (2022) e La partita delle emozioni (2025). Ha pubblicato i saggi La parola ritrovata (2013), Theoria. Il divino oltre il dogma (2020) e i romanzi Il quinto volto (2016), La parola perduta (2019), La sconosciuta (2020), Duetto (2021), Amor (2022), Il villaggio dei cani che cantano (2022), La partita delle emozioni (2023) ed Eclissi (2023, selezione Premio Strega 2024).

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Fabrizio Guarducci “Eclissi”

Oliviero Arzuffi “Le cose ultime”, Gammarò (Oltre Edizioni)

“Cosa accade oltre la soglia della morte? ‘Le Cose Ultime’ è un romanzo che intreccia la storia personale dell’autore con grandi eventi storici, come la Riforma protestante e l’Olocausto, per interrogarsi sul significato dell’esistenza e sulla possibilità di un aldilà coniugando rigore storico e slancio poetico.”

Introduzione di Roberto Muratore

Gammarò (Oltre Edizioni)

“Le Cose Ultime” è una grande allegoria sull’esistenza umana, espressa sotto forma di romanzo, ma che, nella struttura narrativa, travalica questo stesso genere letterario per farsi visione e profezia.
Il testo parte dalla rievocazione di una vicenda surreale vissuta dall’autore e che fa da filo conduttore a tutta l’opera attraverso l’io narrante: l’improvviso ricovero di Arzuffi in terapia intensiva all’ospedale di Bergamo a causa di una diagnosi, rivelatasi poi sbagliata. Consapevole di essere di fronte ad una morte imminente, l’autore riflette sul significato della sua vita, comparandola con il possibile senso della storia umana, riletta però alla luce di due eventi paradigmatici che hanno caratterizzato la storia dell’occidente: la riforma protestante nella sua versione anglicana e la tragedia dell’Olocausto

La prima delle due “storie nella storia”, ricostruisce, in chiave letteraria, lo stato dell’Inghilterra sotto Enrico VIII con la lacerazione dell’Europa a causa della riforma, iconicamente riassunta dalla vita e dalla morte di Tommaso Moro, che, con il suo lungimirante scritto intitolato “Utopia”, chiude in qualche modo l’evo antico per aprirsi alle novità dell’era moderna. La seconda storia è una fedele trascrizione della passione di Roberto Camerani, sopravvissuto miracolosamente al campo di sterminio di Mauthausen, dove il “male assoluto” è raccontato sia attraverso le sofferenze delle vittime, disumanizzate prima, poi avviate alle camere a gas e vaporizzate infine nei forni crematori, sia mediante la presentazione, senza falsificazioni storiche, dell’ideologia nazista, con le conseguenti atrocità degli aguzzini nei lager, da loro esaltate come auspicabile progetto universale di annientamento di tutto ciò che chiamiamo civiltà. 

La scoperta dell’errore diagnostico suggerisce all’autore l’idea di prefigurarsi un Oltre il confine della morte, capace di dare senso alle cocenti contraddizioni della storia e di fornire motivi di speranza alle attese umane di liberazione definitiva dal male del mondo e di riconciliazione universale. 
Un’aspirazione ad una vita ultraterrena fatta di pace perenne, oggetto ultimamente anche di rigorosa indagine a motivo delle numerose e misteriose esperienze di premorte dichiarate e certificate scientificamente. Quest’ultima parte del romanzo che fa da chiusura all’intera opera, proprio perché fortemente visionaria, è espressa mediante l’uso della poesia che, con la sua capacità di sintesi e di immaginifica evocazione, meglio si presta a rivelare le “cose ultime”, ovvero quelle che stanno più a cuore all’intelletto e sollecitano maggiormente il desiderio umano. 
Il libro, significativamente intitolato “Le cose ultime”, precedentemente più volte pubblicato con il titolo di “Escaton”, e premiato nel 1998 a Stresa per la sua singolarità sia contenutistica che stilistica, poggia su una complessa architettura narrativa che consente più strati di lettura e molteplici interpretazioni, ed è reso scorrevole da un linguaggio incisivo e conciso.

Oliviero Arzuffi è nato e vive in provincia di Bergamo. Ex docente di letteratura italiana, storia e pedagogia speciale, è consulente editoriale presso importanti realtà istituzionali ed editoriali. È autore di libri riguardanti tematiche sociali e storiche quali: Emarginazione A-Z, Piemme, 1991; Don Carlo Gnocchi, Dio è tutto qui, Mondadori, 2005; Poesia della vita , ed. San Paolo, Milano, 2006; Caro Papa Francesco. Lettera di un divorziato , Oltre Edizioni, 2013; Orval , Bolis Edizioni, 2017. È autore anche delle seguenti opere letterarie: Armaghèdon (trilogia drammatica) Milano,1992; Escaton (Premio speciale della giuria allo Stresa del 1998) Ancora, Milano,1998; Aninu, Oltre Edizioni, 2012, La salvezza del papiro, Gammarò, 2024.