Fabio Geda “La scomparsa delle farfalle”, presentazione

Tra conflitti e occasioni di meraviglia, tra realtà quotidiana e rivelazioni, quattro ragazzi intrecciano le loro vite con tutta l’energia della giovinezza. Un ritratto commovente di quella stagione dell’anima che più d’ogni altra si imprime in ciascuno di noi e sceglie il nostro destino.(dal Catalogo Einaudi)

Non nuovo a storie di formazione, Geda racconta quattro vite accompagnandole dalla prima superiore,  nel 1995, fino al 2002.

Quattro giovani, Andrea e Valerio, Anna e Cora, si incontrano per la prima volta tra i banchi di scuola e faranno gruppo il cui nome nascerà una notte entrando in un vivaio di farfalle, da cui poi il titolo. Se ripercorrere il tempo è la base portante del raccontato, sicuramente è il presente con la sua situazione drammatica a farlo scaturire quando Andrea, quello dei quattro che ha preferito isolarsi in montagna, viene travolto da un fiume di fango rischiando la vita: resterà aggrappato non solo ai rami bassi degli alberi ma soprattutto a quei ricordi che hanno scandito la crescita sua e degli amici con cui l’ha condivisa nell’evoluzione di caratteri e di vicende che ne segnano in modo particolare alcuni, tra amori prima vietati e poi nati, tra felicità e disperazione, le due emozioni che danno il polso di un’età che non conosce mediazioni e compromessi.

Fabio Geda è nato a Torino, dove vive. Tra i suoi libri, Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar Libri 2007, Feltrinelli 2009), L’esatta sequenza dei gesti (Instar Libri 2008; Einaudi 2021), Nel mare ci sono i coccodrilli (Baldini + Castoldi 2010), L’estate alla fine del secolo (Baldini + Castoldi 2011; Einaudi 2023), Se la vita che salvi è la tua (Einaudi 2014), Anime scalze (Einaudi 2017 e 2019), Una domenica (Einaudi 2019 e 2021), La scomparsa delle farfalle (Einaudi 2023) e la serie per ragazzi Berlin (Mondadori 2015-2018), È tradotto in trentadue Paesi.(da Einaudi Autori)

Giovanni Bitetto “Sacro niente”, Voland Editore

Voland Editore

Giovanni Bitetto, insegnante, giornalista e  scrittore, nel suo secondo romanzo Sacro niente indaga le vite di uomini e donne accomunati da sentimenti e pulsioni che mirano a svelare il senso dell’esistenza.

In un meridione dimenticato da tutti ma non da Dio, la morte, il lutto e l’amore si intrecciano ai piedi di una statua di Padre Pio che si fa portavoce delle esistenze di uomini e donne comuni. Il blocco di marmo non giudica e non assolve, può solo ascoltare le storie che gli vengono affidate. Un padre, un figlio, un’amante, un autista, un barbiere, personaggi ordinari ma universali,
tutti confessano al santo i propri tormenti, le sofferenze, ma anche
i peccati e le abiezioni. Il sacro niente delle loro vite diviene un pretesto per scandagliare l’animo umano e per indagare l’eterno tentativo di dare un senso all’esistenza.

Brevi note biografiche

Giovanni Bitetto ha scritto di letteratura e società per numerose testate online. Ricopre il ruolo di editor in “NEA Magazine”, rivista di letteratura e fotografia. Con il suo romanzo d’esordio Scavare (Italosvevo, 2019) ha vinto il Premio POP della Fondazione Mondadori. (dal Catalogo Voland Autore)

Mauro Vaiani “Cosmonauta Francesco”, presentazione

Porto Seguro Editore

Alcuni stralci

Guardando verso il cuore di Firenze, si vedevano nitidi i profili della bella cupola di Brunelleschi e del campanile di Giotto. In ogni direzione, interi edifici, di cui ricordava bene l’esistenza, erano scomparsi, oppure erano stati in vari modi rimpiccioliti, cioè tagliati in altezza o in larghezza. Gli eccessi di cementificazione, che ai suoi tempi avevano preso d’assalto la zona, erano stati drasticamente rintuzzati. Arna gli fece vedere sulla sua tavoletta elettronica delle foto d’epoca. La cosa più impressionante, per Francesco, fu vedere come fosse stata alla fine completata, pochi anni dopo la sua partenza, una grande caserma di addestramento di quelli che erano stati i carabinieri del vecchio stato italiano. La costruzione era stata da subito criticata, perché inutilmente faraonica, un’assurda orgia di cemento e ferro. Era stata inaugurata solo nel 2016 e oggi, nel 2090, non ce n’era più traccia. Non ne era rimasta pietra su pietra. Al suo posto si trovava un meraviglioso bosco di querce, che circondava e proteggeva orti e serre. Dei grandi palazzi e dei grandi volumi commerciali della periferia fiorentina dei suoi tempi ne erano stati abbattuti almeno uno su due. Al loro posto erano stati ripristinati poderi e campi, canali e laghetti. Dappertutto erano stati piantati alberi che stavano crescendo come patriarchi. (Dal capitolo DECISIONI DI FAMIGLIA)

Una notte Francesco sognò se stesso da ragazzo, in una rumorosa assemblea studentesca nel suo liceo, circondato dai suoi compagni di classe, di molti dei quali aveva dimenticato persino il nome di battesimo. Un vuoto di memoria, questo dei nomi, che lo faceva sentire profondamente triste. Poi però, nel sogno, avevano preso la parola gli oratori invitati a parlare della pace nel mondo, del disarmo nucleare, del bando delle armi di sterminio di massa, dei limiti da porre al commercio internazionale delle armi. La voce pacata ma ferma di una piccola donna, la suora domenicana Stefania Leda Baldini, una fiorentina militante pacifista e anticolonialista della primissima ora, aveva acquietato il brusio della sala e anche a lui aveva restituito un po’ di pace. Un tocco di grazia che lo avvolgeva ancora al momento in cui aprì gli occhi. L’altezza del sole gli rivelò che era più presto del suo solito, ma decise comunque di alzarsi. Un messaggio di Leone gli dava il buongiorno e lo avvertiva che la sera ci sarebbe stato un piccolo ritrovo, a casa. Il giovane pompiere avrebbe cucinato per loro due e per alcuni suoi colleghi di lavoro, che aveva invitato a cena. Bevve un paio di bicchieri d’acqua della cannella. Mise sul fornello elettrico la sua piccola moka e, mentre aspettava che il caffè salisse, si preparò una mezza limonata con il suo ritrovato fantastico spremiagrumi bergamasco. Mangiò dei biscotti fatti in casa da Leone, con un cucchiaino di miele. Poi si accorse che il calendario segnava il giorno di venerdì 2 giugno 2090, commemorazione della Repubblica Italiana. Invece di mettersi subito a fare le faccende di casa, si sedette davanti al computer e cominciò a cercare qualche notizia storica.(Dal capitolo IL RIPUDIO DELLA GUERRA)

La sinossi e brevi note biografiche dalla Quarta di copertina

Pasquale Fierro “Senza fatica niente”, presentazione

Dall’Introduzione

Da tempo desideravo scrivere un racconto o un romanzo di fantasia ma basato su fatti quotidiani. Cercavo una trama avvincente che mettesse in evidenza e relazione temi quali il lavoro, lo sfruttamento, la connivenza tra istituzioni e criminalità ma anche la solidarietà umana, la generosità e l’altruismo. Il bene e il male a confronto. […] Ho cercato qualcuno che mi affiancasse in questo mio progetto e mi supportasse nella stesura del romanzo e ho trovato una preziosa e ottima collaboratrice in Sonia Gabriella Milan Patton, artista poliedrica e professionista dalle forti qualità morali e umane, […] Sono originario di Nocera Inferiore (Sa) e in questo romanzo si è voluto raccontare, tra verità e fantasia, il problema del “caporalato” che attanaglia ancora oggi il nostro meraviglioso Sud Italia, la mia meravigliosa terra dove sono nato e cresciuto ma non soltanto.
La speranza degli onesti e dei giusti è che la legalità, prima o poi, possa e debba vincere in qualsiasi contesto della nostra società e del nostro quotidiano: da questo convincimento è spiccato il lungo racconto. I proventi dell’Autore saranno devoluti a favore dell’Associazione Balzoo, Banco Italiano Zoologico Onlus, sede territoriale di Novara, città in cui mi sono trasferito e di cui mi sono innamorato. Io ho già un lavoro: sono un militare dell’Esercito Italiano in carriera da sedici anni,

Pasquale Fierro

Casa Editrice Kimerik

La sinossi dalla Quarta di copertina
Brevi note biografiche

Martina Mazzeo “Ricordi precari”, presentazione

“Tutt’a un tratto mi fu chiaro che, era vero, non c’era nulla che potessi fare per impedire che mi portassero via i miei ricordi, ma io potevo fissarli da qualche parte”.(da NeP Edizioni)

Adele lavora per un’azienda che, allo scadere del contratto di lavoro, sottopone i propri dipendenti a un processo di rimozione dei ricordi. Lo fa attraverso un accordo consensuale fra le parti, che in un primo momento Adele accetta, quasi abbagliata dal miraggio di un’occupazione precaria, pentendosi repentinamente.
L’autrice ci descrive una routine in ufficio fatta non solo di e-mail e telefonate, ma anche di contratti in scadenza, dimissioni e licenziamenti inaspettati.
Una dimensione lavorativa che non si discosta da quella attuale e che inibisce sempre più l’accesso ai giovani, in cui l’incertezza per il futuro si aggiunge a quella per il passato e alla paura che anche i ricordi dei momenti felici e delle persone care possano svanire.
Precari sono i ricordi, così come precario è lo stesso mondo del lavoro che viene tratteggiato, quasi una dimensione parallela onirica, guidata da regole interne che sfiorano l’assurdo e provocano un sorriso amaro. Sarà proprio la passione per la scrittura della protagonista del romanzo a suggerirle un modo per non dimenticare.

Quella di Martina Mazzeo è una scrittura semplice ma mai banale, in cui la scorrevolezza dei dialoghi lascia il posto a delicati momenti di introspezione.
L’autrice si sofferma a pensare ai legami che si stringono nel corso della vita, alla complicità che nasce con certe persone e a come si possa passare improvvisamente dal volersi bene all’essere quasi degli estranei.

Martina Mazzeo è nata nel 1995 a Milano, dove tuttora vive. Si è laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università degli studi di Milano. Coltiva da sempre la passione per la letteratura e nel 2019, sempre con Nep Edizioni, ha pubblicato il romanzo “Diario di una
studentessa in Erasmus”.(da NeP Edizioni)

José Ovejero “Fumo”, Voland Editore

Traduzione di Bruno Arpaia

da Voland Editore:

José Ovejero , pluripremiato autore spagnolo, nel suo romanzo Fumo ci racconta  la straordinaria tenacia della natura umana posta di fronte alle difficoltà della sopravvivenza quotidiana.

Una donna e un bambino vivono in una baracca in mezzo alla foresta, non hanno legami di sangue ma insieme formano una famiglia, atipica e silenziosa. Il rapporto tra i due si riduce a gesti, sguardi e abitudini condivise. La vita nella baracca è semplice, primitiva, finalizzata alla sopravvivenza, mentre il mondo fuori è ostile e selvaggio, il cibo scarseggia, la civiltà e la tecnologia sono echi lontani, appartengono a un passato dimenticato. Con uno stile asciutto e non rassicurante, José Ovejero ci racconta un futuro primordiale abitato da personaggi solitari e senza alcuno spirito eroico, ci spinge a riflettere sull’animalità profonda della natura umana ma anche sulla sua straordinaria capacità di resistenza.

José Ovejero
Nato a Madrid nel 1958, è vissuto in Germania e poi a Bruxelles, conciliando per lungo tempo il lavoro di interprete con quello di scrittore. La sua produzione letteraria comprende vari generi: sia racconti, Come sono strani gli uomini (Voland 2003 e 2012) e Donne che viaggiano da sole (2006 e 2018), che romanzi, fra cui Nostalgia dell’eroe (Voland 2005). Vanno menzionati anche i libri di viaggio, come Cina per ipocondriaci, insignito del Premio Grandes Viajeros nel 1998 (uscito in italiano per Feltrinelli). Con la raccolta di poesie Biografía del explorador ha vinto il Premio Ciudad de Irún nel 1993. È stato anche insignito del Premio Primavera per il romanzo La vita degli altri (Voland 2008) e del prestigioso Premio Alfaguara de Novela 2013 per L’invenzione dell’amore (Voland 2018). I suoi libri sono tradotti in francese, tedesco, portoghese e olandese.

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La seduzione

L’invenzione dell’amore

Fabrizio Guarducci “Eclissi”, Lorenzo de’ Medici Press

Pag 64 prezzo, 12 euro

Nel nuovo romanzo di Guarducci, il protagonista si trova d’improvviso sbalzato fuori dalle abitudini quotidiane, precipitando nel buio assoluto di un mattino imprevedibile.

«Lorenzo apre gli occhi e per un attimo prova la sensazione di essersi svegliato in un luogo diverso da quello abituale: una fugace sensazione di spaesamento che, come una vertigine, dura solo pochi secondi. Poi, pian piano, abitua gli occhi all’oscurità e scorge, quasi indistinguibili, le travi in legno che reggono il soffitto della camera. Ma la tranquillizzante certezza di essere effettivamente a casa dura tanto poco quanto lo spaesamento con cui si è svegliato. Perché mai è così buio

Una parabola umana che si interroga sulle proprie convinzioni e ripercorre la propria esistenza alla ricerca del Divino.

«Le domande che ci poniamo nel cuore della notte sono quelle più importanti e risolutive della nostra esistenza» Paolo Crepet

Fabrizio Guarducci , toscano, si è formato nella concezione sociale e umana di Giorgio La Pira. Dopo aver vissuto il movimento Underground alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e aver conosciuto Guy Debord in Francia, ha aderito convintamente al Situazionismo. Ha fondato il Dipartimento di Antropologia culturale dell’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze. Ha insegnato Mistica, Estetica e Tanatologia, dedicandosi interamente alla ricerca dei linguaggi come strumenti per migliorare l’interiorità dell’individuo e per trasformare in positivo la realtà che ci circonda. È, inoltre, autore cinematografico: Paradigma italiano (premiato al PhilaFilm, 1993), Two days (2003) e Il mio viaggio in Italia (vincitore del Golden Eagle, 2005). Come autore, produttore e regista ha realizzato i film Mare di grano (2018), Una sconosciuta (2021) e Anemos (2022). Ha pubblicato i saggi La parola ritrovata (2013), Theoria. Il divino oltre il dogma (2020) e i romanzi Il quinto volto (2016), La parola perduta (2019), La sconosciuta (2020), Duetto (2021) Amor (2022) e Il villaggio dei cani che cantano. (2022)

Sibyl von der Schulenburg “A muso duro”

Golem Edizioni

Il romanzo A muso duro affronta il tema delicato della quotidianità del disabile, compresa la sua sessualità, in
maniera serena e naturale.

Sandro è un trainer di cavalli bisessuale e particolarmente violento nei confronti sia degli umani che degli animali. In seguito a un incidente equestre si ritrova in sedia a rotelle.
Proverà in ogni modo a tornare in sella e riprendere a vincere. Dovrà affrontare il lato più oscuro e crudele della sua psiche e accettare l’aiuto dei cavalli, animali da lui sempre sfruttati e maltrattati.
I cavalli hanno un ruolo molto importante e le tecniche di addestramento descritte sono realmente utilizzate, alcune anche tutt’ora.
Sarà Angelica a segnare una svolta nella sua vita anche se lei, ricca e parafiliaca, non desidera che lui torni a camminare.
Con l’aiuto di Markus, l’uomo con il quale aveva vissuto una lunga storia d’amore, capirà cosa si cela dietro la benevolenza di Angelica e troverà il modo di uscire dalla gabbia dorata che gli aveva costruito attorno.

Odio e amore si muovono insieme sul cerchio delle emozioni:
si rincorrono e qualche volta si raggiungono.
Allora rabbia e dedizione si alternano in un gioco che si riesce a vedere solo dall’esterno.”


Sibyl von der Schulenburg è nata a Lugano, figlia di due scrittori tedeschi.
È cresciuta bilingue e multiculturale, tra Germania, Svizzera e Italia, ora vive e lavora in provincia di Milano con lunghi soggiorni in Toscana, sulla Costa degli Etruschi. Dal 2013, scrive romanzi psicologici, storie di persone in condizioni psichiche conflittuali.
Le sue storie a sfondo psicologico portano i recensori a parlare di psico-narrativa, un nuovo affascinante genere letterario che ispira già alcuni altri autori. Si aggiudica vari premi letterari, tra cui, nel 2015, i Premi Pannunzio e Mario Luzi.
Ha fondato e dirige l’associazione Artisti Dentro Onlus che si occupa di portare arte e cultura nelle carceri italiane.
Le opere di Sibyl von der Schulenburg sono tradotte in inglese e tedesco.
Il sito web dell’autrice: https://sibylvonderschulenburg.com/language/it/


Iacopo Gardelli “L’Alsìr. Romanzo balneare”, Fernandel Editore

In libreria dal 24 marzo

Pagine 220, prezzo 15 euro

Fernandel Editore

«In spiaggia è impossibile perdersi: ci si perde in pineta, si scompare nel mare, ma in spiaggia si vede sempre tutto, la spiaggia è un posto dove ci si vede».

L’Alsìr è uno stabilimento balneare della riviera romagnola. È qui che, a partire dagli anni Novanta, due famiglie di diversa estrazione sociale si ritrovano vicine d’ombrellone: da una parte i Montanari, romagnoli di origine proletaria, dall’altra i Malagola, benestanti milanesi. Un’estate dopo l’altra, in un arco temporale lungo vent’anni, il romanzo segue il mutare degli equilibri fra le due famiglie e i contemporanei cambiamenti politici e sociali del nostro paese. In una lingua inedita e meticcia, L’Alsìr racconta una riviera romagnola lontana dal vitalismo stereotipato in cui spesso è descritta e un’Italia ormai avviata al fallimento politico ed economico, sempre più disorientata e accartocciata su se stessa. Uno spaesamento simile a quello dei giovani protagonisti, Guido, Elena e Alessandro, alle prese col passaggio fra adolescenza e età adulta. Sono la metafora di un’intera generazione, quelli nati nei primi anni Novanta, in bilico fra due secoli, e perciò destinati a crescere in una terra di nessuno.

L’incipit del romanzo:

«Jorio prese le ultime comande e s’incamminò sgalembro verso il bancone del bar. Era ubriaco dalla stanchezza. Fin dalla tarda mattinata i clienti avevano continuato a sciamare all’Alsìr, e lui non si era ancora fermato un momento. I bolognesi parlavano di code chilometriche ai caselli. Arrivavano grondi di sudore, si piazzavano sotto le docce e crollavano sui primi lettini liberi; dopo qualche minuto di noia ecco che risalivano, e insistevano a chiedere caffè, granite, panini, gelati, cocomeri, birre. Guardò giù, verso l’esercito in spiaggia. Tutti gli ombrelloni erano presi e il sole di luglio sciabolava sulla stesa dei lettini, schierati giù a riva. Sbuffò qualcosa di incomprensibile alla Vanda, sua moglie, che si era aggulpata una pezza attorno alla fronte per fermare il sudore e non sgocciare sulle tazzine dei clienti; quindi da sotto la cassa tirò fuori un foglio bianco e ci scrisse con mano tremante “Tutto esaurito”. Da quando aveva aperto il bagno non si ricordava d’averlo mai fatto».

Iacopo Gardelli è nato nel 1990 a Ravenna, dove vive e lavora. Dopo una laurea in filosofia si è dedicato alla scrittura, al teatro, al giornalismo e all’insegnamento. Collabora con quotidiani locali e riviste. Ha scritto articoli, spettacoli e monologhi teatrali. Questo è il suo primo romanzo.

Fabio Stassi “Notturno francese”, presentazione

Notturno francese è in realtà un notturno pieno di luce. È una storia di errori, di appuntamenti che non si sa di avere, di labirinti e di orfani che cercano un porto. Un romanzo dove domina la malinconia del continuo lasciarsi dietro le spalle cose e persone, nel tempo e nello spazio. Ma anche la sconsideratezza di mettersi in viaggio per ritrovarle. O per farsi trovare.( dal Catalogo Sellerio)

Non saprei dirti se, […] Non saprei dirti nemmeno

L’incipit è all’insegna della casualità o di quelli che chiamiamo “segni del destino” e che spesso non sappiamo riconoscere all’impronta. L’ultimo romanzo di Stassi è un viaggio, un viaggio a ritroso, un viaggio nei ricordi, non voluto e non fissato, ma capitato con quella casualità che lascia sconcertati.

“Non so se fu all’uscita da quella scala che mi svagai […] Due convogli identici, rossi e grigi, con la classica punta affusolata, aspettavano il fischio dei rispettivi capitreno da entrambi i lati del marciapiede. […]”

È così che il nostro protagonista, Vince Corso, biblioterapeuta e detective di enigmi letterari, si trova senza volere sul treno sbagliato, per Milano e non per Napoli, la sua vera destinazione.

E ancora su quel treno sbagliato, nel posto numerato proprio come il suo un altro viaggiatore che sottolinea ancora la casualità, fortuita ma fortunata di quell’errore: “forse lei non lo sa ancora, ma potrebbe essere arrivato il momento di fare questo viaggio”.

Sì, rimandato, ma mai dimenticato, alla ricerca di quel padre mai conosciuto e rivelato da sua madre in punto di morte.

Sì, perché Vince è nato a Nizza e la madre lo ha concepito quando lavorava negli alberghi della Costa Azzurra crescendolo da sola e trasferendosi anni dopo a Genova dove Vince aveva fatto il liceo: nello splendido Hotel Le Negresco a Nizza, era stato concepito dopo l’unica notte d’amore con uno sconosciuto, hotel a cui puntualmente aveva inviato una cartolina al giorno senza il nome del destinatario.

Comincia così il viaggio del protagonista: Genova, la prima tappa e da lì fino a Marsiglia dove aveva trascorso la prima infanzia. Ancora un’indagine per Vince Corso, quella più importante, quella per scoprire chi è suo padre.

Un romanzo fatto di romanzi, un libro fatto di libri a cominciare da quello che doveva essere il suo compagno di viaggio: Notturno indiano di Tabucchi, ma anche di luoghi evocativi e significanti che entrano nella storia per farne parte.

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“Uccido chi voglio”

“Ogni coincidenza ha un’anima”

Autori Vari “Una settimana in giallo”