Ye Chun “Cani di paglia nell’universo”, presentazione

Dalle campagne dell’Asia alla California spazzata dalle ondate dei movimenti anti-cinesi, “Cani di paglia nell’universo” è una storia di immigrazione, identità e resilienza capace di insegnarci di che materia sono fatti i legami che tengono unita una famiglia e di quanta tenacia e coraggio servono per sopravvivere in un mondo nuovo (da Libro Neri Pozza)

Scrittrice, poetessa, traduttrice, Ye Chun è di origine cinese e vive negli Stati Uniti da vent’anni, dal 1999 Nel suo ultimo romanzo, Cani di paglia nell’universo,  editato in Italia da Neri Pozza per la traduzione di Maddalena Togliani, racconta della grande migrazione cinese del Diciannovesimo secolo e della costruzione delle ferrovie, in cui torna alle origini della sua lingua originaria e alle proprie radici.

Come tutti i migranti ha dovuto fare i conti, inserendosi in una cultura nuova, con la sua d’origine che come tale si esprime attraverso una miriade di segni, di cui la lingua è sicuramente l’emblema, tanto che, per non rinunciare alle proprie originarietà ha scritto questo romanzo in inglese e poi lo ha tradotto in cinese.

Alla domanda dell’intervistatore ( Giulio D’Antona, La Stampa 20 Agosto)“Si sente a casa, in America?” Risponde che ha trascorso molto tempo a sentirsi fuori posto ma che piano piano, dopo la formazione di una famiglia e la nascita di una figlia “sento che la mia vita si sta stabilizzando” e che questa nuova sensazione passa attraverso una presa di coscienza, sottolineando e sintetizzando efficacemente, attraverso il verso di una poesia cinese, cosa possa significare “sentirsi a casa”

 “Il mio corpo non ha una città natale, dove il mio cuore si sente in pace, quella è casa mia”.

E aggiunge che in questo suo romanzo che racconta di migrazioni non ci sono né bianchi, né buoni, né cattivi, ma solo migranti cinesi proprio perché, se la letteratura può insegnare qualcosa, “la storia delle migrazioni è fatta di tanti singoli individui che meritano di essere umanizzati, solo così si possono comprendere”.

Una curiosità relativa al titolo: i cani di paglia nell’antica Cina erano offerte sacrificali durante le cerimonie funebri. Quelli in questione sono nell’universo!

La sinossi su Neri Pozza

Brevi note biografiche

Ye Chun è una scrittrice e traduttrice bilingue sinoamericana. La raccolta di racconti con cui ha esordito, Hao, è stata nella longlist dell’Andrew Carnegie Medal for excellence in Fiction nel 2022. È anche autrice di due raccolte poetiche, Travel over Water e Lantern Puzzle. Insegna al Providence College e vive a Providence, Rhode Island.(da Neri Pozza Autore)

Carmelo Sardo “L’arte della salvezza. Storia favolosa di Marck Art”, recensione di Adriana Sardo

Zolfo Editore

Prefazione di Gaetano Zavatteri

Racconto di una sorprendente favola moderna, è un emblema di riscatto sul bullismo e su intollerabili ingiustizie, che coinvolge empaticamente il lettore, suscitando emozioni indelebili e profonde riflessioni. Marco Urso, nato sordo, cresce a Favara, paese dell’agrigentino, dove viene etichettato come “ritardato mentale” e diviene un bersaglio perfetto per i bulli del paese. Scivolato in un lieve coma, Marco si risveglia affermando di vedere gli angeli, i quali vogliono che dipinga per loro, così, inizia la sua nuova vita da pittore di fama internazionale.

L’artista, per Shopenhauer, si distacca dal mondo fenomenico, quindi l’arte eleva l’individuo al di sopra del dolore e del tempo.
A Marco, protagonista di questa sorprendente favola moderna, l’arte ha consentito di valicare i bui calvari vissuti, è divenuta per lui chiave di salvezza e di riscatto.
Nato con una sordità non diagnosticata, bullizzato e deriso, sin da bambino, oggi, infatti, è diventato, a suo dire guidato dagli angeli, Marck Art, un pittore di fama internazionale, trasformando, così, l’oscuro dolore nei vivaci colori delle sue splendide opere.
L’autore, con una sensibilità che accarezza il cuore dei lettori, dà voce alle lacrime, ai silenzi e ai sentimenti celati di Marco, mostra come il bullismo sia una piaga crudele, sia dolore e solitudine, che sminuisce la dignità delle vittime, facendole sentire senza valore ed impotenti.
Quest’incredibile storia indica, però, un orizzonte di speranza, perchè, la sofferenza consente a nuove parti di noi di venire alla luce e, nonostante le ardue sfide incontrate, è sempre possibile ritrovare il sorriso, la propria voce ed il proprio posto, in un mondo spesso ostile.

Adriana Sardo (solamente omonima dell’autore)

La sinossi
Marck Art, nome d’arte di Marco Urso, è nato sordo. Cresciuto a Favara, periferia della periferia agrigentina, vive l’infanzia nel silenzio, trattato come chi soffre di un grave deficit cognitivo. Ed è solo quando raggiunge i 15 anni che i genitori, lui muratore, lei casalinga, comprendono davvero la sua condizione e gli forniscono un apparecchio acustico. Corpulento, miope e strabico, Marco è un bersaglio inerme perfetto per i bulli del paese, e il suo futuro non sembra promettere alcun riscatto. Invece nel 2006 arriva la svolta. Tanto inattesa quanto infusa di poesia e misticismo. Scivolato in un lieve coma, Marco è in ospedale e si risveglia affermando di vedere gli angeli, i quali vogliono che dipinga per loro. Quel giorno inizia il viaggio straordinario di Marck Art. Quel giorno nasce la sua pittura dalla tecnica avvolgente, armoniosa, solo apparentemente scriteriata. Comincia così l’incredibile favola di Marck Art, le cui opere ora affascinano e conquistano i più grandi collezionisti italiani.(da Zolfo Editore)

Carmelo Sardo

Giornalista, è nato a Porto Empedocle. Vive a Roma e si occupa di cronaca e di storie di mafia. Per quindici anni lo ha fatto dalla Sicilia, a Teleacras e come corrispondente dei quotidiani «L’Ora» e «Giornale di Sicilia». Da oltre vent’anni lavora al Tg5 ed è oggi caporedattore cronache. Nel 2014 con il memoir Malerba (Mondadori), scritto insieme all’ergastolano Giuseppe Grassonelli e pubblicato con successo in numerosi Paesi, ha vinto il premio letterario “Leonardo Sciascia”. Al libro è ispirato il docufilm Ero Malerba, regia di Toni Trupia, premiato al Festival internazionale “Visioni dal mondo” e menzione speciale ai “Nastri d’argento”. Ha pubblicato con Zolfo Editore Cani senza padrone (2020) ed è autore anche dei romanzi Vento di tramontana (Laurana, 2018) e Per una madre (Mondadori, 2016).(da Zolfo Editore)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Dove non batte il sole

Mario Frau “Fèmina Acabadora”, NeP Edizioni

“Fèmina Acabadora” di Mario Frau è un romanzo storico che ci riporta nella Sardegna degli inizi del Novecento, dove la quotidianità di un piccolo paese viene alterata dall’arrivo di un nuovo prete e di un giovane medico. Quest’ultimo, forse per inesperienza, condanna a morte certa un giovane gravemente malato. Sarà Donna Efisia, attraverso la conoscenza del potere della fitofarmaceutica tradizionale, a salvargli la vita.

La donna, nella comunità, pratica l’eutanasia secondo un’antica tradizione dell’isola. In quel periodo storico infatti, l’acabadora, così come viene chiamata “la signora della dolce morte”, rappresenta l’ultima risorsa per dare la pace ai morituri terminali e porre così fine alle loro sofferenze.

Donna Efisia verrà arrestata, rischiando una pesante condanna per omicidio, ma l’intera comunità si mobiliterà per la sua liberazione.

Nel corso del processo, accadrà qualcosa di imprevisto e di inaspettato, destinato a cambiare il corso degli eventi.

L’autore, facendo luce sul personaggio portato alla ribalta da Michela Murgia nell’omonimo romanzo del 2009, propone descrizioni vivide e dettagliate, alternando riflessioni profonde a messaggi universali. Ogni parola è scelta con cura, ogni frase è scolpita con precisione artigianale, creando un tessuto narrativo ricco e avvincente. La prosa è fluida e armoniosa, capace di trasportare il lettore in mondi lontani e tempi remoti, facendogli vivere emozioni intense e sincere. I personaggi sono complessi e tridimensionali, con psicologie ben delineate che li rendono realistici e memorabili. Le loro vicende si intrecciano con maestria nel ritmo calzante della narrazione, capace di sorprendere e commuovere. Un libro che arricchisce, offrendo un’esperienza intellettuale e emotiva, che stimola la mente e tocca il cuore.

Mario Frau è nato a Pula (CA) ma dall’età di tredici anni risiede a Novara. Al suo attivo ha numerose pubblicazioni, tra cui il saggio “Il caso De Agostini” (Ediesse, 1983) dedicato alle relazioni industriali della nota casa editrice e la ricerca storica “Tra Storia e leggenda” sulle vicende dell’antifascismo tra il 1921 ed il 1945 nel novarese. Inoltre, le raccolte poetiche “Come fuoco sotto la cenere” (Libroitaliano World, 2006), “Cernobyl day after” (2007) e “Son tornati gli Aironi” (2008); i saggi “La Coop non sei tu: la mutazione genetica delle coop, dal solidarismo alle scalate bancarie” (Editori Riuniti, 2010) e “Storie e leggende di Pula” (La Riflessione Editore, 2012); i romanzi “Simbiosi criminale”, “Baia d’Agumu”(Mjm Editore, 2013 e 2015) e “Nel segno della Rosa”(Kubera Edizioni, 2020).

Adania Shibli “Un dettaglio minore”, presentazione

Traduzione di Monica Ruocco.

Questa storia inizia durante l’estate del 1949, un anno dopo la guerra che i palestinesi chiamano Nakba, la catastrofe – che ebbe come conseguenza l’esodo e l’espulsione di oltre 700.000 persone – e che gli israeliani celebrano come la Guerra d’indipendenza. Alcuni soldati israeliani attaccano un gruppo di beduini nel deserto del Negev, uccidendo tutti tranne un’adolescente. La ragazza viene catturata, stuprata, uccisa e sepolta nella sabbia. Molti anni dopo, ai giorni nostri, una donna di Ramallah prova a decifrare alcuni dettagli che aleggiano attorno a quell’omicidio.(da La nave di Teseo)

Adania Shibli, palestinese, è autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, saggi. Il suo romanzo Masās, è stato tradotto in italiano con il titolo Sensi (2007), come i racconti brevi con il titolo Pallidi segni di quiete (2014), così il suo ultimo romanzo “Un dettaglio minore”, che è stato finalista al National Book Award 2020 e all’International Booker Prize 2021.

La prima parte del romanzo racconta di una violenza consumata dalle forze israeliane poco dopo la Nakba, nel 1949, su di una donna beduina. Alcuni soldati israeliani attaccano un gruppo di beduini nel deserto del Negev, uccidendo tutti tranne un’adolescente. La ragazza viene catturata, stuprata, uccisa e sepolta nella sabbia. Nella seconda parte una ricercatrice palestinese mezzo secolo dopo vuole ricostruire in ogni dettaglio quella vicenda, sicuramente “un dettaglio minore” nelle pagine della Storia. La prima parte, ambientata nel 1949 è scritta in terza persona. Dopo che la ragazza è stata uccisa e sepolta nel deserto inizia la seconda parte ambientata ai giorni nostri e scritta in prima persona, una prima persona che non ha nome. Due narrazioni che si susseguono contrassegnate semplicemente con numeri, 1 e 2. Nella seconda parte, a Ramallah, una donna palestinese legge di quella violenza su un giornale israeliano e, spinta inizialmente da una coincidenza di date, parte alla volta del Negev alla ricerca di  indizi che possano restituire dignità alla giovane vittima e forse cogliere le origini del suo presente.

Umberto Segato “Il sangue non mente”, LFA Publisher

“Cari amici di un tempo, di adesso e, si spera, futuri, è uscito il mio romanzo dal titolo Il sangue non mente (titolo ambiguo come i personaggi che lo illustrano) per la Casa Editrice LFA Publisher, che ha ritenuto l’opera degna di frequentare i banchi delle librerie IBS, Mondadori, Feltrinelli, Amazon.
Questo non è (solo) un invito ad acquistare il romanzo, ma l’orgoglioso annuncio di una performance portata a termine con successo da un quasi novantaduenne (il 31 agosto), riguardante un testo di più di 200 pagine, ben scritto, ricco di personaggi “a tutto tondo”, di precise descrizioni, con una trama che
invoglia a proseguire la lettura anche se si è a letto pieni di sonno. Leggete e fatelo leggere (soprattutto in famiglia): vi svela verità che, di solito, si tengono nascoste”.
Umberto Segato

Sinossi
C’è un’eredità e, ovviamente, ci sono aspettative. Ma c’è anche la volontà del ‘Vecchio’, per il quale tutto ciò che ha accumulato (dal nulla) è frutto del suo ‘sangue’.
Gli eredi sono due cugini: un maschio, il suo braccio destro nelle poco nobili imprese, e una giovane femmina di nobili natali e vita turbolenta.
Il Vecchio, però, non vuole lasciare tutto a nessuno dei due. Non al maschio, che considera di ‘sangue’ debole, né alla femmina, che definisce (per le sue tendenze omosessuali) ‘merce avariata’.
Così propone al nipote di sposare la figlia di una sua vecchia amante; figlia che, malgrado le insistenze della madre, non ha mai voluto riconoscere come sua.


Umberto Segato biografia
Umberto Segato (Mira, 1932) è un giornalista, scrittore e poeta italiano.
Giornalista per “Il Giorno” e successivamente, in televisione inviato per il TG2 Rai, curatore di Medicina Trentatré (rubrica medica a carattere scientifico del TG2) e firma varie inchieste per il settimanale Tg2 Dossier. Ha pubblicato varie raccolte di poesia, tra cui: Non arriva nessuno (1962), Viaggio a vista (1992, Premio “Cesare Pavese”), Specchio in uno specchio riflesso (1999, nella rosa dei Premi Alfonso Gatto, Città di Marineo, Metauro e Viareggio) Versi scabri (2011).
Inoltre, ha pubblicato i romanzi: I luoghi e il tempo (1988, Premio “Città di Benevento”), Candida (2015), Eredità o la colpa di Serena” (2017), Racconti dal passato (2018), Come un’oliva infilzata (2022).
Il romanzo Il sangue non mente è disponibile nelle migliori librerie e store online.

Francesca Giannone “Domani, domani”, presentazione

Questa è la storia della passione che prima unisce e poi divide un fratello e una sorella. Una storia che parla di decisioni prese ascoltando la mente o il cuore oppure tutti e due. Di quell’istante che può cambiare una vita intera. Ma anche di un’Italia che, incredula, sta scoprendo un improvviso benessere, che lavora alla catena di montaggio e poi canta con Mina e balla al ritmo del twist, giovane, creativa, impaziente…(da Libro Editrice Nord)

In questo secondo romanzo l’autrice racconta ancora una storia familiare ambientata in un paese del sud, Araglie nel romanzo ma Gallipoli nella realtà, tra il 1958 e 1962,  nell’Italia del boom economico, del passaggio da un’economia a base agricola a produzione industriale. I protagonisti sono due fratelli, Agnese e Lorenzo, ventenni ed eredi di un saponificio creato dal nulla dal nonno, Renato Rizzo, che prepara il futuro dell’azienda facendo da maestro ai due nipoti che sapevano apprezzare. Una realtà storica legata alla lavorazione delle olive e della sansa come utilizzo per la saponeria nell’industria saponiera pugliese del tempo.

Ma un domani diverso si apre alla morte del nonno in un incidente d’auto: il padre dei due ragazzi vende, per diverse ambizioni personali, il saponificio.

Il romanzo alberga al suo interno non solo una storia familiare ma anche la storia dell’Italia anni sessanta, dei conflitti generazionali, dei legami sentimentali nel contrasto fra tradizionale e la nuove sensibilità, l’Italia della TV che con i suoi programmi televisivi porterà cambiamento nei gusti e nell’emancipazione anche al femminile sebbene più lenta, evidente nei numerosi ritratti che l’autrice pennella dei suoi personaggi femminili, comprese le  figure materne e le  figure a contrasto tra vecchia, nuova mentalità e prospettive. Una bella pagina tra passato e futuro forse ancora da continuare a raccontare.

Francesca Giannone, salentina, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. A Bologna ha curato la catalogazione dei trentamila volumi della Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Il suo romanzo d’esordio, La portalettere, ha avuto un incredibile successo: in corso di traduzione in 37 Paesi, è stato il romanzo italiano più venduto del 2023, ha vinto il Premio Bancarella e il Premio Amo Questo Libro.(da Autore Editrice Nord)

Carlotta Fruttero “Alice ancora non lo sa”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Carlotta Fruttero in questo suo primo romanzo torna a Roccamare, inevitabilmente aggiungo: luogo simbolo di un periodo felice della letteratura e della cultura di casa nostra che qui ebbe contatti con artisti e scrittori e pittori e registi e musicisti, sia italiani che stranieri, come racconta egregiamente Alberto Riva nel suo splendido romanzo-saggio L’ultima estate a Roccamare, un testo che ho avuto il piacere di leggere e che ho apprezzto molto, non solo per nostalgia, ma perché sicuramente il miglior libro che ho letto ultimamente. E Maria Carla, la Carlotta figlia di Fruttero, che proprio qui insieme a Lucentini aveva scritto uno dei gialli più significativi, così fuori genere, così piacevole e interessante: Enigma in luogo di mare, non poteva sfuggire al fascino essendoci cresciuta e vivendoci ancora stabilmente: i periodi magici ci formano e ci lasciano quell’atmosfera dentro, pertanto Roccamare è luogo ma anche personaggio.

Il titolo inoltre scelto dall’autrice richiama un tema preciso: Alice ancora non lo sa, ricorda Alice non lo sa, il titolo della bella canzone di de Gregori, datata 1973, in cui il mondo di Alice è realtà e anche fantasia.

Ma vediamo più da vicino il romanzo di Carla Fruttero che vive stabilmente in questa villa a Roccomare. Il raccontato si sviluppa attraverso due voci narranti, entrambe in prima persona. Così che Caterina Soffici (La Stampa 16 luglio 2024) scrive: “Questo romanzo mischia in maniera molto contemporanea fiction e non fiction […] una parla in corsivo ed è la voce più reale, quella più vicina alla vera Carlotta […] poi c’è la voce di Alice […]dove finisce la realtà e inizia la finzione è sempre una questione delicata” […]

Ma veniamo alla trama.

Alice sta per perdere la casa di famiglia per una serie di scelte che hanno contraddistinto gli ultimi dieci anni della sua vita quando si è lasciata andare ai sentimenti e si è innamorata di Lui, un senza nome nel romanzo. Lei cederà alle sue lusinghe, ha quaranta anni e lui la fa sentire ancora desiderata. Ma è alto il prezzo da pagare: è un ingannatore che dopo pochi anni si manifesterà portandola a perdere ciò a cui tiene di più

E la voce non in corsivo racconta

“Questa non è una casa qualsiasi, un patrimonio immobiliare da sfruttare in caso di bisogno, ma un capitale umano di inestimabile valore che racchiude l’intera esistenza dei miei genitori, il loro lavoro, i loro sacrifici, le loro speranze, i loro successi, i loro sogni.
Ogni angolo, ogni oggetto, è un ricordo prezioso. La tazzina da caffè preferita da mio padre, la siepe di pitosfori dietro cui mi nascondevo per sfuggire alle sgridate della mamma, lo sgabello della cucina su cui mi inchiodava per farmi ripetere le tabelline, e poi ancora le corse intorno a casa inseguita da papà trasformato in un terrificante “mostro”, le uova di Pasqua nascoste tra i cespugli, il prato disseminato da gavettoni e palloncini colorati durante le feste dei miei figli e dei loro innumerevoli amici”.

È pronta quindi a lottare

“Poteva agire diversamente? È stata tutta colpa sua? Eppure amore c’è stato, non è accaduto tutto invano se ora Alice ha il coraggio di ripercorrere il cammino che l’ha portata fino a qui; un cammino segnato da ricordi dolorosi ma che le consentirà di diventare più consapevole e forte. Una scrittura nitida e sincera, un romanzo avvincente che racconta come una donna possa emergere da qualsiasi dirupo se ha buone ragioni per farlo”.(da Libri Mondadori)

“Il racconto diventa vorticoso, la voce in corsivo sparisce […] e Carlotta Fruttero fa un’operazione di scavo e redenzione di cui Alice non sarebbe stata capace” (da Caterina Soffici “Un amore sbagliato in casa Fruttero, la storia vera di un’Alice inventata” da La Stampa, cit.)

Matteo Bussola “La neve in fondo al mare”, presentazione di Salvina Pizzuoli

– Scoprire la profondità della tristezza di un figlio, a neanche sedici anni, è come trovare qualcosa in un posto in cui non te lo saresti mai aspettato. In cui proprio non dovrebbe esserci.
– Che vuoi dire?
– Tipo, non so. Come trovare la neve in fondo al mare.
(dal Catalogo Einaudi)

In questo  suo ultimo romanzo Bussola indaga uno dei nodi del nostro tempo: genitori e adolescenza. Se quello di genitore è sempre stato un mestiere difficile, oggi lo è ancora di più, troppe le “voci” che partecipano alla formazione dei nostri giovani e spesso in contraddizione tra loro. Si potrebbe pensare che più voci possano contribuire e alleggerirne la crescita guardandola da tanti punti di vista, ma non è così. Bussola centra il problema facendo della voce narrante quella di un padre all’interno di una struttura ospedaliera che si pone domande di fronte ad una situazione sconvolgente e inattesa

Per raccontare questa storia dovrei partire dall’inizio. Se solo sapessi quale scegliere fra i tanti.
Magari, prima di soffermarmi sugli eventi che ci hanno portato fino a qui, potrei provare a dire due parole su di me. Una specie di breve ritratto. Anche per ricordarmi chi sono, in questo posto in cui è facile sentirsi ridotto a una singola funzione.[…]
Mi chiamo Caetano Bernardi e ho quarantanove anni. Sono un ingegnere, un marito, il papà di un adolescente e di due bambine.[…]
Il mio lavoro è capire come fare affinché le cose stiano in piedi.
Entrare nel gioco di spinte e controspinte, calcolare le sollecitazioni sopportabili da una struttura, il suo carico massimo sostenibile. […]Il carico massimo sostenibile cambia a seconda del materiale che consideri. A parità di spessore, un solaio in laterocemento porta quattrocento chilogrammi al metro quadro, uno in calcestruzzo armato seicento e passa, un solaio in legno ne tiene la metà, ma in compenso è piú elastico.
Funziona cosí anche con le persone, la vita è una gara di resistenza alle deformazioni e agli urti.
Non tutti vi reagiscono allo stesso modo. Ma il vero problema è che, quando si tratta di persone, non esistono regole matematiche universalmente valide. Ognuno di noi è un impasto unico che c’entra solo in minima parte con la biologia, e ha a che fare principalmente con la propria storia, con il periodo in cui si vive, con la maniera in cui si riesce ad adattarsi oppure a ribellarsi allo sguardo degli altri. L’umano è un materiale che muta le caratteristiche meccaniche nel tempo, attraverso crepe o fenditure spesso difficili da scorgere, a volte addirittura sotterranee. Per vederle servono occhi attenti, desiderio di conoscere, capacità di mettersi in discussione e nessuna soluzione pronto uso.
Ecco perché Tommy e io siamo qui.

E più avanti precisa

La perdita di peso, da tre anni all’incirca, è la punizione ossessiva che nostro figlio si infligge.
Gli psichiatri, in reparto, mi hanno detto che è l’unica maniera che gli fa sembrare di mantenere il controllo sul suo corpo, dunque sulla sua vita. Ecco perché è una patologia sempre piú diffusa, anche fra gli adolescenti maschi.
– Farsi del male è un modo per avere un controllo? – ho chiesto la prima volta che siamo stati in questo posto.
– Farci del male è la prima forma di controllo che abbiamo tutti, – mi ha risposto il dottore.

In una recente recensione (La Stampa 7 giugno 2024) Francesco Zani scrive ambientando il raccontato ed enucleando il tema

La nave in fondo al mare è un libro che non ha luogo – la scenografia è minimale, fatta tutta di camere d’ospedale vissute con le luci bianche accecanti e di rumori di macchinette del caffè automatiche annacquate di malinconia – ma sopravvive dentro a uno spazio senza confini, quello tra il padre Caetano e il figlio Tommaso ricoverato perché soffre di anoressia nervosa”.

E a conclusione una notazione interessante

“Nella struttura orizzontale della narrazione se ne nasconde anche una verticale, brevi capitoli d’infanzia scritti con la nota del tu, una seconda persona delicata e sognante, un appello, una lettera, un lungo diario che ci ricorda Io resto qui di Marco Balzano per l’atmosfera e il senso nostalgico di perdita. Una perdita in questo caso non materiale ma simbolica con Bussola che lotta e si sbraccia contro lo scorrere del tempo nel punto di vista di un padre che si guarda indietro e si accorge che ormai Tommy è diventato grande e soffre di qualcosa di imparabile anche con tutto l’amore del mondo. Sarebbe stato bello ce ne fossero stati ancora di più di questi squarci nel passato, dai colori pastello e l’anima vintage, come mettere dentro un videoregistratore qualche vecchio vhs delle vacanze estive degli anni Novanta”.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Il rosmarino non capisce l’inverno

Mezzamela. La bellezza di amarsi alla pari

Un buon posto in cui fermarsi

Le novità Voland di Luglio 2024

 Iva Pezuashvili                     La Discarica 

“…e per quanto fossero sgargianti i colori delle vernici con cui ricoprivano le facciate dei palazzi sovietici e per quanti strati di asfalto stendessero sul suolo zeppo di morti, il tanfo era sempre lì. Era lì e regnava.”

Voland

9 aprile 2017, giornata di commemorazione nazionale a Tbilisi, Georgia. Gheno, eroe nazionale decorato dal presidente, trascorre con indolenza le giornate davanti    
alla tv a fare scommesse sportive. Mila, la moglie, lavora in un centro estetico e cerca di progettare un futuro senza di lui. E poi ci sono i due figli della coppia: Zema, arruolata nelle forze dell’ordine, che si è fatta    
le ossa in una società misogina e xenofoba, e Lazare, un adolescente appassionato di  hip-hop che guadagna qualche spicciolo facendo consegne a domicilio…    
Un romanzo che si svolge nell’arco di ventiquattr’ore dove i conflitti familiari si scontrano con i fantasmi del passato, sullo sfondo di una società in trasformazione.

Nato nel 1990, IVA PEZUASHVILI è uno scrittore, sceneggiatore  e autore televisivo georgiano. Dopo la laurea presso lo Shota   Rustaveli Theater and Georgia State Film University, nel 2014   ha esordito in narrativa con una raccolta di racconti, a cui ha fatto seguito nel 2018 il primo romanzo, selezionato per tutti i principali premi letterari georgiani. Con La Discarica –il suo secondo romanzo, tradotto e pubblicato anche in Francia e in Grecia– si è aggiudicato  nel 2022 il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura.

La traduttrice: Nata nel 1985 a Mestia (Georgia), RUSKA JORJOLIANI dal 2007  vive stabilmente a Palermo. Ha tradotto in italiano i racconti di Nodar Dumbadze (La Vita Felice 2021), i romanzi Il campo delle pere di Nana Ekvtimishvili (Voland 2022) e La sponda della notte di Daur Nachkebia (Giuliano Ladolfi Editore 2023).

Ivana Sajko Piccole morti

“…scritto nell’unico modo che conosco, girando nei meandri di ciò che mi fa più male e per cui non c’è aiuto…”

Un uomo viaggia in treno da una località sulla costa meridionale dell’Europa a Berlino. È uno scrittore fallito, un giornalista saltuario che dopo la fine di una relazione decide di partire e tornare nella città che ha segnato l’immaginario della sua infanzia. I suoi pensieri incedono al ritmo delle ruote sui binari mentre gli appunti che riempiono il taccuino intrecciano ricordi personali e riflessioni sull’odierna situazione europea, sulle disuguaglianze sociali, sulla violenza e sulle pratiche disumanizzanti a cui devono sottostare i migranti… Un testo magnetico dallo stile superbo, un romanzo fortemente ancorato all’attualità che distrugge l’idea illusoria che esista un posto migliore verso cui fuggire. 

Nata a Zagabria nel 1975 e attualmente residente a Berlino, 

IVANA SAJKO è scrittrice, drammaturga e performer. I suoi testi, tradotti in diverse lingue, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e le sue opere teatrali sono state rappresentate sui palcoscenici di tutto il mondo. Tra i suoi libri in italiano figurano la raccolta di testi teatrali noti come “Trilogia della disobbedienza” e il romanzo Rio Bar (Excelsior 1881, 2008).

La traduttrice: LISA COPETTI traduce narrativa e drammaturgia dalle lingue   serba e croata e insegna lingua e traduzione all’Università di Udine.. Per Voland ha curato la traduzione di Tanja Stupar Trifunović e Jelena Lengold. È membro di Eurodram, la rete europea dei traduttori teatrali. Nel 2008 ha vinto il Premio Estroverso.

Eleonora Lombardo “Sea Paradise”, presentazione

Due donne si apprestano a salire sulla Sea Paradise, una nave da crociera capace di regalare un’esperienza unica e travolgente a migliaia di passeggeri.  Tutto luccica, abbaglia, seduce, nelle cabine curatissime, tra i ponti a picco sull’oceano, nei giardini sospesi sull’orizzonte. Ma dietro il sogno dorato e abbagliante c’è il buio: tutti sanno che prima o poi, in questo o nel viaggio successivo, l’oscurità arriverà.( Nadia Terranova,dal Catalogo Sellerio)

Una crociera, su una nave di lusso, dove tutto è concesso e possibile, unico limite le regole fissate nel protocollo sottoscritto dai viaggiatori, tutti appartenenti ad una precisa fascia di età, cui è consentito un massimo di 10 viaggi completamente gratuiti…

Tutto troppo perfetto o no?

Si apre subito nell’esergo indicandoci il tema con una poesia di Robin Morgan dedicata alla vecchiaia: “La nuova vecchia”, questo il titolo la cui prima terzina recita

“ La donna vecchia non è mai per intero colei che crede
perché è anche sempre tutte quelle che è stata –
sebbene mai davvero la donna che gli altri erano certi di conoscere.

Per concludersi

[…]blande superfici.
di pelle – tese un tempo a tamburo, che chiede colpi
per risuonare – libere finalmente di capire, ora,
ciò che il cervello sa da sempre: l’intelligenza cresce nelle rughe.

 In questo romanzo distopico ambientato in futuro non precisato ma perfetto anch’esso:  l’umanità è riuscita a combattere i suoi mali peggiori, come ad esempio l’emergenza climatica che tanto ci affligge, e dove un “bene comune” è un bene in cui credere; unico prezzo da pagare, quello delle Regole, durissime e una crociera forse senza ritorno. E così le due amiche di lunga data, diverse, ma unite, Amanda e Elvira, s’imbarcano perché non è possibile accettare altre strade fuori dal Protocollo se non difficili da percorrere.

“All’imbarco si occupa di noi un Impeccabile di nome Maurice, ha un sorriso seducente, illuminato come la sua uniforme.[…] è compiacente, ci fa sapere che alla reception, dentro la pancia brulicante di attività della Sea Paradise ci aspetta Thyco, il nostro impeccabile personale”

E più avanti è Thyco ad illustrare l’incredibile realtà sulla Sea Paradise che le aspetta “parla delle attività, dei massaggi con le pietre calde, dello yoga meditativo, “Non vi annoierete mai” continua a ripetere”…

E poi c’è subito Achille, così chiamato da Elvira per i suoi talloni scoperti dentro i sandali, come ha notato mentre sono in coda all’ingresso, che si manifesta sfacciato in accappatoio bianco e con una bottiglia di champagne e declama versi che Elvira riconosce subito senza citarne l’autore, ma riconoscibili anche per il lettore, sono di Johon keats, tratti da Ode su un’urna greca, una lirica romantica il cui tema lega arte, bellezza e verità, nel passato nel presente, senza tempo.

Ma non è l’unico viaggiatore che il lettore imparerà a riconoscere: personaggi protagonisti di questo viaggio particolare, tanti e ciascuno con le proprie peculiarità.

E la nave va…

Eleonora Lombardo è laureata in greco antico e ha conseguito il master in Teoria e tecnica della narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Ha lavorato come autrice in Rai e per il teatro. Giornalista, scrive di cultura e tiene corsi di scrittura creativa. Ha pubblicato vari racconti e il romanzo La disobbedienza sentimentale (2019).