Novità Voland in libreria

Theodor Kallifatides Madri e figli

“Vivo la mia vita circondato da storie che non ho scritto,ma grato che altri l’abbiano fatto.”

Copertina romanzo di Theodor Kallifatides Madri e figli

dal 23 gennaio in libreria Collana Intrecci

Nel 2006 Theodor Kallifatides, acclamato autore greco emigrato in Svezia da quasi mezzo secolo, torna a far visita alla madre novantenne, rimasta a vivere ad Atene. Entrambi sanno che potrebbe essere uno dei loro ultimi incontri. Nella settimana che trascorrono insieme, durante le pigre mattinate con caffè e biscotti, ripercorrono i momenti più significativi delle loro esistenze, lasciando affiorare segreti mai esplorati, andando alla radice del proprio lessico familiare.
Rivive così in mezzo a loro la figura decisiva del padre e marito – esule greco in Turchia, insegnante appassionato, prigioniero dei nazisti – le cui memorie Theodor ha deciso di tradurre per i nipoti. Passato e presente si intrecciano, in un viaggio traboccante di tenerezza e nostalgia.

L’autore THEODOR KALLIFATIDES Pluripremiato e prolifico autore, è nato in Grecia nel 1938 e nel 1964 è emigrato in Svezia, dove vive tuttora. Dopo gli studi in filosofia all’Università di Stoccolma, ha dato avvio alla sua produzione letteraria, che comprende oggi più di quaranta titoli, tra narrativa,saggistica e poesia, pubblicati in tutto il mondo. Ha diretto un film, firmato sceneggiature e tradotto numerosi autori, tra cui Ghiannis Ritsos in svedese e Ingmar Bergman e August Strindberg in greco.Madri e figli è stato incluso nella lista dei migliori libri del 2024 stilata dal “New Yorker”. Di Kallifatides Voland ha già pubblicato Una vita, ancora (2024).

Jelena Lengold Una giornata a passo leggero

“Le anime sono prevedibili e malleabili.Tutte, senza eccezioni.”

Copertina romanzo di Jelena Lengold Una giornata a passo leggero

dal 6 febbraio in libreria collana Amazzoni

Isidor Kraus, affermato autore di mezza età, è alle prese con la stesura di un nuovo romanzo, ma la sua routine quotidiana viene turbata dalle mail di uno sconosciuto lettore. Contrariamente alle sue abitudini, Isidor non riesce a ignorarle e scopre cosa si nasconde dietro l’inatteso contatto: l’uomo scrive per parlare di Irma, la donna di cui quasi quarant’anni prima il giovanissimo Isidor si era innamorato. La mente dello scrittore torna allora all’estate dei suoi diciotto anni, alla morte improvvisa della madre, all’incontro con Irma all’epoca trentenne, alla sua inspiegabile sparizione, al viaggio in treno lungo l’Europa per trovare sé stesso…
Una narrazione avvincente e provocatoria, un’appassionata storia d’amore per ricordarci che la letteratura ha davvero il potere di aprire nuove strade.

L’autrice JELENA LENGOLD nata nel 1959 a Kruševac, poetessa, scrittrice e giornalista, è tra le voci più significative del panorama letterario serbo. Prima dell’esordio in narrativa nel 2003, ha lavorato per dieci anni nella sezione culturale di Radio Beograd. Nel 2011 ha conquistato il Premio dell’Unione Europea per la letteratura con Vašarski Mađioničar, tradotto in dodici paesi (in Italia Il mago della fiera, Zandonai 2013). La resa (Voland 2022) si è aggiudicato il Premio della città di Belgrado.

La traduttrice ELISA COPETTI traduce narrativa e drammaturgia dal serbo e dal croato, e insegna lingua e traduzione all’Università di Udine. Per Voland ha curato la traduzione dei romanzi Gli orologi nella stanza di mia madre di Tanja Stupar Trifunović e La resa di Jelena Lengold.Nel 2008 ha vinto il Premio Estroverso.

Bibliotheka: le novità di gennaio 2026 

IL SARTO CHE GUARDAVA LE STELLE”. LE DISAVVENTURE DI UN EBREO POLACCO IN FUGA DAI NAZISTI
CHE SI RIFA’ UNA VITA LAVORANDO A BOLOGNA COME SARTO

Il romanzo di Salvatore Pireddu, sardo di nascita e residente a Torino, ispirato a una storia vera

Salvatore Pireddu

Il sarto che guardava le stelle

Bibliotheka

Dal 16 gennaio 2026

Il primo settembre 1939 l’esercito tedesco attacca la Polonia dando fuoco alle polveri del Novecento. Da quel momento i membri della famiglia Fajans sono costretti a un esodo doloroso nei campi di sterminio nazisti o nei campi di lavoro russi.
Salvatore Pireddu racconta la storia vera di Saya, ebreo polacco che dopo molte vicissitudini ricostruisce a Bologna la propria vita. È nell’umile mestiere del sarto che il protagonista si riscopre uomo, perché “cucire significa mettere insieme le trame, aggiustare fa bene alla memoria delle cose rotte”.

Nato a Nuoro nel 1983 Salvatore Pireddu è editor, ghostwriter e scrittore. Laureato in Antropologia all’Università di Bologna è stato docente a contratto all’Università di Friburgo. Grazie a una borsa di studio, ha frequentato per due anni Bottega Finzioni, fondata da Carlo Lucarelli. Attualmente lavora come capo redattore della Davide Falletta Editore di Torino, città dove risiede.

UNA CAMERA TUTTA D’AMBRA”. PER VOLERE DI HITLER, I NAZISTI SMONTARONO A LENINGRADO UNA CAMERA
TUTTA D’AMBRA E LA PORTARONO IN GERMANIA

La vicenda è ricostruita nel romanzo di Vittorio Orsenigo con una prefazione di Sergio Romano

Vittorio Orsenigo

Una camera tutta d’ambra

Prefazione Sergio Romano

Bibliotheka

Dal 16 gennaio

 “Centoventi casse di ferro: i numeri appaiono chiari al centro di un drappo pesante fatto con il buon velluto del buio”. In quelle casse c’è la celebre Camera d’ambra, che nel 1941 fu smontata dai nazisti dal palazzo di Leningrado in cui si trovava e trasportata dalla Russia a Königsberg, nella Prussia Orientale.
La vicenda viene ricostruita intrecciando e alternando arte e guerra, meraviglia e orrore nel romanzo di Vittorio Orsenigo Una camera tutta d’ambra con una prefazione dell’ambasciatore Sergio Romano. A differenza della maggior parte dei tesori trafugati durante la seconda guerra mondiale, la Camera d’ambra aveva per il regime di Hitler un alto valore simbolico. Era stata concepita da un architetto tedesco per un re di Prussia, creata da artigiani locali e apparteneva quindi alla categoria delle opere che la Germania riteneva di dover recuperare e custodire nel cuore del Reich.

Vittorio Orsenigo (Milano, 1926-2025), regista e scrittore, si avvicina al panorama artistico milanese dell’immediato dopoguerra. Seguendo l’invito di Elio Vittorini, cura un ciclo di letture alla Casa della cultura di Milano presentando una selezione di testi teatrali di Christopher Isherwood, Bertold Brecht e Wystan Hugh Auden, allora poco noti in Italia. Nel 1950 esordisce come regista al Piccolo Teatro di Milano, grazie al direttore Paolo Grassi, con Ubu Roi di Jarry e Le Mammelle di Tiresia di Apollinaire. Ha pubblicato, tra gli altri, con Greco&Greco, Sellerio e Archinto.

NELLA FUTURA CITTA’ DI EDENIA”. NELLA CITTA’ DI EDENIA L’ANTISEMITISMO È SCOMPARSO E IN PALESTINA
EBREI E ARABI CONOSCONO UNA PACE PERPETUA E DURATURA

Un raro racconto utopico di Kalman Zingman (1918) tradotto per la prima volta in italiano da Stefania Ragaù.

Kalman Zingman

Nella futura città di Edenia

A cura e con la traduzione di Stefania Ragaù

Bibliotheka

Dal 30 gennaio

Edenia è una città tecnologicamente avanzata, dotata di grattacieli e aero-treni volanti e con un clima regolato artificialmente a seconda delle stagioni, tanto che non servono più cappotti d’inverno, né si sente troppo caldo d’estate. È un’affascinante fantasia letteraria sulle possibilità della vita ebraica in Europa e sulla pace in Palestina il racconto di Kalman Zingman, pubblicato nel 1918 e ora tradotto per la prima volta in italiano dall’yiddish da Stefania Ragaù In questo raro racconto utopico della letteratura yiddish, pubblicato all’indomani della rivoluzione russa e della Prima guerra mondiale, l’antisemitismo è scomparso e gli ebrei della diaspora hanno ottenuto la piena emancipazione. Nel futuro immaginato dall’autore, i popoli della terra sembrano aver raggiunto una pace perpetua e duratura e persino in Palestina, dove l’impresa sionista ha sviluppato una vivace civiltà ebraica secolare, arabi ed ebrei vivono tranquillamente gli uni accanto agli altri.

Kalman Zingman (1889–1929), nato in uno shtetl vicino a Kaunas, in Lituania, ricevette un’educazione tradizionale ebraica che però non portò a termine, dovendo ben presto mettersi a lavorare in un piccolo negozio di stoffe. Grande amante della letteratura e della poesia, che leggeva in yiddish, ebraico e russo, nel 1917 decise di fondare una piccola casa editrice dedicata alla letteratura yiddish e cimentarsi lui stesso in alcuni tentativi letterari. Proseguì l’attività editoriale a Kaunas, in Lituania, e poi a Berlino. Nel 1928 si recò con un visto turistico in Unione Sovietica, dove morì l’anno dopo a Simferopol, capitale della Crimea.

Stefania Ragaù, dottoressa di ricerca in Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è borsista Humboldt al Buber-Rosenzweig-Institut dell’Università Goethe a Francoforte sul Meno. Ha pubblicato Sognando SionEbraismo e sionismo tra nazione, utopia e Stato (1877-1902) (Viella, 2021).

Matteo Speroni “Il grande buio”, presentazione

Bastano pochi giorni di interruzione di energia elettrica ad ampio raggio per fare precipitare la società nel caos: niente luce, niente acqua nelle case, niente telefoni cellulari, niente benzina, niente illuminazione pubblica e semafori, ospedali al collasso. Il caos diviene occasione per regolamenti di conti, mentre sullo sfondo si muovono il protagonista, il fotografo Luc Pontano, la sua amica e poi compagna Lucia (una giovane non vedente che parla al baracchino Cb, quello dei radioamatori), il pianista Ulrico (un artista ipersensibile che smarrisce la ragione perché sente vicina la fine del mondo), il vagabondo Adelmo (che si è stabilito in un magazzino del casone) e tante altre figure di diversa provenienza.( da Milieu Edizioni)

Il fenomeno del grande buio, come  titola l’autore il suo romanzo, paventato e a piccole dosi sperimentato nel mondo, atterrisce tutti noi così dipendenti dall’elettricità. Qui , in una situazione distopica, Speroni vaglia le conseguenze in una comunità ristretta che vive in una casa di ringhiera, un caseggiato tipico della Milano di periferia e nella quale restano ancora molti esemplari.
La casa di ringhiera altro non è che un caseggiato popolare la cui caratteristica sono i ballatoi interni muniti di ringhiera; il tipico abitato che contraddistingue i ceti meno abbienti che sfuggono nelle periferie ai costi elevati. Le case di ringhiera hanno il loro fascino per ambientarvi situazioni che sfociano poi nella violenza e nel giallo come ci ricordano i romanzi di Francesco Recami che in case di ringhiera ha ambientato una serie dei suoi.
Anche in quello di Speroni il grande buio  diventa l’occasione ideale per commettere un omicidio durante il freddo inverno metropolitano, una metropoli non meglio identificata ma che assomiglia molto a Milano, nell’immaginario quartiere di Acqua Antica. Ed è proprio il caseggiato il protagonista che, con i suoi quattro piani e i due cortili interni, ogni giorno mette in scena la quotidianità, come dentro un teatro elisabettiano.
Protagonista, insieme a molte figure di interpreti,  è Luc Pontano, 41 anni, fotografo freelance che mette a fuoco un  mondo, con curiosità e attenzione, attraverso  il  mirino della sua  vecchia reflex: è un’umanità variegata che va in scena con il carico di problemi con cui ciascuno deve fare i conti, le conseguenti preoccupazioni o le gioie che ne possono derivare, diventando protagonista nel saper reagire e intergire all’interno di una situazione eccezionale.

Matteo Speroni (Milano, 1965) giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore.Per Milieu ha pubblicato I diavoli di via Padova e Brigate Nonni. Con Arnaldo Gesmundo ha scritto Il ragazzo di via Padova. Vita avventurosa di Jess il bandito (2014). È autore di spettacoli teatrali in forma di reading, realizzati con il cantautore, musicista e compositore Folco Orselli.

Bianca Pitzorno “La sonnambula”, presentazione

Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d’animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite.(da Bompiani)

La sonnambula, editato il 5 gennaio 2026 per Bompiani, come rivela l’autrice in una recente intervista di Cristina Taglietti (La Lettura 4 gennaio 2026), racconta  l’esistenza avventurosa di Ofelia Rossi, la protagonista, che da una città del Nord Italia raggiunge  Donora, una cittadina immaginaria della Sardegna che di fatto sottende la Sassari ottocentesca.
È fuggita da un matrimonio sbagliato e da un marito violento, per reinventarsi medium. A quel tempo, sottolinea l’autrice  il termine “sonnambula” infatti non indicava chi si muove nel sonno ma chi si dedica a pratiche particolari, sa prevedere il futuro, connettere i due mondi, in precise condizioni di trance: a cosa imputare la scelta di Ofelia? Sicuramente ad una infanzia in cui ha manifestato fin da bambina svenimenti improvvisi dai quali si risvegliava con il presagio di un evento. E così, per 5 lire, una cifra decisamente alta per i tempi, accoglie le  sue clienti, soprattutto donne, le ascolta, le sa ascoltare, studiandone le inquietudini, i desideri, le speranze. Simula quindi la trance, e scrive il responso.
Niente di inventato ma, come spiega l’autrice durante la sua intervista

.”Su una vecchia copia del giornale “L’Isola” del maggio 1894 ho trovato l’inserzione di una certa Elisa Morello, “rinomata sonnambula”. Mi sono chiesta: chi era questa signora? Chi andava a consultarla? Non è un nome sardo: quindi o era un nome d’arte, oppure veniva da fuori”

Nel romanzo quindi le storie che le clienti raccontavano ad Ofelia sono anch’esse tratte dalle cronache del tempo e comparse sui quotidiani di allora, ciò non toglie ovviamente, come sottolinea la scrittrice, che molte cose sono frutto di immaginazione  “ma ogni dettaglio è verificato: Ho cercato di essere storicamente credibile, anche con l’aiuto dell’archivista di Stato di Sassari a cui sottoponevo i miei quesiti. Ho sempre amato e utilizzato molto gli archivi: sono una devotissima della scuola francese di Les Annales che pone l’attenzione sulla vita quotidiana delle persone”.[…] “l’unica cosa che ho inventato di sana pianta è l’amore della sonnambula con l’ingegnere. È quello che mi diverte di più: infilare i personaggi nei pertugi della storia vera”.

Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato dal 1970 a oggi più di settanta opere tra saggi e romanzi, per bambini e adulti, che in Italia hanno superato i due milioni di copie vendute e sono stati tradotti in moltissimi Paesi. Ha tradotto a sua volta Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Pérez Díaz, Tove Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espín. I suoi ultimi libri sono La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi) (Mondadori 2015), Il sogno della macchina da cucire (Bompiani 2018), Sortilegi (Bompiani 2021), Donna con libro (Salani 2022) oltre a due racconti in plaquette – Piante di via Romolo Gessi e Nata sotto un cavolo – con l’editore Henry Beyle (2021 e 2022).(da Bompiani)

Andrea Vitali “I rimedi del dottor Aiace Debouché”, presentazione

Con I rimedi del dottor Aiace Debouché Andrea Vitali ci reimmerge nel cuore del suo mondo letterario, popolato da personaggi inimitabili e involontariamente comici. L’intreccio delle vicende mette in scena l’imprevedibilità della vita, le sue impensabili coincidenze e le inaspettate vie di fuga che gli abitanti di quella sponda del lago sanno inventarsi per fronteggiare gli eventi.(da Garzanti)

1920 Bellano sulle rive del lago di Como, protagonista il dottor Aiace Debouché, “farmacista, varesino nativo di Castellanza, trentenne, alto, barbuto e fino ad allora insegnante di chimica e fisica” che a Bellano è riuscito a coronare il suo sogno di sperimentatore e ricercatore: l’acquisto di una farmacia tutta sua dove mettere a profitto le sue abilità galeniche.
Ed è proprio ai medicamenti più richiesti che dedica tutta la sua attenzione e la sua ricerca: pare proprio che il paese in quel periodo, in febbraio, sia afflitto da problemi intestinali dovuti non si sa bene ma evidenti dalle continue richieste per risolvere la diffusa costipazione.
Ma l’arrivo in paese ha  risvolti professionali e anche sentimentali: è Virginia, la bella figlia del droghiere, giovane di particolare bellezza, educata nei collegi svizzeri e bramosa di convolare a nozze con il partito più in che la piazza paesana concede, che gli ha rapito il cuore.
Sembra una favola a lieto fine e per il farmacista e per la bella fanciulla ma il farmacista-scienziato dovrà trovare una soluzione salvifica ai problemi irrisolti che si trascina dalla giovinezza.
L’autore è stato un medico e oggi è narratore affermato: presto alcune trame dei suoi romanzi andranno in tv, quattro episodi con protagonista  il  maresciallo Maccadò.

Andrea Vitali è nato a Bellano nel 1956. Medico di professione, ha esordito nel 1989 con il romanzo Il procuratore, che si è aggiudicato l’anno seguente il premio Montblanc per il romanzo giovane. Nel 1996 ha vinto il premio letterario Piero Chiara con L’ombra di Marinetti. Approdato alla Garzanti nel 2003 con Una finestra vistalago (premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio Bruno Gioffrè 2004), ha continuato a riscuotere ampio consenso di pubblico e di critica con i romanzi che si sono succeduti, costantemente presenti nelle classifiche dei libri più venduti, ottenendo, tra gli altri, il premio Bancarella nel 2006 (La figlia del podestà), il premio Ernest Hemingway nel 2008 (La modista), il premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante, il premio Campiello sezione giuria dei letterati nel 2009, quando è stato anche finalista del premio Strega (Almeno il cappello), il premio internazionale di letteratura Alda Merini, premio dei lettori, nel 2011 (Olive comprese). Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l’opera omnia, nel 2015 il premio De Sica e nel 2019 il Premio Giovannino Guareschi per l’Umorismo nella Letteratura (da Garzanti)

Woody Allen “Che succede a Baum?”, presentazione

Traduzione di Alberto Pezzotta.

Che succede a Baum? è il primo romanzo di Woody Allen ed è tutto ciò che ci si aspetterebbe da lui, e anche qualcosa in più. Il ritratto di un intellettuale paralizzato da preoccupazioni nevrotiche sulla futilità e il vuoto della vita; uno sguardo irriverente sui miti della cultura newyorkese; soprattutto, una storia divertente, dalla trama serrata e dalla scrittura impeccabile, da uno dei più grandi e versatili talenti cinematografici e letterari americani. (da La nave di Teseo)

Sebbene si tratti del suo primo romanzo non sono mancate in passato altre manifestazioni di scrittura: le raccolte di racconti umoristici, l’autobiografia A proposito di niente del 2020. Nel romanzo Asher Baum è un alter ego, anche qui una specie di autobiografia costruita su un personaggio.

Chi è Asher Baum?

Giornalista e scrittore ebreo newyorkese di mezza età in crisi, con tre matrimoni alle spalle, invidioso del figliastro, promettente scrittore, una vita affettiva e familiare che registra  screzi col fratello e il  ricordo poco felice  del padre morto, dove non sono mancate accuse di molestie sessuali, il tutto attraverso  monologhi, il protagonista ha il vizio di parlare da solo, ma non mancano  dialoghi esilaranti e citazioni filosofiche, musicali e letterarie  che ricordano il Wood Allen cinematografico che sa creare anche come narratore personaggi e situazioni tra risate, colpi di scena e dialoghi ben costruiti e  ben calibrati.

Woody Allen è uno scrittore, regista e attore. Grande appassionato di jazz e tifoso di sport, è stato stand-up comedian e autore di diversi libri. Vive nell’Upper East Side di Manhattan con la moglie e le loro due figlie. Per La nave di Teseo ha pubblicato A proposito di niente (2020), Zero Gravity (2022) e le nuove edizioni di RivinciteSenza piumeEffetti collaterali (2023), Pura anarchia (2023), Conversazioni su di me e tutto il resto (con Eric Lax, 2024), Provaci ancora, Sam (2025), Sesso e bugie (2025). Questo è il suo primo romanzo.(da La nave di Teseo)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

A proposito di niente

Massimo Gezzi “Adriatica”, presentazione

Massimo Gezzi mette assieme generazioni diverse, sogni perduti e ingenue speranze, in una provincia immaginaria, una indimenticabile provincia dell’anima che si affaccia sul mare. E fonde giovinezza e senilità in un affresco misurato, preciso e nitido.( da Feltrinelli)

Due protagonisti, di generazioni diverse: Emilie, una liceale alle prese con il difficile cammino di crescita, in una famiglia difficile, e un’amicizia problematica; Tullio sessantottenne invalido e solo. Cercano entrambi di mettere ordine nei loro pensieri e stati d’animo arruffati dalle contingenze, lungo quel molo che si protende nel mare, in una sera di maggio inoltrato.

Tutto si gioca dentro una sola serata, i due si incontrano, in un confronto di solitudini. Ciascun personaggio è poi ben delineato dal modo di presentarsi nelle pagine, se Emilie si racconta in prima persona, dall’interno, di Tullio l’autore lo fa in terza: due modi che si legano all’interiorità e al vissuto dei due protagonisti, nel primo ancora fragile, contraddittorio e in fieri, nel secondo il trascorso è quasi cristallizzato tra memoria e rassegnazione, diversità da cui emerge evidente il contrasto generazionale.

Massimo Gezzi (1976) ha pubblicato i libri di poesia Il mare a destraL’attimo dopoIl numero dei viviUno di nessuno. Storia di Giovanni Antonelli, poetaSempre mondo, e il libro di racconti Le stelle vicine (Bollati Boringhieri, 2021, finalista Premio Mastercard Letteratura Esordienti). Ha curato per Mondadori il Diario del ’71 e del ’72 di Eugenio Montale e lo Specchio Poesie (1975-2025) di Franco Buffoni. Dirige con Fabio Pusterla la collana di poesia Le Ali di Marcos y Marcos. Ha fondato e coordina il sito letterario “Le parole e le cose”. Vive a Lugano, dove insegna italiano in un liceo. Per Feltrinelli Gramma ha pubblicato Adriatica (2025).

Federica Iacobelli “Il paese dei matti”. Premio dei lettori Lucca-Roma 2026

Federica Iacobelli presenta a Lucca il suo libro “Il paese dei matti” sul sopravvivere alla vita e alla guerra, selezionato per l’assegnazione del Premio dei Lettori Lucca-Roma 2026

Appuntamento martedì 9 dicembre a Villa Rossi (Gattaiola, Lucca)

È Federica Iacobelli la prossima ospite di Villa Rossi: il suo romanzo uscito per Bompiani a maggio è stato selezionato dalla Società Lucchese dei Lettori per la 39sima edizione del Premio dei Lettori Lucca-Roma e l’autrice sarà a Villa Rossi (Gattaiola-Lucca) martedì 9 dicembre alle 18 grazie al sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca.
Il romanzo, incentrato sulla forza e la luminosità degli affetti in tempo di guerra, sulla solidarietà che va oltre i pregiudizi e travolge le abitudini di un’intera comunità, sarà introdotto da Daniela Marcheschi, critica letteraria, studiosa di letteratura e antropologia delle arti.

Il romanzo. 
Bassa emiliana, maggio 1944. La piccola Gianna, suo fratello Carlo e la sorella Adriana lasciano la città, resa pericolosa dai bombardamenti, per sfollare con la famiglia in un paese che agli occhi della bambina sembra dominato da un castello da fiaba. In realtà il palazzo è un grande manicomio da cui un giorno Gianna vede uscire una bara scortata solo dal vecchio parroco e allora, per compassione, si accoda, suscitando lo sconcerto degli abitanti del paese, perché quando i matti muoiono nessuno li accompagna. È l’inizio del legame tra la bambina e quello strano posto, il castello-manicomio da cui le arrivano piccoli giochi, doni fragili creati da un uomo rinchiuso tra quelle mura. Un romanzo sulla forza e la luminosità degli affetti in tempo di guerra, sulla solidarietà che va oltre i pregiudizi e travolge le abitudini radicate di un’intera comunità.

L’autrice. Federica Iacobelli  lavora da oltre vent’anni con la scrittura in diversi ambiti, muovendosi fra i materiali di realtà e quelli di immaginazione, il pubblico dei ‘grandi’ e quello dei ‘piccoli’, i racconti e romanzi di sole parole, le storie per immagini, le scene del teatro, dei libri illustrati, della televisione. Ha pubblicato racconti lunghi, racconti brevi, testi teatrali e romanzi, spesso dedicati ai lettori giovani, e scritto soggetti, sceneggiature per il cinema documentario e d’animazione e per la televisione, testi per il teatro di prosa e musicale: un lavoro che, quando è scrittura funzionale ad altre arti, nasce in dialogo con altri artisti e professionisti (illustratori, musicisti, attori, registi). Oggi alterna al lavoro di autrice un’attività di insegnamento di sceneggiatura e scrittura drammaturgica. Dal 2019 è ideatrice, direttrice-scout e curatrice della collana di letteratura teatrale per giovani lettori ‘i gabbiani’ (Edizioni Primavera): una collana dalla vocazione internazionale che cerca, sceglie, traduce e pubblica drammaturgie jeune public dall’Italia e dal mondo, e che è arrivata oggi non solo a venti titoli in catalogo ma anche a un Premio Andersen alla miglior collana per ragazzi.

Il Premio dei Lettori è un premio letterario istituito a Lucca nel 1988 dalla Società Lucchese dei Lettori, fondato da Francesca Duranti e Antonio Dini, e destinato alla migliore opera di narrativa presentata nel corso dell’anno sociale nell’ambito delle iniziative dell’associazione. Le attività dell’associazione sono aperti a tutti e l’ingresso è libero.

Sandra Petrignani “Carissimo Dottor Jung”, presentazione

“Con il suo inconfondibile tocco narrativo, Sandra Petrignani mette in scena il folgorante incontro finale tra il padre della psicologia del profondo – contraddittorio, paterno, impavido e incosciente dietro il monumento edificato dalla fama – e la donna incurante delle convenzioni borghesi che ne avrebbe seguito le orme”(da Neri Pozza).

Una paziente immaginaria, Egle Corsani, sta scrivendo un libro sullo pscanalista svizzero. La narrazione scrorre su un doppio binario temporale: dal 1961, anno in cui Christiana Morgan, sua paziente e poi essa stessa analista, va a trovorlo a Zurigo, e ai giorni attuali con Egle e la sua amica Lorenza.
Nell’intervista di Brunbella Schisa (Il Venerdì La Repubblica 7 novembre 2025) alla domanda sul perché un libro su Jung, la Petrignani ha risposto
“Mah, forse perché ho fatto anni di analisi junghiana, come la Egle che scrive il romanzo, e perché per me Jung era un enigma interessante da analizzare. Ma soprattutto perché quell’uomo ormai anziano poteva insegnarmi qualcosa sulla vecchiaia e sulla morte”.
E le ha insegnato effettivamente qualcosa?
“Molto. Scrivere questo libro è stato come fare un nuovo ciclo di analisi, e con Jung in persona! Mi sento più conciliata con la vecchiaia, tanto è vero che la storia si chiude con l’inizio di una vicenda sentimentale inaspettata”.

Nel corso dell’intervista è stato sottolineato che i fatti narrati sono autentici ma il modo in cui si sono svolti, il contenuto delle lettere, le parole utilizzate sono state adattate alle necessità del raccontato e molto vicine al vero, Nello scrivere questo romanzo ha sempre avuto lo scopo di entrare nella testa del protagonista, un uomo speciale, senza snaturarlo ma cercando di capirlo profondamente, immaginando il ritorno di Christiana, Lady Morgana, come lui  la chiamava,  trent’anni dopo la prima terapia, ed è in lei che la scrittrice protagonista, Egle Corsani, si guarda riflessa, nelle sue domande esistenziali, nella sua solitudine, e vi trova le risposte per affrontare la nostalgia di quanto le manca.

Sandra Petrignani è nata a Piacenza. Vive a Roma e nella campagna umbra. Con Neri Pozza ha pubblicato: La scrittrice abita qui (2002), pellegrinaggio nelle case di grandi scrittrici del Novecento; i racconti di fantasmi Care presenze (2004); il libro di viaggio Ultima India (2006); il romanzo-documento Addio a Roma (2012) e la biografia romanzata di Duras, Marguerite (2014). Da Beat è stato recentemente riproposto il suo secondo libro, del 1988, Il catalogo dei giocattoli.

Le novità Voland del 21 novembre 2025

Edurne Portela Maddi oltre il confine

“Qualcuna piange. Nessuna la consola. Siamo stanchedi consolarci. Quando consoli dài una parte di te. Consolare logora

dal 21 novembre in libreria collana Amazzoni

Anni ’30 del ’900. María Josefa Sansberro detta Maddi, donna indipendente e piena di contraddizioni, cattolica e divorziata, senza figli e al contempo madre, gestisce un albergo molto popolare ai piedi del Monte Larrún, al confine tra Spagna e Francia. Finché un giorno la guerra non bussa inesorabile alla sua porta e un manipolo di soldati tedeschi requisisce l’intero edificio, riconvertendone le stanze in alloggi per l’alto comando dell’esercito. Costretta a servire gli ufficiali con apparente sottomissione, Maddi rafforza sempre di più il proprio ruolo come agente della Resistenza, nascondendo informazioni e persone a pochissimi metri di distanza da coloro che ora occupano i suoi letti ed esponendosi a rischi via via maggiori…
Immergendosi completamente in un prezioso archivio di documenti storici, Edurne Portela ne colma i vuoti e ricostruisce con prosa appassionata la vicenda reale di una donna che non si è conformata alle convenzioni del suo tempo, che ha superato confini sia fisici che morali, facendo ciò che nessuno si aspettava da lei.

Edurne Portela Scrittrice basca, figura chiave nel panorama letterario spagnolo, dopo aver lungamente vissuto negli Stati Uniti dal 2019 risiede in un paesino della Sierra de Gredos, dove si dedica a tempo pieno alla scrittura. Storica di formazione, si interessa ai meccanismi della violenza e alle sue manifestazioni individuali, politiche e sociali. In Italia sono apparsi per Lindau Meglio l’assenza (2019) e Forme di lontananza (2020). Nel 2022 Con gli occhi chiusi (Voland 2023) le è valso il Premio Euskadi de literatura en castellano. Collabora regolarmente con i principali media spagnoli. 

Sebastiano Martini Il frastuono del mondo

“Non si affanni a cercare il silenzio.Il silenzio non esiste.”

dal 21 novembre in libreria
Collana Intrecci

Orlando Ferrero soffre di acufene, un disturbo che gli rende insopportabili i rumori della vita quotidiana. In un mercatino dell’usato di Trieste, città che inizia a frequentare grazie al suo lavoro da agente immobiliare, si imbatte in un venditore ambulante che gli propone l’acquisto di un paio di vecchie cuffie con il cavo tagliato, presentandole come “un rimedio contro il frastuono del mondo”. Orlando declina con diffidenza ma quell’incontro lo scuote profondamente, come anche leggere sul giornale della morte di un amico di gioventù. Le circostanze dell’accaduto sembrano lasciare spazio a dubbi ed è così che un episodio riaffiora nella memoria…
Un romanzo sulle coincidenze del caso, sul sentimento di inadeguatezza che ognuno di noi conosce.

Sebastiano Martini nato a Parma nel 1978, lavora come avvocato civilista. Ha pubblicato i romanzi Covadonga (EdizioniLeucotea 2019), La notte dell’acqua alta (Edizioni Ensemble 2020), Stato passivo (Edizioni Ensemble 2021), Il mare delle illusioni(Arkadia Editore 2023), proposto al Premio Strega 2023.  Ha pubblicato anche il saggio narrativo In Costa Azzurra con Scott Fitzgerald. Le illusioni perdute della Riviera (Giulio PerroneEditore 2024) e, in ultimo, il romanzo Il desiderio imperfetto (Arkadia Editore 2025), proposto al Premio Strega 2025.