Fabrizio Guarducci – Monica Milandri ” Più in là del silenzio”, Le Lettere

Un romanzo sulla difficoltà di amarsi da adulti, sulla vulnerabilità, sulla necessità di accettare limiti e sulla pazienza della cura quotidianapane condiviso, oggetti sistemati insieme, gesti che si sostituiscono alle parole troppo povere o potenzialmente dannose

Copertina del romanzo di Guarducci e Milandri "Più in là del silenzio", Le Lettere

In libreria dal 6 marzo 2026

Preparava la colazione per tutti e due. Appoggiava il giornale più vicino a lui. Lasciava la porta del bagno socchiusa perché sapeva che lui si sarebbe lavato le mani prima di colazione. E ogni volta che lui capiva — ogni volta che accoglieva la colazione con un sorriso o si sedeva senza chiedere qualcos’altro — lei sentiva un piccolo battito dentro, come se stessero imparando un linguaggio muto fatto di sintonia. All’inizio aveva pensato: “Ci stiamo adattando.” Poi, con più coraggio: “Ci stiamo ascoltando.” Ora sapeva che era qualcosa di più profondo. “Ci stiamo riscrivendo.” Era una scrittura lenta, fatta non di lettere, ma di gesti. Di abitudini che si modellavano piano sull’altro, non per dovere, ma per delicatezza. Come quando cammini accanto a qualcuno e, senza rendertene conto, adegui il passo. Non ti chiedi se sei tu o lui a cambiare. Lo fate entrambi, naturalmente.

“Più in là del silenzio” segue il percorso di Teodoro e Claudia, due adulti segnati dalla fatica di comunicare davvero, sia come coppia che all’interno del proprio ambiente di amicizia e quotidianità. Nel romanzo, il silenzio emerge come il vero protagonista: non solo distanza o muro, ma possibilità di sentire, incontrarsi e ascoltarsi in profondità, oltre la superficie delle parole abituali. La trama si snoda tra scene di vita privata e momenti collettivi: la svolta avviene quando Teodoro e Claudia organizzano una cena in cui parlare è proibito—solo la musica e i gesti possono esprimere i sentimenti. Questo evento simbolico permette ai due e alle persone che li circondano di scoprire che può esistere una comunicazione fatta di cura, attenzione e piccoli dettagli, in cui i non detti diventano nuova lingua dell’intimità. Il romanzo riflette sulla difficoltà di amarsi da adulti, sulla vulnerabilità, sulla necessità di accettare limiti e sulla pazienza della cura quotidiana: pane condiviso, oggetti sistemati insieme, gesti che si sostituiscono alle parole troppo povere o potenzialmente dannose. Guarducci e Milandri costruiscono così una meditazione densa sul valore della presenza autentica, sull’ascolto e sulla possibilità—anche nella crisi—di trovare uno spazio comune dove restare se stessi e incontrare davvero l’altro.

Fabrizio Guarducci si è formato nella concezione sociale e umana di Giorgio La Pira. Dopo aver vissuto il movimento Underground alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e aver conosciuto Guy Debord in Francia, ha aderito convintamente al Situazionismo. Ha fondato il Dipartimento di Antropologia culturale dell’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze. Ha insegnato Mistica, Estetica e Tanatologia, dedicandosi interamente alla ricerca dei linguaggi come strumenti per migliorare l’interiorità dell’individuo e per trasformare in positivo la realtà che ci circonda. È, inoltre, autore cinematografico: Paradigma italiano (premiato al PhilaFilm, 1993), Two days (2003) e Il mio viaggio in Italia (vincitore del Golden Eagle, 2005). Come autore, produttore e regista ha realizzato i film Mare di grano (2018), Una sconosciuta (2021) e Anemos (2023) e La partita delle emozioni (2025). Ha pubblicato i saggi La parola ritrovata (2013), TheoriaIl divino oltre il dogma (2020) e i romanzi Il quinto volto (2016), La parola perduta (2019), La sconosciuta (2020), Duetto (2021), Amor (2022), Il villaggio dei cani che cantano (2022), La partita delle emozioni (2023) ed Eclissi (2023, selezione Premio Strega 2024), Il richiamo del sentimento (2025).

Monica Milandri è appassionata di arte e musica classica; vive e lavora a Firenze.

Voland: Novità in libreria

Amélie Nothomb Meglio così

“È complicato appartenere a un gruppo, e a maggior ragione a una famiglia.”

Novità Voland: Amélie Nothomb Meglio così.

Traduzione di Federica Di Lella

collana Amazzoni

dal 24 febbraio in libreria

Estate 1942. Per allontanarla dai bombardamenti che minacciano Bruxelles la piccola Adrienne, di quattro anni, viene mandata per due mesi nella cupa e semidiroccata casa della sua bisbetica nonna di Gand, che le dà il benvenuto offrendole caffellatte e aringhe per colazione e si diverte da subito a tormentarla. La ripugnante ma spassosa vecchina odia tutti, comprese le proprie figlie, e adora un solo essere: Pneu, il gatto obeso e sprezzante che troneggia in una stanza-santuario. La bambina sopravvive a quest’atmosfera soffocante grazie alla sua intelligenza, all’immaginazione e soprattutto a una formula magica: “Meglio così.” Un mantra che diventa l’arma per affrontare quanto la ferisce o spaventa, uno strumento di resistenza e, paradossalmente, di speranza… Dopo aver raccontato la storia del padre in Primo sangue col quale si è aggiudicata il Prix Renaudot 2021 e il Premio Strega Europeo 2022 l’autrice belga dedica il nuovo romanzo alla madre, finora quasi sempre assente dai suoi libri.

L’autrice Amélie Nothomb Nata a Kobe (Giappone) nel 1967, ha esordito nel 1992 con Igiene dell’assassino e da allora pubblica un libro l’anno scalando ogni volta le classifiche di vendita. Innumerevoli gli adattamenti cinematografici e teatrali ispirati dai suoi romanzi tra cui il recente film d’animazione di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han La piccola Amélie, tratto da Metafisica dei tubi. Tra i premi letterari vinti ricordiamo il Grand Prix du roman de l’Académie française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori, il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo, e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore. Con Sete è arrivata seconda al Prix Goncourt 2019, con Primo sangue si è aggiudicata il Prix Renaudot 2021 e il Premio Strega Europeo 2022, e con Psicopompo ha ricevuto il Premio Europeo Rapallo Bper Banca 2024 per “la migliore scrittrice europea”. Per l’insieme della sua opera le è stato assegnato il Premio Hemingway per la Letteratura 2023. Tutti i suoi romanzi sono tradotti e pubblicati in Italia da Voland.

Maria Grazia Madia “Ho vissuto due vite”, NeP Edizioni

Copertina "Ho vissuto due vite" di maria Grazia madia, NeP Edizioni

Un’opera intensa e introspettiva, che conduce il lettore nel complesso universo emotivo della protagonista, Andrea, seguendone il percorso umano attraverso le trasformazioni che segnano il corso delle sue numerose vite interiori.

Andrea accompagna il lettore in un viaggio fatto di emozioni, pensieri e stati d’animo che si alternano e si intrecciano, restituendo la profondità e la fragilità dell’esperienza umana.
È nel suo momento di maggiore vulnerabilità, quando ogni certezza sembra ormai perduta, che la donna incontra Aurora. Tra le due nasce un amore limpido e autentico, capace di accogliere e lenire anche le ferite più profonde.
Si tratta di un sentimento incondizionato, libero da schemi e definizioni, che si afferma con naturalezza nella sua forza vitale. Tuttavia, la vita interviene con ostacoli inattesi e mette alla prova anche i legami più sinceri. Un evento fatale spezza l’incanto, lasciando spazio al vuoto, all’assenza e al dolore di una separazione improvvisa.
Da questa frattura ha origine un lungo e difficile cammino di guarigione. Attraverso la sofferenza e la resilienza, la protagonista intraprenderà un percorso di rinascita, scoprendo che l’amore vero non si esaurisce, ma continua a vivere, cambia le persone e le accompagna nel tempo. Perché non si può morire quando si ama davvero.
Con una scrittura sensibile e profonda, Maria Grazia Madia indaga le zone più enigmatiche dell’intimità dei personaggi, voce a dubbi, crepe interiori e interrogativi che accompagnano l’esperienza umana e non sempre trovano risposta.
Le riflessioni dell’autrice si concentrano in un malinconico struggimento che attraversa il ricordo di ciò che è stato, l’imprevedibilità degli eventi e l’apertura verso un futuro ancora tutto da scrivere. La sua penna si distingue per l’intensità dell’introspezione psicologica e per la potenza evocativa delle descrizioni, capaci di rispecchiare con delicatezza gli stati d’animo dei protagonisti.
“Ho vissuto due vite” è un romanzo che pone al centro l’amore come esperienza assoluta, una forza capace di salvare e di dare senso anche al dolore più profondo.

Maria Grazia Madia nasce a Catanzaro il 29 dicembre 1987. Vive a Lamezia Terme (CZ) con sua moglie Angela.
Ha conseguito una laurea in Scienze sociali ed è appassionata di psicologia, filosofia e mentalismo.
Durante l’adolescenza ha subìto attacchi omofobi ed è così che ha iniziato a scrivere, per allontanare la solitudine e la depressione.
Nel tempo libero legge, scrive, canta e ascolta musica.

Novità Voland in libreria

Theodor Kallifatides Madri e figli

“Vivo la mia vita circondato da storie che non ho scritto,ma grato che altri l’abbiano fatto.”

Copertina romanzo di Theodor Kallifatides Madri e figli

dal 23 gennaio in libreria Collana Intrecci

Nel 2006 Theodor Kallifatides, acclamato autore greco emigrato in Svezia da quasi mezzo secolo, torna a far visita alla madre novantenne, rimasta a vivere ad Atene. Entrambi sanno che potrebbe essere uno dei loro ultimi incontri. Nella settimana che trascorrono insieme, durante le pigre mattinate con caffè e biscotti, ripercorrono i momenti più significativi delle loro esistenze, lasciando affiorare segreti mai esplorati, andando alla radice del proprio lessico familiare.
Rivive così in mezzo a loro la figura decisiva del padre e marito – esule greco in Turchia, insegnante appassionato, prigioniero dei nazisti – le cui memorie Theodor ha deciso di tradurre per i nipoti. Passato e presente si intrecciano, in un viaggio traboccante di tenerezza e nostalgia.

L’autore THEODOR KALLIFATIDES Pluripremiato e prolifico autore, è nato in Grecia nel 1938 e nel 1964 è emigrato in Svezia, dove vive tuttora. Dopo gli studi in filosofia all’Università di Stoccolma, ha dato avvio alla sua produzione letteraria, che comprende oggi più di quaranta titoli, tra narrativa,saggistica e poesia, pubblicati in tutto il mondo. Ha diretto un film, firmato sceneggiature e tradotto numerosi autori, tra cui Ghiannis Ritsos in svedese e Ingmar Bergman e August Strindberg in greco.Madri e figli è stato incluso nella lista dei migliori libri del 2024 stilata dal “New Yorker”. Di Kallifatides Voland ha già pubblicato Una vita, ancora (2024).

Jelena Lengold Una giornata a passo leggero

“Le anime sono prevedibili e malleabili.Tutte, senza eccezioni.”

Copertina romanzo di Jelena Lengold Una giornata a passo leggero

dal 6 febbraio in libreria collana Amazzoni

Isidor Kraus, affermato autore di mezza età, è alle prese con la stesura di un nuovo romanzo, ma la sua routine quotidiana viene turbata dalle mail di uno sconosciuto lettore. Contrariamente alle sue abitudini, Isidor non riesce a ignorarle e scopre cosa si nasconde dietro l’inatteso contatto: l’uomo scrive per parlare di Irma, la donna di cui quasi quarant’anni prima il giovanissimo Isidor si era innamorato. La mente dello scrittore torna allora all’estate dei suoi diciotto anni, alla morte improvvisa della madre, all’incontro con Irma all’epoca trentenne, alla sua inspiegabile sparizione, al viaggio in treno lungo l’Europa per trovare sé stesso…
Una narrazione avvincente e provocatoria, un’appassionata storia d’amore per ricordarci che la letteratura ha davvero il potere di aprire nuove strade.

L’autrice JELENA LENGOLD nata nel 1959 a Kruševac, poetessa, scrittrice e giornalista, è tra le voci più significative del panorama letterario serbo. Prima dell’esordio in narrativa nel 2003, ha lavorato per dieci anni nella sezione culturale di Radio Beograd. Nel 2011 ha conquistato il Premio dell’Unione Europea per la letteratura con Vašarski Mađioničar, tradotto in dodici paesi (in Italia Il mago della fiera, Zandonai 2013). La resa (Voland 2022) si è aggiudicato il Premio della città di Belgrado.

La traduttrice ELISA COPETTI traduce narrativa e drammaturgia dal serbo e dal croato, e insegna lingua e traduzione all’Università di Udine. Per Voland ha curato la traduzione dei romanzi Gli orologi nella stanza di mia madre di Tanja Stupar Trifunović e La resa di Jelena Lengold.Nel 2008 ha vinto il Premio Estroverso.

Bibliotheka: le novità di gennaio 2026 

IL SARTO CHE GUARDAVA LE STELLE”. LE DISAVVENTURE DI UN EBREO POLACCO IN FUGA DAI NAZISTI
CHE SI RIFA’ UNA VITA LAVORANDO A BOLOGNA COME SARTO

Il romanzo di Salvatore Pireddu, sardo di nascita e residente a Torino, ispirato a una storia vera

Salvatore Pireddu

Il sarto che guardava le stelle

Bibliotheka

Dal 16 gennaio 2026

Il primo settembre 1939 l’esercito tedesco attacca la Polonia dando fuoco alle polveri del Novecento. Da quel momento i membri della famiglia Fajans sono costretti a un esodo doloroso nei campi di sterminio nazisti o nei campi di lavoro russi.
Salvatore Pireddu racconta la storia vera di Saya, ebreo polacco che dopo molte vicissitudini ricostruisce a Bologna la propria vita. È nell’umile mestiere del sarto che il protagonista si riscopre uomo, perché “cucire significa mettere insieme le trame, aggiustare fa bene alla memoria delle cose rotte”.

Nato a Nuoro nel 1983 Salvatore Pireddu è editor, ghostwriter e scrittore. Laureato in Antropologia all’Università di Bologna è stato docente a contratto all’Università di Friburgo. Grazie a una borsa di studio, ha frequentato per due anni Bottega Finzioni, fondata da Carlo Lucarelli. Attualmente lavora come capo redattore della Davide Falletta Editore di Torino, città dove risiede.

UNA CAMERA TUTTA D’AMBRA”. PER VOLERE DI HITLER, I NAZISTI SMONTARONO A LENINGRADO UNA CAMERA
TUTTA D’AMBRA E LA PORTARONO IN GERMANIA

La vicenda è ricostruita nel romanzo di Vittorio Orsenigo con una prefazione di Sergio Romano

Vittorio Orsenigo

Una camera tutta d’ambra

Prefazione Sergio Romano

Bibliotheka

Dal 16 gennaio

 “Centoventi casse di ferro: i numeri appaiono chiari al centro di un drappo pesante fatto con il buon velluto del buio”. In quelle casse c’è la celebre Camera d’ambra, che nel 1941 fu smontata dai nazisti dal palazzo di Leningrado in cui si trovava e trasportata dalla Russia a Königsberg, nella Prussia Orientale.
La vicenda viene ricostruita intrecciando e alternando arte e guerra, meraviglia e orrore nel romanzo di Vittorio Orsenigo Una camera tutta d’ambra con una prefazione dell’ambasciatore Sergio Romano. A differenza della maggior parte dei tesori trafugati durante la seconda guerra mondiale, la Camera d’ambra aveva per il regime di Hitler un alto valore simbolico. Era stata concepita da un architetto tedesco per un re di Prussia, creata da artigiani locali e apparteneva quindi alla categoria delle opere che la Germania riteneva di dover recuperare e custodire nel cuore del Reich.

Vittorio Orsenigo (Milano, 1926-2025), regista e scrittore, si avvicina al panorama artistico milanese dell’immediato dopoguerra. Seguendo l’invito di Elio Vittorini, cura un ciclo di letture alla Casa della cultura di Milano presentando una selezione di testi teatrali di Christopher Isherwood, Bertold Brecht e Wystan Hugh Auden, allora poco noti in Italia. Nel 1950 esordisce come regista al Piccolo Teatro di Milano, grazie al direttore Paolo Grassi, con Ubu Roi di Jarry e Le Mammelle di Tiresia di Apollinaire. Ha pubblicato, tra gli altri, con Greco&Greco, Sellerio e Archinto.

NELLA FUTURA CITTA’ DI EDENIA”. NELLA CITTA’ DI EDENIA L’ANTISEMITISMO È SCOMPARSO E IN PALESTINA
EBREI E ARABI CONOSCONO UNA PACE PERPETUA E DURATURA

Un raro racconto utopico di Kalman Zingman (1918) tradotto per la prima volta in italiano da Stefania Ragaù.

Kalman Zingman

Nella futura città di Edenia

A cura e con la traduzione di Stefania Ragaù

Bibliotheka

Dal 30 gennaio

Edenia è una città tecnologicamente avanzata, dotata di grattacieli e aero-treni volanti e con un clima regolato artificialmente a seconda delle stagioni, tanto che non servono più cappotti d’inverno, né si sente troppo caldo d’estate. È un’affascinante fantasia letteraria sulle possibilità della vita ebraica in Europa e sulla pace in Palestina il racconto di Kalman Zingman, pubblicato nel 1918 e ora tradotto per la prima volta in italiano dall’yiddish da Stefania Ragaù In questo raro racconto utopico della letteratura yiddish, pubblicato all’indomani della rivoluzione russa e della Prima guerra mondiale, l’antisemitismo è scomparso e gli ebrei della diaspora hanno ottenuto la piena emancipazione. Nel futuro immaginato dall’autore, i popoli della terra sembrano aver raggiunto una pace perpetua e duratura e persino in Palestina, dove l’impresa sionista ha sviluppato una vivace civiltà ebraica secolare, arabi ed ebrei vivono tranquillamente gli uni accanto agli altri.

Kalman Zingman (1889–1929), nato in uno shtetl vicino a Kaunas, in Lituania, ricevette un’educazione tradizionale ebraica che però non portò a termine, dovendo ben presto mettersi a lavorare in un piccolo negozio di stoffe. Grande amante della letteratura e della poesia, che leggeva in yiddish, ebraico e russo, nel 1917 decise di fondare una piccola casa editrice dedicata alla letteratura yiddish e cimentarsi lui stesso in alcuni tentativi letterari. Proseguì l’attività editoriale a Kaunas, in Lituania, e poi a Berlino. Nel 1928 si recò con un visto turistico in Unione Sovietica, dove morì l’anno dopo a Simferopol, capitale della Crimea.

Stefania Ragaù, dottoressa di ricerca in Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è borsista Humboldt al Buber-Rosenzweig-Institut dell’Università Goethe a Francoforte sul Meno. Ha pubblicato Sognando SionEbraismo e sionismo tra nazione, utopia e Stato (1877-1902) (Viella, 2021).

Matteo Speroni “Il grande buio”, presentazione

Bastano pochi giorni di interruzione di energia elettrica ad ampio raggio per fare precipitare la società nel caos: niente luce, niente acqua nelle case, niente telefoni cellulari, niente benzina, niente illuminazione pubblica e semafori, ospedali al collasso. Il caos diviene occasione per regolamenti di conti, mentre sullo sfondo si muovono il protagonista, il fotografo Luc Pontano, la sua amica e poi compagna Lucia (una giovane non vedente che parla al baracchino Cb, quello dei radioamatori), il pianista Ulrico (un artista ipersensibile che smarrisce la ragione perché sente vicina la fine del mondo), il vagabondo Adelmo (che si è stabilito in un magazzino del casone) e tante altre figure di diversa provenienza.( da Milieu Edizioni)

Il fenomeno del grande buio, come  titola l’autore il suo romanzo, paventato e a piccole dosi sperimentato nel mondo, atterrisce tutti noi così dipendenti dall’elettricità. Qui , in una situazione distopica, Speroni vaglia le conseguenze in una comunità ristretta che vive in una casa di ringhiera, un caseggiato tipico della Milano di periferia e nella quale restano ancora molti esemplari.
La casa di ringhiera altro non è che un caseggiato popolare la cui caratteristica sono i ballatoi interni muniti di ringhiera; il tipico abitato che contraddistingue i ceti meno abbienti che sfuggono nelle periferie ai costi elevati. Le case di ringhiera hanno il loro fascino per ambientarvi situazioni che sfociano poi nella violenza e nel giallo come ci ricordano i romanzi di Francesco Recami che in case di ringhiera ha ambientato una serie dei suoi.
Anche in quello di Speroni il grande buio  diventa l’occasione ideale per commettere un omicidio durante il freddo inverno metropolitano, una metropoli non meglio identificata ma che assomiglia molto a Milano, nell’immaginario quartiere di Acqua Antica. Ed è proprio il caseggiato il protagonista che, con i suoi quattro piani e i due cortili interni, ogni giorno mette in scena la quotidianità, come dentro un teatro elisabettiano.
Protagonista, insieme a molte figure di interpreti,  è Luc Pontano, 41 anni, fotografo freelance che mette a fuoco un  mondo, con curiosità e attenzione, attraverso  il  mirino della sua  vecchia reflex: è un’umanità variegata che va in scena con il carico di problemi con cui ciascuno deve fare i conti, le conseguenti preoccupazioni o le gioie che ne possono derivare, diventando protagonista nel saper reagire e intergire all’interno di una situazione eccezionale.

Matteo Speroni (Milano, 1965) giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore.Per Milieu ha pubblicato I diavoli di via Padova e Brigate Nonni. Con Arnaldo Gesmundo ha scritto Il ragazzo di via Padova. Vita avventurosa di Jess il bandito (2014). È autore di spettacoli teatrali in forma di reading, realizzati con il cantautore, musicista e compositore Folco Orselli.

Bianca Pitzorno “La sonnambula”, presentazione

Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d’animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite.(da Bompiani)

La sonnambula, editato il 5 gennaio 2026 per Bompiani, come rivela l’autrice in una recente intervista di Cristina Taglietti (La Lettura 4 gennaio 2026), racconta  l’esistenza avventurosa di Ofelia Rossi, la protagonista, che da una città del Nord Italia raggiunge  Donora, una cittadina immaginaria della Sardegna che di fatto sottende la Sassari ottocentesca.
È fuggita da un matrimonio sbagliato e da un marito violento, per reinventarsi medium. A quel tempo, sottolinea l’autrice  il termine “sonnambula” infatti non indicava chi si muove nel sonno ma chi si dedica a pratiche particolari, sa prevedere il futuro, connettere i due mondi, in precise condizioni di trance: a cosa imputare la scelta di Ofelia? Sicuramente ad una infanzia in cui ha manifestato fin da bambina svenimenti improvvisi dai quali si risvegliava con il presagio di un evento. E così, per 5 lire, una cifra decisamente alta per i tempi, accoglie le  sue clienti, soprattutto donne, le ascolta, le sa ascoltare, studiandone le inquietudini, i desideri, le speranze. Simula quindi la trance, e scrive il responso.
Niente di inventato ma, come spiega l’autrice durante la sua intervista

.”Su una vecchia copia del giornale “L’Isola” del maggio 1894 ho trovato l’inserzione di una certa Elisa Morello, “rinomata sonnambula”. Mi sono chiesta: chi era questa signora? Chi andava a consultarla? Non è un nome sardo: quindi o era un nome d’arte, oppure veniva da fuori”

Nel romanzo quindi le storie che le clienti raccontavano ad Ofelia sono anch’esse tratte dalle cronache del tempo e comparse sui quotidiani di allora, ciò non toglie ovviamente, come sottolinea la scrittrice, che molte cose sono frutto di immaginazione  “ma ogni dettaglio è verificato: Ho cercato di essere storicamente credibile, anche con l’aiuto dell’archivista di Stato di Sassari a cui sottoponevo i miei quesiti. Ho sempre amato e utilizzato molto gli archivi: sono una devotissima della scuola francese di Les Annales che pone l’attenzione sulla vita quotidiana delle persone”.[…] “l’unica cosa che ho inventato di sana pianta è l’amore della sonnambula con l’ingegnere. È quello che mi diverte di più: infilare i personaggi nei pertugi della storia vera”.

Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato dal 1970 a oggi più di settanta opere tra saggi e romanzi, per bambini e adulti, che in Italia hanno superato i due milioni di copie vendute e sono stati tradotti in moltissimi Paesi. Ha tradotto a sua volta Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Pérez Díaz, Tove Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espín. I suoi ultimi libri sono La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi) (Mondadori 2015), Il sogno della macchina da cucire (Bompiani 2018), Sortilegi (Bompiani 2021), Donna con libro (Salani 2022) oltre a due racconti in plaquette – Piante di via Romolo Gessi e Nata sotto un cavolo – con l’editore Henry Beyle (2021 e 2022).(da Bompiani)

Andrea Vitali “I rimedi del dottor Aiace Debouché”, presentazione

Con I rimedi del dottor Aiace Debouché Andrea Vitali ci reimmerge nel cuore del suo mondo letterario, popolato da personaggi inimitabili e involontariamente comici. L’intreccio delle vicende mette in scena l’imprevedibilità della vita, le sue impensabili coincidenze e le inaspettate vie di fuga che gli abitanti di quella sponda del lago sanno inventarsi per fronteggiare gli eventi.(da Garzanti)

1920 Bellano sulle rive del lago di Como, protagonista il dottor Aiace Debouché, “farmacista, varesino nativo di Castellanza, trentenne, alto, barbuto e fino ad allora insegnante di chimica e fisica” che a Bellano è riuscito a coronare il suo sogno di sperimentatore e ricercatore: l’acquisto di una farmacia tutta sua dove mettere a profitto le sue abilità galeniche.
Ed è proprio ai medicamenti più richiesti che dedica tutta la sua attenzione e la sua ricerca: pare proprio che il paese in quel periodo, in febbraio, sia afflitto da problemi intestinali dovuti non si sa bene ma evidenti dalle continue richieste per risolvere la diffusa costipazione.
Ma l’arrivo in paese ha  risvolti professionali e anche sentimentali: è Virginia, la bella figlia del droghiere, giovane di particolare bellezza, educata nei collegi svizzeri e bramosa di convolare a nozze con il partito più in che la piazza paesana concede, che gli ha rapito il cuore.
Sembra una favola a lieto fine e per il farmacista e per la bella fanciulla ma il farmacista-scienziato dovrà trovare una soluzione salvifica ai problemi irrisolti che si trascina dalla giovinezza.
L’autore è stato un medico e oggi è narratore affermato: presto alcune trame dei suoi romanzi andranno in tv, quattro episodi con protagonista  il  maresciallo Maccadò.

Andrea Vitali è nato a Bellano nel 1956. Medico di professione, ha esordito nel 1989 con il romanzo Il procuratore, che si è aggiudicato l’anno seguente il premio Montblanc per il romanzo giovane. Nel 1996 ha vinto il premio letterario Piero Chiara con L’ombra di Marinetti. Approdato alla Garzanti nel 2003 con Una finestra vistalago (premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa, e premio Bruno Gioffrè 2004), ha continuato a riscuotere ampio consenso di pubblico e di critica con i romanzi che si sono succeduti, costantemente presenti nelle classifiche dei libri più venduti, ottenendo, tra gli altri, il premio Bancarella nel 2006 (La figlia del podestà), il premio Ernest Hemingway nel 2008 (La modista), il premio Procida Isola di Arturo Elsa Morante, il premio Campiello sezione giuria dei letterati nel 2009, quando è stato anche finalista del premio Strega (Almeno il cappello), il premio internazionale di letteratura Alda Merini, premio dei lettori, nel 2011 (Olive comprese). Nel 2008 gli è stato conferito il premio letterario Boccaccio per l’opera omnia, nel 2015 il premio De Sica e nel 2019 il Premio Giovannino Guareschi per l’Umorismo nella Letteratura (da Garzanti)

Woody Allen “Che succede a Baum?”, presentazione

Traduzione di Alberto Pezzotta.

Che succede a Baum? è il primo romanzo di Woody Allen ed è tutto ciò che ci si aspetterebbe da lui, e anche qualcosa in più. Il ritratto di un intellettuale paralizzato da preoccupazioni nevrotiche sulla futilità e il vuoto della vita; uno sguardo irriverente sui miti della cultura newyorkese; soprattutto, una storia divertente, dalla trama serrata e dalla scrittura impeccabile, da uno dei più grandi e versatili talenti cinematografici e letterari americani. (da La nave di Teseo)

Sebbene si tratti del suo primo romanzo non sono mancate in passato altre manifestazioni di scrittura: le raccolte di racconti umoristici, l’autobiografia A proposito di niente del 2020. Nel romanzo Asher Baum è un alter ego, anche qui una specie di autobiografia costruita su un personaggio.

Chi è Asher Baum?

Giornalista e scrittore ebreo newyorkese di mezza età in crisi, con tre matrimoni alle spalle, invidioso del figliastro, promettente scrittore, una vita affettiva e familiare che registra  screzi col fratello e il  ricordo poco felice  del padre morto, dove non sono mancate accuse di molestie sessuali, il tutto attraverso  monologhi, il protagonista ha il vizio di parlare da solo, ma non mancano  dialoghi esilaranti e citazioni filosofiche, musicali e letterarie  che ricordano il Wood Allen cinematografico che sa creare anche come narratore personaggi e situazioni tra risate, colpi di scena e dialoghi ben costruiti e  ben calibrati.

Woody Allen è uno scrittore, regista e attore. Grande appassionato di jazz e tifoso di sport, è stato stand-up comedian e autore di diversi libri. Vive nell’Upper East Side di Manhattan con la moglie e le loro due figlie. Per La nave di Teseo ha pubblicato A proposito di niente (2020), Zero Gravity (2022) e le nuove edizioni di RivinciteSenza piumeEffetti collaterali (2023), Pura anarchia (2023), Conversazioni su di me e tutto il resto (con Eric Lax, 2024), Provaci ancora, Sam (2025), Sesso e bugie (2025). Questo è il suo primo romanzo.(da La nave di Teseo)

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A proposito di niente

Massimo Gezzi “Adriatica”, presentazione

Massimo Gezzi mette assieme generazioni diverse, sogni perduti e ingenue speranze, in una provincia immaginaria, una indimenticabile provincia dell’anima che si affaccia sul mare. E fonde giovinezza e senilità in un affresco misurato, preciso e nitido.( da Feltrinelli)

Due protagonisti, di generazioni diverse: Emilie, una liceale alle prese con il difficile cammino di crescita, in una famiglia difficile, e un’amicizia problematica; Tullio sessantottenne invalido e solo. Cercano entrambi di mettere ordine nei loro pensieri e stati d’animo arruffati dalle contingenze, lungo quel molo che si protende nel mare, in una sera di maggio inoltrato.

Tutto si gioca dentro una sola serata, i due si incontrano, in un confronto di solitudini. Ciascun personaggio è poi ben delineato dal modo di presentarsi nelle pagine, se Emilie si racconta in prima persona, dall’interno, di Tullio l’autore lo fa in terza: due modi che si legano all’interiorità e al vissuto dei due protagonisti, nel primo ancora fragile, contraddittorio e in fieri, nel secondo il trascorso è quasi cristallizzato tra memoria e rassegnazione, diversità da cui emerge evidente il contrasto generazionale.

Massimo Gezzi (1976) ha pubblicato i libri di poesia Il mare a destraL’attimo dopoIl numero dei viviUno di nessuno. Storia di Giovanni Antonelli, poetaSempre mondo, e il libro di racconti Le stelle vicine (Bollati Boringhieri, 2021, finalista Premio Mastercard Letteratura Esordienti). Ha curato per Mondadori il Diario del ’71 e del ’72 di Eugenio Montale e lo Specchio Poesie (1975-2025) di Franco Buffoni. Dirige con Fabio Pusterla la collana di poesia Le Ali di Marcos y Marcos. Ha fondato e coordina il sito letterario “Le parole e le cose”. Vive a Lugano, dove insegna italiano in un liceo. Per Feltrinelli Gramma ha pubblicato Adriatica (2025).