“Gusto giapponese, sapore toscano. Le ricette creative della chef Kazuyo Haha” da Il Tirreno 25 novembre

domani nel salone del giornale

I menu di Kazuyo Hada
fra Giappone e Toscana
si scoprono al “Tirreno”
LIVORNO. C’era una volta una modella giapponese che spesso arrivava in Europa per lavoro. Un bel giorno sbarcò in Toscana dove rimase colpita dal paesaggio, dalla cultura e dal cibo. E siccome amava cucinare, decise di fermarsi per frequentare un corso per chef (a Lucca). Poi per amore di un sommelier decise di restare per sempre in Italia. La ex modella, oggi chef, si chiama Kazuyo Hada. Il sommelier, Simone Cavallini, nel frattempo è diventato suo marito e insieme gestiscono da alcuni anni l’Enoteca Vinalia, nel cuore di Cecina. Vinalia è un piccolo ristorante dove il gusto giapponese (anche nell’estetica) e il sapore toscano si fondono in piatti della nostra tradizione ma rivisitati con quel tocco “made in Japan” che fa la differenza. Kazuyo, in cucina, è riuscita e riesce a mescolare e bilanciare in maniera creativa due mondi distanti fra di loro, ma che sotto il profilo dell’importanza delle tradizioni hanno molti punti in comune. E domani alle ore 17 nel Salone de “Il Tirreno”, in viale Alfieri 9 a Livorno, sarà presentato il volumetto “Gusto giapponese, sapore toscano. Le ricette creative della chef Kazuyo Haha”. Il libro (Editoriale Programma, pagine 95, prezzo di copertina euro 8.90, nelle edicole diffuso da “Il Tirreno” e nelle librerie) è stato scritto da Elisabetta Arrighi, giornalista, che in appendice ha intervistato anche la food blogger Cristina Galliti (che firma a sua volta quattro ricette) per una chiacchierata su cucina etnica e fusion. La presentazione, che vedrà l’autrice Elisabetta Arrighi conversare con il giornalista Giuseppe Boi alla presenza della chef Kazuyo e della food blogger Galliti, offrirà anche l’occasione per degustare un piccolo aperitivo con stuzzichini che fondono tradizione enogastronomiche toscane e giapponesi. Nelle ricette di Kazuyo Hada, la maggior parte delle quali a base di pesce, si percepiscono in maniera forte il rigore del Sol Levante e i sapori del territorio. Così il sushi e sashimi offrono il profumo del salmastro, perché vengono utilizzati pesci pescati nelle acque del Tirreno, e anche il condimento si può scegliere “all’italiana” oppure “alla giapponese”. Gli spiedini di sarago sposano le alghe kombu, mentre il baccalà alla livornese viene fritto in tempura, e tante altre deliziose sorprese. —

Giovanna Casadio “Dove si guarda è quello che siamo” da La Repubblica

 

E che, raccontando il cibo della sua terra, Giovanna Casadio, giornalista di Repubblica, ci narra un mondo fatto di regole e di violenza

 

 

 

 

[…]Dove si guarda è quello che siamo (Edt) è un piccolo gioiello in cui, parlando delle arancine (rigorosamente al femminile, perché al maschile gli arancini sono catanesi o messinesi), Giovanna Casadio ricorda di quando, tra il 1876 e il 1915, espatriarono 14 milioni di italiani, di cui quasi un milione e mezzo siciliani, spinti dalla povertà e dalla fame – perché dalla fame non c’è scampo, e «i gusci dei babbaluci gettati via davano sollievo a chi li afferrava e ancora li sucava sperando fosse rimasta qualche cosa».[…]

Ma prima o poi le cose vanno guardate per quello che sono e oltre ai racconti e alle leggende – c’è ancora chi insiste che è proprio tra Trapani e il Monte Erice che Ulisse incontrò la bella Nausicaa citando un vecchio manoscritto di Samuel Butler – non si può non dire che, se l’acqua scarseggia in Sicilia, è anche per via degli interessi malavitosi.

Ma i siciliani sono tutti un po’ “pazzi”, spiega Giovanna Casadio, perché nella sua terra i conti non tornano mai: dove c’è troppa bellezza e troppa vita, pure la ferocia, quando si scatena, è fuori misura. Anche se il cùscuso è il piatto della fratellanza, e sin da piccoli si impara che è solo dando e ricevendo che si entra a far parte del ciclo sacro della natura: «Io do a te e tu in cambio insegni a me, che è tutto quello che c’è da sapere sull’umanità e dintorni».(Da Michela Marzano La Repubblica)