Besnik Mustafaj “L’estate senza ritorno”, Bibliotheka Editore

La prima traduzione italiana, in edizione integrale dopo la censura comunista: ‘L’estate senza ritorno’ di Besnik Mustafaj, politico e scrittore albanese.

A cura di Julian Zhara

Bibliotheka Editore

Sana ha atteso quarant’anni il ritorno di Gori, il suo fidanzato. Un giorno l’uomo compare sulla soglia di casa. Ma è cambiato. È pallido, non riesce più a ridere, il suo corpo non suda e ha il colore della calce; inoltre non ama incontrare persone, parla solo usando i verbi al passato, passa il tempo a leggere libri scritti da veterani di guerra. Che cosa gli è successo?

Primo romanzo onirico della letteratura albanese, “L’estate senza ritorno” di Besnik Mustafaj – proposto per la prima volta in traduzione italiana da Bibliotheka – è un’opera iconica della letteratura balcanica contemporanea

Disponibile in molte lingue e rivista dall’autore in varie edizioni, finalmente senza i tagli della censura comunista che l’avevano sfigurato, il libro viene presentato in versione integrale nella traduzione di Julian Zhara e con una postfazione dell’autore, che ricostruisce le vicende di un’opera che tra realtà e miraggio psicotico dà forma a una fiaba oscura e terribile in grado di intrecciare l’attesa e l’amore, la lealtà e i fantasmi del passato.

Per tutta la durata della dittatura, l’Albania aveva solo una casa editrice dedicata alla letteratura artistica, che fungeva da editore e contemporaneamente da ufficio della censura. Più che per la qualità letteraria, i manoscritti venivano giudicati in base a quanto il loro contenuto fosse in linea con la linea politica del Partito. Enver Hoxha aveva deciso chiaramente quale fosse il ruolo dello scrittore nella società albanese: “Aiutante del Partito nell’educazione comunista delle masse”. Nemmeno agli scrittori più famosi era capitato che la propria opera arrivasse dai lettori senza mutilazioni. Il problema, per gli autori, era l’entità e la qualità delle mutilazioni. Nessuno scrittore era esente dai cosiddetti “errori politici” ( dalla postfazione dell’autore)

Tra i maggiori scrittori albanesi contemporanei, Besnik Mustafaj ha lavorato come professore, traduttore e giornalista. Ambasciatore in Francia dal 1992 al 1997, è stato Ministro degli Esteri dal 2005 al 2007, per poi dimettersi e dedicarsi definitivamente alla scrittura. Autore di numerosi romanzi, saggi e raccolte poetiche, le sue opere sono tradotte in molte lingue e hanno ricevuto un largo consenso di critica. Nel 1997 ha vinto il premio “Méditerranée” per il romanzo Daullja prej letre (Tamburo di carta). “L’estate senza ritorno”, che in Francia ha consacrato Besnik Mustafaj come uno degli scrittori più importanti dell’est Europa, è diventato anche il soggetto di un film diretto da Besnik Bisha.

Giancarlo Malacarne “Monstrum. La “via oscura” tra storia, superstizioni e immaginario collettivo”, OLIGO Editore

Un viaggio nella superstizione dell’Occidente

in libreria dal 6 settembre

OLIGO

Un viaggio alla scoperta del mostruoso tra medioevo ed età moderna, dalla contrapposizione di mostrum prodigium come alterazioni dell’ordine divino, alle prime sistematizzazioni della cultura umanistica erede del mondo classico, che conobbe i ciclopi e gli animali chimerici: grifoni, aquile bicipiti, sirene, basilischi, liocorni. 

Giancarlo Malacarne, a partire dalla rilettura di Aristotele e sant’Agostino, fino ad arrivare alle suggestioni dei documenti d’archivio, rivela il fascino sinistro e coinvolgente del “mostruoso”, tra paure ataviche ed esoterismo, mostrandolo in modo inedito come segno del sacro e derivazione dalla dalla simbologia dei cosiddetti “riti di passaggio”.

Il “mostruoso”, per il suo fascino sinistro e coinvolgente, proprio per quella curiosità che alberga nell’animo di ognuno, da sempre incatena l’uomo a fosche fantasie, a leggende conturbanti, le più strane immaginabili, a una sorta di transfert inconsapevole, che cattura l’interesse di molti, intimamente soddisfatti di trovare nella diversità un momento di evasione a un’omologazione senza orizzonti, quella dell’angoscioso quotidiano. La storia sappiamo essere costellata di racconti fantastici e di improbabili mostri creati dall’immaginario collettivo: vampiri, lupi mannari, draghi, creature fantastiche, morti viventi sono senza dubbio tra le componenti più significative di questo aberrante ma fascinoso fenomeno che chiama in causa ataviche paure, ancestrali terrori, i quali riassumono nel teratologico componenti di simbolismo e grande spettacolarità.

GIANCARLO MALACARNE, storico e giornalista, è dal 1996 direttore della rivista d’arte, storia e cultura “Civiltà Mantovana”. Ha curato convegni, mostre e numerose pubblicazioni, tra cui ricordiamo almeno la trilogia “Solenni allegrezze” con Le cacce del Principe (1998), Sulla mensa del Principe (2000), Le feste del Principe (2002) e l’opera in cinque tomi I Gonzaga di Mantova (2004-2009). Ha ricevuto il Premio “Orio Vergani” (2004) e il Premio “Mario Soldati” (2020). Per Il Rio ha pubblicato Onore gloria vanità. Il duello nell’Italia del Cinquecento (2017) e Rituali e ricette della tradizione dolciaria mantovana (2019). Per Oligo ha pubblicato Tradizione. Sulla mensa del contadino (2023).

Elizabeth Hand “La villa sulla collina”, presentazione

Traduzione di Raffaella Maria Arnaldi Scarsini

Riportando “in vita” i luoghi e le atmosfere de L’Incubo di Hill House, il romanzo-culto di Shirley Jackson, Elizabeth Hand li proietta, in modo magnificamente originale, nel nostro presente, nelle nostre angosce e nelle nostre paure. Il risultato è una storia che “ipnotizza e fa venire i brividi”, come ha scritto il Publishers Weekly, ma che soprattutto illumina con singolare audacia le zone più oscure della nostra mente. (Da Astoria Edizioni)

Nella sua recensione Stefania Auci (La lettura del Corriere 1 settembre 2024) scrive che la Hand, autrice di una ventina di romanzi di genere fantasy e horror nonché vincitrice per ben tre volte, guarda il caso,  dello  Shirley Jackson Award, nella scelta di elaborare uno dei racconti più celebri della scrittrice, maestra del gotico americano, Shirley Jekson (1916 – 1965) “L’incubo di Hill Hause”, ha accolto “un’eredità complessa” […]E lo ha fatto nell’unico modo possibile, senza cioè riportare direttamente «in vita» i personaggi, dell’Incubo di Hill House, ma creando echi, allusioni e, solo in qualche caso, diretti riferimenti alle presenze descritte nel romanzo della Jackson”; l’unico che rivive infatti è proprio la protagonista in primis del romanzo ovvero la dimora “stregata” che, come precisa la Auci “se Hill House non è mai stata una semplice «casa stregata», ma un catalizzatore delle inquietudini dei protagonisti, uno specchio delle loro insicurezze più profonde, qui le sue azioni, le presenze fantasmatiche, le luci e i suoni impossibili, le deformazioni spazio-temporali, costringono in primo luogo i personaggi a guardare negli occhi le loro meschinità”.  

Protagonisti sono Holly, un’insegnante con il sogno di diventare una drammaturga, e Nisa, la sua compagna e   cantante in ascesa, Steve, un amico e attore, e Amanda attrice in cerca della gloria ormai passata;  sarà Holly a scoprire un’antica, maestosa villa, dal fascino sinistro, nei dintorni di Hillsdale, nello Stato di New York,  luogo perfetto per le prove della sua nuova opera: una riscrittura in chiave femminista di un episodio della caccia alle streghe. Nonostante qualche resistenza, soprattutto da parte di Nisa, si trasferiranno nella villa “ed è qui che il lettore a poco a poco comprende che quella è Hill House, la casa in cui, sessant’anni or sono, il dottor John Montague, in cerca di prove scientifiche dei fenomeni sovrannaturali, aveva radunato quattro persone che sostenevano di aver assistito (o partecipato) a quei fenomeni e che aveva alla fine scatenato la follia suicida di uno di essi, la giovane Eleanor” scrive la Auci

Un romanzo che ripropone quanto la Jackson era capace di fare nello scrivere i propri: indagare le zone più nascoste e profonde dell’animo umano.

Elizabeth Hand (1957) vive tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Ha scritto oltre venti romanzi e racconti, molti dei quali diventati bestseller, che le hanno fatto vincere numerosi premi, tra cui per ben tre volte lo Shirley Jackson Award. È anche critica letteraria per diverse testate, come The Washington Post e LA Times, e tiene seminari di scrittura creativa.(da Autore Astoria Edizioni)

Su tuttatoscanalibri Shirley Jackson “Un giorno come un altro

Dolores Hitchens “La gatta ha dato l’allarme”, presentazione

Traduzione dall’inglese di Chiara Rizzuto

Miss Rachel Murdock e la vigile gatta – sensibile agli sgarbi e dalla memoria lunga – dovranno venire a capo del groviglio di rancori che forse costituisce una minaccia per la piccola Claudia. Con i romanzi di Miss Rachel e la gatta Samantha, Dolores Hitchens ha creato dei cat mysteries che, ha scritto Joyce Carol Oates, «meritano di essere riscoperti specialmente alla luce della letteratura poliziesca femminile»: perché c’è in essi grazia unita a mistero, una inesauribile inventiva che moltiplica sorprese e colpi di scena, piccoli brividi e molta ironia, e c’è l’originalità di una coppia inedita di investigatori credibili nella loro eccentricità.(dal Catalogo Sellerio)

Il secondo della serie con Miss Rachel, anziana detective dilettante, e la sua gatta Samantha: dodici casi per altrettanti romanzi,  i dodici «misteri della gatta» scritti tra il 1939 e il 1956) . La scrittrice texana, autrice  del  thriller Fool’s Good  dal quale il regista Godard trasse un lungometraggio nel 1964., dallo scorso anno è tradotta e pubblicata in Italia da Sellerio: una serie di mystery che si è aperta con “La gatta ha visto tutto” .

In questo secondo romanzo, Miss Rachel Murdock, in uno dei suoi giri gratuiti per los Angeles fingendo interesse per alcune case in affitto, viene a conoscenza, da una bambina, Claudia, che sta celebrando il funerale di un rospo schiacciato da una scarpa, dell’ostilità tra le famiglie dei suoi nonni, gli Hayes e i Byers, che abitano due case limitrofe. Miss Rachel si convince che il rospo, ucciso in modo così particolare,  in realtà nasconda una sorta di minaccia per la bambina: prende pertanto in affitto la grande casa che sta visitando. Non mancheranno messaggi sinistri a darle ragione fino al rinvenimento del cadavere della  matriarca di una delle due famiglie, la bisnonna di Claudia. È a questo punto che la detective chiede ancora l’intervento del tenente Mayhew della polizia di Los Angeles

Brevi note biografiche

Dolores Hitchens (San Antonio, Texas, 1907-Orange County, California, 1973) ha pubblicato tra il 1938 e la morte un gran numero di romanzi, quasi tutti gialli e sotto diversi pseudonimi. Spesso serie, come i dodici «misteri della gatta» (1939-1956). Da un suo romanzo Jean-Luc Godard ricavò il film “Bande à part”. Nel catologo Sellerio La gatta ha visto tutto (2023).

Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di agosto 2024

Giovanni Nucci “Gli dèi alle sei. L’Iliade all’ora dell’aperitivo”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Carlotta Fruttero “Alice ancora non lo sa”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Massimo Carlotto “Trudy” recensione di Antonia del Sambro

Manuela Bianchi “L’ultima strega. Una storia vera dalla Calabria del XVIII secolo”

Carmelo Sardo “L’arte della salvezza. La storia favolosa di Marck Art”, recensione di Adriana Sardo

Patrizia Rinaldi “Mare di Pietra”

Alberto Moravia “La noia” recensione di Federica Zani

Matteo Bussola “La neve in fondo al mare” presentazione di Salvina Pizzuoli

Antonella Azzoni “Ombre e memorie”, NeP Edizioni

Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone “la regina dei sentieri”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Elena Granata “Il senso delle donne per la città. Curiosità, ingegno, apertura”, presentazione

“Penso che le donne siano utili non in quanto donne, ma perché il nostro sguardo marginale ci ha consentito di elaborare un pensiero laterale che è quello che serve oggi. Non dobbiamo rifare il mondo, ma sistemarlo. Sono le donne a muoversi con figli, con gli anziani, con le valigie, con la pancia da incinte. Per questo conoscono meglio i difetti delle città.[…]”(Dall’Intervista di Caterina Soffici, La stampa 24 agosto 2024)

Elena Granata è docente di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e vicepresidente della Scuola di Economia Civile. Si occupa di città, di ambiente e di cambiamenti sociali e ha pubblicato molti saggi sull’argomento. Intervistata da Caterina Soffici indica al lettore la sua visione della città del futuro in cui ribadisce l’importanza del ruolo delle donne.

La sinossi dal Catalogo Einaudi, così sintetizza il contenuto del saggio che in parte rileviamo e riproponiamo

“[…]hanno osservato da vicino le città – nelle loro pratiche quotidiane – con il distacco che solo chi è escluso dai giochi può avere. Le donne, in forme varie e sempre eclettiche, hanno maturato un pensiero pratico sulla città che oggi non possiamo trascurare e di cui peraltro loro stesse non sono ancora pienamente consapevoli. Oggi che dobbiamo ripensare la relazione tra spazi e vita, tra tempi quotidiani e aspettative di benessere, tra natura e città, la prospettiva da cui guardano il mondo appare cruciale”.

Alla domanda: Lei accusa le città di essere diventate centri commerciali.

Nella risposta l’autrice evidenzia come la privatizzazione dello spazio pubblico per diventare spazio di consumo e dove prevale l’idea di decoro, nel senso che non si deve vedere niente di sgradevole, ha determinato questo cambiamento che vale per tutte le città italiane anche quelle d’arte e cita come esempio diverso quello di Barcellona dove “lo spazio pubblico, il vuoto, la piazza è più importante dello spazio privato.”
E aggiunge cosa si dovrebbe fare per rendere gli spazi pubblici più vivibili. La risposta, come fa notare l’intervistatrice, richiama il progetto di Stefano Mancuso, ovvero “de-pavimentare. Togliere la pietra, l’asfalto e tornare il più possibile allo sterro, ovvero la terra battuta, il prato e le alberature per assorbire l’acqua ed evitare allagamenti, stoccare anidride carbonica e abbassare temperature”.

Ribadisce quindi che la città del futuro non sarà di grattacieli e centri commerciali, ma “i grandi architetti sono quelli che avranno il coraggio di fare gli hospice, le carceri, quelli che si occuperanno della dignità delle persone negli spazi che abitano” e che le donne avranno in questa progettualità un ruolo importante proprio perché ne conoscono meglio i difetti. E aggiuge che il suo prossimo libro sarà dedicato a un tema molto femminile: la sala d’attesa, uno spazio “abitato principalmente dalle donne, che accompagnano all’ospedale, al pronto soccorso, eccetera”.

Brevi note biografiche

Professoressa di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e vicepresidente della Scuola di Economia Civile. È stata membro dello staff Sherpa, Presidenza del Consiglio dei Ministri, G7/ G20 (2020-21). Si occupa di città, di ambiente e di cambiamenti sociali. Tra i suoi libri: Biodivercity. Città aperte, creative e sostenibili che cambiano il mondo (Giunti 2019) e Ecolove. Perché i nuovi ambientalisti non sanno ancora di esserlo (con F. de Lettera, Edizioni Ambiente 2022). Per Einaudi ha pubblicato Placemaker. Gli inventori dei luoghi che abiteremo (2021) e Il senso delle donne per la città. Curiosità, ingegno, apertura (2023). È cofondatrice di PlanetB.it, gruppo di ricerca sui temi ambientali e sociali.(Da Einaudi Autori)

Andrea Frediani “Delitto al Palatino. La prima indagine di Quinto Aurelio Simmaco”, presentazione

357 d.C. Roma nasconde un cuore oscuro, e il giovane Simmaco sa che spetta a lui addentrarvisi e far luce. Riuscirà a risolvere un caso da cui dipende il destino di Roma? (Da Newton Compton)

Un giallo ambientato nella Roma del 357 d.C.: non è più la caput mundi, la capitale è stata trasferita a Costantinopoli dal 330 d.C e mostra i primi segni di decadimento e non solo, all’interno è travagliata dalle lotte tra pagani e cristiani e tra questi ultimi con le varie fazioni.

Nell’aprile di quell’anno il sovrano cristiano, Costanzo II, figlio di Costantino il Grande, giunge in visita nella città per celebrare i suoi vent’anni di regno e, proprio durante la sfilata dell’imperatore, un delitto a sfondo religioso turba la parata. Appena due giorni sono concessi dall’Imperatore al Prefetto per risolvere il caso: il giovanissimo Quinto Aurelio Simmaco, rappresentante di una delle famiglie aristocratiche pagane più in vista della città, decide di essere il protagonista delle indagini. Era lì alla sfilata e vuole approfittare per mettersi in luce con il padre con l’aiuto dell’enorme goto Wolfram e della nobile Livia, sua promessa sposa convertita da poco al cristianesimo: proprio seguendo le indagini private del giovane, il lettore viene accompagnato per le strade e i quartieri della città; conoscerà botteghe e fulloniche, camminerà e vivrà in mezzo alla popolazione, soldati, plebei, matrone, dentro uno spaccato di vita quotidiana in un salto nel tempo fino alla soluzione finale.

Andrea Frediani È nato a Roma nel 1963. Divulgatore storico tra i più noti d’Italia, ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con la Newton Compton ha pubblicato diversi saggi e romanzi storici, tra i quali: JerusalemUn eroe per l’impero romano; la trilogia Dictator (L’ombra di CesareIl nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare, quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011); MarathonLa dinastia300 guerrieri300. Nascita di un imperoI 300 di Roma; Missione impossibile; L’enigma del gesuita. Ha firmato le serie Gli invincibili Roma Caput Mundi; i thriller storici Il custode dei 99 manoscritti La spia dei BorgiaLo chiamavano Gladiatore, con Massimo Lugli; Il cospiratoreLa guerra infinita; Il bibliotecario di Auschwitz; la Invasion Saga (I tre cavalieri di RomaAttacco all’impero e I traditori dell’impero); I Lupi di RomaL’ultimo soldato di Mussolini; Le Williams, con Matteo Renzoni, L’eroe di Atene, Il nazista che visse due volte, Il dio della guerra, Napoleone, Delitto al Palatino e Le origini di Roma. Le sue opere sono state tradotte in tutto il mondo. Il suo sito è www.andreafrediani.it (Da Autore Nevton Compton)

Alena Mornštajnová “Hana”, presentazione

[…] Con grande intelligenza e sensibilità Alena Mornštajnová ci porta alla scoperta del passato di Hana intrecciando diversi piani temporali e voci narranti. Un’opera che ha incontrato il favore di critica e pubblico tanto da aggiudicarsi il Czech Book Award e da diventare uno dei più importanti best seller della recente letteratura ceca.(da Keller Editore)

Editato nel 2017 è ora pubblicato da Keller per la traduzione di Letizia Costner. Sullo sfondo di fatti storicamente accaduti, l’autrice tratteggia due personaggi femminili: zia Hana e Mira.

Anni cinquanta, la piccola Mira rimasta orfana per una epidemia di tifo viene accolta da Hana. Il romanzo è quindi costruito sull’alternanza del raccontato: la prima parte narra il periodo dal 1954 al ‘63 è affidata alla voce narrante di Mira; nella seconda l’autrice ricostruisce gli avvenimenti precedenti, dal 1933 al 1945; nella terza è Hana che racconta riferendo i fatti dal 1942 al 1963.

Tre generazioni in un’unica narrazione che racconta una famiglia e un’epoca intrecciata alla storia della Moravia. E il raccontato procede per agnizioni che porteranno la piccola a scoprire il passato di zia Hana e come tutto il futuro da lei agognato e previsto vada in frantumi con i venti di guerra che arrivano da ovest e le persecuzioni contro gli ebrei. Hana si rivelerà in tutta la sua fragilità e se ne comprenderà l’atteggiamento e il silenzio.

Alena Mornštajnová è scrittrice e traduttrice. Si è laureata in inglese e ceco all’Università di Ostrava. Vive a Valašské Mezirící. Il suo romanzo d’esordio Slepá mapa è stato pubblicato nel 2013 ed è stato candidato al Czech Book Award nel 2014. Dopo il secondo romanzo, Hotýlek (2015), è giunto nel 2017 Hana che ha definitivamente lanciato Mornštajnová nel mondo della letteratura ceca. Un romanzo best seller che si è aggiudicato il Czech Book Award – sia la sezione della critica sia quella degli studenti – e che si è imposto anche all’estero ottenendo diversi premi letterari.

Ye Chun “Cani di paglia nell’universo”, presentazione

Dalle campagne dell’Asia alla California spazzata dalle ondate dei movimenti anti-cinesi, “Cani di paglia nell’universo” è una storia di immigrazione, identità e resilienza capace di insegnarci di che materia sono fatti i legami che tengono unita una famiglia e di quanta tenacia e coraggio servono per sopravvivere in un mondo nuovo (da Libro Neri Pozza)

Scrittrice, poetessa, traduttrice, Ye Chun è di origine cinese e vive negli Stati Uniti da vent’anni, dal 1999 Nel suo ultimo romanzo, Cani di paglia nell’universo,  editato in Italia da Neri Pozza per la traduzione di Maddalena Togliani, racconta della grande migrazione cinese del Diciannovesimo secolo e della costruzione delle ferrovie, in cui torna alle origini della sua lingua originaria e alle proprie radici.

Come tutti i migranti ha dovuto fare i conti, inserendosi in una cultura nuova, con la sua d’origine che come tale si esprime attraverso una miriade di segni, di cui la lingua è sicuramente l’emblema, tanto che, per non rinunciare alle proprie originarietà ha scritto questo romanzo in inglese e poi lo ha tradotto in cinese.

Alla domanda dell’intervistatore ( Giulio D’Antona, La Stampa 20 Agosto)“Si sente a casa, in America?” Risponde che ha trascorso molto tempo a sentirsi fuori posto ma che piano piano, dopo la formazione di una famiglia e la nascita di una figlia “sento che la mia vita si sta stabilizzando” e che questa nuova sensazione passa attraverso una presa di coscienza, sottolineando e sintetizzando efficacemente, attraverso il verso di una poesia cinese, cosa possa significare “sentirsi a casa”

 “Il mio corpo non ha una città natale, dove il mio cuore si sente in pace, quella è casa mia”.

E aggiunge che in questo suo romanzo che racconta di migrazioni non ci sono né bianchi, né buoni, né cattivi, ma solo migranti cinesi proprio perché, se la letteratura può insegnare qualcosa, “la storia delle migrazioni è fatta di tanti singoli individui che meritano di essere umanizzati, solo così si possono comprendere”.

Una curiosità relativa al titolo: i cani di paglia nell’antica Cina erano offerte sacrificali durante le cerimonie funebri. Quelli in questione sono nell’universo!

La sinossi su Neri Pozza

Brevi note biografiche

Ye Chun è una scrittrice e traduttrice bilingue sinoamericana. La raccolta di racconti con cui ha esordito, Hao, è stata nella longlist dell’Andrew Carnegie Medal for excellence in Fiction nel 2022. È anche autrice di due raccolte poetiche, Travel over Water e Lantern Puzzle. Insegna al Providence College e vive a Providence, Rhode Island.(da Neri Pozza Autore)

Mary de Rachewiltz “Processo in verso. Tutte le poesie italiane”, presentazione

Le poesie italiane di Mary de Rachewiltz sono qui raccolte per la prima volta in un unico volume, sorprendente per l’ampiezza e l’intensità con cui racconta per istantanee la storia di una vita fra cultura e natura. Dal Tirolo natìo agli Stati Uniti, all’Africa; dagli studi di artisti ed editori ai salotti del bel mondo, alle apparizioni di letterati e amici, fra cui molti protagonisti del Novecento. Primo fra tutti il padre e maestro Ezra Pound[…](da Bertoni Editore)

La figlia di Ezra Pound, traduttrice di poesia, soprattutto dei Cantos, opera del padre che la occupò per circa un trentennio e uscita poi in versione integrale nel 1985 per il centenario della nascita di Pound, ritorna in libreria con le sue poesie, tutte in un’unica raccolta con il titolo Processo in verso. Tutte le poesie italiane a cura di Massimo Bacigalupo ed edite da Bertoni.

Il suo esordio come autrice avvenne nel 1965 con Il diapason, per le edizioni di Vanni Scheiwiller, cui seguirono, sempre per Scheiwiller, Di riflesso (1966), Processo in verso (1973) e Polittico. Poesie 1985-1995 (1996); con l’editore Raffaelli Gocce che contano (1994) e Canzoniere (2002); oggi, con l’aggiunta di svariati testi inediti, sono raccolti insieme per la prima volta.

Tematiche ricorrenti sono riferite al Tirolo dove è vissuta, ma vi trovano spazio molti viaggi in varie parti d’italia, in Africa, in Inghilterra, negli Stati Uniti, così come la natura in genere e il lavoro dei campi, prevalentemente scritte in italiano ma anche  versi o passaggi in lingue diverse: provenzale antico, francese, spagnolo, tedesco,inglese.