Tezer Özlü “Viaggio al termine della vita”, presentazione

Conosciuta a seconda come la principessa malinconica o la figlia selvaggia della letteratura turca, in viaggio sulle tracce dei suoi scrittori preferiti – Kafka, Svevo e Pavese -, Tezer Ozlu scrive con intransigente autoconsapevolezza intellettuale un autoritratto romanzato affascinante, familiare e liberatorio.(da Crocetti Editore)

Un diario scritto durante il viaggio dell’estate del 1982 alla ricerca dei luoghi vissuti dagli autori che avevano fatto parte della sua formazione: Kafka, Svevo e soprattutto Pavese.
Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1983 in lingua tedesca, lingua di cui è stata traduttrice, e poi rieditato in lungua turca dalla stessa autrice nel 1984. Oggi lo possiamo leggere anche in italiano nella traduzione di Giulia Ansaldo per Crocetti Editore.
Come tutti i diari non riporta solo momenti del viaggio o ne racconta solo le tappe, ma vi si annotano riflessioni, ne nascono associazioni sul suo passato e sul suo presente, registrando quindi un mondo interiore, fatto di emozioni, ricordi, assumendo caratteristiche introspettive: riemerge l’infanzia, cui ebbe a dedicare un libro autobiografico dal titolo “Le fredde notti dell’infanzia”, il passato e il suo presente di donna dalla psiche complessa, aveva tentato il suicidio a 18 anni ed era in seguito stata chiusa in manicomio; l’infanzia difficile, le sue esperienze di donna e dell’amore, della donna e della sua scrittura.
Un viaggio per l’Europa: a Praga in cerca di Kafka, a Trieste, a Santo Stefano Belbo dove era nato Pavese e a Torino all’hotel Roma  dove si era tolto la vita. Un memoir, un autoritratto interiore.
Tezer Özlü è morta giovanissima, all’età di 43 anni per un tumore al seno.

L’incipit

Oggi, nel più bel giorno di primavera, in questo momento incerto che mi e sembrato durare un attimo, un’ora o un periodo indefinito, mi viene la pelle d’oca mentre leggo Il vizio assurdo.
Apprendo stupefatta di essere nata lo stesso giorno in cui è nato Pavese: il 9 settembre. Io poco dopo la mezzanotte. Però, quando in Anatolia è passata la mezzanotte, a Santo Stefano Belbo non è ancora scoccata. Lo stesso giorno. Ma non lo stesso anno. Io sette anni prima del suo suicidio. Chissà perché qui leggo sempre Pavese. Quel che ci unisce è il fenomeno che abolisce il tempo.
Come se non l’avessi già letto a Istanbul. I battiti del mio cuore e tutte le immagini scorte dal mio occhio sono legati soltanto alle descrizioni che ha tracciato lui, alle frasi da lui costruite, alle parole che ha trovato. Perché? Qual è la ragione per cui mi identifico così tanto in lui?
“Ogni strada ha un volto ben preciso. Ogni collina è come un personaggio, ml dice. 

Giancarlo De Cataldo “Un cadavere in cucina”, presentazione

Una ricetta «sbagliata» scatena il pandemonio in un prestigioso ristorante romano. Solo che dalla farsa si cade presto nella tragedia, e nell’aria si spande odore di delitto. Quello dell’“haute cuisine” è però un mondo frequentato dai potenti. Per le indagini serve uno come il Pm melomane Manrico Spinori, che alla competenza unisce, in giusta dose, l’atavica disposizione a non lasciarsi intimidire.(Dal Catalogo Einaudi)

e di sicuro, aggiungiamo, a saper trattare con quei potenti… come ben sapeva il procuratore Melchiorre che altre volte aveva affidato  al contino casi sensibili, indagini particolarmente delicate, quando c’erano di mezzo politici, ricconi, persone che comunque avevano accesso ai media e potevano sfruttare conoscenze, relazioni, potere. Manrico era l’uomo dei grovigli di ‘alta classe’ , per la sua determinazione, competenza da buon inquirente e soprattutto quell’abilità diplomatica che secondo il procuratore non poteva mancare insieme a nervi d’acciaio, capacità di interpretare i contesti sociali, e indifferenza per le polemiche.

E proprio per queste sue virtù investigative che il pubblico ministero Manrico Spinori, che si stava godendo l’oblio del luglio pontino, viene richiamato in servizio per risolvere con la giusta diplomazia un caso spinoso accaduto nel prestigioso ristorante capitolino, il Controcorrente.
Se in un primo momento i clienti sono stati vittima di un’allucinogena intossicazione, uno di loro, un colonnello dell’esercito, dopo quarantott’ore muore. Dagli accertamenti risulterà che i piatti incriminati contenevano tutti psilocibina, una sostanza presente in alcuni funghi allucinogeni, una sostanza non letale e pertanto l’ufficiale doveva essere morto per altre cause o per un altro ingrediente.
Del caso presto si interessano anche i Servizi segreti, e la situazione si complica ancora di più quando i morti diventano due.
Riuscirà il Pm nonché contino melomane con quella sfilza di nomi (Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda detto appunto “il contino”) che lo attestano appartenenere a nobili casati risolvere “diplomaticamente” la questione coadiuvato dalla sua squadra esclusivamente al fermminile?

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Il bacio del calabrone

Io sono il castigo

Un cuore sleale

Il suo freddo pianto

Colpo di ritorno

Oleksii Kovalenko “Siamo nelle vostre zampe. Come gli animali salvano il pianeta”, Beisler

Illustrazioni di Daria Filippova

Collana: TRASVERSALE BEISLER

In libreria dal 27 giugno

Età: 9+

Un libro sorprendente che racconta come ciascun animale si adoperi per rendere più giusto e sostenibile il nostro tempo sulla Terra. Dall’alligatore giardiniere all’elefante scavatore di pozzi, alle api che nutrono il mondo. Un invito alla collaborazione fra noi e gli animali, per un’alleanza basata sul reciproco rispetto e sulla pratica attiva.

SE LA NATURA SIAMO NOI, QUESTO LIBRO È PER TUTTI!

Il pianeta Terra, la nostra Casa Comune, vanta un’organizzazione che oltre a renderla così diversamente bellissima, stupisce per la sua perfezione. La vita infatti dipende da tutte le creature che la abitano: dalla piccola ape alla balena gigante, noi compresi, tutti giocano un ruolo indispensabile. In questa nostra Era dove il Pianeta è malato e le nostre cure non sono sufficienti a guarirlo, gli animali si dimostrano i veri ambientalisti, lavorando incessantemente per rendere la Casa Comune un posto migliore in cui vivere.

Oleksii Kovalenko è biologo. Attualmente collabora con il Museo Nazionale di Storia Naturale dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina, dove si occupa di ricerca scientifica, conferenze e programmi educativi interattivi.

Daria Filippova è nata a Odessa, dove cielo e mare si scambiano i colori e accendono la fantasia. Ha lavorato presso l’Odessa Fine Arts Museum e attualmente disegna manifesti e locandine per l’Odessa Green Theater. Illustra libri per editori ucraini e stranieri, decora negozi ed espone le sue opere in numerose gallerie.

Olga Trukhanova è CEL (Collaboratore ed Esperto Linguistico) nel Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali presso l’Università La Sapienza di Roma. È membro di vari comitati editoriali di riviste e collane scientifiche. Oltre a numerosi studi nei campi di sua pertinenza, Trukhanova è autrice de il volume Il Vate, il Poeta, l’Esule. Brodskij rilegge Dante, uscito nel 2019 per Editore Universitalia.

Daniela Alibrandi “I delitti della Vergine”, recensione di Salvina Pizzuoli

Un delitto ambientato alla Fontana di Trevi

È notte fonda nella deserta Piazza Trevi. Un’immagine sconquassa l’armonia dell’idilliaco scenario. Nella vasca galleggia a faccia in giù un corpo sinuoso, nudo e affusolato, dai capelli lunghi e scuri. Com’è giunto quel cadavere nella splendida Fontana di Trevi? Chi ha visto tutto è un clochard ubriaco, ma si è dileguato, lasciando solo bottiglie vuote e il proprio cappotto sdrucito. Sarà il commissario Rosco a dipanare la fitta matassa, ora che è tornato a Roma e cerca di ricostruire la sua storica squadra, mentre è alle prese con la fragile salute della moglie. Intanto nei sotterranei dell’acquedotto Vergine, da cui è alimentata la fontana, si muovono strane e inquietanti presenze, impossibili da individuare (da Morellini Editore)

Fetore, olezzo, cosa c’è di più vero nell’abisso dell’animo umano? Ed è proprio questo effluvio a farmi apprezzare le fragranze che sublimano l’essere, l’odore di puro, di intoccato, di intatto e vulnerabile, il profumo di una vergine…

Il commissario Rosco è a Roma da tre giorni ma la felicità connessa al rientro nel suo precedente commissariato è subito funestata da un nuovo caso che già si presenta difficile: una giovanissima è stata rinvenuta cadavere nella Fontana di Trevi.
In attesa che l’ispettrice Porzi possa raggiungerlo a Roma, esiguo è il nucleo della vecchia squadra, costituito solo da Malvani, “un mago nell’indagare” gli ambienti in cui si muovono gli eventuali sospettati,  e manca anche Loverso, sostituito al femminile dalla nuova allieva agente Licia Germani.
Colpisce subito la struttura del romanzo dove non manca, tratto tipico di molti thriller psicologici della Alibrandi, la “presenza”,  sottolineata dai corsivo, dell’assassino.
E le indagini hanno inizio con vari interrogatori e dei testimoni oculari  e dei tecnici della Fontana relativamente ai lavori in corso. Porzi è stata trasferita temporaneamente e l’allieva agente Germani impara in fretta: il commissario Rosco può quandi lavorare al caso contando sull’intuito prezioso della sua collaboratrice, cui affida l’analisi di alcuni casi insoluti di scomparsa di minori,  tanto più utile proprio per la contingenza che lo turba e non poco: le notizie sulla salute dell’amata moglie.
E l’indagine si accresce di una nuova scomparsa di minore e di un nuovo ritrovamento: Rosco e i suoi collaboratori sono messi a dura prova; ma c’è Roma, protagonista, l’aria di Roma, la luminosità unica, il candore dei monumenti e il profumo della storia, che sa ammaliare e consolare.
E non solo indagini, ma tante notizie storiche accompagnano le ricerche e vi si intrecciano in un ruolo fondamentale per la soluzione:

“questa scala raggiunge lo speco dell’antico acquedotto Vergine. Era stata progettata da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, ma fu inaugurata il 9 giugno del 19 Avanti Cristo, a servizio dell’impianto delle terme di Agrippa in Campo Marzio…”.

E antiche leggende, come quella della fanciulla che indicò “la sorgente d’acqua ai soldati assetati, spiegando il perché la fonte prese il nome di Aqua Virgo”.
Una Roma luminosa e viva cui fa riscontro una città sotterranea che nel buio accoglie efferatezze e morte.
Le felici intuizioni di Porzi e del commissario Rosco porteranno a nuovi interrigatori, nuove ricerche  e conoscenze anche in ambito storico, su Roma antica e le sue acque sotterranee, e alla soluzione dei casi e, come sempre accade nei noir della Alibrandi, il finale è decisamente imprevedibile, giocato sul filo dei secondi e degli inseguimenti, degli incontri fortuiti e dei comportamenti eroici, in un crescendo di suspanse prima dell’agnizione finale.
Un nuovo romanzo che accresce egregiamente la serie con il Commissario Rosco.

Daniela Alibrandi è nata a Roma e ha vissuto negli Stati Uniti. Nella vita professionale si è occupata di scambi culturali nell’ambito del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea. L’autrice ha pubblicato sedici romanzi, cinque edizioni inglesi e un’antologia. Della sua vasta produzione ricordiamo: I delitti del Mugnone (Morellini Editore, 2024), Delitti sommersi (Morellini Editore, 2023), Viaggio a Vienna (Morellini Editore, 2020), Una morte sola non basta (Del Vecchio Editore, 2016), la pluripremiata Trilogia Crimini del Labirinto (Delitti fuori orario, Delitti Negati e Delitti Postdatati), I Misteri del Vaso Etrusco, Nessun segno sulla neve e Il bimbo di Rachele (Edizioni Universo), Quelle strane ragazze, Un’ombra sul fiume Merrimack e l’antologia I doni della mente. I suoi scritti sono spesso ospiti di testate giornalistiche nazionali e di rubriche letterarie televisive e radiofoniche della RAI. Alcune sue edizioni italiane figurano nelle biblioteche di Harvard e di Yale e nella Public Library di New York. Nel maggio 2024 è stato ufficializzato il suo stile come MultiDimensionCrime. L’autrice ha ottenuto numerosi premi letterari nazionali, tra cui il Premio Poliziesco Gold 2020 e il Premio Women Art Week 2022 alla carriera letteraria.

Vari dei romanzi citati nella biografia sono recensiti su tuttatoscanalibri

Corinna von Bassewitz “Il segreto di mio padre. Una spia tedesca nella guerra fredda”, Biobliotheka Edizioni

FALSI NOMI, STRANI BIGLIETTI DA VISITA E UN AUTO CON PIU’ TARGHE,COSI’ CORINNA SCOPRE CHE IL PADRE È UNA SPIA DELLA GERMANIA

 “Il segreto di mio padre”, storia vera della giornalista tedesca Corinna von Bassewitz

Traduzione di Elena Muceni

Bibliotheka

Dal 27 giugno in libreria

All’età di 16 anni Corinna von Bassewitz, oggi giornalista, comincia a sospettare che suo padre non sia ciò che dice di essere, cioè un soldato dell’Esercito tedesco e, in seguito, un diplomatico. Lo sente rispondere al telefono con un nome diverso e la nonna lo sorprende a cambiare furtivamente le targhe dell’automobile.
Ma solo dopo la morte del padre, avvenuta nel 1985, Corinna trova in soffitta vecchi biglietti da visita nei quali egli appare sotto falso nome come rappresentante di un grossista di spezie. Ci sono anche lettere e documenti che riguardano il Servizio federale di intelligence, responsabile della ricognizione civile e militare della Germania ovest all’estero.

Corinna contatta l’archivio dei servizi segreti e scrive Il segreto di mio padrela storia vera di una spia della Germania negli anni della Guerra fredda, del terrorismo della Rote Armee Fraktion, dei combattimenti tra protestanti e cattolici in Irlanda e della guerra in Vietnam. Come ha scritto il quotidiano berlinese Tagesspiegel “John le Carré avrebbe adorato questo libro”.

Chi era dunque mio padre? La verità risale a molto tempo fa e ciò che racconto in queste pagine sono solo fram­menti della vita di mio padre come agente segreto, che solo lui potrebbe confermare. Ecco perché mi sono presa alcune libertà nello scrivere questo libro: dall’interpretazione all’abbellimento. Ignorare la realtà, o nasconderla dietro una bella facciata, è un’abitudine di famiglia che di tanto in tanto riprendo. C’è un altro aspetto che bisogna tenere pre­sente mentre si legge questo libro: i membri della famiglia e le altre figure che ronzano nella testa di un bambino o di un adolescente non coincidono necessariamente con le persone reali. Ciò che mi rimane di quel tempo sono ricordi che srotolo come una pellicola Super 8, fotogramma per foto­gramma, leggermente sfocati e al rallentatore. (Dalla Prefazione di Corinna von Bassewitz)

Giornalista e scrittrice, Corinna von Bassewitz lavora per riviste di lifestyle – Instyle, Elle, Vogue e Falstaff – e come copy editor per GQ.

Robert Anson Heinlein “Straniero in terra straniera”, Fanucci Editore

Una nuova edizione di un classico senza tempo, una delle pietre miliari della narrativa di fantascienza e non solo, in una nuova veste grafica e con un contributo di Kurt Vonnegut.

Traduzione Marco Pinna

Introduzione di Kurt Vonnegut

Uscita: 27 giugno 2025

Valentine Michael Smith è nato durante la prima missione umana su Marte ed è l’unico sopravvissuto alla spedizione. Cresciuto dai marziani, non è abituato al contatto con gli esseri umani, e al suo rientro sulla Terra è del tutto inconsapevole di ciò che lo sta aspettando.
Michael, infatti, non ha idea di cosa siano le donne, non conosce le culture terrestri né il concetto di religione. Spedito sulla Terra dovrà imparare a diventare un umano e a comprendere i pregiudizi e le abitudini sociali, a lui alieni.
Il suo ritorno è carico di conseguenze: è l’erede di un gigantesco impero finanziario, oltre che il padrone di Marte. Sotto la protezione dell’irascibile Jubal Harshaw, il giovane Michael scopre ed esplora il senso morale degli esseri umani e il vero significato dell’amore puro. Fonda una sua Chiesa, predicando l’amore libero e condividendo le capacità psichiche che ha acquisito dai marziani, affrontando con forza e determinazione l’inevitabile destino riservato a ogni messia. Le sue credenze e i suoi poteri, che vanno ben oltre i limiti dell’uomo, condurranno a una trasformazione che altererà inevitabilmente e per sempre gli abitanti della Terra…

 «I libri di Heinlein in cui mi sono imbattuto non erano storie per bambini: contenevano messaggi  e portavano a riflessioni sul mondo reale. Di tutta la fantascienza che ho letto da adolescente, Straniero in terra straniera è il mio preferito…  Sono felice di aver conosciuto questo e gli altri romanzi adulti di Heinlein. Perché tutto ciò che avevo precedentemente letto aveva un finale ben preciso. Qui, invece, la fine non è mai chiara. Sta a noi decidere che cosa succederà dopo, proprio come nella vita reale.»  Bill Gates, gatesnotes.com

Robert Anson Heinlein (1907-1988) è nato nel Missouri; studioso di fisica, è considerato uno dei più grandi autori di fantascienza. Ha scritto romanzi in cui l’avventura e l’aspetto tecnico-scientifico celano inquietanti interrogativi etici; la sua analisi sociologica sfocia in un’aperta contestazione del sistema americano, che talvolta manifesta atteggiamenti esageratamente libertari o di contro reazionari e maschilisti. Durante la Seconda guerra mondiale ha lavorato come ingegnere civile nel Laboratorio Materiali della U.S. Naval Air Experimental Station a Philadelphia, accanto ad altri due grandi scrittori di fantascienza di quegli anni: Isaac Asimov e L. Sprague de Camp. Terminata la guerra, si trasferì in California e riprese a scrivere.
Fanucci Editore ha pubblicato il romanzo simbolo di un’intera generazione, Straniero in terra straniera, con cui nel 1962 Heinlein ha vinto il suo terzo premio Hugo, ora disponibile in una nuova edizione con un contributo di Kurt Vonnegut.

Sebastiano Mondadori “Di cosa siamo capaci”, presentazione

[…]Sospese tra la vita come accade e i ricordi con cui la inseguiranno, Adele e Nina si perdono e si ritrovano lungo cinquant’anni di storia italiana mentre Milano diventa il teatro , ora cupo, ora sfavillante ma sempre più presago –,di un’epoca al tramonto.(da la Nave di Teseo)

Adele e Nina, madre e figlia, dentro cinquant’anni di storia italiana: tra le illusioni del prima e i rimpianti del dopo, dove come sottolinea Ursula Beretta (La Lettura, 15 giugno 2025) è proprio la nostalgia il collante della narrazione, quel “segreto che non osiamo pronunciare perché è fatto della stessa materia dei ricordi”, un’eco che ritorna anche quando tutto sembra finito.
Due donne nel momento della loro giovinezza, due estati decisive, quando ancora tutto appare possibile.
E Milano fa da sfondo ad un’età che sempre più affonda nella nostalgia, proprio perché al tramonto, e dove ciascuno riesce a chiedersi di cosa siamo capaci alla resa dei conti.

Sebastiano Mondadori è nato a Milano nel 1970, vive da anni in Toscana. Prima di Di cosa siamo capaci ha scritto nove romanzi (da Gli anni incompiuti, 2001, premio Kihlgren a Il contrario di padre, 2019); il libro-intervista La commedia umana. Conversazioni con Mario Monicelli (2005, premio Efebo d’Oro); la raccolta poetica I decaloghi spezzati (2021). Presso La nave di Teseo ha pubblicato Verità di famiglia. Riscrivendo la storia di Alberto Mondadori (2022, premio Elba-Brignetti per la saggistica, premio Società dei lettori di Lucca, premio della giuria al premio Biella, premio Antonio Semeria Casinò di Sanremo).

William Le Queux “Il ministro del male. La storia segreta di Rasputin”, Lorenzo de Medici Press

Traduzione e introduzione di Sara Musarra Pizzo

Lorenzo de’ Medici Press

Dal 23 giugno in libreria

Per la prima volta in italiano, la traduzione di un classico della narrativa sensazionalistica inglese. Con una sapiente inventiva romanzesca, Le Queux raccoglie in questo libro l’insieme delle rivelazioni scritte – quasi in forma di resoconto storico – dal giovane Feodor Rajevski, il segretario e servitore personale di Rasputin. Pagine e pagine di segreti, tradimenti e sotterfugi sconvolgenti attorno alla figura di una delle più inquietanti personalità della Russia moderna. I colpi di scena si susseguono in una vertiginosa cavalcata storica dove si intrecciano truci passioni, smodata ambizione e tragedia umana.
Le Queux, da maestro dell’invenzione, traccia di Rasputin un profilo ipnotico e agghiacciante al tempo stesso, nel cuore della corte imperiale russa e sullo sfondo di uno dei più drammatici momenti della storia: dalla prima guerra mondiale alla rivoluzione.

Ma cosa sappiamo davvero di Rasputin? Grigórij Efimovic Rasputin, ladro di cavalli prima e consigliere privato dei Romanoff e mistico russo dopo, nasce a Pokrovskoe il 21 gennaio 1869 in un villaggio della Siberia orientale. Quinto di nove figli, di cui solo due raggiunsero l’età matura, Rasputin dimostra fin da piccolo un’indole improntata sulla spiritualità. Dopo essersi sposato nel 1887, infatti, lascia la sua famiglia e i lavori nei campi per dirigersi verso un monastero a Verchotur’e e vestirsi dei panni del pellegrino. Ben presto afferma di aver avuto una visione della Madonna di Kazan’ e proprio dopo questo episodio decide di dedicarsi completamente alla vita mistica. In quegli anni visita i luoghi santi a piedi, fa ritorno al suo villaggio per aiutare la famiglia nei lavori agricoli ed è solito tenere degli incontri privati nella propria abitazione. Spostandosi da monasteri a conventi e pregando e vivendo di elemosina, Rasputin arriva a San Pietroburgo dove approda alla corte dello zar Nicola II di Russia e della moglie Aleksandra. A Corte è circondato da donne e si comincia a mormorare che sia in grado di prevedere il futuro e guarire i malati. (dall’introduzione)

William Le Queux (1864-1927) scrittore, viaggiatore e diplomatico, ha proposto al pubblico di tutta Europa oltre 150 romanzi. Considerato un maestro del genere poliziesco, giallo e thrilling, Le Queux univa alle trame complesse e ai colpi di scena un particolare interesse per le vicende storiche del suo tempo che seppe reinterpretare e rendere avvincenti a suo modo. La passione per i documenti e i dettagli storici colloca le sue opere a metà strada fra saggio e romanzo. Fra le sue più fortunate creazioni, La spia dello zar (1910), Il mistero del raggio verde (1915), L’ombra del passato (1915), I segreti del Foreign Office (1920).

Voland: novità in libreria

Georgi Gospodinov Fisica della malinconia (Nuova edizione)

“L’immortalità è possibile solo nell’infanzia”
dal 20 giugno in libreria

Un ragazzo è affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso.
Questo “io” coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull’autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque.
Bestseller pluripremiato in Bulgaria, pubblicato negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Spagna, Austria, Danimarca e in molti altri paesi europei, torna in libreria il romanzo che ha decretato il successo internazionale di Georgi Gospodinov.

L’autore Prosatore e poeta dall’immaginario sconfinato, GEORGI GOSPODINOV (Jambol, 1968) è l’autore bulgaro moderno più acclamato a livello mondiale. Vincitore dell’International Booker Prize e del Premio Strega Europeo con il romanzo Cronorifugio (Voland 2021), le sue opere sono tradotte in venticinque lingue. Tutti i suoi libri dall’esordio Romanzo naturale (2007, 2023) alle raccolte di racconti...e altre storie (2008, 2021), E tutto divenne luna (2018), Tutti i nostri corpi (2020) fino all’antologia Lettere a Gaustìn e altre poesie (2022) e al recente Il giardiniere e la morte (2025) sono pubblicati in Italia da Voland.

Krisztina Tóth Gli occhi della scimmia

“Perché, cosa significa essere felici? Sul serio, cosa?
Non mi sono mai sentita felice in vita mia.”

dal 27 giugno in libreria

In un paese sinistro senza nome e senza tempo, dove una devastante guerra civile ha lasciato la società divisa tra gli agiati filogovernativi
e una massa di poveri confinati in zone ai limiti della sopravvivenza, Giselle e il dottor Kreutzer si incontrano.
La donna, sull’orlo di un crollo emotivo dopo essere stata seguita per settimane da un giovane sconosciuto, si affida alle cure dello psichiatra, e mentre la terapia la spinge a immergersi nella storia della sua famiglia, anche l’uomo rivive la propria, barcamenandosi tra l’eredità della madre appena scomparsa e la fine di un matrimonio.
Un romanzo sofisticato fatto di vite che si sfiorano appena: storie di donne e uomini, mogli e mariti, madri e padri, mentre il potere e i suoi meccanismi lavorano instancabilmente per seppellire il passato. Una distopia dal ritmo di un poliziesco, pervasa da un raffinato umorismo dalle tinte grottesche.

Nata a Budapest nel 1967, KRISZTINA TÓTH è un’acclamata scrittrice, poetessa e traduttrice dal francese. È autrice di circa quaranta libri tra prosa, poesia e storie per bambini e vincitrice di importanti riconoscimenti. Gli occhi della scimmia è stata l’opera di narrativa più venduta in Ungheria nel 2022 e si è aggiudicato il Nok Lapja per il miglior romanzo contemporaneo ungherese e il premio del pubblico Merítés-díj.

Virion Graçi “Il paradiso dei folli”, Bibliotheka Edizioni

DEBUTTO IN LINGUA ITALIANA PER UNA DELLE VOCI PIU’ NOTE DELLA LETTERATURA ALBANESE

Traduzione di Julian Zhara

Bibliotheka

Dal 20 giugno in libreria

Nei primi anni Novanta del secolo scorso un trentenne albanese emigra clandestinamente in Grecia. A casa la situazione precipita: il figlio Tori inizia a scrivergli lettere (che non gli invierà mai) per raccontare i continui tradimenti della madre Lora.   
Tori muore improvvisamente e la voce che gira in paese è che la madre abbia ucciso il figlio conficcandogli nel sonno un ago rovente in testa. Il protagonista rientra in Albania; la moglie è ricoverata in manicomio e lui si sposa con una ragazza bella e molto giovane, che si trova presto incinta e lo tradisce. 


Feroce realismo di matrice americana ed epopea balcanica, cruda rapsodia e narrazione incalzante si intrecciano nel romanzo Il paradiso dei folli dello scrittore albanese Virion Graçi .

Il padre si occupò seriamente del figlio dopo quattro anni, quando Ana, la sua seconda moglie, molto più giovane e bella di lui, aveva perfezionato l’arte della cucina. I cento e cin­quantacinque partecipanti alla cerimonia della traslazione delle ossa ebbero il raro privilegio di provare l’abilità della nuova donna di casa coi sette piatti tradizionali, cucinati da lei, per il pranzo della sepoltura.  L’uomo addetto alla sepoltura non rivelò al padre che dalla superficie del cranio di suo figlio emergeva la punta di un ago, giusto dello spessore che occupava prima la pelle. Il tanato­prattore, amico del padre, aveva strofinato con le sue mani tozze, coperte da guanti pesanti da muratore, il cranio mac­chiato, ma si era fermato sull’ago… un frammento libero… sì, era davvero un ago… lo aveva estratto con attenzione per non provocare danni o rumori strani… un ago lungo sette centimetri, un ago comune come quelli che usiamo tutti per cucire.

Nato ad Argirocastro nel 1968, Virion Graçi è una delle voci più interessanti della letteratura albanese contemporanea. Dall’esperienza dell’emigrazione clandestina in Grecia trae il suo primo romanzo, Il paradiso dei folli scritto a 22 anni pubblicato anche in Grecia e in Francia da Gallimard. Dopo aver lavorato per l’agenzia di stampa albanese Ata, è tornato ad Argirocastro come docente universitario di Letteratura e in seguito si è trasferito a Tirana all’Istituto di studi albanologici.