Elisabetta Villaggio “Madeira. Storie d’amore in pieno oceano”, Bibliotheka edizioni

ELISABETTA VILLAGGIO RACCONTA STORIE D’AMORE AMBIENTATE NELL’ISOLA PORTOGHESE DI MADEIRA

Una galleria di personaggi più o meno famosi che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla

Dal 23 maggio in libreria

Bibliotheka

“Le più belle storie d’amore nascono in riva al mare. E se il mare e quello di un’isola, allora sono ancora più intense”. Elisabetta Villaggio, figlia di uno dei più originali e apprezzati comici italiani, dedica la sua nuova raccolta di racconti all’isola portoghese scoperta all’inizio del Quattrocento a circa mille chilometri dalla costa, in pieno oceano Atlantico.

I racconti sono frutto di fantasia, anche se alcuni si riferiscono a persone realmente esistite. Il denominatore comune è che sono tutti intrecciati e legati a Madeira. L’isola è una via di fuga lontana dalla terraferma, un luogo sicuro dove la fantasia e la concretezza di intrecciano e dove è possibile nascondersi o cominciare una nuova vita.  Proprio come i protagonisti delle storie di Elisabetta Villaggio, che hanno in comune il desiderio di cambiare vita o di rinnovarla. Persino riuscendoci, talvolta.

Dichiara l’Autrice
«Sono nata sul mare e il mare ha sempre esercitato un enorme fascino su di me. Potrei stare ore ad ammirare un tramonto sulla spiaggia oppure in cima ad una roccia o anche meglio da una barca. Qualche anno fa ho fatto un viaggio a Madeira, quest’isola europea che è il luogo più lontano dal suo continente ma che di fatto, geograficamente, si trova in Africa. Quindi un’isola piena di magia, di mistero, di luce, di una vegetazione imponente e un mare dai mille colori. Così al ritorno ho deciso di scrivere questa raccolta di racconti dove ognuno dei personaggi aveva, in un modo o in un altro, un rapporto con l’isola. C’è chi si è innamorato, chi ha trovato una pace, chi le proprie radici.»

(Dall’incipit di Christian, 1904 a pagina 33)

«Quel sorriso gli era rimasto impresso e non riu­sciva a pensare ad altro. Christian era affacciato alla finestra che guardava il mare dal suo albergo a Madeira, il Reid’s. Era una notte fresca di gen­naio, senza luna. L’aria era talmente limpida che le stelle sembravano vicine e si aveva la sensazione di poterle toccare con un dito. Lo scalo sull’isola non era previsto. Stava viaggiando da New York a Southampton per il suo lavoro, le stoffe e varie altre mercanzie. Di colpo si era alzato il vento. E la tempesta aveva impe­dito alla nave di proseguire. Subito era stato colpito dalla dolcezza dell’isola, dal profumo delle piante verdi e cariche di fiori anche se era pieno inverno

Elisabetta Villaggio ha studiato Filosofia all’Università̀ di Bologna e Cinema e Televisione all’ University of South California di Los Angeles. Insegna alla Rome University of Fine Arts e al Digital Art and Media. Ha lavorato in Tv come assistente alla regia, regista, autrice e consulente per programmi Rai, Mediaset e La7.
Il suo cortometraggio Taxi è stato selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia, mentre il testo teatrale Marilyn, gli ultimi tre giorni ha vinto il premio “Donne e teatro” ed è stato portato in scena nella stagione 2011-2012. Autrice della mise en scene Io sono Virginia, in scena da maggio 2013, è autrice del romanzo Una vita bizzarra, pubblicato nel 2013 da Città del Sole Edizioni (Premio Anassilaos alla narrativa) e Fantozzi dietro le quinte, dedicato alla figura del padre ed edito da Baldini e Castoldi (premio Un mare di libri e premio Aracnea film and book festival). Ha co-sceneggiato il documentario Mostruosamente Villaggio, presentato al Bari International Film Festival e in onda su Rai3 nel marzo 2024, e ha collaborato alla sceneggiatura di Come è umano lei, in onda su Rai1 a maggio 2024.

Anna Banti “Il coraggio delle donne”, presentazione

[…]Con una scrittura attenta alle sfumature del quotidiano, Anna Banti non costruisce semplici ritratti, ma una vera e propria storia culturale della condizione femminile tra Ottocento e Novecento, illuminando la rete invisibile di vincoli e convenzioni che hanno condizionato generazioni di donne. Come afferma Daniela Brogi, «spesso le opere novecentesche d’autrice non vanno soltanto recuperate dall’oblio, ma vanno rilette usando occhiali nuovi».(da Libri OscarMondadori Editore)

Oscar Mondadori sta ripubblicando a cura di Daniela Brogi gli scritti dell’autrice,. la cui opera, siglata con lo pseudonimo di Anna Banti, ha permesso la riscoperta di figure storiche femminili come Artemisia Gentileschi, spesso dimenticate o trascurate

Pubblicato per la prima volta nel 1940, sette anni prima del suo famoso romanzo Artemisia, si compone di cinque testi: attraverso le figure femminili che li caratterizzano, ricostruiscono quella che  si può definire una mentalità corale, non singola o comunque non relativa alla singola protagonista, ne risulta quindi una condizione femminile  strettamente legata a precise convenzioni che ne determinano i comportamenti. Ma le sue donne sono tutte coraggiose, sanno superare la paura che da sempre le attanaglia con quel coraggio che nasce dalla ribellione. Un testo attuale, nonostante sia datato che aiuta a comprendere questi forti sentire delle donne non come aspetti sentimentali ma di matrice socioculturale.

Anna Banti (pseudonimo di Lucia Lopresti, Firenze 1895 – Massa 1985) è stata autrice di racconti e romanzi, storica dell’arte, fondatrice di «Paragone», rivista di arti figurative e letteratura, insieme al critico d’arte Roberto Longhi. Tra i suoi libri più significativi Il coraggio delle donne (1940), Artemisia (1947), Le donne muoiono (1951, premio Viareggio), Le mosche d’oro (1962), Noi credevamo (1967), Je vous écris d’un pays lointain (1971), La camicia bruciata (1973) e Un grido lacerante (1981). Celebri e importanti anche le sue traduzioni di classici inglesi e francesi, tra cui Thackeray, Colette, Alain-Fournier, Austen, Woolf, e la curatela del “Meridiano” dedicato a Daniel Defoe. Le sue opere sono in corso di ripubblicazione negli Oscar.

Luciano Caldato “Il principe delle pozzanghere”, NeP Edizioni

Una raccolta di racconti sospesa tra reale e fantastico

“Il principe delle pozzanghere” è una raccolta di racconti firmata da Luciano Caldato, autore dalla voce originale e profonda, accostato per intensità narrativa al grande Franz Kafka.

Con una scrittura limpida e allo stesso tempo visionaria, Caldato accompagna il lettore in un viaggio tra umanità e immaginazione, dove ogni racconto diventa occasione per riflettere sul senso delle cose, sull’animo umano e sulla possibilità di riscatto e rinascita.

Venti storie, brevi ma dense, che lasciano spazio a una lettura che continua anche dopo la parola fine. Sono racconti che ci parlano di fragilità, di tenerezza, di creature a metà tra l’uomo e l’animale, e che fanno emergere – con sorprendente leggerezza – domande profonde sul nostro tempo e su ciò che ci rende umani.

Nel mondo evocato da “Il principe delle pozzanghere”, l’umiltà diventa grandezza, la semplicità è forma di bellezza, e anche l’essere più marginale può portarci a riconoscere la nostra parte più autentica. Il perdono, la compassione e la meraviglia emergono come temi centrali, raccontati con uno stile che unisce poesia e chiarezza.
Un libro che invita non solo a leggere, ma anche a riscrivere il senso delle storie e del vivere, lasciandoci aperti all’incontenibile che ci attraversa: come una lacrima, come il tempo che scorre, come… un principe nel regno delle pozzanghere.
Il volume fa parte della sezione Poietica della collana scientifica di NeP edizioni “Nuovi Orizzonti di Inconscio e Società”, diretta da Luciana La Stella, psicoanalista, psicoterapeuta e presidente di OPIFER (Organizzazione Psicoanalisti Italiani Federazione e Registro).
La collana nasce dalla sfida di recuperare l’intuizione dello psichiatra e psicoanalista Carlo Viganò, che ebbe l’idea di raccogliere all’interno di un ambizioso progetto editoriale testimonianze legate alla formazione e alla ricerca clinica in campo psicoanalitico, in particolare nell’orientamento dato da Jacques Lacan alla psicoanalisi freudiana.
Al suo interno, il reale della soggettività viene applicato alla vita contemporanea, non solo tramite studi prettamente scientifici ma anche attraverso saggi, romanzi, scritti poetici ed espressioni creative.

Luciano Caldato è nato a Treviso nel 1961. Ha pubblicato due raccolte di racconti: “La poesia della sabbia” (Edizioni del Leone, 2010) e “La battaglia delle noci sgusciate” (Europa Edizioni, 2017).

Gerardo Passannante “Appunti di un colloquio interrotto”, NeP Edizioni

Una sera, un uomo che conduce da tempo una vita ritirata riceve la visita della donna che vent’anni prima aveva amato in maniera clandestina. Si innesca così un lungo e febbrile soliloquio, in cui a dare voce a emozioni contrastanti è la prospettiva di un io narrante, la cui memoria contrasta il fluire inesorabile del tempo, in un viaggio nelle profondità dell’animo umano.
Significativa è la struttura dell’opera, suddivisa in sei nastri, come quelli di una pellicola da avvolgere sull’onda della rimembranza.
Memoria e invenzione si intrecciano così in un romanzo sospeso nel tempo: rivolgendosi direttamente alla donna amata, il narratore porta avanti nel contempo un monologo e un dialogo tacito e silenzioso con la stessa.
L’amore è indagato con lucidità spietata: un’illusione, un pellegrinaggio senza meta, dove la verità sfugge perché forse non esiste. Non vi è soltanto la ricostruzione di un sentimento sul filo del ricordo, ma viene indagata parallelamente la crescita psicologica sia della ragazza amata che del protagonista, finendo così per interrogarsi sulla natura stessa dell’amore.
Con una narrazione intensa e stratificata, il romanzo indaga il desiderio, il disincanto e la lotta contro l’oblio, esplorando anche temi come turbolenze adolescenziali, l’emancipazione femminile e l’impatto di ipocrite convenzioni sociali sulla felicità.
Quella di Passannante è una prosa ricca di risonanze culturali variegate e di mezzi espressivi che oscillano dalla lingua colta a quella parlata, dando origine a una mescolanza verbale fatta di citazioni, termini di origine varia e neologismi. Talvolta ironia e punte di amaro sarcasmo colorano la pagina in quella che appare come una vera e propria resa dei conti
emotiva con un passato ancora sensibilmente presente. L’autore fa vibrare sensazioni, emozioni, paure e interrogativi scomodi a cui non sempre si è pronti a dare una risposta.

Gerardo Passannante è nato a Sicignanode gli Alburni (SA) nel 1951 e vive a Zurigo. È autore di vaste raccolte poetiche (“Canzoniere primo”, “Appunti di un colloquio interrotto”, “Ex Glebula Lux”, “Grumi”), romanzi, racconti, saggi, diari, aforismi, traduzioni dal francese e dal tedesco, e dell’opera teatrale “Sha Nagba Imuru” tratta dall’epopea di Gilgameš.
Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo la silloge poetica “Quasi un canzoniere” (Città del Sole Edizioni, 2017), i racconti “L’ora della mezzanotte” (Edizioni Minerva, 2018), i romanzi “Atto terzo” (Editrice Italia letteraria, 1981), “Atto gratuito” (Montedit, 2013) e i primi cinque libri del ciclo storico in sedici volumi “Il declino degli dèi”, comprendente: “Avvisaglie d’uragano”(2014), “Amore e disamore” (2015) e “Elogio della menzogna” (2017) pubblicati con Città del Sole Edizioni; “Costantino, l’infante di Naissus” (Il Seme Bianco, 2020) e “All’ombra della croce” (Armando editore, 2022).

Georgi Gospodinov “Il giardiniere e la morte”, Voland

“Di cosa parliamo quando parliamo della morte?
Della vita ovviamente, di tutta la sua incantevole fugacità.”

Un romanzo su quanto dobbiamo ai nostri padri, su cosa ci fa essere  quelli che siamo e una dichiarazione d’amore struggente: un figlio assiste il padre durante una lunga e crudele malattia. Lo ricorda lavorare in giardino, curare le piante da frutto, i fiori… pian piano il campo visivo si allarga ai vicini, ai conoscenti, all’intera Bulgaria povera e dignitosa.
Con l’abituale maestria Georgi Gospodinov ci racconta la vita di un uomo e le storie che compongono un’esistenza, ogni esistenza. Perché la fine dei nostri padri è la fine di un mondo.

L’autore 

GEORGI GOSPODINOV (Jambol, 1968), poeta, prosatore innovativo e raffinato, è lo scrittore bulgaro contemporaneo più acclamato a livello mondiale. Con il suo esordio narrativo, Romanzo naturale (Voland 2007), ha subito incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo. Con Fisica della malinconia (Voland 2013), finalista al Premio Von Rezzori e al Premio Strega Europeo, si è imposto sulla scena internazionale. Cronorifugio (Voland 2021) ha sancito la sua consacrazione e gli è valso il Premio Strega Europeo 2021 e l’International Booker Prize 2023.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Romanzo naturale

Cronorifugio Premio Strega europeo
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Andrea Valesini “L’inverno ucraino. Reportage dall’abisso”, Oltre Edizioni

Fotografie di Giovanni Diffidenti

OLTRE Edizioni


in libreria il 14 maggio

Il libro è un viaggio tra la popolazione ucraina travolta dall’invasione russa, con le testimonianze dei sopravvissuti agli eccidi di Bucha e Mariupol, di chi vive sotto la costante minaccia dei missili e di chi ha perso un figlio deportato in Russia. 
Ma accanto al male, emerge anche il bene: il soccorso dei volontari e delle ONG, e l’avvio della ricostruzione nonostante il conflitto. Questo diario-reportage offre uno sguardo che va oltre la cronaca e la politica, concentrandosi sull’umanità ferita ma mai rassegnata. È la voce degli ucraini, ma anche un monito contro la violenza della guerra, la più vasta, profonda e impunita forma di sopraffazione.

L’inverno ucraino è sia metafora che realtà: simbolo del gelo nei cuori di un popolo risvegliato il 24 febbraio 2022 dai suoni di una nuova guerra, l’invasione russa su larga scala del loro Stato indipendente e sovrano. Questo libro raccoglie una trentina di reportage scritti dall’Ucraina invasa, concentrandosi sugli effetti dell’aggressione piuttosto che sulle cause, già ampiamente dibattute altrove. Il primo reportage, scritto il 7 marzo 2022 da Uzhorod (città ucraina dei Carpazi che con i suoi 115.000 abitanti accoglieva già 10.000 sfollati), rivela lo stupore per l’inattesa guerra e la speranza, poi delusa, di una rapida conclusione. Le storie qui raccolte danno voce ai sopravvissuti, al loro terrore e alle ferite psichiche e psicologiche causate dai bombardamenti. Dietro i nomi ormai familiari di luoghi come Kiev, Bucha, Mariupol, Leopoli, Odessa e Kharkiv, si delineano gli stati d’animo degli abitanti, una vera e propria toponomastica della sofferenza. La morte per mano delle armi diventa una statistica, un fatto definitivo. Ma il tormento dei sopravvissuti genera altrettanto dolore in chi ascolta. Le vite spezzate non possono essere riavute, ma la vita resiste e si rigenera nonostante la guerra.

 Andrea Valesini è caporedattore de L’Eco di Bergamo, giornale per il quale ha scritto reportage dai Balcani, da Israele, Gaza, Cisgiordania, Iraq, Africa e America Latina.

Alessandro Magrini “Nel segno di Thot. La meravigliosa avventura dei numeri dall’antichità all’età moderna”, presentazione

[…]Muovendosi con disinvoltura tra l’Egitto del IV millennio a.C. e le scuole d’abbaco medievali, maneggiando pazientemente i chiodini che scorrevano sulle «calcolatrici» romane e i gettoni usati da papa Silvestro II a ridosso dell’anno Mille, percorrendo coi mercanti (e i matematici) arabi le strade fra la valle dell’Indo e il Marocco, Alessandro Magrini affronta queste e moltissime altre questioni in Nel segno di Thot, seguito ideale de Il dono di Cadmo, in cui ci ha accompagnato alla scoperta dell’alfabeto. 
E anche qui aneddoti, curiosità e soprattutto la chiarezza espositiva e la passione che traspare da ogni pagina rendono godibilissimo uno studio pur così documentato.
(da Ponte alle Grazie)

Se alle origini due i modi differenti di concepire la matematica e l’idea di numero: se per alcuni gli enti matematici siano simili alle idee platoniche, esistono da sempre e l’uomo li «scopre»; altri  dubita invece dell’esistenza di una realtà indipendente e pertanto se per i primi i numeri sono concetti innati, non così per i secondi; modi differenti che hanno caratterizzato la concezione fino al Settecento, come si legge  Nel segno di Thot di Alessandro Magrini (seguito di Il dono di Cadmo, dedicato alla scoperta dell’alfabeto), successivamente la questione si è manifestata ben più complessa.

Anche  “Nel segno di Thot” è un viaggio nel tempo e nello spazio, tra aneddoti e curiosità, pagine piacevoli e divulgative nonostante la materia, per molti, abbia ancora del misterioso, scoprendo con stupore quali meraviglie l’uomo è stato capace di creare con quei segni che nel tempo sono stati vergati con il gesso, con il calamo, la cannuccia appuntita di cui anticamente ci si serviva per scrivere, fino  alla penna: un viaggio, che ha il suo inizio nel mito che racconta che il dio Thot ne fece dono agli antichi egizi, alla scoperta da dove vengano i numeri, del modo di contare e le diverse operazioni.

Alessandro Magrini dopo gli studi di filologia classicaed egittologia presso La Sapienza di Roma, dove ha tenuto interventi sull’insegnamento del latino e sull’utilizzo dell’informatica come strumento per la scrittura e la catalogazione dei testi in geroglifico, non ha mai smesso di coltivare la passione per lo studio delle lingue e del mondo antico. Guida turistica abilitata di Roma e Provincia, attualmente redattore presso la casa editrice Futura, sin da giovanissimo ha collaborato con i Gruppi Archeologici d’Italia e con il Centro Italiano di Archeologia Sperimentale. Per Ponte alle Grazie ha pubblicato Il vero amore è quando si amorano tutti. Dialoghi di una bimba col suo papà dalla nascita ai quattro anni (con sua figlia Elena, 2020) e Il dono di Cadmo. L’incredibile storia delle lettere dell’alfabeto (2022).(da Ponte alle Grazie)

Stefano Tofani “La bestia che cercate”, presentazione

[…]Un giallo originale, che sfuma a tratti nella commedia all’italiana, con personaggi a cui ci si affeziona subito. Un noir che ci fa sorridere amaramente delle nostre piccole e grandi meschinità e riflettere sulle maschere che indossiamo ogni giorno. (da Libri Guanda Editore)

 Un paesino della Toscana, Cuzzole, il cortile di una Scuola elementare, una maestra, Sonia, l’ora di ricreazione, uno sparo dal condominio dirimpettaio, Sonia colpita muore.
Questi i primi  ingredienti con cui si apre il giallo di Tofano, un giallo, come scrive Malvaldi in una sua presentazione (La Lettura del 4 maggio 2035),  “in cui è difficile riconoscere i cliché del genere: è un giallo, certo, ammazzano qualcuno subito a pagina uno, ma il tono del racconto dipende da quale personaggio incontrate, e se è sincero o meno. I protagonisti, infatti, non sono gli investigatori, ma il resto del paese, quelli rimasti vivi”.
Sì perché, spiega ancora Malvaldi, è poi il Paese e non solo gli investigatori ad essere personaggi principali “Come nello smarrimento di chi è costretto a fare i conti con qualcosa di completamente inaspettato e insensato, e che come primo impulso ha subito quello di mettere le mani avanti e di dichiarare che lui, o lei, o la sua famiglia in quell’affare non c’entra: si parla di morti ammazzati, roba che succede solo agli altri, la cosa non li riguarda, nessuno disposto a farsi ingabbiare dalla trama di un giallo”.
E così il Paese chatta e, come avviene in tutti i paesi, le voci circolano ma niente appare sicuro, poche le certezze: il colpo mortale è partito dal palazzo di fronte alla scuola, di proprietà del politico Bruconi, che ha un figlio conosciuto per le sue scorribande.
C’entra qualcosa?
E Cuzzole, dov’è e com’è Cuzzole?
Ce lo descrive l’Autore in uno dei primi capitoli:

“Si trovava a Cuzzole, la scuola, pigro paese che poltriva tra una curva del Serchio e spelacchiati cuscini di colline che non avevano nulla a che vedere con la Toscana patinata attira-vip. Per intendersi: quella dei panorami da copertina dai colori saturi, quella dei borghi – non quella dei paesi -, dove ti muovi tra rifugi del lusso, food experience, nuove frontiere del divertimento. Tutte cose che Cuzzole, trasandato e stanco, non voleva offrire, restando orgogliosamente fuori da ogni itinerario per concentrarsi tutt’al più sui suoi abitanti, e sul lento declino di quegli anni: spopolamento (eravamo sui mille come i garibaldini), case abbandonate, negozi e attività in chiusura. Sonnecchiava dunque anche quella mattina, appena un po’ stranito dalle temperature: da sempre novembre portava i primi freddi, i cieli cupi, quest’anno invece c’era un caldo insolito e il cielo era di un azzurro scintillante”.

Stefano Tofani è nato a Cascina, in provincia di Pisa, e vive e lavora a Lucca. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali si è dedicato alla scrittura, pubblicando racconti inseriti in varie antologie. Nel 2013 è uscito il suo primo romanzo, L’ombelico di Adamo, vincitore del Premio Villa Torlonia. Tra gli altri suoi libri ricordiamo Fiori a rovescio (2018), Sette abbracci e tieni il resto (2019), Nuvole zero, felicità ventitré (2021), In fuga col Barone. Nel mondo di Calvino (2023), Il giorno della spensieransa (da Guanda Autori)

Sergio Fanucci “L’enigma del Patriarca”, Timecrime (Gruppo editoriale Fanucci)

Una storia in cui le donne sono le vere protagoniste.
Un thriller corale, in giro per il mondo, un tuffo nell’antichità, un intreccio tra libri di storia e cultura, tra fede e religione. Una lettura frenetica dove ogni angolo nasconde un’altra verità e riuscire a scoprire chi manovra il crimine sarà difficile quanto rivelatore.

Timecrime (Gruppo editoriale Fanucci)

Torna in libreria l’autore dell’acclamata Trilogia dei Codici, con il nuovo romanzo, L’enigma del Patriarca, che riprende il personaggio principale, l’avvocato italo-americano Elisabeth Scorsese dopo oltre un anno dagli ultimi avvenimenti.

All’uscita del primo volume Codice Scorsese, dieci anni fa, Sergio Fanucci ha creato un mondo dominato dagli Scriba, figure facoltose, senza scrupoli, con dietro organizzazioni altamente professionali e che si rifanno alla storia dei loro antenati, gli Scriba dell’antichità, uomini vicini a Faraoni, Imperatori, Re, Papi, e oggi vicino a dittatori, Presidenti o finti tali. Erano uomini che gestivano la legge, l’insegnamento, il commercio e l’economia. Avevano accesso a risorse inesauribili e riuscivano a manovrare chi comandava rimanendo sempre in disparte. Nel tempo sono diventati coloro che hanno deciso il destino di popoli e Stati.

Oggi la nuova casta miliardaria minaccia la nostra società con l’uso disinvolto della tecnologia, dei media, della scienza e delle risorse naturali, alimentando sempre di più il concetto del longtermismo, coltivando il sogno dell’immortalità e innalzandosi al concetto caro agli Dei, la consapevolezza del divino di cui loro si sentono depositari. In questo nuovo romanzo, L’enigma del Patriarca, l’autore riprende i temi a lui cari che con preveggenza hanno immaginato il nostro presente e mescola storia antica e progresso, complotto e azione, filosofia e miti, in una lotta tra Bene e Male e con il dubbio inquietante di dove finisca il primo e inizi il secondo.

Dal Rinascimento con Pico della Mirandola ai Frati Minori della Terra Santa, teatro di guerre e religione, dalla laguna della Serenissima alla capitale inglese, culla dell’arte come dell’economia mondiale, dall’irrefrenabile New York al Monte Olimpo tanto caro a Zeus, si dipana un thriller a tratti storico, d’azione, d’indagine classica, caratterizzato da un profondo sentimento dei personaggi e sempre alla ricerca della verità. Semmai esista.

Trama

 Rifugiatasi a Venezia dopo gli ultimi eventi che l’hanno sconvolta, l’avvocato Elisabeth Scorsese ha deciso di prendersi un anno sabbatico e quale miglior posto in una delle città più belle del mondo. In un giorno di sole, in una passeggiata tra le innumerevoli calle, vede un anziano che sta per scivolare in acqua e si precipita a salvarlo. Lui, grato, le offre un caffè: è l’ex direttore della Biblioteca Marciana, tale professor Sigismondo Altieri che per sdebitarsi le propone una visita “privata” per il giorno successivo. Elisabeth accetta, intrigata da quell’uomo gentile e d’altri tempi ma anche enigmatico e a tratti spigoloso. Durante la visita, il professore Altieri le chiede d’incontrare suo nipote, Andrea Spinazzola, in visita in città: possiede una casa d’aste a Londra e ha bisogno di una consulenza legale. Per lei è ora di tornare e la sua vacanza è durata fin troppo, le manca l’azione e il mondo del lavoro. Quando giunge a Londra accompagnata dalla sua fedele assistente Lara, viene a sapere che l’uomo è scomparso e quando riceve un biglietto enigmatico lasciato per lei in albergo proprio da Spinazzola, il mistero si infittisce.
Deve lasciar perdere o seguire l’istinto per scoprire cosa nasconde quell’uomo?
Anna Pareto ha due grandi passioni, la Storia e i suoi figli, per i quali rinuncerebbe alla prima. Ogni tanto si concede una lettura dei tarocchi anche per spezzare la routine dell’insegnamento di Storia delle Religioni presso l’università di Torino. Gratificante ma ripetitiva. E così quando riceve dal Vaticano l’offerta di redigere una relazione sulla Terra Santa, di cui è la maggiore esperta in Italia, accetta di gran volata e si catapulta a Roma, felice di tornare dove i suoi studi sono cominciati e ha coltivato amicizie altolocate proprio nel piccolo Stato del Papa. Presto si accorgerà che i luoghi santi nascondono segreti che non possono essere rivelati, ne va degli equilibri nel mondo e del destino di milioni di individui. È finita in un gioco più grande di lei, pericoloso e mortale

Due donne lontane, due storie di intrigo e mistero, due vite che sono destinate a incrociarsi quando il pericolo si trasforma in crimine e le forze in gioco sono temibili quanto mortali. Per Elisabeth ci sarà un passato che ritorna, per Anna un futuro incerto e insidioso dove nessuno, neanche i suoi figli, saranno al sicuro.

Sergio Fanucci (1965), figlio e nipote di editori, ha lavorato fin da ragazzo nelle aziende di famiglia e nel 1990 ha ereditato la casa editrice del padre. Da allora ha costruito un catalogo specializzato nella letteratura di genere creando il Gruppo Editoriale Fanucci. Vive a Roma con la moglie, due figlie e un cocker spaniel inglese di nome Bloom. Per Rizzoli ha pubblicato Codice Scorsese (2015), primo volume della Trilogia dei Codici di cui la principale protagonista è l’avvocato italo-americano Elisabeth Scorsese, e il successivo Codice Scriba (2016), cui fa seguito l’ultimo e conclusivo romanzo, Codice Lumière (2018), pubblicato per il marchio Timecrime. Con il ritorno di Elisabeth Scorsese in L’enigma del Patriarca inaugura la nuova Trilogia degli Enigmi, cui farà seguito L’enigma degli Arcani, di prossima pubblicazione in questa stessa collana.

Roberto Danovaro “Restaurare la natura. Come affrontare la più grande sfida del secolo. Strategie e tecniche di ripristino degli ecosistemi” presentazione

[…]Roberto Danovaro ci accompagna in un viaggio tra le sfide e le opportunità del restauro ecologico, analizzando le tecniche più avanzate e i successi già ottenuti. Curare la natura non è solo un dovere etico, ma un investimento concreto: per ogni euro speso nel restauro degli ecosistemi, se ne generano almeno quattro in benefici economici, oltre a migliorare la salute pubblica e a ridurre i costi della crisi climatica. Riparare i danni inflitti all’ambiente è la sfida del nostro tempo e segnerà il confine tra chi saprà costruire un futuro sostenibile e chi sarà costretto a subirne le conseguenze.(Edizioni Ambiente)

Restaurare la natura è sicuramente la sfida del nostro tempo: non basta più proteggere o interrompere la cultura dello sfruttamento delle risorse naturali occorre un intervento più completo e complesso, un vero restauro ecologico. Proprio per questo è una sfida e non solo perché il restauro è costoso ma soprattutto perché scienza, politica e azione collettiva devono convergere petr affrontare la crisi ecologica in cui versa  la natura e restituirle quindi il suo perduto equilibrio.
Si può fare, così afferma lo studioso in questo suo importante lavoro, rigoroso ma anche divulgativo. Anzi afferma che si debba fare proprio perché l’inazione sarebbe molto più dispendiosa.  Gli ecosistemi restaurati infatti ritroverebbero la loro struttura, tornerebbero stabili e la curva di estinzione della biodiversità si interromperebbe: una terapia intensiva quindi per un malato cronico e di molte gravi malattie, in un ritrovato rapporto, sano e interferente positivamente, tra mondi coesistenti, tra umano e non.
Un testo che apre alla speranza di poter fattivamente intervenire e risolvere nel tempo una crisi ecologica annosa e conseguentemente costosa per le sue conseguenze anche sulla salute. Un testo diverso, per questo sicuramente più coinvolgente proprio perché fornisce esempi chiari su come operare.

Roberto Donovaro è ecologo e docente di Marine Ecosystem Restoration nel master internazionale IMBRSea all’Università Politecnica delle Marche. Ha contribuito alla creazione del primo corso di laurea in Sostenibilità ambientale in Italia ed è stato presidente di diversi enti di ricerca e società scientifiche, tra cui la Società italiana di ecologia, la Società italiana di limnologia e oceanografia e la Stazione zoologica Anton Dohrn. Membro dell’Accademia europea delle scienze e dell’Inspiration board di Slow Food, presiede il Consiglio scientifico del WWF Italia e la Fondazione “Patto con il mare per la Terra”. Ha guidato oltre 30 spedizioni scientifiche in tutto il mondo, coordinato numerosi progetti europei sul restauro degli ecosistemi marini e pubblicato oltre 500 lavori scientifici e divulgativi. ExpertScape lo ha riconosciuto come lo scienziato più influente al mondo fra gli esperti di oceani e mari per il decennio 2010-2020.(da Edizioni Ambiente Autore)