Novità Voland in libreria

Theodor Kallifatides Madri e figli

“Vivo la mia vita circondato da storie che non ho scritto,ma grato che altri l’abbiano fatto.”

Copertina romanzo di Theodor Kallifatides Madri e figli

dal 23 gennaio in libreria Collana Intrecci

Nel 2006 Theodor Kallifatides, acclamato autore greco emigrato in Svezia da quasi mezzo secolo, torna a far visita alla madre novantenne, rimasta a vivere ad Atene. Entrambi sanno che potrebbe essere uno dei loro ultimi incontri. Nella settimana che trascorrono insieme, durante le pigre mattinate con caffè e biscotti, ripercorrono i momenti più significativi delle loro esistenze, lasciando affiorare segreti mai esplorati, andando alla radice del proprio lessico familiare.
Rivive così in mezzo a loro la figura decisiva del padre e marito – esule greco in Turchia, insegnante appassionato, prigioniero dei nazisti – le cui memorie Theodor ha deciso di tradurre per i nipoti. Passato e presente si intrecciano, in un viaggio traboccante di tenerezza e nostalgia.

L’autore THEODOR KALLIFATIDES Pluripremiato e prolifico autore, è nato in Grecia nel 1938 e nel 1964 è emigrato in Svezia, dove vive tuttora. Dopo gli studi in filosofia all’Università di Stoccolma, ha dato avvio alla sua produzione letteraria, che comprende oggi più di quaranta titoli, tra narrativa,saggistica e poesia, pubblicati in tutto il mondo. Ha diretto un film, firmato sceneggiature e tradotto numerosi autori, tra cui Ghiannis Ritsos in svedese e Ingmar Bergman e August Strindberg in greco.Madri e figli è stato incluso nella lista dei migliori libri del 2024 stilata dal “New Yorker”. Di Kallifatides Voland ha già pubblicato Una vita, ancora (2024).

Jelena Lengold Una giornata a passo leggero

“Le anime sono prevedibili e malleabili.Tutte, senza eccezioni.”

Copertina romanzo di Jelena Lengold Una giornata a passo leggero

dal 6 febbraio in libreria collana Amazzoni

Isidor Kraus, affermato autore di mezza età, è alle prese con la stesura di un nuovo romanzo, ma la sua routine quotidiana viene turbata dalle mail di uno sconosciuto lettore. Contrariamente alle sue abitudini, Isidor non riesce a ignorarle e scopre cosa si nasconde dietro l’inatteso contatto: l’uomo scrive per parlare di Irma, la donna di cui quasi quarant’anni prima il giovanissimo Isidor si era innamorato. La mente dello scrittore torna allora all’estate dei suoi diciotto anni, alla morte improvvisa della madre, all’incontro con Irma all’epoca trentenne, alla sua inspiegabile sparizione, al viaggio in treno lungo l’Europa per trovare sé stesso…
Una narrazione avvincente e provocatoria, un’appassionata storia d’amore per ricordarci che la letteratura ha davvero il potere di aprire nuove strade.

L’autrice JELENA LENGOLD nata nel 1959 a Kruševac, poetessa, scrittrice e giornalista, è tra le voci più significative del panorama letterario serbo. Prima dell’esordio in narrativa nel 2003, ha lavorato per dieci anni nella sezione culturale di Radio Beograd. Nel 2011 ha conquistato il Premio dell’Unione Europea per la letteratura con Vašarski Mađioničar, tradotto in dodici paesi (in Italia Il mago della fiera, Zandonai 2013). La resa (Voland 2022) si è aggiudicato il Premio della città di Belgrado.

La traduttrice ELISA COPETTI traduce narrativa e drammaturgia dal serbo e dal croato, e insegna lingua e traduzione all’Università di Udine. Per Voland ha curato la traduzione dei romanzi Gli orologi nella stanza di mia madre di Tanja Stupar Trifunović e La resa di Jelena Lengold.Nel 2008 ha vinto il Premio Estroverso.

Andrev Walden “Maledetti uomini”, presentazione

Un romanzo di formazione in cui, con una gioia narrativa che vira nel fiabesco senza cancellare il nucleo doloroso della storia, Andrev Walden rifà suo l’umorismo disarmante e la crudezza innocente del bambino di allora che, maschio tra maschi mediocri quando non violenti, non solo rincorre disperatamente una figura paterna ma si chiede che uomo diventerà.(da Iperborea)

Maledetti uomini è un memoir, divertente per lo spirito con cui viene raccontata la vicenda sebbene  possa essere catalogata anche  tragica proprio perché tutto ciò che è raccontato nel romanzo, come dichiara lo scrivente, è tutto vero: sette padri in sette anni sono la conseguenza di avere una madre single giovane e povera che cerca di dare un padre a suo figlio, un padre nuovo visto che l’originario, “con i capelli lunghi come un Indiano”,  se ne è andato .
L’ambientazione è nella Svezia tra i tardi anni Settanta e  i primi Ottanta.
Il primo dei sette è “Mago delle piante”, appellativo che gli deriva dal giovane Walden per essere un naturalista e un naturista ma anche un  fannullone, un falso invalido e violento con i bambini, aspetto che il protagonista  ha sperimerntato in prima persona ma dal quale ha derivato anche le sue competenze in fatto di piante e funghi.
Al primo e non dei peggiori, seguiranno un artista ma senza talento, un taccheggiatore capace di  rubare i soldi anche dalla busta paga di un ragazzino… Quindi il Pastore, che non è un pastore; l’Assassino e il Canoista che, ultimo dei sette lo manda appena quattordicenne a lavorare d’estate, anche se sarà lui a imprimere una svolta alla vita dell’ormai ragazzo Walden

Andrev Walden, nato nel 1976, è un affermato giornalista e editorialista svedese. Nel 2023 ha esordito come romanziere con Maledetti uomini, vincitore del prestigioso premio August.

Gabriella Genisi “La specchia del diavolo”, presentazione

Una nuova avventura per Chicca Lopez, carabiniera ribelle che investiga il cuore nero del Salento. Fra amori spezzati, madri perdute, padri putativi e padri biologici, Gabriella Genisi scava ancora più a fondo in questa terra antica sospesa tra campagna e mare, dove il sangue si mischia alla magia e il tempo gioca a rimpiattino con l’eternità e il mistero (da Rizzoli)

Chicca Lopez, così diversa dalla più conosciuta  e affermata Lolita Lobosco: due protagoniste, due detective; se la prima è una giovane maresciallo dei Carabinieri che guida la moto, porta gli anfibi, è omosessuale, la seconda è una poliziotta, quasi un suo alter ego per la prorompente femminilità, così come nella trasposizione televisiva della serie che ne racconta e la vita e le indagini.
Anche l’ambientazione le colloca in un paesaggio diverso: Chicca Lopez opera nel Salento, non estivo ma, come sottolinea l’autrice durante l’intervista di Francesca Pellas (tuttolibri la Stampa 17 gennaio 2026), quello magico “pieno di luoghi particolarissimi, come la “specchia” luogo del delitto con cui si apre il romanzo e alla base della quale viene trovato cadavere Rami, il protagonista: “Lo spunto è stata la foto di un ragazzo dagli occhi chiari, vista a casa di una libraia che anni fa mi ospitò per una presentazione. Capii subito che non c’era più, e le chiesi di raccontarmi la sua storia: stava per inaugurare il suo laboratorio di oreficeria, e proprio quella mattina fu trovato morto, legato nella vasca da bagno; il caso venne archiviato come suicidio, cosa assurda. Nel libro l’ho trasformato in un giovane immigrato: per me è una metafora dei nuovi volti dell’Italia di oggi, ragazzi che sono come i nostri figli, ma che hanno vissuto enormi difficoltà e vengono ripagati con l’emarginazione”. 

Ma cos’é la specchia, il termine che compare nel titolo?

La specchia  è costituita da cumuli di pietra per realizzare un luogo sollevato, utilizzata dagli antichi abitatori del luogo come punto di avvistamento o di confine territoriale. Nel caso particolare il termine compare associato alla dicitura ‘del diavolo’ che apre a un immaginario mitico, arcaico, magico, clima già presente in  “Pizzica amara” dove fa la sua comparsa Chicca Lopez, salentina, giunta, in quest’ultimo romanzo, alla sua quarta indagine, che lotta per farsi spazio in un ambiente di soli uomini, determinata e cocciuta, alla ricerca della verità tanto da superare l’omertà che copre e nasconde anche delitti efferati.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Giochi di ruolo

Pizzica amara

Terrarossa

Lo scammaro avvelenato e altre ricette

Le invisibili

Una questione di soldi

Elena Mearini “Sottozero”, Marco Saya Edizioni

Postfazione di Antonio Bux

Marco Saya Edizioni

Dal 30 gennaio in libreria

In un tempo, quello attuale, dove la poesia pare non bastare mai a sé stessa, Elena Mearini sceglie in questa sua nuova silloge il frammento come soluzione letteraria per declinare l’infanzia, l’amore e la condizione intima dell’essere umano, senza però mai scadere nel banale gioco metaforico del già visto, piuttosto monitorando ciò che  vive interiormente ed esternamente attraverso uno sguardo grandangolare che si comprime e dilata a seconda dell’esigenza del momento, proponendo squarci di notevole forza in uno snodare di distici che paiono tendere più al monito della pagina bianca che al voler dire necessariamente troppo.
La Mearini agisce dunque per sottrazione, sebbene non manchi certa enfasi, pur meditata fino all’osso della forma, quasi fosse per l’autrice milanese un’esigenza censoria, la strada da intraprendere verso lo zenit della propria lingua. (dalla postfazione di Antonio Bux)

 Elena Mearini (Milano, 1978) è autrice di narrativa e poesia. Da diversi anni insegna scrittura creativa e ha lavorato sui percorsi di scrittura autobiografica nelle carceri e in istituti di riabilitazione psichiatrica. È fondatrice, direttrice e docente della “Piccola Accademia di Poesia” di Milano. Ha pubblicato le raccolte poetiche Dilemma di una bottiglia (Forme Libere, 2013), Strategia dell’addio (LiberAria, 2017), Eri neve e ti sei sciolta (Re Nudo, 2025),  e per le Marco Saya Edizioni Per silenzio e voce (2014), Separazioni (2019), Aritmia (2021) e A molti giorni da ieri (2024). Ha inoltre pubblicato i romanzi 360º gradi di rabbia (Excelsior 1881, 2010) Undicesimo comandamento (Perdisa Pop, 2011), A testa in giù (Morellini, 2015), Bianca da morire (Cairo, 2016), È stato breve il nostro lungo viaggio (Cairo, 2017), Felice all’infinito (Perrone, 2018), I passi di mia madre (Morellini, 2021) e Corpo a corpo (Arkadia, 2023). Con alcuni dei suoi romanzi ha vinto, tra gli altri, il Premio Gaia Mancini e il Premio Università di Camerino, è stata finalista al Premio Scerbanenco, candidata al Premio Campiello e per tre volte al Premio Strega.

Le novità di Alcatraz dal 30 gennaio 2026

Per la prima volta disponibile in italiano il romanzo Cold Harbour di Francis Brett Young, un romanzo dagli echi gotici, definito “prossimo alla perfezione assoluta” da H.P. Lovecraft.

Francis Brett Young

COLD HARBOUR. La casa degli orrori invisibili

Traduzione e curatela di Lucio Besana
Collana Biblioteca di Lovecraft 6


Alcatraz

Dal 30 gennaio 2026

Durante una vacanza nel Black Country, i coniugi Wake trascorrono un pomeriggio a Cold Harbour, la magione dove vive il sinistro Mr. Furnival, un industriale in rovina, con la moglie Jane. Le poche ore trascorse nella casa, che i vicini reputano da sempre infestata, segneranno per sempre le loro vite. Sopravvissuti all’esperienza, decidono di raccontarla a un loro amico scrittore e a un prete, per cercare di darle un senso e sbrogliarne i misteri.
Le apparizioni terrificanti e i poltergeist di Cold Harbour sono l’azione di una forza soprannaturale o elaborati trucchi di magia? Mr. Furnival è un uomo posseduto da un male antico, uno stregone, un ipnotista, o un manipolatore geniale che sfrutta un’intelligenza fuori dal comune per soddisfare il proprio sadismo? Jane Furnival è il bersaglio di forze demoniache o vittima del più orribile abuso domestico? E, soprattutto, cosa possono fare per salvarla?
La risposta abita da qualche parte tra le fabbriche che anneriscono il cielo del Black Country con le loro ciminiere e il luogo di culto pagano su cui è sorta Cold Harbour, in una zona grigia dove progresso e superstizione sembrano due facce della stessa irrazionale forza distruttiva. Con curatela e traduzione di Lucio Besana, “La Biblioteca di Lovecraft” propone per la prima volta in italiano un romanzo dagli echi gotici, definito “prossimo alla perfezione assoluta” da H.P. Lovecraft nel suo saggio L’orrore soprannaturale nella letteratura.

Il britannico Francis Brett Young (1884-1954), romanziere, poeta, drammaturgo e compositore, durante la Prima guerra mondiale servì come ufficiale medico nel Royal Army Medical Corps, prestando servizio in Africa orientale. A causa delle dure condizioni climatiche e delle malattie contratte fu congedato nel 1918 e non poté più esercitare la medicina. Queste esperienze influenzarono profondamente la sua produzione letteraria, portandolo a scrivere opere come Marching on Tanga (1917), un resoconto delle sue esperienze belliche, e The Young Physician (1919), ispirato ai suoi primi anni nella professione medica. È noto per i suoi romanzi ambientati nelle Midlands inglesi (“Mercian novels”) in cui esplora i cambiamenti sociali e morali dell’Inghilterra del primo Novecento. La prosa lirica e i personaggi e paesaggi vividi lo resero popolare nel panorama letterario inglese del primo Novecento, e nel 1930 ricevette il James Tight Black Memorial Prize per la narrativa, uno dei premi più rispettati nel Regno Unito. Nella sua produzione variegata trova spazio anche l’orrore psicologico di Cold Harbour, pubblicato nel 1924.

Torna in libreria il libro che ha anticipato di Novant’anni i temi del pluripremiato 
film La forma dell’acqua di Guillermo del Toro


Aleksandr Romanovic Beljaev
L’UOMO ANFIBIO

Traduzione Kollektiv Ulyanov
Collana Solaris 7


Alcatraz


Dal 30 gennaio 2026

Nella torrida estate argentina una presenza sinistra semina scompiglio e terrore fra gli abitanti delle coste. I pescatori lo chiamano il «diavolo del mare», un essere misterioso di cui tutti sanno ma del quale nessuno ha mai appurato l’esistenza. Nel corso del tempo molte storie vengono costruite su questo mostro marino, i giornali elaborano notizie dei presunti avvistamenti e misfatti di questa creatura, metà uomo e metà pesce, con dei grandi occhi di rana e squame lucenti, che cavalca un delfino e suona un corno nelle placide notti sudamericane.
Il «diavolo» è in realtà il prodotto di un esperimento scientifico del dottor Salvator, il quale, per salvare un ragazzo da morte certa a causa di una incurabile malattia polmonare, gli trapianta branchie di squalo. Ittiandro, questo il nome del giovane, si trasforma così nell’uomo anfibio. Spintosi nelle sue avventure vicino a zone abitate, un giorno la creatura salva una ragazza di nome Guttiere dall’annegamento.
Ittiandro viene da subito rapito dalla bellezza della donna e, da quel momento, farà di tutto per rivederla. Nonostante sia già fidanzata con un uomo, Gutierre nutre anch’essa un sentimento di affetto nei confronti di quella curiosa creatura. Scontrandosi con i pregiudizi e i soprusi della civiltà, su tutte la malvagità e l’opportunismo del capitano di goletta Pedro Zurita, Ittiandro arriverà a essere schiavizzato per le sue grandi abilità nel recuperare perle preziose. Questo segnerà l’inizio di una serie di rocamboleschi eventi che porteranno a una inesorabile e drammatica conclusione.
L’uomo anfibio è il romanzo di maggior successo di Aleksandr Beljaev (1884-1942), da cui è stato tratto il popolare ¬film omonimo di Vladimir Cebotarev del 1961. Tra implicazioni morali all’avanguardia nell’utilizzo della scienza e il racconto di una storia d’amore tanto incredibile quanto impossibile, il racconto dello scrittore russo anticipa di novant’anni La Forma Dell’Acqua, pellicola pluricandidata del regista messicano Guillermo del Toro. Un classico in Russia e nei paesi dell’ex Unione Sovietica, tanto da essere inserito dal premio Nobel Svjatlana Aleksievic nel suo capolavoro Tempo di Seconda Mano.

Aleksandr Romanovic Beljaev 
(1884 – 1942) è stato uno dei più noti scrittori russi di fantascienza della prima parte del Novecento. Dopo una laurea in giurisprudenza nel 1906 si avvicinò alla scrittura durante una malattia che lo colpì nel 1915. Tra le opere maggiori si ricordano La testa del professor Dowell (1925), Ariel’ (1941) e L’uomo anfibio (1928). Morì di fame durante la carestia che investì la Russia durante l’invasione nazista della Seconda Guerra Mondiale.

Carlo Lapucci “Carneval, non te ne andare… Storia, significati, riti e celebrazioni del Carnevale”, Graphe.it

Molto più di maschere e coriandoli: le radici profonde del Carnevale, dalla memoria pagana ai riti che ancora ci coinvolgono.

Graphe.it

Dal 26 gennaio

Il Carnevale affonda le radici in una memoria ancestrale che precede il calendario cristiano. Lapucci esplora i significati profondi di riti e usanze, intrecciando testimonianze storiche e proverbi popolari. Il Carnevale emerge come cardine del “sistema dell’anno”, modello del mondo attraversato dal destino umano. Un libro che trasforma il nostro sguardo su una festa che credevamo di conoscere.

Il Carnevale non è stato una festa sempre uguale nel tempo, e d’altra parte la sua origine si perde in tracce sempre piu evanescenti per sfociare in riti primitivi di fecondità e di celebrazione dei cicli naturali. Si colloca nel periodo annuale di apparente morte della natura: il gelo, il riposo delle piante, il letargo degli animali, l’assenza dei migratori, le ridotte attività di ogni essere vivente e dell’uomo. Dire quando sia nato il Carnevale e quanto il nostro dipenda da quello pagano è difficile. Ci terremo a ciò che si può dire di certo, nell’incertezza generale della materia. A cominciare dal nome non ci sono elementi su cui si possa trovare accordo…

CARLO LAPUCCI, fiorentino, ha insegnato per molti anni dedicandosi allo studio delle radici profonde della cultura italianaEsperto di letteratura, linguistica e tradizioni popolari, ha partecipato come specialista alla trasmissione radiofonica La luna nel pozzo e collabora con giornali e riviste. Con Graphe.it ha già pubblicato studi apprezzati su Natale, Befana, orco, bestiari popolari e altri temi del folklore italiano.

Bibliotheka: le novità di gennaio 2026 

IL SARTO CHE GUARDAVA LE STELLE”. LE DISAVVENTURE DI UN EBREO POLACCO IN FUGA DAI NAZISTI
CHE SI RIFA’ UNA VITA LAVORANDO A BOLOGNA COME SARTO

Il romanzo di Salvatore Pireddu, sardo di nascita e residente a Torino, ispirato a una storia vera

Salvatore Pireddu

Il sarto che guardava le stelle

Bibliotheka

Dal 16 gennaio 2026

Il primo settembre 1939 l’esercito tedesco attacca la Polonia dando fuoco alle polveri del Novecento. Da quel momento i membri della famiglia Fajans sono costretti a un esodo doloroso nei campi di sterminio nazisti o nei campi di lavoro russi.
Salvatore Pireddu racconta la storia vera di Saya, ebreo polacco che dopo molte vicissitudini ricostruisce a Bologna la propria vita. È nell’umile mestiere del sarto che il protagonista si riscopre uomo, perché “cucire significa mettere insieme le trame, aggiustare fa bene alla memoria delle cose rotte”.

Nato a Nuoro nel 1983 Salvatore Pireddu è editor, ghostwriter e scrittore. Laureato in Antropologia all’Università di Bologna è stato docente a contratto all’Università di Friburgo. Grazie a una borsa di studio, ha frequentato per due anni Bottega Finzioni, fondata da Carlo Lucarelli. Attualmente lavora come capo redattore della Davide Falletta Editore di Torino, città dove risiede.

UNA CAMERA TUTTA D’AMBRA”. PER VOLERE DI HITLER, I NAZISTI SMONTARONO A LENINGRADO UNA CAMERA
TUTTA D’AMBRA E LA PORTARONO IN GERMANIA

La vicenda è ricostruita nel romanzo di Vittorio Orsenigo con una prefazione di Sergio Romano

Vittorio Orsenigo

Una camera tutta d’ambra

Prefazione Sergio Romano

Bibliotheka

Dal 16 gennaio

 “Centoventi casse di ferro: i numeri appaiono chiari al centro di un drappo pesante fatto con il buon velluto del buio”. In quelle casse c’è la celebre Camera d’ambra, che nel 1941 fu smontata dai nazisti dal palazzo di Leningrado in cui si trovava e trasportata dalla Russia a Königsberg, nella Prussia Orientale.
La vicenda viene ricostruita intrecciando e alternando arte e guerra, meraviglia e orrore nel romanzo di Vittorio Orsenigo Una camera tutta d’ambra con una prefazione dell’ambasciatore Sergio Romano. A differenza della maggior parte dei tesori trafugati durante la seconda guerra mondiale, la Camera d’ambra aveva per il regime di Hitler un alto valore simbolico. Era stata concepita da un architetto tedesco per un re di Prussia, creata da artigiani locali e apparteneva quindi alla categoria delle opere che la Germania riteneva di dover recuperare e custodire nel cuore del Reich.

Vittorio Orsenigo (Milano, 1926-2025), regista e scrittore, si avvicina al panorama artistico milanese dell’immediato dopoguerra. Seguendo l’invito di Elio Vittorini, cura un ciclo di letture alla Casa della cultura di Milano presentando una selezione di testi teatrali di Christopher Isherwood, Bertold Brecht e Wystan Hugh Auden, allora poco noti in Italia. Nel 1950 esordisce come regista al Piccolo Teatro di Milano, grazie al direttore Paolo Grassi, con Ubu Roi di Jarry e Le Mammelle di Tiresia di Apollinaire. Ha pubblicato, tra gli altri, con Greco&Greco, Sellerio e Archinto.

NELLA FUTURA CITTA’ DI EDENIA”. NELLA CITTA’ DI EDENIA L’ANTISEMITISMO È SCOMPARSO E IN PALESTINA
EBREI E ARABI CONOSCONO UNA PACE PERPETUA E DURATURA

Un raro racconto utopico di Kalman Zingman (1918) tradotto per la prima volta in italiano da Stefania Ragaù.

Kalman Zingman

Nella futura città di Edenia

A cura e con la traduzione di Stefania Ragaù

Bibliotheka

Dal 30 gennaio

Edenia è una città tecnologicamente avanzata, dotata di grattacieli e aero-treni volanti e con un clima regolato artificialmente a seconda delle stagioni, tanto che non servono più cappotti d’inverno, né si sente troppo caldo d’estate. È un’affascinante fantasia letteraria sulle possibilità della vita ebraica in Europa e sulla pace in Palestina il racconto di Kalman Zingman, pubblicato nel 1918 e ora tradotto per la prima volta in italiano dall’yiddish da Stefania Ragaù In questo raro racconto utopico della letteratura yiddish, pubblicato all’indomani della rivoluzione russa e della Prima guerra mondiale, l’antisemitismo è scomparso e gli ebrei della diaspora hanno ottenuto la piena emancipazione. Nel futuro immaginato dall’autore, i popoli della terra sembrano aver raggiunto una pace perpetua e duratura e persino in Palestina, dove l’impresa sionista ha sviluppato una vivace civiltà ebraica secolare, arabi ed ebrei vivono tranquillamente gli uni accanto agli altri.

Kalman Zingman (1889–1929), nato in uno shtetl vicino a Kaunas, in Lituania, ricevette un’educazione tradizionale ebraica che però non portò a termine, dovendo ben presto mettersi a lavorare in un piccolo negozio di stoffe. Grande amante della letteratura e della poesia, che leggeva in yiddish, ebraico e russo, nel 1917 decise di fondare una piccola casa editrice dedicata alla letteratura yiddish e cimentarsi lui stesso in alcuni tentativi letterari. Proseguì l’attività editoriale a Kaunas, in Lituania, e poi a Berlino. Nel 1928 si recò con un visto turistico in Unione Sovietica, dove morì l’anno dopo a Simferopol, capitale della Crimea.

Stefania Ragaù, dottoressa di ricerca in Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è borsista Humboldt al Buber-Rosenzweig-Institut dell’Università Goethe a Francoforte sul Meno. Ha pubblicato Sognando SionEbraismo e sionismo tra nazione, utopia e Stato (1877-1902) (Viella, 2021).

Maria Teresa Marzullo “La vita e l’arte di Maria Luisa Spaziani: un beato nastro di Möbius”, NeP Edizioni

“La vita e l’arte di Maria Luisa Spaziani” è un saggio di Maria Teresa Marzullo che indaga le tematiche centrali, le scelte stilistiche e il percorso di maturazione artistica di un’autrice capace di imporsi con autorevolezza nel panorama della poesia italiana del Novecento.
Attraverso un’attenta analisi di testi emblematici, tratti dalle raccolte più significative di Maria Luisa Spaziani, il volume mostra come la poesia diventi specchio della sua identità e della sua visione del mondo, costantemente in equilibrio tra realtà e metafisica, amore e riflessione, memoria e desiderio.
Il sottotitolo, “Un beato nastro di Möbius”, è ripreso dal componimento “La traversata dell’oasi” e rimanda a una suggestiva immagine poetica utilizzata dalla Spaziani per raccontare il sentimento amoroso.
Il saggio ripercorre le tappe fondamentali di una vita lunga e intensa, mettendo in luce come momenti cruciali – dall’incontro con Eugenio Montale alla fondazione della rivista “Il Dado” – trovino una precisa corrispondenza e una profonda rielaborazione nei suoi versi.
La poesia di Maria Luisa Spaziani emerge così come una forma alta di esistenza, in cui l’arte si alimenta della vita e, al tempo stesso, la supera e la trasfigura.
A completamento del volume, la prefazione dello scrittore Ivano Mugnaini.
Il lavoro di Maria Teresa Marzullo si distingue per la ricchezza dei riferimenti intertestuali e per il dialogo continuo tra persone, epoche, realtà, progetti e sogni: tappe di una vicenda biografica unica, ma al contempo capace di rispecchiare un approccio coinvolgente per chiunque avverta la presenza viva della poesia nella propria esperienza.
In ogni paragrafo si avverte e si intuisce una ricerca rigorosa, accompagnata da una documentazione accurata e da un’attenta individuazione e comparazione delle fonti.
Ne risulta un volume approfondito e articolato, frutto di un’indagine critica che va ben oltre il semplice approccio stilistico, offrendo argomentazioni di indubbio valore.

Maria Teresa Marzullo nasce a Conversano il 31 luglio 1978. Laureata in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Bari, insegna lingua e letteratura italiana e latina al Liceo San Benedetto della sua città.
Nel 2021, in collaborazione con il gruppo culturale del territorio, ha ideato il progetto La Divina Commedia: smarrirsi e ritrovarsi. Ecco la storia di un uomo che ritrovò sé stesso nella luce di Dio, in occasione dei settecento anni dalla morte di Dante. Di particolare rilevanza è Francesca e le Altre (2025), ricerca sul tema della violenza contro le donne nella Divina Commedia. Si interessa di scrittura poetica femminile e ha condotto studi sulle autrici marchigiane di metà Trecento e sul petrarchismo femminile del Cinquecento, fino ad arrivare alla contemporaneità.

Una mostra e un libro

INGRESSO GRATUITO
Per informazioni e prenotazioni archivio@vieusseux.it

Dal 21 gennaio 2026 fino al 27 febbraio una selezione di documenti autografi inediti e sei poesie  di Mario Luzi, poeta e tra i maestri del Novecento,  sarà esposta al pubblico insieme a ritratti, fotografie, disegni, volumi con dediche ad amici e, non per ultima, la Olivetti, simbolica e mitica, appartenuta al poeta, restituendo non solo gli inediti ma  il mondo di Luzi, comprese amicizie e  passioni
La Mostra  dal titolo “Nel bagaglio di Mario… Gli scartafacci luziani del Gabinetto Vieusseux”, a Palazzo Corsini Suarez, curata da Simone Magherini, professore di Letteratura italiana all’università di Firenze, Riccardo Sturaro e Stefano Verdino, professore di Letteratura italiana all’università di Genova.

La Mostra nasce dalla ricerca triennale di Riccardo Sturaro, dottorando in filologia e letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia,  e dall’analisi del Fondo Luzi, lavoro coadiuvato da Gianni Luzi, che ha portato alla scoperta di una trentina di componimenti inediti, di cui  sei saranno prtesenti alla mostra. Il materiale inedito rinvenuto  sarà  raccolto in un volume in uscita nel 2027 per Garzanti, curato da Sturaro con i contributi di Stefano Verdino e Daniele Piccini.

Sergio Ferrero “Divertimento per Saturno”, presentazione

Ronzani Editore

“[…]una miniera di nomi, fatti, letture, da cui è quasi del tutto assente, come nota in modo opportuno Rognoni, ogni accenno ai fatti politici, mentre abbondano le spigolature di fatti minimi, inessenziali, quasi a ricordare che la vita, quella vera, di questi si compone, in un inesausto caleidoscopio”( da Bruno Nacci, 6 dicembre 2025, Doppiozero)

Scrittore, narratore e poeta, ma anche libraio ed Editor, e lettore senza un genere specifico  perché versatile, li accoglieva tutti, torna per Ronzani (a cura di Francesco Rognoni) in una elegante e raffinata edizione in due volumi, con la scrittura che gli era più peculiare: diarista, con i suoi taccuini inediti.
Personaggio schivo e diarista raffinato, ma dimenticato in tutte le sue opere, ritorna con i suoi scritti che riassumono momenti e imprerssioni, lasciando traccia di un mondo “di poco fa eppure remotissimo, via via gustando il piacere di ritrovarlo” scrive Bruno Quaranta nella sua incisiva presentazione (Robinson La Repubblica, domenica 11 gennaio 2026)

Raccolti in due volumi, i suoi taccuini (dal 1946 al 2008, anno della sua scomparsa) con in  copertina  un disegno di Franco Matticchio

 Nella sua presentazione così Bruno Quaranta definisce l’autore

“Saturnino, febbricitante, vagabondo in se stesso, Sergio Ferrero riconoscerà nel lago il suo paesaggio ideale, tra silenzi, crepuscoli, malombre. Da Miasino, sul lago d’Orta, dove negli anni settanta  trascorse stagioni idilliache (ascoltando Praz “sgranare rosari di pettegolezzi”), a Lezzeno, sul lago di Como, dove nel massimo riserbo si spense”.

Ci piace riportare anche uno stralcio dal significativo articolo dedicatogli da Hans Tuzzi ( La Lettura, 21 dicembre ‘25)

“Sergio Ferrero tenne un diario dove annotava fatti quotidiani, incontri, idee, impressioni. Questa testimonianza, che dal 1946 giunge al 2008, è ora raccolta — per la cura (ma cura è dir poco: tramite medianico) di Francesco Rognoni — in due sontuosi volumi messi in pagina da Giorgio Cedolin come primo titolo della Biblioteca Ronzani, collana di una casa editrice nota per l’attenzione rivolta anche all’aspetto fisico dei libri. Ma chi fu, Sergio Ferrero, il cui padre «guardava i cani negli occhi»? Antiquario, viaggiatore e scrittore con un palmarès di premi quali Bagutta, Bergamo, Campiello, Comisso e Strega, avrebbe potuto essere — scriveva l’editore in bandella a Il giuoco sul ponte — il Simenon italiano. Non volle, e oggi è uno dei tanti bravi autori da noi dimenticati”

E in conclusione Tuzzi aggiunge soffermandosi sulla pregevole edizione in due volumi in cofanetto:

“Un libro importante per una collana importante. I due volumi, bella carta e bello specchio di pagina, hanno in copertina un disegno di Franco Matticchio che — come quelli di Guido Scarabottolo per Giovanni Raboni, Gabriella Giandelli per Guido Morselli, Alberto Repetti per Joseph Conrad (recensito su queste pagine da Emanuele Trevi) o Pia Valentinis per Guido Piovene — sono a biro. Biro. BI(blioteca)RO(nzani). È  bello essere eleganti con un quantum d’ironia”.


Sergio Ferrero

«Artigiano signorile, un falegname del romanzo che si rifiuta di raccontare le sue storie: le fa intravedere, le lascia intuire di scorcio, di sbieco, in tralice» – come scriveva di lui Cesare Garboli – Sergio Ferrero (Torino 1926 – Lezzeno 2008) è autore di otto romanzi (fra cui Il giuoco sul ponteLa valigia vuotaNell’ombra) e una raccolta di racconti (Il cancello nero), usciti da Mondadori, Longanesi e Rizzoli fra il 1966 e il 2003: un’opera narrativa di grande compattezza e unità di ispirazione, fra le più compiute del secondo Novecento. (Divertimento per Saturno » Ronzani Editore)

Francesco Rognoni (Pavia, 1960) insegna Letteratura inglese e angloamericana all’Università Cattolica di Milano e Brescia. Ha curato edizioni di autori inglesi (Keats, Shelley, Browning), americani (Lowell, O’Hara, Broyard) e italiani (Graf, Almansi, Luoni, Ferrero, Ortese, Coppini, Gerbi, Cattafi). Alcuni suoi scritti occasionali sono raccolti in Di libro in libro (Milano, 2006). Collabora con le pagine culturali del «Manifesto» ed è redattore di «Paragone-Letteratura». (da Divertimento per Saturno » Ronzani Editore)