Innokentij Fëdorovič Annenskij “La neve gialla”, Bibliotheka

Un volume che raccoglie alcune delle più belle liriche di Innokentij Annenskij, annoverato tra i massimi esponenti del cosiddetto “Secolo d’argento”

Copertina dela raccolta di poesie di Innokentij Fëdorovič Annenskij "La neve gialla", Bibliotheka

A cura e con la traduzione di Eridano Bazzarelli,  con testo russo originale a fronte

Bibliotheka

Dal 16 ottobre

“Non un maestro di Tiro o di Bagdad, / solo le tenere dita di una vergine/ hanno saputo intagliare un tempo/ le tenere foglie del giglio”.

Annenskij poeta della rinuncia intellettuale, della stanchezza della vita? Oppure poeta crepuscolare? Nulla di più lontano. Come gli eroi dei suoi drammi, schiacciati da chi è più forte di loro, Annenskij interpreta la vita con una saggezza e una lucidità che gli viene dalla sua frequentazione del mondo antico e gli permette di esprimerla, anche secondo i moduli del suo tempo, ma senza farsene opprimere e senza trasformarli in pose. Certo sente la sofferenza sua, degli altri e delle cose, però ama la vita, o, almeno non la teme.

“In nessun modo si può definire Annenskij un poeta della rinuncia intellettuale, o della stanchezza della vita, un poeta crepuscolare”, annota il curatore nell’introduzione. “Come gli eroi dei suoi drammi, schiacciati certo da chi è più forte di loro (come gli dei) Annenskij, che pure conosce la vita e la morte, interpreta la vita con una saggezza e una lucidità che gli viene dalla sua frequentazione del mondo antico e gli permette di esprimere, certo anche secondo i moduli del suo tempo (o dei suoi tempi: perché attraversò vari tempi letterari e poetici), ma senza farsene opprimere e senza trasformarli in pose. Certo sente la sofferenza sua, degli altri e delle cose, però ama la vita, o, almeno non la teme”.

Innokentij Fëdorovič Annenskij, saggista e poeta, nacque nel 1855 ad Omsk in Siberia. Laureato all’Università di Pietroburgo in Linguistica comparata, insegnò lettere greche e latine e letteratura russa in vari ginnasi e licei. Autore di drammi mitologici e di numerosi saggi di letteratura, tradusse e commentò Euripide, Goethe, Heine, Rimbaud, Verlaine, Corbière e sei liriche di Ada Negri. Oltre alle lingue classiche conosceva sanscrito, greco, latino, ebraico, le principali lingue europee, compreso l’italiano, e persino un dialetto africano. Nel 1909 ebbe l’incarico di Storia della Letteratura Greca nei Corsi superiori femminili di Raev. Morì il 30 novembre 1909 alla stazione di Pietroburgo.

 

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