Sonia Vatteroni “Un quarto di secondo”, Oltre Edizioni

Introduzione di Marzia Margherita Dati 

pagine 208, prezzo 18 euro OLTRE EDIZIONI 

Gravata dal presentimento del futuro
libera dalla deriva di un ritorno
Eva, su questa terra affollata ora
conserverai il – qui sono – in eterno.

Pare sia questo piccolissimo spazio di tempo quello in cui percepiamo il presente: dunque solo un quarto di secondo tra il passato e il futuro. Di quella frazione siamo l’intero, sotto qualcosa che non c’è più e sopra qualcos’altro che non c’è ancora. Eppure, proprio in quel transito, noi siamo veri: eravamo e saremo. Lì pensieri e parole agitano l’aria accendendosi a vicenda fino a gettarsi in quello spazio in una luminosa distruzione. È la poesia. Prima che tutto si spenga.

La relazione tra essere e tempo è al centro di Un Quarto di Secondo, la nuova raccolta poetica di Sonia Vatteroni. Un’opera letteraria densa di significati, che prendono forma in un poetare quasi materico, dove ogni singola parola è organizzata in architetture stilistiche e formali perfette. Il poeta pone il lettore di fronte al dilemma del possibile e autentico senso dell’esistere in relazione all’eternità e a quello “spazio di luminosa distruzione” che è la morte. (dall’Introduzione di Marzia Margherita Dati Graham)

SONIA VATTERONI Nata a La Spezia, ha vissuto e studiato e insegnato a La Spezia e Firenze. Ha collaborato e fatto parte de “Il giardino dei ciliegi” a Firenze, pubblicando racconti su Cercatori di storie. Ha fatto parte di un seminario internazionale di scrittura creativa della New York University. Ha dato la voce a letture in Controradio (sede fiorentina). Ha pubblicato 3 libri di poesie: PONGASIE / SUPPONGA / MONADI. Autrice dei testi dello spettacolo teatrale musicale ORFEO ED EURIDICE.

Alida Airaghi “Consacrazione dell’istante”, postfazione di Dino Villatico, Anima Mundi Edizioni

collana: scrittura nuda | 18, formato: 12×20,5 cm – brossura cucita, pagine: 112, prezzo 12 euro

Anima Mundi Edizioni 

“Qualsiasi momento si ribella;

anche il più insignificante è sovversivo,

dichiara guerra al nulla

e al sempre, è vivo,

arrogante e fiero

della sua unicità: pronto a sparire,

ma attento a sé, presente.

L’istante, il vero.”

Alida Airaghi

Alida Airaghi, in questa nuova raccolta di poesie, riflette con pacata trasparenza sull’intensità di ogni momento che ci troviamo a vivere, nella sua imprescindibile unicità e bellezza. Il tempo, quindi, con tutto ciò che include ed esclude, tra il già stato e il non ancora: i mesi che scorrono differenziandosi climaticamente e caratterialmente, gli squarci improvvisi e le coperture delle nuvole che accompagnano ombre e luci dell’esistere.

Alida Airaghi è nata a Verona nel 1953 e risiede a Garda. Dopo la laurea in lettere classiche a Milano, è vissuta e ha insegnato a Zurigo per il Ministero degli Affari Esteri dal 1978 al 1992. Collabora a diverse riviste, quotidiani e blog italiani e svizzeri. Tra i suoi volumi di poesie: Il silenzio e le voci (Nomos 2011), Elegie del risveglio (Sigismundus 2016), Omaggi (Einaudi 2017), L’attesa (Marco Saya 2018). In prosa ha pubblicato tre libri di racconti e due romanzi brevi. Ha partecipato a due antologie einaudiane, Nuovi poeti italiani 3, a cura di Walter Siti (1984), e Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (2012).

Antonio Bux “Voltarsi”, Graphe.it

pagine 128, prezzo 10 euro, Graphe.it 

Ho sognato un gigante

così grande che ero io

ma ero troppo grande

in sogno per vedermi.

I componimenti di questa raccolta antologica apparentemente non hanno un solo riflesso: nascono da spinte diverse, ma figli di un’unica radice si possono quindi – come l’autore ha fatto – riunire sulla base di somiglianze difficili da descrivere a parole; ma il movimento, la direzione, un impercettibile unisono portano il lettore a trovare un filo conduttore ben saldo. Una consanguineità versificatoria che si esprime tramite un numero relativamente ristretto di chiavi: per esempio il corpo (parola e concetto che torna, neutro e universale, più che condiviso), che talora dorme, talaltra sogna; la luce che segna il limite fra cielo e terra, prima ancora che quello con l’ombra, luce che diventa fuoco, il quale poi l’essere umano chiama amore; il suono come traccia dell’esistenza (vegetale e animale); la verità. Ed ecco che il voltarsi porta sempre nel suo gesto uno specchio infinito: con l’uomo al centro, uno, o due insieme, o tutti, difficile a dirsi.

Ho voluto festeggiare i miei dieci anni di attività editoriale con questa raccolta antologica che raggruppa poesie sparse, edite e inedite, scritte durante tutto il decennio appena trascorso. Un voltarsi, per l’appunto, sia su ciò che è stato fatto ma anche e soprattutto su quello che sarà possibile ancora fare“. (Antonio Bux) 

ANTONIO BUX (Foggia, 1982) è autore di diversi libri di poesia, tanto in italiano quanto in spagnolo. Traduttore poetico egli stesso è redattore e rubricista per la rivista Avamposto, ha fondato e dirige il lit-blog Disgrafie e alcune collane per Marco Saya Edizioni e per l’editrice RPlibri.

Anna Segre “La distruzione dell’amore” la recensione da Libri Panorama

La recensione da Libri Panorama

La sinossi

Amore è una parola irta, pericolosa. Non si cerchi di smussare, diluire, omologare questo elemento divino. Le due contendenti si incontrano e si scontrano nell’accecante proiezione di luce del desiderio e duelleranno fino all’ultimo respiro della relazione alla ricerca di una pace impossibile. Come indica nella prefazione Margherita Giacobino: «i versi di Anna Segre ci dicono qualcosa che dovremmo sapere bene: che due donne non si amano mai da uguali, ma sempre da diverse. Diverse una dall’altra e da ogni altra. E a volte la diversità è opposizione, e le parole non servono per comunicare o dialogare ma solo per ferirsi, a volte insomma l’amore somiglia a una guerra balcanica che cova sordamente, esplode, infuria per anni senza soluzione di continuità, salvo splendide tregue di passione». Ma «non ci sfugga la promessa», chiosa Beatrice Zerbini nella postfazione del libro, «la rivelazione ultima» insediata nei versi: «il male tira i fili, / mentre il bene / si ostina a tessere».( da Interno Poesia Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Anna Segre è medico, psicoterapeuta, anche ebrea, in più lesbica, perfino mancina. La produzione letteraria di Segre ha un solo fulcro di interesse: la psiche umana, l’anima. Che si tratti di epitaffi, o dei danni psichici collegati alla Shoà, dell’utilità terapeutica di un libro o della mappa etica o della vita erotica e sentimentale, rimane sempre a fuoco la teoria della mente, il monologo interno, le ipotesi diagnostiche, le interpretazioni possibili. Le parole danno senso, continuità narrativa, chiedono giustizia, sperano nel dialogo, e per questo cercano una precisone, una sintesi. Le parole si protendono sul bianco della riga come acrobati che vorrebbero padroneggiare il vuoto. Tra i libri pubblicati: “Monologhi di poi” (Manni), “Lezioni di sesso per donne sentimentali” (Coniglio), “Judenrampe” (Elliot), “Il fumetto fa bene” (Comicout), “100 punti di ebraicità” (Elliot), “100 punti di lesbicità” (Elliot).

Su Interno Poesia Editore tre poesie a presentazione dell’opera

Emiliano Cribari “Errante”, AnimaMundi edizioni/ emuse

prefazione di Grazia Dell’Oro 

prezzo: 18 euro AnimaMundiEdizioni

Le poesie si fanno camminando e le fotografie si fanno fermandosi, chiudendo otturatore e occhi, sottraendosi a quel troppo pieno di sé: “Occhi quasi chiusi/ troppo sole troppa estraneità troppa rabbia/ troppa rabbia”, mettere ordine e in ordine le cose, guardando al passato, al vuoto che circonda ciò che resta, all’immane immobilità della natura che avanza. Ordine. Equilibrio tra pieno e vuoto, tra luce e scuro, tra passato e presente, tra volere e dubitare (Grazia Dell’Oro)

Ogni parola di questo libro è nata camminando, fra le montagne selvagge dell’Appennino. All’assetata ricerca di tracce e di silenzi. Sono poesie intrise di luce al cospetto di voragini infernali. Intrichi di dubbi e domande, e di risposte affidate alla terra, allo stupore primordiale dello sguardo. Alle parole si affiancano gli scatti, i bianchi e neri con cui Emiliano – fotografo di tempi sommersi – documenta da anni un’Italia solitaria e tremante, ingiustamente marginale, soffocata dall’abbandono e dalla nostalgia. Errante è un diario di viaggio, felicemente macchiato dal fango di migliaia di chilometri a piedi, di incontri e suggestioni. Un omaggio al nascosto, al taciuto, all’incontenibile urgenza di tornare animali.

Emiliano Cribari è nato a Firenze nel 1977. Poeta, fotografo, camminatore. Ha pubblicato: La cura degli istanti (Transeuropa, 2019), La vita minima (AnimaMundi, 2020) ed Errante (AnimaMundi/Emuse, 2022). Dal 1999 inizia a sperimentare nel contesto di svariati ambiti artistici: dalla poesia al teatro, dalla fotografia alla regia. Parallelamente matura alcune esperienze professionali anche nel campo dell’editoria e del giornalismo.  Vincitore di premi e riconoscimenti nazionali e internazionali, dal 2015 inizia a sviluppare progetti fotografici di carattere personale, soprattutto su tematiche sociali (dalla vita nelle RSA, alla SLA, alla Trisomia 9 a mosaico). Nel 2019, come Guida Ambientale Escursionistica, dà vita alle “camminate letterarie”, escursioni di gruppo caratterizzate da letture poetiche. Collabora con alcune riviste, per le quali scrive soprattutto su tematiche legate al cammino e allo spopolamento delle aree interne.

Fuad Rifka “L’ultima parola sul pane”, AnimaMundi Edizioni

Pagine: 72 prezzo: 13 euro

AnimaMundi Edizioni

Collana di poesia Cantus firmus a cura di Franca Mancinelli e Rossana Abis

La sua poesia col tempo 

si consuma,

diventa mormorio, 

traccia e segno…

e, nelle vene dell’alloro, 

soffio di vento.

L’uccello del cardo e la ciotola della sorgente 

leggono quel segno.

Fuad Rifka

L’ultima parola sul pane (premio Mediterraneo 2008) è l’unico libro attualmente disponibile in traduzione italiana di uno dei più grandi poeti contemporanei, Fuad Rifka, erede dell’antica tradizione meditativa orientale e insieme uno dei maggiori innovatori della poesia araba. Versi essenziali e necessari, generati da un’illuminante saggezza, tra misticismo sufi e la migliore poesia tedesca, di cui Rifka è stato raffinato conoscitore e traduttore. Un libro capace di essere nutrimento per l’uomo, per la sua inquietudine e tensione più autentica, perché, come afferma Rifka “La poesia è come il pane: semplice e sacra. È un filo elettrico in grado di connetterci con l’infinito, con la natura, con l’anima del mondo”.

Fuad Rifka è nato nel 1930 in un piccolo villaggio della Siria, ma è emigrato in giovane età a Beirut, dove è vissuto come cittadino libanese, e dove è morto nel 2011. Grande conoscitore della poesia tedesca, ha tradotto in arabo tra gli altri Goethe, Novalis, Hölderlin, Rilke, Trakl. È stato professore emerito di filosofia alla Libanese American University di Beirut. Le sue raccolte sono state tradotte in diverse lingue.

Carlo Lapucci “Magia e poesia”, Graphe.it Edizioni

Mistero di maghi poeti e di grandi poeti maghi

Pag 204 con illustrazioni in bianco e nero, 15,90 euro.

 Graphe.it

Il poeta

ha in sé la natura del mago

perché è il maestro della parola e delle parole.

Carlo Lapucci, con l’attenzione antropologica che lo contraddistingue, ci conduce nel mondo dei maghi poeti (da Medea alle Sibille, da san Cipriano Nicholas Flamel, senza dimenticare Nostradamus Cagliostro e dei grandi poeti maghi Virgilio Dante in primis) e si sofferma anche su quelle formule che spesso ripetiamo a memoria (come, per esempio, Ambarabà ciccì coccò) per farci scoprire la bellezza insita nei grovigli di parole, suoni e versi.

Il saggio di Lapucci introduce nel mondo della poesia e della magia e, inevitabilmente, nel potere evocativo e creativo del linguaggio, partendo dai primi maghi, filosofi e sapienti, fino agli alchimisti e alle summe creative di Dante Alighieri. Un libro che è anche un magico panegirico sulla bellezza del linguaggio e della parola.

I poeti più antichi partecipavano alla magia perché tra le due cose non c’era poi molta distanza: secondo la visione del tempo il potere della parola si dispiegava nell’espressione poetica che agiva sull’animo dei viventi, come nell’ordine delle cose inanimate che ne sentivano l’influsso che agiva perfino sulla vita minerale. Il verso modulato con la musica comandava il mondo se il vate era veramente signore del canto e della poesia: Orfeo e Merlino, come Dioniso ammansivano le fiere, muovevano le rupi, trascinavano nella danza gli animali e le piante al suono della cetra.

Si pensa che musica e parola siano nate unite e così siano vissute a lungo legate in un nodo magico piegando il cuore umano, lo spirito animale e perfino le forze tremende dell’Oltretomba (C.L.)

CARLO LAPUCCI Vive a Firenze, dove ha insegnato per molti anni. I suoi interessi si muovono nel campo della letteratura, della linguistica e delle tradizioni popolari, incentrati sull’individuazione delle radici profonde della cultura italiana. Con Graphe.it edizioni ha pubblicato: La Vecchia dei camini. Vita pubblica e segreta della Befana (2018), L’arte di fare il cattivo. Ovvero origine, epifanie e metamorfosi dell’Orco (2019) e Gesù bambino nasce. Poesia popolare del Natale (2019).

Arthur Rimbaud “Una stagione all’inferno”, presentazione

Torna in libreria “Una stagione all’inferno” con l’introduzione di Patti Smith, la traduzione e la postfazione di Edgardo Franzosini per il Saggiatore. L’unica opera completa che il poeta decise di dare alle stampe, rifiutando per gli altri scritti una loro pubblicazione.

Era il 1873 quando con questo scritto in prosa, l’ultimo lavoro letterario, costruisce un resoconto retrospettivo denunciando il fallimento della sua esperienza umana e poetica, di quella poesia cui aveva affidato negli anni adolescenziali la sua ribellione che decide pertanto di abbandonare avendo esaurito quanto credeva possibile attraverso l’opera letteraria.

Personalità travagliata, giovanissimo, dopo un corso di studi brillante, iniziò una vita errabonda soggiornando a Parigi e poi in Inghilterra legandosi a Verlaine con il quale convisse tra liti e riappacificazioni per circa un anno, riprendendo presto la sua vita vagabonda in Svezia, Germania e Italia ma anche in Africa, dimentico della sua attività letteraria che di fatto aveva abbandonato a vent’anni. Una stagione breve quella della sua poesia seguita però dal lavoro critico degli scrittori del Novecento con diverse e anche opposte interpretazioni che ha però hanno lasciato un segno profondo nel rinnovamento dei canoni poetici.

“Edgardo Franzosini traduce ex novo il testo, scrivendo una versione conclusiva che ci invita a cercare Rimbaud non in cielo con gli occhi puntati verso l’alto, ma giù, nel fango, dove scavando con le unghie possiamo rinvenire la gemma ardente della sua poesia”.(da Il Saggiatore)

Margaret Atwood “Il canto di Penelope” recensione di Salvina Pizzuoli

Traduzione di Margherita Crepax per Ponte alle Grazie, 2018

Un esempio di riscrittura datato nella prima stesura 2005 e firmato Atwood. Penelope è la protagonista di un suo ultimo canto, un riscatto, senza temere né gli dei né gli uomini, racconta dall’Ade di sé in prima persona: giovane sposa, poi regina di un regno abbandonato dall’eroe scaltro e bugiardo che partito un giorno per Troia non vi ha fatto più ritorno, l’uomo che conosciamo nei versi immortali dell’Odissea, protagonista di avventure e di viaggi nel periglioso mare che sarà costretto a percorrere incontrando pericoli e mostri e dee e che, ritornato a Itaca, saprà far valere i suoi diritti di re: uccide i Proci, gli usurpatori, e impicca le dodici ancelle

Come quando dei tordi con grandi ali o delle colombe/ si impigliano dentro una rete, che stia in un cespuglio…/così esse tenevano in fila le teste, ed al collo/ di tutte era un laccio, perché morissero d’odiosissima morte./ E per un po’ con i piedi scalciarono, non molto a lungo (Odissea XXII 465 – 473)

Nell’Introduzione la Atwood chiarisce il motivo che l’ha spinta alla ricerca e alla documentazione perché ”la storia così come viene raccontata nell’Odissea, non è del tutto logica” – scrive volutamente sibillina – “ci sono troppe incongruenze. Sono sempre stata tormentata dal pensiero di quelle ancelle impiccate e, nel Canto di Penelope, anche Penelope lo è”.

Chi presume di trovarsi di fronte ad un saggio sbaglia, in realtà la documentazione le è servita per raccontare meglio Penelope che in questa breve narrazione riferisce una storia in una chiave tutta al femminile, una confessione molto asciutta, priva di fronzoli o appigli emotivo emozionali, a tratti irriverente, a tratti volutamente eccessiva e ironica quando propone momenti della sua vita nell’Ade, tra il suo passato e il presente, nel mondo attuale. Alle pagine in prosa seguono anche in poesia: è il canto delle ancelle, il Coro della tragedia greca, le dodici ancelle impiccate, le altre voci al femminile che non esauriranno mai la loro volontà di sapere il perché, incalzando Odisseo anche nelle sue nuove vite.

Una lettura diversa dell’Odissea, da un nuovo punto di vista, spiazzante, decisamente interessante.

Della stessa autrice:

“Moltissimo”

Tornare a galla”

Pablo Neruda “Bestiario”, presentazione

Un grande amore per la natura e per il suo Paese, Bestiario, come scriveva Giuseppe Bellini, ispanista e professore universitario di letteratura ispano americana nonché amico di Neruda e massimo interprete della sua poesia in Italia, era un antico progetto del poeta cileno: lo aveva infatti invitato a raccogliere le liriche che oggi ritroviamo nel volume edito da Guanda per la traduzione di Ilide Carmignani, precedute da un Prologo della poetessa cubana Reina Maria Rodriguez e illustrato da Luis Scafati disegnatore e scultore argentino:

“l’inconfondibile voce del poeta diventa anche linguaggio grafico e risuona ancor più vivida attraverso queste pagine” (da Guanda ).

Una raccolta di odi dedicata a ciascun animale, dal più grande al più piccolo, dai terrestri ai volatili: al cavallo, all’elefante, ma anche alla farfalla e al gatto e alla lucertola… o al ragno al quale vorrebbe chiedere di tessergli una stella.

Creature che testimoniano il “fascino primitivo e vitale” della sua terra:

“Neruda si fa albatros, venuto a morire sulle umide sabbie cilene, vuole conversare con i maiali, con i cavalli, con «gli uccelli che si mangiano la notte»; vuole imparare dai gatti, orgogliosi e indifferenti, celebrare la bellezza delle farfalle, l’ingegno dei ragni, la danza delle pulci, il canto delle rane…” (da Guanda)

Brevi note biografiche

Pablo Neruda (Parral, 1904 – Santiago del Cile, 1973), poeta cileno, è una delle voci più rappresentative della letteratura latino­americana del Novecento. Nel 1926 venne nominato console e iniziò una importante carriera diplomatica che lo portò a viaggiare molto e a stringere sodalizi con intellettuali come Rafael Alberti, Federico García Lorca, Octavio Paz. Nel 1944 Neruda tornò in ­Cile e fu eletto senatore, ma un’accusa di tradimento lo costrinse a un lungo esilio. Negli anni Settanta, sotto la presidenza di Allende, venne nominato ambasciatore a Parigi e nel 1971 vinse il Premio Nobel per la Letteratura. Morì nel settembre del 1973, pochi mesi dopo il golpe di Pinochet. Nel catalogo Guanda sono presenti le seguenti opere: Venti poesie d’amore e una canzone disperata, Poesie erotiche, Poesie d’amore e di vita, Poesie di una vita Per nascere son nato e Bestiario.