Luciana Frezza “Parabola sub”, Graphe.it Edizioni

Prefazione di Walter Pedullà

Collana Le mancuspie*, Graphe.it

Pagine 72, prezzo 12 euro

La parabola sub è la vicenda esemplare di chi sta sotto, di chi sta sott’acqua, di chi non è interessato alla superficie delle cose.

Luciana Frezza è stata una poetessa che ha lasciato nel nostro Novecento il suo segno profondo, solcato con lieve ironia. È stata anche fine traduttrice per i maggiori editori italiani dei poeti simbolisti francesi: Laforgue, Mallarmé, Verlaine, Baudelaire, Apollinaire, Proust e altri. A distanza di trent’anni dalla morte, viene qui proposta l’ultima opera pubblicata in vita dall’autrice, Parabola sub, dove si addensa tutta la maturità espressiva di una penna tanto elegante quanto complessa.

LUCIANA FREZZA (Roma, 1926-1992) è stata poetessa e traduttrice. Si laurea in Lettere con una tesi su Eugenio Montale, discussa con Giuseppe Ungaretti. Alla Sapienza conosce il suo futuro marito, Agostino Lombardo, anglista e traduttore dell’opera shakespeariana. La sua linfa poetica si esprime fin da ragazza, durante la guerra e nella Roma liberata nel ’44; poco dopo inizia a tradurre i poeti francesi.


*La nuova collana di poesia LE MANCUSPIE diretta da Antonio BUX 

«Nel racconto breve Cefalea, presente nel Bestiario del 1951, Julio Cortázar immagina un allevamento di mancuspie, curiosi mammiferi il cui aspetto è lasciato in gran parte all’immaginazione dello spettatore. Se non opportunamente accudite, le mancuspie sono in grado di trasmettere il proprio malessere agli uomini che se ne occupano, nella forma di un’insopportabile cefalea. Gli allevatori, tormentati dalla cefalea da mal-accudimento, trovano apparente sollievo nella medicina omeopatica, si scoprono dipendenti da erbe come la Belladonna, l’Aconitum, il Cyclamen. Cure naturali, s’intende, che idealmente sollevano l’uomo dagli effetti collaterali di una scarsa cura per il mondo che lo circonda» (da luogo_e).

Da questo spunto viene l’idea che la poesia sia per certi versi paragonabile allo strano mondo animale fantasticato dallo scrittore argentino. Nella collana saranno ospitate monografie inedite e antologie di autori già largamente consolidati, ma anche rari repêchage che riproporranno testi di assoluto valore ormai fuori commercio da tempo. Testi ibridi dall’alto spessore qualitativo di poeti del Novecento italiano e non solo. La collana ha due uscite annue: una a febbraio, una a settembre (salvo eccezioni). I libri sono stampati su carta avoriata, con copertina in cartoncino avorio e alette e brossura rilegata a filo refe. La collana è diretta da Antonio Bux. Il logo della collana è disegnato da Emiliano Billai.

I primi due titoli della collana sono:

LUCIANA FREZZA, Parabola sub, prefazione di Walter Pedullà – settembre 2022

GIORGIO MANGANELLI, Un uomo pieno di morte – novembre 2022 (per il centenario della nascita di Manganelli)


Hermann Hesse “Il canto degli alberi”, recensione di Salvina Pizzuoli

Il testo raccoglie scritti in prosa, versi, racconti in date e periodi diversi con un unico denominatore: gli alberi e la natura in genere.

Titolo originale è Bäume, ovvero Albero.

Gli alberi hanno infatti una loro preminenza nei testi soprattutto nelle pagine in prosa, perché l’autore ha una particolare predilezione per molte specie arboree, li considera infatti “santuari. Chi sa parlare con loro – scrive – chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita” ( tratto da Alberi, il testo che apre la raccolta e che porta la data 1919).

Paesaggi, ricordi, emozioni, ma soprattutto pensieri e riflessioni che lo scrittore presenta in forma di prosa o di poesia percorrono nel tempo i momenti che legano periodi della vita con spettacoli naturali.

Oltre ad essere santuari gli alberi sono amici: ci si rammarica infatti per l’amico abbattuto dal vento, si gioisce per i suoi nuovi germogli, si apprezza la sua forza e la sua resistenza di fronte alle intemperie, si impara o li si vorrebbe imitare nel loro distacco dalla vita e accogliere i consigli che potrebbe dare alleviando i periodi bui.

Il raccordo tra vita dell’uomo e gli alberi in particolare permea tutti gli scritti siano essi in prosa o in poesia.

Colpiscono alcune riflessioni legate alla memoria dei paesaggi “vissuti” per alcuni periodi e che senza alberi sarebbero mutili e non sarebbe possibile ricordarli, collocarli precisamente : “Come resterà più tardi nella mia memoria il paese in cui vivo ora, non lo so, ma non riesco a immaginarmelo senza pioppi, così come non riesco a immaginarmi il Lago di Garda senza ulivi e la Toscana senza cipressi”.

Non mancano i paragoni tra i due cammini, quello dell’uomo e quello della natura: paragoni come nella poesia Quercia spezzata

Mille volte hai sopportato/Finché furono in te tenacia e volontà!/Io ti somiglio, con le mie ferite,

[…]

Paziente metto nuove foglie/Sul ramo spezzato mille volte,/ E a dispetto del dolore resto/ Innamorato in questo pazzo mondo.

E ancora in:

Foglie appassite

Ogni pianta aspira al frutto,/Ogni alba si fa sera,/Nulla dura sulla terra/Tutto muta e fugge via.

Per concludere:

Gioca la tua partita, non fare resistenza,/Lascia che tutto segretamente accada./Lascia che il vento ti porti via/E verso casa ti trascini.

Come tutti gli scritti che riportano emozioni, vanno letti e scoperti un po’ alla volta, anche in momenti diversi.

Ringrazio Luisa, la mia cara amica, di avermi inviato il link al video dove viene drammatizzato il testo Alberi, lettura che mi ha spinto a conoscere tutta la raccolta e a provare a palesarne i messaggi emozionali e permesso indirettamente di cogliere altre sfaccettature dell’autore.

Da Guanda Libri:

[…] Faggi, castagni, peschi, betulle, tigli, querce e molti altri, nella magnificenza della fioritura o con i rami nodosi offerti alle brinate notturne, illuminati dal sole o al chiarore della luna: sono loro i protagonisti indiscussi di questa raccolta. Essi accompagnano lo scrittore, silenziosi e saggi, nel corso della sua vita, segnano momenti precisi, suscitano riflessioni e ricordi, vengono invocati come esseri viventi, come amici.

e anche

Brevi note biografiche

Hermann Hesse nacque nel 1877 a Calw, nel Württemberg. Dopo studi in seminario, presto abbandonati, si dedicò alle più svariate attività. A rivelarlo al grosso pubblico fu, nel 1904, il romanzo Peter Camenzind. Viaggiò in India e si stabilì in Svizzera, dove scrisse negli anni ’20 le sue opere più importanti come Siddharta e Il lupo della steppa. Vinse il premio Nobel nel 1946 e morì a Montagnola (Svizzera) nel 1962. (da Guanda Autori)

Gianluigi Gherzi “Alfabeti della gioia”, Anima Mundi Edizioni

Nota introduttiva di Franco Arminio

Pagine 80, prezzo 12 euro

Anima Mundi Edizioni 

Lascia che il rosso

della facciata di una casa

ti sia d’augurio

per tutto il giorno

e che il primo volto

incontrato per strada

sia per te un romanzo

di domande

Dopo il successo del libro Ti aspetto nella mia casa a disordinare (AnimaMundi, 2019) Gianluigi Gherzi torna con una nuova raccolta di poesie. Alfabeti della gioia è un libro che parla e canta le dimensioni della gioia, del corpo, della felicità. Le canta senza ignorare, ma, anzi, in continuo dialogo con il grigio che sta attorno. Un canto che è un invito all’azione, alla creazione di destini, personali e collettivi. Il libro indaga le dimensioni della felicità possibile, dell’amore che pervade certi gesti, la meraviglia dell’attenzione alle cose, la gioia dell’imboccare sentieri sconosciuti, lo stupore della memoria come forza che riempie e riesplode nel presente, il ruolo della poesia, dei libri, nell’essere indicatori di rotte e cammini.

Gianluigi Gherzi è scrittore, attore, regista teatrale. Ha recitato e diretto spettacoli per alcuni dei più importanti gruppi italiani di teatro di ricerca. Come scrittore ha pubblicato i romanzi Tuani, Pacha della strada, Atlante della città fragile per l’editore Sensibili alle foglie. Come poeta ha pubblicato i libri A cosa serve la poesia – Canti per la vita quotidiana (Sensibili alle Foglie) e Ti aspetto nella mia casa a disordinare (AnimaMundi, 2019). Nel 2020, insieme a Cristiano Sormani Valli, ha scritto A che pagina è la nostra fortuna? (AnimaMundi, 2020).

Filippo Tuena “La voce della Sibilla”, presentazione

“Parigi, 1910. Un ragazzo cammina solitario nel Quartiere Latino:[…]Quel ragazzo si chiama Tom e in quel momento non sa che di lì a poco scoppierà una guerra senza precedenti, che i suoi passi lo porteranno a Londra a scrivere poesie e che in Inghilterra lo aspetta un altro ragazzo, poco più grande di lui, che diventerà il suo migliore amico e il «miglior fabbro» dei suoi versi; non sa, soprattutto, che da tutto questo nascerà The Waste Land, il più visionario poema del XX secolo”.

È la storia di un incontro, della nascita di un’amicizia e di un capolavoro della poesia moderna ad opera di Thomas Stearns Eliot e del “miglior fabbro” , Ezra Pound, cosiddetto per i diversi suggerimenti che Eliot accoglierà di lui. Si conoscono a Londra, entrambi americani e entrambi con un soggiorno a Parigi, entrambi poeti, Ezra già autore di versi innovativi.

Un racconto che si muove tra biografia e romanzo dove non mancano carteggi, brevi poemetti, figure e nomi noti e sullo sfondo l’Europa della guerra e della crisi che l’attraversava.

“La voce della Sibilla è un’opera che piega i confini di biografia e finzione per restituirci il ritratto di uno scrittore in costante lotta con se stesso, introverso e sprezzante, colmo di angoscia e di poesia. La storia di un ragazzo come tanti e dell’incontro che ha cambiato la sua vita e, assieme, la letteratura del Novecento”.(da Il Saggiatore)

e anche

Brevi note biografiche

Filippo Tuena (Roma, 1953) ha vinto il premio Grinzane Cavour con Tutti i sognatori (1999) e il premio Bagutta con Le variazioni Reinach (2005). Il Saggiatore ha pubblicato Memoriali sul caso Schumann (2016), Com’è trascorsa la notte (2017), Le galanti (2019) e Ultimo parallelo (2021).

Luisa Gianassi “Cammini” Edida, presentazione

In cartaceo e in ebook su Amazon

Presentazione

Cammini di Luisa Gianassi presenta una serie di componimenti articolati in quattro sezioni: Donna, Natura, Pace e Guerra, Attimi.

Il titolo di Cammini si lega all’essere versi nati dal contatto e dall’osservazione della natura trascorrendoci dentro in tutte le stagioni: il Mugello, uno dei paesaggi tra i più compositi e smaglianti della terra toscana, è il territorio in cui l’autrice è nata e vive, tra boschi e fertili pianure, poggi e vette, fossi e ruscelli. Una natura lussureggiante che, se saputa osservare e studiare, sa essere muta maestra, rifugio rasserenante, ritemprante e vitalizzante, con le sue bellezze, con le sue forze, anche feroci e ostili.

Un messaggio di serena energia è infatti quanto si respira tra i versi, un abbraccio che fa bene, soprattutto in situazioni tristi e disperanti come quelle che stiamo attualmente vivendo, nei nostri cammini a volte piani, altre faticosi e impervi, altre di insoddisfacente percorso o inutilmente estenuanti.

Salvina Pizzuoli

Roberta Castoldi “La formula dell’orizzonte” , Anima Mundi Edizioni

Collana cantus firmus diretta da Franca Mancinelli e Rossana Abis

 pagine 136, prezzo 13 euro, con fotografie dell’artista corso Dominique Degli Esposti, Anima Mundi Edizioni

Limite definito e vaghezza infinitesimale

presenza indissolubilmente legata alla mia

percezione e lontananza più remota

promessa di un arrivo e irraggiungibilità

consolazione e esercizio di assenza

limite del presente e slancio aperto al futuro.

                                            Roberta Castoldi

Dopo quindici anni di silenzio, torna in libreria una delle voci più originali e nitide della poesia contemporanea italiana, quella di Roberta Castoldi. La formula dell’orizzonte è legato a un tempo e un luogo – l’estate, un’isola del Mediterraneo – e a una condizione dell’anima a cui si accede per un forte innamoramento che produce perdita, svista e dimenticanza. Il libro contiene la silloge omonima, dettata dall’intuizione dell’orizzonte, punto di arrivo e luogo irraggiungibile, consolazione dello sguardo e esercizio di assenza, e l’esordio poetico dell’autrice, La scomparsa, edito nel ’99 con un’introduzione di Franco Loi e ora arricchito da sette testi precedentemente esclusi. “Se mi penso / è lasciarmi spopolata . / Un esercito disarmato da uccelli”, scrive l’autrice, lasciando che il proprio io si apra a una forma di primordiale e plurale presenza.

L’autrice: Roberta Castoldi (1971) è poetessa e musicista. Si occupa di progetti in ambito culturale e scolastico. La scomparsa è il suo primo libro di versi, pubblicato nel 1999 con una prefazione di Franco Loi. Nel 2007 è uscito Il bianco e la conversazione (Marietti). Sue poesie sono apparse nelle antologie I poeti di vent’anni a cura di Mario Santagostini e Maurizio Cucchi (La Stampa, 2000), Melodie della terra. Novecento e natura, a cura di Plinio Perilli (Crocetti, 1998) e nelle riviste PoesiaIntersezioni (Il Mulino) e PantaEditoria a cura di Elisabetta Sgarbi e Laura Lepri. Ha curato per Einaudi Il libro di Morgan (2015) e tradotto saggi di filosofi francesi contemporanei come Baldine Saint-Girons e Jean-Jacques Wunenburger. Collabora con la rivista online Alberoni Magazine e con il mensile LEI Style, per cui cura la rubrica Corpo di Bacco: l’arte dell’incantamento. Come violoncellista ha lavorato con molti artisti italiani e stranieri tra cui Afterhours, Bluvertigo, David Byrne, John Parish, Cesare Basile, Soledonna, Cristina Donà.

La Quarta di copertina

Sonia Vatteroni “Un quarto di secondo”, Oltre Edizioni

Introduzione di Marzia Margherita Dati 

pagine 208, prezzo 18 euro OLTRE EDIZIONI 

Gravata dal presentimento del futuro
libera dalla deriva di un ritorno
Eva, su questa terra affollata ora
conserverai il – qui sono – in eterno.

Pare sia questo piccolissimo spazio di tempo quello in cui percepiamo il presente: dunque solo un quarto di secondo tra il passato e il futuro. Di quella frazione siamo l’intero, sotto qualcosa che non c’è più e sopra qualcos’altro che non c’è ancora. Eppure, proprio in quel transito, noi siamo veri: eravamo e saremo. Lì pensieri e parole agitano l’aria accendendosi a vicenda fino a gettarsi in quello spazio in una luminosa distruzione. È la poesia. Prima che tutto si spenga.

La relazione tra essere e tempo è al centro di Un Quarto di Secondo, la nuova raccolta poetica di Sonia Vatteroni. Un’opera letteraria densa di significati, che prendono forma in un poetare quasi materico, dove ogni singola parola è organizzata in architetture stilistiche e formali perfette. Il poeta pone il lettore di fronte al dilemma del possibile e autentico senso dell’esistere in relazione all’eternità e a quello “spazio di luminosa distruzione” che è la morte. (dall’Introduzione di Marzia Margherita Dati Graham)

SONIA VATTERONI Nata a La Spezia, ha vissuto e studiato e insegnato a La Spezia e Firenze. Ha collaborato e fatto parte de “Il giardino dei ciliegi” a Firenze, pubblicando racconti su Cercatori di storie. Ha fatto parte di un seminario internazionale di scrittura creativa della New York University. Ha dato la voce a letture in Controradio (sede fiorentina). Ha pubblicato 3 libri di poesie: PONGASIE / SUPPONGA / MONADI. Autrice dei testi dello spettacolo teatrale musicale ORFEO ED EURIDICE.

Alida Airaghi “Consacrazione dell’istante”, postfazione di Dino Villatico, Anima Mundi Edizioni

collana: scrittura nuda | 18, formato: 12×20,5 cm – brossura cucita, pagine: 112, prezzo 12 euro

Anima Mundi Edizioni 

“Qualsiasi momento si ribella;

anche il più insignificante è sovversivo,

dichiara guerra al nulla

e al sempre, è vivo,

arrogante e fiero

della sua unicità: pronto a sparire,

ma attento a sé, presente.

L’istante, il vero.”

Alida Airaghi

Alida Airaghi, in questa nuova raccolta di poesie, riflette con pacata trasparenza sull’intensità di ogni momento che ci troviamo a vivere, nella sua imprescindibile unicità e bellezza. Il tempo, quindi, con tutto ciò che include ed esclude, tra il già stato e il non ancora: i mesi che scorrono differenziandosi climaticamente e caratterialmente, gli squarci improvvisi e le coperture delle nuvole che accompagnano ombre e luci dell’esistere.

Alida Airaghi è nata a Verona nel 1953 e risiede a Garda. Dopo la laurea in lettere classiche a Milano, è vissuta e ha insegnato a Zurigo per il Ministero degli Affari Esteri dal 1978 al 1992. Collabora a diverse riviste, quotidiani e blog italiani e svizzeri. Tra i suoi volumi di poesie: Il silenzio e le voci (Nomos 2011), Elegie del risveglio (Sigismundus 2016), Omaggi (Einaudi 2017), L’attesa (Marco Saya 2018). In prosa ha pubblicato tre libri di racconti e due romanzi brevi. Ha partecipato a due antologie einaudiane, Nuovi poeti italiani 3, a cura di Walter Siti (1984), e Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (2012).

Antonio Bux “Voltarsi”, Graphe.it

pagine 128, prezzo 10 euro, Graphe.it 

Ho sognato un gigante

così grande che ero io

ma ero troppo grande

in sogno per vedermi.

I componimenti di questa raccolta antologica apparentemente non hanno un solo riflesso: nascono da spinte diverse, ma figli di un’unica radice si possono quindi – come l’autore ha fatto – riunire sulla base di somiglianze difficili da descrivere a parole; ma il movimento, la direzione, un impercettibile unisono portano il lettore a trovare un filo conduttore ben saldo. Una consanguineità versificatoria che si esprime tramite un numero relativamente ristretto di chiavi: per esempio il corpo (parola e concetto che torna, neutro e universale, più che condiviso), che talora dorme, talaltra sogna; la luce che segna il limite fra cielo e terra, prima ancora che quello con l’ombra, luce che diventa fuoco, il quale poi l’essere umano chiama amore; il suono come traccia dell’esistenza (vegetale e animale); la verità. Ed ecco che il voltarsi porta sempre nel suo gesto uno specchio infinito: con l’uomo al centro, uno, o due insieme, o tutti, difficile a dirsi.

Ho voluto festeggiare i miei dieci anni di attività editoriale con questa raccolta antologica che raggruppa poesie sparse, edite e inedite, scritte durante tutto il decennio appena trascorso. Un voltarsi, per l’appunto, sia su ciò che è stato fatto ma anche e soprattutto su quello che sarà possibile ancora fare“. (Antonio Bux) 

ANTONIO BUX (Foggia, 1982) è autore di diversi libri di poesia, tanto in italiano quanto in spagnolo. Traduttore poetico egli stesso è redattore e rubricista per la rivista Avamposto, ha fondato e dirige il lit-blog Disgrafie e alcune collane per Marco Saya Edizioni e per l’editrice RPlibri.

Anna Segre “La distruzione dell’amore” la recensione da Libri Panorama

La recensione da Libri Panorama

La sinossi

Amore è una parola irta, pericolosa. Non si cerchi di smussare, diluire, omologare questo elemento divino. Le due contendenti si incontrano e si scontrano nell’accecante proiezione di luce del desiderio e duelleranno fino all’ultimo respiro della relazione alla ricerca di una pace impossibile. Come indica nella prefazione Margherita Giacobino: «i versi di Anna Segre ci dicono qualcosa che dovremmo sapere bene: che due donne non si amano mai da uguali, ma sempre da diverse. Diverse una dall’altra e da ogni altra. E a volte la diversità è opposizione, e le parole non servono per comunicare o dialogare ma solo per ferirsi, a volte insomma l’amore somiglia a una guerra balcanica che cova sordamente, esplode, infuria per anni senza soluzione di continuità, salvo splendide tregue di passione». Ma «non ci sfugga la promessa», chiosa Beatrice Zerbini nella postfazione del libro, «la rivelazione ultima» insediata nei versi: «il male tira i fili, / mentre il bene / si ostina a tessere».( da Interno Poesia Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Anna Segre è medico, psicoterapeuta, anche ebrea, in più lesbica, perfino mancina. La produzione letteraria di Segre ha un solo fulcro di interesse: la psiche umana, l’anima. Che si tratti di epitaffi, o dei danni psichici collegati alla Shoà, dell’utilità terapeutica di un libro o della mappa etica o della vita erotica e sentimentale, rimane sempre a fuoco la teoria della mente, il monologo interno, le ipotesi diagnostiche, le interpretazioni possibili. Le parole danno senso, continuità narrativa, chiedono giustizia, sperano nel dialogo, e per questo cercano una precisone, una sintesi. Le parole si protendono sul bianco della riga come acrobati che vorrebbero padroneggiare il vuoto. Tra i libri pubblicati: “Monologhi di poi” (Manni), “Lezioni di sesso per donne sentimentali” (Coniglio), “Judenrampe” (Elliot), “Il fumetto fa bene” (Comicout), “100 punti di ebraicità” (Elliot), “100 punti di lesbicità” (Elliot).

Su Interno Poesia Editore tre poesie a presentazione dell’opera