“Il soldato e il professore” A cura di Joana Salém Vasconcelos, Bibliotheka

Uno squarcio sulla mentalità degli oppressori, sulla paranoia anticomunista dei golpisti e sulla paura suscitata dalla pedagogia di Freire

IL SOLDATO E IL PROFESSORE, I TESTI INTEGRALI DEGLI INTERROGATORI DELLA DITTATURA MILITARE BRASILIANA AL PEDAGOGISTA PAULO FREIRE

Due uomini nella stessa stanza: un colonnello e un pedagogista. Uno interroga l’altro. L’incontro è teso. Non potrebbe essere altrimenti. Sono in gioco due opposte visioni del mondo.

Copertina della documentazione storica relativa agli interrogatori della dittatura brasiliana nei confronti di Paulo Freire

A cura di Joana Salém Vasconcelos

I testi integrali degli interrogatori della dittatura brasiliana a Paulo Freire

Traduzione di Rebecca Bentes Saldanha Pereira

Bibliotheka

Dall’8 maggio

Dopo il colpo golpe del 1964 che si concluse con la deposizione del presidente Goulart e inaugurò la dittatura militare, il pedagogista e teorico dell’educazione Paulo Freire (1921-1997) viene arrestato per oltre settanta giorni e interrogato due volte. La sua attività, orientata a liberare gli oppressi attraverso l’educazione, è vista con sospetto dal regime militare, che lo considera un sovversivo. Gli interrogatori del tenente colonnello Hélio Ibiapina si svolgono il primo luglio, due settimane dopo l’arresto, e il 16 settembre. I due uomini si ritrovano nella stessa stanza. Uno interroga l’altro. L’incontro è teso. E non potrebbe essere altrimenti perché sono in gioco due opposte visioni del mondo.

I documenti dell’inchiesta, noti agli storici e agli specialisti, vengono ora pubblicati integralmente, annotati e contestualizzati nel libro Il soldato e il professore a cura della storica brasiliana Joana Salém Vasconcelos

Joana Salém Vasconcelos docente all’Università Federale di ABC di Santo André e coordinatrice editoriale della rivista Latin American Perspectives.  Il libro offre uno squarcio di rara intensità sulla mentalità degli oppressori, sulla paranoia anticomunista dei golpisti e sulla paura suscitata dalla pedagogia di Freire, che fu costretto all’esilio e poté rientrare nel suo paese solo nel 1979.

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