Bianca Pitzorno “La sonnambula”, presentazione

Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d’animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite.(da Bompiani)

La sonnambula, editato il 5 gennaio 2026 per Bompiani, come rivela l’autrice in una recente intervista di Cristina Taglietti (La Lettura 4 gennaio 2026), racconta  l’esistenza avventurosa di Ofelia Rossi, la protagonista, che da una città del Nord Italia raggiunge  Donora, una cittadina immaginaria della Sardegna che di fatto sottende la Sassari ottocentesca.
È fuggita da un matrimonio sbagliato e da un marito violento, per reinventarsi medium. A quel tempo, sottolinea l’autrice  il termine “sonnambula” infatti non indicava chi si muove nel sonno ma chi si dedica a pratiche particolari, sa prevedere il futuro, connettere i due mondi, in precise condizioni di trance: a cosa imputare la scelta di Ofelia? Sicuramente ad una infanzia in cui ha manifestato fin da bambina svenimenti improvvisi dai quali si risvegliava con il presagio di un evento. E così, per 5 lire, una cifra decisamente alta per i tempi, accoglie le  sue clienti, soprattutto donne, le ascolta, le sa ascoltare, studiandone le inquietudini, i desideri, le speranze. Simula quindi la trance, e scrive il responso.
Niente di inventato ma, come spiega l’autrice durante la sua intervista

.”Su una vecchia copia del giornale “L’Isola” del maggio 1894 ho trovato l’inserzione di una certa Elisa Morello, “rinomata sonnambula”. Mi sono chiesta: chi era questa signora? Chi andava a consultarla? Non è un nome sardo: quindi o era un nome d’arte, oppure veniva da fuori”

Nel romanzo quindi le storie che le clienti raccontavano ad Ofelia sono anch’esse tratte dalle cronache del tempo e comparse sui quotidiani di allora, ciò non toglie ovviamente, come sottolinea la scrittrice, che molte cose sono frutto di immaginazione  “ma ogni dettaglio è verificato: Ho cercato di essere storicamente credibile, anche con l’aiuto dell’archivista di Stato di Sassari a cui sottoponevo i miei quesiti. Ho sempre amato e utilizzato molto gli archivi: sono una devotissima della scuola francese di Les Annales che pone l’attenzione sulla vita quotidiana delle persone”.[…] “l’unica cosa che ho inventato di sana pianta è l’amore della sonnambula con l’ingegnere. È quello che mi diverte di più: infilare i personaggi nei pertugi della storia vera”.

Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato dal 1970 a oggi più di settanta opere tra saggi e romanzi, per bambini e adulti, che in Italia hanno superato i due milioni di copie vendute e sono stati tradotti in moltissimi Paesi. Ha tradotto a sua volta Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Pérez Díaz, Tove Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espín. I suoi ultimi libri sono La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi) (Mondadori 2015), Il sogno della macchina da cucire (Bompiani 2018), Sortilegi (Bompiani 2021), Donna con libro (Salani 2022) oltre a due racconti in plaquette – Piante di via Romolo Gessi e Nata sotto un cavolo – con l’editore Henry Beyle (2021 e 2022).(da Bompiani)

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