
Da un autore di culto della letteratura svedese del Novecento, sedici racconti tra realismo sociale e visionarietà
Maestro del racconto realistico ma anche visionario frequentatore del fantastico, erede della grande tradizione della narrativa sociale svedese e insieme originale ammiratore di Kafka: Stig Dagerman fu tutto questo.(da Iperborea)
L’uomo che non voleva piangere è il primo racconto che dà il titolo al volume. In questa nuova edizione. Fulvio Ferrari, studioso e traduttore di Dagerman, ha raccolto tutti i racconti, in parte già apparsi nel 1996 nel volume miscellaneo I giochi della notte.
In questa nuova edizione dei racconti, diversi per stile e fattura, compaiono testi inediti in Italia dal 1941, scritti ai tempi degli esordi, fino al 1953, un anno prima di togliersi la vita, pubblicati in riviste letterarie o della Lega delle cooperative e sul giornale dei giovani anarco-sindacalisti.
In molti si ritrova lo stile di Dagerman: l’ impianto realista, la descrizione di luoghi e situazioni della contemporaneità insieme ad elementi visionari, fantastici o da teatro dell’assurdo.
Una raccolta che evidenzia stili e tecniche narrative diverse e in fieri proprio perché l’autore le sperimenta o perché è stato influenzato anche da letture e autori, tra cui Kafka, o in cui si riconosce una impostazione filosofica che ricorda quella di Albert Camus.
Certi racconti sono scritti in terza persona in altri invece l’uso della prima diventa un flusso di coscienza, le cui tematiche di base sono la ribellione individuale nei confronti dell’ipocrisia che regola i rapporti sociali, una visione cupa, angosciata, dell’inutilità del tutto e dell’assurdo del vivere, con la volontà di cercare e sperimentare nuovi mezzi espressivi che possano porre in modo vivo le grandi questioni dell’esperienza umana, dell’essere umano in lotta con le proprie emozioni e il dolore della vita quotidiana.
Brevi note biografiche
Anarchico lucido e appassionato incapace di accontentarsi di verità ricevute, militante sempre in difesa degli umiliati, degli offesi e dell’inviolabilità dell’individuo, Stig Dagerman (1923-1954) appartiene alla famiglia dei Kafka e dei Camus e resta nella letteratura svedese una figura culto che non si smette mai di rileggere e riscoprire. Segnato da una drammatica infanzia, intraprende molto giovane una folgorante carriera letteraria bruscamente interrotta dalla tragica morte, lasciando quattro romanzi, quattro drammi, poesie, racconti e articoli che continuano a essere tradotti e ristampati. Iperborea ha pubblicato Il viaggiatore, Il nostro bisogno di consolazione, Bambino bruciato, I giochi della notte, Perché i bambini devono ubbidire?, La politica dell’impossibile, Autunno tedesco e Il serpente e la raccolta di poesie Breve è la vita di tutto quel che arde.(da Iperborea Autore)
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